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TEOLOGIA SPECIALE |
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Addentriamoci ora, in adorante umiltà, con la nostra debole mente,
illuminata dall’insegnamento della Rivelazione, a indagare il più alto
Mistero della Vita intima di Dio. Soltanto la parola di Dio poteva farci
conoscere questo dove non arrivano le forze della ragione: Dio, UNO
NELLA NATURA, È TRINO NELLE PERSONE.
Il Genesi (18, 1-3) dice. «Apparve ancora il Signore ad Abramo
nella valle di Mambre... Avendo alztto gli occhi gli apparvero tre
uomini in piedi presso di lui; vedutili si prostrò in terra adorando. E
disse: «Signore...». S. Agostino (De Trin. 2,11)
commentando questo passo dice che Abramo vide l’immagine e la figura
della SS. Trinità e, con la sua penna incisiva, scrive: «Vide Tre e
adorò Uno». I - LA RIVELAZIONE DEL MISTERO dicendo degli ERRORI, LE PROVE DELLA SCRITTURA, DEI PADRI, DELLA CHIESA. In una seconda SEZIONE daremo la: II - SPIEGAZIONE SCOLASTICA DEL DOGMA suddividendo nei capitoli: 1 - LE DIVINE PROCESSIONI 2 - LE RELAZIONI DIVINE 3 - LE DIVINE PERSONE RIGUARDO ALLE CREATURE.
SEZIONE PRIMA Eresie antitrinitarie Fino dai primi secoli della Chiesa sorsero degli eretici a negare questa verità fondamentale. Secondo il loro punto di vista li possiamo distinguere in tre categorie: A) ANTITRINITARI nel pieno senso della parola. Questi di fronte alla difficoltà di conciliare la Trinità di Persone con l’Unità di Natura, negavano senz’altro la Trinità. Tali sono i Modalisti, e ai nostri, tempi i Sociniani, i Razionalisti, i Protestanti liberali, e i Modernisti. B) SUB0RDINATI, cioè coloro che per distinguere le Persone, le consideravano ineguali, come i Subordinaziani, gli Ariani, i Macedoniani, i Priscillianisti. C) TRITEISTI, cioè coloro che ammettevano tre Dei. A) ANTITRINITARI 1) - MODALISMO - A questi si possono ridurre le tre eresie del MONARCHISMO, PATRIPASSIANISMO E SABELLIANISMO sorte in Occidente alla fine del II secolo con Prassea, Noeto, Sabellio, Epigono, Cleomene, e in Oriente con Paolo di Samosata. Essi ammettono un solo Dio, che tutto comanda (monarchismo), che è distinto solo per il modo, nel Padre in quanto crea e genera, nel Figlio, in quanto è generato e redime, nello Spirito Santo in quanto santifica, ma non sarebbero tre Persone distinte. Per conseguenza nel Cristo avrebbe patito il Padre e il Figlio (Patripassiani). 2) - SOCIANIANISMO dei fratelli Sozini, nega in modo assoluto la Trinità delle Persone. 3) - RAZIONALISMO. Nega la Trinità. Alcuni, come Kant, tengono i nomi delle Persone intendendo una unica Persona chiamata differentemente per le varie operazioni: Padre, come Creatore e Legislatore, Figlio come Governatore di tutte le cose, Spirito Santo come Giusto Giudice. 4) - PROTESTANTESIMO. Mentre i Protestanti in genere, ammettono la dottrina della SS. Trinità come nella Chiesa Cattolica, i PROTESTANTI LIBERALI dicono che Gesù Cristo non è Dio, ma un Profeta di eccelsa santità, e lo Spirito Santo una virtù o una operazione di Dio. 5) - MODERNISMO. Nega che Gesù Cristo abbia insegnato che Dio è Trino: per i Modernisti questa dottrina avrebbe subìto successivamente una evoluzione quando, cioè, alcuni cristiani, trovando nella formula del Battesimo indicata da S. Matteo il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, giudicarono che il Cristo fosse il Verbo, cioè il Lo gas, interpretando questa parola dal sistema del filosofo greco Filone, per il quale il logos (Verbo) era un Essere intermediario tra Dio e l’uomo. Quindi definiscono che la Trinità non era altro che l’applicazione del sistema greco, elaborato e applicato al Cristianesimo nei primi quattro secoli. B) - SUBORDINATI 1) - SUBORDINAZIANISMO. È sorto verso la fine del secolo II. Derivando dallo Gnosticisnio nega la divinità del Figlio e dello Spirito Santo. Si diffuse insieme all’Adozianismo, che, prescindendo dalla dottrina Trinitaria, è piuttosto un errore Cristo- logico. Ad Antiochia il Subordinazianismo si diffuse con Paolo di Samosata verso il 260. Questi, insieme al Modalismo professa tale errore dicendo Gesù Figlio adottivo di Dio. 2) - ARIANESIMO. Propugnato da Ano di Costantinopoli fra il III e IV secolo, è la più grande delle eresie antitrinitarie. Esso nega la consostanzialità delle Divine Persone. Secondo Ano, Dio è ingenito (non generato) e il Verbo è creato, per cui non è della stessa sostanza del Padre, e solo in senso adottivo si può chiamare Figlio. 3) - MACEDONIANISMO. Quantunque prenda il nome da Macedonio, Vescovo di Costantinopoli (360), recenti studi hanno mostrato che il suo propugnatore fu piuttosto Maratonio, Vescovo di Nicodemia. I Macedoniani, detti anche Pneumatomachi (Pneuma in greco significa Spirito) quasi a conclusione della eresia Ariana, dissero che lo Spirito Santo non è Dio, ma creatura del Figlio. 4) - PRISCILLIANISMO. Ebbe origine da Pniscilliano, nella Spagna, alla fine del IV secolo. Esso riunisce gli errori dei Subordinaziani e degli Ariani.
C) - TRITEISTI DIO E’ UNO E TRINO TESI - Dio è in una identica natura, in tre persone realmente distinte l’una dall’altra e cioè il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo. É DI FEDE Come si mostra dai Simboli e dai Concili, che porteremo qui sotto. SPIEGAZIONE. Nella tesi si vede:
1) - Che Dio è uno solo, che cioè è una unica Essenza, o Natura, o
Sostanza. 2) - Il Padre, il Figlio, Io Spirito Santo, sono tre termini veramente distinti. 3) - Queste tre Persone posseggono ugualmente la unica e medesima Natura divina e perciò sono perfettamente uguali in ogni sorta di perfezione, possedendo tutte e tre la identica sostanza. Si dicono perciò «consostanziali». PROVA. A differenza che nelle altre tesi, essendo assai ampia la prova, suddividiamo in vari articoli e paragrafi le tre argomentazioni desunte dalla Scrittura, dai Padri, dalla Chiesa. LE TRE DIVINE PERSONE NEL NUOVO TESTAMENTO
Abbiamo detto in principio che nell’Antico Testamento il Mistero della
SS. Trinità viene solo adombrato. PER LE DIVINE PERSONE troviamo numerose testimonianze: A) - NEI VANGELI SINOTTICI a) Nella Annunciazione (Lc. 1) viene annunziata chiaramente la Trinità delle Persone. L’Angelo è mandato dal Padre “Fu mandato da Dio l’Angelo Gabriele”. E annunziato il Figlio “Quello che nascerà da te, il Santo, sarà chiamato il Figlio dì Dio”. È annunziato lo Spirito Santo «verrà sopra di te”.
b) Nel Battesimo di Gesù (Mt. 3,16-17; Mc. 1-11; Lc. 3,21- 22).
Il Padre parla dal cielo, e dice che Gesù è il Figlio: «Ed
ecco una voce dal Cielo che dice: Questi è il mio Figlio diletto in cui
ho posto la mia compiacenza». E il Vangelo dice ancora che lo
Spirito Santo si manifesta sotto la specie di colomba: c) Nella Trasfigurazione (Mt. 17, 1 s.; Lc. 9, 1, ss.). Possiamo dire che si ripete lo stesso schema che nel Battesimo; soltanto che lo Spirito Santo si manifesta sotto la specie di «nube splendente».
d) Nella formula del Battesimo (Mt. 28 19). Quando Gesù ordina
agli Apostoli di predicare il Vangelo a tutti gli uomini, ordina ancora
di battezzarli «nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».
B) NEL VANGELO DI S. GIOVANNI. S. Giovanni parla anche più chiaramente - e lo ammettono gli stessi avversari - tanto chè pretenderebbero che la rivelazione del mistero sia una aggiunta di S. Giovanni e di S. Paolo, mentre, come abbiamo visto, è esplicitamente manifestato anche nei Sinottici.
a) Nell’ultima Cena Gesù promette lo Spirito Santo
pregando il Padre: «E io pregherò il Padre che vi darà un altro
Paraclito (cioè avvocato, patrocinatore) perchè rimanga con voi
in eterno». «E il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre vi
manderà in mio Nome, Egli vi insegnerà tutte le cose» (14, 16, 26).
In queste frasi notiamo la distinzione delle Persone: C) NELLE LETTERE DEGLI APOSTOLI.
S. Paolo
parlando della Grazia
ne attribuisce il dono alle Tre Divine Persone: «La grazia del
SIGNORE Nostro GESÙ CRISTO E LA CARITÀ DI DIO e la comunicazione
dello SPIRITO SANTO sia con tutti voi». (1 Cor. 13, 13). Così
parlando del Corpo Mistico dice: «Un solo Corpo e un solo
SPIRITO... un solo SIGNORE... un solo DIO e PADRE
di tutti che è sopra tut1ti e sopra tutte le cose e in tutti noi»
(Eph. 4, 4 - 5). Queste frasi oltre la distinzione, ci dicono anche
l’uguaglianza delle Divine Persone, perchè la grazia viene data da Dio,
e Dio è sopra tutte le cose e in noi.
