TEOLOGIA SPECIALE

TRATTATO TERZO
DIO TRINO

Addentriamoci ora, in adorante umiltà, con la nostra debole mente, illuminata dall’insegnamento della Rivelazione, a indagare il più alto Mistero della Vita intima di Dio. Soltanto la parola di Dio poteva farci conoscere questo dove non arrivano le forze della ragione: Dio, UNO NELLA NATURA, È TRINO NELLE PERSONE.
Nessuno mai vide Dio, ma il Suo Figlio Unigenito ce lo ha narrato. Prima della sua venuta, nell’Antico Testamento, abbiamo degli accenni che adombrano questo mistero, ma ancora non ce lo dichiarano. Essi sono come una preparazione alla Rivelazione del mistero; studiati oggi, dopo che Gesù ha parlato, ci fanno intendere come si riferissero a qualcuna delle Divine Persone, ma certamente prima non era possibile comprenderlo.
Nel trattato «Il Rivelatore» abbiamo incontrato molti testi che si riferiscono a Gesù Verbo Incarnato. «L’Emmanuele, il Dio forte, il Padre del secolo futuro» accennati da Isaia (7, 14; 8,8), annunziano un Messia che è al di sopra dei semplici Profeti.
Nei libri Sapienzali si parla della Sapienza eterna, che è con Dio nella creazione di tutto (Cfr. Prov. 8,1-36), «Primogenita, prima di ogni creatura» (Eccl. 24,1 ss.), e molti Padri, da Atenagora ad Agostino interpretano queste parole come applicate a una Divina Persona, distinta dal Padre.
Anche lo Spirito Santo è ricordato fino dal secondo versetto del Genesi: «Lo Spirito di Dio si portava sopra le acque». Si parla pure dello Spirito di Dio che «riempie e rinnova tutta la terra» (Sal. 103, 30; Sap. 1, 7).
Il mistero delle tre Divine Persone è pure adombrato quando Dio parla al plurale dicendo: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza» (Gen. 1,26): «Ecco che Adamo è diventato quasi uno di Noi» (Gen. 11,7). Isaia (6,3) per tre Volte chiama Santo il Signore.

Il Genesi (18, 1-3) dice. «Apparve ancora il Signore ad Abramo nella valle di Mambre... Avendo alztto gli occhi gli apparvero tre uomini in piedi presso di lui; vedutili si prostrò in terra adorando. E disse: «Signore...». S. Agostino (De Trin. 2,11) commentando questo passo dice che Abramo vide l’immagine e la figura della SS. Trinità e, con la sua penna incisiva, scrive: «Vide Tre e adorò Uno».
Senza fermarci su queste adombrazioni sull’altissimo Mistero, passeremo a studiare ciò che di esso ci è stato rivelato.
Seguiremo questo ordine: in una prima SEZIONE, in capitolo unico parleremo de:

I - LA RIVELAZIONE DEL MISTERO dicendo degli ERRORI, LE PROVE DELLA SCRITTURA, DEI PADRI, DELLA CHIESA.

In una seconda SEZIONE daremo la:

II - SPIEGAZIONE SCOLASTICA DEL DOGMA

suddividendo nei capitoli:

1 - LE DIVINE PROCESSIONI

2 - LE RELAZIONI DIVINE

3 - LE DIVINE PERSONE RIGUARDO ALLE CREATURE.

SEZIONE PRIMA
CAPITOLO PRIMO
LA RIVELAZIONE DEL MISTERO DELLA SS. TRINITA’

Eresie antitrinitarie

Fino dai primi secoli della Chiesa sorsero degli eretici a negare questa verità fondamentale. Secondo il loro punto di vista li possiamo distinguere in tre categorie:

A) ANTITRINITARI nel pieno senso della parola. Questi di fronte alla difficoltà di conciliare la Trinità di Persone con l’Unità di Natura, negavano senz’altro la Trinità. Tali sono i Modalisti, e ai nostri, tempi i Sociniani, i Razionalisti, i Protestanti liberali, e i Modernisti.

B) SUB0RDINATI, cioè coloro che per distinguere le Persone, le consideravano ineguali, come i Subordinaziani, gli Ariani, i Macedoniani, i Priscillianisti.

C) TRITEISTI, cioè coloro che ammettevano tre Dei.

A) ANTITRINITARI

1) - MODALISMO - A questi si possono ridurre le tre eresie del MONARCHISMO, PATRIPASSIANISMO E SABELLIANISMO sorte in Occidente alla fine del II secolo con Prassea, Noeto, Sabellio, Epigono, Cleomene, e in Oriente con Paolo di Samosata. Essi ammettono un solo Dio, che tutto comanda (monarchismo), che è distinto solo per il modo, nel Padre in quanto crea e genera, nel Figlio, in quanto è generato e redime, nello Spirito Santo in quanto santifica, ma non sarebbero tre Persone distinte. Per conseguenza nel Cristo avrebbe patito il Padre e il Figlio (Patripassiani).

2) - SOCIANIANISMO dei fratelli Sozini, nega in modo assoluto la Trinità delle Persone.

3) - RAZIONALISMO. Nega la Trinità. Alcuni, come Kant, tengono i nomi delle Persone intendendo una unica Persona chiamata differentemente per le varie operazioni: Padre, come Creatore e Legislatore, Figlio come Governatore di tutte le cose, Spirito Santo come Giusto Giudice.

4) - PROTESTANTESIMO. Mentre i Protestanti in genere, ammettono la dottrina della SS. Trinità come nella Chiesa Cattolica, i PROTESTANTI LIBERALI dicono che Gesù Cristo non è Dio, ma un Profeta di eccelsa santità, e lo Spirito Santo una virtù o una operazione di Dio.

5) - MODERNISMO. Nega che Gesù Cristo abbia insegnato che Dio è Trino: per i Modernisti questa dottrina avrebbe subìto successivamente una evoluzione quando, cioè, alcuni cristiani, trovando nella formula del Battesimo indicata da S. Matteo il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, giudicarono che il Cristo fosse il Verbo, cioè il Lo gas, interpretando questa parola dal sistema del filosofo greco Filone, per il quale il logos (Verbo) era un Essere intermediario tra Dio e l’uomo. Quindi definiscono che la Trinità non era altro che l’applicazione del sistema greco, elaborato e applicato al Cristianesimo nei primi quattro secoli.

B) - SUBORDINATI

1) - SUBORDINAZIANISMO. È sorto verso la fine del secolo II. Derivando dallo Gnosticisnio nega la divinità del Figlio e dello Spirito Santo. Si diffuse insieme all’Adozianismo, che, prescindendo dalla dottrina Trinitaria, è piuttosto un errore Cristo- logico. Ad Antiochia il Subordinazianismo si diffuse con Paolo di Samosata verso il 260. Questi, insieme al Modalismo professa tale errore dicendo Gesù Figlio adottivo di Dio.

2) - ARIANESIMO. Propugnato da Ano di Costantinopoli fra il III e IV secolo, è la più grande delle eresie antitrinitarie. Esso nega la consostanzialità delle Divine Persone. Secondo Ano, Dio è ingenito (non generato) e il Verbo è creato, per cui non è della stessa sostanza del Padre, e solo in senso adottivo si può chiamare Figlio.

3) - MACEDONIANISMO. Quantunque prenda il nome da Macedonio, Vescovo di Costantinopoli (360), recenti studi hanno mostrato che il suo propugnatore fu piuttosto Maratonio, Vescovo di Nicodemia. I Macedoniani, detti anche Pneumatomachi (Pneuma in greco significa Spirito) quasi a conclusione della eresia Ariana, dissero che lo Spirito Santo non è Dio, ma creatura del Figlio.

4) - PRISCILLIANISMO. Ebbe origine da Pniscilliano, nella Spagna, alla fine del IV secolo. Esso riunisce gli errori dei Subordinaziani e degli Ariani.

C) - TRITEISTI
Ebbe per autore Giovanni Filogomo di Alessandria d’Egitto, (sec. VI). Diceva che non vi è natura vera e reale, senza che al tempo stesso sia persona. Perciò tre Persone, tre Nature, quindi tre Dei. Nel sec. IX la stessa eresia fu propugnata da Moscellino. Più oltre andarono l’Abate Gioacchino di Fleury e Gilberto Porretano, che arrivarono a quattro Persone considerando l’Essenza divina, come realmente distinta dalle tre Persone.

DIO E’ UNO E TRINO

TESI - Dio è in una identica natura, in tre persone realmente distinte l’una dall’altra e cioè il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo.

É DI FEDE

Come si mostra dai Simboli e dai Concili, che porteremo qui sotto.

SPIEGAZIONE. Nella tesi si vede:

1) - Che Dio è uno solo, che cioè è una unica Essenza, o Natura, o Sostanza.
E’ necessario aver bene chiaro il significato filosofico dei termini.
Le tre parole indicano lo stesso concetto, considerato in quanto la cosa è ciò che è (Essenza); o come principio intrinseco di operazione (Natura); o in quanto gli compete di esistere in sé e non in altro (Sostanza).
Una «cosa singola nel genere della sostanza» (Boezio) si dice «Supposito» (cioè una cosa che sta sotto quella natura, come ad esempio l’uomo sta nella natura umana). S. Tomaso lo dice «distinto sussistente in una determinata natura» (De potentia 9 a. 4). Per esempio: ogni uomo possiede la natura umana, ma la possiede in sé e per sé (sussistente distinto dagli altri uomini, in quanto il «supposito» è distinto dagli altri anche per gli accidenti: colore, forma, peso, ecc.) «Supposito» è qualunque singola sostanza; quando invece appartiene a una natura intellettuale, si chiama «persona».
La Persona (in greco: ipostasis) è definita da Boezio «Sostanza individua di una natura razionale», e da S. Tomaso «Sussistente distinto nella natura intellettuale».
Parlando di Dio, è logico che questo concetto va applicato in modo analogico, e cioè non solo nel senso che va inteso, nel modo più eccelso, ma ancora in quanto in Dio tutto è sostanza senza accidenti, mentre la creatura con la sostanza ci ha gli accidenti; e in quanto nell’uomo ogni distinta persona, ha una distinta natura, mentre in Dio la identica natura è posseduta dalle tre distinte Persone.
Quindi S. Tomaso (I Sent. 25, q. 2, a 1), dice che «Persona significa sussistente distinto nella natura divina».
Dalla semplice ragione si può dubitare se una creatura semplice sia realmente distinta dalla persona. La Rivelazione invece ci mostra che fra natura e persona vi è distinzione reale, in quanto in Dio vi sono tre Persone in una unica Natura, e in Cristo vi sono due Nature in una unica Persona.
In che modo consista la reale distinzione fra le tre Divine Persone la Chiesa non lo ha definito, ma comunemente i Teologi ripongono questa distinzione nelle Relazioni opposte di origine, e cioè nelle relazioni per cui il Figlio procede dal Padre, e lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, come vedremo in seguito.

2) - Il Padre, il Figlio, Io Spirito Santo, sono tre termini veramente distinti.

3) - Queste tre Persone posseggono ugualmente la unica e medesima Natura divina e perciò sono perfettamente uguali in ogni sorta di perfezione, possedendo tutte e tre la identica sostanza. Si dicono perciò «consostanziali».

PROVA. A differenza che nelle altre tesi, essendo assai ampia la prova, suddividiamo in vari articoli e paragrafi le tre argomentazioni desunte dalla Scrittura, dai Padri, dalla Chiesa.

LE TRE DIVINE PERSONE NEL NUOVO TESTAMENTO

Abbiamo detto in principio che nell’Antico Testamento il Mistero della SS. Trinità viene solo adombrato.
Nel Nuovo T. invece viene espressamente rivelato, sia riguardo a tutte e tre le Divine Persone, sia singolarmente.

PER LE DIVINE PERSONE troviamo numerose testimonianze:

A) - NEI VANGELI SINOTTICI

a) Nella Annunciazione (Lc. 1) viene annunziata chiaramente la Trinità delle Persone. L’Angelo è mandato dal Padre Fu mandato da Dio l’Angelo Gabriele”. E annunziato il Figlio “Quello che nascerà da te, il Santo, sarà chiamato il Figlio dì Dio”. È annunziato lo Spirito Santo «verrà sopra di te”.

b) Nel Battesimo di Gesù (Mt. 3,16-17; Mc. 1-11; Lc. 3,21- 22). Il Padre parla dal cielo, e dice che Gesù è il Figlio: «Ed ecco una voce dal Cielo che dice: Questi è il mio Figlio diletto in cui ho posto la mia compiacenza». E il Vangelo dice ancora che lo Spirito Santo si manifesta sotto la specie di colomba:
«E discese lo Spirito Santo in Lui sotto la specie corporea di colomba». Dunque quei tre non sono una sola Persona, ma tre Persone distinte.

c) Nella Trasfigurazione (Mt. 17, 1 s.; Lc. 9, 1, ss.). Possiamo dire che si ripete lo stesso schema che nel Battesimo; soltanto che lo Spirito Santo si manifesta sotto la specie di «nube splendente».

d) Nella formula del Battesimo (Mt. 28 19). Quando Gesù ordina agli Apostoli di predicare il Vangelo a tutti gli uomini, ordina ancora di battezzarli «nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».
La congiunzione «E» ci dice la distinzione e l’unione fra le tre Divine Persone. S. Girolamo, (In ep. ad Eph. 2, 4, 5) ottimamente commenta che non si dice «nei nomi» ma «nel nome». E cioè le tre Divine Persone, pur essendo realmente distinte, sono un solo Dio.

B) NEL VANGELO DI S. GIOVANNI. S. Giovanni parla anche più chiaramente - e lo ammettono gli stessi avversari - tanto chè pretenderebbero che la rivelazione del mistero sia una aggiunta di S. Giovanni e di S. Paolo, mentre, come abbiamo visto, è esplicitamente manifestato anche nei Sinottici.

a) Nell’ultima Cena Gesù promette lo Spirito Santo pregando il Padre: «E io pregherò il Padre che vi darà un altro Paraclito (cioè avvocato, patrocinatore) perchè rimanga con voi in eterno». «E il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre vi manderà in mio Nome, Egli vi insegnerà tutte le cose» (14, 16, 26). In queste frasi notiamo la distinzione delle Persone:
il Figlio che prega il Padre, il Padre che manda lo Spirito Santo, lo Spirito Santo che è mandato in nome di Gesù. Ma se è chiara la distinzione delle Persone, chiara pure appare la Unità della Natura da altri testi: «Chi vede me, vede anche il Padre» (14. 9. 11). «Io e il Padre siamo una cosa sola» (10. 30). «E quando sarà venuto il Consolatore che Io vi manderò dal Padre lo Spirito di verità che procede dal Padre» (1S. 26). E insiste ancora «Ma quando Egli, lo Spirito di verità, sarà venuto, non parlerà da Se stesso, ma vi dirà quello che ascolterà» (16, 13). Dunque il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo, sono la stessa Sostanza, una cosa sola.
b) Ma il testo principe della Rivelazione di questo Mistero, dove con una frase sola viene dichiarata la Trinità delle Persone nella Unità della Sostanza è il famoso Comma Giovanneo (1 Gv. 5, 7) «Poichè sono tre che danno testimonianza in Cielo, il Padre, il Verbo, e lo Spirito Santo e questi tre sono una cosa sola» (Alcuni recenti non insistono sul valore di prova di questo testo, perché non si trova in alcuni Codici antichi. Secondo noi conserva tutta la sua validità, perché risulta nel Canone dei libri dichiarati dalla Chiesa ispirati).

C) NELLE LETTERE DEGLI APOSTOLI.

S. Paolo parlando della Grazia ne attribuisce il dono alle Tre Divine Persone: «La grazia del SIGNORE Nostro GESÙ CRISTO E LA CARITÀ DI DIO e la comunicazione dello SPIRITO SANTO sia con tutti voi». (1 Cor. 13, 13). Così parlando del Corpo Mistico dice: «Un solo Corpo e un solo SPIRITO... un solo SIGNORE... un solo DIO e PADRE di tutti che è sopra tut1ti e sopra tutte le cose e in tutti noi» (Eph. 4, 4 - 5). Queste frasi oltre la distinzione, ci dicono anche l’uguaglianza delle Divine Persone, perchè la grazia viene data da Dio, e Dio è sopra tutte le cose e in noi.
S. Pietro inizia la sua prima lettera ricordando la SS. Trinità: «Pietro Apostolo di GESÙ CRISTO... secondo la prescienza di DIO PADRE, nella santificazione dello SPIRITO, nell’obbedienza e nell’aspersione del Sangue di GESÙ CRISTO». (I. Pt. 1, 1-2).

PER IL PADRE. - Passando a ricercare i testi che si riferiscono singolarmente alle tre Divine Persone, riguardo al Padre, troviamo innumerevoli riferimenti. Non insistiamo in questa prova perchè è tanto manifesta che nemmeno gli eretici l’hanno negata. Solo notiamo che nel Nuovo Testamento questa parola viene usata in senso proprio, in quanto genera il Figlio. Così S. Paolo, che pure lo chiama «Padre» quando tratta della adozione dei cristiani, dà a questa parola il suo preciso significato, il senso di «Padre per Natura» quando è in relazione a Gesù Cristo. «Benedetto, Dio, e Padre del Signore Nostro Gesù Cristo» (11 Cor. 1, 3); e così in tanti altri testi.
Del resto lo stesso Gesù, che ai discepoli insegna a chiamare Dio «Padre nostro» in mille altre occasioni lo invoca «Padre mio» come Colui dal quale è stato generato. Basti vedere il Cap. 17 di San Giovanni dove questa parola è ripetuta.

PER IL FIGLIO. - Tutti i Vangeli, e S. Paolo, ci mostrano il Figlio, ossia il Verbo Incarnato, come distinto dal Padre e a Lui uguale.

I SIN0TTICI. - Gesù ha la potestà di rimettere i peccati, potere che compete solo a Dio. Vedi: guarigione del paralitico (Lc. 5, 20 ss.) e Maria Maddalena (Lc. 7, 36). Egli è padrone del giorno festivo (Mt. 12, 8; Mc. 3, 1; compie con la sua autorità, la legge antica (Mt. 5, 21 ss,); è Giudice e Rimuneratore di tutti (Mt. 7, 22; 35, 31). Più espressamente ancora dice:
«Tutte le cose mi sono state date dal Padre mio. E nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; nè alcuno conosce il Padre se non il Figlio e colui cui il Figlio lo avrà voluto rivelare» (Mt. 11, 27; cfr. Lc. 10, 22). Questa perfetta conoscenza scambievole, suppone la perfetta uguaglianza delle due Persone.
Quando Gesù propone ai Farisei un quesito: «Che vi pare del Cristo? di chi è Figlio? - Dì David - gli risposero. - Come va dunque - riprese Gesù - che David ispirato da Dio, lo chiama Signore?... Se dunque David lo chiama Signore, come può essergli figlio?» (Mt. 22, 42, 55) afferma la sua eterna esistenza.
Davanti al Sommo Sacerdote Gesù afferma esplicitamente di essere il «Figlio di Dio” (Mt. 26,63-64; Lc. 22, 70; Mc. 14, 62).

