|
TRATTATO SETTIMO
DIO SANTIFICATORE PER MEZZO DEI SACRAMENTI
Dio infonde nell’anima la grazia specialmente per mezzo dei Sacramenti.
In questo trattato, più che negli altri, verrebbero immediatamente tante
norme pratiche di cui si occupa la teologia morale. Noi, pure
accennandone qualcosa, ci atterremo alla parte dogmatica come è
nostro compito.
Il trattato si dividerà in otto parti di cui la prima tratterà dei
SACRAMENTI IN GENERE e le altre di CIASCUN SACRAMENTO in
particolare.
PARTE PRIMA
SACRAMENTI IN GENERE
Dopo aver detto CHE COSA SONO e della loro ORIGINE,
parleremo delle COSE NECESSAR1E per amministrare un Sacramento e
degli EFFETTI che producono in chi li riceve. Come appendice
parleremo dei SACRAMENTALI.
Errori
In questa parte saranno confutati gli errori dei PROTESTANTI che
nella maggior parte, ammettono solo due Sacramenti: il Battesimo e
l’Eucarestia, interpretandoli poi a loro modo; dei RAZIONALISTI
che li negano tutti, e dei MODERNISTI che oltre spiegarli a loro
modo, negano ad essi l’istituzione divina.
CAPITOLO PRIMO
NATURA E ORIGINE
Che cosa sono
Il Sacramento è un
segno sensibile, efficace della grazia, istituito permanentemente da
Gesù Cristo per santificarci.
Si dice SEGNO SENSIBILE perchè fa vedere la grazia che ci
conferisce per mezzo di cose che cadono sotto i nostri sensi. Ad esempio
l’acqua nel Battesimo ci fa vedere una lavanda esteriore: questo
segno di purificazione che vediamo indica pure la purificazione che
avviene nell’anima. Nell’Eucarestia vediamo il pane ed il vino che ci
indicano il nutrimento spirituale che viene prodotto nell’anima
nostra. Si aggiunge la parola sensibile per indicare che il segno
si può percepire dai nostri sensi, a differenza di segni semplicemente
spirituali, come il carattere di cristiano e di soldato di Gesù Cristo o
di ministro di Dio, i quali si imprimono nell’anima, ma non possono
essere veduti con gli occhi del Corpo.
EFFICACE. Questa parola ci suggerisce che il segno dei Sacramenti
non solo significa, ma produce realmente nell’anima la
grazia.
ISTITUITO DA GESÙ CRISTO. Tutti i sette Sacramenti sono stati
istituiti da Gesù, come vedremo fra poco.
PERMANENTEMENTE. Gesù istituì i Sacramenti non solo per le
persone che incontrò durante la sua vita terrena, ma per tutti gli
uomini; e perciò debbono rimanere fino alla fine del mondo.
PER SANTIFICARCI. Questo è lo scopo per cui Gesù istituì i
Sacramenti, i quali dandoci o aumentandoci la grazia, santificano
l’anima nostra e la rendono meritevole della vita eterna.
ORIGINE
Anche nell’Antico Testamento vi erano dei Sacramenti, però non
producevano la grazia, almeno negli adulti, ma soltanto la
significavano, disponendo le anime a riceverla con l’amore perfetto
di Dio.
E’ noto il battesimo di penitenza che impartiva S. Giovanni nel
deserto. Nella legge mosaica vi erano la circoncisione, figura
del Battesimo, l’Agnello pasquale e i pani della proposizione,
figura della Eucarestia; i sacrifici di espiazione figura
della Penitenza, e la consacrazione dei leviti, figura
dell’Ordine sacro.
Abbiamo detto: almeno per gli adulti, perchè secondo la sentenza
unanime dei Padri e dei Teologi, esisteva un rimedio per
liberare i piccoli dal peccato originale. I più ritengono che
consistesse in una azione dei genitori che offrivano i loro
piccoli a Dio e questa offerta includeva implicitamente la fede nel
futuro Redentore.
TESI
-
Gesù Cristo ha
istituito immediatamente tutti e singoli i Sacramenti.
dal Concilio di Trento (D. B. 844) che scomunica chi dice che «i
Sacramenti della nuova legge non furono tutti istituiti da N. S. Gesù
Cristo».
E’ PROSSIMO ALLA
FEDE (Alcuni,
come S. Roberto Bellarmino, Vasquez, Gonet, la dicono di fede, ma
ingiustamente, perché di fede è che li abbia istituiti almeno
mediatamente, come si rileva dal Conc. di Trento qui sopra
riportato e dalla condanna data nel decreto «Lamentabil” ai
Modernisti i quali affermavano che gli Apostoli avevano attuata una
certa idea e intenzione di Cristo).
SPIEGAZIONE. Immediatamente significa che Gesù da sè stesso ha
determinato la natura, la forma e lo scopo, il numero dei sacramenti.
Mediatamente, se istituendoli avesse manifestato la volontà di
volerli, lasciando alla Chiesa di determinare il numero e il rito.
PROVA: A) - NELLA SCRITTURA per molti Sacramenti troviamo
espressamente l’istituzione fatta da Gesù, sia nel dare il comando agli
Apostoli di continuare, come nel determinare la forma e la materia. Ne
facciamo solo brevi accenni, riservandoci di darne prove più complete
quando parleremo dei singoli Sacramenti:
Per il BATTESIMO: «Andate, ammaestrate tutte le genti,
battezzandole nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo»
(Mt. 28,18) e ne ha determinato la materia, perchè per entrare nel regno
dei cieli è necessario che uno sia rigenerato «dall’acqua e dallo
Spirito Santo» (Gv. 3,5).
Per la CRESIMA: Gli Apostoli «Pregarono per loro perchè
ricevessero lo Spirito Santo, perchè non era ancora disceso in alcuno di
essi, ma erano soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora
imposero loro le mani ed essi ricevettero lo Spirito Santo» (Atti 8,
15-17). «Avendo Paolo imposto le mani, sopra di essi venne lo Spirito
Santo» (Atti, 19,6).
