SACRAMENTI

TRATTATO SETTIMO
DIO SANTIFICATORE PER MEZZO DEI SACRAMENTI

Dio infonde nell’anima la grazia specialmente per mezzo dei Sacramenti.
In questo trattato, più che negli altri, verrebbero immediatamente tante norme pratiche di cui si occupa la teologia morale. Noi, pure accennandone qualcosa, ci atterremo alla parte dogmatica come è nostro compito.
Il trattato si dividerà in otto parti di cui la prima tratterà dei SACRAMENTI IN GENERE e le altre di CIASCUN SACRAMENTO in particolare.

PARTE PRIMA
SACRAMENTI IN GENERE

Dopo aver detto CHE COSA SONO e della loro ORIGINE, parleremo delle COSE NECESSAR1E per amministrare un Sacramento e degli EFFETTI che producono in chi li riceve. Come appendice parleremo dei SACRAMENTALI.

Errori

In questa parte saranno confutati gli errori dei PROTESTANTI che nella maggior parte, ammettono solo due Sacramenti: il Battesimo e l’Eucarestia, interpretandoli poi a loro modo; dei RAZIONALISTI che li negano tutti, e dei MODERNISTI che oltre spiegarli a loro modo, negano ad essi l’istituzione divina.

CAPITOLO PRIMO
NATURA E ORIGINE

Che cosa sono

Il Sacramento è un segno sensibile, efficace della grazia, istituito permanentemente da Gesù Cristo per santificarci.

Si dice SEGNO SENSIBILE perchè fa vedere la grazia che ci conferisce per mezzo di cose che cadono sotto i nostri sensi. Ad esempio l’acqua nel Battesimo ci fa vedere una lavanda esteriore: questo segno di purificazione che vediamo indica pure la purificazione che avviene nell’anima. Nell’Eucarestia vediamo il pane ed il vino che ci indicano il nutrimento spirituale che viene prodotto nell’anima nostra. Si aggiunge la parola sensibile per indicare che il segno si può percepire dai nostri sensi, a differenza di segni semplicemente spirituali, come il carattere di cristiano e di soldato di Gesù Cristo o di ministro di Dio, i quali si imprimono nell’anima, ma non possono essere veduti con gli occhi del Corpo.
EFFICACE. Questa parola ci suggerisce che il segno dei Sacramenti non solo significa, ma produce realmente nell’anima la grazia.
ISTITUITO DA GESÙ CRISTO. Tutti i sette Sacramenti sono stati istituiti da Gesù, come vedremo fra poco.
PERMANENTEMENTE. Gesù istituì i Sacramenti non solo per le persone che incontrò durante la sua vita terrena, ma per tutti gli uomini; e perciò debbono rimanere fino alla fine del mondo.
PER SANTIFICARCI. Questo è lo scopo per cui Gesù istituì i Sacramenti, i quali dandoci o aumentandoci la grazia, santificano l’anima nostra e la rendono meritevole della vita eterna.

ORIGINE

Anche nell’Antico Testamento vi erano dei Sacramenti, però non producevano la grazia, almeno negli adulti, ma soltanto la significavano, disponendo le anime a riceverla con l’amore perfetto di Dio.
E’ noto il battesimo di penitenza che impartiva S. Giovanni nel deserto. Nella legge mosaica vi erano la circoncisione, figura del Battesimo, l’Agnello pasquale e i pani della proposizione, figura della Eucarestia; i sacrifici di espiazione figura della Penitenza, e la consacrazione dei leviti, figura dell’Ordine sacro.
Abbiamo detto: almeno per gli adulti, perchè secondo la sentenza unanime dei Padri e dei Teologi, esisteva un rimedio per liberare i piccoli dal peccato originale. I più ritengono che consistesse in una azione dei genitori che offrivano i loro piccoli a Dio e questa offerta includeva implicitamente la fede nel futuro Redentore.

TESI - Gesù Cristo ha istituito immediatamente tutti e singoli i Sacramenti.

dal Concilio di Trento (D. B. 844) che scomunica chi dice che «i Sacramenti della nuova legge non furono tutti istituiti da N. S. Gesù Cristo».

E’ PROSSIMO ALLA FEDE (Alcuni, come S. Roberto Bellarmino, Vasquez, Gonet, la dicono di fede, ma ingiustamente, perché di fede è che li abbia istituiti almeno mediatamente, come si rileva dal Conc. di Trento qui sopra riportato e dalla condanna data nel decreto «Lamentabil” ai Modernisti i quali affermavano che gli Apostoli avevano attuata una certa idea e intenzione di Cristo).

SPIEGAZIONE. Immediatamente significa che Gesù da sè stesso ha determinato la natura, la forma e lo scopo, il numero dei sacramenti.
Mediatamente, se istituendoli avesse manifestato la volontà di volerli, lasciando alla Chiesa di determinare il numero e il rito.

PROVA: A) - NELLA SCRITTURA per molti Sacramenti troviamo espressamente l’istituzione fatta da Gesù, sia nel dare il comando agli Apostoli di continuare, come nel determinare la forma e la materia. Ne facciamo solo brevi accenni, riservandoci di darne prove più complete quando parleremo dei singoli Sacramenti:

Per il BATTESIMO: «Andate, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo» (Mt. 28,18) e ne ha determinato la materia, perchè per entrare nel regno dei cieli è necessario che uno sia rigenerato «dall’acqua e dallo Spirito Santo» (Gv. 3,5).

Per la CRESIMA: Gli Apostoli «Pregarono per loro perchè ricevessero lo Spirito Santo, perchè non era ancora disceso in alcuno di essi, ma erano soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imposero loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo» (Atti 8, 15-17). «Avendo Paolo imposto le mani, sopra di essi venne lo Spirito Santo» (Atti, 19,6).

Per l’EUCARESTIA: Gesù «prese il pane» poi «prese il vino» e disse: «Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo... prendete e bevete, questo è il mio Sangue... Fate questo in memoria di me» (Cfr. i Sin.: Mt. 26,26; Mc. 14,22; Lc. 22,19 e S. Paolo 1 Cor. 11,23).
Per la PENITENZA: Gesù «alitò sopra di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo, saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete e ritenuti a chi li riterrete».

Per l’ESTREMA UNZIONE O UNZIONE DEGLI INFERMI: S. Giacomo (5, 14) scrive: «E’ infermo qualcuno tra voi? Faccia chiamare i preti della Chiesa ed essi preghino sopra di lui ungendolo coll’olio nel nome del Signore».

Per l’ORDINE SACRO; «Fate questo in memoria di me» (Lc. 22, 19; 1. Cor. 11, 23).

Per il MATRIMONIO S. Paolo ne parla nella lettera agli Efesini (5, 25,32).
La Scrittura, pur accennando almeno qualche cosa di ciascun Sacramento, di alcuni non dà la dimostrazione completa sia per la istituzione come per il rito. Però sappiamo che la Rivelazione non è contenuta solo nella Scrittura perciò su questo argomento ha la massima importanza la Tradizione.

B) - LA TRADIZIONE. I Padri parlano frequentemente dei Sacramenti: non ne esamineremo il pensiero riguardo a ciascun Sacramento.
Tutti parlano dei Sacramenti come di cose sacre e santificanti riferendosi a Gesù Cristo come a Colui che li ha istituiti, senza accennare a istituzione mediata. Per tutti citiamo uno dei vari passi di S. Agostino che si esprime chiaramente a questo proposito: «Diede agli Apostoli non la facoltà di istituirli, ma il ministero di dispensarli» (In Joan. 5, 7).

LA CHIESA li amministra fino dal suo principio e nessuno mette in dubbio che essi siano stati istituiti da Gesù Cristo. Vi è pacifico consenso perfino da parte degli eretici.
Il Conc. di Trento, oltre la definizione suesposta, dichiara che la Chiesa «non può mutare nulla riguardo alla sostanza» (Sess. 21 cap. 2), dei Sacramenti, e ciò significa che furono istituiti immediatamente da Gesù.
Altra dichiarazione in questo senso la dà quando parla della Estrema Unzione definendolo Sacramento: «istituito da Gesù Cristo e promulgato da S. Giacomo». L’Apostolo, dunque, non fa altro che promulgare quello che Gesù aveva istituito immediatamente.

C) - LA RAGIONE TEOLOGICA ci fa capire la convenienza che fosse Gesù stesso a istituire i Sacramenti, perchè rifulge, così meglio la sua autorità divina, come Fondatore della Chiesa, della quale dà l’intima costituzione stabilendo i mezzi per la santificazione mediante i Sacramenti.

LA ISTITUZIONE IMMEDIATA non richiede di per se stessa le DETERMINAZIONE SPECIFICA del rito sensibile, cioè della materia e della forma. Bastava una determinazione in genere e cioè, stabilita la grazia per ogni Sacramento, Cristo poteva lasciare alla Chiesa di determinare un segno sensibile per applicarla.
Determinazione specifica invece significa che fosse stabilito pure quale doveva essere la materia e la forma.
A queste si può aggiungere la determinazione in individuo che ci sarebbe stata se Cristo avesse determinato anche gli stessi segni accidentali del segno sensibile, come se avesse stabilito, ad esempio, per l’Eucaristia il pane azimo e il vino bianco.
Date queste spiegazioni, portiamo le conclusioni dei Teologi riguardo a questo punto:

I - E’ certo che Gesù Cristo ha istituito il Battesimo, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi e il Matrimonio dando una determinazione specifica del rito sensibile.

II - E’ probabile che la stessa determinazione l’abbia data anche per la Cresima e l’Ordine.

Abbiamo detto probabile, perchè alcuni autori, come Lugo, i Salmaticesi, Billot ed altri sostengono che di questi Gesù non abbia dato «una determinazione specifica» per spiegare alcune variazioni dei riti date dalla Chiesa.
Ma questo si può spiegare dicendo che Gesù, anche dando una determinazione specifica, non abbia dato una determinazione in individuo lasciandone il potere alla Chiesa, salvo sempre la sostanza dei Sacramenti.

IL NUMERO DEI SACRAMENTI

TESI - I Sacramenti istituiti da Gesù Cristo sono sette; né più né meno e precisamente: Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine e Matrimonio.

E’ DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. B. 844) che li enumera nell’ordine da noi riportato e dice: «Se alcuno dirà che i Sacramenti non sono stati tutti istituiti da Gesù Cristo N. S.; e che sono più o meno di sette.,. (e qui li enumera come sopra) o che alcuno di questi sette non sia vero e proprio Sacramento, sia scomunicato».

PROVA: A) - PER LA SCRITTURA vale quanto abbiamo esposto nella tesi precedente ricordando che per una dimostrazione apodittica è necessario completare con la Tradizione.

B) - I PADRI enumerano tutti e sette i Sacramenti anche se non si fermano a parlare del loro numero. Ad esempio Tertulliano nelle sue opere li rammenta tutti; così S. Agostino.