S. GIOVANNI. Nel prologo del Vangelo: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio» (1, 1). Qui è espressa oltre la distinzione, la eternità del Verbo e la sua consostanzialità col Padre. Continua poi ad affermare che:
«tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui». Dunque è Dio, è una cosa col Padre, e nel cap. 3,16 dice che: «Dio ha così amato il mondo, da dare il Suo Unigenito; e al v. 18: «chi non crede è già giudicato; poichè non crede nel nome DELL’UNIGENITO FIGLIO DI Dio». A Filippo Gesù afferma: «Filippo chi vede me, vede anche il Padre... vo non credete che io sono nel Padre e il Padre è in Me?» (14, 9). Quale frase più esplicita per dire che sono due Persone distinte in una sola Natura? «Io e il Padre siamo una cosa sola» (10, 30).
Nell’Apocalisse l’Apostolo scrive che il Cristo «principe dei re della terra» è il Figlio di Dio che ha fatto il regno e i sacerdoti a «Dio Padre suo» (3, 12). Egli è «l’alfa e l’omega, il principio e la fine.., che era, che è, e che sarà, l’onnipotente» (1,8). Il Cristo è «il principio della creazione» (testo greco, il latino dice «della creatura») che ha «le chiavi della morte e dell’inferno» (1,8). Egli è «il Verbo di Dio» (19,13).

S. PAOLO. Nella lettera ai Romani non solo lo chiama “proprio Figlio di Dio» (8, 32), ma «Dio», «Cristo che... è Dio sopra tutte le cose, benedetto nei secoli» (9, 5). Parlando del suo annientamento nel farsi Uomo dichiara che «esistendo nella forma di Dio, non considerò una rapina essere Egli uguale a Dio» (Filip. 2, 6) vale a dire che gli appartiene per Natura. Ma la perfetta sua somiglianza con Dio, la sua eternità e onnipotenza creatrice, la esprime nella lettere ai Colossesi (1, 15 ss.): «Egli che è l’immagine dell’invisibile Dio, il Primogenito di tutte le creature». Immagine sostanziale perchè «figura della sua Sostanza» di perfetta somiglianza, e non di una somiglianza qualsiasi, come viene partecipata alle creature di cui Egli è «Primogenito» e cioè «generato prima» delle creature come dichiarano le parole che seguono: «perchè in Lui sono state fatte le cose in cielo e in terra, visibili e invisibili... tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui, Egli è avanti tutte le cose e tutto sussiste in Lui» (ivi 15,17).

PER LO SPIRITO SANTO - NEI SINOTTICI viene ricordato come distinto dal Padre e dal Figlio e a Lui si attribuisce l’opera di santificazione. Giovanni Battista, Elisabetta, Zaccaria, vengono detti «pieni di Spirito Santo» (Lc. 1, 15; 14, 57). Il Battista distingue il suo Battesimo da quello Veramente efficace «nello Spirito Santo» (Mt. 3, 11; Mc. 3, 16). Gesù è condotto dallo Spirito Santo nel deserto, poi nella Galilea (Mt. 4,1; Mc. 1,12; Lc. 4, 1-14); ma lo Spirito Santo sarà mandato da Cristo agli Apostoli, secondo la promessa del Padre (Lc. 24, 49) e insegnerà loro ogni cosa (Lc. 12, 12). Qui si vede la relazione tra lo Spirito Santo e il Figlio, e il Padre. Gesù dice anche come sia gravissima la bestemmia contro lo Spirito Santo (Mt. 12, 32; Mc. 3,20) e non sarebbe tale se lo Spirito Santo non fosse Dio.

S. GIOVANNI quando ne tratta insieme alle altre Divine Persone dice: “Sopra Colui che vedrai lo Spirito Santo discendere e rimanere sopra di Lui, Questi è Colui che battezza nello Spirito Santo” (1-33).

GLI APOSTOLI. - Gli Atti degli Apostoli frequentemente lo ricordano, come «Spirito Santo», «Spirito del Signore» conoscendolo come vero Dio e perciò uguale al Padre e al Figlio. Quando Anania ha mentito, Pietro lo rimprovera: «Anania, perchè Satana ha tentato il tuo cuore di mentire allo Spirito Santo?... Non hai mentito agli uomini, ma a Dio» (5, 3-4). Lo Spirito Santo viene riconosciuto come autore della Scrittura Divina e di ogni profezia, che come abbiamo dimostrato, compete solo a Dio: «Colla ispirazione dello Spirito Santo hanno parlato i santi uomini di Dio» (1, 16). «È necessario che si adempia la Scrittura che ha predetto lo Spirito Santo per bocca di David» (20, 20).

S. PAOLO (I Cor. 2,10) «Lo Spirito Santo scruta tutte le cose, anche quelle profonde di Dio». Ma scrutare, cioè, comprendere intimamente le cose profonde di Dio è cosa che Dio solo può fare. Dunque lo Spirito Santo è Dio. Egli rigenera e santifica, ciò che Dio solo può fare. «Siete purificati, siete giustificati nel Nome di N.S. Gesù Cristo e nello Spirito di Dio nostro» (I Cor. 6, 11).

I carismi soprannaturali sono dati da Lui: «Ci sono divisioni di grazia, ma lo stesso Spirito.., ad alcuni è dato per mezzo dello Spirito Santo il sermone della Sapienza... ad altri il sermone della scienza... ad altri la grazia delle guarigioni nello stesso Spirito Santo... ad altri l’opera dei miracoli, ad altri la profezia... Tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, dividendo ai singoli come vuole» (I, Cor. 12, 4 ss.). Ma se questi carismi sono doni di Dio, dunque lo Spirito Santo che li dà, è veramente Dio.

CONCLUSIONE - Dal Nuovo Testamento appare chiaramente il mistero di Di,o Uno e Trino. Non solo in Giovanni e negli scritti degli Apostoli, ma ancora nei Sinottici, come abbiamo veduto. Cade così l’obiezione dei Modernisti che ammettono che sia stato manifestato da Giovanni, che lo avrebbe preso dal sistema Greco di Filone e dei Neo-platonici.
Questi infatti parlano del logos (il Verbo) come di un Essere intermediario fra Dio e gli uomini, e cioè di un «demiurgo». La parola «Verbo», è uguale, ma nella Dottrina Cristiana, il significato è assolutamente diverso.
La verità della Unità e Trinità di Dio è esclusivamente cristiana e rivelata da Dio.

IL MISTERO DELLA SS. TRINITA’ NELLA TRADIZIONE

Un punto centrale riguardo al Dogma Trinitario nella Tradizione, è il Concilio di Nicea (325) nel quale fu condannata l’eresia di Ano. Prima del Concilio questa verità viene espressa in un modo più semplice, ripetendo gli stessi testi del Vangelo; successivamente invece vengono date più profonde precisazioni in modo da mostrare più chiaramente gli errori della eresia. Non troviamo subito in tutti i Padri la perfetta esattezza dei termini filosofici, che verranno a poco a poco meglio determinati, fino alla lucidità data loro dalla Scolastica. Tuttavia, anche il contrasto accidentale di alcune espressioni con la dottrina filosofica, non impedisce che la sostanza del mistero sia espressa sempre esattamente.

Per queste due differenti situazioni dividiamo l’argomento in due parti:

1 - Le testimonianze antenicene.

2 - Le testimonianze postnicene.

Testimonianze antenicene

Le troviamo:

A) nei Padri e Apologisti,

B) nei documenti della Chiesa.

A) - 1) I PADRI AP0L0GISTI pur parlandone occasionalmente, dichiarano in modo esplicito e concreto che vi è un Dio in tre Persone distinte.
S. Clemente Romano (1 Cor. 46) dice: “E forse non abbiamo un solo Dio, un solo Cristo e un solo Spirito Santo di grazia?...; come Dio vive così vive e il Signore Gesù Crìsto e lo Spirito Santo”. E continua nella stessa lettera a parlare singolarmente delle Divine Persone, attribuendo a ciascuna operazioni diverse.
S. Ignazio Martire porta un confronto che potremmo chiamare secentesco per le immagini, ma che esprime vividamente i tre termini: “Affinchè siate le pietre del tempio del Padre, preparate nell’edificio del Padre, portati in alto per mezzo della macchina di Gesù Cristo, che è la Croce, usando per fune lo Spirito Santo” (Ef. 9,1). “Studiate di conformarvi nella dottrina del Signore... nel Figlio, nel Padre e nello Spirito Santo” (Ad Magnes. 13, 1). Nella stessa lettera non solo afferma la Trinità, ma anche l’Unità: “Uno solo è Dio che ha manifestato Sè stesso, per mezzo di Gesù Cristo suo Figlio”.
Un ignoto autore delle “Odi di Salomone”, libro scoperto nel 1895, e che risale fra il I o II secolo, afferma la divinità del Figlio e dello Spirito Santo, che regnano col Padre in eterno, e che perciò sono Dio. (In una grande tavola) c’era scritto “il nome del Padre e del Figlio e dello Spirito, perché regnino nei secoli dei secoli. Alleluia” (e. 23).

2) GLI APOLOGISTI. S. Giustino dopo aver affermato l’Unità di Dio dice: «Ma lui (il Padre) e il Figlio che viene da Lui e che ci ha insegnato queste cose... e lo Spirito Santo profetico onoriamo e adoriamo” (Apol. 1, 6).
Aristide (Apol. 15) dando spiegazione di chi sono i Cristiani e come prendono il loro nome da Gesù Cristo, continua dicendo che credono: “Questi il Figlio di Dio altissimo che, nello Spirito Santo è disceso dal Cielo.., e riconoscono come Dio creatore e architetto di tutte le cose, nel Figlio e nello Spirito Santo”.
S. Teofilo di Antiochia parla del “Verbo sempre esistente nel cuore del Padre” (Ad. Autol. 2, 22).
Atenagora afferma che il “Padre è nel Figlio ed il Figlio nel Padre nell’unità e virtù dello Spirito Santo”. Perciò sono atei coloro che non credono “Dio Padre, Dio Figlio, Dio lo Spirito Santo” (Legat. pro Christ. 10).
Tertulliano, fra le varie espressioni, una ne ha chiarissima:
«questi tre sono una cosa sola, non uno solo”.

B) - I DOCUMENTI DELLA CHIESA 1) NEL CONFERIMENTO DEL BATTESIMO. Già la Didachè poneva la formula del Battesimo «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Did. 7, 1-3) e negli antichissimi “Ordines baptismi” cioè i libri liturgici colle preghiere e cerimonie per il Battesimo si trova fin d’allora, la professione di fede nella SS. Trinità nelle domande ai Catecumeni: “Credi in Dio Padre Onnipotente... Credi in Gesù Cristo, Figlio di Dio... Credi nello Spirito Santo Paradito?”.

2) NELLE DOSSOLOGIE (dossologia= discorso di lode), si trova la distinzione delle Persone col Nome e a tutte tre si tributa la medesima gloria. Fino dal TI sec. era in uso la formula minore: «Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo» e la dossologia maggiore: il «Gloria in excelsis Deo” che già il Papa Telesforo aveva comandato di recitare nella Messa del Natale. In essa più diffusamente viene espressa la fede nella SS. Trinità.

3) NEL SIMBOLO APOSTOLICO che risale al secondo secolo:
Credo in Dio Padre Onnipotente... e in Gesù Cristo suo Unico Figliolo... Credo nello Spirito Santo”. Ognuno sa come questa formula è completata dalle altre verità che si attribuiscono in particolare alle tre Divine Persone. Tertulliano lo chiama: “la tessera di contrassegno dei cristiani”. S. Gregorio Taumaturgo nel 265 fa un ampio commento insistendo sulla eternità delle tre Divine Persone. S. Dionigi Papa (+ 268) condannò il Monarchismo, il Sabellianesimo e il Subordinazianismo (D. B. 48 Ss:): “
Non si deve separare l’ammirabile e divina unità... ma si deve credere in Dio Padre Onnipotente, e in Gesù Cristo, suo Figlio, e nello Spirito Santo.

Testimonianze postnicene

Dal Conc. di Nicea in poi, i termini, come abbiamo detto, vengono anche più precisati. Ne dà occasione l’eresia di Ano che dice soltanto il Padre Veramente Dio eterno; che il Figlio non è eterno, ma essendo generato ha avuto inizio e non è infinitamente perfetto, nè della stessa Sostanza del Padre, ma una creatura, sia pure eccellentissima; lo Spirito Santo, sarebbe una creatura minore non solo al Padre, ma anche al Figlio.
Più tardi, verso il 350, i Semiarianì (Dopo Nicea cominciarono i dissidi fra gli Ariani stessi, che si divisero in tre correnti:

1 - Gli Anomeni o Eunomiani (an - omoios in greco significa non simile) seguendo l’eresia nel modo più rigido, dicevano che il Verbo è affatto dissimile dal Padre;

2 - i Semiariani, con a capo Basilio di Ancira e Aussenzio di Milano dicevano che il Figlio non è creatura, però invece di affermare colla dottrina cattolica che è della stessa Sostanza del Padre, affermavano che è a Lui simile nella Sostanza (onioiousion cioè omoios = simile, somigliante; ossia = sostanza);

3 - gli Omei con a Capo Acacio di Cesarea cercando di conciliare le due correnti dissero che il Figlio era simile (omoios) al Padre) insegnarono che lo Spirito Santo è una creatura simile agli Angeli, e ministro di Dio, come poi asserirono anche i Macedoniani di cui abbiamo parlato.

A) - I PADRI DELL’ORIENTE. Martello dell’Arianesimo fu S. Atanasio, Vescovo di Alessandria d’Egitto, succeduto a S. Alessandro che già aveva iniziato la lotta contro Ano. S. Atanasio soffrì calunnie, persecuzioni, esilio: ma strenuamente continuò la sua lotta contro l’Arianesimo, con la parola, gli scritti, la partecipazione ai Sinodi e al Concilio di Nicea. Il suo insegnamento si incentra nel Verbo, Cristo Redentore, il quale ha potuto redimerci e farci Figli adottivi di Dio, in quanto Egli è veramente Figlio di Dio per natura. Il Verbo perciò non è una creatura, ma è generato in eterno dalla Sostanza del Padre e perciò l’Uno e l’Altro posseggono la identica Sostanza indivisibile, per cui il Figlio è “consostanziale al Padre” secondo la definizione di Nicea. Ugualmente lo Spirito Santo, partecipando alle creature la divinità, colla sua inabitazione nell’anima, è Dio per Essenza, tantochè si nomina col Padre e col Figlio. Pure Esso è “consostanziale”, cioè ha la stessa e identica Sostanza del Padre e del Figlio, perciò niente di creato nella Trinità, ma tutta è un solo Dio.
L’esposizione di S. Atanasio è meravigliosa, pur tuttavia, non sono ancora ben precisati tecnicamente tutti i termini, e, a volte, non fa distinzione fra le parole sostanza e ipostasi (ciò che, invece, aveva precedentemente precisato Origene).
I tre Padri Cappadoci: S. Basilio, S. Gregorio Nisseno e S. Gregorio Nazianzeno,
e specialmente i due primi insigni per la cultura filosofica e l’acutezza d’ingegno, determinando ancor più profondamente il significato differente di sostanza e ipostasi, già dato da Origene, spiegano meglio la definizione Nicena dicendo che Dio è “una sola Sostanza in Tre Persone”.
Aprono così fin d’allora la via alla spiegazione scolastica del dogma secondo cui le relazioni opposte costituiscono la distinzione delle Tre Persone.
Quantunque gli Ariani negassero anche la Divinità dello Spirito Santo, la discussione era più accesa riguardo alla Seconda Persona. Per la Terza Persona la controversia si acuì specialmente più tardi col Macedonianesimo che fu condannato nel Conc. di Costantinopoli I (381). - Nelle frasi che abbiamo esaminato risulta ben chiaro il pensiero di tutti i Padri che riconoscono la Divinità dello Spirito Santo, poichè ha la identica Natura e Sostanza del Padre e del Figlio.
Più tardi, nel Sec. VIII, per restare fra i Padri e Dottori della Chiesa dell’Oriente, S. Giovanni Damasceno usa la formula: «Lo Spirito Santo procede dal Padre per il Figlio”. Questa formula è imperfetta (Vedremo fra poche pagine come va intesa) e mentre viene usata dalla Chiesa Greca, la Chiesa Latina userà la formula già presentata da Agostino: “Procede dal Padre e dal Figlio”.

B) - Passando ai PADRI LATINI, nella affermazione del dogma Trinitanio, troviamo che lo studiano sotto un aspetto particolare in confronto agli Orientali. Questi hanno insistito sulla identità della Sostanza, per poter combattere l’Arianesimo e il Macedonianismo, mentre i Latini debbono insistere di più sulle altre eresie quali il Modalismo e il Sabellianismo che si sono diffuse nelle loro terre più dell’Arianesimo. Per questo si fermano maggiormente nel dimostrare la distinzione delle Tre Divine Persone.
S. Ilario (+ 336) chiamato anche l’Atanasio oc’identak, riprende le argomentazioni del Conc. di Nicea: Dio da Dio, Spirito da Spirito, Luce da Luce.., l’uno dall’altro e tutti e due una cosa sola» (De Tninitate, 11, 12).
S. Ambrogio (+ 419) rieccheggia S. Basilio: Tre ipostasi in una sola Sostanza”.
S. Agostino (+ 430) dà una rigorosa spiegazione del Dogma, illustrandolo fino a tal punto, che poco fu aggiunto successivamente. Nel suo ordine logico non parte, come avevano fatto gli altri Padri, dalla considerazione del Padre, Dio unico nella Persona del Padre, Principio della SS. Trinità. Questo metodo darà facilmente adito a espressioni di subordinazianismo. Egli invece parte dal concetto dell’unica e semplicissima Sostanza o Natura Divina, per investigare la ragione della distinzione delle Persone, che sta nelle relazioni opposte. Toglie la inesattezza della Teologia Orientale, che, come abbiamo detto, si esprimeva colla formula che lo Spirito Santo “procede dal Padre PER IL FIGLIO”, e dice: «DAL PADRE E DAL FIGLIO” come da un principio. Insiste pure sulla perfetta uguaglianza delle Tre Divine Persone.
Tratta ampiamente l’argomento nel libro “De Trinitate” da cui togliamo solo alcune frasi: «Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono di una sola e identica Sostanza che dice Divina Unità con inseparabile uguaglianza” (1, 4). «In quella Trinità si dicono propriamente pertinenti alle singole Persone distintamente, quelle cose che sono dette relativamente a vicenda” (8, 1). E dello Spirito Santo afferma che “non è generato dall’uno e dall’altro, ma che procede da ambedue” (15, 26).

C) - LE DEFINIZIONI DELLA CHIESA. Nel primo Conc. Ecumenico a Nicea, viene definito che il Figlio è consostanziale al Padre» (Consostanziale (in greco omousion e cioè omos uguale: ousia sostanza). Gli eretici, giocando su una piccola differenza di parola volevano la parola omoiousion, cioè simile alla sostanza). La formula fu dichiarata espressamente nel Simbolo, che anche oggi si recita con circa le medesime parole nella Messa: «Gesù Cristo, Figlio di Dio, nato dal Padre, Unigenito, cioè della Sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non fatto della unica sostanza col Padre, che in greco si dice omousion, per il quale sono state fatte tutte le cose” (D. B. 54).
Per la Terza Persona, il secondo Concilio Ecumenico e cioè il Costantinopolitano 1 (381), condannò ogni eresia e specialmente quella degli Ariani e dei Macedoniani resistenti allo Spirito Santo. Nel Simbolo (Di qui il nome di Simbolo Niceno-Costantinopolitano) aggiunge le parole: E nello Spirito Santo Signore e vivificatore che procede dal Padre (più tardi fu precisato: e dal Figlio) e che Padre e col Figlio si deve adorare e glorificare” (D. B. 86).
Ma precedentemente il Papa S. Damaso nel Conc. Romano IV (386) aveva definito che Lo Spirito Santo è veramente è propriamente dal Padre, come il Figlio dalla divina Sostanza, Dio vero» che «può tutto, conosce tutto, è da per tutto come il Figlio e il Padre” e che le tre Divine Persone sono uguali” (D. B. 74 c.).
Il Conc. di Bracar (561) condannò il Priscillianismo; il Laterano I (6469) definì la distinzione delle tre Persone, tre Sussistenze consostanziali» (D. B. 254); il Laterano IV (1215) si pronunziò contro gli Albigesi e l’Ab. Gioacchino che distruggevano l’unità di natura ammettendo solo una unità morale (D. B. 428); il Conc. di Lione Il (1274) definì che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come da unico principio (D. B. 460); il Conc. di Firenze (1438) definì che in Dio tutto è una cosa sola dove non c’è l’opposizione di relazione” CD. B. 691) s); e infine il Razionalismo fu condannato da Pio IX e il Modernismo da S. Pio X (D. B. 1655 s. e 2071 s).