Per l’EUCARESTIA: Gesù «prese il pane» poi «prese il
vino» e disse: «Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo...
prendete e bevete, questo è il mio Sangue... Fate questo in memoria di
me» (Cfr. i Sin.: Mt. 26,26; Mc. 14,22; Lc. 22,19 e S. Paolo 1 Cor.
11,23).
Per la PENITENZA: Gesù «alitò sopra di loro e disse: «Ricevete
lo Spirito Santo, saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete e
ritenuti a chi li riterrete».
Per l’ESTREMA UNZIONE O UNZIONE DEGLI INFERMI: S. Giacomo
(5, 14) scrive: «E’ infermo qualcuno tra voi? Faccia chiamare i preti
della Chiesa ed essi preghino sopra di lui ungendolo coll’olio nel nome
del Signore».
Per l’ORDINE SACRO; «Fate questo in memoria di me» (Lc.
22, 19; 1. Cor. 11, 23).
Per il MATRIMONIO S. Paolo ne parla nella lettera agli
Efesini (5, 25,32).
La Scrittura, pur accennando almeno qualche cosa di ciascun Sacramento,
di alcuni non dà la dimostrazione completa sia per la istituzione come
per il rito. Però sappiamo che la Rivelazione non è contenuta solo nella
Scrittura perciò su questo argomento ha la massima importanza la
Tradizione.
B) - LA TRADIZIONE. I Padri parlano frequentemente dei
Sacramenti: non ne esamineremo il pensiero riguardo a ciascun
Sacramento.
Tutti parlano dei Sacramenti come di cose sacre e santificanti
riferendosi a Gesù Cristo come a Colui che li ha istituiti, senza
accennare a istituzione mediata. Per tutti citiamo uno dei vari
passi di S. Agostino che si esprime chiaramente a questo
proposito: «Diede agli Apostoli non la facoltà di istituirli, ma il
ministero di dispensarli» (In Joan. 5, 7).
LA
CHIESA
li
amministra fino dal suo principio e nessuno mette in dubbio che essi
siano stati istituiti da Gesù Cristo. Vi è pacifico consenso perfino da
parte degli eretici.
Il Conc. di Trento, oltre la definizione suesposta, dichiara che
la Chiesa «non può mutare nulla riguardo alla sostanza» (Sess. 21
cap. 2), dei Sacramenti, e ciò significa che furono istituiti
immediatamente da Gesù.
Altra dichiarazione in questo senso la dà quando parla della Estrema
Unzione definendolo Sacramento: «istituito da Gesù Cristo e
promulgato da S. Giacomo». L’Apostolo, dunque, non fa altro che
promulgare quello che Gesù aveva istituito immediatamente.
C) - LA RAGIONE TEOLOGICA ci fa capire la
convenienza che fosse Gesù stesso a istituire i Sacramenti, perchè
rifulge, così meglio la sua autorità divina, come Fondatore della
Chiesa, della quale dà l’intima costituzione stabilendo i mezzi per la
santificazione mediante i Sacramenti.
LA ISTITUZIONE IMMEDIATA
non richiede di per se stessa le DETERMINAZIONE SPECIFICA del
rito sensibile, cioè della materia e della forma. Bastava una
determinazione in genere e cioè, stabilita la grazia per ogni
Sacramento, Cristo poteva lasciare alla Chiesa di determinare un segno
sensibile per applicarla.
Determinazione specifica invece significa che fosse stabilito
pure quale doveva essere la materia e la forma.
A queste si può aggiungere la determinazione in individuo che ci
sarebbe stata se Cristo avesse determinato anche gli stessi segni
accidentali del segno sensibile, come se avesse stabilito, ad esempio,
per l’Eucaristia il pane azimo e il vino bianco.
Date queste spiegazioni, portiamo le conclusioni dei Teologi riguardo a
questo punto:
I - E’ certo che Gesù
Cristo ha istituito
il
Battesimo,
l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi e il Matrimonio
dando una determinazione specifica del rito sensibile.
II
-
E’ probabile che
la stessa determinazione l’abbia data anche per la Cresima e l’Ordine.
Abbiamo detto probabile, perchè alcuni autori, come Lugo,
i Salmaticesi, Billot ed altri sostengono che di questi Gesù non
abbia dato «una determinazione specifica» per spiegare alcune variazioni
dei riti date dalla Chiesa.
Ma questo si può spiegare dicendo che Gesù, anche dando una
determinazione specifica, non abbia dato una determinazione in
individuo lasciandone il potere alla Chiesa, salvo sempre la
sostanza dei Sacramenti.
IL NUMERO DEI
SACRAMENTI
TESI
-
I Sacramenti
istituiti da Gesù Cristo sono sette; né più né meno e precisamente:
Battesimo, Cresima, Eucaristia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine e
Matrimonio.
E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 844) che li enumera nell’ordine da noi
riportato e dice: «Se alcuno dirà che i Sacramenti non sono stati tutti
istituiti da Gesù Cristo N. S.; e che sono più o meno di sette.,.
(e qui li enumera come sopra) o che alcuno di questi sette non sia vero
e proprio Sacramento, sia scomunicato».
PROVA: A) - PER LA SCRITTURA vale quanto abbiamo esposto nella
tesi precedente ricordando che per una dimostrazione apodittica è
necessario completare con la Tradizione.
B) - I PADRI enumerano tutti e sette i Sacramenti anche se
non si fermano a parlare del loro numero. Ad esempio Tertulliano
nelle sue opere li rammenta tutti; così S. Agostino.
Nei DOCUMENTI della Chiesa troviamo precisato il numero nel
Decreto agli Armeni (sec. XV); nel Conc. di Lione II (1274);
nella professione di fede per i Valdesi che ritornavano
alla Chiesa Cattolica (1210).
I Teologi affermano questo esplicitamente fino dal sec. XII, cioè
prima ancora che venisse Lutero a negarli.
Questo consenso universale della Chiesa è già motivo di fede.