PER IL PADRE. - Passando a ricercare i testi che si riferiscono
singolarmente alle tre Divine Persone, riguardo al Padre,
troviamo innumerevoli riferimenti. Non insistiamo in questa prova perchè
è tanto manifesta che nemmeno gli eretici l’hanno negata. Solo notiamo
che nel Nuovo Testamento questa parola viene usata in senso proprio,
in quanto genera il Figlio. Così S. Paolo, che pure lo chiama
«Padre» quando tratta della adozione dei cristiani, dà a
questa parola il suo preciso significato, il senso di «Padre per
Natura» quando è in relazione a Gesù Cristo. «Benedetto, Dio, e
Padre del Signore Nostro Gesù Cristo» (11 Cor. 1, 3); e così in
tanti altri testi. PER IL FIGLIO. - Tutti i Vangeli, e S. Paolo, ci mostrano il Figlio, ossia il Verbo Incarnato, come distinto dal Padre e a Lui uguale.
I SIN0TTICI. - Gesù ha la potestà di rimettere i peccati, potere che
compete solo a Dio. Vedi: guarigione del paralitico (Lc. 5, 20 ss.) e
Maria Maddalena (Lc. 7, 36). Egli è padrone del giorno festivo (Mt. 12,
8; Mc. 3, 1; compie con la sua autorità, la legge antica (Mt. 5, 21
ss,); è Giudice e Rimuneratore di tutti (Mt. 7, 22; 35, 31). Più
espressamente ancora dice:
S. GIOVANNI. Nel prologo del Vangelo: «In principio era il Verbo e il
Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio» (1, 1). Qui è espressa
oltre la distinzione, la eternità del Verbo e la sua consostanzialità
col Padre. Continua poi ad affermare che: S. PAOLO. Nella lettera ai Romani non solo lo chiama “proprio Figlio di Dio» (8, 32), ma «Dio», «Cristo che... è Dio sopra tutte le cose, benedetto nei secoli» (9, 5). Parlando del suo annientamento nel farsi Uomo dichiara che «esistendo nella forma di Dio, non considerò una rapina essere Egli uguale a Dio» (Filip. 2, 6) vale a dire che gli appartiene per Natura. Ma la perfetta sua somiglianza con Dio, la sua eternità e onnipotenza creatrice, la esprime nella lettere ai Colossesi (1, 15 ss.): «Egli che è l’immagine dell’invisibile Dio, il Primogenito di tutte le creature». Immagine sostanziale perchè «figura della sua Sostanza» di perfetta somiglianza, e non di una somiglianza qualsiasi, come viene partecipata alle creature di cui Egli è «Primogenito» e cioè «generato prima» delle creature come dichiarano le parole che seguono: «perchè in Lui sono state fatte le cose in cielo e in terra, visibili e invisibili... tutto è stato creato per mezzo di Lui e in vista di Lui, Egli è avanti tutte le cose e tutto sussiste in Lui» (ivi 15,17). PER LO SPIRITO SANTO - NEI SINOTTICI viene ricordato come distinto dal Padre e dal Figlio e a Lui si attribuisce l’opera di santificazione. Giovanni Battista, Elisabetta, Zaccaria, vengono detti «pieni di Spirito Santo» (Lc. 1, 15; 14, 57). Il Battista distingue il suo Battesimo da quello Veramente efficace «nello Spirito Santo» (Mt. 3, 11; Mc. 3, 16). Gesù è condotto dallo Spirito Santo nel deserto, poi nella Galilea (Mt. 4,1; Mc. 1,12; Lc. 4, 1-14); ma lo Spirito Santo sarà mandato da Cristo agli Apostoli, secondo la promessa del Padre (Lc. 24, 49) e insegnerà loro ogni cosa (Lc. 12, 12). Qui si vede la relazione tra lo Spirito Santo e il Figlio, e il Padre. Gesù dice anche come sia gravissima la bestemmia contro lo Spirito Santo (Mt. 12, 32; Mc. 3,20) e non sarebbe tale se lo Spirito Santo non fosse Dio. S. GIOVANNI quando ne tratta insieme alle altre Divine Persone dice: “Sopra Colui che vedrai lo Spirito Santo discendere e rimanere sopra di Lui, Questi è Colui che battezza nello Spirito Santo” (1-33). GLI APOSTOLI. - Gli Atti degli Apostoli frequentemente lo ricordano, come «Spirito Santo», «Spirito del Signore» conoscendolo come vero Dio e perciò uguale al Padre e al Figlio. Quando Anania ha mentito, Pietro lo rimprovera: «Anania, perchè Satana ha tentato il tuo cuore di mentire allo Spirito Santo?... Non hai mentito agli uomini, ma a Dio» (5, 3-4). Lo Spirito Santo viene riconosciuto come autore della Scrittura Divina e di ogni profezia, che come abbiamo dimostrato, compete solo a Dio: «Colla ispirazione dello Spirito Santo hanno parlato i santi uomini di Dio» (1, 16). «È necessario che si adempia la Scrittura che ha predetto lo Spirito Santo per bocca di David» (20, 20). S. PAOLO (I Cor. 2,10) «Lo Spirito Santo scruta tutte le cose, anche quelle profonde di Dio». Ma scrutare, cioè, comprendere intimamente le cose profonde di Dio è cosa che Dio solo può fare. Dunque lo Spirito Santo è Dio. Egli rigenera e santifica, ciò che Dio solo può fare. «Siete purificati, siete giustificati nel Nome di N.S. Gesù Cristo e nello Spirito di Dio nostro» (I Cor. 6, 11). I carismi soprannaturali sono dati da Lui: «Ci sono divisioni di grazia, ma lo stesso Spirito.., ad alcuni è dato per mezzo dello Spirito Santo il sermone della Sapienza... ad altri il sermone della scienza... ad altri la grazia delle guarigioni nello stesso Spirito Santo... ad altri l’opera dei miracoli, ad altri la profezia... Tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, dividendo ai singoli come vuole» (I, Cor. 12, 4 ss.). Ma se questi carismi sono doni di Dio, dunque lo Spirito Santo che li dà, è veramente Dio.
CONCLUSIONE - Dal Nuovo Testamento appare chiaramente il mistero di Di,o
Uno e Trino. Non solo in Giovanni e negli scritti degli Apostoli, ma
ancora nei Sinottici, come abbiamo veduto. Cade così l’obiezione dei
Modernisti che ammettono che sia stato manifestato da Giovanni, che
lo avrebbe preso dal sistema Greco di Filone e dei
Neo-platonici. IL MISTERO DELLA SS. TRINITA’ NELLA TRADIZIONE Un punto centrale riguardo al Dogma Trinitario nella Tradizione, è il Concilio di Nicea (325) nel quale fu condannata l’eresia di Ano. Prima del Concilio questa verità viene espressa in un modo più semplice, ripetendo gli stessi testi del Vangelo; successivamente invece vengono date più profonde precisazioni in modo da mostrare più chiaramente gli errori della eresia. Non troviamo subito in tutti i Padri la perfetta esattezza dei termini filosofici, che verranno a poco a poco meglio determinati, fino alla lucidità data loro dalla Scolastica. Tuttavia, anche il contrasto accidentale di alcune espressioni con la dottrina filosofica, non impedisce che la sostanza del mistero sia espressa sempre esattamente. Per queste due differenti situazioni dividiamo l’argomento in due parti: 1 - Le testimonianze antenicene. 2 - Le testimonianze postnicene. Testimonianze antenicene Le troviamo: A) nei Padri e Apologisti, B) nei documenti della Chiesa.
A) - 1) I PADRI AP0L0GISTI pur parlandone occasionalmente, dichiarano in
modo esplicito e concreto che vi è un Dio in tre Persone
distinte.
2) GLI APOLOGISTI. S. Giustino dopo aver affermato l’Unità
di Dio dice: «Ma lui (il Padre) e il Figlio che viene da Lui e
che ci ha insegnato queste cose... e lo Spirito Santo profetico onoriamo
e adoriamo” (Apol. 1, 6). B) - I DOCUMENTI DELLA CHIESA 1) NEL CONFERIMENTO DEL BATTESIMO. Già la Didachè poneva la formula del Battesimo «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Did. 7, 1-3) e negli antichissimi “Ordines baptismi” cioè i libri liturgici colle preghiere e cerimonie per il Battesimo si trova fin d’allora, la professione di fede nella SS. Trinità nelle domande ai Catecumeni: “Credi in Dio Padre Onnipotente... Credi in Gesù Cristo, Figlio di Dio... Credi nello Spirito Santo Paradito?”. 2) NELLE DOSSOLOGIE (dossologia= discorso di lode), si trova la distinzione delle Persone col Nome e a tutte tre si tributa la medesima gloria. Fino dal TI sec. era in uso la formula minore: «Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo» e la dossologia maggiore: il «Gloria in excelsis Deo” che già il Papa Telesforo aveva comandato di recitare nella Messa del Natale. In essa più diffusamente viene espressa la fede nella SS. Trinità.
3) NEL SIMBOLO APOSTOLICO che risale al secondo secolo: Testimonianze postnicene
Dal Conc. di Nicea in poi, i termini, come abbiamo detto, vengono
anche più precisati. Ne dà occasione l’eresia di Ano che dice soltanto
il Padre Veramente Dio eterno; che il Figlio non è eterno, ma essendo
generato ha avuto inizio e non è infinitamente perfetto, nè della stessa
Sostanza del Padre, ma una creatura, sia pure eccellentissima; lo
Spirito Santo, sarebbe una creatura minore non solo al Padre, ma anche
al Figlio. 1 - Gli Anomeni o Eunomiani (an - omoios in greco significa non simile) seguendo l’eresia nel modo più rigido, dicevano che il Verbo è affatto dissimile dal Padre; 2 - i Semiariani, con a capo Basilio di Ancira e Aussenzio di Milano dicevano che il Figlio non è creatura, però invece di affermare colla dottrina cattolica che è della stessa Sostanza del Padre, affermavano che è a Lui simile nella Sostanza (onioiousion cioè omoios = simile, somigliante; ossia = sostanza); 3 - gli Omei con a Capo Acacio di Cesarea cercando di conciliare le due correnti dissero che il Figlio era simile (omoios) al Padre) insegnarono che lo Spirito Santo è una creatura simile agli Angeli, e ministro di Dio, come poi asserirono anche i Macedoniani di cui abbiamo parlato.
