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TEOLOGIA SPECIALE |
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Oggetto principale della Teologia, come abbiamo detto in principio, è
Dio. Qui veniamo a studiare questo oggetto, non solo colle deboli
forze della nostra ragione umana, ma colla luce della Rivelazione
divina. 1) - Se esiste (an sit). 2) - Come sia (quomodo sit). 3) - Le sue operazioni. A queste domande possono corrispondere questi nostri tre capitoli: 1 - L’ESISTENZA DI DIO 2 - LA SUA ESSENZA E GLI ATTRIBUTI DIVINI 3 - LE OPERAZIONI DIVINE
CAPITOLO PRIMO Come negli altri trattati poniamo in principio gli errori più importanti, completando poi, nelle singole tesi, ciò che riguarda qualche errore particolare. Errori
L’ATEISMO, senza dubbio è il primo e completo errore che si confuta nel
presente trattato. Esso propugna la negazione di Dio. 1) per difetto o 2) per eccesso. 1) - PER DIFETTO PROTESTANTESIMO - Considerando la natura umana corrotta intrinsecamente dal peccato originale, Lutero e i suoi seguaci, pensano che essa possa da per sé conoscere solo ciò che è materiale come il mangiare e il dormire, e non possa perciò arrivare a conoscere Dio se non per mezzo della Rivelazione fatta nella S. Scrittura. Così pure Calvino dice che l’intelletto da solo non può giungere a conoscere «il vero Dio». TRADIZIONALISMO O FIDEISMO, di cui abbiamo già parlato dice ugualmente che la ragione umana può raggiungere solo le cose sensibili, e quelle di ordine superiore le può conoscere solo attraverso la tradizione primitiva trasmessaci. Quindi Dio si può credere, ma non dimostrare.
POSITIVISMO E AGN0STICISM0. Oltre a quanto già detto qui è da notare che
limita talmente la facoltà umana di conoscere da stimare inconoscibile
ciò che sorpassa il fenomeno (Kant, Huxley, ecc.) e i fatti
sensitivi (Empirismo: MODERNISMO. Questa «sintesi di tutte le eresie» su questo punto presenta il suo errore nei due aspetti opposti di difetto e di eccesso. Calcano l’agnosticismo Kantiano dicendo che non si possono conoscere le cose superiori al fenomeno e professano l’immanentismo, cioè trovano l’idea di Dio nel senso religioso della subcoscienza, cioè rimanendo in sé stessi.
IDEALISMO MODERNO. Seguendo le teorie di Hegel, ha i suoi
esponenti principali nei tempi moderni in Croce e Gentile.
ESISTENZIALISMO. la nuova filosofia che lascia la universalità delle
essenze per fermarsi a studiare l’esistenza dei singoli. Ha avuto
come ideatore Kierkegaard nel principio del secolo scorso. Alcuni
seguaci hanno cercato di interpretarlo in un senso positivo, ma molti
sono giunti invece alle idee estreme di pessimismo, cosicché
l’esistenzialismo è stato chiamato: la filosofia dello scacco,
del fallimento. A questo pessimismo è giunto Heidegger e
Sartre arrivando a un nichilismo amorale ed ateo. 2) - PER ECCESSO APRIORISMO. E’ il sistema che giudica che l’esistenza di Dio non ha bisogno di dimostrazione, ma è uni’dea nota per sé e naturalmente insita in noi. Nell’errore dell’apriorismo è caduto anche S. Anselmo di Aosta, colla sua nota dimostrazione di Dio, partendo dal concetto che l’Essere di cui non si può pensare niente di maggiore «deve esistere». Egli passa dal campo ideale a quello della realtà. Pure, nonostante che S. Tomaso, Kant, e la maggior parte degli studiosi cattolici e acattolici moderni siano contro questa dimostrazione trova schierati a suo favore - pur con diverse presentazioni - Alessandro di Hales, S. Bonaventura, S. Alberto Magno, Duns Scoto, Cartesio, Liebnìz, Gerdil, Rosmini, Bonomelli, Acri, fino al Lepidi, al Rosa, al Sestili, al Thome, al Bouyssonie, al Levasti dei nostri giorni (CARLO CARBONE: Fondamenti razionali della Fede, A. V. E., Roma, 1949).
ONTOLOGISMO. Ideato da Malebranche nel sec. XVII ed elaborato nel
secolo scorso dal Gioberti e da Ubags, dice che l’anima
umana al principio della sua esistenza vede - sia pure in modo oscuro -
Dio, e in questa cognizione immediata (visione dell’Ente, di qui la
parola: Ontologismo), riceve anche tutte le altre idee, ché,
altrimenti non potrebbe avere. Contro questi errori poniamo la seguente: TESI - L’esistenza di Dio è una verità che non è nota di per sé stessa; ma che con certezza si può conoscere e dimostrare colla ragione, per mezzo delle cose create. È CERTO riguardo alla prima parte, come si rileva da vari documenti ecclesiastici; È DI FEDE riguardo alla seconda parte per il Conc. Vaticano I e per il giuramento antimodernistico.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. L’esistenza di Dio non è nota per sé
stessa, ma ha bisogno di dimostrazione. «Mai nessuno ha veduto Dio,
l’Unigenito, che è nel seno del Padre, Egli ce lo ha narrato» (Gv.
1, 18).
B) - DAI PADRI: S. Giovanni Crisostomo (Omelia in Ep.
Rom.) dice: «Ha mandato ad essi una voce? No, ma ha fatto una cosa
che li potesse attrarre più della voce: ha posto l’orbe creato in modo
che il sapiente, l’ignorante, lo sciita, il barbaro ammaestrato dalla
roba vista della bellezza delle cose create, potesse risalire a Dio».
C) - DAI DOCUMENTI DELLA CHIESA. Nel Conc. Vaticano I
l’Ontologismo fu condannato indirettamente, perché diceva il
Relatore: questo gravissimo errore «non può essere trattato per
incidenza». Perciò, pur non fermandosi espressamente su questo
punto, in attesa di un esame più particolare, lo comprende nel dire che
Dio si conosce «dalle cose create per mezzo della luce della ragione».
LE PROVE DELL’ESISTENZA DI DIO
Veniamo a studiare questi argomenti di San Tomaso (S. Th. 1, q. 2, a. 3)
di cui parla l’Enciclica citata. 1a via: il moto
La prima via, e la più manifesta è quella che si desume dal MOTO. 1) - certo - e lo constatano i sensi - che nel mondo vi sono cose che si muovono. 2) - Tutto ciò che si muove è mosso da un altro, come il ferro che è mosso dal fuoco per divenire caldo. 3) - Ma non si può continuare all’infinito fra cose moventi e cose mosse. 4) - Dunque è necessario ammettere un Essere che muove tutto senza essere mosso, e cioè un Motore immobile: ciò che è DIO
SPIEGAZIONE - Chiariamo meglio il ragionamento: NON SI PUÒ CONTINUARE
ALL’INFINITO. - Quando uno esaminando le cose che si muovono vuol
risalire alla prima che ha impresso il moto, fa un esame e un
ragionamento (che i filosofi chiamano a posteriori, cioè
risalendo da ciò che è venuto dopo). Per esempio: vedendo il
ferro che è caldo si domanda: «Come è passato dalla potenza all’atto
di essere caldo?». E troverà magari che è stato il fuoco.
Continuerà: e il fuoco come si è acceso? - Attraverso la scintilla
provocata da una pietra. - E la pietra?... Le domande possono continuare
lungamente. Però non si può continuare all’infinito trovando sempre un
nuovo movente mosso da un altro. E’ necessario trovare: un movente
immobile cioè che non abbia bisogno di essere mosso da un altro.
Oppure: vedo una vettura di un treno, che pur non essendo in discesa,
cammina. - Perché? - mi domando - Perché c’è una vettura antecedente che
la trascina, e poi un’altra, e così via. Posso aggiungerne quante
voglio, ma, pur non vedendola, devo ammettere che in testa c’è una
macchina, un locomotore, che trascina tutto il treno, senza essere
trascinato da una vettura antecedente. Se dicessi: anche questo è
trascinato da un’altra vettura antecedente, in questo caso non è più lui
che muove, ma la prima. 2a via: le cause efficienti
A prima vista questo argomento sembrerebbe confondersi con quello del
moto. C’è invece una differenza: Nel moto si considera il divenire
delle cose, qui invece si considera lo stato permanente in
cui si trovano: uomini, animali, piante, ecc. conservati nel loro stato
di essere. Come possono esistere? Hanno in sé stessi la ragione di
esistere, o sono effetto di un’altra causa efficiente, cioè una
causa che li ha fatti? 1 - Consta che nel mondo ci sono cause efficienti, l’una subordinata all’altra. 2 - Nessuna causa efficiente subordinata può essere causa di sé stessa. 3 - Ma non si può procedere all’infinito in una serie di cause che di per sé sono subordinate. 4 - Dunque si deve ammettere una prima Causa efficiente incausata, che è l’ultima ragione di tutte le cause: ciò che è DIO
SPIEGAZIONE - NEL MONDO CI SONO CAUSE EFFICIENTI L’UNA SUBORDINATA
ALL’ALTRA.
NESSUNA CAUSA SUBORDINATA PUÒ ESSERE CAUSA DI SÉ STESSA. MA NON SI PUÒ PROCEDERE ALL’INFINITO. - Rimandiamo alla spiegazione del paragrafo antecedente, notando che qui più si appropria l’esempio dell’anello.
SI DEVE AMMETTERE UNA CAUSA PRIMA EFFICIENTE INCAUSATA.
LA VITA. - Questo argomento contiene implicitamente anche quello della
vita secondo quanto hanno dimostrato alcune scoperte moderne.
Dopo le esperienze del Redi, Pasteur, Tyndal, Virchow è
dimostrata la impossibilità della generazione spontanea della
vita dalla materia inanimata (Alla fine del 1955 si disse che due
scienziati americani: Conrat e Williams, avevano prodotto la vita, in
laboratorio nel virus del mosaico del tabacco. Ma il loro
esperimento non dimostra che è stata creata la vita da materia morta.
Infatti il virus fu diviso negli elementi chimici che lo
compongono: la proteina e l’acido nucleico. Questi stessi
elementi furono ricomposti e, iniettati in cellule viventi, furono
capaci di sviluppare la malattia. Tutto ciò dimostra unicamente che in
quegli elementi si era conservata la vita allo stato latente (se di vita
si può trattare). La cosa sarebbe diversa se con elementi chimici, come
una macromolecola di proteine ed acido ribonucleinico, ma ottenuti in
laboratorio e non estratti dal virus, se ne fosse formato un virus
vivente. 3a via: Esseri contingenti
Si dice contingente l’essere che di natura sua non è
determinato ad esistere, a cui cioè l’esistenza non appartiene
essenzialmente: che, quindi, può esistere o non esistere e, se esiste,
non ha in sé stesso la ragione della propria esistenza, ma la ripete da
un altro. 1 - Esistono nel mondo esseri contingenti. 2 - Ma l’essere contingente è quello che non ha in sé stesso la ragione della propria esistenza, ma la ripete da un altro. 3 - Ma non si può procedere all’infinito nella serie degli esseri contingenti. 4 - Quindi esiste un essere che ha in sé stesso la ragione della propria esistenza, che non dipende perciò da nessun altro e da cui ogni altro essere dipende: E questi è Dio.