La stessa fede nei sette Sacramenti la troviamo pure nella Chiesa
Scismatica, che come dicemmo si separò da Roma nel sec. IX.
Questa loro credenza è prova irrefutabile che pacificamente era ammesso
questo numero anche nei secoli antecedenti. Di fronte a questo consenso
pacifico e universale, la Chiesa non aveva bisogno di proclamare
definizioni, fino a quando non venne la negazione.
Molto esplicita poi la definizione del Conc. di Trento riportata
in principio.
C) - CONVENIENZA DEL NUMERO DEI SACRAMENTI. S. Tomaso (S.
Th. 3 q. 65 a 1) la desume dalla somiglianza della vita spirituale con
la vita naturale. In questa alcune cose sono necessarie alla perfezione
dell’individuo, altre a quella della società. Ecco le
relazioni nella vita spirituale:
Per l’individuo è necessaria la nascita: ciò che avviene
spiritualmente col Battesimo; che cresca e si rafforzi, ed ecco
la Cresima; il cibo: l’Eucaristia; la guarigione dalle
infermità: la Penitenza e l’Estrema Unzione.
Per la Società: il potere di governare la moltitudine e la
generazione di nuovi cristiani, ciò che spiritualmente si fa con
l’Ordine; la propagazione del genere umano, cosa che viene
santificata col Matrimonio.
D) - NECESSITÀ DEI SACRAMENTI. Al Corpo della Chiesa sono tutti
necessari. A ciascuno in particolare non sono tutti necessari, ma gli
sono necessari di necessità di mezzo il Battesimo e la Penitenza
per chi ha peccato dopo il Battesimo; di necessità di precetto la
Cresima, l’Eucaristia e la Unzione degli Infermi.
CAPITOLO SECONDO
CIO’ CHE E’
NECESSARIO PER AMMINISTRARE UN SACRAMENTO
Nel Decreto agli Armeni (D. B. 695) la Chiesa dichiara:
«Tutti i Sacramenti si fanno con tre cose e cioè con le cose come
materia, con le parole come forma, con la persona del ministro
che conferisce i Sacramenti, il quale abbia l’intenzione di fare ciò
che fa la Chiesa».
Studiamo perciò questi tre elementi essenziali per fare un Sacramento.
MATERIA E FORMA
Abbiamo
detto, ed è dottrina di fede, che il Sacramento è segno sensibile e
efficace della grazia, e che cioè non soltanto significa ma produce
la grazia. In ogni Sacramento troviamo questo segno sensibile che è
costituito da due elementi: cose e parole.
A questi due elementi gli Scolastici hanno dato un nome:
MATERIA E FORMA, desumendolo per analogia dai corpi fisici che
appunto sono costituiti dalla materia e dalla forma.
LA MATERIA dunque è la cosa sensibile con cui si fanno i
Sacramenti, per esempio: l’acqua nel Battesimo.
La parola cosa è presa in senso largo e significa non solo una
sostanza, ma a volte una azione, come per esempio gli atti
del penitente nella Confessione.
La materia si dice remota quando si considera solo in sè, come
l’acqua nel Battesimo; si dice prossima quando si considera
nell’uso del Sacramento, come nel Battesimo l’abluzione che si fa con
l’acqua.
LA FORMA sono le parole, ossia la formula che si pronuncia
amministrando il Sacramento. Per esempio nel Battesimo sono le parole
che si pronunciano versando l’acqua: «Io ti battezzo nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo».
In qualche caso le parole possono essere sostituite da un gesto,
come nel Matrimonio dove l’assenso può essere manifestato, per esempio,
con un segno affermativo del capo.
Ogni Sacramento ha
come segno sensibile lo materia e la forma.
La S. Scrittura stessa ci riporta per diversi Sacramenti le parole
e la materia che debbono essere usate nell’amministrazione.
Per esempio nel Battesimo, nella Eucaristia, come abbiamo indicato. Per
gli altri Sacramenti, vedremo meglio trattando di ciascuno di essi.
IL MINISTRO DEL
SACRAMENTO
MINISTRO
è colui che
conferisce il Sacramento.
MINISTRO PRINCIPALE è lo stesso Gesù Cristo che ha istituito i
Sacramenti e nel cui nome e autorità vengono amministrati dal
MINISTRO SECONDARIO. Questi, per legge ordinaria, è un uomo viatore,
cui è stata data tale facoltà. Abbiamo detto per legge ordinaria,
perchè in caso straordinario Dio può far benissimo amministrare un
Sacramento da altri, per esempio, dagli Angeli (Cfr. S. Th. 3, q. 64 a.
7).
Il ministro è ordinario quando amministra i Sacramenti per suo
ufficio: è straordinario quando gli è concessa tale facoltà per
necessità, come un infedele che amministra il Battesimo a uno in
punto di morte, o per privilegio, come un Parroco
nell’amministrare la Cresima.
Non ogni cristiano può essere ministro per qualunque Sacramento, come ha
definito il Conc. di Trento e come si vede dalla Scrittura, dove
Gesù dà la potestà agli Apostoli, sia per esserne ministri, come per
dare certe determinazioni. Ad esempio nel Matrimonio, dove sono ministri
dei laici, la Chiesa ha stabilito per la validità in via ordinaria, la
presenza del Sacerdote che ne abbia facoltà.
Così pure per tutti i Sacramenti, eccetto l’Eucaristia, il ministro deve
essere distinto da chi riceve il Sacramento.
L’intenzione del
ministro
I Protestanti partendo dal loro principio che i Sacramenti
servono solo per eccitare la fede e così giungere alla giustificazione,
dissero che come forma sufficiente per la validità del Sacramento
bastavano le parole pronunciate anche con la sola intenzione esterna e
persino dette per gioco. Come avviene in un discorso chè se uno dice una
frase, anche senza pensarci e magari senza nemmeno accorgersene, gli
ascoltatori ricevono l’idea espressa.
TESI
- Per la validità
dei Sacramenti si richiede che il Ministro abbia l’intenzione
interna di fare ciò che fa la Chiesa. Non basta compiere l’atto per
gioco o con sola intenzione esterna.