A) - I PADRI DELL’ORIENTE. Martello dell’Arianesimo fu S. Atanasio,
Vescovo di Alessandria d’Egitto, succeduto a S. Alessandro
che già aveva iniziato la lotta contro Ano. S. Atanasio soffrì
calunnie, persecuzioni, esilio: ma strenuamente continuò la sua lotta
contro l’Arianesimo, con la parola, gli scritti, la partecipazione ai
Sinodi e al Concilio di Nicea. Il suo insegnamento si incentra
nel Verbo, Cristo Redentore, il quale ha potuto redimerci e farci
Figli adottivi di Dio, in quanto Egli è veramente Figlio di Dio per
natura. Il Verbo perciò non è una creatura, ma è generato in eterno
dalla Sostanza del Padre e perciò l’Uno e l’Altro posseggono la identica
Sostanza indivisibile, per cui il Figlio è “consostanziale al Padre”
secondo la definizione di Nicea. Ugualmente lo Spirito Santo,
partecipando alle creature la divinità, colla sua inabitazione
nell’anima, è Dio per Essenza, tantochè si nomina col Padre e col
Figlio. Pure Esso è “consostanziale”, cioè ha la stessa e
identica Sostanza del Padre e del Figlio, perciò niente di creato nella
Trinità, ma tutta è un solo Dio.
B) - Passando ai PADRI LATINI, nella affermazione del dogma Trinitanio,
troviamo che lo studiano sotto un aspetto particolare in confronto agli
Orientali. Questi hanno insistito sulla identità della Sostanza, per
poter combattere l’Arianesimo e il Macedonianismo, mentre i Latini
debbono insistere di più sulle altre eresie quali il Modalismo e il
Sabellianismo che si sono diffuse nelle loro terre più dell’Arianesimo.
Per questo si fermano maggiormente nel dimostrare la distinzione
delle Tre Divine Persone.
C) - LE DEFINIZIONI DELLA CHIESA. Nel primo Conc. Ecumenico
a Nicea, viene definito che il Figlio è “consostanziale
al Padre» (Consostanziale (in greco omousion e cioè
omos uguale: ousia sostanza). Gli eretici, giocando su una
piccola differenza di parola volevano la parola omoiousion, cioè
simile alla sostanza). La formula fu dichiarata espressamente nel
Simbolo, che anche oggi si recita con circa le medesime parole nella
Messa: «Gesù Cristo, Figlio di Dio, nato dal Padre, Unigenito, cioè
della Sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio
vero, generato, non fatto della unica sostanza col Padre, che in greco
si dice omousion, per il quale sono state fatte tutte le cose”
(D. B. 54).
D) - IL SIMBOLO ATANASIANO merita una citazione particolare,
perchè porta i termini di quella che sarà la spiegazione scolastica.
Nonostante il nome non è di S. Atanasio, ma cominciò ad essere divulgato
nel V sec. e la Chiesa lo ha messo nella sua Liturgia. (Del Simbolo
Atanasiano qui riportiamo solo la parte che riguarda la SS. Trinità) “La
fede cattolica è questa: che adoriamo un solo Dio nella Trinità e la
Trinità nell’Unità. Non confondendo le Persone nè separando la Sostanza.
Poichè altra è la Persona del Padre, altra del Figlio; altra dello
Spirito Santo. Ma del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo una è la
divinità, uguale la gloria, coeterna la maestà. Quale il Padre, tale il
Figlio, tale lo Spirito Santo. Increato il Padre, increato il Figlio,
increato lo Spirito Santo. Immenso il Padre, immenso il Figlio, immenso
lo Spirito Sarto. Eterno il Padre, eterno il Figlio, eterno lo Spirito
Santo. E tuttavia non Tre Eterni, ma UNO Eterno. Come non tre increati,
non tre immensi, ma UNO Increato e UNO Immenso. Similmente onnipotente
il Padre, onnipotente il Figlio, onnipòtente lo Spirito Santo. E
tuttavia non tre onnipotenti, ma UNO Onnipotente. Così Dio il Padre, Dio
il Figlio, Dio lo Spirito Santo. E tuttavia non tre Dei, ma UNO è Dio.
Così Signore il Padre, Signore il Figlio, Signore lo Spirito Santo. E
tuttavia non tre Signori, ma UNO è il Signore. Poichè come siamo
costretti dalla verità cristiana a confessare singolarmente ciascuna
Persona Dio e Signore, così la Religione Cattolica ci proibisce di dire
tre Dei o tre Signori. Il Padre non è fatto da nessuno; nè creato ne
generato. Il Figlio è dal solo Padre, non fatto nè creato, ma generato.
Lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio:
SEZIONE SECONDA
CAPITOLO PRIMO
La parola PROCESSIONE non si deve qui intendere nel senso
materiale di movimento successivo da un luogo a un altro; ma nel senso
di ORIGINE DI UNO DALL’ALTRO. Procedere significa provenire,
venire da. 1) - TRANSEUNTE che cioè passa dalla causa all’effetto: per esempio nelle creature il figlio proviene dal padre, ma non resta nel padre.
2) - IMMANENTE che cioè resta in chi compie l’operazione, come il
pensiero resta nella mente.
1 - passivamente ed è: 2 - attivamente ed è: l’operazione immanente con cui viene comunicata la vita divina alla Persona che procede dall’altra o dalle altre”. Il Padre non procede da nessuno
Il Padre non è creato, nè generato. Lo abbiamo visto nel Simbolo
Atanasiano: Il Padre non è stato fatto da nessuno, né creato, né
generato”. La processione del Figlio TESI - La Seconda Persona della SS. Trinità, cioè il Figlio procede dal Padre da tutta l’eternità per vera generazione spirituale; per via di intelletto. E’ DI FEDE la prima parte, dalle parole del Conc. di Nicea e del Simbolo Atanasiano, già riportate e del Conc. Laterano IV (D. B. 432): “E il Padre, generando il Figlio ab aeterno, gli ha dato la sua Sostanza”.
E’ TEOLOGICAMENTE
CERTO SPIEGAZIONE: DA TUTTA L’ETERNITÀ. - L’idea di Figlio, nelle cose umane fa necessariamente pensare al padre che esiste prima del figlio. In Dio non è così. Il figlio esiste da quando esiste la vita divina, cioè da sempre e possiamo spiegarlo dalle ultime parole della tesi: PER VIA DI INTELLETTO le quali esprimono il modo con cui è avvenuta questa generazione: con un atto di conoscenza. Questo atto di intelletto nel conoscere Sè stesso, non è un atto che passa come nella conoscenza che ha l’uomo, ma resta in Dio e costituisce la Seconda Persona. Ora, quando ha cominciato Dio Padre a conoscere Sè stesso? - Da quando è, cioè ab aeterno, sempre. Dunque, da quando il Padre è, anche il Figlio è. Perciò non è posteriore al Padre, come fra gli uomini i figli sono dopo il padre, ma è Eterno come Lui. PER VERA GENERAZIONE SPIRITUALE. La generazione si definisce origine di un vivente da un principio vivente e congiunto in somiglianza di natura. Si dice: “da un principio vivente” in quanto il generante deve avere quella vita che trasmette.
Così Adamo non si può dire generato, ma fatto, perchè formato colla
terra che non ha la vita. Questa gli fu data non attraverso un vivente,
ma direttamente dall’opera creatrice di Dio. - Si dice «da un
principio congiunto” in quanto il generato deve essere congiunto al
genitore da una comunicazione attiva. il genitore che comunica
attivamente la vita, dando la sua sostanza, o almeno parte della sua
sostanza. Così Eva non si può dire figlia di Adamo, perché quantunque
formata da una costa, non ricevette questa parte di sostanza di Adamo
per una operazione attiva di Lui, ma solo passivamente. - Si dice “in
somiglianza di natura” perchè la generazione deve tendere a produrre
la stessa somiglianza per cui il generato sia almeno della stessa specie
del generante. UNA DIFFICOLTA’ - Siccome l’intelligenza divina è Io stesso Essere Divino, si potrebbe obiettare: - Perchè il Figlio e lo Spirito Santo coll’intendere non generano un’altra Persona? - Si risponde che l’unica Essenza, come intelligente è il Padre, come intesa è il Figlio, ma l’Uno e l’Altro hanno la stessa Intelligenza come la stessa Natura. Per cui il Pesch spiega: «Le divine Persone non differiscono per il modo di intendere, ma per il modo di possedere l’intelligenza”.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. - In tutti i passi dove Gesù è
chiamato o si dichiara Figlio di Dio, come abbiamo visto (p. 73), questa
parola è usata in senso proprio e naturale, ben distinto da quando le
viene dato il senso di “adottivo” come quando viene riferita agli
uomini. Anzi Egli è il Figlio Unigenito: “L’Unigenito che è
nel seno del Padre, Egli ce lo ha narrato” (Gv. 1, 17), “Così Dio
ha amato il mondo da dare il Suo Figliolo Unigenito» (ivi 3, 16).
Questa parola indica vera e propria generazione.
B) - DAI PADRI - Portiamo solo alcune citazioni. La processione dello Spirito Santo TESI - Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come da unico principio ed unica spirazione; procede per spirazione e non per generazione; e procede dalla divina volontà per modo di amore. E’ DI FEDE
riguardo alla prima e seconda parte, come proveremo da vari Concili. E’ TEOLOGICAMENTE CERTO per la terza parte, cioè che lo Spirito Santo procede dalla divina volontà per modo di amore. SPIEGAZIONE. - PROCEDE DAL PADRE E DAL FIGLIO. La processione della Terza Persona non ha origine solo dal Padre o solo dal Figlio, ma dall’Uno e l’Altro insieme.
COME DA UN UNICO
PRINCIPIO.
I Greci rigettavano la formula «dal Padre e dal Figlio”
interpretandola come l’espressione di due principi differenti in cui lo
Spirito Santo procedesse da una parte dal Padre e dall’altra dal Figlio,
quasi avesse due processioni distinte. Perciò preferivano la formula “dal
Padre per il Figlio”. Al contrario è questa la formula che può
essere interpretata meno esattamente, in quanto che sembrerebbe
esprimere il Padre come principio e il Figlio, non come principio, ma
come qualche cosa di passaggio.