D) - IL SIMBOLO ATANASIANO merita una citazione particolare, perchè porta i termini di quella che sarà la spiegazione scolastica. Nonostante il nome non è di S. Atanasio, ma cominciò ad essere divulgato nel V sec. e la Chiesa lo ha messo nella sua Liturgia. (Del Simbolo Atanasiano qui riportiamo solo la parte che riguarda la SS. Trinità) “La fede cattolica è questa: che adoriamo un solo Dio nella Trinità e la Trinità nell’Unità. Non confondendo le Persone nè separando la Sostanza. Poichè altra è la Persona del Padre, altra del Figlio; altra dello Spirito Santo. Ma del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo una è la divinità, uguale la gloria, coeterna la maestà. Quale il Padre, tale il Figlio, tale lo Spirito Santo. Increato il Padre, increato il Figlio, increato lo Spirito Santo. Immenso il Padre, immenso il Figlio, immenso lo Spirito Sarto. Eterno il Padre, eterno il Figlio, eterno lo Spirito Santo. E tuttavia non Tre Eterni, ma UNO Eterno. Come non tre increati, non tre immensi, ma UNO Increato e UNO Immenso. Similmente onnipotente il Padre, onnipotente il Figlio, onnipòtente lo Spirito Santo. E tuttavia non tre onnipotenti, ma UNO Onnipotente. Così Dio il Padre, Dio il Figlio, Dio lo Spirito Santo. E tuttavia non tre Dei, ma UNO è Dio. Così Signore il Padre, Signore il Figlio, Signore lo Spirito Santo. E tuttavia non tre Signori, ma UNO è il Signore. Poichè come siamo costretti dalla verità cristiana a confessare singolarmente ciascuna Persona Dio e Signore, così la Religione Cattolica ci proibisce di dire tre Dei o tre Signori. Il Padre non è fatto da nessuno; nè creato ne generato. Il Figlio è dal solo Padre, non fatto nè creato, ma generato. Lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio:
non fatto, nè creato, nè generato, ma procedente. Un solo Padre, dunque, non tre Padri, un solo Figlio, non tre Figli, un solo Spirito Santo, non tre Spiriti Santi. E in questa Trinità niente antecedente o posteriore, niente maggiore o minore, ma tutte e tre le Persone sono coeterne a sè stesse e coeguali. Cosicchè in tutti, come sopra è stato detto si debba adorare e l’Unità nella Trinità e la Trinità nell’Unità. Chi dunque vuoi essere salvo, senta così della Trinità”
.

SEZIONE SECONDA
SPIEGAZIONE SCOLASTICA DEL DOGMA

CAPITOLO PRIMO
LE DIVINE PROCESSIONI

La parola PROCESSIONE non si deve qui intendere nel senso materiale di movimento successivo da un luogo a un altro; ma nel senso di ORIGINE DI UNO DALL’ALTRO. Procedere significa provenire, venire da.
La processione importa sempre una operazione la quale può essere:

1) - TRANSEUNTE che cioè passa dalla causa all’effetto: per esempio nelle creature il figlio proviene dal padre, ma non resta nel padre.

2) - IMMANENTE che cioè resta in chi compie l’operazione, come il pensiero resta nella mente.
In Dio c’è una operazione che, quantunque sia formalmente immanente, pure è virtualmente transeunte in quanto ha come termine un soggetto ad extra, cioè al di fuori di Dio, causato dalla divina potenza, come nella creazione. C’è però, anche un’altra operazione formalmente e virtualmente immanente che cioè rimane intimamente (“ad intra”) nella vita divina. In questo caso non abbiamo una causa e un effetto, ma un principio da cui ha origine un’altra Persona. Per cui in Dio la PROCESSIONE
si può definire:

1 - passivamente ed è:
l’origine di una Persona Divina da Una o da due altre, con la comunicazione della identica Natura e

2 - attivamente ed è: l’operazione immanente con cui viene comunicata la vita divina alla Persona che procede dall’altra o dalle altre”.

Il Padre non procede da nessuno

Il Padre non è creato, nè generato. Lo abbiamo visto nel Simbolo Atanasiano: Il Padre non è stato fatto da nessuno, né creato, né generato”.
Il Conc. Fiorentino contro i Giacobiti dichiara: “Il Padre, tutto ciò che ha, non lo ha da un altro, ma da Sè, ed è il Principio senza principio” (D. B. 704).

La processione del Figlio

TESI - La Seconda Persona della SS. Trinità, cioè il Figlio procede dal Padre da tutta l’eternità per vera generazione spirituale; per via di intelletto.

E’ DI FEDE

la prima parte, dalle parole del Conc. di Nicea e del Simbolo Atanasiano, già riportate e del Conc. Laterano IV (D. B. 432): “E il Padre, generando il Figlio ab aeterno, gli ha dato la sua Sostanza”.

E’ TEOLOGICAMENTE CERTO
la seconda parte contro Durando il quale negava che il Figlio procedesse per via di intelletto.

SPIEGAZIONE: DA TUTTA L’ETERNITÀ. - L’idea di Figlio, nelle cose umane fa necessariamente pensare al padre che esiste prima del figlio. In Dio non è così. Il figlio esiste da quando esiste la vita divina, cioè da sempre e possiamo spiegarlo dalle ultime parole della tesi:

PER VIA DI INTELLETTO le quali esprimono il modo con cui è avvenuta questa generazione: con un atto di conoscenza. Questo atto di intelletto nel conoscere Sè stesso, non è un atto che passa come nella conoscenza che ha l’uomo, ma resta in Dio e costituisce la Seconda Persona. Ora, quando ha cominciato Dio Padre a conoscere Sè stesso? - Da quando è, cioè ab aeterno, sempre. Dunque, da quando il Padre è, anche il Figlio è. Perciò non è posteriore al Padre, come fra gli uomini i figli sono dopo il padre, ma è Eterno come Lui.

PER VERA GENERAZIONE SPIRITUALE. La generazione si definisce origine di un vivente da un principio vivente e congiunto in somiglianza di natura. Si dice: “da un principio vivente” in quanto il generante deve avere quella vita che trasmette.

Così Adamo non si può dire generato, ma fatto, perchè formato colla terra che non ha la vita. Questa gli fu data non attraverso un vivente, ma direttamente dall’opera creatrice di Dio. - Si dice «da un principio congiunto” in quanto il generato deve essere congiunto al genitore da una comunicazione attiva. il genitore che comunica attivamente la vita, dando la sua sostanza, o almeno parte della sua sostanza. Così Eva non si può dire figlia di Adamo, perché quantunque formata da una costa, non ricevette questa parte di sostanza di Adamo per una operazione attiva di Lui, ma solo passivamente. - Si dice “in somiglianza di natura” perchè la generazione deve tendere a produrre la stessa somiglianza per cui il generato sia almeno della stessa specie del generante.
Applicando a Dio questo concetto è chiaro che va fatto in modo analogico ed eminente, per cui vediamo che la processione del Figlio dal Padre è una vera generazione spirituale, e in modo infinitamente perfetto, più di quello che non sia la generazione umana. Infatti il Figlio ha origine dal Padre da cui gli viene comunicata la stessa Natura divina per cui è una cosa sola col Padre, quantunque distinto per la Persona. Gli uomini ricevono solo una parte della sostanza paterna, e pur avendo la natura umana, cioè la stessa specie del padre, non hanno la identica e stessa natura del padre, ma è numericamente distinta. Il padre è un uomo con una natura umana, il figlio è un uomo con un’altra natura umana. In Dio invece vi è l’uguaglianza e la identità numerica della stessa Natura. Perciò il Verbo di Dio è veramente generato dal Padre.
Così negli uomini il figlio non solo ha nel padre la sua origine, ma anche la causa. In Dio invece il Figlio ha origine dal Padre, ma non è causato, non è fatto.
Tra il Padre e il Figlio non vi è nessun’altra distinzione se non quella di origine.

UNA DIFFICOLTA’ - Siccome l’intelligenza divina è Io stesso Essere Divino, si potrebbe obiettare: - Perchè il Figlio e lo Spirito Santo coll’intendere non generano un’altra Persona? - Si risponde che l’unica Essenza, come intelligente è il Padre, come intesa è il Figlio, ma l’Uno e l’Altro hanno la stessa Intelligenza come la stessa Natura. Per cui il Pesch spiega: «Le divine Persone non differiscono per il modo di intendere, ma per il modo di possedere l’intelligenza”.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. - In tutti i passi dove Gesù è chiamato o si dichiara Figlio di Dio, come abbiamo visto (p. 73), questa parola è usata in senso proprio e naturale, ben distinto da quando le viene dato il senso di “adottivo” come quando viene riferita agli uomini. Anzi Egli è il Figlio Unigenito: L’Unigenito che è nel seno del Padre, Egli ce lo ha narrato” (Gv. 1, 17), “Così Dio ha amato il mondo da dare il Suo Figliolo Unigenito» (ivi 3, 16). Questa parola indica vera e propria generazione.
Così pure dalla Scrittura si rileva come conclusione teologica che il Figlio procede per via di intelligenza. Viene infatti chiamato il “Verbo”; la “Sapienza”. Nel linguaggio umano, l’idea concepita si esprime colla parola (in latino: verbum). La parola umana passa al di fuori dell’intelletto: in Dio il Verbo resta entro la sua vita intima.
La Sapienza pure ci dice una generazione per via intellettiva.

B) - DAI PADRI - Portiamo solo alcune citazioni.
S. Teofilo di Antiochia (Ad. Autolyc. 6): “Avendo Dio insito nelle sue proprie viscere il Verbo di Sè stesso, lo generò con la sua Sapienza”.
S. Cirillo Alessandrino (Thesaurus 19): “Il Verbo e la sapienza e lo splendore e il carattere e la virtù del Padre, si chiama Figlio
S. Agostino
(De Trin. 15): “Il Figlio è intelligenza del Padre, generato dalla intelligenza, che è il Padre”.

La processione dello Spirito Santo

TESI - Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come da unico principio ed unica spirazione; procede per spirazione e non per generazione; e procede dalla divina volontà per modo di amore.

E’ DI FEDE

riguardo alla prima e seconda parte, come proveremo da vari Concili.
Intanto portiamo la definizione del Conc. di Lione II (1274):
«Confessiamo che lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre e dal Figlio, non come da due principi, ma come da un solo principio, non da due spirazioni, ma da un’unica spirazione” (D. B. 460).

E’ TEOLOGICAMENTE CERTO

per la terza parte, cioè che lo Spirito Santo procede dalla divina volontà per modo di amore.

SPIEGAZIONE. - PROCEDE DAL PADRE E DAL FIGLIO. La processione della Terza Persona non ha origine solo dal Padre o solo dal Figlio, ma dall’Uno e l’Altro insieme.

COME DA UN UNICO PRINCIPIO. I Greci rigettavano la formula «dal Padre e dal Figlio” interpretandola come l’espressione di due principi differenti in cui lo Spirito Santo procedesse da una parte dal Padre e dall’altra dal Figlio, quasi avesse due processioni distinte. Perciò preferivano la formula “dal Padre per il Figlio”. Al contrario è questa la formula che può essere interpretata meno esattamente, in quanto che sembrerebbe esprimere il Padre come principio e il Figlio, non come principio, ma come qualche cosa di passaggio.
Nel sec. IX era già in uso in tutta la Chiesa l’aggiunta della parola «Filioque” (che procede dal Padre e dal Figlio) al Simbolo di Nicea; parola che era già stata usata, per maggior chiarezza, da qualche secolo avanti nelle Chiese della Spagna e poi della Gallia e della Germania.
L’espressione “dal Padre e dal Figlio” era stata usata anche da qualche Padre, e Roma non ha imposto ai Greci uniti la formula: “Filioque”. Quello che è importante è il dare alle due formule il vero significato cattolico e cioè lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come da un unico principio e con una unica spirazione. Per questo la frase latina “dal Padre e dal Figlio” esprime meglio questo concetto.

E UNICA SPIRAZIONE - Queste parole completano il concetto già spiegato. Come da un unico principio lo Spirito Santo procede non da due, ma da unica spirazione.
SPIRAZIONE e non generazione come per il Figlio, perchè lo Spirito Santo procede senza esser generato.

DALLA DIVINA VOLONTÀ PER MODO DI AMORE. Queste parole ci dicono che lo Spirito Santo procede per spirazione e non per generazione. La generazione infatti tende a produrre qualche cosa di simile a sè stesso. Il Padre conoscendo Sè stesso genera il Figlio. La volontà invece tende con l’amore alla cosa voluta. Così il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre. Lo Spirito Santo è l’Amore che procede dal Padre e dal Figlio (Come la processione del Figlio così la processione dello Spirito Santo non ha principio, ma è eterna, perché il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre da quando Dio esiste ecioè dalla eternità).

PROVA della prima parte:

A) - Anche i Greci scismatici ammettono che lo Spirito Santo procede dal Padre, essendo espresso chiaramente nei Vangelo: “Non siete voi che parlate ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt. 10,20).
Ma è da notare che il Paraclito non viene chiamato dalle Scritture soltanto “Spirito dei Padre” ma anche “Spirito del Figlio”Spirito di Gesù Cristo” (Gal 4, 6; Rom. 8, 9; Atti 14, 7).
Inoltre il Vangelo ci fa pure vedere che procede anche dal Figlio: Quando verrà il Paraclito che io manderò a voi dal Padre, lo Spirito di Verità che procede dal Padre, Egli darà testimonianza di me” (Gv. 15, 26). È vero che dice: “procede dal Padre”, ma dice pure: “io manderò a voi”; perciò se è Gesù che io manda vuoi dire che procede anche da Lui. Anzi in altri passi ancor più esplicitamente Gesù dice che è Lui, che lo manda, e che lo Spirito Santo prende e riceve ciò che è del Verbo: “Se vado, ve lo manderò... Egli mi glorificherà, perchè prenderà ciò che è mio» (Gv. 16,7 e 14).
Ora fra le Divine Persone nessuna può ricevere dall’altra, essendo tutto comune per l’unica Natura eccetto che la relazione di origine, per cui procede. Dunque lo Spirito Santo procede dai Padre e dai Figlio.
Vi procede come da un unico principio e da unica spirazione. Infatti le espressioni citate dal Vangelo ci mostrano la comunicazione dello Spirito Santo fatta dal Padre e dal Figlio, ma siccome non può essere una comunicazione accidentale, ne segue che lo Spirito Santo è una unica Persona che procede dal Padre e dal Figlio insieme.
S. Paolo (Rom. 8, 9): “Tuttavia se lo Spirito di Dio abita in voi. E se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, costui non è di Lui” Qui io Spirito Santo viene detto sotto lo stesso aspetto: «Spirito di Dio (del Padre) e Spirito di Cristo” il che significa che procede dall’Uno e dall’Altro come da un unico principio e spirazione.

B) - DAI PADRI. Siccome anche gli avversari concedono che nella Chiesa Latina i Padri hanno espresso chiaramente il loro pensiero su questo punto, ci fermiamo a citare solo alcuni Padri Orientali.
S. Atanasio dice che lo Spirito Santo “è lo Spirito del Figlio e che procede dal Padre e dal Figlio è mandato e dato” (Ad. Saraf. Ep. 1, 20).
S. Epifanio (Adv. Haer. Panarium 62, 4 Ancoratus 75): “Lo Spirito è sempre col Padre e col Figlio, non fratello col Padre, non generato, non creato... che procede dal Padre e prende dal Figlio, non alieno dal Padre e dal Figlia, dalla stessa sostanza e dalla stessa divinità, dal Padre e dal Figlio”. “Lo Spirito spira dal Padre e dal Figlio
S. Cirillo Alessandrino
(De adoratione 1)... “Lo Spirito che è dall’Uno e dall’Altro, e cioè profluisce sostanzialmente dal Padre per il Figlio” (Questa formula a volte è usata anche da qualche Padre Latino. I Greci Cattolici stessi, però pure non usandola, la intendono nel senso cattolico, e nel Conc. di Firenze accettarono la formula «Filioque”).

C) - DAI CONCILI E SINODI - Anche prima dello Scisma greco, più volte fu precisata questa formula. Nel sec. V i Vescovi dell’Africa nella formula di fede dichiararono: “Crediamo che il Padre ingenito, e dal Padre il Figlio Unigenito, e lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio sono di una sola Sostanza”.
Nel Sinodo di Alessandria, approvato da S. Cirillo, e poi lodato nel Conc. di Calcedonia e di Costantinopoli lI, è detto che “Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio”. Questa frase fu approvata anche dal Conc. di Efeso che condannò il Sinodo di Nestorio dove si diceva che lo Spirito Santo non solo era il Figlio, ma «che dal Figlio non aveva l’esistenza”.

1) - Dopo lo Scisma il Conc. Lateranense IV (1215) al quale parteciparono anche molti Vescovi Orientali, diceva: “Il Padre da nessuno, il Figlio dal solo Padre, lo Spirito Santo parimenti da ambedue» (D. B. 428).
Abbiamo detto del Conc. di Lione II. Il Conc. di Firenze cui parteciparono molti Vescovi Greci, riprendendo le parole di Lione diceva più esplicitamente Lo Spirito Santo è eternamente dal Padre e dal Figlio” e ha la sua Essenza e il Suo Essere Sussistente dal Padre insieme e dal Figlio
e procede eternamente dall’Uno e dall’Altro come da un unico principio e da unica spirazione.

PROVA della II parte della tesi:

A) - NELLA S. SCRITTURA non si trova esplicitamente che lo Spirito Santo procede secondo un atto di volizione. Tuttavia allo Spirito Santo si attribuiscono le operazioni di amore, così nella Incarnazione del Verbo (Lc. 1,35) come nella distribuzione delle grazie e dei Doni (Tit. 3, 5-6; Rom. 5, 5; I Cor. 3,16 ecc.).

B) - FRA i PADRI S. Gregorio Nazianzeno (Orat. 25 16) dopo aver detto che lo Spirito Santo non è l’Unigenito, afferma che questi non ha la filiazione, ma la processione.
S. Agostino dice che la “Spirito Santo è l’Amore” (In Io. 9,8) e il “vincolo di unione nella Trinità» (De Doct Christ. 1,5).

C) - IL CATECHISMO ROMANO riassume questa dottrina comune nelle parole: “Procedendo lo Spirito Santo dalla divina volontà come infiammata d’amore si possono vedere quegli effetti che nascono dal Sommo amore di Dio verso di noi”.

CAPITOLO SECONDO
LE RELAZIONI DIVINE

RELAZIONE significa ORDINE DI UNO AD UN ALTRO.
Secondo il Conc. di Firenze, che riprende una frase di S. Anselmo: in Dio tutto è una cosa sola, dove non osta la opposizione di relazione” (D. B. 703), abbiamo veduto che in Dio ci sono soltanto due processioni: la Generazione e la Spirazione. Da queste due processioni sorgono quattro RELAZIONI REALI di cui TRE si oppongono.
Le relazioni sono:

1) - LA PATERNITÀ, ossia la generazione attiva: il Padre che genera.