Nei DOCUMENTI della Chiesa troviamo precisato il numero nel Decreto agli Armeni (sec. XV); nel Conc. di Lione II (1274); nella professione di fede per i Valdesi che ritornavano alla Chiesa Cattolica (1210).
I Teologi affermano questo esplicitamente fino dal sec. XII, cioè prima ancora che venisse Lutero a negarli.
Questo consenso universale della Chiesa è già motivo di fede.
La stessa fede nei sette Sacramenti la troviamo pure nella Chiesa Scismatica, che come dicemmo si separò da Roma nel sec. IX.
Questa loro credenza è prova irrefutabile che pacificamente era ammesso questo numero anche nei secoli antecedenti. Di fronte a questo consenso pacifico e universale, la Chiesa non aveva bisogno di proclamare definizioni, fino a quando non venne la negazione.
Molto esplicita poi la definizione del Conc. di Trento riportata in principio.

C) - CONVENIENZA DEL NUMERO DEI SACRAMENTI. S. Tomaso (S. Th. 3 q. 65 a 1) la desume dalla somiglianza della vita spirituale con la vita naturale. In questa alcune cose sono necessarie alla perfezione dell’individuo, altre a quella della società. Ecco le relazioni nella vita spirituale:
Per l’individuo è necessaria la nascita: ciò che avviene spiritualmente col Battesimo; che cresca e si rafforzi, ed ecco la Cresima; il cibo: l’Eucaristia; la guarigione dalle infermità: la Penitenza e l’Estrema Unzione.
Per la Società: il potere di governare la moltitudine e la generazione di nuovi cristiani, ciò che spiritualmente si fa con l’Ordine; la propagazione del genere umano, cosa che viene santificata col
Matrimonio.

D) - NECESSITÀ DEI SACRAMENTI. Al Corpo della Chiesa sono tutti necessari. A ciascuno in particolare non sono tutti necessari, ma gli sono necessari di necessità di mezzo il Battesimo e la Penitenza per chi ha peccato dopo il Battesimo; di necessità di precetto la Cresima, l’Eucaristia e la Unzione degli Infermi.

CAPITOLO SECONDO
CIO’ CHE E’ NECESSARIO PER AMMINISTRARE UN SACRAMENTO

Nel Decreto agli Armeni (D. B. 695) la Chiesa dichiara:
«Tutti i Sacramenti si fanno con tre cose e cioè con le cose come materia, con le parole come forma, con la persona del ministro che conferisce i Sacramenti, il quale abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa».
Studiamo perciò questi tre elementi essenziali per fare un Sacramento.

MATERIA E FORMA
Abbiamo detto, ed è dottrina di fede, che il Sacramento è segno sensibile e efficace della grazia, e che cioè non soltanto significa ma produce la grazia. In ogni Sacramento troviamo questo segno sensibile che è costituito da due elementi: cose e parole.
A questi due elementi gli Scolastici hanno dato un nome:
MATERIA E FORMA, desumendolo per analogia dai corpi fisici che appunto sono costituiti dalla materia e dalla forma.

LA MATERIA dunque è la cosa sensibile con cui si fanno i Sacramenti, per esempio: l’acqua nel Battesimo.
La parola cosa è presa in senso largo e significa non solo una sostanza, ma a volte una azione, come per esempio gli atti del penitente nella Confessione.
La materia si dice remota quando si considera solo in sè, come l’acqua nel Battesimo; si dice prossima quando si considera nell’uso del Sacramento, come nel Battesimo l’abluzione che si fa con l’acqua.

LA FORMA sono le parole, ossia la formula che si pronuncia amministrando il Sacramento. Per esempio nel Battesimo sono le parole che si pronunciano versando l’acqua: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
In qualche caso le parole possono essere sostituite da un gesto, come nel Matrimonio dove l’assenso può essere manifestato, per esempio, con un segno affermativo del capo.

Ogni Sacramento ha come segno sensibile lo materia e la forma.

La S. Scrittura stessa ci riporta per diversi Sacramenti le parole e la materia che debbono essere usate nell’amministrazione. Per esempio nel Battesimo, nella Eucaristia, come abbiamo indicato. Per gli altri Sacramenti, vedremo meglio trattando di ciascuno di essi.

IL MINISTRO DEL SACRAMENTO

MINISTRO è colui che conferisce il Sacramento.
MINISTRO PRINCIPALE è lo stesso Gesù Cristo che ha istituito i Sacramenti e nel cui nome e autorità vengono amministrati dal MINISTRO SECONDARIO. Questi, per legge ordinaria, è un uomo viatore, cui è stata data tale facoltà. Abbiamo detto per legge ordinaria, perchè in caso straordinario Dio può far benissimo amministrare un Sacramento da altri, per esempio, dagli Angeli (Cfr. S. Th. 3, q. 64 a. 7).
Il ministro è ordinario quando amministra i Sacramenti per suo ufficio: è straordinario quando gli è concessa tale facoltà per necessità, come un infedele che amministra il Battesimo a uno in punto di morte, o per privilegio, come un Parroco nell’amministrare la Cresima.
Non ogni cristiano può essere ministro per qualunque Sacramento, come ha definito il Conc. di Trento e come si vede dalla Scrittura, dove Gesù dà la potestà agli Apostoli, sia per esserne ministri, come per dare certe determinazioni. Ad esempio nel Matrimonio, dove sono ministri dei laici, la Chiesa ha stabilito per la validità in via ordinaria, la presenza del Sacerdote che ne abbia facoltà.
Così pure per tutti i Sacramenti, eccetto l’Eucaristia, il ministro deve essere distinto da chi riceve il Sacramento.

L’intenzione del ministro

I Protestanti partendo dal loro principio che i Sacramenti servono solo per eccitare la fede e così giungere alla giustificazione, dissero che come forma sufficiente per la validità del Sacramento bastavano le parole pronunciate anche con la sola intenzione esterna e persino dette per gioco. Come avviene in un discorso chè se uno dice una frase, anche senza pensarci e magari senza nemmeno accorgersene, gli ascoltatori ricevono l’idea espressa.

TESI - Per la validità dei Sacramenti si richiede che il Ministro abbia l’intenzione interna di fare ciò che fa la Chiesa. Non basta compiere l’atto per gioco o con sola intenzione esterna.

E’ DI FEDE

riguardo a un Sacramento amministrato per scherzo.

E’ COMUNE SENTENZA

riguardo alla intenzione solamente esterna.

SPIEGAZIONE: L’intenzione è un atto della volontà con cui uno stabilisce di fare qualche cosa.
Come abbiamo detto altrove è attuale quando all’intenzione si unisce l’attenzione. È virtuale quando continua l’atto della volontà, perchè emesso da poco ma vi manca l’attenzione del momento. È abituale quando l’atto viene emesso quasi in forza di una abitudine ed è così distante dall’intenzione attuale, che questa si può dire non duri più, come ad esempio uno pronunziasse le parole di un Sacramento nel sonno, o nello stato ipnotico.
Si dice intenzione interna quella in cui il ministro intende compiere l’atto come una azione sacra; si dice esterna quando il ministro lo compie come un rito semplicemente materiale e non come cosa sacra.
Per fare un Sacramento non basta la INTENZIONE ABITUALE che non può dirsi la continuazione di una precisa volontà, ma occorre almeno la INTENZIONE VIRTUALE, in cui persevera l’atto dell’intenzione.

FARE ciò CHE FA LA CHIESA. Per la validità non è richiesto che il ministro creda lui stesso nel Sacramento (come vedremo nella prossima tesi). Basta che intenda fare ciò che fa la Chiesa. Un pagano, in caso di necessità, può amministrare validamente il Battesimo.

LA CHIESA. Deliberatamente è stata messa questa parola senza aggiungerci «Cattolica». Anche un eretico o uno scismatico quando battezza col rito di quella che lui in buona fede crede la vera Chiesa, intende di amministrare quel Sacramento che è stato conservato nella sua Chiesa da quando si distaccò dalla Chiesa Cattolica. Quindi in definitiva, implicitamente, ha l’intenzione di amministrare quel Sacramento che fu istituito da Gesù Cristo e che è poi quello stesso che si fa nella Chiesa Cattolica. Perciò il Battesimo amministrato nelle varie sette eretiche o scismatiche, purchè venga usata la materia e la forma conveniente è valido.

PROVA: A) - LA SCRITTURA quando parla dei Sacramenti li presenta come un atto da compiere in nome di Cristo: «Battezzate»; «fate questo in memoria di me» ecc... Ora non si può compiere un atto umano senza avere intenzione di compierlo. Se io pronuncio delle parole con intenzione solo esterna, come per esempio per riferire ciò che ha detto un altro, io non intendo eseguire quanto quelle parole esprimono. Molto più se lo dico solo per gioco. Dunque per ripetere quanto vuole Gesù per fare un Sacramento è necessaria veramente la intenzione interna.

B) - LA TRADIZIONE. Oltre al Decreto per gli Armeni già citato, il Conc. di Trento (D. B. 854) definisce: «Se alcuno dirà che nei ministri, mentre fanno e conferiscono i Sacramenti, non è richiesta almeno l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, sia scomunicato».
Inoltre lo stesso Concilio (Sess. 14, 6) dichiara «invalida la assoluzione data dal Sacerdote che non ha l’intenzione di agire seriamente e di assolvere veramente».

La fede e la santità del ministro

Il Vescovo Agrippino di Cartagine, giudicando che il Battesimo dato dagli eretici fosse invalido, comandava che si ripetesse per coloro che venivano a far parte della Chiesa Cattolica. Lo stesso concetto fu seguito da altri, tra cui s. Cipriano che però, secondo s. Agostino, avrebbe ritrattato prima della morte questo errore, che fu poi condannato da s. Stefano I.
Il medesimo errore fu rinnovato dai Donatisti, dai Valdesi, dagli Albigesi e dagli Anabattisti, che inoltre sostenevano la necessità della probità di vita del ministro per la validità dei Sacramenti.

TESI - Per la validità dei Sacramenti non è richiesta nel ministro né la Fede, né la santità, (ossia lo stato di grazia).

E’ DI FEDE

che non è richiesta la fede per la valida amministrazione del Battesimo e lo stato di grazia per qualsiasi Sacramento.

E’ PROSSIMO ALLA FEDE che non sia richiesta la fede per la valida amministrazione degli altri Sacramenti, Alcuni pongono la difficoltà riguardo al Sacramento della Penitenza, perchè chi ha rinnegato la fede, di solito non l’amministra validamente.
Ma la questione della invalidità non nasce dalla potestà di ordine che possiede il ministro eretico. Si deve ricercare invece nella potestà di giurisdizione che viene ordinariamente tolta dalla Chiesa a chi sia eretico, e conseguentemente scomunicato. Ma in radice questa potestà resta anche in lui, tant’è vero che in caso di estrema necessità la Chiesa riconosce valida la sua assoluzione, perchè appunto, in tal caso, gli dà di nuovo il potere di giurisdizione.