SPIEGAZIONE: Per prevenire facili obiezioni, dobbiamo notare che noi
partiamo dalle cose reali, di cui abbiamo diretta e quotidiana
esperienza. Ognuno di noi conosce esseri (e il nostro essere stesso è
tale) che oggi sono ma ieri non erano e domani non saranno. Il che vuoi
dire che a tali cose l’atto di esistenza non è essenziale: perché se
fosse essenziale, non potrebbero non essere e sarebbero eterne. Tali
esseri quindi sono contingenti: l’esistenza non l’hanno per essenza, ma
l’hanno ricevuta da un altro. E quest’altro o la possiede per essenza e
quindi è l’essere necessario, oppure a sua volta l’ha ricevuta da un
altro. Ma non si può procedere all’infinito nella serie degli esseri
dipendenti da un altro: se ognuno della serie dipende da un altro anche
tutta la serie dipende da un altro che è al di fuori o al di
sopra della serie. Dire il contrario, affermare cioè che ciascuno degli
esseri dipende da un altro, e l’intera serie no, è assurdo, perché
sarebbe lo stesso che affermare e negare insieme la contingenza di
quegli esseri. Mille idioti, diceva Kant, non fanno un sapiente. Così
mille esseri contingenti non fanno l’Essere necessario. 4a Via: i gradi di perfezione
Ci sono due specie di perfezione: una che compete agli esseri in quanto
tali, nel loro modo di essere, e questa non ha gradi più o meno grandi;
per esempio un leone non è più animale di un asino o l’oro non è più
metallo del piombo. Hanno rispettivamente la perfezione di animali o di
metallo e basta. C’è invece un’altra perfezione che trascende,
cioè va al di sopra specialmente della materia, come l’ente (che, come
abbiamo dimostrato può essere più o meno perfetto, necessario o
contingente) l’unità, la verità, la bontà e ancora la vita,
l’intelligenza, la volontà, ecc. 1) - Nel mondo vediamo cose più o meno perfette. 2) - Una cosa è più o meno perfetta, in quanto più o meno si avvicina all’Essere che è il massimo riguardo a quella perfezione (l’Essere, la bontà, la verità, ecc.). 3) - E ciò che è massimo in qualche genere è la causa di tutte quelle cose che sono in quel genere. 4) - Dunque c’è qualche cosa che a tutti gli enti è causa dell’essere e di qualsiasi altra perfezione. Questo Essere infinitamente perfetto è DIO
SPIEGAZIONE: Questo argomento, sotto un altro aspetto, si collega con
quello della causalità. L’aspetto differente è quello di causare i vari
gradi di perfezione nelle cose che non hanno di per sé stesse la
perfezione, ma da questi la ricevono. 5a via: l’ordine dell’universo Questa via è basata sulla causa finale per cui si chiama anche: finalismo, che significa: ordinazione a un fine determinato.
«Ognuno che agisce, agisce per un fine» fu detto fino da Aristotele.
Vedendo dei mezzi ordinati a un fine, debbo trovarci una mente che ve li
ha ordinati, se questi mezzi non hanno un’intelligenza di ordinarvisi da
sé. Per esempio: un orologio ha come fine di segnare con esattezza il
tempo. Tutte le sue parti sono messe insieme con un ordine preciso. Se
un solo dente di un piccolo ingranaggio è fuori posto l’orologio non va.
Manca uno dei mezzi per raggiungere il suo fine. Tutto non è posto nel
suo ordine per raggiungere quel fine. Ora siccome l’orologio non ha in
sé stesso una mente che lo disponga in ordine in ogni sua parte, se va
con precisione vuol dire che è stato ordinato a questo suo fine da un
essere a lui superiore, che, in questo caso, è l’uomo. 1) - Ci consta che nel mondo c’è un grande ordine in quanto tutte le cose, anche quelle prive di ragione, sia singolarmente, sia prese tutte insieme, agiscono per un fine. 2) - Ma tale ordine esige una mente al di fuori e al di sopra di tutte le cose del mondo. 3) - Dunque esiste una Mente che ordina e governa tutte le cose. Questa Mente ordinatrice e governatrice è DIO. SPIEGAZIONE: NEL MONDO: questa parola non si ferma ad indicare solo la terra, ma tutto quanto in qualche modo può essere conosciuto dall’uomo, cioè l’universo.
TUTTE LE COSE
AGISCONO PER UN FINE.
Quest’ordine magnifico che in tanta parte può essere veduto da chiunque,
come la puntualità del succedersi dei giorni, delle notti, delle
stagioni e tutta la sublime bellezza del creato, oggi,
coll’approfondirsi delle scienze ci si presenta sempre più meraviglioso.
Il microscopio, il telescopio, la chimica, la fisica nucleare ci mettono
sott’occhio sempre più nuove meraviglie (Secondo l’indole del nostro
studio ci fermiamo solo a brevi accenni, rimandando, a chi volesse
approfondire a: LANDUCCI, Esiste Dio?; Roma 1950. GIUSEPPE
RICCIOTTI,Djo nella ricerca umana, Coletti - Roma, 1950). Basta
pensare al corpo umano con tutti i suoi organi, ciascuno colla sua
funzione, tutti ordinati al benessere generale: e la scienza ci dice la
meraviglia di circa ventimila fibrille del Corti, che si trovano in un
cm. quadrato circa dell’orecchio interno, capaci di percepire la gamma
vastissima dei suoni; il cervello con 14 miliardi di neuroni corticali
per ogni sensazione ha un segno che la ricorda, fino ai milioni di
globuli bianchi del sangue, pronti ad accorrere come esercito di difesa
insieme alle altre sostanze elaborate nel nostro organismo, al punto del
corpo malato o ferito (Cfr. G. BOSIO: Civiltà Cattolica - Roma,
2 Aprile 1949). Tale ordine esige una Mente al di fuori e al di sopra di tutte le cose del mondo.
Nell’esaminare alcuni esempi ci siamo limitati volutamente ad esseri
privi di intelligenza, anzi alcuni anche privi di vita. Come si spiega
allora questo ordine che dirige verso il proprio fine? E’ necessario
ricercano in un essere intelligente che regoli tutte queste cose, e
questi è Dio. Conoscenza di Dio naturale, soprannaturale, beatifica
Quanto abbiamo detto fin qui si riferisce alla conoscenza di Dio
naturale, cioè secondo la luce della nostra ragione. 1) - perché emesso dall’intelletto sotto l’influsso della volontà aiutata dalla grazia; 2) - perché l’oggetto materiale è Dio; 3) - l’oggetto formale l’autorità di Dio che rivela; 4) - perché il fine è la vita eterna, cioè la visione intuitiva di Dio;
5)
- perché quando la
fede è formata l’anima che la emette è elevata nello stato di grazia.
I NOMI Dl DIO
Dio è «incomprensibile e ineffabile» (Conc. Later. IV, D. B.
428), cioè con nessuna parola si può esprimere in modo adeguato. I nomi
perciò che abbiamo detto, guidati dalla ragione (Causa prima, Essere
necessario, Atto puro, ecc.) come quelli che ci sono stati rivelati
nella S. Scrittura, esprimono l’idea in un modo soltanto imperfetto e
analogo. Essi, però, come attributi divini, non sono sinonimi,
come pretendeva il Rabbino Mosè Maimonide, che, per difendere la
semplicità divina diceva che tutti i nomi esprimono la semplicità divina
sotto un unico aspetto. NELL’ANTICO TESTAMENTO. La parola più antica usata dagli Ebrei e anche dagli altri Semiti è «EL» al plurale «ELOIM». Il plurale era usato non solo dai politeisti, ma a volte anche dagli Ebrei, come plurale di maestà, tant’è vero che poi mettevano il verbo e gli aggettivi al singolare. Significa: «Colui che è potente».
JEHOWAH
che secondo i competenti si deve pronunciare:
ADONAI
significa: «Il Signore», indica cioè il suo supremo dominio.
NEL NUOVO TESTAMENTO Dio è chiamato:
ALFA E OMEGA
cioè principio e fine di ogni cosa. Le due parole sono la prima e
l’ultima lettera dell’alfabeto greco.
CAPITOLO SECONDO PER QUALI VIE SI CONOSCE Quid sit? - Che cosa sia Dio? - si domanda S. Tomaso dopo aver dimostrato l’esistenza di Dio; e vi risponde nella Somma Teologica cominciando dalla q. 3 - Dice anzi che piuttosto di poter rispondere e «che cosa sia e come sia» dovremmo dire «che cosa non sia e come non sia». Infatti la nostra mente è così limitata che nel considerare la natura di Dio e i suoi attributi può studiarli, come abbiamo detto, per analogia e per via di causalità, di rimozione, di preminenza.
ANALOGIA:
ne abbiamo parlato
più volte, ma qui non sarà male accennare qualche altra cosa. a) - analogia di proporzionalità propria: per es. l’essere appartiene alla creatura e appartiene a Dio ma in un modo né del tutto identico né del tutto diverso: non del tutto diverso, perché tanto la creatura che Dio veramente esistono, sono fuori del nulla; ma non del tutto identico, perché la creatura è essere contingente, Dio è l’Essere necessario. Così si dica di altre perfezioni, come la bontà, la sapienza, la bellezza, ecc.
b) - analogia di proporzione: mentre l’analogia di
proporzionalità mette in rilievo che la perfezione attribuita alle
creature e a Dio è a loro intrinseca, ma in modo diverso; quella di
semplice proporzione indica soprattutto il rapporto di dipendenza delle
creature da Dio: Dio è l’Essere, le creature non sono l’essere,
ma hanno l’essere in quanto causato in loro da Dio; così si dica
delle altre perfezioni: sapienza, bellezza, bontà, ecc. a) - di affermazione, b) - di negazione, c) - di trascendenza.
a) - AFFERMAZIONE: Nelle cose vediamo diverse perfezioni:
b) - NEGAZIONE: Le perfezioni esistono nelle cose in modo più o
meno limitato. Ma in Dio non può esistere alcun limite: c) - TRASCENDENZA. Il concetto che noi ci formiamo delle perfezioni divine, anche se purificato da ogni limite, resta sempre un concetto umano, finito, potenziale. In Dio le perfezioni esistono in un modo superiore ad ogni nostro concetto, trascendente ogni nostra possibilità di conoscere. Fra l’altro, le perfezioni divine non costituiscono altrettante realtà distinte quanti sono i concetti che noi ne abbiamo, ma costituiscono una sola ed identica Realtà: perché tutte vengono ad identificarsi fra loro e con l’Essenza divina che è l’Essere stesso. L’ESSENZA DI DIO NELLA DOTTRINA CATTOLICA Il Conc. Vaticano I nella dottrina intorno alla Essenza o Natura di Dio, riassume sinteticamente in modo mirabile, non solo quanto era necessario esprimere contro gli errori del tempo, ma ancora quanto fin dai primi secoli Simboli e Concili avevano detto contro gli errori di allora. Esso dice (D. B. 1782): «La Chiesa Cattolica Apostolica Romana crede e confessa che vi è un solo Dio vero e vivo, immenso, incomprensibile, infinito in intelligenza, volontà e in ogni perfezione; che essendo una sola unica sostanza spirituale, assolutamente semplice e immutabile, deve dirsi in realtà e per essenza distinto dal mondo, in sé e per sé beatissimo e ineffabilmente superiore a tutte le cose, che al di fuori di Lui sono o possono essere pensate».