E’ DI FEDE
riguardo a un Sacramento amministrato per scherzo.
E’ COMUNE SENTENZA
riguardo alla intenzione solamente esterna.
SPIEGAZIONE: L’intenzione è un atto della volontà con cui uno
stabilisce di fare qualche cosa.
Come abbiamo detto altrove è attuale quando all’intenzione si
unisce l’attenzione. È virtuale quando continua l’atto
della volontà, perchè emesso da poco ma vi manca l’attenzione del
momento. È abituale quando l’atto viene emesso quasi in forza di
una abitudine ed è così distante dall’intenzione attuale, che questa si
può dire non duri più, come ad esempio uno pronunziasse le parole di un
Sacramento nel sonno, o nello stato ipnotico.
Si dice intenzione interna quella in cui il ministro intende
compiere l’atto come una azione sacra; si dice esterna
quando il ministro lo compie come un rito semplicemente materiale e non
come cosa sacra.
Per fare un Sacramento non basta la INTENZIONE ABITUALE
che non può dirsi la continuazione di una precisa volontà, ma occorre
almeno la INTENZIONE VIRTUALE, in cui persevera l’atto
dell’intenzione.
FARE ciò
CHE FA LA CHIESA.
Per la validità
non è richiesto che il ministro creda lui stesso nel Sacramento (come
vedremo nella prossima tesi). Basta che intenda fare ciò che fa la
Chiesa. Un pagano, in caso di necessità, può amministrare validamente il
Battesimo.
LA CHIESA. Deliberatamente
è stata messa questa parola senza aggiungerci «Cattolica». Anche
un eretico o uno scismatico quando battezza col rito di quella che lui
in buona fede crede la vera Chiesa, intende di amministrare quel
Sacramento che è stato conservato nella sua Chiesa da quando si distaccò
dalla Chiesa Cattolica. Quindi in definitiva, implicitamente, ha
l’intenzione di amministrare quel Sacramento che fu istituito da Gesù
Cristo e che è poi quello stesso che si fa nella Chiesa Cattolica.
Perciò il Battesimo amministrato nelle varie sette eretiche o
scismatiche, purchè venga usata la materia e la forma conveniente è
valido.
PROVA: A) - LA SCRITTURA quando parla dei Sacramenti li presenta
come un atto da compiere in nome di Cristo: «Battezzate»; «fate
questo in memoria di me» ecc... Ora non si può compiere un atto
umano senza avere intenzione di compierlo. Se io pronuncio delle parole
con intenzione solo esterna, come per esempio per riferire ciò che ha
detto un altro, io non intendo eseguire quanto quelle parole esprimono.
Molto più se lo dico solo per gioco. Dunque per ripetere quanto vuole
Gesù per fare un Sacramento è necessaria veramente la intenzione
interna.
B) - LA TRADIZIONE. Oltre al Decreto per gli Armeni già
citato, il Conc. di Trento (D. B. 854) definisce: «Se alcuno dirà
che nei ministri, mentre fanno e conferiscono i Sacramenti, non è
richiesta almeno l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, sia
scomunicato».
Inoltre lo stesso Concilio (Sess. 14, 6) dichiara «invalida la
assoluzione data dal Sacerdote che non ha l’intenzione di agire
seriamente e di assolvere veramente».
La fede e la santità
del ministro
Il Vescovo Agrippino di Cartagine, giudicando che il Battesimo
dato dagli eretici fosse invalido, comandava che si ripetesse per
coloro che venivano a far parte della Chiesa Cattolica. Lo stesso
concetto fu seguito da altri, tra cui s. Cipriano che però,
secondo s. Agostino, avrebbe ritrattato prima della morte questo
errore, che fu poi condannato da s. Stefano I.
Il medesimo errore fu rinnovato dai Donatisti, dai
Valdesi, dagli Albigesi e dagli Anabattisti, che
inoltre sostenevano la necessità della probità di vita del ministro per
la validità dei Sacramenti.
TESI
-
Per la validità
dei Sacramenti non è richiesta nel ministro né la Fede, né la santità,
(ossia lo stato di grazia).
E’ DI FEDE
che non è richiesta la fede per la valida amministrazione del
Battesimo e lo stato di grazia per qualsiasi Sacramento.
E’ PROSSIMO ALLA FEDE che non sia richiesta la fede per la valida
amministrazione degli altri Sacramenti, Alcuni pongono la difficoltà
riguardo al Sacramento della Penitenza, perchè chi ha rinnegato la fede,
di solito non l’amministra validamente.
Ma la questione della invalidità non nasce dalla potestà di ordine che
possiede il ministro eretico. Si deve ricercare invece nella potestà di
giurisdizione che viene ordinariamente tolta dalla Chiesa a chi sia
eretico, e conseguentemente scomunicato. Ma in radice questa potestà
resta anche in lui, tant’è vero che in caso di estrema necessità la
Chiesa riconosce valida la sua assoluzione, perchè appunto, in tal caso,
gli dà di nuovo il potere di giurisdizione.
PROVA: A) - L’EFFICACIA DEI SACRAMENTI non proviene dalla virtù
del ministro, ma ex operato, cioè in forza dello stesso
Sacramento. Il ministro è causa strumentale e secondaria
dei Sacramenti: la causa principale e meritoria è Gesù stesso di
cui il ministro fa le veci ed è la grazia di Gesù che scende nell’anima.
B) - LA TRADIZIONE ha costantemente insegnato così. S. Stefano
I condanna i ribattezzanti. S. Vincenzo di Lirino (Ep. 73,3)
sostiene che questo errore è «contro la regola universale
della Chiesa». S. Agostino contro i Donatisti (Tract.
5 in Joan, e altrove), illustra con vari esempi la santità del
Sacramento amministrato anche da un indegno col paragone del seme
che fruttifica anche se seminato da mani sporche; dell’acqua che
irriga pur passando per canali o di pietra o di ferro; del sigillo
regio che riproduce la sua effigie sia di ferro che di oro; del
medico che cura gli altri anche se malato lui stesso.