PROVA: A) - L’EFFICACIA DEI SACRAMENTI non proviene dalla virtù del ministro, ma ex operato, cioè in forza dello stesso Sacramento. Il ministro è causa strumentale e secondaria dei Sacramenti: la causa principale e meritoria è Gesù stesso di cui il ministro fa le veci ed è la grazia di Gesù che scende nell’anima.

B) - LA TRADIZIONE ha costantemente insegnato così. S. Stefano I condanna i ribattezzanti. S. Vincenzo di Lirino (Ep. 73,3) sostiene che questo errore è «contro la regola universale della Chiesa». S. Agostino contro i Donatisti (Tract. 5 in Joan, e altrove), illustra con vari esempi la santità del Sacramento amministrato anche da un indegno col paragone del seme che fruttifica anche se seminato da mani sporche; dell’acqua che irriga pur passando per canali o di pietra o di ferro; del sigillo regio che riproduce la sua effigie sia di ferro che di oro; del medico che cura gli altri anche se malato lui stesso.
Il Conc. di Trento definisce esplicitamente questa verità:
«Se alcuno dirà che il ministro il quale si trova in peccato mortale, purchè abbia osservato tutte le cose essenziali riguardo a fare e a conferire il Sacramento, non conferisce il Sacramento, sia scomunicato» (D. B. 855). E riguardo al Battesimo:
«Se alcuno dirà che il Battesimo che viene dato dagli eretici, nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa non è vero Battesimo, sia scomunicato» (D. B. 860).
Perchè il Sacramento sia amministrato LECITAMENTE oltre chè validamente, è chiaro che il ministro deve avere oltre la fede, lo stato di grazia. Egli tratta una cosa sacra e se è in peccato commette una profanazione di cosa sacra, e cioè un sacrilegio.

LE CERIMONIE

Oltre le parti essenziali, e cioè la materia e la forma, ogni Sacramento ha per la sua amministrazione diversi RITI E CERIMONIE istituite dalla Chiesa.
La Chiesa ne ha ricevuto la potestà da Gesù Cristo e ve le ha poste perchè i fedeli ne ricevano un più largo frutto spirituale e comprendano meglio il significato del Sacramento attraverso le cerimonie, le preghiere, gli insegnamenti e i simboli visibili, Inoltre con questi riti il Sacramento stesso è circondato di maggiore venerazione e amministrato con maggiore riverenza. Perciò debbono essere osservate fedelmente, senza mutazioni o mutilazioni.
Tutti questi insegnamenti sono compendiati in un canone del Conc. di Trento (D. B. 856): «Se alcuno dirà che i riti della Chiesa Cattolica accettati ed approvati, soliti ad usarsi nella solenne amministrazione dei Sacramenti si possono o disprezzare o omettersi a piacere dai ministri senza peccato o cambiarsi da qualunque pastore della Chiesa, sia scomunicato».

CAPITOLO TERZO
EFFETTI DEI SACRAMENTI

Nella definizione, in principio abbiamo detto che il Sacramento è un «segno.., della grazia».
In qual modo? - Di che specie? - In quale grado ce la dà?
Sono le domande cui risponderemo qui.

IN CHE MODO IL SACRAMENTO CONFERISCE LA GRAZIA

I Donatisti risposero che la dava secondo i meriti del ministro.
Lutero: che secondo la fiducia del soggetto veniva o no imputata a lui la giustizia, cioè, in proporzione dei meriti di chi opera (ex opere operantis).
Contro costoro poniamo la seguente:

TESI - I Sacramenti sono causa strumentale della grazia e cioè a tutti quelli che non vi pongono ostacolo conferiscono la grazia «ex opere operato».

E’ DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. 13. 849) il quale definisce che contengono la grazia e la conferiscono a chi non vi pone un «obice» (ostacolo) «ex opere operato» (D. B. 851).
SPIEGAZIONE. - La parola tecnica «ex opere operato» significa che contengono in sè la grazia che conferiscono. Questa proviene da Dio (causa principale della grazia) per Gesù Cristo (causa meritoria) il quale si serve dei Sacramenti come causa strumentale.
Dunque i Sacramenti contengono in sè la grazia che dànno e non è per i meriti e le disposizioni dell’operante (ex opere operantis), sia il ministro, sia il soggetto del Sacramento.
Il Concilio definisce però che per parte dell’operante non deve essere opposto un obice, cioè degli ostacoli, ma si richiedono delle previe condizioni, le quali però non sono le cause strumentali della grazia, quantunque veramente influiscano nella maggiore o minore recezione di grazia come è espressamente dichiarato per il Battesimo, che conferisce la grazia «secondo la propria disposizione e cooperazione di ciascuno» (Conc. di Trento Sess. 6 c. 7).
Per cui: chi riceve lo stesso Sacramento con uguali disposizioni riceve uguale grazia; con differenti disposizioni, differente grado di grazia e questo di per sè, salvo che Dio per sua misericordia voglia distribuire differentemente. I Teologi, sottilizzando la questione, si domandano quale sia la causalità ossia il modo col quale i Sacramenti sono strumento della grazia.
Alcuni come il VITTORIA, VASQUEZ, LUGO, ecc. spiegano con una causalità morale in quanto i Sacramenti sarebbero causa strumentale morale soltanto e così con l’influsso dato da Dio conferirebbero all’anima la grazia. Altri come BILLOT, DELLA TAILLE, VON NOORT ammettono una causalità intenzionale e cioè come una disposizione di cognizione pratica che esige la grazia.
La sentenza più probabile e che ci sembra concordi meglio colle definizioni della Chiesa, è quella dei TOMISTI che sostiene la causalità fisica della grazia e cioè che i sacramenti producono la grazia strumentale, sono come i canali per i quali passa la grazia dell’anima nostra, non solo moralmente o intenzionalmente, ma fisicamente e realmente.
Per intender meglio portiamo un esempio materiale: Se uno versa un liquido in un recipiente, non è questo la causa di riempirsi. Se al recipiente pongo un ostacolo, il liquido non potrà entrare. Se non è tutto vuoto, ne entrerà di meno; se sarà libero da ogni ostacolo potrà avere completa capienza.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Anche qui accenniamo solo ad alcune prove, vedendole poi singolarmente a ciascun Sacramento. Di alcuni essa mostra che infondono la grazia mediante il segno. Per entrare nel regno di Dio è necessario essere rigenerati «dall’acqua e dallo Spirito Santo» (Gv. 3,5). Causa della rigenerazione non è solo lo Spirito Santo, ma anche l’acqua, come causa strumentale. «Dio Padre ci ha fatto salvi per il lavacro della rigenerazione» (Tit. 3,5).
Nella Cresima si riceve lo Spirito Santo per la imposizione delle mani: «Imponevano le mani su di loro e ricevevano lo Spirito Santo» (Atti 8,17).
Così il Sacerdozio (2 Tim. 1,6).

B) - DALLA TRADIZIONE. S. Giovanni Crisostomo (Hom. 58 in Joa.) dice che «per acqua sono rigenerati, per il sangue e la carne, nutriti».
Origene (In Joa. 6,17): «Il lavacro dell’acqua di per sè è il principio e la fonte dei doni divini».
S. Agostino (Contra Cresconium 4,19) sintetizza tutto l’insegnamento di questa tesi: «Non per i meriti di quelli dai quali viene amministrato, nè di quelli ai quali è amministrato consiste il Battesimo, ma per la propria santità e verità per colui dal quale è stato istituito, per quelli che lo usano male a perdizione, per quelli che lo usano bene a salvezza».

LA GRAZIA SANTIFICANTE PRODOTTA DAI SACRAMENTI

Abbiamo visto che in chi non vi pone ostacolo, i Sacramenti producono la grazia. - Quale grazia? - Prima di tutto la grazia santificante.
Possiamo esprimere questo pensiero con una proposizione:
Effetto di tutti i
Sacramenti la grazia abituale o santificante, o prima, o seconda.

E’ DI FEDE

(Cfr. D. B. 869, 851): per mezzo dei Sacramenti «ogni vera giustizia o comincia, o cominciata aumenta, o perduta è riparata».
Si desume da tutti i passi della Scrittura, e della Tradizione già presentati.
Abbiamo detto grazia
prima o seconda.

La PRIMA si riceve quando ancora non si ha;

la SECONDA quando già si possiede la prima. Per questo si dice che i Sacramenti danno (a chi non l’ha) o accrescono (a chi già la possiede) la grazia santificante. Di per sè danno la grazia prima il Battesimo e la Penitenza e si dicono Sacramenti dei morti perchè si danno a coloro che sono privi della vita spirituale. Danno la grazia seconda, ossia accrescono la grazia, tutti gli altri che si dicono perciò Sacramenti dei vivi, perché si danno a coloro che già possiedono la vita della grazia.
Chi li ricevesse sapendo di essere in peccato mortale, commette un sacrilegio, perchè col peccato profana una cosa sacra quale è il Sacramento.
Per accidens: un Sacramento dei morti può dare la grazia seconda come accadrebbe per uno che ricevesse il Battesimo Sacramento e fosse già giustificato dal Battesimo di desiderio o per uno che si confessa, avendo solo peccati veniali. È dottrina certa.
A volte può accadere l’opposto e cioè un Sacramento dei vivi può dare per accidens la grazia prima. Ciò accade quando uno in buona fede, credendo di essere in grazia di Dio, si accosta a un Sacramento dei vivi con l’attrizione. Ciò può accadere, per esempio, a uno che si accosta alla Comunione non ricordandosi di aver commesso un peccato mortale dopo l’ultima Confessione; a uno che, in peccato, senza saperlo avesse ricevuto invalidamente l’assoluzione, perchè il Confessore non ne ha la facoltà; a uno che in punto di morte, non avendo il Confessore, ha modo di fare la Comunione e cerca di pentirsi con dolore perfetto, mentre in realtà il suo pentimento è stato solo di attrizione, ecc. la Comunione gli darebbe la grazia prima.
Questa dottrina è certa riguardo alla Unzione degli Infermi (Più esattamente si deve dire che la Unzione degli Infermi dà la grazia prima come intenzione secondaria e non solo per accidens).; è comune riguardo alla Cresima e alla Comunione; è probabile riguardo all’Ordine e al Matrimonio.

REVIVISCENZA DELLA GRAZIA - I Teologi, con termine tecnico chiamano «reviviscenza» la grazia che torna a rivivere nell’anima quando per un obice non potè essere infusa nell’atto del Sacramento. Per esempio: un adulto che riceve il Battesimo e per mancanza di attrizione, non ne riceve la grazia, questa grazia rivivrà quando sia tolto l’obice e cioè quando quell’adulto si pentirà dei peccati. È dottrina certa per il Battesimo mentre è dottrina più probabile per la Cresima, l’Unzione degli Infermi, l’Ordine e il Matrimonio.
Si dice pure che «revivisce» la grazia, quando l’anima, ritornando in grazia di Dio, acquista di nuovo tutti i meriti che aveva nella vita passata quando era in grazia, e che erano stati tolti dal peccato. Mentre delle opere buone fatte in stato di peccato non ha nessun merito per la vita eterna.