Da questa dichiarazione vediamo subito condannati gli errori che abbiamo
incontrato: il Panteismo, il Materialismo, e
l’Evoluzionismo assoluto, (il quale dice che tutte le cose del mondo
compresa la vita, sono causate dalla materia che si evolve),
l’Emanatismo (il quale dice che le cose create promanano dalla
sostanza divina, quasi che fossero qualche parte di Dio),
l’idealismo, il Teosofismo (il quale respinge l’idea di un
Dio personale e distinto dal mondo). L’ESSENZA Dl DIO NELLA DOTTRINA SCOLASTICA
Premettiamo che dottrina scolastica non è qualche cosa che si
oppone a dottrina cattolica, di cui abbiamo parlato, ma è lo
studio speculativo intorno allo stesso argomento.
ESSENZA
è ciò per cui una cosa è tale, e non altra, ossia ciò per cui una
cosa è costituita nella sua specie. SUSSISTENTE è ciò che esiste in sé e non in un altro. TESI - L’essenza divina è costituita dal fatto che Dio è lo stesso Essere Sussistente. É DOTTRINA COMUNE Dopo il Molina e Vasquez, specialmente i Teologi moderni - Billot, Pesch, Tanquery, Garrigou-Lagrange, Van der Meersch, Parente, sono concordi nel sostenere questa dottrina, dalla quale si distaccano le opinioni degli: 1) Scotisti che ripongono il costitutivo della Essenza divina in una infinità radicale, cioè nella esigenza che la sua Essenza infinita ha di tutte le perfezioni; 2) Salmaticesi, Suarez, Gonet, Billuart dicono che consiste nella intellettualità radicale, e cioè nella intelligenza attuale; 3) Secretan, Boutroux nella libertà con la quale Dio è ciò che vuole essere; 4) Scheli che lo ripone nella «aseità» ma non nel senso della dottrina più comune in cui a questa parola viene dato il significato di «Essere che sussiste di per Sé stesso», ma nel senso di qualche cosa di distinto che si aggiunge all’Essenza come un modo di essere per sé. PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Nella frase che Dio disse a Mosè, e che già abbiamo riportato, si rileva che l’Essenza divina è costituita dal fatto che Dio è lo stesso Essere sussistente. «Io sono Colui che è...» «Colui che è mi ha mandato a voi» (Es. 3, 13,14). lo stesso che dire: «Io sono Colui la cui Essenza è l’Essere». Qualunque ente può dire di essere qualche cosa e non il nulla, ma Dio in questa parola viene a dire che non solo non è il nulla ed ha qualche cosa dell’Essere, ma che è nella massima opposizione al nulla ed è la pienezza dell’Essere, nel modo più eccellente. B) - DALLA TRADIZIONE. S. Gregorio Nazianzeno scrive (Orazione 30,18): «Dio si dice l’Essere perché è essenzialmente proprio di Dio l’Essere e tutto l’Essere senza che sia affatto finito e circoscritto». E S. Giovanni Damasceno (La fede ortodossa 1,9:): «Primo di tutti i nomi che si dicono di Dio è che è: poiché ha in sé stesso l’Essere che comprende tutto, come un mare di sostanza infinito e senza termini».
C) - DALLA RAGIONE. Ciò che è la fonte di tutte le perfezioni e
le proprietà dell’ente è l’Essere che sussiste in sé al di sopra di
tutti. Da questa pienezza dell’Essere, tutte le cose ricevono la
partecipazione della sua perfezione. Esso è l’Atto puro, la
Causa prima, il Movente immobile come abbiamo dimostrato. D) - DALL’INSUFFICIENZA DELLE ALTRE OPINIONI, abbiamo pure una conferma della sentenza più comune: 1) Non si può dire come gli Scotisti che l’Essenza divina è costituita dall’infinità, perché questa è un modo di essere infinitamente e prima del modo di essere, concepiamo l’Essere. Soltanto quando abbiamo concepito l’Essere, possiamo pensare che è in un modo infinito. 2) Non si può dire che consiste nella intellettualità, perché anch’essa presuppone l’Essenza già costituita. 3) Non nella libertà che presuppone l’Essere e l’intelligenza. 4) Non nella «aseità» nel senso dato dallo Shell, perché in tal caso Dio sarebbe la causa o il principio di sé stesso. Dio è l’Essere incausato, irricevuto, cioè sussistente. Se avesse una causa di sé l’esistenza di Dio sarebbe un effetto della sua Essenza: ciò che ripugna, come abbiamo dimostrato parlando dell’Esistenza di Dio.
CAPITOLO TERZO
ATTRIBUTO DIVINO
si può definire: In altre parole più semplici si potrebbe dire: Attributi sono le perfezioni divine secondo che possiamo conoscerle noi.
Riflettendo su quanto abbiamo detto nelle pagine antecedenti, fino da
quando abbiamo parlato dei «Nomi di Dio» ci sarà più facile capire
questa definizione. I) - E’ certo che gli attributi divini non differiscono realmente né dall’Essenza né fra loro. REALMENTE significa nella realtà, nel fatto e si distingue da virtualmente. Nell’uomo, per esempio, il corpo e l’anima si distinguono realmente, perché altra cosa è l’anima, altra il corpo. Invece fra uomo e animale ragionevole non c’è distinzione reale, perché le due espressioni indicano la stessa cosa. FRA GLI ATTRIBUTI E L’ESSENZA DIVINA E FRA GLI ATTRIBUTI FRA LORO NON C’É NESSUNA DIFFERENZA REALE.
Infatti nella S. Scrittura troviamo che sono predicati (cioè
detti) fra loro e con l’Essenza scambievolmente: «Dio è luce... Dio è
carità» «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv. 1,5; 4,8;
16,6). «Io, la Sapienza» (Gv. 8,12). Se vi fosse distinzione
reale, non si potrebbero così indentificare fra loro. II) - E’ dottrina comune che gli attributi divini si distinguono virtualmente dall’Essenza e fra loro.
VIRTUALMENTE.
La distinzione virtuale è una distinzione logica che non ha
differenza nelle cose, ma nei diversi concetti che si riferiscono alla
stessa cosa, ma con fondamento nella cosa stessa (La distinzione
logica (a differenza della distinzione ontologica o reale)
esiste fra i diversi concetti che si riferiscono alla stessa cosa. I
filosofi suddividono in semplicemente logica (o rationis
ratiocinantis) quando non ha nessun fondamento nella realtà; come quando
si dice uomo e animale ragionevole. La differenza è solamente nel
concetto e per nulla nella cosa. Divisione degli attributi Nel considerare gli attributi divini, si possono fare più divisioni. Alcuni si possono considerare sotto un aspetto:
a) - NEGATIVO cioè rimovendo le imperfezioni che sono nelle
creature. Esempio l’immensità, l’eternità, ecc.
b) - IN ASSOLUTI, che cioè spettano a Dio considerato in sé
stesso, come la semplicità, l’infintà, ecc.
c) - IN QUIESCENTI che indicano il modo di essere come
l’eternità, la semplicità, ATTRIBUTI QUIESCENTI Seguendo la dichiarazione del Conc. Vaticano I, posta in principio di questo capitolo, esamineremo i vari attributi o perfezioni di Dio. Fra gli attributi divini, quiescenti, ne esamineremo particolarmente sei: la semplicità, l’infinità, l’immensità, l’immutabilità, l’eternità, l’unità dì Dio. La semplicità di Dio TESI - Dio è l’Essere semplicissimo, e perciò esclude da sé ogni composizione. DI FEDE
dal Conc. Vaticano I citato: «Una sola Essenza, Sostanza o
Natura assolutamente semplice». SPIEGAZIONE: La composizione può essere: 1) - fisica, come nelle cose composte di materia e di forma, o di parti quantitative, come l’uomo composto di anima e di corpo, come un sasso formato di tante molecole; 2) - metafisica che risulta dalla reale distinzione fra potenza e atto, sostanza e accidenti, essenza ed esistenza;
3) - logica che risulta dal genere prossimo e la differenza
specifica, dalla natura specifica e le note che la individuano: per
esempio Pietro, appartenente al genere umano è nella natura specifica di
questo determinato uomo, con questi precisi lineamenti e
caratteristiche.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. In più luoghi essa dice: B) - DALLA RAGIONE. La materia dice grandissima imperfezione, perché è composta di parti e dalla potenza di passare ad un atto differente di quello di cui si trova. Quindi ha una composizione fisica e metafisica. Ogni ente composto, anche solo metafisicamente o logicamente, dipende dal suo essere nella sua perfezione dalle parti, che non convengono insieme se non sotto l’influsso di una Causa superiore. Perciò ogni supposto suppone una causa di sé stesso, ciò che ripugna alla Causa prima, come abbiamo dimostrato (pag. 258).
OBIEZIONI - Nella Scrittura si leggono attribuite a Dio forme materiali:
il braccio di Dio, la mano di Dio, l’occhio di Dio, ecc. Queste
espressioni sono usate per indicare la forza, l’onnipotenza,
l’onnipresenza, ecc. Non bisogna perciò cadere in un antropomorfismo, dando a Dio la forma di uomo, ma intendere queste espressioni come un adattamento al nostro linguaggio umano, ben sapendo che si riferiscono a Colui che è Sostanza semplicissima senza alcuna composizione o materialità. Così quando si dice che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza (Gen. 1, 26) si intende riguardo all’anima. Per essa infatti presiede a tutti gli animali come continua lo stesso testo: «Affinché presieda ai pesci del mare e agli uccelli del cielo» (ivi). E l’uomo è al di sopra di questi in quanto ha l’intelletto e la ragione, cioè l’anima spirituale, e in questo somiglia a Dio purissimo Spirito. L’infinità di Dio Infinito è ciò che non ha nessun limite. Quando parliamo dell’Essere che non ha limiti in nessun modo, diciamo che è infinito in modo assoluto. TESI - Dio è infinitamente perfetto, ossia possiede ogni perfezione in modo infinito. É DI FEDE dal Concilio Vaticano I citato: «nell’intelletto e nella volontà e in ogni perfezione infinito».
PROVA - Dio ha la pienezza dell’Essere come abbiamo visto considerando
le parole dette a Mosé: «Io sono Colui che è». La pienezza
dell’Essere include ogni perfezione. La nostra mente concependo in Dio
tutte le perfezioni, pensa ogni perfezione che è nelle creature, ma nel
modo più alto ed eminente. Al tempo stesso esclude ogni difetto che è
nelle creature. Altri testi della Scrittura ci dicono espressamente
questa sua perfezione infinita: «Alla sua grandezza non c’è confine»
(Sal. 144, 3). Egli «solo è potente... solo ha l’immortalità» (I
Tim.