2) - LA FILIAZIONE, ossia la generazione passiva: il Figlio che è generato.

3) - LA SPIRAZIONE ATTIVA, ossia il Padre e il Figlio che come unico principio, spira lo Spirito Santo.

4) - LA SPIRAZIONE PASSIVA, o semplicemente processione ossia lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio.
Queste relazioni in Dio non differiscono realmente dalla sua Essenza con la quale si identificano, ma solo virtualmente, mentre invece SI DISTINGUONO REALMENTE TRA DI LORO, QUELLE CHE TRA LORO SI OPPONGONO. Come abbiamo detto, esse sono tre, e precisamente:

1) - La Paternità;

2) - La Filiazione;

3) - La Spirazione passiva.

Infatti queste tre relazioni sono opposte fra loro. “Chi parla del Figlio pensa al Padre, poiché questo nome (Figlio) in quanto è relativo indica anche il Padre” (S. Basilio, Ep. 37,8). Altrettanto si può dire che, parlando del Padre, si indica il Figlio. Così la Spirazione passiva si oppone al principio da cui procede, ma essendo questo unico Principio il Padre e il Figlio insieme, non viene a costituire una nuova Persona, non è distinta realmente dalla Paternità, cui non si oppone.

LE DIVINE PERSONE

Per le relazioni opposte suddette sono costituite e si DISTINGUONO REALMENTE LE TRE DIVINE PERSONE.
Dicendo «Persona» spiegammo già come in Dio debba essere intesa questa parola: nel modo più eminente e perfetto. Essa significa una relazione incomunicabile, come sussistente:
per cui il Figlio non è il Padre e il Padre non è il Figlio e lo Spirito Santo non è nè il Figlio nè il Padre.

I nomi propri

Per questo ciascun nome di ogni Divina Persona ci fa conoscere, in modo analogico, ciò che è proprio e incomunicabile di ogni singola Persona.
IL PADRE. Questo nome è proprio e personale della Prima Persona della SS. Trinità. Per questo gli compete di essere il principio e ingenito.
In senso propriissimo gli conviene il nome di Padre riguardo al Figlio, ma per similitudine gli conviene di fronte a ogni cosa creata, come causa di ogni cosa.
Così Principio è ciò da cui procede ogni cosa, e in senso esattissimo è Principio riguardo al Figlio per la generazione, e allo Spirito Santo per la spirazione. In senso di causa, è principio di ogni cosa.
Ingenito significa non generato e in questo senso la parola si potrebbe attribuire anche allo Spirito Santo; ma in senso stretto significa la innascibilità, e che non procede da nessuno. Con questo significato si attribuisce al Padre.

IL FIGLIO è detto anche il Verbo e l’Immagine di Dio. Abbiamo spiegato come la Seconda Persona della SS. Trinità è vero Figlio di Dio. Così pure ci siamo soffermati sulla parola “Verbo”.
Quando il Figlio si dice “Immagine” si intende immagine sostanziale, che, cioè, non riproduce una semplice somiglianza, ma ha l’identica sostanza del Padre.

LO SPIRITO SANTO è detto anche Amore e Dono.
Benchè la parola “Spirito» convenga a tutte e tre le Divine Persone, pure dall’uso della Scrittura viene dato come nome proprio alla Terza Persona, come impulso della volontà e santità.
Si dice Amore in quanto è l’Amore sostanziale del Padre e del Figlio.
Si dice Dono in quanto l’amore è il primo di tutti i doni.
Allo Spirito Santo vengono dati ancora altri nomi come:
Paraclito (cioè Avvocato), Dito di Dio, Fonte viva, Fuoco, Unzione, Carità, ecc.

Le proprietà personali

Sono quelle che costituiscono le tre Divine Persone e cioè:

1 - la Paternità, che costituisce il Padre;

2 - la Filiazione, che costituisce il Figlio;

3 - la Spirazione passiva, che costituisce lo Spirito Santo.

GLI ATTI NOZIONALI. Sono quelli atti secondo i quali le divine Persone procedono e si distinguono. Sono perciò due:

I - la Filiazione e

II la Spirazione.

LE NOZIONI DIVINE sono le caratteristiche o note che ci fanno distinguere le Persone Divine. Secondo S. Tomaso sono cinque:
Due convengono al Padre, e cioè:

I - l’Innascibilità, perchè il Padre non procede da nessuno, e

II - la Generazione o Paternità, perchè genera il Figlio.

Due al Figlio, e cioè:

III - la Filiazione per cui procede dal Padre, e

IV - la Spirazione attiva comune col Padre.

Uno allo Spirito Santo, e cioè:

V - la Spirazione passiva con cui procede dal Padre e dal Figlio.

La perfetta uguaglianza delle Persone

Terminando questo capitolo dove abbiamo insistito sulla distinzione delle Divine Persone non sarà male ritornare al concetto della Unità di Dio. Non bisogna dimenticare che le divine Persone, realmente distinte fra loro sono un solo pio. Percj,ò “nelle Persone la proprietà e nella Essenza l’Unita” (Prefazio della SS. Trinità). “Tutte e tre le Persone sano coeterne e coeguali a sè stesse” (Simb. Atanasiano).
Tutte e tre sono identiche in ogni sorta di perfezione e a tutte si deve l’unica adorazione che si deve a Dio.
Per questo la Chiesa non istituì feste liturgiche che si riferissero soltanto al Padre, come erano state richieste, e le feste che riguardano il Figlio o lo Spirito Santo si riferiscono ai misteri della Incarnazione del Verbo o alla missione esterna dello Spirito Santo, appunto per non creare confusione in chi dalla distinzione delle Persone non avesse saputo vedere l’Unità di Natura (Cfr. Leone XIII, Encicl. Divinum Illud, 9 Maggio 1897).
L’Unità di Dio è così perfetta che le tre DIVINE PERSONE SI COMPENETRANO E DIMORANO L’UNA NELL’ALTRA.
Questa dottrina è di fede dal Conc. di Firenze che dice:
Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio e tutto nello Spirito Santo; il Figlio è tutto nel Padre e tutto nella Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre e nel Figlio” (D. B. 704).
Questa verità è conosciuta nella scrittura: “Non credete che io sono nel Padre e il Padre è itt me?” (Gv. 14, 10). Così pure S. Paolo dice: «lo Spirito Santo è in Dio, come lo spirito dell’uomo è nell’uomo” (I Cor. 2, 10-11).
Questa unità di inabitazione con termine tecnico viene chiamata “circumincessione” dai Greci, e “circuminsessione” dai Latini. La prima significa un circolo vitale per cui la vitale Essenza divina rifluisce dal Padre per il Figlio nello Spirito Santo. La seconda, più chiara e più sicura, significa l’”inabitazione” ossia l’immaneza di una Persona nell’Altra.

CAPITOLO TERZO
LE DIVINE PERSONE RIGUARDO ALLE CREATURE

LE MISSIONI DIVINE

MISSIONE significa mandare e implica tre termini:

I - chi manda,

II - chi è mandato,

III - a chi è mandato.

Fra gli uomini la missione si effettua dietro un comando o consiglio e richiede che uno si muova per eseguire l’incarico. Nelle cose divine, come è chiaro, va intesa in modo analogico. Essa si definisce:

“La processione di una Persona da un’Altra con destinazione a produrre qualche speciale effetto nella creatura nella quale la Persona mandata diventa presente in qualche modo nuovo”.

Questo concetto racchiude due momenti: uno eterno e immanente e cioè la processione eterna di una Persona dall’Altra; l’altro virtualmente transeunte con una attività temporale nel mondo; essendo già Dio presente da per tutto, ciò non comporta una nuova presenza, ma un qualche modo nuovo di esser presente, cioè una nuova attività libera, con una speciale unione con la creatura razionale per santificarla.
La Divina Missione può essere visibile o
invisibile.

MISSIONE VISIBILE (Chi vuoi approfondire questo studio può consultare SCHEEBEN: I misteri del Cristianesimo, Brescia 1950) - è quella che si mostra esteriormente quando una Persona divina si manifesta in un forma sensibile, come il Verbo nella Incarnazidne e lo Spirito Santo nella Pentecoste. E da notare però che la Missione del Figlio nella Incarnazione è una Missione sostanziale, poichè il Verbo assunse una Natura umana sussistente nella sua Persona, e che vi rimane per sempre.
La Missione visibile dello Spirito Santo per la Pentecoste in forma di lingue di fuoco, o al Battesimo di Gesù in forma
di colomba, è una Missione rappresentativa, ossia accidentale, poichè la sua unione colle lingue di fuoco o colla colomba era solo come un segno transeunte, e non una assunzione sostanziale di quei segni alla sua Persona. Le Missioni rappresentative dello Spirito Santo maggiormente ricordate sono 4, e cioè: le due suddette e nella Trasfigurazione sotto forma di nube lucente e per Pasqua sotto forma di soffio quando Gesù disse: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv. 20, 22) - Da notare che mentre al Battesimo e alla Trasfigurazione la forma è puramente rappresentativa, nelle altre due è anche effettiva della Grazia.

IL PADRE NON PUÒ ESSERE MANDATO, perchè non procede da nessuno. Egli viene a noi, ma non è mandato. “Veniamo a lui e prendiamo dimora presso di lui” (Gv. 14,23).

IL FIGLIO E LO SPIRITO SANTO POSSONO ESSERE MANDATI procedendo l’Uno e l’Altro. “Mandò Dio il Figlio suo” (Gal 4,4). “Lo Spirito Santo che manderà il Padre in mio nome» (Gv. 14,26).

IL PADRE E IL FIGLIO POSSONO MANDARE poichè da loro procede altra Persona. Oltre i brani sopra riguardo al Padre che manda, troviamo per il Figlio: “Se andrò lo manderò a voi (lo Spirito Santo)” (Gv. 16,7).

Lo SPIRITO SANTO NON PUÒ MANDARE non procedendo da Lui alcuna Persona, e d’altra parte in nessun punto della Scrittura o della Tradizione si trova che Egli abbia inviato nessuna Persona Divina.

MISSIONE INVISIBILE - è quella che non ha manifestazioni sensibili e si compie nell’intimo dell’anima (o negli Angeli) per santificarla.
La Missione invisibile del Figlio dal Padre e dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio avviene quando viene infusa nell’anima la grazia santificante.

E’ DI FEDE

dal Conc. di Toledo XI (D. B. 227). Lo Spirito Santo è mandato dall’Uno e dall’Altro, come il Figlio dal Padre...” (cfr. Conc. di Trento D. B. 794, 964).

NELLA SCRITTURA troviamo le frasi, riportate sopra, pro- vanti come il Figlio e lo Spirito Santo siano mandati.
Riguardo al termine, cioè a chi riceve questa missione, in più luoghi è detto che solo chi è nella grazia l’ha ricevuta. “Nell’anima cattiva non entrerà la sapienza, nè abiterà nel corpo soggetto ai peccati” (Sap. 1,4) “Se alcuno mi ama... il mio Padre lo ama e verremo da lui e faremo la nostra dimora presso di lui” (Gv. 14,23). «Non sapete che siete tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in Voi?” (I Cor. 3,16). “La carità di Dio è diffusa nei vostri cuori, per lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom. 5,5).
Tutti questi passi ci dicono che la missione invisibile nelle anime avviene per la grazia santificante data o accresciuta. Per mezzo di questa la presenza di Dio nell’anima non è solo nel modo con cui Dio è presente in tutte le cose, ma in un modo speciale e soprannaturale con cui Dio si dona alla creatura e la rende partecipe della Natura Divina. Avviene perciò non solo una elevazione soprannaturale ma una inabitazione della SS. Trinità nell’anima: “Verremo da lui e faremo la nostra dimora in lui” (1. c.). Quindi con lo Spirito Santo è nell’anima il Padre e il Figlio, sia per l’azione “ad extra” di Dio, sia per la “circuminsessione” per cui tutto il Padre e tutto il Figlio è nello Spirito Santo.

LA NOSTRA CONOSCENZA DEL MISTERO DELLA SS. TRINITA’

Abbiamo detto dei misteri in genere.
Riguardo a questo mistero altissimo che ci riferisce alla vita intima di Dio a maggiore ragione dobbiamo dire: NON SI PUÒ CAPIRE O DIMOSTRARE COLLA SOLA RAGIONE. È necessaria la Rivelazione. Così ha dichiarato il Conc. Vaticano quando ha detto che ci sono alcuni misteri che “con la sola ragione nè si possono capire nè dimostrare» (D. B. 1816); e certamente il mistero della SS. Trinità è il più alto.
Gesù stesso nel Vangelo ha dichiarato che nessuno conosce il Padre o il Figlio eccetto colui al quale “il Figlio lo abbia voluto rivelare” (Mt. 11,27),e che “l’unigenito Figlio.., stesso ce lo ha narrato” (Gv. 1,18).
Non si può dimostrare colla sola ragione, che Dio è Trino; ce lo dice la Rivelazione.
Non si può conoscere colla sola ragione, perchè, anche dopo che ci è stata rivelata l’esistenza del Mistero, l’intima sua natura ci resta profonda ed oscura.
Però NON SI PUÒ DIMOSTRARE CHE NEL MISTERO DELLA SS. TRINITÀ CI SIA QUALCHE RIPUGNANZA.
Ripugna ciò che è contraddittorio, come se dicessi che nello stesso tempo e sotto lo stesso aspetto una cosa è e non è. Così ripugnerebbe se dicessi che in Dio c’è una sola Natura, e al tempo stesso tre Nature, che è un Dio solo e al tempo stesso sono tre Dei; oppure che vi sono tre Persone e al tempo stesso è una sola Persona. Invece la Natura è una e le Persone tre. Perciò la mia intelligenza non arriva a comprendere come questo avvenga, ma anche in questa oscurità non può dimostrare assolutamente che vi sia ripugnanza tra questi termini.

Il nostro modo di parlare della SS. Trinità

Oltre ai nomi propri di cui abbiamo parlato ci sono dei nomi appropriati, che cioè di per sè sono comuni alle tre Divine Persone, ma che si sogliono appropriare ad una Persona di preferenza che alle altre per la speciale somiglianza e relazione coll’attributo proprio di questa Divina Persona. Così al Primo è il Principio si appropria il nome di Onnipotente, Creatore, Eterno. Al FIGLIO che procede per l’intelletto, si appropria il nome di Sapienza, Causa esemplare. Allo SPIRITO SANTO che procede per via di amore i nomi di Carità, Paraclito, Santificatore.
Nell’uso dei nomi poi si debbono evitare quelle espressioni che portassero confusione fra Unità e Trinità.

I Teologi sono soliti indicare che:

A) - I NOMI SOSTANTIVI CONCRETI E ASTRATTI che esprimono direttamente l’ESSENZA DIVINA e gli attributi assoluti si debbono usare al singolare. Così si dirà che Dio è uno, uno il Creatore, unica l’Onnipotenza, unica la Divinità; e così non si può dire che ci sono tre Dei, tre Onnipotenti, tre Divinità.

B) - I NOMI AGGETTIVI, che si riferiscono alle Persone, si possono enunziare al plurale. Quindi si può dire: Tre sono le Persone eterne, tre le Persone Onnipotenti, ecc.
Quando nel Simbolo Atanasiano si dice: “Non sono tre gli Eterni, ma uno t’Eterno” questa parola è usata come sostantivo.

C) - I NOMI AGGETTIVI CHE SIGNIFICANO UNA PROCESSIONE non si possono enunziare per i nomi sostantivi astratti: così non si può dire che l’essenza divina è generante o generata.

D) - I NOMI CHE ESPRIMONO UNA DISTINZIONE debbono usarsi in modo che non significhino una divisione di Natura o confusione di Persone. Così si dirà che Dio è Trino ma non triplice; che altra Persona è il Padre e altra il Figlio, ma non che altra cosa è il Padre e altra cosa il Figlio; non si dirà che Dio è singolo, perchè questa espressione sembrerebbe negare la Trinità; nè che sono tre Persone diverse o tre individui: ciò supporrebbe tre Nature.

Conclusione

Di fronte a questo ineffabile mistero, umilmente adoriamo cogli Angeli del cielo, ripetendo: “Santo, Santo, Santo è il Signore”.
Pensiamo che l’adorabile Trinità ha voluto fare l’anima nostra sua dimora.
Ricordiamo questo specialmente quando ci segnamo “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Non solo con le parole ma con tutte le opere della nostra vita, iniziamo quaggiù quell’inno di lode che perpetueremo nel cielo, quando Dio si svelerà a noi nella gloria:
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

TRATTATO QUARTO
DIO CREATORE

Dopo aver considerato la vita intima di Dio veniamo a studiare le sue operazioni ad extra”.
Secondo il suo eterno disegno, Egli crea degli esseri che vanno dalla natura spirituale pura, a quelli composti di materia e di spirito, fino alle cose puramente materiali.
In questo trattato cominciamo Io studio dal minimo grado considerando la creazione del mondo in generale. Passeremo poi a studiare gli Esseri spirituali, gli Angeli, per concludere con lo studio dell’Uomo formato di anima spirituale e di corpo.
Avremo perciò i seguenti capitoli:

1 - LA CREAZIONE DEL MONDO.

2 - GLI ANGELI, suddividendo il capitolo nella trattazione degli ANGELI IN GENERE; ANGELI CUSTODI; ANGELI RIBELLI.

3 - L’UOMO suddividendo pure in tre parti e cioè: LA SUA ORIGINE; LA SUA ELEVAZIONE; LA SUA CADUTA.

Tutte queste cose ce le descrive il Genesi la cui narrazione è storica e non deve essere perciò interpretata in senso metaforico. Pur narrata secondo la capacità di intendere degli uomini di quel tempo è storia e non mito. L’autore non intendeva di dare un trattato scientifico e perciò le cose sono descritte come appariscono nel modo comune. Così la parola giorno” (in ebraico yom) si può intendere come una epoca anche lunghissima, o anche come un ordine logico in cui Mosè descrive la creazione. Ma non può essere intesa come un semplice carme liturgico, come alcuni interpretano, in quanto descrive cose storiche, cioè realmente accadute. La Pontificia Commissione Biblica in un decreto del 30 Giugno 1909 dichiara che nei primi tre capitoli del Genesi non si può escludere il senso letterale storico, specialmente dove si tratta dei fatti fondamentali della Religione, come la creazione del mondo ed il peccato originale.

CAPITOLO PRIMO
LA CREAZIONE DEL MONDO

La Rivelazione ci dice che il mondo è stato creato da Dio. Anche la ragione, come abbiamo dimostrato parlando della esistenza di Dio, ci mostra che tutto l’universo non potrebbe esistere senza una Causa prima che gli ha dato origine.
Subito, alla prima pagina del Genesi, il libro divino ci dice che “in principio Dio creò il cielo e la terra”.

ERRORI. Coi MATERIALISTI gli ALBIGESI ammettono la materia eterna. Questi inoltre coi MANICHEI ammisero due principi, uno buono creatore del bene, e uno cattivo creatore del male. - A questi errori va aggiunto quello dei RIFORMISTI O EV0LUZI0NISTI per i quali le specie attuali sono derivate o dalla materia inerte (trasformismo assoluto) o da altre specie (trasformismo mitigato) per una progressiva evoluzione. Così pensarono antichi filosofi come Anassimandro, Empedocle, Lucrezio, e fra i moderni, Darwin:, A. Wallace, H. Spencer, Hoekel, ecc.

Contro tutti questi errori poniamo la seguente:

TESI - Tutte le creature sia spirituali che materiali sia semplici che composte, e cioè tutte le cose al di fuori di Dio, sono state create da Dio dal nulla e Dio solo è la causa efficiente e immediata della creazione.