LA GRAZIA SACRAMENTALE
I Sacramenti oltre a produrre la grazia santificante producono una grazia propria a ciascun Sacramento che si chiama:

GRAZIA SACRAMENTALE.

Secondo la sentenza comune essa non è distinta realmente dalla grazia santificante, ma è la STESSA GRAZIA ABITUALE CON UNO SPECIALE VIGORE AD OTTENERE IL FINE DEL SACRAMENTO E CON UN CERTO DIRITTO AD AVERE A SUO TEMPO SPECIALI GRAZIE ATTUALI ALLO STESSO SCOPO.
Così nel Battesimo viene data la grazia per vivere da buon cristiano, nel Matrimonio la grazia di vivere santamente insieme e di educare cristianamente la prole e così di seguito come illustreremo per ogni singolo Sacramento.

IL CARATTERE

Il Carattere, che alcuni Sacramenti imprimono, è un sigillo, un segno spirituale, indelebile, impresso nell’anima, per il quale l’uomo viene reso atto a ricevere o a compiere qualche cosa di spirituale.

È UN SEGNO SPIRITUALE e cioè non è visibile, ma è impresso nell’anima e la distingue da chi non ha ricevuto questo segno.
INDELEBILE: cioè che non si può cancellare. È di fede che resta nell’anima per tutta la vita. È dottrina comune che resterà anche nell’altra vita e sarà motivo per i buoni di maggior premio e per i cattivi di maggior pena. Per esempio: a parità di meriti o demeriti, in Paradiso avrà maggior gloria e all’inferno maggior pena chi ha il carattere di soldato di Cristo per la Cresima di chi non l’ha.
RENDE L’UOMO ATTO... e cioè non è semplicemente un segno di ornamento, ma ci dà il potere di ricevere o di fare qualche cosa di sacro, rendendoci in qualche modo partecipi del Sacerdozio di Gesù Cristo.
Il carattere è distinto dalla grazia, ma ha con essa una speciale relazione in quanto la esige.
Infatti il carattere segna e consacra in qualche modo al culto divino e per questo chi ne è segnato deve santificarsi configurandosi sempre più al Cristo. Perciò, quantunque lo possa ricevere anche chi ne è indegno, per vivere secondo di quel carattere, si deve cercare di rendersene degni.
Il Conc. di Trento (D. B. 452) definisce che i Sacramenti che imprimono il carattere sono tre:

IL BATTESIMO, LA CRESIMA E L’ORDINE.

Il Battesimo dà il carattere di Cristiano, la Cresima quello di Soldato di Gesù Cristo, l’Ordine quello di Ministro di Dio.
Siccome il carattere che imprimono è indelebile e permanente, questi Sacramenti si possono ricevere una volta sola.

CAPITOLO QUARTO
I SACRAMENTALI

Prima di chiudere questa parte, dobbiamo dire qualcosa, a modo di appendice, sui Sacramentali.
Si chiamano così per una certa analogia coi Sacramenti in quanto sono ordinati a un bene spirituale.

I Sacramentali sono alcuni segni sensibili e sacri, istituiti o riconosciuti dalla Chiesa per produrre alcuni effetti spirituali o temporali.

Differiscono dai Sacramenti in quanto non sono istituiti da Gesù Cristo, ma dalla Chiesa. Differiscono pure per gli effetti in quanto non producono la grazia, ma vi dispongono: quindi non «ex opere operantis» ma «ex opere operantis» cioè secondo le disposizioni di chi opera, e ancora con una speciale efficacia per le preghiere della Chiesa «ex opere operantis Ecclesiae». Qualche volta però agiscono pure «ex opere operato», come quando la Chiesa attraverso i Sacramentali, dona dal suo tesoro dei beni, come le indulgenze.
Eccitando ad atti di carità e di pentimento, i Sacramentali ci aiutano per la remissione dei peccati veniali.
Alcuni Sacramentali, come l’acqua benedetta, gli esorcismi, ecc. hanno la forza di scacciare i demoni per la potestà che la Chiesa ha ricevuto contro di essi.
Alcuni Sacramentali sono diretti anche ad ottenere effetti temporali, come la sanità dei malati, o la liberazione da insetti nocivi.. È logico che questi effetti temporali vengono richiesti come utilità al bene spirituale.
In sei modi si possono distinguere i Sacramentali:

I - L’ORAZIONE DOMENICALE e ogni orazione prescritta dalla Chiesa hanno una speciale efficacia; così una orazione recitata in una Chiesa consacrata. La Chiesa, nella consacrazione di un edificio sacro, prega perchè quanto si chiederà nel Sacro Tempio, sia conseguito efficacemente.

II - L’ASPERSO, con l’uso dell’acqua benedetta.

III - CHI MANGIA. L’uso di pane, uova, agnello, frutta, ecc. benedetti.

IV - CHI SI CONFESSA i peccati. Non si intende qui la Confessione sacramentale, ma la recita del «Confiteor» come si usa nella Messa e negli Uffici divini.

V - CHI DÀ una elemosina nel nome della Chiesa.

VI - BENEDICENDO con le benedizioni istituite dalla Chiesa sia per rendere sacre le cose (consacrazione di una Chiesa, di un calice, di una Cappella, di un Cimitero); sia per costituire una persona nel servizio divino (benedizione di un abate, di una vergine, conferimento della tonsura); sia una benedizione invocativa per una persona o una cosa; sia una benedizione deprecativa contro animali nocivi; sia cogli esorcismi contro il demonio.

PARTE SECONDA
IL BATTESIMO

La porta per cui si entra nella Chiesa è il Sacramento del Battesimo.
BATTESIMO (dalla forma frequentativa del greco bapto = immergo) significa lavanda, abluzione, è il Sacramento istituito da Gesù Cristo che per mezzo dell’abluzione dell’acqua e la invocazione delle tre Persone della SS. Trinità ci rigenera spiritualmente e ci segna del carattere di seguaci di Gesù Cristo.
Spiegheremo in pieno questa definizione studiando:

1 - LA ISTITUZIONE

2 - GLI ELEMENTI COSTITUTIVI

3 - GLI EFFETTI DEL BATTESIMO

CAPITOLO PRIMO
ISTITUZIONE DEL BATTESIMO

TESI - Il Battesimo di acqua è un Sacramento istituito da G. Cristo.

E’ DI FEDE

come abbiamo visto dal Conc. di Trento che lo enumera fra i sette Sacramenti.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Lo predica Giovanni dichiarandone la differenza dal suo: «Io battezzo nell’acqua a penitenza, colui che verrà dopo di me è più forte di me, egli vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco» (Mt. 3,11).
Nel colloquio con Nicodemo Gesù ne dice la necessità:
«Chi non sarà rigenerato dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può entrare nel regno di Dio» (Gv. 3,5). Solo Gesù che lo ha istituito può dargli l’efficacia di aprire le porte del regno di Dio.
Nel giorno dell’Ascensione, Gesù ricordando di avere ogni potere in cielo e in terra, comanda agli Apostoli: «Dunque, andate, ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo» (Mt. 28, 18-19). Gesù non avrebbe dato questo comando, se Lui stesso non avesse istituito il Battesimo.
Il giorno della Pentecoste gli Apostoli cominciano ad eseguire questo comando, ammettendo con questo rito i fedeli a far parte della Chiesa (Atti 2,38,41); Filippo battezza uomini e donne che credono al Vangelo (ivi, 2,12,38); Paolo battezza Lidia e i suoi familiari (ivi 16,14 s.). Lo stesso Paolo che era stato convertito direttamente da Gesù deve ricevere il Battesimo (ivi 9,18).

B) - LA TRADIZIONE. Non c’è bisogno di insistere su questo argomento, ammesso dagli stessi avversari. Già nella Didaché che risale ai primissimi tempi si trova il rito del Battesimo come nei Padri.
 
IL TEMPO DELLA ISTITUZIONE. Alcuni pensano che fosse istituito il giorno dell’Ascensione quando Gesù diede il comando di battezzare, più comunemente invece si crede che sia stato istituito prima della passione, poichè già da allora i discepoli avevano battezzato (Gv. 3,22; 4,1-2) e non certo col Battesimo di Giovanni.
Quindi fu istituito nel colloquio con Nicodemo, o più probabilmente, come pensa S. Tomaso, quando Gesù santificò le acque del Giordano per lavare i nostri peccati.

CAPITOLO SECONDO
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DEL BATTESIMO

LA MATERIA REMOTA, L’ACQUA.

Nel Battesimo solenne si usa l’acqua benedetta il Sabato Santo. In caso di necessità è buona qualunque acqua naturale.
Alcuni in antico, interpretando alla lettera le parole del Battista: «Egli vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco» (Mt. 3,11), lo negarono. Lutero ebbe a dire valido qualunque liquido; Calvino intese acqua in senso metaforico; però anche tutti i Protestanti, eccetto i Quacqueri, usano l’acqua.
La Chiesa Cattolica ha definito nel Conc. di Trento che è necessaria «l’acqua vera e naturale» e non si può intendere
in senso metaforico (D. B. 858).

LA SCRITTURA dichiara espressamente questo: «Se uno non è rigenerato nell’acqua e nello Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio» (Gv. 3,5).
Il Battesimo dato da Filippo al servo della regina Candace è dato con l’acqua: «Ecco l’acqua, che cosa mi impedisce di essere battezzato.., e discesero tutti e due nell’acqua... e lo battezzò» (Atti 8, 36 s.). S. Paolo dice: «Mondando nel lavacro dell’acqua nella parola di vita» (Ef. 5,26).

LA TRADIZIONE. Già la Didaché (c. 7) indica la materia (e la forma) «Battezzate nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo nell’acqua viva». Poi continua dicendo che può essere tanto fredda che calda, e si amministra effondendola tre volte sul capo.
Tertulliano (De baptismo 1) per dire che il Battesimo ci fa seguaci di Gesù Cristo, porta la figura del pesce e dell’acqua: (I primi cristiani usavano come simbolo ignoto ai pagani la figura del pesce, (in greco icthus) da questa parola formavano un acrostico per ricordare Gesù: Iesos Christos Theou Uiòs Sotèr e cioè: Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore). «Noi pesciolini nasciamo nell’acqua, secondo il Pesce nostro Gesù Cristo».

LA MATERIA PROSSIMA è l’abluzione nell’acqua, che può essere fatta o per immersione, o per infusione, o per aspersione.

Che debba avvenire questa abluzione è dichiarato nella lettera a Tito (3,5): «Ci ha fatto salvi per il lavacro della rigenerazione e rinnovazione».
Fino al sec. XII nella Chiesa latina si usò il Battesimo per immersione: ciò che si fa ancora nella Chiesa greca.
I bambini venivano immersi completamente nell’acqua, gli adulti in parte, mentre che pure ne veniva versata un po’ sul loro capo.
Dopo quel tempo si cominciò nella Chiesa latina ad usare il Battesimo per infusione, cioè solo versando l’acqua sul capo.
È di fede, dall’uso della Chiesa e da una definizione del Conc. di Trento (D. B. 859), che è pur valida questa forma di Battesimo, come pure il Battesimo dato per aspersione, cioè gettando indosso alcune gocce d’acqua come si fa nelle benedizioni. Per la validità basta che anche una goccia sola scorra un pochino sul capo.
Si crede che questo ultimo modo fosse usato dagli Apostoli nel giorno della Pentecoste quando battezzarono ottomila uomini.