E UNICA SPIRAZIONE
- Queste parole completano il concetto già spiegato. Come da un unico
principio lo Spirito Santo procede non da due, ma da unica spirazione.
DALLA DIVINA VOLONTÀ PER MODO DI AMORE. Queste parole ci dicono che lo Spirito Santo procede per spirazione e non per generazione. La generazione infatti tende a produrre qualche cosa di simile a sè stesso. Il Padre conoscendo Sè stesso genera il Figlio. La volontà invece tende con l’amore alla cosa voluta. Così il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre. Lo Spirito Santo è l’Amore che procede dal Padre e dal Figlio (Come la processione del Figlio così la processione dello Spirito Santo non ha principio, ma è eterna, perché il Padre ama il Figlio e il Figlio ama il Padre da quando Dio esiste ecioè dalla eternità). PROVA della prima parte:
A) - Anche i Greci scismatici ammettono che lo Spirito Santo procede
dal Padre, essendo espresso chiaramente nei Vangelo: “Non siete
voi che parlate ma lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”
(Mt. 10,20).
B) - DAI PADRI. Siccome anche gli avversari concedono che nella
Chiesa Latina i Padri hanno espresso chiaramente il loro pensiero su
questo punto, ci fermiamo a citare solo alcuni Padri Orientali.
C) - DAI CONCILI E SINODI - Anche prima dello Scisma greco,
più volte fu precisata questa formula. Nel sec. V i Vescovi
dell’Africa nella formula di fede dichiararono: “Crediamo che
il Padre ingenito, e dal Padre il Figlio Unigenito, e lo Spirito
Santo che procede dal Padre e dal Figlio sono di una sola
Sostanza”.
1) - Dopo lo Scisma il Conc. Lateranense IV (1215) al quale
parteciparono anche molti Vescovi Orientali, diceva: “Il Padre da
nessuno, il Figlio dal solo Padre, lo Spirito Santo parimenti da
ambedue» (D. B. 428). PROVA della II parte della tesi: A) - NELLA S. SCRITTURA non si trova esplicitamente che lo Spirito Santo procede secondo un atto di volizione. Tuttavia allo Spirito Santo si attribuiscono le operazioni di amore, così nella Incarnazione del Verbo (Lc. 1,35) come nella distribuzione delle grazie e dei Doni (Tit. 3, 5-6; Rom. 5, 5; I Cor. 3,16 ecc.).
B) - FRA i PADRI S. Gregorio Nazianzeno (Orat. 25 16) dopo
aver detto che lo Spirito Santo non è l’Unigenito, afferma che questi
non ha la filiazione, ma la processione. C) - IL CATECHISMO ROMANO riassume questa dottrina comune nelle parole: “Procedendo lo Spirito Santo dalla divina volontà come infiammata d’amore si possono vedere quegli effetti che nascono dal Sommo amore di Dio verso di noi”.
CAPITOLO SECONDO
RELAZIONE
significa ORDINE
DI UNO AD UN ALTRO. 1) - LA PATERNITÀ, ossia la generazione attiva: il Padre che genera. 2) - LA FILIAZIONE, ossia la generazione passiva: il Figlio che è generato. 3) - LA SPIRAZIONE ATTIVA, ossia il Padre e il Figlio che come unico principio, spira lo Spirito Santo.
4) - LA SPIRAZIONE PASSIVA, o semplicemente processione
ossia lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio. 1) - La Paternità; 2) - La Filiazione; 3) - La Spirazione passiva. Infatti queste tre relazioni sono opposte fra loro. “Chi parla del Figlio pensa al Padre, poiché questo nome (Figlio) in quanto è relativo indica anche il Padre” (S. Basilio, Ep. 37,8). Altrettanto si può dire che, parlando del Padre, si indica il Figlio. Così la Spirazione passiva si oppone al principio da cui procede, ma essendo questo unico Principio il Padre e il Figlio insieme, non viene a costituire una nuova Persona, non è distinta realmente dalla Paternità, cui non si oppone. LE DIVINE PERSONE
Per le relazioni opposte suddette sono costituite e si DISTINGUONO
REALMENTE LE TRE DIVINE PERSONE. I nomi propri
Per questo ciascun nome di ogni Divina Persona ci fa conoscere, in modo
analogico, ciò che è proprio e incomunicabile di ogni singola Persona.
IL FIGLIO è detto anche il Verbo e l’Immagine di Dio. Abbiamo
spiegato come la Seconda Persona della SS. Trinità è vero Figlio di Dio.
Così pure ci siamo soffermati sulla parola “Verbo”.
LO SPIRITO SANTO è detto anche Amore e Dono. Le proprietà personali Sono quelle che costituiscono le tre Divine Persone e cioè: 1 - la Paternità, che costituisce il Padre; 2 - la Filiazione, che costituisce il Figlio; 3 - la Spirazione passiva, che costituisce lo Spirito Santo. GLI ATTI NOZIONALI. Sono quelli atti secondo i quali le divine Persone procedono e si distinguono. Sono perciò due: I - la Filiazione e II la Spirazione.
LE NOZIONI DIVINE sono le caratteristiche o note che ci fanno
distinguere le Persone Divine. Secondo S. Tomaso sono cinque: I - l’Innascibilità, perchè il Padre non procede da nessuno, e II - la Generazione o Paternità, perchè genera il Figlio. Due al Figlio, e cioè: III - la Filiazione per cui procede dal Padre, e IV - la Spirazione attiva comune col Padre. Uno allo Spirito Santo, e cioè: V - la Spirazione passiva con cui procede dal Padre e dal Figlio. La perfetta uguaglianza delle Persone
Terminando questo capitolo dove abbiamo insistito sulla distinzione
delle Divine Persone non sarà male ritornare al concetto della Unità di
Dio. Non bisogna dimenticare che le divine Persone, realmente distinte
fra loro sono un solo pio. Percj,ò “nelle Persone la proprietà e
nella Essenza l’Unita” (Prefazio della SS. Trinità). “Tutte e tre
le Persone sano coeterne e coeguali a sè stesse” (Simb. Atanasiano).
CAPITOLO TERZO LE MISSIONI DIVINE MISSIONE significa mandare e implica tre termini: I - chi manda, II - chi è mandato, III - a chi è mandato. Fra gli uomini la missione si effettua dietro un comando o consiglio e richiede che uno si muova per eseguire l’incarico. Nelle cose divine, come è chiaro, va intesa in modo analogico. Essa si definisce: “La processione di una Persona da un’Altra con destinazione a produrre qualche speciale effetto nella creatura nella quale la Persona mandata diventa presente in qualche modo nuovo”.
Questo concetto racchiude due momenti: uno eterno e immanente e
cioè la processione eterna di una Persona dall’Altra; l’altro
virtualmente transeunte con una attività temporale nel mondo;
essendo già Dio presente da per tutto, ciò non comporta una nuova
presenza, ma un qualche modo nuovo di esser presente, cioè una nuova
attività libera, con una speciale unione con la creatura razionale
per santificarla.
MISSIONE VISIBILE (Chi vuoi approfondire questo studio può consultare
SCHEEBEN: I misteri del Cristianesimo, Brescia 1950) - è quella
che si mostra esteriormente quando una Persona divina si manifesta in un
forma sensibile, come il Verbo nella Incarnazidne e lo Spirito Santo
nella Pentecoste. E da notare però che la Missione del Figlio nella
Incarnazione è una Missione sostanziale, poichè il Verbo assunse
una Natura umana sussistente nella sua Persona, e che vi rimane per
sempre. IL PADRE NON PUÒ ESSERE MANDATO, perchè non procede da nessuno. Egli viene a noi, ma non è mandato. “Veniamo a lui e prendiamo dimora presso di lui” (Gv. 14,23). IL FIGLIO E LO SPIRITO SANTO POSSONO ESSERE MANDATI procedendo l’Uno e l’Altro. “Mandò Dio il Figlio suo” (Gal 4,4). “Lo Spirito Santo che manderà il Padre in mio nome» (Gv. 14,26). IL PADRE E IL FIGLIO POSSONO MANDARE poichè da loro procede altra Persona. Oltre i brani sopra riguardo al Padre che manda, troviamo per il Figlio: “Se andrò lo manderò a voi (lo Spirito Santo)” (Gv. 16,7). Lo SPIRITO SANTO NON PUÒ MANDARE non procedendo da Lui alcuna Persona, e d’altra parte in nessun punto della Scrittura o della Tradizione si trova che Egli abbia inviato nessuna Persona Divina.
MISSIONE INVISIBILE - è quella che non ha manifestazioni sensibili e si
compie nell’intimo dell’anima (o negli Angeli) per santificarla. E’ DI FEDE dal Conc. di Toledo XI (D. B. 227). “Lo Spirito Santo è mandato dall’Uno e dall’Altro, come il Figlio dal Padre...” (cfr. Conc. di Trento D. B. 794, 964).
NELLA SCRITTURA troviamo le frasi, riportate sopra, pro- vanti come il Figlio e lo
Spirito Santo siano mandati. LA NOSTRA CONOSCENZA DEL MISTERO DELLA SS. TRINITA’
Abbiamo detto dei misteri in genere. Il nostro modo di parlare della SS. Trinità
Oltre ai nomi propri di cui abbiamo parlato ci sono dei nomi
appropriati, che cioè di per sè sono comuni alle tre Divine Persone,
ma che si sogliono appropriare ad una Persona di preferenza che
alle altre per la speciale somiglianza e relazione coll’attributo
proprio di questa Divina Persona. Così al Primo è il Principio si
appropria il nome di Onnipotente, Creatore, Eterno. Al FIGLIO
che procede per l’intelletto, si appropria il nome di Sapienza,
Causa esemplare. Allo SPIRITO SANTO che procede per via di
amore i nomi di Carità, Paraclito, Santificatore. I Teologi sono soliti indicare che: A) - I NOMI SOSTANTIVI CONCRETI E ASTRATTI che esprimono direttamente l’ESSENZA DIVINA e gli attributi assoluti si debbono usare al singolare. Così si dirà che Dio è uno, uno il Creatore, unica l’Onnipotenza, unica la Divinità; e così non si può dire che ci sono tre Dei, tre Onnipotenti, tre Divinità.