È DI FEDE

per la prima parte come troviamo nel Simbolo: “Credo in Dio. Creatore del cielo e della terra”; nel Conc. Laterano IV (1215) “... Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e corporali; che con la sua virtù onnipotente fece dal nulla, insieme, dal principio del tempo, l’una e l’altra creatura, spirituale e corporale e cioè angelica e mondana e quindi umana, quasi comune, costituita di anima e di corpo” (D. B. 428); nel Conc. Vaticano troviamo presso a poco le stesse parole del Simbolo e del Conc. suddetto (D. B. 1782, 1783).

È CERTO

per la seconda parte della tesi dall’ordinario magistero della Chiesa.

SPIEGAZIONE. CREARE significa “fare dal nulla di sè e del soggetto”.
Questa frase usata dai filosofi vuoi dire che, della cosa creata, antecedentemente non c’era nulla, in modo assoluto. Quando l’uomo dà esistenza a una nuova cosa ha bisogno di una materia preesistente che con la sua opera trasforma. Quindi quella cosa ha il nulla di sè, in quanto ancora non esiste come tale, ma non del soggetto, poichè c’è una materia esistente in un’altra forma. Così il falegname costruisce un tavolo che prima non esisteva, ma esisteva bene il legno, che col suo lavoro ha trasformato. Perciò l’uomo non crea, ma costruisce e trasforma.

CAUSA EFFICIENTE IMMEDIATA significa che dà l’esistenza a quella cosa direttamente da s’è, come causa principale, senza servirsi di altri.

PROVA - A) LA S. SCRITTURA, come abbiamo accennato, dice chiaramente che: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1, 1).
La parola “in principio” vuoi dire che ancora non c’era nulla e lo stesso verbo “creò”, nella espressione ebraica “bara”, è usato nella S. Scrittura per indicare una operazione propria di Dio. “... il cielo e la terra” cioè tutte le cose: non era una semplice trasformazione di cose già esistenti.
I Salmi in più luoghi affermano che tutte le cose “sono state fatte alla sola parola di Dio» (Cfr. Sal. 32,6-9; 103,13-3; 135,5- 10).
I libri sapienzati insistono che Dio ha creato tutte le cose anche le stesse cose che a noi sembrano cattive come la fame, la grandine, la morte (Prov. 8, 22-32; Eccl. 39, 30-39).
Nel libro Il dei Maccabei si legge: “Chiedo, o figlio, che tu guardi il cielo e la terra e tutte quelle cose che ci sono e tu capisca che Dio le ha fatte dal nulla» (II Macc. 7, 28).
Che Dio solo sia la causa efficiente e immediata della creazione si vede nella Scrittura dal fatto che mentre Dio si serve del ministero degli Angeli per altre cose mai è detto che si serva di loro per creare, anzi esplicitamente è detto “Tu solo, o Signore, hai fatto il cielo”; “Io, il Signore che ho fatto, estendendo i cieli SOLO, stabilendo la terra e NESSUNO CON ME” (II Esdr. 9, 6; Is. 44, 24).

B) - NELLA TRADIZIONE citiamo, fra gli innumerevoli passi, S. Ireneo (Contr. Haer. 2, 2): “Senza aver bisogno di nessuno, per il Verbo creò e fece tutte le cose, senza il bisogno dell’aiuto degli Angeli”. S. Atanasio (Contr. Arian. 2, 27): “Produrre e creare è del solo Dio”. S. Agostino (De gen. ad litt. 9, 15):
Gli Angeli non possono creare nessuna natura affatto... Creatore è Dio, cioè la stessa Trinità, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”. S. Tomaso (De Pot. 2, 4) afferma che è di fede cattolica che tutte le sostanze spirituali e corporali sono state create immediatamente da Dio, che è eretico chi dicesse che qualche cosa è stata creata per mezzo degli Angeli o di altra creatura.

TESI II - Il mondo non esiste “ab aeterno”, ma è stato creato nel tempo, o piuttosto col tempo, e Dio ha fatto buone tutte le cose.

È DI FEDE

Dai Conc. citati, per la prima parte: “Nello stesso principio del tempo”.
Per la seconda parte, il Conc. Laterano IV, dice: “Il diavolo e gli altri demoni per natura furono creati da Dio buoni, ma essi da sè diventarono cattivi” (D. B. 428).

PROVA A) - DALLA SCRITTURA. Nel passo già citato troviamo la parola “In principio”, cioè prima che ci fossero altre cose. Colla creazione del mondo comincia il tempo.
Nel Salmo 89 v. 2 leggiamo: “Prima che fossero fatti i monti e che nascessero la terra e l’orbe nell’eternità tu sei, Dio”. Dunque le cose create se prima non erano, hanno avuto un principio.
Così nei Proverbi (8, 22): “Dio mi ha posseduto nell’inizio delle sue vie, prima che facesse qualche cosa dal principio”.
E S. Paolo: Dio... “ci elesse in sè stesso prima della costituzicme del mondo”.
Riguardo alla seconda parte, il Genesi dice chiaramente:
Dio vide tutte le cose che aveva fattcs, ed erano molto buone” (1, 31 e cfr. 1, 10, 12, 18, 25). E S. Paolo: «Tutto ciò che Dio ha creato è buono”. (1 Tim. 4, 4).
Parlando degli Angeli e degli uomini vedremo come tutti furono creati buoni da Dio e divennero cattivi per loro colpa.

B) - DALLA TRADIZIONE: S. Ireneo dichiara espressamente che solo Dio non ha avuto principio e fine e che le creature hanno avuto inizio nel tempo (C. Ilaer. 2, 34). S. Basilio (in Haexaemeron 1, 7) afferma che sono in errore coloro che dicono che il mondo esiste “ab aeterno” con Dio.

TESI III - Il Trasformismo assoluto che esclude ogni intervento di Dio è contrario alla fede e alla ragione; mentre il Trasformismo mitigato, che ammette l’intervento di Dio non è contro la fede.

PROVA A) - LA RIVELAZIONE ci insegna che Dio ha creato oltre le cose inanimate, gli esseri viventi, come abbiamo dimostrato nelle tesi precedenti.
Così pure crea dal nulla l’anima di ogni uomo. Di Adamo è detto nel Genesi “spirò sulla sua faccia uno spirito di vita” (Gen. 2, 7) e cioè l’anima.
È chiaro quindi, come la fede ci insegna, l’intervento di Dio nella creazione dell’uomo.

B) - LA RAGIONE ci dice che una cosa inferiore non può produrre una forma superiore. Nessun scienziato infatti non ha mai potuto ottenere di dar vita alla materia. Se un chimico mettesse insieme tutte le sostanze inorganiche che formano un chicco di grano, questo seme gettato alla terra, non darà mai una Spiga.
Sono note le esperienze di Pasteur che dimostrò come ogni vivente nasce da un vivente. Acqua sterile, ben racchiusa si conservò senza dare vita a nessun piccolo organismo. Aperta all’aria vennero fuori piccoli viventi: segno evidente che il germe vi si era depositato dall’aria che vi aveva portato altro corpi estranei. Non era l’acqua che aveva dato loro la vita.

C) - IL TRASFORMISMO MITIGATO invece, non va contro la fede in quanto ammette l’intervento di Dio. D’altronde la Scrittura, parlando delle varie specie non parla del modo con cui la terra le ha prodotte.
Per il fatto scientifico se ci sia stata la evoluzione o no, ammesso l’intervento di Dio, se la vedano i competenti che la Chiesa non obbliga ad un fissismo, come a cosa di fede, come vedremo fra poco parlando della creazione dell’uomo.

CAPITOLO SECONDO
GLI ANGELI

ANGELO significa nunzio, ma questo nome è piuttosto per il loro ufficio che non per la loro natura, per la quale dovremmo chiamarli semplicemente Spiriti. L’Angelo si può definire: SOSTANZA CREATA, SEMPLICEMENTE SPIRITUALE, INTELLETTUALE E SUSSISTENTE.
Si dice SOSTANZA CREATA perchè non esiste di per sè, ma è creato da Dio. SEMPLICEMENTE SPIRITUALE perchè è puro spirito ed è completo in sè a differenza dell’anima umana che è creata per informare un corpo. Che è puro spirito non è di fede, ma almeno certo, dal Conc. Laterano IV e Fiorentino che lo distinguono dalle creature corporee. INTELLETTUALE, e in ciò differisce dall’uomo il quale percepisce il maggior numero delle verità non per intuito intellettuale ma per ragionamento.
SUSSISTENTE in quanto è sostanza completa che di per sè ha il dominio delle azioni ed operazioni.

ESISTENZA DEGLI ANGELI

ERRORI - Anticamente negarono l’esistenza degli Angeli gli Epicurei e i Sadducei. Oggi gli Atei e i Razionalisti per i quali ultimi gli Ebrei avrebbero preso questo concetto dai Gentili.
Secondo i Protestanti Liberali la Scrittura, quando ne parla, vuole indicare le buone ispirazioni e i santi uomini mandati da Dio per istruire gli uomini.
Oltre che contro la esistenza ci sono alcuni errori riguardo la natura degli Angeli. Così gli Spiritisti li scambiano con le anime dei morti e alcuni antichi Padri e Teologi credettero che avessero un corpo, benchè sottilissimo.
Contro questi errori poniamo la seguente:

TESI - Esistono gli Angeli, creature intellettuali, distinte da Dio e più elevate degli uomini; essi sono puramente spirituali.

E’ DI FEDE

la prima parte dai due Concilii già citati.

E’ CERTO

riguardo alla seconda, come abbiamo qui sopra spiegato.

PROVA A) - LA S. SCRITTURA parla degli Angeli in molti passi, fino dal Vecchio Testamento. Li presenta come moltitudini innumerevoli, superiori agli uomini, che assistono al trono di Dio, eseguono i suoi ordini, assistono gli uomini, sono divisi in vari ordini (Non riportiamo le innumerevoli citazioni che si trovano nel Genesi, Esodo, Numeri, Salmi, Giob, Giuditta, Ezechia, Isaia, Esdra, Tobia, ecc.).
In particolare ricordiamo la visione di Daniele (cap. 7 e 10) dell’Arcangelo S. Michele (I nomi degli Angeli che conosciamo dalla Scrittura sono Michele (l’unico chiamato Arcangelo dalla Scrittura - Giuda 1, 9 -; gli altri due sono chiamati così dalla Chiesa) che significa: chi come Dio: Gabriele, fortezza di Dio; Raffaele, medicina di Dio), che viene “in aiuto al popolo di Dio”, e l’assistenza data a Tobia (12, 1-22) da S. Raffaele «uno dei sette che stanno davanti a Dio”.
Nel Nuovo Testamento troviamo gli Angeli nella Annunciazione a Maria (Lc. 1, 11,26 ss.); a S. Giuseppe (Mt. 1 20; 2, 13, 19), a Betlemme (Lc. 2. 13); nel deserto che ministrano a Gesù (Mt. 4, 11). Molte volte Gesù parla degli Angeli.
Altre testimonianze le troviamo negli Atti degli Apostoli, e nelle lettere di S. Pietro, di S. Paolo e nell’Apocalisse.
Da tutti questi testi si rileva non solo che gli Angeli esistono, ma sono vere sostanze e non solo buone ispirazioni, tantochè uno di essi accompagna Tobia, un altro accompagna per mano Lot, allontanandolo da Sodoma (Gn. 19, 16) altri mini- strano a Gesù, ecc.
Sono inferiori a Dio. Infatti sono stati creati da Lui (come abbiamo vista nei Cap. antecedente), e sono “spiriti che lo servono, mandati in ministero” (Col. 1, 16).
Sono più elevati degli uomini. Parlando dell’uomo è detto:
Lo hai fatto di poco minore degli Angeli” (Sal. 8,6).
Sono puramente spirituali. La Scrittura li chiama Spiriti e mai dice che abbiano un corpo, ma solo che appariscono talvolta sotto la specie di un corpo.

B) - LA TRADIZI0NE concordemente afferma la loro esistenza.
Solo nei primi secoli alcuni Padri, come Ori gene, S. Ambrogio, S. Ilario. S. Girolamo, ecc. pensarono che avessero un corpo sottilissimo, etereo, come saranno i corpi dei giusti glorificati.
Ma già nel sec. IV viene chiarito questo punto da S. Giovanni Crisostomo e S. Gregorio Magno, finchè Pietro Lombardo, S. Tomaso e Duns Scoto precisano la loro assoluta immaterialità.
Riguardo al tempo della loro creazione alcuni Padri la pongono insieme alla creazione del mondo; altri antecedentemente.
Negli atti del Conc. Vaticano fu autorevolmente dichiarato che la frase: “gli Angeli e gli uomini furono creati insieme” non implica che significhi “nello stesso tempo”, ma indica una parità di creazione come se dicesse “furono creati ugualmente”.

Natura degli Angeli

Ne abbiamo già parlato nella tesi quando abbiamo detto che sono Esseri puramente spirituali, inferiori a Dio, superiori all’uomo. Però sarà utile dare qualche altra precisazione.
Essi sono forniti di intelletto e di volontà, superiore a quella dell’uomo. La loro intelligenza conosce subito intuitivamente senza bisogno di ragionamento.
Anche la loro potenza è superiore a quella dell’uomo; basti pensare che l’Angelo sterminatore in una notte fece morire tutti i primogeniti degli Egiziani e sul campo degli Assiri uccise l85mila uomini (Is. 37, 36). Gli Angeli sono in un luogo, non in modo definito, come l’uomo ma in modo circoscritto, cioè tutti in un luogo e tutti in ogni punto del luogo, come l’anima umana che è tutta nel corpo dell’uomo e tutta in ogni parte del corpo. Essi possono agire in più luoghi simultaneamente, entro la sfera della loro potenza, come l’uomo può agire fino dove arrivano le sue mani, o anche altri mezzi come un radio- comando.
Tutte queste particolarità non sono oggetto di fede, ma si deducono dalla natura degli Spiriti.
Si dividono in nove ordini o cori, che i Padri ricordano dai nomi che si incontrano nella Scrittura:
“Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Principati, Potestà, Virtù, Arcangeli, Angeli”.
Essi sono una moltitudine ingentissima, poichè, come dice San Tomaso, “quanto le cose sono più perfette in tanto maggior numero sono create da Dio” (S. Th. 1, q. 50 a 3). Naturalmente l’Angelico Dottore intende degli Esseri che rimarranno per sempre, non di quelli che debbono servire, per esempio, all’uso dell’uomo e poi cessano di esistere.

La loro bellezza è così splendida che ciascun Angelo costituisce una specie a sè.
Gli Angeli non furono creati nella beatitudine soprannaturale, ma all’ordine della loro natura Dio aggiunse il dono della grazia soprannaturale.
Ebbero un periodo di prova, come lo dimostra il fatto che alcuni per propria colpa peccarono e furono condannati all’eterno supplizio.
Gli Angeli fedeli, invece, furono confermati nella grazia, onde non possono più peccare, e ammessi alla eterna beatitudine nella visione di Dio, come ci attesta Gesù stesso: “I loro Angeli nei cieli sempre vedono la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt. 18, 10).

GLI ANGELI CUSTODI

Dio, che nella sua Provvidenza governa le cose inferiori per mezzo delle superiori, ha voluto affidare ciascun uomo alla custodia di un Angelo. Questo fatto non fa apparire come insufficiente, come pretendeva Calvino, la potenza di Dio, che tutto governa, che anzi, come spiega S. Tomaso (S. Th. 1, q. 113, a 1-2), Dio si serve delle cause seconde, non perchè ne abbia bisogno, ma per far risplendere meglio la sua bontà e sapienza.

TESI - Dio ha deputato gli Angeli a custodire gli uomini nel loro pellegrinaggio terrestre.

E’ ALMENO CERTO

anzi 

E’ DI FEDE

secondo molti teologi, per l’unanime consenso della Chiesa e per la istituzione della festa degli Angeli Custodi.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Il Salmo 40 (11-12) dice “Ha mandato i suoi Angeli intorno a te, perchè ti custodiscano in tutte le tue vie”.
Secondo la comune interpretazione, questo Salmo, si riferisce ai giusti: quindi almeno per coloro che confidano in Dio è rivelato nella Scrittura che hanno l’Angelo Custode.
Nel Vangelo, nel testo già citato, “i loro Angeli vedono sempre la faccia del Padre che nei cieli” Gesù parla di tutti i bambini. Dunque ogni bambino ha il suo Angelo.

S. Paolo dice che gli Angeli “sono stati mandati in ministero di coloro che prenderanno l’eredità della salvezza” (Ebr. 1, 14). Ora tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza e perciò tutti hanno il loro Angelo Custode.

B) - DALLA TRADIZIONE. Fra i Padri S. Girolamo esclama: “E grande la dignità delle anime così che ognuno abbia un Angelo incaricato della sua custodia fino dall’inizio della nascità”. E
S. Basilio (Eunom. 3, 1): “Nessuno contraddice che un Angelo assite ogni singolo fedele”.
La Chiesa ha istituito la festa degli Angeli Custodi: “Lex orandi lex credendi”, e questa istituzione mostra il pensiero della Chiesa. Nell’orazione della Messa si legge: “O Dio, che per ineffabile Provvidenza ti degni di mandare i tuoi SS. Angeli per la nostra custodia”. E nella Messa di S. Michele, in cui anticamente venivano onorate anche le Virtù dei cieli, si legge: “O Dio... concedi... che da quelli che ministrandoli nel cielo sempre ti circondano da questi sia difesa sulla terra la nostra vita”. Il pensiero della Chiesa, perciò, è chiaro.
Dunque è certo che ciascun fedele ha il suo Angelo Custode, anzi è dottrina comune che lo hanno anche i peccatori e gli infedeli. Comunemente si asserisce che Gesù non ha avuto l’Angelo Custode, perchè la sua Umanità era protetta dallo stesso Verbo di Dio, che l’aveva assunta; mentre la Madonna lo aveva e S. Bernardo dice che era l’Angelo Gabriele.
Con molta probabilità si ritiene che abbiano il loro Angelo le comunità più importanti, come la Chiesa ha S. Michele, e così le nazioni e le diocesi.

UFFICI DEGLI ANGELI CUSTODI. Ci difendono dai pericoli e dai, danni anche temporali e ci aiutano negli stessi interessi terreni purchè servano alla salvezza eterna. Ma specialmente ci aiutano ci difendono, ci custodiscono, ci guidano per l’anima. Allontanano i demoni, ci suggeriscono buoni pensieri, presentano a Dio tutte le nostre orazioni. A volte ci richiamano pure con qualche castigo che ci emendi. Noi non lo vediamo, ma qualche Santo lo ha veduto anche sensibilmente; come l’Angelo che visibilmente diede uno schiaffo a S. Francesca Romana per correggerla da un difetto. Il loro aiuto è particolarmente intenso ed efficace al momento, così decisivo e così insidiato dal demonio, della nostra morte.
S. Tomaso dice che la loro assistenza comincia dal momento della nascita, mentre prima siamo custoditi dall’Angelo della mamma. La loro missione termina al momento della morte quando presentano la nostra anima a Dio.

I NOSTRI DOVERI. Pensando alla presenza di una creatura così nobile e santa, che ci sta sempre vicina, dobbiamo avere verso l’Angelo Custode grande riverenza e amore. Non lo dobbiamo mai contristare con azioni o pensieri che vadano contro Dio. Dobbiamo onorarlo coi nostri ossequi e invocarlo frequentemente con fiduciosa preghiera, più che un amico e fratello.
Grande efficacia per fare del bene alle altre anime si ha invocando i loro Angeli Custodi.