6, 15 - 6). E queste, come qualunque altra perfezione, sono in Dio al
più alto grado, senza alcun limite: Infinito nella potenza, nella
grandezza, nella santità e in ogni perfezione. L’immensità di Dio
All’infinità di Dio, nel nostro modo di concepire, è legato in. modo
particolare l’attributo della sua immensità, che esclude ogni limite di
luogo e di spazio. TESI - Dio è immenso in modo assoluto ed è in ogni cosa per essenza, per presenza e per potenza. É DI FEDE per la stessa dichiarazione del Conc. Vaticano I.
SPIEGAZIONE: Secondo la frase di Pier Lombardo (1 Sententiae
dist. 37) ripresa da S. Tomaso (S. Th. 1, q. 8 a. 3), Dio è in
tutte le cose «per essenza, per presenza e per potenza». PER ESSENZA in quanto è la causa di essere di tutte le cose; PER POTENZA in quanto colla sua onnipotenza regge e governa tutte le cose; PER PRESENZA in quanto nessuna cosa gli è nascosta ed è presente dappertutto. PROVA: A) - DALLA SCRITTURA: «Non c’è nessuna creatura invisibile al suo cospetto: e tutte le cose sono svelate al suo sguardo» (Ebr. 4, 13). Egli «scruta i cuori» (Salm. 7, 9) fino all’intimo. «Non è lontano da ciascuno di noi; poiché in Lui stesso viviamo, ci moviamo e siamo» (Atti 17, 17). E il Salmo 138 fa una viva descrizione della sua presenza dappertutto:
«Signore tu mi scruti
e mi conosci quando sto fermo e quando mi alzo. Intendi i miei pensieri
da lontano... Quando la parola non è ancora sulla mia lingua, ecco, o
Signore, tu conosci tutto... Dove andrò lontano dal tuo Spirito? dove
fuggirò dal tuo cospetto? Se salgo in cielo, tu ci sei, se scendo
nell’inferno, sei presente. Se prenderò le penne (andando lontano) come
l’aurora e se abitassi all’estremità dei mari, là pure la tua mano mi
conduce e mi terrà la tua destra».
B) - DALLA TRADIZIONE. S. Agostino (Ep. Dardan. 14) dice:
C) - DALLA RAGIONE. Dio essendo infinito e semplicissimo esclude
ogni limitazione. Quindi non può essere circoscritto ad un luogo.
Essendo la causa di tutte le cose, deve essere presente almeno colla sua
potenza con cui dà e conserva l’essere alle cose. Ma siccome non c’è
distinzione reale fra la sua Potenza o Essenza e le sue operazioni, dove
è presente colla sua potenza, è presente pure colla sua Sostanza. OBIEZIONI - Perché si dice «Padre nostro, che sei nei cieli?». È forse limitata al cielo la sua presenza? No, ma si dice così per ricordarci che il cielo è la sede particolare della sua gloria e del suo splendore, dove un giorno, se gli saremo fedeli, andremo a vederlo «faccia a faccia». Così quando si dice che Dio è «vicino a chi lo invoca» (Sal. 144, 18) si vuoi significare il modo speciale con cui si unisce e aiuta l’anima fedele dandole la sua grazia, come vedremo nei trattato della Grazia. L’immutabilità di Dio Mutazione significa passaggio da uno stato a un altro, dalla potenza all’atto. Dio è immutabile non solo nella sua Sostanza, ma anche nella sua cognizione e volizione, attributi operativi che, come abbiamo detto, non si distinguono sostanzialmente dalla sua Sostanza. TESI - Dio è assolutamente immutabile. É DI FEDE dal Conc. Laterano IV, (c. 1) «Dio è incommutabile», e dal Vaticano I: «incommutabile sostanza». PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Lo stesso passo più volte riportato «Io sono Colui che è» coi suo tempo di presente ci dice fermamente la continua eguaglianza senza alcun mutamento. Molti altri passi riprendono lo stesso pensiero: «Io sono il Signore e non muto» (Mal. 3, 6) «Presso il quale non c’è mutamento, né ombra di vicissitudine» (Gv. 1, 17), «Non è Dio... come il figlio dell’uomo che muti» (Num. 23, 19). B) - DALLA TRADIZIONE - Ci fermeremo ai pensiero di S. Agostino: «L’Essere è nome di immutabilità. Tutte le cose che cambiano cessano di essere quello che erano, e cominciano ad essere quello che non erano... Che vuol dire «Io sono Colui che sono», se non «Sono eterno?» «...non posso subir mutamento?» (Serm. 7, 7).
C) - DALLA RAGIONE. Dimostrando l’esistenza di Dio dall’argomento
del moto, abbiamo visto ch’Egli non passa dalla potenza all’atto, ma è
il Primo Movente, sempre immobile.
OBIEZIONI - Nella Scrittura troviamo che Dio si adira, si pente, ecc. Ha
forse questi mutamenti? L’eternità di Dio
Come l’infinità con l’immensità, così, nel nostro modo di vedere,
l’attributo di immutabilità è particolarmente congiunto a quello di
eternità. TESI - Dio è veramente e perfettamente eterno. È DI FEDE
dal Conc. Vaticano I nella stessa dichiarazione.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA - La Bibbia comincia colle parole: «In
principio Dio creò il cielo e la terra» (Gen. 1, 1). Quando le cose
hanno inizio, Dio esiste già, perché non ha avuto mai inizio, ma è
sempre stato. Un parallelo a questa frase lo troviamo all’inizio del
Vangelo di S. Giovanni (1, 1 s.) che dice: «In principio era il
Verbo... e il Verbo era Dio... tutte le cose furono create per mezzo di
Lui». Sempre lo stesso Apostolo, nella Apocalisse (1, 8)
scrive: «Io sono l’Alfa e l’Omega, principio e fine, dice il Signore
Iddio, che è, che era e che sarà». Parole che indicano come ogni
cosa può trovare principio e fine solo in Lui, sempre esistente.
B) - DALLA RAGIONE - Il tempo è successione e mutevolezza: L’unità di Dio Il concetto di unità, esclude la divisione e la pluralità, per cui si può definire uno: ciò che è indiviso in sé e diviso da qualsiasi altra cosa. TESI - Dio è uno, di una unità perfettissima. È DI FEDE
dal Conc. Vaticano I: «Essendo una sola, singolare sostanza»,
e dal Simbolo Niceno-Costantinopolitano: «Credo in un solo Dio».
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Nell’Antico Testamento questa verità viene manifestata ripetutamente: «Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro è un solo Signore» (Dt. 4, 4). Così nel primo Comandamento «Non avrai altro Dio fuori di me» (Dt. 5, 7). B) - DALLA TRADIZIONE. Specialmente nei primi secoli i Padri insistono in questa verità contro il Politeismo dei Pagani. Per esempio S. Ireneo dice: (Ad. Haer. 1, 10) che la Chiesa, ormai diffusa in tutto il mondo, ha ricevuto dagli Apostoli «quella fede che è in un solo Dio». C) - DALLA RAGIONE S. Tomaso (S. Th. 1, q. 11) porta tre ragioni: 1 - dalla semplicità. Gli individui della stessa specie sono molteplici per la differenza delle note che li individuano, che sono al di fuori della ragione di essenza e si aggiungono ad essa. (Che sia più alto o più basso, colle braccia più lunghe o più corte, ecc., sono tutte note che si aggiungono e individuano la mia essenza, ma sono al di fuori della essenza stessa, perché anche con note differenti sarei sempre lo stesso io). All’Essenza di Dio che è semplicissimo, infinito, non si può aggiungere niente. Dunque Dio è uno nella sua Essenza.
2 - dalla infinità della sua perfezione. Dio ha tutta la
perfezione dell’Essere, e questa non può essere comunicata per intero ad
altri. Se si ammettessero più dei, dovrebbero essere differenti, perciò
l’uno mancherebbe della perfezione per cui diffrisce dall’altro. Dunque
Dio è uno (Solo per comprendere questo punto con maggior chiarezza
portiamo un esempio con una analogia infinitamente distante: Se una cosa
riempisse completamente e perfettamente tutto lo spazio, dove c’è questa
non ce ne può essere un’altra: quindi ce ne potrebbe stare soltanto una.
3 - Dall’unità del mondo. Tutte le cose del mondo, sono ordinate ad un unico fine e non possono venire dirette a un unico fine se non da una unica causa. Dunque Dio è uno.
CAPITOLO QUARTO Dio è «vero e vivo». È dottrina di fede dallo stesso passo del Conc. Vaticano I, ripetuta in tanti punti dalla Divina Scrittura: «Io vivo, dice il Signore» (Nm. 14, 28, Dt. 32-40 ecc.) «Tu sei il Cristo il Figlio di Dio vivente» confessa Pietro a Cesarea di Filippo (Mt. 16, 16). VIVERE è muoversi, OSSIA OPERARE DA SÉ STESSO.
Chi vive, quanto più ha in sé stesso il principio della sua operazione e
questa rimane in Lui, tanto più è perfetta la sua vita.
LE VARIE OPERAZIONI DIVINE - Dopo aver parlato della Essenza di Dio, nei
suoi attributi quiescenti, siccome «l’operare segue l’essere»
parliamo dei suoi attributi operativi, ossia delle operazioni divine.
1 - LA SCIENZA DIVINA che si riferisce all’intelletto. 2 - LA VOLIZIONE che si riferisce alla volontà. 3 - LA PROVVIDENZA E LA PREDESTINAZIONE che si riferiscono all’Intelletto e alla Volontà insieme.
Sono attributi operativi ad extra: la creazione, la
conservazione, il governo delle cose, la Redenzione, ecc., di cui
parleremo in seguito studiandoli qui sotto in un unico aspetto: LA SCIENZA DI DIO La parola «Scienza» qui va intesa come semplice cognizione intellettiva, ma però in grado eminente quale si conviene a Dio. TESI - Dio è infinitamente intelligente; quindi in Lui c’è perfettissima scienza. É DI FEDE dal Conc. Vaticano I: «Dio è infinito nell’intelletto» (D. B. 1782). «Tutte le cose sono svelate e aperte ai suoi occhi (Eb. 4, 13) anche «quelle che avverranno per la libera azione delle creature» (D. B. 1784).
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Continuamente nella Scrittura è
esaltata la Scienza e la Sapienza di Dio. Per citare solo alcuni passi
nei Salmi: «Signore, tu mi scruti e mi conosci... Troppo meravigliosa
mi è la scienza, sublime: non la comprendo... I tuoi occhi hanno visto
le mie azioni» (138). «Intendete, o stolti nel popolo.., chi ci
ha messo gli occhi non vedrà?... Colui che insegna all’uomo la scienza?
Il Signore conosce bene i pensieri degli uomini» (93). B) - DALLA TRADIZIONE. Ireneo (Adv. Haer. 2, 3): «Nessuna delle cose che furono, che sono e che saranno fatte, sfugge alla scienza di Dio».