B) - I NOMI AGGETTIVI, che si riferiscono alle Persone, si
possono enunziare al plurale. Quindi si può dire: Tre sono le Persone
eterne, tre le Persone Onnipotenti, ecc. C) - I NOMI AGGETTIVI CHE SIGNIFICANO UNA PROCESSIONE non si possono enunziare per i nomi sostantivi astratti: così non si può dire che l’essenza divina è generante o generata. D) - I NOMI CHE ESPRIMONO UNA DISTINZIONE debbono usarsi in modo che non significhino una divisione di Natura o confusione di Persone. Così si dirà che Dio è Trino ma non triplice; che altra Persona è il Padre e altra il Figlio, ma non che altra cosa è il Padre e altra cosa il Figlio; non si dirà che Dio è singolo, perchè questa espressione sembrerebbe negare la Trinità; nè che sono tre Persone diverse o tre individui: ciò supporrebbe tre Nature. Conclusione
Di fronte a questo ineffabile mistero, umilmente adoriamo cogli Angeli
del cielo, ripetendo: “Santo, Santo, Santo è il Signore”.
Dopo aver considerato la vita intima di Dio veniamo a studiare le sue
operazioni “ad extra”. 1 - LA CREAZIONE DEL MONDO. 2 - GLI ANGELI, suddividendo il capitolo nella trattazione degli ANGELI IN GENERE; ANGELI CUSTODI; ANGELI RIBELLI. 3 - L’UOMO suddividendo pure in tre parti e cioè: LA SUA ORIGINE; LA SUA ELEVAZIONE; LA SUA CADUTA. Tutte queste cose ce le descrive il Genesi la cui narrazione è storica e non deve essere perciò interpretata in senso metaforico. Pur narrata secondo la capacità di intendere degli uomini di quel tempo è storia e non mito. L’autore non intendeva di dare un trattato scientifico e perciò le cose sono descritte come appariscono nel modo comune. Così la parola “giorno” (in ebraico yom) si può intendere come una epoca anche lunghissima, o anche come un ordine logico in cui Mosè descrive la creazione. Ma non può essere intesa come un semplice carme liturgico, come alcuni interpretano, in quanto descrive cose storiche, cioè realmente accadute. La Pontificia Commissione Biblica in un decreto del 30 Giugno 1909 dichiara che nei primi tre capitoli del Genesi non si può escludere il senso letterale storico, specialmente dove si tratta dei fatti fondamentali della Religione, come la creazione del mondo ed il peccato originale.
CAPITOLO PRIMO
La Rivelazione ci dice che il mondo è stato creato da Dio. Anche la
ragione, come abbiamo dimostrato parlando della esistenza di Dio, ci
mostra che tutto l’universo non potrebbe esistere senza una Causa prima
che gli ha dato origine. ERRORI. Coi MATERIALISTI gli ALBIGESI ammettono la materia eterna. Questi inoltre coi MANICHEI ammisero due principi, uno buono creatore del bene, e uno cattivo creatore del male. - A questi errori va aggiunto quello dei RIFORMISTI O EV0LUZI0NISTI per i quali le specie attuali sono derivate o dalla materia inerte (trasformismo assoluto) o da altre specie (trasformismo mitigato) per una progressiva evoluzione. Così pensarono antichi filosofi come Anassimandro, Empedocle, Lucrezio, e fra i moderni, Darwin:, A. Wallace, H. Spencer, Hoekel, ecc. Contro tutti questi errori poniamo la seguente: TESI - Tutte le creature sia spirituali che materiali sia semplici che composte, e cioè tutte le cose al di fuori di Dio, sono state create da Dio dal nulla e Dio solo è la causa efficiente e immediata della creazione. È DI FEDE per la prima parte come troviamo nel Simbolo: “Credo in Dio. Creatore del cielo e della terra”; nel Conc. Laterano IV (1215) “... Creatore di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e corporali; che con la sua virtù onnipotente fece dal nulla, insieme, dal principio del tempo, l’una e l’altra creatura, spirituale e corporale e cioè angelica e mondana e quindi umana, quasi comune, costituita di anima e di corpo” (D. B. 428); nel Conc. Vaticano troviamo presso a poco le stesse parole del Simbolo e del Conc. suddetto (D. B. 1782, 1783). È CERTO per la seconda parte della tesi dall’ordinario magistero della Chiesa.
SPIEGAZIONE. CREARE significa “fare dal nulla di sè e del
soggetto”. CAUSA EFFICIENTE IMMEDIATA significa che dà l’esistenza a quella cosa direttamente da s’è, come causa principale, senza servirsi di altri.
PROVA - A) LA S. SCRITTURA, come abbiamo accennato, dice
chiaramente che: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gen
1, 1).
B) - NELLA TRADIZIONE citiamo, fra gli innumerevoli passi, S.
Ireneo (Contr. Haer. 2, 2): “Senza aver bisogno di
nessuno, per il Verbo creò e fece tutte le cose, senza il bisogno
dell’aiuto degli Angeli”. S. Atanasio (Contr. Arian. 2, 27): “Produrre e creare è del solo Dio”. S. Agostino (De
gen. ad litt. 9, 15): TESI II - Il mondo non esiste “ab aeterno”, ma è stato creato nel tempo, o piuttosto col tempo, e Dio ha fatto buone tutte le cose. È DI FEDE
Dai Conc.
citati, per la prima parte: “Nello stesso principio del tempo”.
PROVA A) - DALLA SCRITTURA. Nel passo già citato troviamo la
parola “In principio”, cioè prima che ci fossero altre
cose. Colla creazione del mondo comincia il tempo. B) - DALLA TRADIZIONE: S. Ireneo dichiara espressamente che solo Dio non ha avuto principio e fine e che le creature hanno avuto inizio nel tempo (C. Ilaer. 2, 34). S. Basilio (in Haexaemeron 1, 7) afferma che sono in errore coloro che dicono che il mondo esiste “ab aeterno” con Dio. TESI III - Il Trasformismo assoluto che esclude ogni intervento di Dio è contrario alla fede e alla ragione; mentre il Trasformismo mitigato, che ammette l’intervento di Dio non è contro la fede.
PROVA A) - LA RIVELAZIONE ci insegna che Dio ha creato oltre le
cose inanimate, gli esseri viventi, come abbiamo dimostrato nelle tesi
precedenti.
B) - LA RAGIONE ci dice che una cosa inferiore non può produrre
una forma superiore. Nessun scienziato infatti non ha mai potuto
ottenere di dar vita alla materia. Se un chimico mettesse insieme tutte
le sostanze inorganiche che formano un chicco di grano, questo seme
gettato alla terra, non darà mai una Spiga.
C) - IL TRASFORMISMO MITIGATO invece, non va contro la fede in
quanto ammette l’intervento di Dio. D’altronde la Scrittura, parlando
delle varie specie non parla del modo con cui la terra le ha prodotte.
ANGELO significa nunzio, ma questo nome è piuttosto per il loro
ufficio che non per la loro natura, per la quale dovremmo chiamarli
semplicemente Spiriti. L’Angelo si può definire: SOSTANZA CREATA,
SEMPLICEMENTE SPIRITUALE, INTELLETTUALE E SUSSISTENTE. ESISTENZA DEGLI ANGELI
ERRORI - Anticamente negarono l’esistenza degli Angeli gli Epicurei e
i Sadducei. Oggi gli Atei e i Razionalisti per i quali
ultimi gli Ebrei avrebbero preso questo concetto dai Gentili. TESI - Esistono gli Angeli, creature intellettuali, distinte da Dio e più elevate degli uomini; essi sono puramente spirituali. E’ DI FEDE la prima parte dai due Concilii già citati. E’ CERTO riguardo alla seconda, come abbiamo qui sopra spiegato.
PROVA A) - LA S. SCRITTURA parla degli Angeli in molti passi,
fino dal Vecchio Testamento. Li presenta come moltitudini innumerevoli,
superiori agli uomini, che assistono al trono di Dio, eseguono i suoi
ordini, assistono gli uomini, sono divisi in vari ordini (Non riportiamo
le innumerevoli citazioni che si trovano nel Genesi, Esodo, Numeri,
Salmi, Giob, Giuditta, Ezechia, Isaia, Esdra, Tobia, ecc.).
B) - LA TRADIZI0NE concordemente afferma la loro esistenza. Natura degli Angeli
Ne abbiamo già parlato nella tesi quando abbiamo detto che sono Esseri
puramente spirituali, inferiori a Dio, superiori all’uomo. Però sarà
utile dare qualche altra precisazione.
La loro bellezza è così splendida che ciascun Angelo costituisce una
specie a sè. GLI ANGELI CUSTODI Dio, che nella sua Provvidenza governa le cose inferiori per mezzo delle superiori, ha voluto affidare ciascun uomo alla custodia di un Angelo. Questo fatto non fa apparire come insufficiente, come pretendeva Calvino, la potenza di Dio, che tutto governa, che anzi, come spiega S. Tomaso (S. Th. 1, q. 113, a 1-2), Dio si serve delle cause seconde, non perchè ne abbia bisogno, ma per far risplendere meglio la sua bontà e sapienza. TESI - Dio ha deputato gli Angeli a custodire gli uomini nel loro pellegrinaggio terrestre. E’ ALMENO CERTO anzi E’ DI FEDE secondo molti teologi, per l’unanime consenso della Chiesa e per la istituzione della festa degli Angeli Custodi.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Il Salmo 40 (11-12) dice “Ha
mandato i suoi Angeli intorno a te, perchè ti custodiscano in tutte
le tue vie”. S. Paolo dice che gli Angeli “sono stati mandati in ministero di coloro che prenderanno l’eredità della salvezza” (Ebr. 1, 14). Ora tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza e perciò tutti hanno il loro Angelo Custode.