GLI ANGELI CATTIVI

Se gli Angeli Custodi ci aiutano a conseguire la nostra salvezza eterna, gli Angeli cattivi usano ogni sforzo per danneggiarci nel corpo, quando non cerchino di darci i beni della terra per un male maggiore e per rovinarci eternamente l’anima. Fanno così non perchè ne ritraggano un vantaggio, ma solo per il loro odio a Dio e alle sue creature, che vorrebbero staccare da Lui e perdere. Però non possono fare di più di quello che Dio permette loro, e l’uomo, nel corpo, può ricevere del male entro questi limiti ma non può riceverne del male nell’anima, se non in quanto accetta di sua volontà.

La caduta degli Angeli

Abbiamo detto che gli Angeli furono sottoposti ad una prova. Quelli fedeli furono confermati in grazia, i ribelli invece, furono cacciati per sempre dal Paradiso e condannati alle pene eterne dell’Inferno.
Il loro peccato fu un peccato di superbia perchè la loro natura spirituale non li poteva attaccare ai beni sensibili propri del corpo e, secondo San Tomaso, la loro superbia consistette nel volere in modo disordinato la somiglianza con Dio. Questa somiglianza - spiega l’Aquinate (1, q. 63, a. 3) - non consisteva nell’equipararsi alla natura di Dio; nella sua intelligenza l’Angelo capiva che ciò era assurdo; né consisteva nel desiderare nel modo debito quelle perfezioni nelle quali si è chiamati a somigliare a Dio (e qui non ci sarebbe peccato a meno che uno non intendesse raggiungerle con le sue sole forze, senza la virtù di Dio). Il Demonio “desiderò invece di essere simile a Dio, in quanto desiderò come fine ultimo quella beatitudine a cui poteva giungere con le proprie forze naturali, distogliendo il suo desiderio dalla beatitudine soprannaturale che si ottiene nomelli, gli Angeli cattivi peccarono, perché quando fu loro fine la somiglianza che proviene dalla grazia, la volle ottenere con le forze della propria natura, non già, conforme alla disposizione divina, mediante l’aiuto di Dio”.
Secondo altri teologi come il Suarez, e recentemente il Bonomelle, gli Angeli cattivi peccarono, perché quando fu loro rivelato il mistero della Incarnazione del Verbo, cui dovevano essere soggetti anche come Uomo, non si vollero sottomettere, e, capitanati da Lucifero si ribellarono. Furono condannati per sempre all’inferno e furono chiamati: demoni, diavoli, angeli prevaricatori.
Le due sentenze in qualche modo dicono la stessa cosa e cioè che il diavolo desiderò di conseguire con le sue forze la beatitudine ultima, il che è proprio di Dio.

Le tentazioni

TESI - Molto spesso i demoni tentano, cioè spingono l’uomo al male.

E’ DI FEDE

dall’universale magistero della Chiesa.

SPIEGAZIONE. L’opera del demonio è sempre limitata dalla permissione di Dio, che non permette che siamo tentati sopra le nostre forze, ma ci dà la grazia per resistere e vincere le tentazioni e ci dà i mezzi, come la preghiera, la penitenza, la vigilanza, per ottenere grazia abbondante. Quindi, quando l’uomo acconsente alla tentazione, è solo per colpa della sua cattiva volontà. Il demonio non può agire direttamente sull’intelletto e la volontà, ma solo indirettamente inducendoci all’errore, dando cattive immaginazioni e scatenando le passioni. Può agire invece direttamente sui sensi esterni, sulla memoria, sulla immaginazione e sull’appetito sensibile.
Non tutte le tentazioni sono causate direttamente dal demonio, ma anche dalla triplice concupiscenza degli occhi, della carne e della superbia.

PROVA: LA SCRITTURA parla chiaramente della tentazione data dal demonio in forma di serpente ad Eva (Gn. 3, 1-6), e delle tentazioni di Giobbe. Il demonio osò tentare, in modo solo esterno come gli era possibile, lo stesso Gesù (Mt. 4 3-lO). Tentò Giuda a tradire il Maestro (Gv. 13, 2, 27).
Gli Atti (5, 3) ci parlano della tentazione di Anania e Saffira, e S. Pietro (5, 8-9) e S. Paolo (Eph. 6 12) ci avvertono di stare in guardia contro le tentazioni del demonio. Dunque la
S. Scrittura ci rivela chiaramente che l’uomo è tentato dal demonio.

L’OSSESSIONE E LA POSSESSIONE: L’OSSESSIONE è una azione esterna del demonio con la quale circonda e asse- dia il corpo dell’uomo e tormenta l’anima con gravi tentazioni.
Molte volte Dio la permette ai suoi Santi per purificarli ed elevarli anche attraverso queste tribolazioni indicibili, a grande perfezione. In queste prove in un modo tutto particolare, si prova la loro fedeltà a Dio, attraverso un crescendo spaventoso e impensabile di assalti che il demonio dà loro; ma nonostante la violenza e il prolungamento della prova essi attestano la loro fedeltà a Dio con una fermezza incrollabile per la grande grazia con cui Egli li sostiene. Hanno così modo di approfondire la loro umiltà (quando essi si considerano grandi peccatori non lo dicono ipocritamente, ma vedono tutta la debolezza se non ci fosse Dio a sostenerli), esercitano la pazienza, moltiplicano le loro preghiere e penitenze, riparano e ottengono grazie per coloro che si danno volontariamente al demonio col peccato.
Il demonio a volte si presenta anche in forme visibili impure, li percuote, li trasporta da un luogo all’altro violentemente, attenta alla loro salute e vita fisica. Non dimentichiamo però che il demonio non può sorpassare i limiti permessi da Dio e che Questi assiste in un modo particolare queste anime a Lui predilette, così provate. Fra gli innumerevoli esempi che si leggono nelle vite dei Santi, citiamo solo S. Giobbe, percosso dal demonio non solo nei beni e nella famiglia, ma nella sua stessa persona; S. Antonio nel deserto; S. Gemma Galgani, più volte percossa ed umiliata dal demonio in varie forme.
Lo stesso Gesù, che essendo Figlio di Dio, non poteva subire una ossessione diabolica, pure permise di essere trasportato dal demonio sul monte e sul pinnacolo del Tempio (Mt. 4). S. Agostino commenta che ciò non deve far meraviglia quando si pensi che permise che i satelliti di satana lo condannassero a morte e lo mettessero in Croce.
POSSESSIONE: una azione interna del demonio in quanto entra nel corpo dell’uomo, vi abita, si serve delle sue membra facendogli compiere azioni insolite.
Nel Vangelo si leggono vari miracoli operati da Gesù per scacciare i demoni da coloro che ne erano posseduti (Mt. 4, 24; 8, 16; Mc. 1, 34, 9, 24; Lc. 8 30, ecc.).
La Chiesa nel suo Rituale dà i segni per riconoscere la possessione diabolica e vanno esaminati molto prudentemente per non confondere la possessione con qualche malattia nervosa. Nei casi riconosciuti solo il Vescovo può permettere di fare gli “Esorcismi”. Non è detto che chi è posseduto nel corpo dal demonio, sia necessariamente in peccato. A volte il Signore permette la possessione ad anime in peccato in castigo e medicina spirituale; molte altre volte ad anime buone per purificazione e merito.

Lo spiritismo

Il demonio, per ingannare gli uomini e condurli alla rovina non solo con le tentazioni, ma ancora con lo SPIRITISM0 cerca di presentarsi.
Il primo fatto spiritico, potremmo dire che è stata la presentazione del diavolo sotto forma di serpente ad Eva.
Nella forma moderna esso risale al 1852, quando ebbe inizio negli Stati Uniti d’America. Si diffuse in Europa, ed oggi ha una grandissima espansione nel Brasile.
È noto che è peccato di superstizione invocare il demonio per conoscere cose occulte o fare cose meravigliose. Anche se nelle sedute spiritiche vengono evocate anime di morti, se da spiriti vengono risposte non sono certamente spiriti buoni. Nè Dio, nè gli Angeli, nè anime che sono in luogo di salvezza si prestano alla curiosità vana ed ai giuochi degli uomini. Diciamo: “se da spiriti vengono risposte”, perchè è provato che in quelle sedute molte volte dei fenomeni avvengono o per trucco e inganni come giuochi di prestidigitazione o anche per forze naturali occulte, come nei casi di magnetismo o ipnotismo.
Quando si tratti di questi esperimenti naturali in cui certamente operino forze naturali di per sè la Chiesa non ha posto proibizioni, ma ha prudentemente taciuto. Ha condannato invece con risposta del S. Ufficio del 23 Giugno 1840 e lettera del medesimo in data 30 Luglio 1856 il magnetismo e l’ipnotismo quando da questi esperimenti naturali si vogliono ottenere effetti soprannaturali come la evocazione delle anime dei morti, la rivelazione di cose ignote e qualunque altra cosa superstiziosa.
Inoltre questi esperimenti naturali diventano illeciti per il pericolo che l’ipnotizzatore imponga al soggetto magnetizzato cose cattive, o comunque agisca senza il suo consenso. Così pure se non c’è un serio motivo di scienza diventa illecito per i danni che può produrre alla salute fisica. Quando invece si tratti veramente di spiritismo la partecipazione è sempre illecita perchè è opera diabolica.
Fra i fenomeni spiritici sono senz’altro da annoverare i colpi battuti dai tavoli in risposta a domande; i quadri e gli oggetti che si muovono dalle pareti, la levitazione del medium, cioè della persona che fa da intermediaria fra i partecipanti e gli spiriti; l’apparizione di fiamme, di mani, teste o persone; la manifestazione di cose occulte.
Molte volte in queste sedute vengono mischiate a cose pie, discorsi osceni o contro la fede. Il demonio, creando confusione fra il bene e il male trascina facilmente nell’inganno.

CAPITOLO TERZO
L’UOMO

Dopo aver parlato della creazione in genere e delle creature spirituali, veniamo a trattare in particolare della creatura composta di anima e di corpo, e cioè dell’uomo.

LE ORIGINI DELL’UMANITA’

Essendo stato toccato l’argomento quando abbiamo trattato della creazione in genere, ci fermeremo solo su alcuni punti particolari per esaminarli con maggior chiarezza, con alcune proposizioni.

1) - I nostri progenitori sono stati creati da Dio anima e corpo.

E’ DI FEDE

I due Concili Laterano IV e Vaticano I, già citati, ci dicono chiaramente che l’uomo è stato creato da Dio. Inoltre il Genesi (cap. 2) ci dice che Dio formò il corpo di Adamo dal fango della terra e gli ispirò l’anima. Eva la trasse, per il corpo da una costa di Adamo, creando pure a lei un’anima dal nulla.

2) - E’ certo che l’anima fu creata dal nulla, mentre riguardo al corpo la Chiesa non si è pronunciata se è stato creato immediatamente o mediatamente.

I Teologi per questo punto si dividono in due sentenze: i più antichi ritenevano che Dio abbia creato immediatamente anche il corpo di Adamo interpretando nel senso ovvio le parole: “dal fango della terra”.
Inoltre, secondo la ragione, all’uomo ripugna discendere dalle bestie sia per le differenze sostanziali che si riscontrano nel corpo sia per la superiorità dell’anima spirituale che informa il corpo.
Anche oggi fra i cattolici questa è la sentenza più comune.
Al contrario altri ammettono sì l’intervento di Dio nella creazione del corpo, ma solo mediatamente, seguendo la teoria del trasformismo o evoluzionismo mitigato. Le parole “dal fango della terra” essi le interpretano che nel corpo in cui Dio infuse l’anima c’erano gli elementi fisico-chimici della terra, come appunto sono anche in un corpo di un animale.
Questa teoria non è condannata nè dall’Enc. Providentissimus» di Leone XIII, dall’Enc. Divino afflante Spiritu” di Pio XII (20 ott. 1943) che riporta lo stesso pensiero e cioè, che gli autori sacri non intendevano dare una dottrina propriamente scientifica ma che «talvolta descrivono e trattano le cose o in qualche modo di traslazione o come il comune modo di parlare comportava per quei tempi”.
Il Card. Lienart nella Rivista Etudes (Dic. 1947) scrive che questa seconda sentenza non è eretica, e che anzi si può ammettere teologicamente; giudizio che più tardi trovava una autorevole conferma nella Enc. Humani generis» (Pio XII, 12 Agosto 1950) in cui è detto: “Il Magistero della Chiesa non proibisce che, in conformità dell’attuale stato della scienza e della teologia sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell’EVOLUZIONISMO, in quanto cioè essa fa ricerche sulla origine del corpo umano che proverrebbe una materia organica preesistente. Però questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni.., siano ponderate e giudicate con la necessaria serietà, moderazione e misura... Però alcuni oltrepassano questa libertà di discussione, agendo in modo come fosse dimostrato già con totale certezza l’origine del corpo umano dalla materia organica preesistente valendosi dei dati indiziali finora raccolti e di ragionamenti basati sui medesimi indizi”.

L’anima spirituale

- TESI - L’anima dell’uomo è spirituale e immortale ed è di per sé ed essenzialmente la forma del corpo umano.

E’ DI FEDE

la prima parte dall’ordinario e universale magistero della Chiesa; la seconda dal Conc. di Vienna (1311) che definisce, condannando come eretico chi dice che “l’anima razionale, ossia intellettiva non sia la forma del corpo umano per sè ed essenzialmente” (D. B. 481).

PROVA: II Genesi (1. c.) dice che Dio infuse nell’uomo “una spirazione di vita”, ciò che significa un’anima spirituale. Ed è per questo spirito che l’uomo diventò “anima vivente”. Dunque è questa anima spirituale che informa il corpo e sostiene anche le facoltà sensitive e vegetative. Gli animali e le piante hanno rispettivamente quella che si chiama impropriamente anima sensitiva o vegetativa, ciò che dà loro la forma. L’anima spirituale perciò è unita col corpo non in una forma accidentale, ma in una forma sostanziale.
Il Genesi dice ancora che l’uomo fu creato “a immagine di Dio” che è Spirito. Ciò non poteva intendersi del corpo. Dunque nell’uomo c’è una parte, ed è l’anima, che è spirituale. Ciò si vede dal fatto della RESURREZIONE di alcuni morti come il figlio della vedova di Sarepta risuscitato da Elia (3 Re 17,17 ss.); il figlio della Sunamitide risuscitato da Eliseo (4 Re 4, 17 ss.).
Il Profeta Ezechiele (37, 12) scrive: “Io vi trarrò dai vostri sepolcri”. Così pure in molti, altri libri Sapienzali si parla della immortalità dell’anima.
Nel Nuovo Testamento si legge: “Non temete quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima” (Mt. 10, 28). S. Paolo ne parla ai Corirti (1 Cor. 11, 11).
Tutti questi passi ci fanno capire come nella Scrittura è dichiarato che l’anima dell’uomo è spirituale ed immortale.
Non riportiamo gli innumerevoli passi dei Padri riguardo a questo argomento, perchè non solo i loro scritti ma tutta la loro opera è indirizzata alla salvezza di questa anima immortale.

La propagazione del genere umano

ERRORI. Alcuni sono contro la UNITÀ DEL GENERE UMANO. Così i PREADAMITI per i quali prima di Adamo vi erano ancora altri uomini, che avrebbero avuto una discendenza; ed i POLIGENISTI, che ammettono più progenitori. Altri errori riguardano la CREAZIONE DELL’ANIMA DI OGNI UOMO, come l’errore dei PRISCILLIANISTI E ORIGENIsTI che ammettevano le preesistenza delle anime come spiriti incorporei creati da Dio, condannati poi, per i loro difetti, a essere chiusi in un corpo; e quello dei TRADUCIANISTI secondo i quali l’anima sarebbe trasmessa dai genitori per generazione.

TESI I - Tutto il genere umano ha origine da un solo primo genitore: Adamo.

E’ PROSSIMO ALLA FEDE

PROVA - Il Genesi (2, 5, 20) dice espressamente: “non c’era l’uomo a lavorar la terra”. Dunque Adamo quando fu creato, era solo, tanto chè non aveva nemmeno una compagna: “Per Adamo non si trovava un. aiuto somigliante a lui”. Adamo viene chiamato: “Padre di tutta la terra” (Sap. 10, 1) ed Eva:
«madre di tutti i viventi» (Gen. 3, 20). Gli Atti degli Apostoli (17, 26) dicono espressamente: “Fece abitare sopra la terra da uno solo tutto il genere umano”.
S. Paolo insegnando la dottrina del peccato originale, indirettamente fa vedere che tutti gli uomini discendono da Adamo: “Come in Adamo tutti muoiono così in Cristo tutti ricevono la vita” (Rom. 512). Non potevano tutti gli uomini morire spiritualmente in Adamo, se da lui non avessero avuto origine.

TESI II - L’anima di ogni uomo viene creata da Dio, quando viene infusa nel corpo.

E’ CERTO

La dottrina di Origene viene condannata nel V Concilio Ecumenico Costantinopolitano II (553) e da Anastasio II (D. B. 103, 170).
PROVA. La parole delI’Ecclesiaste (12, 7): “Ritorni la polvere nella sua terra, donde era; e lo spirito ritorni a Dio che lo diede» fanno intendere che l’anima è stata data da Dio, cioè creata direttamente da Lui.
Questa dottrina è seguita comunemente dai Padri della Chiesa, come Lattanzio, S. Ambrogio, S. Girolamo, S. Gregorio di Nazianzo; ecc.; e al tempo degli Scolastici come Pietro Lombardo che la riassume nella frase: «La Chiesa Cattolica insegna che le anime vengono in fuse nei corpi e nella infusione sono create” (Sent. 2, 18, 8). San Tomaso (De Pot. p. 3 a. 9), dopo aver detto che la Chiesa ha condannato il Generazionismo e il Preesistenzialismo conclude che è approvato il Creazionismo.
L’Enc. “Humanis generis” dice: “La fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio”.

ELEVAZIONE DELL’UOMO

Dio adornò l’uomo non solo di doni naturali ma anche di doni preternaturali e soprannaturali, innalzandolo all’ordine soprannaturale.
Per comprendere bene quanto stiamo per dire è necessario chiarire alcune nozioni.

Naturale e soprannaturale

NATURALE è ciò che è dovuto a una determinata natura, supposta la creazione. Dio poteva crearmi o non crearmi, ma supposto che mi abbia voluto creare uomo, ha dovuto darmi l’anima e il corpo, che sono doni naturali cioè dovuti alla natura dell’uomo.
Naturale per l’uomo quindi, è ciò che è dovuto e non supera l’essenza, le forze, le esigenze della natura umana.
L’essenza, ciò che è anima e corpo.
Le forze, ossia le facoltà per esercitare la sua attività.
Le esigenze, cioè le aspirazioni per raggiungere le quali gli sono dovuti i mezzi e gli aiuti necessari (Cfr. p. 35).

SOPRANNATURALE è ciò che è al di sopra della natura, e che, quindi, non le è dovuto.
Si suddivide in:

1 - SOPRANNATURALE ASSOLUTO, ed è quello che supera e che non è dovuto a nessuna natura creata o creabile, come per l’anima sarebbe la grazia di Dio che eleva l’anima a una vita divina.