Il Conc. di Trento definisce esplicitamente questa verità:
«Se alcuno dirà che il ministro il quale si trova in peccato mortale,
purchè abbia osservato tutte le cose essenziali riguardo a fare e a
conferire il Sacramento, non conferisce il Sacramento, sia scomunicato»
(D. B. 855). E riguardo al Battesimo:
«Se alcuno dirà che il Battesimo che viene dato dagli eretici, nel nome
del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo con l’intenzione di fare
ciò che fa la Chiesa non è vero Battesimo, sia scomunicato» (D. B. 860).
Perchè il Sacramento sia amministrato LECITAMENTE oltre chè
validamente, è chiaro che il ministro deve avere oltre la fede, lo stato
di grazia. Egli tratta una cosa sacra e se è in peccato commette una
profanazione di cosa sacra, e cioè un sacrilegio.
LE CERIMONIE
Oltre le parti essenziali, e cioè la materia e la forma,
ogni Sacramento ha per la sua amministrazione diversi RITI E CERIMONIE
istituite dalla Chiesa.
La Chiesa ne ha ricevuto la potestà da Gesù Cristo e ve le ha poste
perchè i fedeli ne ricevano un più largo frutto spirituale e comprendano
meglio il significato del Sacramento attraverso le cerimonie, le
preghiere, gli insegnamenti e i simboli visibili, Inoltre con questi
riti il Sacramento stesso è circondato di maggiore venerazione e
amministrato con maggiore riverenza. Perciò debbono essere osservate
fedelmente, senza mutazioni o mutilazioni.
Tutti questi insegnamenti sono compendiati in un canone del Conc. di
Trento (D. B. 856): «Se alcuno dirà che i riti della Chiesa
Cattolica accettati ed approvati, soliti ad usarsi nella solenne
amministrazione dei Sacramenti si possono o disprezzare o omettersi a
piacere dai ministri senza peccato o cambiarsi da qualunque pastore
della Chiesa, sia scomunicato».

CAPITOLO TERZO
EFFETTI DEI SACRAMENTI
Nella definizione, in principio abbiamo detto che il Sacramento è un «segno..,
della grazia».
In qual modo? - Di che specie? - In quale grado ce la dà?
Sono le domande cui risponderemo qui.
IN CHE MODO IL
SACRAMENTO CONFERISCE LA GRAZIA
I Donatisti risposero che la dava secondo i meriti del ministro.
Lutero: che secondo la fiducia del soggetto veniva o no imputata
a lui la giustizia, cioè, in proporzione dei meriti di chi opera (ex
opere operantis).
Contro costoro poniamo la seguente:
TESI
- I Sacramenti
sono causa strumentale della grazia e cioè a tutti quelli che non vi
pongono ostacolo conferiscono la grazia «ex opere operato».
E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. 13. 849) il quale definisce che
contengono la grazia e la conferiscono a chi non vi pone un «obice»
(ostacolo) «ex opere operato» (D. B. 851).
SPIEGAZIONE. - La parola tecnica «ex opere operato» significa che
contengono in sè la grazia che conferiscono. Questa proviene da Dio
(causa principale della grazia) per Gesù Cristo (causa meritoria)
il quale si serve dei Sacramenti come causa strumentale.
Dunque i Sacramenti contengono in sè la grazia che dànno e non è per
i meriti e le disposizioni dell’operante (ex opere operantis),
sia il ministro, sia il soggetto del Sacramento.
Il Concilio definisce però che per parte dell’operante non deve essere
opposto un obice, cioè degli ostacoli, ma si richiedono delle
previe condizioni, le quali però non sono le cause strumentali della
grazia, quantunque veramente influiscano nella maggiore o minore
recezione di grazia come è espressamente dichiarato per il Battesimo,
che conferisce la grazia «secondo la propria disposizione e cooperazione
di ciascuno» (Conc. di Trento Sess. 6 c. 7).
Per cui: chi riceve lo stesso Sacramento con uguali disposizioni
riceve uguale grazia; con differenti disposizioni, differente grado di
grazia e questo di per sè, salvo che Dio per sua misericordia
voglia distribuire differentemente. I Teologi, sottilizzando la
questione, si domandano quale sia la causalità ossia il modo col quale i
Sacramenti sono strumento della grazia.
Alcuni come il VITTORIA, VASQUEZ, LUGO, ecc. spiegano con una
causalità morale in quanto i Sacramenti sarebbero causa strumentale
morale soltanto e così con l’influsso dato da Dio conferirebbero
all’anima la grazia. Altri come BILLOT, DELLA TAILLE, VON NOORT
ammettono una causalità intenzionale e cioè come una disposizione
di cognizione pratica che esige la grazia.
La sentenza più probabile e che ci sembra concordi meglio colle
definizioni della Chiesa, è quella dei TOMISTI che sostiene la
causalità fisica della grazia e cioè che i sacramenti producono la
grazia strumentale, sono come i canali per i quali passa la grazia
dell’anima nostra, non solo moralmente o intenzionalmente, ma
fisicamente e realmente.
Per intender meglio portiamo un esempio materiale: Se uno versa un
liquido in un recipiente, non è questo la causa di riempirsi. Se al
recipiente pongo un ostacolo, il liquido non potrà entrare. Se non è
tutto vuoto, ne entrerà di meno; se sarà libero da ogni ostacolo potrà
avere completa capienza.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Anche qui accenniamo solo ad alcune
prove, vedendole poi singolarmente a ciascun Sacramento. Di alcuni essa
mostra che infondono la grazia mediante il segno. Per entrare nel regno
di Dio è necessario essere rigenerati «dall’acqua e dallo Spirito
Santo» (Gv. 3,5). Causa della rigenerazione non è solo lo
Spirito Santo, ma anche l’acqua, come causa strumentale. «Dio Padre
ci ha fatto salvi per il lavacro della rigenerazione» (Tit. 3,5).