B) - DALLA TRADIZIONE. Fra i Padri S. Girolamo esclama: “E
grande la dignità delle anime così che ognuno abbia un Angelo
incaricato della sua custodia fino dall’inizio della nascità”. E
UFFICI DEGLI ANGELI CUSTODI. Ci difendono dai pericoli e dai, danni
anche temporali e ci aiutano negli stessi interessi terreni purchè
servano alla salvezza eterna. Ma specialmente ci aiutano ci difendono,
ci custodiscono, ci guidano per l’anima. Allontanano i demoni, ci
suggeriscono buoni pensieri, presentano a Dio tutte le nostre orazioni.
A volte ci richiamano pure con qualche castigo che ci emendi. Noi non lo
vediamo, ma qualche Santo lo ha veduto anche sensibilmente; come
l’Angelo che visibilmente diede uno schiaffo a S. Francesca Romana per
correggerla da un difetto. Il loro aiuto è particolarmente intenso ed
efficace al momento, così decisivo e così insidiato dal demonio, della
nostra morte.
I NOSTRI DOVERI. Pensando alla presenza di una creatura così
nobile e santa, che ci sta sempre vicina, dobbiamo avere verso l’Angelo
Custode grande riverenza e amore. Non lo dobbiamo mai contristare con
azioni o pensieri che vadano contro Dio. Dobbiamo onorarlo coi nostri
ossequi e invocarlo frequentemente con fiduciosa preghiera, più che un
amico e fratello. GLI ANGELI CATTIVI Se gli Angeli Custodi ci aiutano a conseguire la nostra salvezza eterna, gli Angeli cattivi usano ogni sforzo per danneggiarci nel corpo, quando non cerchino di darci i beni della terra per un male maggiore e per rovinarci eternamente l’anima. Fanno così non perchè ne ritraggano un vantaggio, ma solo per il loro odio a Dio e alle sue creature, che vorrebbero staccare da Lui e perdere. Però non possono fare di più di quello che Dio permette loro, e l’uomo, nel corpo, può ricevere del male entro questi limiti ma non può riceverne del male nell’anima, se non in quanto accetta di sua volontà. La caduta degli Angeli
Abbiamo detto che gli Angeli furono sottoposti ad una prova. Quelli
fedeli furono confermati in grazia, i ribelli invece, furono cacciati
per sempre dal Paradiso e condannati alle pene eterne dell’Inferno. Le tentazioni TESI - Molto spesso i demoni tentano, cioè spingono l’uomo al male. E’ DI FEDE dall’universale magistero della Chiesa.
SPIEGAZIONE. L’opera del demonio è sempre limitata dalla permissione di
Dio, che non permette che siamo tentati sopra le nostre forze, ma ci dà
la grazia per resistere e vincere le tentazioni e ci dà i mezzi, come la
preghiera, la penitenza, la vigilanza, per ottenere grazia abbondante.
Quindi, quando l’uomo acconsente alla tentazione, è solo per colpa della
sua cattiva volontà. Il demonio non può agire direttamente
sull’intelletto e la volontà, ma solo indirettamente inducendoci
all’errore, dando cattive immaginazioni e scatenando le passioni. Può
agire invece direttamente sui sensi esterni, sulla memoria, sulla
immaginazione e sull’appetito sensibile.
PROVA: LA SCRITTURA parla chiaramente della tentazione data dal
demonio in forma di serpente ad Eva (Gn. 3, 1-6), e delle tentazioni di
Giobbe. Il demonio osò tentare, in modo solo esterno come gli era
possibile, lo stesso Gesù (Mt. 4 3-lO). Tentò Giuda a tradire il
Maestro (Gv. 13, 2, 27).
L’OSSESSIONE E LA POSSESSIONE: L’OSSESSIONE è una azione esterna
del demonio con la quale circonda e asse- dia il corpo dell’uomo e
tormenta l’anima con gravi tentazioni. Lo spiritismo
Il demonio, per ingannare gli uomini e condurli alla rovina non solo con
le tentazioni, ma ancora con lo SPIRITISM0 cerca di presentarsi. Dopo aver parlato della creazione in genere e delle creature spirituali, veniamo a trattare in particolare della creatura composta di anima e di corpo, e cioè dell’uomo. LE ORIGINI DELL’UMANITA’ Essendo stato toccato l’argomento quando abbiamo trattato della creazione in genere, ci fermeremo solo su alcuni punti particolari per esaminarli con maggior chiarezza, con alcune proposizioni. 1) - I nostri progenitori sono stati creati da Dio anima e corpo. E’ DI FEDE I due Concili Laterano IV e Vaticano I, già citati, ci dicono chiaramente che l’uomo è stato creato da Dio. Inoltre il Genesi (cap. 2) ci dice che Dio formò il corpo di Adamo dal fango della terra e gli ispirò l’anima. Eva la trasse, per il corpo da una costa di Adamo, creando pure a lei un’anima dal nulla. 2) - E’ certo che l’anima fu creata dal nulla, mentre riguardo al corpo la Chiesa non si è pronunciata se è stato creato immediatamente o mediatamente.
I Teologi per questo punto si dividono in due sentenze: i più antichi
ritenevano che Dio abbia creato immediatamente anche il corpo di Adamo
interpretando nel senso ovvio le parole: “dal fango della terra”.
L’anima spirituale - TESI - L’anima dell’uomo è spirituale e immortale ed è di per sé ed essenzialmente la forma del corpo umano. E’ DI FEDE la prima parte dall’ordinario e universale magistero della Chiesa; la seconda dal Conc. di Vienna (1311) che definisce, condannando come eretico chi dice che “l’anima razionale, ossia intellettiva non sia la forma del corpo umano per sè ed essenzialmente” (D. B. 481).
PROVA: II
Genesi
(1. c.) dice che Dio infuse nell’uomo “una spirazione di
vita”, ciò che significa un’anima spirituale. Ed è per questo
spirito che l’uomo diventò “anima vivente”. Dunque è questa anima
spirituale che informa il corpo e sostiene anche le facoltà sensitive e
vegetative. Gli animali e le piante hanno rispettivamente quella che si
chiama impropriamente anima sensitiva o vegetativa, ciò che dà loro la
forma. L’anima spirituale perciò è unita col corpo non in una forma
accidentale, ma in una forma sostanziale. La propagazione del genere umano ERRORI. Alcuni sono contro la UNITÀ DEL GENERE UMANO. Così i PREADAMITI per i quali prima di Adamo vi erano ancora altri uomini, che avrebbero avuto una discendenza; ed i POLIGENISTI, che ammettono più progenitori. Altri errori riguardano la CREAZIONE DELL’ANIMA DI OGNI UOMO, come l’errore dei PRISCILLIANISTI E ORIGENIsTI che ammettevano le preesistenza delle anime come spiriti incorporei creati da Dio, condannati poi, per i loro difetti, a essere chiusi in un corpo; e quello dei TRADUCIANISTI secondo i quali l’anima sarebbe trasmessa dai genitori per generazione. TESI I - Tutto il genere umano ha origine da un solo primo genitore: Adamo. E’ PROSSIMO ALLA FEDE
PROVA - Il Genesi (2, 5, 20) dice espressamente: “non c’era
l’uomo a lavorar la terra”. Dunque Adamo quando fu creato, era solo,
tanto chè non aveva nemmeno una compagna: “Per Adamo non si trovava
un. aiuto somigliante a lui”. Adamo viene chiamato: “Padre di
tutta la terra” (Sap. 10, 1) ed Eva: TESI II - L’anima di ogni uomo viene creata da Dio, quando viene infusa nel corpo. E’ CERTO
La dottrina di Origene viene condannata nel V Concilio
Ecumenico Costantinopolitano II (553) e da Anastasio II (D.
B. 103, 170). ELEVAZIONE DELL’UOMO
Dio adornò l’uomo non solo di doni naturali ma anche di doni
preternaturali e soprannaturali, innalzandolo all’ordine soprannaturale.
Naturale e soprannaturale
NATURALE è ciò che è dovuto a una determinata natura, supposta la
creazione. Dio poteva crearmi o non crearmi, ma supposto che mi abbia
voluto creare uomo, ha dovuto darmi l’anima e il corpo,
che sono doni naturali cioè dovuti alla natura dell’uomo.
SOPRANNATURALE è ciò che è al di sopra della natura, e che,
quindi, non le è dovuto. 1 - SOPRANNATURALE ASSOLUTO, ed è quello che supera e che non è dovuto a nessuna natura creata o creabile, come per l’anima sarebbe la grazia di Dio che eleva l’anima a una vita divina.
2 - SOPRANNATURALE RELATIVO detto anche PRETERNATURALE
ed è quello che supera e non è dovuto a una determinata natura creata o
creabile, ma che può essere dovuto, e quindi naturale a un’altra.
Per esempio l’immunità dalla morte non è dovuta all’uomo perchè il corpo
essendo materia è soggetto a mutazione, e quindi di natura sua mortale,
ma è invece naturale nell’Angelo, che è puro spirito, e quindi
immortale. Il dono preternaturale non innalza la natura a un
altro ordine, ma la perfeziona nel suo ordine.