LA FORMA DEL BATTESIMO è la invocazione delle tre Divine Persone nell’atto dell’abluzione.

Oltre che dimostrato dalla Tradizione, fu dichiarato da Alessandro III (D. B. 398).
La forma usata nella Chiesa latina è la seguente: «N. io ti battezzo nel nome dei Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo».
Contro la formula viene portata l’obiezione che negli Atti (8, 16) si legge che gli Apostoli avevano battezzato «nel nome di Gesù» se ne conclude che non è necessario nominare le tre Divine Persone.
Alcuni antichi Teologi credettero di spiegare dicendo che nel nome di Gesù implicitamente era invocata tutta la SS. Trinità. S. Tomaso pensa che gli Apostoli facessero così, autorizzati da una speciale dispensa, per fare onorare maggiormente il nome di Gesù.
Più comunemente invece si spiega che battezzare in nome di Gesù, significa battezzare credendo in Lui, ossia distinguendo il suo Battesimo da quello di Giovanni, e quindi usando la formula da Lui insegnata, come del resto la dimostra usata la più antica Tradizione.
S. Agostino, S. Cipriano, Origene, S. Giovanni Crisostomo, commentando questo passo, dicono esplicitamente che non esclude la invocazione della SS. Trinità.
Per la validità non è necessario dire il nome del battezzando. Così in italiano o in latino, dove il soggetto è compreso nel verbo, non è necessaria la parola io, mentre è necessaria in altre lingue (come in inglese o in tedesco) dove il verbo non contiene il pronome.
Nella Chiesa Greca, la formula riconosciuta e approvata da Roma, é: «Si battezza il servo di Dio N. nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo».

L’INTENZIONE. Gli adulti, per la validità del Battesimo, oltre la materia e la forma è necessario che abbiamo l’intenzione almeno abituale, cioè avuta e non ritrattata, di riceverlo. Per riceverlo fruttuosamente devono avere pure la fede e l’attrizione soprannaturale.

IL MINISTRO ORDINARIO del Battesimo solenne è il Sacerdote munito della debita giurisdizione (a maggior ragione, quindi, lo è il Vescovo). Il Conc. di Firenze dichiara: «Ministro di questo Sacramento è il Sacerdote, al quale compete per ufficio di battezzare».
In pratica l’amministrare il Battesimo è riservato al Parroco o al Sacerdote che ne ha avuto dal Parroco o dall’Ordinano la licenza. (Ordinario della Diocesi è di solito il Vescovo e il suo Vicario generale).

STRAORDINARIO è il diacono d’ordine del Parroco. (can. 741)...
In caso di URGENTE NECESSITÀ è qualunque persona, benchè infedele purchè intenda di fare ciò che fa la Chiesa.

PUO SUPPLIRSI IL BATTESIMO Dl ACQUA

Dopo la promulgazione del Vangelo, IL BATTESIMO È NECESSARIO DI NECESSITÀ DI MEZZO TANTO PER GLI ADULTI, COME PER I PICCOLI.

Riguardo agli adulti.

E’ DI FEDE

riguardo ai piccoli.

E’ CERTO

Il Conc. di Trento (D. B. 861) dice: «Se alcuno dirà che il Battesimo è libero, e cioè che non è necessario per la salvezza, sia scomunicato»; e ha definito pure (D. B. 791) che i piccoli debbono essere battezzati. Da ciò si deduce che è necessario anche ad essi.
Però non tutti gli uomini ricevono il Battesimo di acqua. Si può supplire in altro modo? Ecco allora la seguente:

TESI - Il Battesimo di acqua può essere supplito col Battesimo di sangue o di desiderio.

E’ CERTO

Il Conc. di Trento parlando della giustificazione dice che dopo la promulgazione del Vangelo non si può avere «senza il lavacro di rigenerazione o il voto di quello» (D. B. 796).

SPIEGAZIONE: BATTESIMO DI SANGUE è il martirio sofferto per Gesù Cristo, sia dagli adulti che dai piccoli. Esso cancella ogni macchia e pena, ma non imprime il carattere, e se uno restasse in vita, dovrebbe ricevere il Battesimo di acqua.

BATTESIMO DI DESIDERIO o voto del Battesimo è il desiderio di riceverlo, unito a un atto di contrizione o di carità perfetta, col proposito di ricevere, potendo, il Battesimo di acqua. Cancella la colpa e la pena eterna, ma la pena temporale la rimette solo in relazione alla intensità dell’atto di amore. Non imprime il carattere.
Secondo una comune sentenza, è sufficiente il desiderio implicito (E’ implicito, cioè contenuto, nella volontà, anche se non è conosciuto esplicitamente. L’idea di un Essere Supremo si trova presso tutti i popoli, come abbiamo visto nel trattato della Rivelazione. L’uomo, se non è stolto, dalle creature conosce che c’è il loro Autore. Se riconoscendolo vuole fare tutto quello che Egli comanda, siccome in realtà comanda il Battesimo per la salvezza, anche senza saperlo, implicitamente vuole il Battesimo e, con la grazia di Dio, che non manca a chi fa ciò che può per parte sua, lo riceve di desiderio) del Battesimo, per cui lo riceve anche chi non conoscendo, senza sua colpa, la vera Religione, ha la seria volontà di fare tutto ciò che Dio comanda.
Per ricevere validamente gli altri Sacramenti è necessario il Battesimo di acqua per il fatto che quello di sangue e di desiderio non imprimono il carattere di Cristiano.

PROVA: A) - LA SCRITTURA insegna chiaramente che l’atto di amore porta con sè l’amicizia divina: «Chi mi ama è amato dal Padre mio e io lo amerò... Se alcuno mi ama.., veniamo da lui e faremo in lui dimora» (Gv. 14, 21-23. Cfr. pure ivi 3, 9). Questo per il Battesimo di desiderio. Per il Battesimo di sangue che negli adulti è già un atto di amore perfetto, si aggiunge un’altra promessa: «Chi avrà perso la sua vita per me, la troverà» (Mt. 10, 39) e «Chi avrà confessato me dinanzi agli uomini, io lo confesserò dinanzi al Padre mio che è nei cieli» (ivi 10, 32).
Nei fanciulli, che ancora non hanno l’esercizio della volontà, c’è pure questa attestazione, non confessando, ma morendo.

B) - DALLA TRADIZIONE. L’autore del «De rebaptimaste» (5) dice «Non c’è dubbio che gli uomini possono venir battezzati senz’acqua nello Spirito Santo come noti battezzati questi (Cornelio e la sua casa. Atti 10,44) prima che fossero battezzati con l’acqua».
Tertulliano
in varie opere ricorda il valore del Battesimo di sangue, per il sangue di Gesù: duplice specie del Battesimo, significato dall’acqua e dal sangue usciti dal costato di Gesù.
S. Cipriano (Ep. 77) dice che i martiri «sono battezzati nel loro gloriosissimo sangue».
S. Cirillo di Gerusalemme (Cat. 3, 10) dice che «senza acqua ricevono il regno dei cieli».
S. Ambrogio parlando della morte di Valentiniano (52), che non era stato battezzato, conferma: «Se (i martiri) vengono lavati nel loro sangue anche costui lo ha lavato la sua pietà e volontà».
S. Agostino (De Baptismo 4, 21): “
migliore Cornelio non battezzato, che Simone battezzato».

CAPITOLO TERZO
GLI EFFETTI DEL BATTESIMO

DA’ LA GRAZIA SANTIFICANTE. Il Conc. di Trento (Sess. 5 Can. 5) dichiara che il Battesimo rimette il peccato originale e toglie tutto ciò che ha ragione di peccato.
Il Decreto agli Armeni dice: «Effetto di questo Sacramento è la remissione di ogni colpa originale e attuale e ancora di ogni pena».
Quando abbiamo parlato della grazia e della giustificazione abbiamo già visto come l’anima giustificata diventa figlia di Dio ed erede del Paradiso.
Perciò, nel Battesimo, se non vi si pone ostacolo, viene infusa la grazia abituale la quale, come vedremo, viene accompagnata dalle virtù e dai doni dello Spirito Santo.

DA’ LA GRAZIA SACRAMENTALE. Come grazia propria del Sacramento, il Battesimo dà il diritto ad ottenere le grazie attuali per la vita cristiana.

IMPRIME IL CARATTERE di cristiano.

Per il Battesimo l’uomo viene UNITO A CRISTO, come suo Capo, di cui diventa membro. «I vostri corpi sono membra di Cristo» (1 Cor. 6,15). Con ciò diventa pure MEMBRO DELLA CHIESA che è il Corpo mistico di Cristo.
Diventa CAPACE di ricevere gli altri Sacramenti e i beni della Chiesa.
Chi ricevesse gli altri Sacramenti senza avere ricevuto il Battesimo, li riceverebbe invalidamente.

PARTE TERZA
LA CRESIMA

La Cresima o Confermazione è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani e ci imprime il carattere di soldati di Gesù Cristo.

Si dice CRESIMA dalla parola greca crisma che significa unzione; CONFERMAZIONE perchè ci fortifica nella vita cristiana dandoci l’abbondanza della grazia e dei doni dello Spirito Santo.
ERRORI: Gli Albigesi la considerano come un rito inutile; Lutero e molti Protestanti, eccetto i Ritualisti, una semplice cerimonia; Calvino come una catechesi ai fanciulli e una cerimonia sacrilega inventata dai Vescovi per accrescere la loro autorità; i Modernisti come un rito messo dagli Apostoli.
Confuteremo questi errori, suddividendo come abbiamo fatto per il Battesimo in tre capitoli:

1 - L’ESISTENZA

2 - GLI ELEMENTI COSTITUTIVI

3 - GLI EFFETTI DELLA CRESIMA

CAPITOLO PRIMO
ISTITUZIONE DELLA CRESIMA

TESI - La Cresima è un vero e proprio Sacramento, istituito da Gesù Cristo.

E’ DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. B. 871): «Se alcuno dirà che la Confermazione dei battezzati è una oziosa cerimonia e non piuttosto un vero e proprio Sacramento, o che una volta non era stato altro che una catechesi con la quale i più vicini esponevano all’adolescenza la ragione della propria fede presso la Chiesa, sia scomunicato».