Nella Cresima si riceve lo Spirito Santo per la imposizione delle
mani: «Imponevano le mani su di loro e ricevevano lo Spirito Santo»
(Atti 8,17).
Così il Sacerdozio (2 Tim. 1,6).
B) - DALLA TRADIZIONE. S. Giovanni Crisostomo (Hom. 58 in
Joa.) dice che «per acqua sono rigenerati, per il sangue e la carne,
nutriti».
Origene (In Joa. 6,17): «Il lavacro dell’acqua di per sè è il
principio e la fonte dei doni divini».
S. Agostino (Contra Cresconium 4,19) sintetizza tutto
l’insegnamento di questa tesi: «Non per i meriti di quelli dai quali
viene amministrato, nè di quelli ai quali è amministrato consiste il
Battesimo, ma per la propria santità e verità per colui dal quale è
stato istituito, per quelli che lo usano male a perdizione, per quelli
che lo usano bene a salvezza».
LA GRAZIA
SANTIFICANTE PRODOTTA DAI SACRAMENTI
Abbiamo visto che in chi non vi pone ostacolo, i Sacramenti producono la
grazia. - Quale grazia? - Prima di tutto la grazia santificante.
Possiamo esprimere questo pensiero con una proposizione:
Effetto di tutti i Sacramenti la grazia abituale o
santificante, o prima, o seconda.
E’ DI FEDE
(Cfr. D. B. 869, 851): per mezzo dei Sacramenti «ogni vera giustizia
o comincia, o cominciata aumenta, o perduta è riparata».
Si desume da tutti i passi della Scrittura, e della Tradizione
già presentati.
Abbiamo detto grazia prima o seconda.
La PRIMA si riceve quando ancora non si ha;
la SECONDA quando già si possiede la prima. Per questo si dice che i
Sacramenti danno (a chi non l’ha) o accrescono (a chi già
la possiede) la grazia santificante. Di per sè danno la grazia prima
il Battesimo e la Penitenza e si dicono Sacramenti dei morti
perchè si danno a coloro che sono privi della vita spirituale. Danno la
grazia seconda, ossia accrescono la grazia, tutti gli altri che
si dicono perciò Sacramenti dei vivi, perché si danno a coloro
che già possiedono la vita della grazia.
Chi li ricevesse sapendo di essere in peccato mortale, commette un
sacrilegio, perchè col peccato profana una cosa sacra quale è il
Sacramento.
Per accidens: un Sacramento dei morti può dare la grazia seconda
come accadrebbe per uno che ricevesse il Battesimo Sacramento e fosse
già giustificato dal Battesimo di desiderio o per uno che si confessa,
avendo solo peccati veniali. È dottrina certa.
A volte può accadere l’opposto e cioè un Sacramento dei vivi può dare
per accidens la grazia prima. Ciò accade quando uno in buona
fede, credendo di essere in grazia di Dio, si accosta a un Sacramento
dei vivi con l’attrizione. Ciò può accadere, per esempio, a uno che si
accosta alla Comunione non ricordandosi di aver commesso un peccato
mortale dopo l’ultima Confessione; a uno che, in peccato, senza saperlo
avesse ricevuto invalidamente l’assoluzione, perchè il Confessore non ne
ha la facoltà; a uno che in punto di morte, non avendo il Confessore, ha
modo di fare la Comunione e cerca di pentirsi con dolore perfetto,
mentre in realtà il suo pentimento è stato solo di attrizione, ecc. la
Comunione gli darebbe la grazia prima.
Questa dottrina è certa riguardo alla Unzione degli Infermi (Più
esattamente si deve dire che la Unzione degli Infermi dà la grazia prima
come intenzione secondaria e non solo per accidens).; è
comune riguardo alla Cresima e alla Comunione; è probabile
riguardo all’Ordine e al Matrimonio.
REVIVISCENZA DELLA GRAZIA - I Teologi, con termine tecnico chiamano «reviviscenza»
la grazia che torna a rivivere nell’anima quando per un obice non potè
essere infusa nell’atto del Sacramento. Per esempio: un adulto che
riceve il Battesimo e per mancanza di attrizione, non ne riceve la
grazia, questa grazia rivivrà quando sia tolto l’obice e cioè quando
quell’adulto si pentirà dei peccati. È dottrina certa per il
Battesimo mentre è dottrina più probabile per la Cresima,
l’Unzione degli Infermi, l’Ordine e il Matrimonio.
Si dice pure che «revivisce» la grazia, quando l’anima, ritornando in
grazia di Dio, acquista di nuovo tutti i meriti che aveva nella vita
passata quando era in grazia, e che erano stati tolti dal peccato.
Mentre delle opere buone fatte in stato di peccato non ha nessun merito
per la vita eterna.
LA GRAZIA
SACRAMENTALE
I Sacramenti oltre a produrre la grazia santificante producono una
grazia propria a ciascun Sacramento che si chiama:
GRAZIA SACRAMENTALE.
Secondo la sentenza comune essa non è distinta realmente dalla grazia
santificante, ma è la STESSA GRAZIA ABITUALE CON UNO SPECIALE VIGORE
AD OTTENERE IL FINE DEL SACRAMENTO E CON UN CERTO DIRITTO AD AVERE A SUO
TEMPO SPECIALI GRAZIE ATTUALI ALLO STESSO SCOPO.
Così nel Battesimo viene data la grazia per vivere da buon
cristiano, nel Matrimonio la grazia di vivere santamente insieme e di
educare cristianamente la prole e così di seguito come illustreremo per
ogni singolo Sacramento.
IL CARATTERE
Il Carattere, che
alcuni Sacramenti imprimono, è un sigillo, un segno spirituale,
indelebile, impresso nell’anima, per il quale l’uomo viene reso atto a
ricevere o a compiere qualche cosa di spirituale.
È UN SEGNO SPIRITUALE e cioè non è visibile, ma è impresso nell’anima e
la distingue da chi non ha ricevuto questo segno.