2 - SOPRANNATURALE RELATIVO detto anche PRETERNATURALE ed è quello che supera e non è dovuto a una determinata natura creata o creabile, ma che può essere dovuto, e quindi naturale a un’altra. Per esempio l’immunità dalla morte non è dovuta all’uomo perchè il corpo essendo materia è soggetto a mutazione, e quindi di natura sua mortale, ma è invece naturale nell’Angelo, che è puro spirito, e quindi immortale. Il dono preternaturale non innalza la natura a un altro ordine, ma la perfeziona nel suo ordine.
ORDINE NATURALE. Ordine è la conveniente disposizione dei mezzi verso il fine, quindi l’ordine naturale è la conveniente disposizione di mezzi naturali ad un fine naturale.
Naturale perciò il SOGGETTO: l’uomo nella sua natura umana; naturale il FINE: il possesso di Dio conosciuto con la sola ragione umana in modo discorsivo, non il possesso con la visione intuitiva; naturali i MEZZI per raggiungere questo fine:
l’esercizio delle facoltà dell’uomo e le cose create con cui può conoscere Dio; naturale LA LEGGE posta nel cuore di ogni uomo con cui naturalmente sente il dovere della sua soggezione a Dio e il dovere di fare il bene al prossimo.

ORDINE SOPRANNATURALE: è la conveniente disposizione di mezzi soprannaturali a un fine soprannaturale. Perciò sono soprannaturali: IL SOGGETTO: l’uomo non più per la sua semplice natura umana, ma innalzato da Dio alla dignità di suo figlio adottivo; IL FINE: la possessione di Dio nella visione intuitiva faccia a faccia; I MEZZI: la fede e le virtù soprannaturali esercitate col concorso di Dio, la conoscenza di Lui per mezzo della Rivelazione, gli aiuti dati da Dio, come i Sacramenti, ecc; LA LEGGE: non come la conosce l’uomo nel suo cuore, ma coi precetti positivi che Dio ha manifestato.
Da notare che, mentre prima abbiamo parlato di naturale, preternaturale e soprannaturale, qui parliamo solo di due ordini, perchè il preternaturale, come abbiamo detto non costituisce un ordine di natura nuovo, ma perfeziona la natura nel suo ordine. Se all’uomo, per esempio, viene dato il dono della immunità dalla morte, non è che diventi un Angelo, ma resta uomo con questa perfezione non dovuta alla sua natura, dovuto invece alla natura Angelica.
Mentre quando l’uomo riceve la grazia non ha la sua natura umana solamente perfezionata, ma innalzata e portata in un altro stato o ordine: l’ordine soprannaturale per cui è figlio di Dio Questa capacità di ricevere la partecipazione alla natura divina, non è di qualunque cosa creata. L’uomo ha questa capacità, che i Teologi chiamano “potenza obbedienzale” perché creato “a immagine di Dio”, cioè avendo l’anima spirituale. A maggior ragione l’hanno gli Angeli, essendo puri spiriti, che di fatto furono elevati all’ordine soprannaturale.

Stati della natura umana

L’uomo potrebbe trovarsi in sette condizioni diverse riguardo alle grazie e ai doni naturali, e soprannaturali.

1) - STATO DI NATURA PURA. È lo stato in cui sarebbe coi soli doni naturali e fine naturale.

2) - STATO DI NATURA INTEGRA. E’ lo stato come al N. i coll’aggiunta dei doni preternaturali che lo perfezionassero nel suo ordine naturale, come l’immunità dalla concupiscenza, dalla ignoranza, dalle infermità, dalla morte.

3) - STATO SEMPLICEMENTE SOPRANNATURALE, quando fosse destinato al fine soprannaturale, coi mezzi soprannaturali della grazia, senza i doni preternaturali, restando quindi soggetto alla concupiscenza, alla ignoranza, alle malattie, alla morte.

4) - STATO DI NATURA INNOCENTE coi doni naturali, preternaturali e soprannaturali, con destinazione a un fine soprannaturale, come lo fu di fatto Adamo. Si chiama “innocente” o anche «di giustizia originale» perchè questo stato non poteva sussistere col peccato.

5) - STATO DI NATURA DECADUTA quando sia perduto lo stato di natura innocente. È differente dallo stato di natura pura, perchè resta sempre la destinazione al fine soprannaturale, avendone perduti i mezzi. Di fatto questo stato esistette nei nostri progenitori per poco tempo, avendo Dio fatta la promessa del Redentore.

6) - STATO DI NATURA REDENTA. È lo stato dell’uomo caduto e che, avendo da raggiungere il fine soprannaturale non ha più i mezzi per sè, ma può ricuperare la grazia per mezzo di Cristo Redentore. In questo stato, che è quello attuale e che ha avuto inizio colla promessa del Redentore fatta ad Adamo, ci sono stati di nuovo i doni soprannaturali ma non quelli preternaturali.

7) - STATO DI NATURA GLORIFICATA quando nel cielo avrà la
partecipazione completa alla vita divina vedendo Dio faccia a faccia come Egli è.

Gli errori

Prima di presentare le varie tesi, per avere una visione chiara dello stato della questione come di solito, raggruppiamo in principio i principali errori sia riguardo allo stato di giustizia originale, come riguardo al peccato originale e alle sue conseguenze.
Abbiamo detto dei vari errori contro il soprannaturale sia per eccesso che per difetto. Qui completiamo il quadro in relazione al peccato originale.

I - Spieghiamo col NATURALISMO:

GLI ATEI E I POSITIVISTI respingono come una favola la narrazione biblica riguardo al peccato e per rispondere a questi dobbiamo riferirci all’intera Apologetica.
I RAZIONALISTI, ammettono solo quello che può conoscere la ragione, non ammettono il soprannaturale; perciò per essi non ci può essere nè elevazione nè caduta nel primo uomo. Quindi respingono il peccato originale come contrario alla ragione.
I PROTESTANTI LIBERALI E I M0DERNIsTI riducono il soprannaturale ad un sentimento del divino che emana dal subcosciente. I primi però ammettono il peccato originale in Adamo, negandolo nei posteri.
I PELAGIANI (PELAGIO (354-427), monaco nato in Inghilterra, dimorò per assai tempo in Roma. Studiando le opere di Teodoro di Mopsuestia, tendenti al naturalismo, dette un valore superiore alla vita monastica, negando il valore della grazia (come vedremo nel relativo trattato). La negazione del peccato originale nei discendenti di Adamo, è una logica conseguenza del suo sistema, anche se la apprese dalle opere di Rufino, prete Siriaco. Celestio e Giuliano di Eciana eleborarono e diffusero il Pelagianesimo, il quale fu confutato energicamente dal Dottore della grazia, S. Agostino) negarono l’elevazione dell’uomo allo stato soprannaturale e la trasmissione del peccato originale.
Dicono che questo ha nociuto solo ad Abramo e non ai discendenti, se non come cattivo esempio, per il fatto che ogni anima viene creata direttamente da Dio. Per questo i bambini nascerebbero nello stato in cui era Adamo prima del peccato e potrebbero entrate nella vita eterna (Distingue la beatitudine eterna dal regno dei cieli, per non andar contro Giovanni (3, 5), che scrive che senza il Battesimo non si può entrare nel cielo). Il Battesimo servirebbe solo per cancellare i peccati attuali.

II - Spiegano con uno PSEUDO-SOPRANNATURALISMO:
LUTERO E CALVINO dicevano che la grazia e i doni perduti per il peccato appartengono per essenza alla natura umana; l’uomo per il peccato originale si trova in una ereditaria corruzione che colla veemenza della concupiscenza estingue il libero arbitrio; il peccato ci viene impattato prima del Battesimo non ci viene più imputato (ma non viene cancellato) per i meriti di Cristo, e rimane la concupiscenza che secondo loro è peccato.
FLACCIO ILLIRIC0 ripete ed ingrandisce questi errori affermando che la
stessa sostanza dell’uomo è essenzialmente e totalmente corrotta.

LO STATO DEI PROGENITORI

TESI - I nostri progenitori, per dono gratuito e veramente soprannaturale furono costituiti nello stato di santità e di giustizia originale.

E’ DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. B. 788) Se alcuno non professerà che il primo uomo Adamo... ha perduto la santità e la giusti.zia nella quale era stato costitutio,... sia scomunicato”. Che questo dono sia stato “gratuito e veramente soprannaturale” è certo, contro i Protestanti e i Giansenisti per le proposizioni condannate di Baio e di Quesnell in cui si dice che la grazia era dovuta nello stato di natura integra (D. B. 1021; 1516); mentre è di fede riguardo alla natura decaduta.
Nota la parola “costituito» con la quale il Concilio non ha voluto determinare se l’uomo fu creato direttamente nello stato di natura elevata, oppure se prima fu creato nello stato di natura pura o integra e poi elevato.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. L’uomo, creato a “immagine e somiglianza» di Dio, secondo la interpretazione dei Padri è tale non solo perchè ha l’anima spirituale, ma perchè gli era stata data la vita divina. Una riprova è la familiarità con cui Dio si intratteneva con lui frequentemente (Gen. 2, 18-24). S. Paolo spesso nelle sue lettere parla di rigenerazione, restituzione allo stato in cui era il primo uomo (Ef. 4, 23; 2 Cor. 18- 19); Col. 1, 13-14). Se la nostra rigenerazione viene fatta col darci la grazia santificante ciò significa che il primo uomo era nella grazia santificante. Esplicitamente invitando a rivestirci dell’uomo nuovo dice che “secondo Dio fu creato nella giustizia e nella santità della verità” (Ef. 4, 24).
Questo confronto fra la santità e giustizia dell’uomo rinnovato di oggi e quello che fu creato nella giustizia e nella santità, ci dice che come per noi la grazia è un dono veramente soprannaturale e gratuito, altrettanto lo era per lui.

B) - I PADRI. S. Ireneo (Adv. Haer. 3.18) dice che il primo uomo era simile a Dio per la partecipazione dello Spirito San to, ossia della grazia, e che Cristo ha ristabilito l’umanità nello stato in cui era all’inizio. Tertulliano (De bapt. 4) dice che l’uomo riceve lo Spirito Santo, che aveva ricevuto e che poi aveva perduto per il peccato. San Girolamo (In Ef. 4,30) parla della grazia dello Spirito Santo “nella quale in principio fummo creati”. Così S. Agostino dice che “nel paradiso (terrestre)... per il peccato perì quella libertà di avere la piena giustizia con la immortalità» (Ep. c. Pelag. 1, 2-5).

I GIANSENISTI mitigando l’errore di Lutero dissero che nella concupiscenza vi è peccato, e per questo la libertà umana viene così indebolita che necessariamente l’uomo è attratto ai piaceri in modo tale che solo può liberarlo la grazia efficace.

Il dono della integrità

TESI - I nostri progenitori furono costituiti nello stato di natura integra, cioè furono costituiti immuni dalla concupiscenza, dalla ignoranza, dal dolore e dalla morte; e ciò per dono gratuito e preternaturale.

La nota teologica per questa tesi si differenzia per i vari doni. La noteremo perciò, punto per punto nella

SPIEGAZIONE E PROVA

1) - L’ESENZIONE DALLA CONCUPISCENZA che viene anche chiamata “dono di integrità” dava ai progenitori una rettitudine tale per la quale l’appetito sensibile veniva assoggettato perfettamente alla ragione. Infatti la concupiscenza è una forte propensione verso i beni sensibili, sia illeciti che leciti, ma contro l’ordine della ragione. I progenitori ne furono immuni.

E’ CERTO

dal Conc. di Trento che suppone questa esenzione quando dice che la concupiscenza “viene dal peccato e inclina al peccato” (D. B. 792) e che l’uomo, dopo il peccato “fu mutato in peggio nell’anima e nel corpo” (D. B. 788).
La concupiscenza non è peccato in sè stessa come non lo è la morte, solo è la privazione di un bene. Siccome S. Paolo la chiama “peccato” (Rom. 7, 16-24), il Conc. di Trento (1. c.) spiega che, la chiama così, perché «è dal peccato e inclina al peccato”, in quanto i moti del corpo, precedono la riflessione dell’anima, impedendo una piena libertà morale.
L’esenzione dalla concupiscenza non va pensata come assenza dell’appetito concupiscibile, ma assenza del suo disordine. (“eformità”, lo chiama S. Tommaso (S. Th. lq. 98 a 2).

Essa si riferisce ad ogni desiderio sensibile e non solo a ciò che è l’istinto contro la purezza.
La Scrittura fa vedere questa immunità prima e non dopo
il peccato di Adamo ed Eva. Prima innocentemente non avevano bisogno di vestiti, ma dopo il peccato si aprirono i. loro occhi, ebbero vergogna e si ricoprirono con foglie di fico, e poi Dio stesso diede loro delle vesti (Gen. 2,25; 3, 7-10,21).

2) - L’ESENZIONE DALLA IGNORANZA, dono della scienza che fu infusa ai progenitori riguardo alle cose naturali e fisiche come per le cose soprannaturali, proporzionata al loro stato e alle loro necessità.

E’ CERTO

e si deduce dal fatto che Adamo dà un nome conveniente a tutti gli animali (Gen. 2, 19 ss.).
Il libro dell’Ecclesiastico (17, 5-6) dice che Dio “li riempì del sapere dell’intelletto. Creò in essi la scienza dello spirito, riempì loro il cuore di senno e fece loro conoscere il bene e il male”.
S. Agostino (Op. imp.) e S. Cirillo di Alessandria (In Joan. 1,9) esaltano la scienza e la intelligenza dei nostri progenitori.

3) - ESENZIONE DAL DOLORE o dono della impassibilità.

E’ CERTO

Il Conc. di Trento dice che “le sofferenze del corpo derivano dal peccato” (D. B. 789).
La Scrittura ci dice che i progenitori non avevano sofferenze, ma erano pieni di felicità. Erano stati posti in un paradiso di felicità. Nella condanna pronunciata da Dio dopo il peccato, vengono comminate varie pene: (Gen. 3) la fatica ed il sudore della fronte, la terra che germina triboli e spine, la nascita dei. figli nel dolore.

4) - L’ESENZIONE DALLA MORTE, ossia il dono della immortalità.

E’ DI FEDE

dal Conc. di Cartagine (418) (D. B. 101) che definisce:
“Chiunque avrà detto che il primo uomo... sia che peccasse, sia che non peccasse, sarebbe morto nel corpo... sia scomunicato”; e dal Conc. di Trento (D. B. 788) che definisce che il primo uomo per il peccato ha incorso “l’ira e l’indignazione di Dio, e perciò la morte che già prima Dio gli aveva comminato.

Nel Genesi (2, 16) si legge la minaccia fatta da Dio all’uomo se lo avesse disobbedito: “In qualunque giorno ne mangerai, morirai”. Che si trattava anche della morte del corpo si vede chiaramente dalla condanna “tornerai nella terra, dalla quale sei stato formato» (ivi 3, 19).
Il libro della Sapienza (2, 23, 24) dice: “Dio creò l’uomo inesterminabile... ma per l’invidia del diavolo, la morte entrò sulla terra”.
E S. Paolo (Rom. 5, 12): «Per un solo uomo il peccato entrò in quesito mondo e per il peccato, la morte”.
S. Agostino (De Gen. ad litt. 6, 25) ha questa frase scultorea: “Dunque era mortale per la condizione del corpo animale, immortale per beneficio del Creatore”.

5) - L’INTEGRITÀ DATA AI PROGENITORI É DONO GRATUITO E PRETERNATURALE.

E’ CERTO

dalla condanna di alcune preposizioni di Baio (D. B. 1026, 1055) che dicevano “che l’integrità della prima creazione non fu una esaltazione indebita della natura umana”.
Di fatto per il peccato tutto il genere umano ha perduto il dono dell’integrità. Ciò non sarebbe giusto se questi doni fossero dovuti alla natura umana. Dunque sono doni gratuiti e preternaturali.

LA CADUTA DELL’UOMO

Nei progenitori

TESI - I nostri progenitori trasgredendo il comando di Dio hanno perduto la santità e la giustizia originale, peccando gravemente.

E’ DI FEDE

Il Conc. di Trento definisce questo precisando pure la condizione in cui Adamo si trovò dopo il peccato. “Se alcuno non professerà che il primo uomo Adamo, avendo trasgredito il comandamento di Dio nel paradiso, abbia subito perduto la santità e la giustizia in cui era stato costituito, e abbia incorso, per l’offesa di tale prevaricazione, l’ira e l’indignazione di Dio, e perciò la morte, che prima Dio gli aveva minacciato, e con la morte, la schiavitù sotto la potestà di colui che di poi ebbe l’impero della morte, e cioè del diavolo, e che tutto Adamo sia stato mutato in peggio nel corpo e nell’anima per quella offesa di prevaricazione, sia scomunicato” (D. B. 788).

SPIEGAZIONE E PROVA: I genitori avevano ricevuto la giustizia originale come un bene per sè e per i discendenti, ma non lo avevano avuto in modo definitivo: erano in stato di prova e, solo restando fedeli al comando di Dio lo avrebbero mantenuto.

A) - DALLA SCRITTURA è noto il racconto biblico della caduta (Gen. 2, 17 e 3, 14) e abbiamo detto sopra in quale senso vada interpretato. È compito della Esegesi stabilire fino a qual punto ogni frase sia rivestita del carattere di narrazione popolare o abbia senso improprio. Quello che secondo la dichiarazione della Pontificia Commissione Biblica va assolutamente inteso in senso proprio è il fatto dello stato di integrità e felicità originale dei progenitori, il comando dato da Dio per provare la loro ubbidienza, la trasgressione fatta per istigazione del diavolo, presentatosi sotto forma di serpe, la caduta dallo stato di innocenza e la relativa condanna a morire.
Dio aveva dato ad Adamo il comando di non mangiare del frutto proibito: “Dell’albero della scienza del bene e del male non ne man giare, perchè in qualunque giorno ne mangerai, morirai” (Gen. 2, 17). Questo comando dato da Dio fu trasgredito. Il serpente sedusse Eva la quale “prese di quel frutto e mangiò e dette a suo marito che mangiò” (Gen. 3, 1-6).
Questa trasgressione fu grave, come si vede dallo scopo per cui Dio aveva dato il precetto. Con questo voleva esigere il tributo di obbedienza e di sottomissione dall’uomo. Si vede pure la gravità dalle conseguenze prima comminate e poi attuate: la morte dell’anima e del corpo e non solo in Adamo, ma ancora in tutti i suoi discendenti. E Adamo peccò con piena responsabilità, conoscendo quello che faceva e volendolo fare.
Fu un peccato principalmente di superbia che condusse alla disobbedienza, come nota S. Tomaso (S. Th. 2, a 2 ae, q. 163. a 1-2).
Nei primogenitori, a differenza che nei discendenti, come vedremo, fu un peccato personale. Adamo nel commetterlo fece anche un peccato di amore disordinato verso la sposa, mentre Eva fu sedotta dal serpente. Con questo peccato essi perderono la grazia e i doni preternaturali. .
La caduta dei progenitori è ricordata anche in altri libri della Scrittura. La Sapienza (2, 24) dice: “Per l’invidia del diavolo la morte entrò nel mondo”.

B) - I PADRI, di solito, parlando del peccato originale si attengono alla narrazione biblica e unanimemente ammettono lo stato di giustizia originale, il comando di Dio, la trasgressione dell’uomo. Solo, nella interpretazione del peccato, alcuni, come Agostino, e fra i Dottori Bellarmino, aggiungono alla colpa di disobbedienza quella di incredulità, perchè Adamo non ha creduto solo alla donna, ma al serpente.
Da tutti si discosta Clemente Alessandrino interpretando il peccato come una colpa di impurità, opinione ripresa da alcuni moderni.
Questa spiegazione però non è conforme al racconto del Genesi (cap. 1-3), perchè vi si parla chiaramente di Eva che per prima prende il pomo separatamente.
Dio fin dalla creazione li aveva costituiti sposi, dicendo loro: “Crescete e moltiplicatevi” e “l’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto”. Inoltre è detto chiaramente che la esecuzione del loro dovere di coniugi avvenne dopo che furono scacciati dal paradiso terrestre; anzi questo fatto narrato senza sottintesi, ribatte l’obiezione di coloro che asseriscono che il Genesi parla di un pomo, per dire velatamente di un peccato impuro. Nè il Genesi, nè gli altri libri della S. Scrittura fanno queste reticenze (Cfr. HETZENAUER: Vetus Testamentum, Roma 1925, e GOTTESBERGER: Adam und Eva, 1912).
I sostenitori di questa sentenza lo fanno giudicando piccola cosa il semplice mangiare un pomo, ma abbiamo già detto sopra della sua gravità per la gravità del comando e del suo fine, per la responsabilità dell’uomo con le sue facoltà integre, per le conseguenze e, possiamo aggiungere, per la facilità con cui poteva venir eseguito.