ORDINE SOPRANNATURALE: è la conveniente disposizione di mezzi
soprannaturali a un fine soprannaturale. Perciò sono
soprannaturali: IL SOGGETTO: l’uomo non più per la sua semplice
natura umana, ma innalzato da Dio alla dignità di suo figlio adottivo;
IL FINE: la possessione di Dio nella visione intuitiva faccia a faccia;
I MEZZI: la fede e le virtù soprannaturali esercitate col concorso di
Dio, la conoscenza di Lui per mezzo della Rivelazione, gli aiuti dati da
Dio, come i Sacramenti, ecc; LA LEGGE: non come la conosce l’uomo nel
suo cuore, ma coi precetti positivi che Dio ha manifestato. Stati della natura umana L’uomo potrebbe trovarsi in sette condizioni diverse riguardo alle grazie e ai doni naturali, e soprannaturali. 1) - STATO DI NATURA PURA. È lo stato in cui sarebbe coi soli doni naturali e fine naturale. 2) - STATO DI NATURA INTEGRA. E’ lo stato come al N. i coll’aggiunta dei doni preternaturali che lo perfezionassero nel suo ordine naturale, come l’immunità dalla concupiscenza, dalla ignoranza, dalle infermità, dalla morte. 3) - STATO SEMPLICEMENTE SOPRANNATURALE, quando fosse destinato al fine soprannaturale, coi mezzi soprannaturali della grazia, senza i doni preternaturali, restando quindi soggetto alla concupiscenza, alla ignoranza, alle malattie, alla morte. 4) - STATO DI NATURA INNOCENTE coi doni naturali, preternaturali e soprannaturali, con destinazione a un fine soprannaturale, come lo fu di fatto Adamo. Si chiama “innocente” o anche «di giustizia originale» perchè questo stato non poteva sussistere col peccato. 5) - STATO DI NATURA DECADUTA quando sia perduto lo stato di natura innocente. È differente dallo stato di natura pura, perchè resta sempre la destinazione al fine soprannaturale, avendone perduti i mezzi. Di fatto questo stato esistette nei nostri progenitori per poco tempo, avendo Dio fatta la promessa del Redentore. 6) - STATO DI NATURA REDENTA. È lo stato dell’uomo caduto e che, avendo da raggiungere il fine soprannaturale non ha più i mezzi per sè, ma può ricuperare la grazia per mezzo di Cristo Redentore. In questo stato, che è quello attuale e che ha avuto inizio colla promessa del Redentore fatta ad Adamo, ci sono stati di nuovo i doni soprannaturali ma non quelli preternaturali.
7) - STATO DI NATURA GLORIFICATA quando nel cielo avrà la Gli errori
Prima di presentare le varie tesi, per avere una visione chiara dello
stato della questione come di solito, raggruppiamo in principio i
principali errori sia riguardo allo stato di giustizia originale, come
riguardo al peccato originale e alle sue conseguenze. I - Spieghiamo col NATURALISMO:
GLI ATEI E I POSITIVISTI respingono come una favola la narrazione
biblica riguardo al peccato e per rispondere a questi dobbiamo riferirci
all’intera Apologetica.
II - Spiegano con uno PSEUDO-SOPRANNATURALISMO: LO STATO DEI PROGENITORI TESI - I nostri progenitori, per dono gratuito e veramente soprannaturale furono costituiti nello stato di santità e di giustizia originale. E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 788) “Se alcuno non professerà
che il primo uomo Adamo... ha perduto la santità e la giusti.zia nella
quale era stato costitutio,... sia scomunicato”. Che questo dono sia
stato “gratuito e veramente soprannaturale” è certo, contro i
Protestanti e i Giansenisti per le proposizioni condannate di Baio
e di Quesnell in cui si dice che la grazia era dovuta nello
stato di natura integra (D. B. 1021; 1516); mentre è di fede riguardo
alla natura decaduta.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. L’uomo, creato a “immagine e
somiglianza» di Dio, secondo la interpretazione dei Padri è tale non
solo perchè ha l’anima spirituale, ma perchè gli era stata data la vita
divina. Una riprova è la familiarità con cui Dio si intratteneva
con lui frequentemente (Gen. 2, 18-24). S. Paolo spesso nelle sue
lettere parla di rigenerazione, restituzione allo stato in cui era il
primo uomo (Ef. 4, 23; 2 Cor. 18- 19); Col. 1, 13-14). Se la nostra
rigenerazione viene fatta col darci la grazia santificante ciò significa
che il primo uomo era nella grazia santificante. Esplicitamente
invitando a rivestirci dell’uomo nuovo dice che “secondo Dio
fu creato nella giustizia e nella santità della verità” (Ef. 4, 24).
B) - I PADRI. S. Ireneo (Adv. Haer. 3.18) dice che il primo uomo era simile a Dio per la partecipazione dello Spirito San to, ossia della grazia, e che Cristo ha ristabilito l’umanità nello stato in cui era all’inizio. Tertulliano (De bapt. 4) dice che l’uomo riceve lo Spirito Santo, che aveva ricevuto e che poi aveva perduto per il peccato. San Girolamo (In Ef. 4,30) parla della grazia dello Spirito Santo “nella quale in principio fummo creati”. Così S. Agostino dice che “nel paradiso (terrestre)... per il peccato perì quella libertà di avere la piena giustizia con la immortalità» (Ep. c. Pelag. 1, 2-5). I GIANSENISTI mitigando l’errore di Lutero dissero che nella concupiscenza vi è peccato, e per questo la libertà umana viene così indebolita che necessariamente l’uomo è attratto ai piaceri in modo tale che solo può liberarlo la grazia efficace. Il dono della integrità TESI - I nostri progenitori furono costituiti nello stato di natura integra, cioè furono costituiti immuni dalla concupiscenza, dalla ignoranza, dal dolore e dalla morte; e ciò per dono gratuito e preternaturale. La nota teologica per questa tesi si differenzia per i vari doni. La noteremo perciò, punto per punto nella SPIEGAZIONE E PROVA 1) - L’ESENZIONE DALLA CONCUPISCENZA che viene anche chiamata “dono di integrità” dava ai progenitori una rettitudine tale per la quale l’appetito sensibile veniva assoggettato perfettamente alla ragione. Infatti la concupiscenza è una forte propensione verso i beni sensibili, sia illeciti che leciti, ma contro l’ordine della ragione. I progenitori ne furono immuni. E’ CERTO
dal Conc. di Trento che suppone questa esenzione quando dice che
la concupiscenza “viene dal peccato e inclina al peccato” (D. B.
792) e che l’uomo, dopo il peccato “fu mutato in peggio nell’anima e
nel corpo” (D. B. 788).
Essa si riferisce ad ogni desiderio sensibile e non solo a ciò che è
l’istinto contro la purezza. 2) - L’ESENZIONE DALLA IGNORANZA, dono della scienza che fu infusa ai progenitori riguardo alle cose naturali e fisiche come per le cose soprannaturali, proporzionata al loro stato e alle loro necessità. E’ CERTO
e si deduce dal fatto che Adamo dà un nome conveniente a tutti gli
animali (Gen. 2, 19 ss.). 3) - ESENZIONE DAL DOLORE o dono della impassibilità. E’ CERTO
Il Conc. di Trento dice che “le sofferenze del corpo derivano dal
peccato” (D. B. 789). 4) - L’ESENZIONE DALLA MORTE, ossia il dono della immortalità. E’ DI FEDE
dal Conc. di Cartagine (418) (D. B. 101) che definisce:
Nel Genesi (2, 16) si legge la minaccia fatta da Dio all’uomo se lo
avesse disobbedito: “In qualunque giorno ne mangerai, morirai”.
Che si trattava anche della morte del corpo si vede chiaramente dalla
condanna “tornerai nella terra, dalla quale sei stato formato»
(ivi 3, 19). 5) - L’INTEGRITÀ DATA AI PROGENITORI É DONO GRATUITO E PRETERNATURALE. E’ CERTO
dalla condanna di alcune preposizioni di Baio (D. B. 1026, 1055)
che dicevano “che l’integrità della prima creazione non fu una
esaltazione indebita della natura umana”. LA CADUTA DELL’UOMO Nei progenitori TESI - I nostri progenitori trasgredendo il comando di Dio hanno perduto la santità e la giustizia originale, peccando gravemente. E’ DI FEDE Il Conc. di Trento definisce questo precisando pure la condizione in cui Adamo si trovò dopo il peccato. “Se alcuno non professerà che il primo uomo Adamo, avendo trasgredito il comandamento di Dio nel paradiso, abbia subito perduto la santità e la giustizia in cui era stato costituito, e abbia incorso, per l’offesa di tale prevaricazione, l’ira e l’indignazione di Dio, e perciò la morte, che prima Dio gli aveva minacciato, e con la morte, la schiavitù sotto la potestà di colui che di poi ebbe l’impero della morte, e cioè del diavolo, e che tutto Adamo sia stato mutato in peggio nel corpo e nell’anima per quella offesa di prevaricazione, sia scomunicato” (D. B. 788). SPIEGAZIONE E PROVA: I genitori avevano ricevuto la giustizia originale come un bene per sè e per i discendenti, ma non lo avevano avuto in modo definitivo: erano in stato di prova e, solo restando fedeli al comando di Dio lo avrebbero mantenuto.
A) - DALLA SCRITTURA è noto il racconto biblico della caduta
(Gen. 2, 17 e 3, 14) e abbiamo detto sopra in quale senso vada
interpretato. È compito della Esegesi stabilire fino a qual punto
ogni frase sia rivestita del carattere di narrazione popolare o abbia
senso improprio. Quello che secondo la dichiarazione della Pontificia
Commissione Biblica va assolutamente inteso in senso proprio è il
fatto dello stato di integrità e felicità originale dei progenitori, il
comando dato da Dio per provare la loro ubbidienza, la trasgressione
fatta per istigazione del diavolo, presentatosi sotto forma di serpe, la
caduta dallo stato di innocenza e la relativa condanna a morire.
B) - I PADRI, di solito, parlando del peccato originale si
attengono alla narrazione biblica e unanimemente ammettono lo stato di
giustizia originale, il comando di Dio, la trasgressione dell’uomo.