INDELEBILE: cioè che non si può cancellare. È di fede che resta
nell’anima per tutta la vita. È dottrina comune che resterà anche
nell’altra vita e sarà motivo per i buoni di maggior premio e per i
cattivi di maggior pena. Per esempio: a parità di meriti o demeriti, in
Paradiso avrà maggior gloria e all’inferno maggior pena chi ha il
carattere di soldato di Cristo per la Cresima di chi non l’ha.
RENDE L’UOMO ATTO... e cioè non è semplicemente un segno di ornamento,
ma ci dà il potere di ricevere o di fare qualche cosa di sacro,
rendendoci in qualche modo partecipi del Sacerdozio di Gesù Cristo.
Il carattere è distinto dalla grazia, ma ha con essa una speciale
relazione in quanto la esige.
Infatti il carattere segna e consacra in qualche modo al culto divino e
per questo chi ne è segnato deve santificarsi configurandosi sempre più
al Cristo. Perciò, quantunque lo possa ricevere anche chi ne è indegno,
per vivere secondo di quel carattere, si deve cercare di rendersene
degni.
Il Conc. di Trento (D. B. 452) definisce che i Sacramenti che
imprimono il carattere sono tre:
IL BATTESIMO, LA
CRESIMA E L’ORDINE.
Il Battesimo dà il carattere di Cristiano, la Cresima
quello di Soldato di Gesù Cristo, l’Ordine quello di Ministro di
Dio.
Siccome il carattere che imprimono è indelebile e permanente, questi
Sacramenti si possono ricevere una volta sola.
CAPITOLO QUARTO
I SACRAMENTALI
Prima di chiudere questa parte, dobbiamo dire qualcosa, a modo di
appendice, sui Sacramentali.
Si chiamano così per una certa analogia coi Sacramenti in quanto
sono ordinati a un bene spirituale.
I Sacramentali sono
alcuni segni sensibili e sacri, istituiti o riconosciuti dalla Chiesa
per produrre alcuni effetti spirituali o temporali.
Differiscono dai Sacramenti in quanto non sono istituiti da Gesù
Cristo, ma dalla Chiesa. Differiscono pure per gli effetti in
quanto non producono la grazia, ma vi dispongono: quindi
non «ex opere operantis» ma «ex opere operantis» cioè
secondo le disposizioni di chi opera, e ancora con una speciale
efficacia per le preghiere della Chiesa «ex opere operantis Ecclesiae».
Qualche volta però agiscono pure «ex opere operato», come quando la
Chiesa attraverso i Sacramentali, dona dal suo tesoro dei beni, come le
indulgenze.
Eccitando ad atti di carità e di pentimento, i Sacramentali ci
aiutano per la remissione dei peccati veniali.
Alcuni Sacramentali, come l’acqua benedetta, gli
esorcismi, ecc. hanno la forza di scacciare i demoni per la
potestà che la Chiesa ha ricevuto contro di essi.
Alcuni Sacramentali sono diretti anche ad ottenere effetti temporali,
come la sanità dei malati, o la liberazione da insetti nocivi.. È
logico che questi effetti temporali vengono richiesti come utilità al
bene spirituale.
In sei modi si possono distinguere i Sacramentali:
I - L’ORAZIONE DOMENICALE e ogni orazione prescritta dalla Chiesa hanno
una speciale efficacia; così una orazione recitata in una Chiesa
consacrata. La Chiesa, nella consacrazione di un edificio sacro, prega
perchè quanto si chiederà nel Sacro Tempio, sia conseguito
efficacemente.
II - L’ASPERSO, con l’uso dell’acqua benedetta.
III - CHI MANGIA. L’uso di pane, uova, agnello, frutta, ecc. benedetti.
IV - CHI SI CONFESSA i peccati. Non si intende qui la Confessione
sacramentale, ma la recita del «Confiteor» come si usa nella Messa e
negli Uffici divini.
V - CHI DÀ una elemosina nel nome della Chiesa.
VI - BENEDICENDO con le benedizioni istituite dalla Chiesa sia per
rendere sacre le cose (consacrazione di una Chiesa, di un calice, di
una Cappella, di un Cimitero); sia per costituire una persona nel
servizio divino (benedizione di un abate, di una vergine, conferimento
della tonsura); sia una benedizione invocativa per una persona o
una cosa; sia una benedizione deprecativa contro animali nocivi;
sia cogli esorcismi contro il demonio.
PARTE SECONDA
IL BATTESIMO
La porta per cui si entra nella Chiesa è il Sacramento del Battesimo.
BATTESIMO (dalla forma frequentativa del greco bapto = immergo)
significa lavanda, abluzione, è il Sacramento istituito da
Gesù Cristo che per mezzo dell’abluzione dell’acqua e la invocazione
delle tre Persone della SS. Trinità ci rigenera spiritualmente e ci
segna del carattere di seguaci di Gesù Cristo.
Spiegheremo in pieno questa definizione studiando:
1 - LA ISTITUZIONE
2 - GLI ELEMENTI COSTITUTIVI
3 - GLI EFFETTI DEL BATTESIMO
CAPITOLO PRIMO
ISTITUZIONE DEL
BATTESIMO
TESI
-
Il Battesimo di
acqua è un Sacramento istituito da G. Cristo.
E’ DI FEDE
come abbiamo visto dal Conc. di Trento che lo enumera fra i sette
Sacramenti.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Lo predica Giovanni dichiarandone la
differenza dal suo: «Io battezzo nell’acqua a penitenza, colui che
verrà dopo di me è più forte di me, egli vi battezzerà nello Spirito
Santo e nel fuoco» (Mt. 3,11).
Nel colloquio con Nicodemo Gesù ne dice la necessità:
«Chi non sarà rigenerato dall’acqua e dallo Spirito Santo, non può
entrare nel regno di Dio» (Gv. 3,5). Solo Gesù che lo ha istituito
può dargli l’efficacia di aprire le porte del regno di Dio.