S. Agostino
(Ad. Orosium 8,
9) «Dio conosceva tutte le cose che ha fatto prima di farle. Non
possiamo dire che le ha fatte ignorandole e che non le ha conosciute se
non dopo che le ha fatte». C) - DALLA RAGIONE. Anche la ragione umana può dimostrare che Dio è infinitamente intelligente e sapiente. S. Tomaso (S. Th. 1, q. 14 a. 1)10 prova dal fatto della immaterialità dello spirito. Senza perdere la propria forma può accogliere in sé le forme intenzionali di un numero infinito di cose. Perciò quanto più un essere è immateriale tanto più è dotato di conoscenza. Ma Dio è sommamente immateriale e perciò in Lui è perfettissima scienza. Un’altra dimostrazione, dataci dalla ragione, l’abbiamo veduta dall’ordine e dalla finalità dell’universo (pag. 264) che richiede una Mente Sapientissima. L’oggetto della scienza OGGETTO PRIMARIO: è Dio stesso. Di qui la seguente: TESI - Dio conosce e comprende intuitivamente e in modo adeguato e perfetto, sé stesso per sé stesso. É DOTTRINA COMUNE
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA che sostanzialmente contiene questa
proposizione: «Nessuno conosce il Padre se non il Figlio, ed il
Figlio se non il Padre» (Mt. 11, 27). Questa conoscenza in
Dio è identica con la sua Essenza: di qui la processione che ha due
termini relativi distinti: il Padre e il Figlio, come vedremo nel
prossimo trattato.
B) - DALLA RAGIONE. In Dio, Atto puro, l’atto conoscitivo e
l’oggetto si identificano. Perciò Dio è il suo pensiero. Quindi Egli
conosce e comprende Sé stesso per Sé stesso perfettamente, e cioè in
modo adeguato e completo intuitivamente. TESI - Dio conosce tutte le cose reali e possibili anche quelle future, libere, assolute; anzi, conosce anche le cose future libere condizionate. É DI FEDE per la prima parte dal Conc. Vaticano I citato: «anche quelle che avverranno per l’azione libera delle creature». È SENTENZA COMUNE E CERTA
per la seconda parte, cioè per le cose future libere. SPIEGAZIONE. Si dice futuro necessario quello che dipende da una causa già determinata in un solo senso: per esempio un’eclisse. Contingente quello che può avvenire o non avvenire. Il futuro libero è contingente in quanto dipende dalla libera determinazione dell’uomo. Infatti egli può fare o non fare una determinata cosa. A sua volta il futuro libero si divide in assoluto ed è quello che potrà avvenire o non avvenire a seconda se si apporranno o no certe condizioni. Se la condizione è tale che non sarà mai posta abbiamo un futuro ipotetico, che i Teologi chiamano futuribile.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Già dimostrano questa tesi i brani
portati antecedentemente. Possiamo aggiungerne altri: Il Vangelo ci dice
che Gesù sapeva fin da principio quali fossero i non credenti e chi
fosse colui che lo avrebbe tradito (Gv. 6, 65). Del resto
l’avveramento di ogni profezia sta a dimostrare come Dio sa e conosce
qualunque cosa futura, che assolutamente accadrà in dipendenza delle
azioni libere che l’uomo, compirà, perché Dio «chiama le cose che
sono come quelle che non sono» (Rom. 4, 17).
B) - DALLA TRADIZIONE. Riportiamo solo il brano di qualche Padre
perché sarebbe impossibile citare tutti i loro innumerevoli testi. Ogni
volta che ricordano l’avveramento di una profezia confermano questa
tesi: «La prescienza di Dio ha tanti testimoni quanti sono i
profeti», scrive Tertulliano (Adv. Marc. 2). - «Dio
conosce tutte le cose, tanto quelle che sono, come quelle che saranno»,
dice Clemente Alessandrino, (Stromata 4, 17); e S.
Agostino (De Civ. Dei 5, 9): «Chi non è presciente di tutti i
futuri, non è Dio».
C) - DALLA RAGIONE. Dio conosce perfettamente sé stesso e conosce
perciò anche quello che procede o può procedere da Lui per via di
creazione, quindi tutti gli enti reali o possibili. Oltre che Causa
efficiente è Causa esemplare, cioè vede in sé stesso ogni cosa che
creerà o che anche, potrebbe creare e la vede in tutto il suo corso,
guidata dalla sua Provvidenza, con tutti quei moti che verranno seguiti
attraverso la libertà data alla creatura. Le idee divine
La cognizione importa delle idee. L’idea è il principio di intendere,
se si considera in sé stessa; è l’esemplare se si considera
in ordine a una operazione: come un artista che prima di eseguire
un’opera, l’ha presente nella mente per mezzo della idea. Come Dio conosce le creature
I Teologi cattolici, pur essendo concordi nell’ammettere che Dio conosce
tutte le cose, risolvono in modo differente l’arduo problema del modo
come conosce le creature. Alcuni (di tendenza nominalista), pensano che
Dio conosce le creature in sé stesse, immediatamente; altri, (i tornisti
in genere), non ammettono che l’atto conoscitivo di Dio attinga alcunché
fuori di Lui; altri finalmente (i molinisti in genere), accettano l’una
e l’altra opinione.
I TOMISTI dividono la scienza di Dio in scienza di semplice
intelligenza e scienza di visione.
I MOLINISTI - oltre la scienza di SEMPLICE INTELLIGENZA E LA
SCIENZA DI VISIONE ammettono una SCIENZA MEDIA per i futuri
condizionati, dicendo che questi non sono conosciuti da Dio nei suoi
decreti, ma in un modo indicibile nell’altissima e imperscrutabile
conoscenza che Dio ha del libero arbitrio di ciascuno. 1 - Dio conosce tutte le cose in Sé stesso e non nelle cose stesse come in un mezzo. 2 - Dio prevede tutte le cose future e futuribili e ci concorre in modo che lascia intatta perfettamente la libertà dell’uomo.
3 - Dio agisce anche nelle cose libere in modo che Egli è sempre la
Causa prima e universale di ogni cosa. LA VOLONTA’ DI DIO La volontà segue l’intelletto e qualunque ente che ha l’intelletto ha pure la volontà. Però mentre negli esseri creati la volontà è una facoltà, in Dio la Volontà si identifica colla sua Essenza, come, del resto, gli altri attributi. «Come il suo intendere è il suo Essere, così il suo Essere è il suo volere» (S. Th. 1 q. 19). «La sua Volontà è la sua Essenza» (C. Gent. 1, 73). TESI - Dio possiede una volontà infinitamente perfetta. É DI FEDE dal Conc. Vaticano I che nel testo più volte citato dice: «Dio è infinito.., nella volontà». PROVA: A) - DALLA SCRITTURA – 1) Nell’A. T. fino dalla prima pagina troviamo l’esecuzione della volontà di Dio nella Creazione, nei comandi che dà all’uomo. Il Salmo 113 dice espressamente: «Il Signore fa tutte le cose che vuole», e nel libro di Ester (13, 9): «Non c’è chi possa resistere alla tua volontà». I comandamenti (Deut. 5) esprimono la sua volontà nei riguardi dell’uomo, che deve ad essi assoggettarsi.
2) Nel Nuovo Testamento ci sono moltissime espressioni a questo
riguardo. Fra le altre nel Vangelo, - nel Pater - «Sia fatta
la tua volontà» (Mt. 6, 10). Gesù nel Getsemani: B) - DALLA TRADIZIONE. La testimonianza dei Padri è Concorde, tanto che fra le innumerevoli frasi sarebbe difficile fare una scelta. Notiamo solo che nei primi tempi essi trattarono l’argomento per ribattere il fatalismo dei Pagani (S. Ireneo, S. Giustino, ecc.). Più tardi insisterono specialmente per dimostrare la volontà salvifica di Dio. (S. Agostino, S. Giov. Crisostomo, S. Giov. Damasceno). Per tutti riportiamo una frase di S. Agostino: ((Enchir. 45): «Non accade niente se l’Onnipotente non vuole che accada, o lasciando che sia fatto o facendolo Egli stesso».
C) - DALLA RAGIONE. Se Dio non avesse la volontà, mancherebbe di
una perfezione e non sarebbe Dio. D’altra parte l’ordine dell’universo
presuppone una Mente ordinatrice che tutto governi, una Causa da cui
tutto dipende; una Volontà esistente in sé stessa assoluta ed
infinitamente perfetta. Essa non è un ente in potenza, ma l’Atto puro,
l’attività assoluta che da tutta l’eternità ha il suo fondamento solo in
Sé e da Sé e non può essere determinata dall’esterno. L’oggetto della volontà di Dio
OGGETTO PRIMARIO
- della volontà di Dio è Dio STESSO SOMMO BENE. DOTI DELLA VOLONTA’ Dl DIO La libertà La libertà è il potere di scelta fra più cose. Essa importa perciò l’immunità dalla necessità sia interna che esterna. Infatti se uno è mosso a scegliere una cosa da una necessità o costrizione sia interna che esterna, non è più libero, ma costretto.