Solo, nella interpretazione del peccato, alcuni, come Agostino, e
fra i Dottori Bellarmino, aggiungono alla colpa di disobbedienza
quella di incredulità, perchè Adamo non ha creduto solo alla
donna, ma al serpente. Nei discendenti Il peccato di Adamo è passato nei suoi discendenti. Dimostreremo: 1) la propagazione di questo peccato; 2) in che cosa consista; 3) le sue conseguenze. La propagazione del peccato originale TESI - Il peccato di Adamo è passato in tutti i suoi discendenti eccetto la Vergine Immacolata. E’ DI FEDE
Il Conc. di Trento (D. B. 789) dice: “Se alcuno dirà che il
peccato di Adamo nocque a lui solo e non alla sua discendenza; e che la
santità e la giustizia ricevute da Dio non le perdette anche per noi, ma
solo per sè stesso; e che, divenuto peccatore, trasfuse nel genere umano
la morte e le pene del corpo soltanto, non anche il peccato che è morte
dell’anima, sia scomunicato”. SPIEGAZIONE - IL PECCATO DI ADAMO e cioè la colpa di origine, non soltanto le conseguenze relative ai beni del corpo e ai beni preternaturali anche dell’anima. Tanto meno il solo cattivo esempio. IN TUTTI I SUOI DISCENDENTI cioè in tutti i singoli uomini derivanti da Adamo per generazione. Quindi se un uomo p0- tesse discendere da altri che non sia Adamo, o fosse da Dio direttamente, non avrebbe il peccato di Adamo (Vi Controversia fra i Teologi se vi fosse stata trasmissione di peccato Se avesse peccato Eva solo e non Adamo. I più sostengono di no, riferendosi anche alle parole del Conc. di Trento: “Gli uomini, se non nascessero dal seme di Adamo, non nascerebbero ingiusti» (D. B. 795). ECCETTO LA VERGINE IMMACOLATA. Quantunque discendente da Adamo, la SS. Vergine è immune da peccato, come diremo nel prossimo trattato.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. L’Antico Testamento ha solo
delle oscure allusioni alla propagazione del peccato originale. Nel
Genesi si vede che Dio, dopo il peccato non usa più cogli uomini
quella familiarità che aveva prima del peccato. In Giobbe (14,4)
si legge: “Chi può fare mondo colui che è concepito da un seme
immondo?”. Dunque tutti gli uomini sono morti in Adamo.
Ma in modo più diretto ne parla ai Romani (5,12-19): “Così dunque per
un sol uomo il peccato è entrato nel mondo e col peccato la morte, e
così la morte si è estesa a tutti gli uomini, NEL QUALE (Adamo)
tutti hanno peccato... eppure la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche
sopra coloro che non avevano peccato di prevaricazione come Adamo, che è
figura di Colui che doveva venire, ma il dono è stato ben differente dal
delitto, perchè se per delitto di uno solo molti perirono, molto più la
grazia e la liberalità di Dio, in grazia di un sol uomo, Gesù Cristo,
abbondò in molti. Quindi, come per il delitto di uno solo venne sopra
tutti gli uomini la dannazione, così per la giustizia di uno solo è in
tutti gli uomini la giustificazione vivificante. Così pure come per la
disobbedienza di un solo uomo, molti sono costituiti peccatori, così
anche per l’obbedienza di uno solo, molti saranno costituiti giusti B) - DALLA TRADIZIONE: 1) Fino dai primi secoli la Chiesa ha usato amministrare il Battesimo, non solo agli adulti, ma anche ai piccoli per rimettere i peccati. I piccoli non potevano avere peccati attuali: dunque era per il peccato originale: 2) Nei Simboli si legge: Confesso un solo Battesimo in remissione dei peccati, e i Padri almeno fin dal terzo secolo affermano che deve essere dato il Battesimo ai piccoli per rimettere il peccato originale.
3) I Padri, fino dal principio, asseriscono che l’umanità è
colpevole per il peccato originale. S. Giustino dice che il
Cristo è morto: «per il genere umano, che era stato trascinato da
Adamo nella morte e nella tentazione dal serpente” (Dial. 88) E.
S. Ireneo: “Noi abbiamo offeso Dio nel primo Adamo disobbedendo
al suo precetto» (Ad. Laer. 5, 13, 3). Origene parla dell’uso
di battezzare i bambini perchè macchiati di colpa originale e dice che “tutti
muoiono in Adamo” (In Ierem. 8,1). Tertulliano distingue tra
peccato originale, di cui conia una terminologia chiamandolo “vizio
di natura» dal peccato personale e dice che “tutto il genere
umano fu infetto dal peccato del primo uomo” (De test. anim. 3).
4) Dopo l’eresia pelagiana la parola dei Padri si fa più serrata
e precisa, specialmente per opera di S. Agostino. Egli afferma
nettamente che il peccato originale non è solo una pena, ma una
colpa: “Tutti fummo in lui (Adamo) quando tutti fumnio
quello solo” (De Civ. 13,14). “Quello che nei fanciulli si dice
peccato originale, mentre ancora non usavano l’arbitrio della volontà,
non si chiama assurdamente anche volontario, perché contratto dalla
cattiva volontà del primo uomo è diventato come ereditario” (Retrot.
1,13,5). Contro i Pelagiani afferma ancora che: «non vi è vita eterna
al di fuori del regno dei cieli” (Sermo 194,3). 5) Molti Concili condannarono l’eresia Pelagiana. - Il Milevitano (416) condanna chi dice che “l’uomo sia che peccasse, sia che non peccasse sarebbe morto nel corpo... per necessità di natura”, come chi dice che “ì fanciulli non hanno ricevuto niente di peccato originale da Adamo” (D. B. 101-102). Questo decreto fu approvato da Innocenzo I e più tardi dal Cono. Carta ginese (418) con lettera di Zosimo. Fu confermata la condanna anche dal Cono. di Efeso e da S. Celestino. NATURA DEL PECCATO ORIGINALE
Da quanto abbiamo detto sono emerse molte particolarità riguardo alla
natura del peccato originale. Abbiamo visto ad esempio che è un vero
peccato inerente a ciascuna persona che viene in questo mondo. I - PRIMA DEL Conc. DI TRENTO alcuni (Pighi, ecc) affermavano che il peccato originale formalmente era lo stesso peccato di Adamo, imputato esteriormente ai suoi discendenti. Questa sentenza oggi è scartata in quanto sembra non possa conciliarsi con le parole del Tridentino il quale asserisce che è un peccato proprio di ciascuna persona. Inoltre il Battesimo cancella il peccato originale: invece in questo caso verrebbe a togliere solo la imputazione. Cadremmo così nella teoria protestante.
II - PIÙ TARDI altri Teologi come il Salmeron e il Lugo
spiegano il peccato originale considerando Adamo come CAPO MORALE DI
TUTTI GLI UOMINI. Uno che ha la responsabilità anche in nome di altri,
se commette un errore ne restano responsabili tutti in solido. Come in
una società economica se uno è capo e la sua firma vale per tutti i
soci, una decisione firmata da lui, vale per tutta la società. III - OGGI comunemente si segue la spiegazione data da Alessandro di Hales e da S. Tomaso. Il peccato originale consiste essenzialmente nella privazione della giustizia originale; privazione causata dall’azione volontaria di Adamo che era fonte e principio di tutta la natura umana.
L’elemento formale
è dunque
la privazione della giustizia originale, mentre l’elemento
materiale è la concupiscenza “che è dal peccato e al
peccato inclina”. Infatti, perduta la grazia, PRIVAZIONE. Insistiamo nell’esaminare questa parola, perchè ci dice la mancanza di quei doni, che non ci erano dovuti, ma che ci sarebbero venuti attraverso Adamo. Per questo non c’è nessuna ingiustizia: come in un figlio che nasce povero perchè il padre, miliardario, ha perduto le sue ricchezze. Questo peccato abituale, ossia lo stato di peccato in cui nascono gli uomini, non è perciò un abito positivo, come uno che commette un peccato personale, ma un abito negativo in quanto ci priva di beni che avremmo dovuto avere non naturalmente, ma per la disposizione data da Dio.
CAUSATA DALLA AZIONE VOLONTARIA DI ADAMO. Abbiamo detto altrove della volontarietà in Adamo, ma parte pure da
questa sua volontà il fatto che il peccato originale in noi è un peccato
proprio di ciascuno inerente all’anima di ogni uomo. Ogni peccato, per
essere tale, è necessario che sia volontario. Risulta anche dalla
condanna delle proposizioni 46 e 47 di Baio (D. B. 1046-1047): “il
volontario non appartiene alla ragione di peccato.., e il peccato
originale ha vera ragione di peccato senza nessun riguardo alla volontà
per cui ebbe origine”. Però, come nota S. Tomaso (In II Sent. 33,
q. 2a 1 ad 2): “fra tutti i peccati il. minimo è l’originale, perchè
ha il minimo di volontario. Infatti non è volontario per volontà di
questa persona ma per la volontà del principio di natura soltanto”.
Perfino al peccato veniale, essendo commesso per la volontà della
persona, si deve maggior pena positiva che al peccato originale.
FONTE E PRINCIPIO
DELLA NATURA UMANA.
Alcuni hanno detto che le nostre volontà erano già incluse in
Adamo. Ma ciò è contrario alla verità. Le nostre volontà non esistevano
ancora. “IN QUO OMNES PECCAVERUNT: “Nel quale tutti peccarono” ci dice S. Paolo, come abbiamo visto precedentemente. In lui dunque tutti peccammo, e mentre non ci passa la sua colpa personale, riceviamo la colpa di natura, e cioè siamo privi della giustizia originale, che la natura umana non ha più. “Questo dono era stato dato divinamente a tutta la natura umana”
come dice S. Tomaso (S. Th. q. 100 a 1) (S. TOMASO (S. Th. 1. a
2. ae q. 81 a 1), spiega ancor più chiaramente: Conseguenze del peccato originale
IN QUESTA VITA - Come abbiamo avuto occasione di dire, in questa vita il
peccato originale priva della grazia santificante (è di fede) e dei,
doni preternaturali che erano stati dati ai nostri progenitori (è certo
e lo constatiamo).
NELL’ALTRA VITA - L’uomo che ha raggiunto il pieno uso di ragione e ha
il peccato originale cancellato col Battesimo di acqua, o almeno con un
atto di carità perfetta, che comprende il Battesimo di desiderio almeno
implicito, purchè non abbia altri peccati mortali si salva (come vedremo
nel relativo trattato). Altrimenti va all’inferno. E’ DI FEDE
dal Conc. di Firenze che definisce: “le anime di coloro
che muoiono in peccato mortale attuale o col solo peccato originale,
subito vanno all’inferno, ma puniti con pene differenti”
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