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Già nell’A. T. i Profeti avevano preannunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe effuso «su ogni uomo» (Gioele 2,28).
Gesù lo aveva promesso più volte durante la sua vita e dopo la RESURREZIONE (Cfr. Gv. cap. 7, 14, 15 e 16).
Socialmente l’adempimento di queste promesse si ebbe il giorno della Pentecoste quando lo Spirito Santo discese sotto forma di lingue di fuoco sulla Madonna e sugli Apostoli (Atti 2, 39).
Ma la Scrittura ci parla pure di quando i battezzati ricevevano lo Spirito Santo e ci viene descritto questo rito come vero e proprio Sacramento cioè come segno sensibile (le imposizioni delle mani) efficace della grazia (ricevevano lo Spirito Santo) istituito permanentemente da Gesù Cristo (lo troviamo amministrato da Pietro e da Giovanni in Samaria 33 anni dopo la RESURREZIONE e da Paolo a Efeso 30 anni dopo) distinto dal Battesimo.
Tutte queste note le troviamo nel brano che ci descrive l’amministrazione della Cresima fatta in Samaria da Pietro e Giovanni ai cristiani battezzati dal diacono Filippo. «Essendo giusti, pregarono per loro, perchè ricevessero lo Spirito Santo: infatti non era ancora venuto su nessuno di loro, ma erano solo battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano le mani sopra di loro e ricevevano lo Spirito Santo» (Atti 8, 15- 17).
S. Paolo a Efeso trova alcuni discepoli del Battista. Prima li battezza, poi «avendo imposto loro le mani Paolo, venne sopra di loro lo Spirito Santo» (Atti 19, 1-8).
Anche Simon Mago «avendo veduto che per l’imposizione delle mani degli Apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro» (Atti 8, 18).

B) - DALLA TRADIZIONE. Tertulliano (de Bapt. 7,8) dice che usciti dal lavacro di rigenerazione... di poi viene imposta la mano per benedizione chiamando e invocando lo Spirito Santo».
S. Cipriano (Ep. 73,9) pure, parla della imposizione delle mani per ricevere lo Spirito Santo.
S. Cirillo di Gerusalemme scrive una intera catechesi su questo Sacramento dove parla anche della unzione col crisma.
S. Agostino (Cont. Litteras Petiliani 2, 239) dice: «Il Sacramento del crisma è sacrosanto nel genere dei segni visibili, come il Battesimo».

IL TEMPO DELLA ISTITUZIONE non è espressamente indicato dalla Scrittura.
La sentenza più probabile ritiene che Gesù lo significasse imponendo le mani sopra i bambini (Mt. 19, 13) e lo indicasse più pienamente nell’ultima Cena comandando che fosse amministrato dopo la Pentecoste (Gv. 7, 39).

CAPITOLO SECONDO
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA CRESIMA

LA MATERIA REMOTA. Dal fatto che la Scrittura parla della sola imposizione delle mani nella amministrazione della Cresima e che nella Chiesa greca, con l’approvazione di Roma, si amministra soltanto con la unzione col sacro crisma in forma di croce col pollice sulla fronte, alcuni Teologi ne dedussero che l’una o l’altra sono materia valida, nel senso che la Chiesa al rito istituito da Gesù Cristo ha dato secondo i tempi la determinazione in individuo.
La sentenza più probabile è che oggi è materia essenziale tanto l’imposizione delle mani come l’unzione col crisma.
In pratica nella Chiesa latina oggi sono prescritti i due segni, mentre per la Chiesa greca è prescritta solo l’unzione.
Il sacro crisma è olio d’oliva con balsamo benedetto dal Vescovo il giovedì santo.

MATERIA PROSSIMA è l’unzione che viene fatta col crisma. Si fa sulla fronte per ricordare che il cresimato non deve vergognarsi di Cristo; si fa in forma di croce e viene dato un leggero schiaffo per ricordare di sopportare per amore di Gesù qualunque tormento.

LA FORMA sono le parole che il ministro pronuncia mentre fa l’unzione. Nella Chiesa Romana sono: «Io ti segno col segno della croce, e ti confermo col crisma della salute, nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo».
Nella Chiesa greca: «Segnacolo del dono dello Spirito Santo, Amen».
E nella Chiesa Siro Maronita: «Crisma del dono dello Spirito Santo».

IL MINISTRO della Cresima ordinario è il Vescovo. Come è il generale che riceve nei suoi ranghi i nuovi soldati, così è il Vescovo che annovera i cristiani fra i soldati di Gesù Cristo.
Ministro straordinario è il sacerdote che ne abbia ricevuto facoltà dalla S. Sede, come avveniva frequentemente pei luoghi di missione e come il 14 settembre 1946 la S. Sede ha fatto per i Sacerdoti in cura d’anime per i bambini in punto di morte.

CAPITOLO TERZO
EFFETTI DELLA CRESIMA

LA GRAZIA SANTIFICANTE viene accresciuta e viene data una più abbondante infusione dei doni dello Spirito Santo. Diciamo più abbondante, perché, come abbiamo visto nel trattato della grazia, questi doni accompagnano già la grazia della giustificazione nel Battesimo.
L’infusione più abbondante dei doni è espressa nella preghiera che il Vescovo dice: «Manda dal cielo sopra di loro il settiforme tuo Spirito Santo Paraclito».
Essendo un Sacramento dei vivi, la Cresima va ricevuta in grazia di Dio, e chi ha l’uso di ragione deve conoscere almeno i principali misteri della fede e i doveri del cristiano.

LA GRAZIA SACRAMENTALE dà la forza di superare gli ostacoli, che si oppongono alla vita cristiana e di difendere e propagare il regno di N. S. Gesù Cristo.

IL CARATTERE di soldato di Gesù Cristo ricevuto nella Cresima, si aggiunge e completa il carattere nel Battesimo.
Esso perfeziona la somiglianza del cristiano a Cristo Sacerdote; inserisce più intimamente e in un posto più nobile nella vita della Chiesa.

PARTE QUARTA
LA SS. EUCARISTIA

EUCARISTIA etimologicamente significa rendimento di grazie.
L’Eucarista è la continuazione e l’estensione della Incarnazione del Verbo.

1) Come il Verbo incarnandosi appare agli uomini rivestito della carne mortale, così Egli sta tra gli uomini sotto i veli eucaristici.

2) Come sulla Croce si offrì per la redenzione del mondo, così ogni giorno si immola vittima sui nostri altari.

3) Come nella Palestina passò facendo del bene a tutti, così per la Comunione viene nelle anime nostre dando sè stesso in cibo.
Nel codice di Diritto Canonico (can. 801) sono riassunti questi tre aspetti coi quali divideremo il trattato in tre capitoli:
«
Nella SS.ma Eucaristia, sotto le specie del pane e del vino lo stesso Cristo Signore:

E’ CONTENUTO (Presenza reale)
E’ OFFERTO (Sacrificio)
E’ RICEVUTO (Sacramento)
 

SEZIONE PRIMA  
LA PRESENZA REALE

Dopo aver presentato gli errori diremo:

1 - GESU’ PRESENTE NELLA EUCARISTIA

2 - LA VIA ALLA REALE PRESENZA

Errori

Gli eretici dei primi tempi non negarono direttamente la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, ma solo indirettamente come conseguenza di altre loro negazioni.
I DOCETI, affermarono che Gesù aveva solo l’apparenza di un corpo; molto meno poteva essere presente un corpo reale nell’Eucaristia.
I PIETROBUSIANI (discepoli di Pietro de Buis, sec. XII) dicevano che il sacerdote non ha il potere di consacrare.
Gli ALBIGESI, propagando l’errore dei MANICHEI, negarono la presenza di Gesù nella Eucaristia.
BERENGARIO DI T0URS (sec. XI) negò la transustanziazione.
LUTERO non sentendosi di negare ciò che è detto tanto evidentemente nella Scrittura, disse tuttavia che Cristo non era presente con la sola Consacrazione, se non c’era pure la Comunione dei fedeli.
I LUTERANI però negano la reale presenza.
I Simbolisti e precisamente ZUINGLIO, ECOLAMPADIO E CARLOSTADIO dissero l’Eucaristia essere solo un simbolo di Gesù, interpretando le parole «Questo È il mio corpo» in questo modo: Questo SIGNIFICA (cioè è un segno) il mio corpo» (Zuinglio);
«Questa è la FIGURA del mio corpo» (Ecolampadio); «Questo è il mio corpo», indicando sè stesso, e non il pane (Carlostadio).
CALVINO volle concedere qualche cosa di più dei Simbolisti e disse che Gesù è presente nell’Eucaristia virtualmente, come il sole è presente sulla terra con la sua virtù, cioè col calore.
Gli ANGLICANI in gran parte seguono Calvino, mentre altri credono alla presenza reale.
Fra i PROTESTANTI MODERNI, molti seguono i loro eresiarchi, ma diversi credono alla presenza reale; però la sanno solo nella Chiesa Cattolica e qui vengono ad adorare Gesù vivente nella Eucaristia e qualche volta persino si accostano alla Comunione.

CAPITOLO PRIMO
GESU’ PRESENTE NELLA EUCARISTIA

Contro gli errori esposti, dimostriamo la seguente:

TESI - Gesù presente nella Eucaristia veramente, realmente e sostanzialmente.

E’ DI FEDE

Già il Conc. Laterano IV e quello di Costanza avevano condannato i primi errori (D. B. 430, 544, 583).
Il Conc. di Trento diede la sua condanna riferendosi specificatamente contro alcuni errori: «Se alcuno avrà negato che nel SS. Sacramento dell’Eucaristia si contiene veramente, realmente e sostanzialmente il corpo e il sangue, insieme con l’anima e la divinità di N. S. Gesù Cristo, e cioè tutto il Cristo, ma avrà detto che in esso vi è soltanto come in segno, o in figura, o in virtù, sia scomunicato» (D. B. 883).
SPIEGAZIONE: Le parole del Conc. di Trento colpiscono in particolare tre eresie: veramente e non solo in segno (contro Zuinglio): realmente e non solo in figura (contro Ecolampadio); sostanzialmente e non solo virtualmente (contro Calvino).

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Data l’importanza della tesi, esamineremo la Scrittura per parti.