ERRORI
- Ognuno che sia sano
di mente, non nega la Volontà di Dio, ma riguardo alla sua Libertà
sono sorti non pochi errori. Anticamente Io negarono gli Stoici e
i Fatalisti; più tardi Abelardo Eckart, Wicleff, Lutero, Calvino,
dissero che Dio, come necessariamente ama sé stesso, così
necessariamente era costretto a creare; Malebranche, Leibniz e
gli Ottimisti dissero che Dio era libero di creare o non creare;
ma ammesso che creasse, era costretto a creare scegliendo l’ottimo;
Rosmini e i Semirazionalisti sostennero che Dio, per il suo
infinito amore è moralmente necessitato a effondere la sua volontà al di
fuori di Sé con la creazione. TESI - Dio è libero in tutte le opere «ad extra» e perciò ha creato tutte le cose per liberissima volontà. É DI FEDE Il Conc. Vaticano I (D. B. 1783 e 1805) ha definito: «Dio, per liberissimo disegno fin dal principio del tempo ha creato dal niente l’una e l’altra creatura» (l’angelica e l’umana). E ancora: «Se alcuno avrà detto che Dio ha creato, non per volontà libera da ogni necessità, ma tanto necessariamente quanto necessariamente ama Sé stesso sia scomunicato». PROVA: A) - DALLA SCRITTURA – a) Oltre il Salmo 113 citato (p. 294), il Sal. 134, 6 dice: “Tutto ciò che vuole, il Signore, lo fa in cielo e sulla terra, nel mare e in tutte le profondità delle acque»: quindi non solo gli uomini e le cose terrene, ma anche gli Angeli nel cielo. San Paolo (Ef. 1, 11) dice: «Dio opera tutte le cose secondo il disegno della sua volontà», ciò che comporta la sua libera scelta. b) - Dio fa liberamente non solo le cose di ordine naturale, ma anche quelle soprannaturali. Parlando dei doni soprannaturali che Dio dà alle anime, S. Paolo afferma: «Tutte queste cose le opera il solo e medesimo Spirito, dividendo ai singoli, come vuole» (I Cor. 12, 11). c) - Che Dio non è necessitato a scegliere l’ottimo nel creare si mostra in particolare nell’Incarnazione del Verbo, che è l’opera ottima di Dio, che è stata decretata liberamente da Dio, come vedremo nel relativo trattato. B) - DALLA TRADIZIONE a) - I Padri: S. Ireneo (Ad Haer. 2, 30, 9): «Egli da Sé stesso liberamente e per suo potere ha fatto, disposto e compiuto tutte le cose» - S. Agostino (in Ps. 134): Dio «non è stato costretto a fare tutte le cose che ha fatto, ma ha fatto tutte quelle cose che ha voluto fare... Ha fatto, infatti, come ha voluto». b) - La Chiesa ha condannato nel Conc. di Senon (1140) la proposizione di Abelardo «che Dio può fare o rimandare e in quel modo e in quel tempo che fa e non in altro» (D. B. 374). Giovanni XXII (+ 1334) condanna l’errore di Eckart secondo cui Dio ha creato il mondo con la stessa necessità con cui ha generato il Figlio (D. B. 501). Il Conc. di Costanza (1418) condannò la proposizione di Wicleff: «Tutte le cose avvengono per necessità assoluta» (D. B. 607). Il Conc. di Firenze (1438- 1445) definisce che «Dio per sua bontà ha creato tutte le creature quando ha voluto» (D. B. 706). Pio IX nel Breve: «Exilnianl tuam» rigetta le false opinioni dei Semirazionalisti Gunter ed Hermes, dicendo: «Non ignoriamo che in quei libri si insegnano e stabiliscono cose che sono assolutamente contrarie alla dottrina cattolica intorno alla suprema libertà di Dio da qualunque necessità nel creare le cose» (D. B. 1655). La definizione del Conc. Vaticano I l’abbiamo già posta in principio. Pio XII nella «Humani generis» denunzia come «pericolosa novità» l’affermazione di coloro che ritengono necessaria la creazione del mondo, perché promanante dalla necessaria liberalità dell’amore divino. C) - DALLA RAGIONE - L’Essere divino, essendo assoluto, non può essere mosso da beni esteriori e tanto meno necessariamente, mentre le creature, essendo contingenti, possono essere e non essere. S. Tomaso (S. Th. 1, 19, 3) dice che «Dio necessariamente vuole solo la sua bontà», mentre tutte le altre cose vuole liberamente «in quanto sono ordinate alla sua bontà come fine». Le vuole ordinate a Sé stesso, ma non per sua utilità, bensì per la utilità delle creature stesse. Dio è pienamente felice in Sé stesso e non ha bisogno di nessuna creatura. La sua bontà, perfettissima in Sé stessa, non aggiunge nulla alla sua perfezione colle opere «ad extra». Solo diffonde liberamente la sua bontà facendone partecipi le sue creature. Quindi non avendone necessità per Sé, non è costretto a crearle.
ALCUNE DIFFICOLTA’ - La prima potrebbe derivare dalla immutabilità
di Dio. Come si concilia la libertà colla immutabilità?
E LA PREGHIERA, non muta la volontà di Dio? La santità
La SANTITÀ
è la
immunità da ogni male morale e la conformità con la suprema regola dei
costumi.
TESI
- Dio è infinita
santità per essenza.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Essa dichiara che Dio è immune da
ogni male morale: «Dio è fedele, senza nessuna iniquità, giusto e
retto» (Dt. 32, 4). Gli Angeli nel Cielo lo adorano: «Santo,
Santo, Santo è il Signore» (Is. 4, 3 e la frase è adottata nella
Liturgia. E nel Levitico il Signore comanda: «Siate santi,
perché io sono santo» (11, 44). Questa frase, ripresa poi da S.
Pietro (1, 1-15) ci conferma che la parola «Santo» non è
usata per indicare la maestà di Dio, ma propriamente la santità, in
quanto la propone come causa esemplare agli uomini. B) - DALLA RAGIONE. La santità consiste nel congiungere l’affetto della volontà al bene e a confermare la volontà alla suprema norma dei costumi. Ora Dio ama Sé stesso infinitamente e la sua volontà è la stessa sua Essenza. La sua volontà è la norma suprema dei costumi. Mentre le creature si avvicinano sempre più alla santità quanto più si avvicinano a questa norma, - in Dio «la volontà è norma» - quindi possiede in modo assoluto e infinito la santità. LE PERFEZIONI MORALI
La santità dell’uomo è costituita dalle varie sue virtù. In Dio, non si
può parlare di virtù in senso proprio, perché la sua perfezione non è
costituita dalla ripetizione di atti buoni come nell’uomo, essendo
l’Atto puro. Bontà e amore L’amore e la bontà di Dio, verso le creature non vanno considerati come una sensibilità, ma come effetto della volontà di Dio «che infonde, crea la bontà nelle cose». (S. Th. 2, 2 q. 81 a. 8). TESI - Dio è di una bontà infinita verso le creature. É DI FEDE Il Conc. Vaticano I dà come ragione della creazione la bontà di Dio (D. B. 1783).
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Tutta la storia della Creazione,
della Rivelazione, della Redenzione, sono un inno che canta l’amore di
Dio verso la creatura. Il Genesi (1, 31), fino dalle prime pagine
raccontando della Creazione dice: Dio «Vide tutte le cose che aveva
fatte ed erano molto buone». Dunque tutte queste cose create, sono
una partecipazione della bontà di Dio. Nella Sapienza (11, 25) è
scritto: «Ami tutte le cose che esistono e non odi niente di ciò che
hai fatto». dice «amiamo Dio, perché Egli per primo ha amato noi» (Ivi 4, 19). E ancora (Gv. 3, 16): «Dio ha così amato il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito». B) - FRA I PADRI dovremmo portare innumerevoli testimonianze. Ci fermiamo solo a una frase di S. Agostino, ripresa da S. Tomaso (C. Gent. 1, 40) «Nella sua bontà comprende tutte le bontà e così è il bene di ogni bene». C) - DALLA RAGIONE. Dio è sommo bene; ma il bene tende a diffondersi perciò Dio creandoci ci ha fatto partecipi della sua bontà e del suo amore. Misericordia L’etimologia significa: cuore per il misero. Essa si manifesta come un effetto della bontà di Dio di fronte alla miseria e al peccato dell’uomo. TESI - Dio è misericordia infinita. É DI FEDE per la dottrina chiara della Scrittura e della Tradizione, quantunque non sia definito.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Il Dt. (32, 6) fa il confronto fra
una mamma che ha cura del figlio e Dio che pensa alla sua creatura e
conclude: «Se essa anche se lo dimenticasse, io non mi dimenticherò
di te». Quando Adamo ha peccato, Dio gli promette il Redentore (Gn.
3, 15 s.). Nei Salmi, ripetutamente si canta la misericordia dei
Signore e si esalta la sua pazienza, clemenza, longanimità, ecc.
«Presso il Signore la misericordia è abbondante, presso di Lui la
Redenzione» (129). Il Salmo 125 conclude ogni versetto: «Poiché
in eterno la sua misericordia». B) - LA RAGIONE E LA CHIESA. Il bene che si diffonde da Dio non ha misura e perciò accoglie chi pentito, si rivolge a Lui. La Chiesa, nella Liturgia dice «Dio alla cui misericordia non c’è misura, e che è tesoro di bontà infinita». Giustizia
Nell’uomo la giustizia e la misericordia si elidono scambievolmente:
invece in Dio l’una e l’altra sono la sua Essenza e perciò si fondono
insieme in modo eminente. TESI - Dio è infinitamente giusto. É DI FEDE La Tesi è contro Hermes che nega a Dio il diritto di dare pene vendicative. SPIEGAZIONE - Giustizia, in senso stretto significa dare a ciascuno il suo. Con questo significato si chiama giustizia commutativa. E’ logico che la giustizia commutativa non è applicabile a Dio, poiché è Lui che dà tutto e non è debitore a nessuno. La giustizia che la Rivelazione attribuisce a Dio è la giustizia distributiva, che è quella con cui il capo di una comunità distribuisce uffici e doveri, premi e pene. In Dio c’è questa giustizia, sia nel dare una ricompensa, (giustizia rimunerativa), sia nel dare castighi (giustizia vendicativa).
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. «Giusto .sei Signore, e retto è
il tuo giudizio» (Sal. 118, 137). B) - DALLA RAGIONE. Dio essendo essenzialmente buono, ama il bene e odia il male; non può lasciare perciò il bene senza premio e il male senza castigo. L’ONNIPOTENZA POTENZA si può intendere in due modi: passiva e attiva: 1) - passiva, in quanto è capacità di ricevere da altri che agisce;
2) - attiva, in quanto è principio di agire o di
produrre qualche effetto. TESI - Dio è onnipotente: infatti può fare tutto ciò che vuole. É DI FEDE dai vari Simboli: «Credo in Dio Padre onnipotente» e dal Conc. Vaticano I «uno è Dio, vero e vivo.., onnipotente» (D. B. 1782).
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Nel V. Testamento in 70 passi Dio
è detto onnipotente, fino dal Genesi (17, 2): «Io, Dio
onnipotente». «La sua potenza è eterna» (Dt. 4, 31).
Ne sono conferma la creazione e tutti i miracoli che Dio opera. Gesù
alla domanda di chi si salverà se è cosa difficile ai ricchi di
entrare in paradiso, risponde: «Per gli uomini ciò è impossibile, ma
a Dio tutto è possibile» (Mt. 19, 25 s.). B) - DALLA TRADIZIONE 1) - I Padri insistono su questo concetto parlando della creazione. S. Teofilo pensa che il nome di Dio derivi dalla sua Onnipotenza (Ad Autol. 1, 4). S. Agostino (De symb.) «Dio è Dio per la potenza». 2) - La Liturgia ripete a ogni passo la parola “Dio onnipotente”. Basta leggere le Orazioni della Messa. C) - DALLA RAGIONE. Quanto più un essere è in atto, tanto più ha la potenza attiva. Dio è infinito nell’atto e perciò ha una potenza infinita.
DIFFICOLTA’ - Se Dio può fare tutto ciò che vuole, può fare anche il
male?
ALCUNE DIVISIONI - I teologi distinguono fra potenza ordinata e
cioè quella che riguarda l’ordine che Dio ha scelto, e potenza
assoluta cioè quella che riguarda l’ordine che avrebbe potuto
scegliere. Denominazione della volontà di Dio Sempre secondo il nostro modo di concepire, la volontà di Dio si divide:
I - VOLONTÀ DI BENEPLACITO E VOLONTÀ DI SEGNO. La prima è la
volontà propriamente detta come esiste in Dio. II - VOLONTÀ NECESSARIA E VOLONTÀ LIBERA. La prima si riferisce all’Essere necessario: Dio; la seconda a ciò che attua liberamente nella creazione. III - VOLONTÀ ANTECEDENTE E VOLONTÀ CONSEGUENTE. Si dice antecedente la volontà che si dirige a un oggetto considerato in sé, prescindendo dalle circostanze effettive; e conseguente la volontà di fronte all’oggetto con tutte le circostanze che l’accompagnano. Così Dio, per volontà antecedente, vuole salvi tutti gli uomini; per volontà conseguente vuole la salvezza di coloro che realmente si salvano. IV - VOLONTÀ ASSOLUTA E VOLONTÀ CONDIZIONATA, a seconda che ci è posta o no qualche condizione. Così Dio di volontà assoluta conduce le creature non libere al proprio fine, come il sole che necessariamente serve al suo scopo, nel modo stabilito da Dio. La creatura libera la conduce al SUO fine purché liberamente cooperi alla sua azione.