Nei discendenti

Il peccato di Adamo è passato nei suoi discendenti. Dimostreremo:

1) la propagazione di questo peccato;

2) in che cosa consista;

3) le sue conseguenze.

La propagazione del peccato originale

TESI - Il peccato di Adamo è passato in tutti i suoi discendenti eccetto la Vergine Immacolata.

E’ DI FEDE

Il Conc. di Trento (D. B. 789) dice: “Se alcuno dirà che il peccato di Adamo nocque a lui solo e non alla sua discendenza; e che la santità e la giustizia ricevute da Dio non le perdette anche per noi, ma solo per sè stesso; e che, divenuto peccatore, trasfuse nel genere umano la morte e le pene del corpo soltanto, non anche il peccato che è morte dell’anima, sia scomunicato”.
La tesi è contro i
Pelagiani, i Protestanti e i Razionalisti.

SPIEGAZIONE - IL PECCATO DI ADAMO e cioè la colpa di origine, non soltanto le conseguenze relative ai beni del corpo e ai beni preternaturali anche dell’anima. Tanto meno il solo cattivo esempio.

IN TUTTI I SUOI DISCENDENTI cioè in tutti i singoli uomini derivanti da Adamo per generazione. Quindi se un uomo p0- tesse discendere da altri che non sia Adamo, o fosse da Dio direttamente, non avrebbe il peccato di Adamo (Vi Controversia fra i Teologi se vi fosse stata trasmissione di peccato Se avesse peccato Eva solo e non Adamo. I più sostengono di no, riferendosi anche alle parole del Conc. di Trento: “Gli uomini, se non nascessero dal seme di Adamo, non nascerebbero ingiusti» (D. B. 795).

ECCETTO LA VERGINE IMMACOLATA. Quantunque discendente da Adamo, la SS. Vergine è immune da peccato, come diremo nel prossimo trattato.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. L’Antico Testamento ha solo delle oscure allusioni alla propagazione del peccato originale. Nel Genesi si vede che Dio, dopo il peccato non usa più cogli uomini quella familiarità che aveva prima del peccato. In Giobbe (14,4) si legge: “Chi può fare mondo colui che è concepito da un seme immondo?”.
E il Salmo 50, 6 dice: “Ecco, sono nato nella colpa e mia madre mi ha concepito nel peccato”.
Ma queste espressioni danno solo una prova indiretta e probabile. Invece nel Nuovo Testamento troviamo queste verità espresse più chiaramente.
Nel Vangelo Gesù dice “Se alcuno non sarà rinato nell’acqua e nello Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio” (Gv. 3,5). “Chi avrà creduto e sarà battezzato, sarà salvo” (Mc. 16,16).
Da questa necessità del Battesimo per tutti, si capisce che tutti si trovano in uno stato di peccato.
Ma esplicitamente parla della trasmissione del peccato in tutti gli uomini S. Paolo: Eravamo per natura figli dell’ira, come tutti gli altri” (Ef. 2,3). Per meritarci l’ira divina è segno che eravamo macchiati di una colpa, e questo, tutti e per natura cioè fino dalla nascita, anzi fin dal principio della esistenza.
Insiste poi più chiaramente nello stesso concetto sul parallelo che fa fra Adamo e Cristo: “Per un uomo la morte e per un uomo la RESURREZIONE dei morti; e come in Adamo tutti muoiono, e così in Cristo tutti saranno vivificati” (1 Cor. 15,21-22).

Dunque tutti gli uomini sono morti in Adamo.

Ma in modo più diretto ne parla ai Romani (5,12-19): “Così dunque per un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e col peccato la morte, e così la morte si è estesa a tutti gli uomini, NEL QUALE (Adamo) tutti hanno peccato... eppure la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche sopra coloro che non avevano peccato di prevaricazione come Adamo, che è figura di Colui che doveva venire, ma il dono è stato ben differente dal delitto, perchè se per delitto di uno solo molti perirono, molto più la grazia e la liberalità di Dio, in grazia di un sol uomo, Gesù Cristo, abbondò in molti. Quindi, come per il delitto di uno solo venne sopra tutti gli uomini la dannazione, così per la giustizia di uno solo è in tutti gli uomini la giustificazione vivificante. Così pure come per la disobbedienza di un solo uomo, molti sono costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo, molti saranno costituiti giusti
Esaminando tutto l’insieme di questa descrizione dell’Apostolo, si vede che si tratta di un vero e proprio peccato che è passato in tutti gli uomini, perchè tutti in Adamo peccarono» come tutti in Gesù furono redenti.

B) - DALLA TRADIZIONE:

1) Fino dai primi secoli la Chiesa ha usato amministrare il Battesimo, non solo agli adulti, ma anche ai piccoli per rimettere i peccati. I piccoli non potevano avere peccati attuali: dunque era per il peccato originale:

2) Nei Simboli si legge: Confesso un solo Battesimo in remissione dei peccati, e i Padri almeno fin dal terzo secolo affermano che deve essere dato il Battesimo ai piccoli per rimettere il peccato originale.

3) I Padri, fino dal principio, asseriscono che l’umanità è colpevole per il peccato originale. S. Giustino dice che il Cristo è morto: «per il genere umano, che era stato trascinato da Adamo nella morte e nella tentazione dal serpente” (Dial. 88) E. S. Ireneo: Noi abbiamo offeso Dio nel primo Adamo disobbedendo al suo precetto» (Ad. Laer. 5, 13, 3). Origene parla dell’uso di battezzare i bambini perchè macchiati di colpa originale e dice che “tutti muoiono in Adamo” (In Ierem. 8,1). Tertulliano distingue tra peccato originale, di cui conia una terminologia chiamandolo “vizio di natura» dal peccato personale e dice che “tutto il genere umano fu infetto dal peccato del primo uomo” (De test. anim. 3).
I Padri Greci, preoccupati di combattere il Manicheismo insistono molto sul peccato personale e in qualche testo sembrerebbe perfino che interpretassero male la comune dottrina del peccato originale. Ma chi li intendesse così andrebbe contro il loro pensiero, tanto è vero che S. Agostino, parlando del peccato originale fa appello ai loro scritti.

4) Dopo l’eresia pelagiana la parola dei Padri si fa più serrata e precisa, specialmente per opera di S. Agostino. Egli afferma nettamente che il peccato originale non è solo una pena, ma una colpa: Tutti fummo in lui (Adamo) quando tutti fumnio quello solo” (De Civ. 13,14). “Quello che nei fanciulli si dice peccato originale, mentre ancora non usavano l’arbitrio della volontà, non si chiama assurdamente anche volontario, perché contratto dalla cattiva volontà del primo uomo è diventato come ereditario” (Retrot. 1,13,5). Contro i Pelagiani afferma ancora che: «non vi è vita eterna al di fuori del regno dei cieli” (Sermo 194,3).
Egli indica la giusta via contro i Manichei, per la volontarietà, e non per la necessità da un Essere cattivo, e contro i Pelagiani per la ereditarietà e non per un cattivo esempio.

5) Molti Concili condannarono l’eresia Pelagiana. - Il Milevitano (416) condanna chi dice che “l’uomo sia che peccasse, sia che non peccasse sarebbe morto nel corpo... per necessità di natura”, come chi dice che “ì fanciulli non hanno ricevuto niente di peccato originale da Adamo” (D. B. 101-102). Questo decreto fu approvato da Innocenzo I e più tardi dal Cono. Carta ginese (418) con lettera di Zosimo. Fu confermata la condanna anche dal Cono. di Efeso e da S. Celestino.

NATURA DEL PECCATO ORIGINALE

Da quanto abbiamo detto sono emerse molte particolarità riguardo alla natura del peccato originale. Abbiamo visto ad esempio che è un vero peccato inerente a ciascuna persona che viene in questo mondo.
Conviene però precisare meglio in che cosa consiste e come mai, se commesso da Adamo, tutti gli uomini ne sono colpevoli.
La Chiesa, riguardo alla natura del peccato originale si è limitata a dare nel suo solenne insegnamento, alcune decisioni.
Il Conc. di Trento ha definito che il peccato originale “ha il carattere di vero e proprio peccato» che “è morte dell’anima” e che “si trova in ognuno come proprio” (D. B. 789, 790 e 792).
I Teologi cattolici nel dare la spiegazione della natura del peccato originale si dividono in più sentenze.

I - PRIMA DEL Conc. DI TRENTO alcuni (Pighi, ecc) affermavano che il peccato originale formalmente era lo stesso peccato di Adamo, imputato esteriormente ai suoi discendenti. Questa sentenza oggi è scartata in quanto sembra non possa conciliarsi con le parole del Tridentino il quale asserisce che è un peccato proprio di ciascuna persona. Inoltre il Battesimo cancella il peccato originale: invece in questo caso verrebbe a togliere solo la imputazione. Cadremmo così nella teoria protestante.

II - PIÙ TARDI altri Teologi come il Salmeron e il Lugo spiegano il peccato originale considerando Adamo come CAPO MORALE DI TUTTI GLI UOMINI. Uno che ha la responsabilità anche in nome di altri, se commette un errore ne restano responsabili tutti in solido. Come in una società economica se uno è capo e la sua firma vale per tutti i soci, una decisione firmata da lui, vale per tutta la società.
Secondo questa sentenza il peccato commesso da Adamo, persevera moralmente nei suoi discendenti; però la privazione della grazia sarebbe solo come un effetto. Perciò, se a differenza della prima sentenza, questa ammette il peccato come proprio, non si vede come possa essere di ciascuno a meno che la volontà di tutti non fosse già inclusa in quella di Adamo. Ciò che non è vero perchè altrimenti anche gli altri peccati di Adamo sarebbero dovuti discendere in noi.

III - OGGI comunemente si segue la spiegazione data da Alessandro di Hales e da S. Tomaso.

Il peccato originale consiste essenzialmente nella privazione della giustizia originale; privazione causata dall’azione volontaria di Adamo che era fonte e principio di tutta la natura umana.

L’elemento formale è dunque la privazione della giustizia originale, mentre l’elemento materiale è la concupiscenza “che è dal peccato e al peccato inclina”. Infatti, perduta la grazia,
è perduta pure quella forza che teneva ordinato il corpo all’anima.
Questa spiegazione avvicina maggiormente il mistero del peccato originale alla ragione umana. Infatti il peccato originale è: PRIVAZIONE DELLA GIUSTIZIA ORIGINALE. perciò privazione della grazia santificante. L’uomo in questo stato non è più nell’ordine soprannaturale, e manca perciò dei mezzi per raggiungere il fine soprannaturale.
Ed è ancora:
privazione dei doni preternaturali.

PRIVAZIONE. Insistiamo nell’esaminare questa parola, perchè ci dice la mancanza di quei doni, che non ci erano dovuti, ma che ci sarebbero venuti attraverso Adamo. Per questo non c’è nessuna ingiustizia: come in un figlio che nasce povero perchè il padre, miliardario, ha perduto le sue ricchezze. Questo peccato abituale, ossia lo stato di peccato in cui nascono gli uomini, non è perciò un abito positivo, come uno che commette un peccato personale, ma un abito negativo in quanto ci priva di beni che avremmo dovuto avere non naturalmente, ma per la disposizione data da Dio.

CAUSATA DALLA AZIONE VOLONTARIA DI ADAMO. Abbiamo detto altrove della volontarietà in Adamo, ma parte pure da questa sua volontà il fatto che il peccato originale in noi è un peccato proprio di ciascuno inerente all’anima di ogni uomo. Ogni peccato, per essere tale, è necessario che sia volontario. Risulta anche dalla condanna delle proposizioni 46 e 47 di Baio (D. B. 1046-1047): “il volontario non appartiene alla ragione di peccato.., e il peccato originale ha vera ragione di peccato senza nessun riguardo alla volontà per cui ebbe origine”. Però, come nota S. Tomaso (In II Sent. 33, q. 2a 1 ad 2): “fra tutti i peccati il. minimo è l’originale, perchè ha il minimo di volontario. Infatti non è volontario per volontà di questa persona ma per la volontà del principio di natura soltanto”. Perfino al peccato veniale, essendo commesso per la volontà della persona, si deve maggior pena positiva che al peccato originale.
Dunque è un peccato volontario, non di persona, ma di natura, di cui abbiamo la volontà nella causa. Ed allora in qual modo è peccato proprio di ciascuno e inerente all’anima di ciascuno?

FONTE E PRINCIPIO DELLA NATURA UMANA. Alcuni hanno detto che le nostre volontà erano già incluse in Adamo. Ma ciò è contrario alla verità. Le nostre volontà non esistevano ancora.
Abbiamo già scartato l’ipotesi di chi lo spiega considerando Adamo soltanto CAPO MORALE di tutto il genere umano. Se come CAPO MORALE di tutto il genere umano avesse avuto per questo solo fatto la responsabilità della volontà di ciascuno di noi, dovrebbe risultare da qualche legge positiva. Ciò invece non risulta.
Ma anche se Dio lo avesse fatto conoscere ad Adamo, senza che lo sappiamo noi, questa ragione non deve essere assolutamente disgiunta da quella che è una ragione, vorremmo dire, fisica.
Adamo è la fonte e il principio di tutta l’umanità. In lui era in seme tutta la natura umana. In un seme sono già, potenzialmente, tutte le virtù e le qualità di una pianta. Da un nocciolo di pesca nascerà un arboscello, poi, un albero che produrrà pesche della stessa specie. Così gli alberi successivi che nasceranno dai noccioli di quelle pesche. Ammettiamo che da un nocciolo venisse tolta radicalmente una qualità: le pesche derivanti da questo nascerebbero tutte prive di quella qualità. Accenniamo a questo esempio, per intendere, senza fermarci al dettaglio della necessità di innesti.
Ora è chiaro che in Adamo era in seme tutta la natura, tutti gli uomini discendenti da lui. La sua volontà perciò riguarda tutta la natura umana. In lui potenzialmente era tutta la natura umana. Se da una fonte esce acqua o petrolio, fino all’ultimo del corso si avrà rispettivamente acqua o petrolio. Solo da altre fonti potrebbe venire una materia diversa.

“IN QUO OMNES PECCAVERUNT: “Nel quale tutti peccarono” ci dice S. Paolo, come abbiamo visto precedentemente. In lui dunque tutti peccammo, e mentre non ci passa la sua colpa personale, riceviamo la colpa di natura, e cioè siamo privi della giustizia originale, che la natura umana non ha più. “Questo dono era stato dato divinamente a tutta la natura umana”

come dice S. Tomaso (S. Th. q. 100 a 1) (S. TOMASO (S. Th. 1. a 2. ae q. 81 a 1), spiega ancor più chiaramente:
“Tutti gli uomini che nascono da Adamo possono considerarsi come un sol uomo in quanto convengono nella natura che ricevono dal primo padre... Molti uomini derivati da Adamo, sono come molte membra di un sol corpo. E gli altri atti di un membro del corpo, per es. una mano, non è soltanto per la volontà della mano, ma per la volontà dell’anima che muove le membra.., così in questo uomo generato da Adamo, il disordine non è volontario per la sua volontà, ma per la volontà del primo padre che muove, per la generazione, tutti coloro che derivano per origine da lui, come la volontà dell’anima muove tutte le membra all’azione”). Per questo si propaga, come abbiamo dimostrato, non per esempio o imputazione, ma per generazione, nello stesso istante in cui l’anima viene infusa nel corpo.
Come in Adamo abbiamo peccato non solo perchè nostro capo morale ma perchè ci ha trasmesso la sua vita, così in Cristo, novello Adamo, riceviamo la vita non solo perchè è il nuovo Capo morale, ma perchè ci dona la sua vita divina, facendoci partecipi della sua grazia innestandoci come Membra nel suo Corpo Mistico.
Da notare che il Battesimo, mentre ci dona di nuovo i doni soprannaturali e cioè la grazia santificante, non ci restituisce i doni preternaturali.

Conseguenze del peccato originale

IN QUESTA VITA - Come abbiamo avuto occasione di dire, in questa vita il peccato originale priva della grazia santificante (è di fede) e dei, doni preternaturali che erano stati dati ai nostri progenitori (è certo e lo constatiamo).
Inoltre il demonio ha preso sopra il genere umano una dominazione, come abbiamo detto nel precedente capitolo.
Con questo si spiega quanto ha definito il Conc. di Trento e cioè che l’uomo “è stato deteriorato nell’anima e nel corpo” (v. sopra). Questo decadimento dunque è relativo allo stato anteriore al peccato. Ma tra i Teologi sorge la questione se l’uomo sia più debole nello stato di natura decaduta che in quello di natura pura.
Alcuni, come il Suarez e il Bellarmino dicono che è nelle stesse condizioni.
Più probabilmente i Tornisti affermano che le forze naturali non sono state diminuite intrinsecamente, ma solo estrinsecamente per i maggiori ostacoli che si trovano e per la tirannia del diavolo. Le forze naturali non sono diminuite in sè stesse, ma per la minore inclinazione alla virtù, non essendoci più l’armonia fra l’anima e il corpo come sarebbe stata nello stato di natura pura. Così si può intendere la celebre frase di S. Agostino: “L’uomo per il peccato originale è stato spogliato delle cose gratuite E FERITO IN QUELLE NATURALI”.

NELL’ALTRA VITA - L’uomo che ha raggiunto il pieno uso di ragione e ha il peccato originale cancellato col Battesimo di acqua, o almeno con un atto di carità perfetta, che comprende il Battesimo di desiderio almeno implicito, purchè non abbia altri peccati mortali si salva (come vedremo nel relativo trattato). Altrimenti va all’inferno.
NEI BAMBINI e in tutti quelli equiparati a questi, come coloro che sono sempre stati pazzi o deficienti, IL PECCATO ORIGINALE IMPEDISCE LA VISIONE INTUITIVA DI DIO.

E’ DI FEDE

dal Conc. di Firenze che definisce: le anime di coloro che muoiono in peccato mortale attuale o col solo peccato originale, subito vanno all’inferno, ma puniti con pene differenti”
(D. B. 693).
E il Conc. di Trento, confermando quanto era stato detto anche nel Conc. di Firenze, e cioè che è di fede che le anime di coloro che muoiono in peccato mortale attuale o nel solo peccato originale, scendono subito nell’inferno, ma punite con pene differenti”, conferma che ai bambini è necessario il Battesimo per conseguire la vita eterna” (D. B. 791). Queste definizioni non fanno altro che riportare quanto aveva detto Gesù: “Se uno non sarà rinato nell’acqua e nello Spirito Santo non potrà entrare nel Regno di Dio” (Gv. 3, 5) e “Chi crederà e si battezzerà sarà salvo” (Mc. 16, 16).
Colla parola inferno però, non è designata necessariamente la pena dei dannati adulti. Nella tradizione cattolica, questo luogo per i bambini, si chiama solitamente “Limbo”.
Alcuni Padri e Teologi pensarono che vi sia una pena dei sensi mitissima; ma una sentenza molto comune esclude anche questa pena, la quale si restringerebbe solo alla privazione della visione beatifica di Dio, anzi alcuni, come Suarez e Lessio, ammettono perfino una beatitudine naturale.