1) LA PROMESSA IN S. GIOVANNI. È riportata nel capitolo 6, che ha tre parti distinte: la prima (1-25) narra il miracolo della moltiplicazione dei pani. Con la onnipotenza del miracolo Gesù fa vedere agli uditori come Egli può moltiplicare il Pane eucaristico e dispone gli animi alla fede. La seconda (26-59) riporta il discorso di Gesù che dopo aver esortato a cercare il cibo spirituale (26-34) dice: «Io sono il Pane di vita» (35-47) spiegando che coloro che vogliono essere salvi debbono credere in Lui. Poi riprendendo le stesse parole (48-59) presenta il secondo significato di esse in modo diverso, promettendo l’Eucaristia. Le riportiamo subito dopo, per fermarci a considerarne il valore. La terza parte (60-71) narra gli effetti prodotti dal discorso fra cui l’incredulità di molti a una cosa tanto fuori dall’ordinario.
Tutto il capitolo nel suo insieme dà risalto alla precisa promessa fatta da Gesù di dare il suo corpo in cibo e il suo sangue in bevanda. La parte centrale più esplicitamente ce la descrive: (48-59) «Io sono il pane di vita. I vostri padri nel deserto mangiarono la manna e morirono: questo è il pane vivo disceso dal cielo, affinchè colui che ne mangia non muoia. Io sono il pane vivente disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Altercavano pertanto i Giudei tra loro dicendo: Come mai costui può darci a mangiare la sua carne? Gesù rispose:  In verità, in verità io ve lo dico; se non mangerete la carne del Figliuolo dell’uomo e non berrete il suo sangue non avrete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perchè la mia carne è veramente cibo e il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, il Vivente, ha mandato me, ed io vivo per il Padre, così chi mangia me, vivrà anch’egli per me. È questo il pane disceso dal cielo: non come la manna mangiata dai vostri padri che poi morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
In tutte queste frasi si vede chiaramente che Gesù dice di darsi in cibo, che la «sua carne è veramente cibo, e il suo sangue veramente bevanda». È tanto vera questa realtà che con solenne giuramento «in verità» afferma che chi non lo mangerà morirà in eterno, mentre chi lo mangerà rimarrà unito a Lui e avrà la vita eterna.
Gesù non ha parlato in senso metaforico come poteva intendersi nella fantasiosa lingua orientale, che del resto ha riscontro anche nella nostra lingua. A uno che ci assale verbalmente si dice: «Ma che tu mi vuoi mangiare?». E anche in senso affettivo, la mamma dice al bambino: «Ti voglio tanto bene che ti mangerei».
Le frasi di Gesù sono troppo esatte. Le hanno intese in senso reale gli stessi ascoltatori, e pensano che realmente darà a mangiare la sua carne. Nella loro mentalità materiale però, non hanno capito in qual modo: «Come può darci a mangiare la sua carne?». Pensano di mangiarla forse a pezzi. Molti degli stessi discepoli avevano capito così decisamente che parlava in senso reale, che gli dissero: «Questo linguaggio è duro, e chi può ascoltarlo?» (61) e se andarono.
Gesù non attenua quello che ha detto. Non ci sono parole figurate che debba correggere e semplicemente domanda ai Dodici: «volete andarvene anche voi?» (68). Questa domanda è come una affermazione che non c’è da cambiare nulla a quanto ha detto.

II) L’ISTITUZIONE NEI SINOTTICI E ÌN S. PAOLO. S. Giovanni non ricorda la istituzione della SS. Eucaristia al momento della Cena. Ne ha già parlato chiaramente nella promessa e la parola di Gesù non può venir meno. Ne parlano invece i Sinottici e Paolo che lo «ha appreso dal Signore» (1 Cor. 11,23). I quattro testi, salvo la variante di qualche parola che ognuno può vedere nel libro divino (Mt. 24,26-28; Mc. 14,22-24; Lc. 19-20; 1 Cor. 11,23-25) usano le medesime espressioni: «Prese il pane... disse: prendete e mangiate, questo è il mio corpo... preso il calice, disse: prendete e bevete, questo è il mio sangue... fate questo in memoria di me».
Come fanno gli eretici a interpretare queste parole come segno, o come figura, o come virtù? Solo chi vuoi cambiare il significato alle parole può intenderle così. Il senso ovvio è quello letterale. È il pane e il vino che ha preso nelle sue mani che diventano il Suo corpo e il Suo sangue. S. Luca e S. Paolo aggiungono che è «il corpo che sarà dato per voi» e i Sinottici parlano di sangue «che sarà sparso per voi e per molti... in remissione dei peccati». Che cosa doveva aggiungere di più Gesù per spiegare che si trattava del suo vero corpo e del suo vero sangue?
S. Paolo poi nei versetti seguenti, indicando le disposizioni necessarie per la Comunione, dice che chi la riceve «indegnamente è reo del corpo e del sangue del Signore» e «mangia e beve il suo giudizio di condanna, non pregiudicando il corpo del Signore» (27,39).
Non potrebbe essere reo del corpo e del sangue se non fossero realmente corpo e sangue.

B) - LA TRADIZIONE. Gli stessi eretici, fra cui Zuinglio, ammettono che dal tempo di S. Agostino i Padri hanno parlato della presenza reale di Gesù nella Eucaristia. Portano a sostegno della loro tesi che gli scrittori cristiani antecedenti hanno avuto poche parole sull’argomento. Eppure quelle poche Frasi sono per noi un argomento potentissimo, più che se fossero stati scritti interi libri sulla presenza di Gesù nell’Eucaristia. Infatti sono la dimostrazione che la verità era così manifesta alla mente dei fedeli, che non c’era bisogno di insisterci. Come abbiamo detto, le eresie anti-eucaristiche vennero assai più tardi. I Padri perciò erano impegnati a combattere gli errori correnti e un semplice accenno fatto da loro sul mistero Eucaristico, aveva valore di pacifico consenso da parte di tutti riguardo a questo punto.
Inoltre vigeva la cosiddetta «disciplina dell’arcano» cioè il mistero eucaristico veniva spiegato solo agli iniziati, tacendolo ai catecumeni, perchè non fosse oggetto di scherno per parte dei pagani, i quali, non potendolo comprendere, ne deducevano conclusioni a modo loro, come quando dicevano che i cristiani nei loro riti uccidevano i bambini e mangiavano carne umana.
Certamente i termini dei primi Padri non erano i termini tecnici usati più tardi, man mano che il dogma veniva illustrato e meglio determinato.
Ci fermeremo perciò su queste loro asserzioni, toccando appena le successive, concesse dagli stessi avversari.

NEL I SEC. La Didaché (9,10) descrive la consacrazione del pane e del calice, la distribuzione del cibo e della bevanda spirituale che poteva essere ricevuto dai soli battezzati essendo proibito dare il Santo ai cani (cfr. Mt. 7, 6). Queste frasi suppongono la presenza di Gesù, il Santo per essenza, nella Eucaristia.

NEL II SEC. S. Ignazio di Antiochia (+ 108) la cui autorità è somma per la sua dimestichezza con gli Apostoli, di cui perciò riportava il genuino pensiero, scrivendo contro i Doceti, diceva: «Si astengono dall’Eucaristia e dall’orazione, perchè non confessano che l’Eucaristia è la carne del Salvatore nostro Gesù Cristo, che è stata immolata (in latino: passa est) e che è stata risuscitata dalla benignità del Padre» (Smir. 7, 1). Dunque non lascia dubbio: nell’Eucaristia c’è quella stessa carne che ha patito sulla croce e che è risuscitata gloriosa.
Rivolgendosi ai cristiani li invita alla unità col clero e col Vescovo attraverso la vita eucaristica: «Studiate dunque di usare una sola Eucaristia; poichè una è la carne del Signore nostro Gesù Cristo, o uno è il calice nell’unità del sangue di Lui stesso, come uno è il Vescovo coi preti e coi diaconi» (Filad. 4).
S. Giustino (Apol. 1,65) oltre affermare che l’Eucaristia è stata istituita da Gesù, dice: «non è pane e bevanda comune, ma carne e sangue dell’incarnato Gesù».
S. Ireneo fra i vari brani su questo argomento, afferma che il vino e il pane per «la parola di Dio diventa Eucaristia del sangue del corpo di Cristo» (Ad. Haer. 5,2). Difendendo la RESURREZIONE contro gli Gnostici dice che non può rimanere nella corruzione, ma riceverà la vita quella carne che è stata «alimentata col corpo e col sangue del Signore».

NEL III SEC. Alcuni Padri hanno parole che potrebbero far pensare a una interpretazione simbolica se fossero prese da sole, ma vanno vedute nell’insieme della frase dove esplicitamente è detto della presenza reale.
Tertulliano. Fra tanti brani, vicino alla frase che il pane «rappresenta il suo corpo» con cui vuol significare che il pane ci presenta dove è il suo corpo, ha l’affermazione chiara: «La carne si nutre del corpo e del sangue di Cristo, come pure l’anima si riempie di Dio». (De carn. resurr. 8).
Origene: «Sapete... che quando ricevete il corpo del Signore, lo conservate con ogni rispetto e venerazione» (Hom. 13).

NEL IV SEC. S. Cirillo di Gerusalemme insegna ai suoi catecumeni che alle parole della consacrazione «il pane diventerà corpo di Cristo, e il vino il sangue di Cristo», per cui comuni candosi diventano «concorporei e consaguinei di Cristo» (Cat. 19,7).
S. Ilario dice che «della verità della carne e del sangue non c’è luogo a dubitare» (De Trin. 8,14).
S. Giovanni Crisostomo lo afferma così chiaramente che lo riconoscono gli stessi avversari.
NEL V SEC. S. Agostino, come abbiamo detto prima, è così esplicito in materia che lo stesso Zuinglio lo riconosceva e diceva perciò che nella Chiesa si era creduto alla presenza reale solo da quell’epoca: «Quel pane che vedete sull’altare, santificato per la parola di Dio, è il Corpo di Cristo. Quel calice, o meglio, ciò che il calice contiene santificato per la parola di Dio, è il sangue di Cristo» (Sermo 217).

C) - LA LITURGIA E L’ARCHEOLOGIA sono una conferma di questa fede nei cristiani dei primi secoli. Nelle Costituzioni degli Apostoli, come negli antichissimi Sacramentari si parla di «Comunione del corpo e del sangue».
Nelle Catacombe è frequente la figura del pane col pesce, figura di Gesù, per dire che sotto le apparenze di quel pane c’era Gesù.

CAPITOLO SECONDO
LA VIA ALLA REALE PRESENZA OSSIA LA TRANSUSTANZIAZIONE

In qual modo, o meglio, per quale via Gesù viene ad essere presente nella Eucaristia?
GLI ERRORI: sono vari anche su questo punto: BERENGARIO negando completamente la transustanziazione dice che rimane sempre pane e vino; LUTERO e i suoi seguaci spiegano con la consustanziazione cioè verrebbe il corpo di Cristo restando con la o nella o sotto la sostanza del pane; OSIANDRO, discepolo di Lutero, parla di impanazione, cioè una unione ipostatica di Cristo col pane e col vino.
Contro questi errori poniamo la seguente:

TESi - Gesù Cristo viene ad essere realmente presente nell’Eucaristia per la Transustanziazione, per la quale tutta la sostanza del pane si converte nella sostanza del Corpo di Cristo, tutta la sostanza del vino si converte nella sostanza del sangue di Cristo, rimanendo tuttavia le specie del pane e del vino.

E’ DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. B. 884): «Se alcuno dirà che nel sacrosanto Sacramento dell’Eucaristia rimane la sostanza del pane e del vino, insieme col corpo e col sangue di N. S. Gesù Cristo; e avrà negato quella mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza del pane nel corpo e tutta la sostanza del vino nel sangue, rimanendo tuttavia le specie del pane e del vino; conversione che la Chiesa Cattolica attissimamente chiama transustanziazione, sia scomunicato».