V - VOLONTÀ EFFICACE O INEFFICACE a seconda se raggiunge o no il
suo scopo. Con questo non si deve pensare che in Dio ci sia una velleità
un desiderio che poi non viene ad effetto. La volontà di Dio che vuol
salvi tutti gli uomini, dà ad essi le grazie sufficienti perché possano
raggiungere il loro fine. Soltanto la mancanza di rispondenza a queste
grazie, fa sì che non raggiungano il loro scopo e la volontà resti
inefficace. É DOTTRINA ASSAI COMUNE Isaia (4, 10) dice: «Il mio disegno starà e ogni mia volontà sarà fatta».
LA PROVVIDENZA E LA
PREDESTINAZIONE Errori
Negarono la Provvidenza: I MATERIALISTI per cui tutte le cose avvengono per caso o secondo le leggi della natura. GLI STOICI che pur ammettendo una Provvidenza generale, non la attribuiscono ai singoli casi. I PESSIMISTI, come Schopeneauer e Hartmann, secondo i quali il mondo come esiste è assolutamente malvagio e va avanti per una forza inconsapevole. I DEISTI E RAZIONALISTI per i quali il mondo va avanti per le leggi della natura senza nessun intervento di Dio. LA PROVVIDENZA Invece la Provvidenza di Dio ha cura di tutte le cose sia nell’ordine naturale come nell’ordine soprannaturale, conservandole e dirigendole tutte al proprio fine, colla sua Sapienza Bontà e Giustizia infinita, per cui contro questi errori, enunciamo la seguente: TESI - Dio ha cura e provvidenza di tutte quante le cose e le dirige tutte al loro fine. É DI FEDE dal Conc. Vaticano I (D. B. 1784) che usa una stessa frase del Libro della Sapienza (8, 1): «Tutte le cose che Dio ha creato le custodisce e le governa toccando da una estremità all’altra con potenza e disponendo tutto con soavità».
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Ancora la Sapienza (14, 3): 1 - Meravigliosa la pagina del Vangelo in cui Gesù parla della Provvidenza: «Non angustiatevi per la vostra vita di quello che mangerete, né per il vostro corpo di quello che vestirete... guardate gli uccelli del cielo; non seminano, non mietono, non raccolgono nei granai, eppure il Padre vostro Celeste li nutre. E voi non valete più di essi?... E perché darvi tanta pena per il vestito? - Considerate come crescono i gigli del campo: essi non lavorano e non filano. Tuttavia vi dico che neppure Salomone in tutto il suo splendore, fu mai vestito come uno di essi. Se dunque Dio riveste così l’erba del campo che oggi è e domani viene buttata nel forno, quanto a maggior ragione vestirà voi, o uomini di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo o di che cosa ci vestiremo. Di tutto questo si preoccupano i gentili; ma il Padre vostro Celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Voi dunque cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto vi sarà dato per giunta. Non preoccupatevi dunque del domani». (Mt. 6, 25 s.) Con queste parole Gesù afferma chiaramente la cura e Provvidenza amorosa di Dio anche per le cose materiali e a maggior ragione per l’uomo (Una riprova di queste parole di Gesù noi la riscontriamo in tanti fatti meravigliosi. Basta considerare la vita di tanti Santi o il miracolo della provvidenza che è il Cottolengo a Torino, dove migliaia di infelici hanno ogni giorno quanto loro Occorre, senza nessun fondo di capitale ma solo dalla carità. Dio può provare la nostra fiducia anche con delle privazioni, ma la sua Provvidenza, non verrà mai meno).
2 - Ma se Gesù ha insistito nella Fede nella Provvidenza per la
necessità ordinaria della vita fa vedere quanto ancora di più assiste i
suoi figli per la vita soprannaturale (L’aiuto che Dio dà alle
anime si studia espressamente nel trattato della grazia, ma ci è
sembrato opportuno dare qui questo accenno) in modo che non temano
quello che vorranno gli uomini: «Non temete quelli che uccidono il
corpo ma non possono uccidere l’anima: 3 - La Provvidenza di Dio si estende anche agli atti liberi e agli avvenimenti, perché tutto contribuisca a dirigere l’uomo verso il suo fine. «Il cuore dell’uomo dispone la sua vita, ma è del Signore dirigere i suoi passi» (Prov. 16, 9). «Per me i re regnano e i legislatori decretano il giusto» (ivi 8, 15). B) - DALLA TRADIZIONE. E’ «manifesta la divina Provvidenza da tutte le cose che si vedono» (S. Clemente Alessandrino, Strom. 5, 1); «tutte le cose godono della sua Provvidenza» (S. Giov. Crisos torno, Contra Anomeos 12, 4). C) - DALLA RAGIONE. Ogni agente agisce per un fine, e chi vuole il fine vuole anche i mezzi per raggiungerlo. Dio ha creato ogni cosa per Sé, dunque vuole e dà i mezzi perché ogni creatura raggiunga il suo fine.
IL FINE DELLE COSE CREATE - Dio è il principio e il fine di ogni cosa.
In principio, quando ha creato, esisteva Lui solo, era assurdo che
creasse per gli altri che non esistevano. Anche le creature del mondo
che servono all’uomo, hanno l’uomo come fine secondario, perché questi
deve servirsi delle cose per raggiungere Dio. Essendo Dio Creatore e
Signore di ogni cosa, era doveroso che tutto fosse diretto a Lui e alla
sua gloria. Però con questo non si deve credere che Dio avesse bisogno
di questa gloria e che altrimenti gli fosse mancato qualche cosa. Non
sarebbe stato più Dio se avesse avuto questa necessità. Perciò il fine
che ebbe nel creare fu, come dice S. Tomaso (S. Th. 1 q. 44 a. 4) «il
desiderio di comunicare agli altri la propria bontà, per manifestare la
sua perfezione e non per acquistare qualche cosa». Il problema del male IL MALE É ASSENZA DEL BENE. Una cosa è essenzialmente male quando è contro Dio, che è il bene per essenza. Gli altri mali, che affliggono la creatura, in quanto sono contro qualche ordine particolare che a lei si riferisce, ma non vanno contro Dio, non sono essenzialmente male, ma solo relativamente, anzi essenzialmente, messi in relazione al fine ultimo, possono essere un bene.
I MALI FISICI - Data questa chiarificazione si capisce meglio quale
posto occupi nell’ordine della Provvidenza il male fisico, il dolore.
Una malattia, una disgrazia, una morte in quel dato tempo, pur essendo
un male relativamente alla vita terrena dell’uomo, nelle mani della
Provvidenza diventano un mezzo perché l’uomo meriti, si avvicini a Dio,
raggiunga il suo fine ultimo, cioè il suo vero Bene che non avrebbe
raggiunto, (quindi avrebbe avuto il massimo male) se non fosse venuta
quella malattia, o la morte fosse giunta più tardi quando non fosse
stato più in grazia di Dio.
I MALI MORALI. Dio non vuole il male morale, ma solo
lo permette. Anche questa permissione è un atto sapientissimo in quanto
Dio, pur volendo solo il bene, non priva la creatura della sua libertà,
ciò che accadrebbe se impedisse il male. Inoltre Dio non potrebbe
nemmeno permettere il male, se da questo Egli non potesse ricavarci un
bene. Perciò anche da ogni male permesso, Dio sa ritrarci una maggiore
glorificazione. Anche qui il nostro occhio è tanto debole, ma un giorno
potremo vedere l’infinita Sapienza di Dio. Anche quaggiù qualche volta
vediamo il bene che Dio sa ricavare dai mali:
IL MALE AI BUONI E IL BENE AI CATTIVI. Una difficoltà che si sente
presentare tante volte è quella che nel mondo, ai buoni va peggio che ai
cattivi. Prima di tutto tanto gli uni che gli altri ricevono il male ed
il bene. Poi gli stessi mali, sopportati con pazienza dai buoni, restano
meno pesanti, perché sofferti per amor di Dio e sostenuti dalla fede e
dalla grazia. Per esempio, alla morte di una persona cara, il fedele ha
conforto nel pensiero del Cielo, mentre l’incredulo vede solo il buio.
Molte volte i beni terreni dell’empio sono molto brevi. Dice il Salmo
36: «Vidi l’empio insuperbito che si espandeva come un cedro
frondoso; passai e non c’era più». LA PREDESTINAZIONE Ed eccoci al più grave problema che i Teologi cercano di approfondire per dare alla mente umana un po’ di luce, per quanto è possibile quaggiù. Fin da principio non dimentichiamo però che è un grande mistero, e pur nello sforzo della indagine, studiamo con grande umiltà per sapere quello che Dio ha detto e ciò che la Chiesa ci propone a credere intorno ad esso.
DEFINIZIONE: PREDESTINAZIONE etimologicamente significa ordinamento
antecedente a qualche fine. S. Agostino la definisce: Gli errori PREDESTINAZIONISTI - Questa parola, che in particolare viene applicata ai primi due che mettiamo qui sotto, più o meno si può applicare a tutti coloro che vengono elencati. Il PREDESTINAZIONISMO infatti è l’eresia che attribuisce tanto la salvezza degli eletti, che la condanna dei reprobi unicamente ad un decreto eterno e incondizionato di Dio escludendo la libera cooperazione dell’uomo. 1) - LUCIDO, prete della Gallia, fu il primo a propugnare questo errore; diceva che «Cristo Signore e Salvatore non è morto per la salvezza di tutti... e la prescienza di Dio spinge l’uomo violentemente verso la morte e chiunque si perde, si perde per volontà di Dio». Questa dottrina fu condannata dal Concilio di Arles (474).
2) - GODESCALCO, oblato di Fulda, ripete lo stesso errore, aggiungendo
che Dio non intende salvare quei peccatori per i quali suo Figlio «né si
incarnò, né pregò, né sparse il suo sangue, né in alcun modo fu
crocefisso, poiché previde la loro pessima condotta, e giustamente
prestabilì di condannarli agli eterni tormenti». 3) - WICLEFF e HUSS. Secondo costoro i reprobi (presciti, cioè conosciuti avanti, come li chiamano loro) non sono mai stati membri della Chiesa, che sarebbe la società invisibile dei predestinati alla gloria. Wicleff ne deduceva che la preghiera del reprobo non ha mai valore davanti a Dio; Huss, che non potrà mai perdersi chi per una volta ha appartenuto alla Chiesa. Furono condannati dal Concilio di Costanza (14 14-18).