SPIEGAZIONE: TRANSUSTANZIAZIONE significa conversione di una sostanza in un’altra, e, nel significato datole dalla Chiesa in questo caso, conversione totale e sostanziale, non parziale e accidentale.
Totale, dunque, è la conversione della sostanza, mentre gli accidenti restano immutati.
La via di questo passaggio non è che resta la sostanza del pane sotto, la quale, o con la quale o nella quale viene Gesù (consustanziazione) l’impanazione, né una nuova creazione di qualche cosa che prima non esisteva ed ora viene all’essere; e neppure ci sembra che sia l’annichilazione della sostanza del pane, come spiegano alcuni Teologi con sentenza che può essere seguita, ma che a noi sembra non risponda esattamente alle dichiarazioni della Chiesa. (Per comprendere meglio sarà opportuno chiarire alcuni termini: sostanza è ciò cui compete di essere in sé e non in un altro come nel soggetto. Accidente o specie è ciò cui compete di essere in altro (quantità, colore, forma, sapore, odore, ecc.). Impropriamente gli accidenti vengono chiamati pure apparenze in quanto appariscono cioè si manifestano ai nostri sensi. Abbiamo detto «impropriamente» perché non si deve intendere che gli accidenti sono qualche cosa che ci appare, ma che non corrisponde alla realtà.
E’ facile capire il cambiamento di accidenti in altri accidenti. Per esempio un pane lo divido e viene cambiata la quantità, mentre la sostanza resta sempre quella di pane. E’ fresco, diventa secco, è pesante, diventa leggero, ecc.
Nella natura delle cose anche le sostanze possono convertirsi in altre sostanze; il legno può diventare carbone, il pane corrompendosi diventa altra sostanza che non è più pane, oppure cibandocene diventa sangue, carne, ecc. Questo cambiamento di sostanza però, non è totale in quanto nella sostanza successiva resta qualche cosa della prima, trasformata. Inoltre la prima per cambiare nell’altra, deve corrompersi e vi è pure cambiamento degli accidenti, ciò che non accade nella Eucaristia.
Per questo la «transustanziazione» è una conversione «mirabile e singolare», perché in nessuna altra cosa né nell’ordine della natura, né nell’ordine della grazia, avviene una conversione simile).
La VIA di questo passaggio è UNA VERA CONVERSIONE DELLA SOSTANZA DEL PANE E DEL VINO vale a dire che la SOSTANZA DEL PANE non si annichila, ma si CONVERTE NELLA SOSTANZA DEL CORPO, e quella DEL VINO NELLA SOSTANZA DEL SANGUE di Gesù Cristo.
La sostanza del pane e del vino cessa di essere, ma non passando nel niente, bensì con un NESSO INTRINSECO PER VIRTÙ DIVINA PASSA AD ALTRA COSA, cioè si converte nella sostanza del corpo e sangue, SENZA NESSUNA MUTAZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. Così pure le specie, come abbiamo detto, restano immutate. (Cfr. S. Th. 3, q. 75 a. 1-4. In una strofa della Sequenza «Lauda Sion» S. Tomaso esprime sinteticamente questa verità: «Dogma datur christianis - quod in carnem transit panis - et vinum in Sanguinem» e cioè: «E’ dato un dogma ai cristiani - che nella carne passa il pane, e il vino nel sangue»).

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Il senso ovvio delle parole della consacrazione «Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue» è: «questa cosa che tengo nelle mie mani, e che fino a questo momento era pane e vino, non è più pane e vino, ma è il mio corpo, è il mio sangue. Perciò anche se vedo le specie del pane e del vino, che restano tali e quali di prima, quella che è la sostanza di essi non c’è più. La sostanza che c’è, è quella del «mio corpo» e del «mio sangue».
Così ragiona logicamente chi interpretando quelle parole non vuol dare ad esse un senso a modo suo.
Se Gesù avesse voluto fare una consustanziazione o una impanazione, avrebbe detto altre parole, come ad es.: «Qui dentro o qui unito ci sta il mio corpo», oppure: «insieme al pane c’è il mio corpo».
Chi vuole interpretare secondo il senso che hanno le parole, le frasi di Gesù, non può spiegarle in altro modo di come le spiega la Chiesa Cattolica.
B) - LA TRADIZIONE. Già molte delle testimonianze riferite esprimono questo pensiero. Rileggete le frasi di S. Giustino, S. Ireneo, S. Cirillo, ecc. Ne aggiungiamo alcune:
Tertulliano: (Adv. Marc. 4,400) «Preso il pane... lo fece suo corpo». S. Ambrogio (De Sacr. 4,14-15) «Come può quello che è pane, essere il Corpo di Cristo? Con la consacrazione». E dopo aver detto che è la parola di Cristo che fa il Sacramento, quella parola che ha creato ogni cosa dal nulla, conclude:
«quanto è più operatorio (quel discorso) che fa sì che quelle cose che erano si cambino in altro».

IL MODO DELLA REALE PRESENZA
Vista la via con cui Gesù viene nella Eucaristia, vediamo il modo con cui esiste nella Eucaristia. Lo esporremo con varie proposizioni.

I - Gesù è tutto intero sotto ciascuna specie, e dividendole, è intero sotto ciascuna parte di specie.

È DI FEDE

dal Conc. di Trento (D. B. 885) «Se alcuno avrà negato che nel venerabile Sacramento dell’Eucaristia si contiene tutto Cristo sotto ciascuna specie, e fattane la separazione, sotto le singole parti di ciascuna specie, sia scomunicato». Dice S. Paolo:
«Chiunque avrà mangiato questo pane, o bevuto il calice del Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore» (1 Cor. 11 ,27).
Quella «O» separativa dice che se uno si sarà comunicato indegnamente anche con una sola delle due specie, ha la colpa della profanazione non solo del corpo o del sangue, ma di tutti e due. Dunque Gesù è presente per intero sotto ciascuna specie.
S. Marco, narrando la consacrazione del calice, aggiunge:
«e bevvero di quello tutti». Dunque le specie del vino non furono prese tutte intere da uno, ma divise fra tutti. Eppure ugualmente tutti ricevettero il Signore. Dunque anche nella più piccola goccia di vino consacrato, come nel più piccolo frammento di ostia è intero Gesù. (I Teologi discutono su questa presenza sia pure anche in un frammento invisibile. Molti sostengono che la parte divisa, perché conservi la divina presenza deve essere «sensibile» in quanto che altrimenti verrebbe a mancare l’essenza di Sacramento che è un «segno sensibile».

II - Gesù è tutto intero in ciascuna parte di ciascuna specie anche prima di dividerle.

E’ CERTO

Anche se nella definizione il Conc. di Trento si è fermato a considerare le parti dopo la divisione, altrove dichiara (D. B. 876), che Gesù è tutto intero in ogni singola parte.
Del resto è logico che se non fosse così la divisione di una specie diventerebbe una nuova consacrazione. Ciò che non può essere.

III - In forza delle parole, sotto le specie del pane è il corpo e sotto le specie del vino è il sangue di Gesù.
Infatti la forma del Sacramento produce ciò che le parole significano. Dicendo perciò «questo è il mio corpo», per l’efficacia delle parole è la sostanza del corpo quella in cui è convertita la sostanza del pane. Così dicasi del vino.

IV - In forza della concomitanza naturale, sotto le specie del pane, al corpo è unito il sangue, sotto le specie del vino al sangue è unito il corpo, e in tutti e due i casi, è unita l’anima.
Questa proposizione dà la ragione teologica per le prime due proposizioni.
Infatti Gesù: «risorgendo da morte, ormai non muore più» (Rom. 6,9). Se del triduo del Sepolcro fosse stata consacrata l’Eucaristia col corpo e col sangue non sarebbe stata l’anima che da essi separata.
Ma ora, come nell’ultima Cena, è un corpo vivo e un sangue vivo, quindi non sono separati l’uno dall’altro, e per esserci la vita, deve esserci pure l’anima.

V - In forza della concomitanza soprannaturale, sotto le due specie vi è la Persona del Verbo.
Infatti per l’unione ipostatica il Verbo ha unito a sè la natura umana assumendola inseparabilmente.

VI - In forza della circuminsessione, nella Eucaristia col Verbo è unito il Padre e lo Spirito Santo.
Infatti la natura divina che ha il Figlio, è la identica e unica di tutte e tre le Persone dell’adorabile Trinità, le quali sono inseparabili.

VII - Gesù è presente nell’Eucaristia per modo di sostanza.
Questa espressione degli Scolastici viene a ribattere la interpretazione dei Cartesiani i quali dicevano che, per divina virtù, il corpo del Signore veniva ridotto a una piccolissima statura in modo da essere moltiplicato in ogni molecola del pane o del vino consacrato. E’ facile capire come una simile spiegazione ripugna alla dignità di Cristo quasi che fosse nel cielo con una statura normale e nell’Eucaristia in forma microscopica moltiplicato localmente.
Con la frase scolastica «per modo di sostanza» - sia pure di non facile intelligenza al nostro modo di intendere, perchè le nostre idee si formano attraverso i sensi, - si vuol dire che Gesù è nella Eucaristia non con la estensione locale e circoscritta come è in cielo, o con la sua quantità esterna, ma con tutta la sua quantità interna e cioè, pure non circoscritto nello spazio, vi ha tutte le sue membra connesse tra loro, dal capo ai piedi, con la carne, le ossa, il sangue. Perciò anche senza la estensione locale che ha nel cielo, GESÙ È NELLA EUCARISTIA vivo E’ PRESENTE COME NEL CIELO.
«Cristo dunque nell’Eucaristia ha il perfetto organismo, compatto nelle ossa e nei nervi, con tutte le potenze del corpo e tutte le operazioni e le passioni dell’anima come è in cielo» (S. Th. 3,76, a. 1).

VIII - Le specie rimangono identiche a quelle che erano prima nel pane e nel vino, sostentate divinamente senza il proprio soggetto.
Perchè, prima della consacrazione, esisteva la quantità, il colore, il sapore, la figura, il peso, ecc. del pane? Perchè vi era la sostanza del pane. Dopo la consacrazione questa sostanza non vi è più e le specie non sono le specie del corpo di Gesù, ma le specie del pane e del vino, le quali permangono, senza il soggetto, cioè la cosa su cui erano. Per essere più esatti dovremmo dire: prese collettivamente rimangono senza nessun soggetto, perché la loro sostanza non è più. Prese invece separatamente dobbiamo dire che la quantità dimensiva resta senza nessun soggetto, mentre le altre specie prendono come loro soggetto la stessa
quantità.

IX - Gesù rimane nella Eucaristia finché durano le specie sacramentali.

É DI FEDE

dal Concilio di Trento.
Come prima della consacrazione il pane sarebbe stato pane cioè avrebbe conservato la sostanza di pane finchè non fosse avvenuta la corruzione o il cambiamento di sostanza (per esempio per deterioramento, per digestione, ecc.) nel qual caso le specie sarebbero cambiate, così finchè le specie del pane (o del vino) rimangono, Gesù resta nell’Eucaristia. Perciò nella Comunione Gesù resta in noi fino a che durano le specie sacramentali.