4) - LUTERO. Nella riforma protestante le dottrine di Wicleff e Huss
vengono accentuate. Lutero dice che l’uomo avrebbe torto se volesse
ribellarsi contro la riprovazione eterna (Cfr. CRISAR, Lutero,
Torino, 1934 p. 65 s.) 5) - CALVINO spinse alle conseguenze estreme i principi luterani. Secondo lui Dio fa tutto in tutte le cose e muove anche al peccato: «Gli uomini, - egli dice (Instit. III, 21) - non vengono creati a pari condizioni, ma alcuni vengono preordinati alla vita eterna, altri alla dannazione eterna». Alcuni suoi seguaci reagirono alla crudezza della dottrina e cercarono di mitigarla. Fra questi Anninio di Amsterdam (+ 1609) che insegnò una cooperazione fra la Grazia e la libertà umana; altri, detti «infralapsari» (dopo la colpa sostennero che la riprovazione procede dalla previsione del peccato originale a differenza degli «antelapsari» che la ritenevano precedente a qualunque previsione.
6) - GIANSENI0 vescovo di Ypres, sviluppando i principi di Baio
per cui «l’uomo necessariamente pecca», pure ammettendo
che prima della previsione della caduta Dio vuole sinceramente la
salvezza di tutti, dice che dopo la previsione della caduta non
vuole sinceramente e veramente se non la salvezza degli eletti, perciò
Cristo è morto solo per gli eletti. Conseguentemente negò la grazia
sufficiente data da Dio a tutti: ogni Grazia è efficace e pertanto
invincibile e viene data solo ai predestinati. TESI I - Esiste la predestinazione sia alla grazia che alla gloria. É DI FEDE DIVINA PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. S. Roberto Bellarmino (De dono perseverantiae, 14), con i Tornisti, riassume in tre punti ciò che dice la Scrittura intorno alla Predestinazione:
1) Dio ha eletto certi uomini.
2) Dio li ha
eletti efficacemente, affinché raggiungano infallibilmente la vita
eterna.
3) Dio ha scelto
gli eletti in una maniera del tutto gratuita. B) - DALLA TRADIZIONE.
1) Nei primi secoli, prima del sorgere delle eresie contro la
Predestinazione, i PADRI non hanno occasione di parlarne direttamente.
Il pensiero di S. Agostino possiamo vederlo nella definizione riportata
poco sopra «certissimamente sono liberati tutti quelli che sono
liberati». Con queste parole ci dice l’efficacia e la gratuità con
cui Dio ha eletto i buoni. Insiste in questo pensiero nel «De gratia
et libero arbitrio» (6,15) «Se i tuoi meriti sono doni di Dio,
Dio non corona i tuoi meriti in quanto meriti tuoi, ma in quanto doni
suoi».
2) LA CHIESA. I documenti che abbiamo citato parlando
degli errori, la Chiesa li ha confermati nel Conc. di Trento,
contro il Luteranesimo (D. B. 805, 825, 826, 827), e nella condanna
delle proposizioni di Baio e Giansenio (D. B. 1027, 1066, 1067, 1021).
La salvezza ha inizio nella grazia preveniente: La volontà salvifica di Dio TESI II - Dio vuole salvi tutti gli uomini con volontà vera e sincera anche dopo la previsione del peccato originale e non condanna nessuno all’inferno prima della previsione dei demeriti. È DI FEDE
la volontà salvifica di Dio riguardo a tutti i fedeli.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Dio, anche dopo il peccato di Adamo,
vuole la salvezza dell’uomo, tanto che promette il Redentore.
Ripetutamente anche nell’Antico Testamento, è manifestata la
misericordia del Signore: «Non odii niente di coloro che tu hai
fatto... Perdoni a tutti, perché sono cose tue, o Signore, che ami le
anime» (Sap. 12, 19). “Non voglio la morte dell’empio, ma che si
converta dalla sua via e viva» (Ez. 23, 11). Per gli INFEDELI in particolare, oltre i passi generali, troviamo in S. Paolo (1 Tim. 2, 1-6) che dopo aver invitato a pregare per tutti gli uomini, per i re (che ancora erano pagani), per le autorità, dice che ciò è accetto a Dio nostro Salvatore «che vuole che tutti gli uomini siano fatti salvi e giungano alla cognizione della verità». Dunque Dio vuol salvare anche quelli che sono nell’errore, e ne porta la ragione: «Poiché uno solo è Dio, uno solo è il Mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù che ha dato sé stesso in redenzione per tutti» (ivi). La II parte della tesi e cioè CHE NON CONDANNA NESSUNO ALL’INFERNO PRIMA DELLA PREVISIONE DEI DEMERITI, provata dalle parole che Gesù pronuncerà nell’ultimo giudizio: «Allontanatevi da me, maledetti, nel fuoco eterno.., perché ebbi fame e non mi deste da mangiare ecc.». (Mt. 25, 41 s.). L’unica ragione che ne porta, è appunto per queste colpe. Non dice, come agli eletti, «vi fu preparato fino dal principio del mondo”, ma solo «che era stato preparato per Satana e i suoi compagni». Anch’essi dovranno andarvi e soltanto a causa delle loro colpe.
B) - DALLA TRADIZIONE. La proposizione di Giansenio «è
semipelagiano dire che Cristo è morto assolutamente per tutti gli
uomini» è stata condannata come eretica (D. B. 1096). I vari sistemi Per chiarezza cominciamo col dare alcuni punti sulla DOTTRINA CERTA DELLA CHIESA: 1) La predestinazione alla prima grazia è fatta prima della previsione di qualsiasi merito. Essa è gratuita. 2) La predestinazione all’ultima grazia non si ha per merito di diritto (de condigno, dicono i teologi); c’è controversia se si abbia per merito di convenienza (de congruo). 3) La predestinazione completa cioè alla prima grazia e alla gloria è pure prima della previsione dei meriti. 4) La predestinazione da parte di Dio, è assolutamente certa e immutabile. 5) Non altrettanto certa invece, è per l’uomo, a meno che non abbia una particolare rivelazione in merito. 6) La predestinazione non dispensa l’uomo dall’operare il bene, ma gli lascia interamente la libertà. La riprovazione positiva, e cioè il decreto eterno di condanna alla pena eterna, non avviene se non dopo e per ragione della previsione dei demeriti.
7)
La predestinazione
degli eletti e la riprovazione dei cattivi sono un mistero profondissimo
e imperscrutabile che però manifesta la bontà e la giustizia infinita di
Dio. A) - I MOLINISTI - Il Molina tratta del problema molto diffusamente nel libro «Concordia», ma non è chiaro, tanto è vero che i suoi seguaci, lo interpretano in modo differente: 1) - CONGRUISMO. Suarez, Bellarmino, ecc., mettono la predestinazione avanti di ogni prescienza dei futuri e dei futuri- bili: Dio prima di ogni cosa vuole alcuni salvati assolutamente, ed altri non eleggerli alla gloria (riprovazione negativa) e conseguentemente trova nella sua scienza media gli aiuti efficaci per gli eletti e inefficaci per i non eletti. Gli aiuti efficaci li dicono grazie congrue e perciò sono chiamati congruisti. 2 - MOLINISMO PURO, con Vasquez e Lessio, e ai nostri tempi il Pesch, tengono all’opposto, che la Predestinazione cioè, e la riprovazione avviene dopo la previsione dei meriti o dei demeriti futuri. Anche se la Predestinazione alla prima Grazia è gratuita, non lo è quella alla sola Gloria, la quale segue i meriti.
3 - MOLINISMO MITIGATO seguito ai nostri tempi da insigni Teologi quali
Billot e Van der Meersch ammette la predestinazione prima
della previsione dei meriti (e in ciò concorda coi Tornisti) in quanto
il decreto di elezione precede la prescienza di tutti i
futuribili e Dio nella sua scienza media nella quale gli sono
presenti infiniti ordini, vuole quello in cui quegli uomini,
piuttosto che altri, sa che saranno salvati. La ragione di questa
preelezione è il gratuito amore con cui la divina Bontà liberissimamente
sceglie coloro che vuoi liberare.
B) - I TOMISTI. Anche questi possiamo dividerli in due sentenze: 2 - TOMISMO MITIGATO. seguito dai più recenti, come Satolli, Pecci, Lottini per il quale la Predestinazione non è nè prima nè dopo previsti i meriti, ma tutta insieme come un atto unico e indivisibile, che la riprovazione è negativa e che i meriti si acquistano sotto l’influsso della grazia intrinsecamente efficace. Così pure sono Tornisti mitigati altri che pur seguendo il Tomismo rigido, differiscono da questo in quanto, invece di ammettere una predestinazione fisica, ammettono una premozione fisica o morale, ossia un influsso della grazia che spinge efficacemente ad operare il bene. Conclusione
Fra le varie sentenze, ciascuno può seguire quella che preferisce non
essendosi pronunciata la Chiesa in favore di una piuttosto che di
un’altra.
insieme i meriti o i demeriti, ed è certo che rende a tutti possibile
l’osservanza dei suoi comandamenti. In questa visione completa Egli
stabilisce i suoi eterni decreti. Quanti i predestinati
Una ansiosa ricerca umana, ci porterebbe a questa domanda. La Chiesa
nella sua Liturgia prega: «O Dio, cui solo è noto il numero degli
eletti da collocare nella suprema felicità»; ciò nonostante i
Teologi cercano di indagare. Quantunque S. Tomaso (De ventate q. 6 ad 3)
tenga che «siano meno coloro che si salvano dei reprobi», e come
lui comunemente giudicano i Teologi riguardo a tutto il genere umano,
pure si pensa comunemente che fra i cattolici, sia maggiore il
numero degli eletti, per la sovrabbondanza degli aiuti della grazia, che
la Misericordia di Dio ha messo a loro disposizione. Segni di predestinazione Benchè nessuno, senza una speciale rivelazione, possa essere certo della propria salvezza (Conc. Trento D. B. 826), tuttavia ci vengono dati dei segni speciali con cui possiamo bene sperare. Essi sono: 1) UNA COSCIENZA TIMORATA che vuole la morte piuttosto che il peccato. 2) LA PAZIENZA E LA MORTIFICAZIONE, tutto sopportando per amor di Dio.
3) L’AMORE DEI NEMICI, LA MISERICORDIA VERSO I POVERI. 4) L’UMILTÀ. «Dio dà le grazie agli umili» (1, Pt. 5,5).
5) LO ZELO per la salvezza delle anime. «Chi avrà fatto
convertire un peccatore... coprirà la moltitudine dei peccati» (Gen.
5,20).
6) LA DEVOZIONE AL S. CUORE DI GESÙ E A MARIA SS.MA. 7) LA S. COMUNIONE: «Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv. 6, 55). 8) LA PREGHIERA CUI GESÙ HA PROMESSO L’ESAUDIMENTO (Gv. 14, 13). 9) LA MEDITAZIONE. «Ricordati le tue cose ultime e non peccherai in eterno» (Eccl. 7,40). LA BEATITUDINE DI DIO
LA BEATITUDINE, se si considera nelle creature si può definire con
Boezio (De consolatione philos. 3): «STATO PERFETTO NELLA
AGGREGAZIONE DI TUTTI I BENI». |