Nel giorno dell’Ascensione, Gesù ricordando di avere ogni potere in
cielo e in terra, comanda agli Apostoli: «Dunque, andate, ammaestrate
tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliuolo e dello
Spirito Santo» (Mt. 28, 18-19). Gesù non avrebbe dato questo
comando, se Lui stesso non avesse istituito il Battesimo.
Il giorno della Pentecoste gli Apostoli cominciano ad eseguire questo
comando, ammettendo con questo rito i fedeli a far parte della Chiesa
(Atti 2,38,41); Filippo battezza uomini e donne che credono al
Vangelo (ivi, 2,12,38); Paolo battezza Lidia e i suoi familiari
(ivi 16,14 s.). Lo stesso Paolo che era stato convertito direttamente da
Gesù deve ricevere il Battesimo (ivi 9,18).
B) - LA TRADIZIONE. Non c’è bisogno di insistere su questo
argomento, ammesso dagli stessi avversari. Già nella Didaché che
risale ai primissimi tempi si trova il rito del Battesimo come nei
Padri.
IL TEMPO DELLA ISTITUZIONE. Alcuni pensano che fosse istituito il
giorno dell’Ascensione quando Gesù diede il comando di
battezzare, più comunemente invece si crede che sia stato istituito
prima della passione, poichè già da allora i discepoli avevano
battezzato (Gv. 3,22; 4,1-2) e non certo col Battesimo di Giovanni.
Quindi fu istituito nel colloquio con Nicodemo, o più
probabilmente, come pensa S. Tomaso, quando Gesù santificò le acque del
Giordano per lavare i nostri peccati.
CAPITOLO SECONDO
GLI ELEMENTI
COSTITUTIVI DEL BATTESIMO
LA MATERIA REMOTA,
L’ACQUA.
Nel Battesimo solenne si usa l’acqua benedetta il Sabato Santo. In caso
di necessità è buona qualunque acqua naturale.
Alcuni in antico, interpretando alla lettera le parole del Battista: «Egli
vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco» (Mt. 3,11), lo
negarono. Lutero ebbe a dire valido qualunque liquido; Calvino
intese acqua in senso metaforico; però anche tutti i
Protestanti, eccetto i Quacqueri, usano l’acqua.
La Chiesa Cattolica ha definito nel Conc. di Trento che è
necessaria «l’acqua vera e naturale» e non si può intendere
in senso metaforico (D. B. 858).
LA SCRITTURA dichiara espressamente questo: «Se uno non è
rigenerato nell’acqua e nello Spirito Santo non può entrare nel regno di
Dio» (Gv. 3,5).
Il Battesimo dato da Filippo al servo della regina Candace è dato con
l’acqua: «Ecco l’acqua, che cosa mi impedisce di essere battezzato..,
e discesero tutti e due nell’acqua... e lo battezzò» (Atti 8, 36
s.). S. Paolo dice: «Mondando nel lavacro dell’acqua nella
parola di vita» (Ef. 5,26).
LA TRADIZIONE. Già la Didaché (c. 7) indica la materia (e la forma) «Battezzate
nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo nell’acqua viva».
Poi continua dicendo che può essere tanto fredda che calda, e si
amministra effondendola tre volte sul capo.
Tertulliano (De baptismo 1) per dire che il Battesimo ci fa
seguaci di Gesù Cristo, porta la figura del pesce e dell’acqua: (I primi
cristiani usavano come simbolo ignoto ai pagani la figura del pesce,
(in greco icthus) da questa parola formavano un acrostico per
ricordare Gesù: Iesos Christos Theou Uiòs Sotèr e cioè:
Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore). «Noi pesciolini nasciamo
nell’acqua, secondo il Pesce nostro Gesù Cristo».
LA MATERIA PROSSIMA è
l’abluzione nell’acqua, che può essere fatta o per immersione, o per
infusione, o per aspersione.
Che debba avvenire questa abluzione è dichiarato nella lettera a Tito
(3,5): «Ci ha fatto salvi per il lavacro della rigenerazione e
rinnovazione».
Fino al sec. XII nella Chiesa latina si usò il Battesimo per immersione:
ciò che si fa ancora nella Chiesa greca.
I bambini venivano immersi completamente nell’acqua, gli adulti in
parte, mentre che pure ne veniva versata un po’ sul loro capo.
Dopo quel tempo si cominciò nella Chiesa latina ad usare il Battesimo
per infusione, cioè solo versando l’acqua sul capo.
È di fede, dall’uso della Chiesa e da una definizione del
Conc. di Trento (D. B. 859), che è pur valida questa forma di
Battesimo, come pure il Battesimo dato per aspersione, cioè
gettando indosso alcune gocce d’acqua come si fa nelle benedizioni. Per
la validità basta che anche una goccia sola scorra un pochino sul capo.
Si crede che questo ultimo modo fosse usato dagli Apostoli nel giorno
della Pentecoste quando battezzarono ottomila uomini.
LA FORMA DEL
BATTESIMO è la invocazione delle tre Divine Persone nell’atto
dell’abluzione.
Oltre che dimostrato dalla Tradizione, fu dichiarato da
Alessandro III (D. B. 398).
La forma usata nella Chiesa latina è la seguente: «N. io ti battezzo
nel nome dei Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo».
Contro la formula viene portata l’obiezione che negli Atti (8,
16) si legge che gli Apostoli avevano battezzato «nel nome di Gesù»
se ne conclude che non è necessario nominare le tre Divine Persone.
Alcuni antichi Teologi credettero di spiegare dicendo che nel nome di
Gesù implicitamente era invocata tutta la SS. Trinità. S. Tomaso
pensa che gli Apostoli facessero così, autorizzati da una speciale
dispensa, per fare onorare maggiormente il nome di Gesù.
Più comunemente invece si spiega che battezzare in nome di Gesù,
significa battezzare credendo in Lui, ossia distinguendo il suo
Battesimo da quello di Giovanni, e quindi usando la formula da Lui
insegnata, come del resto la dimostra usata la più antica Tradizione.
S. Agostino, S. Cipriano, Origene, S. Giovanni Crisostomo,
commentando questo passo, dicono esplicitamente che non esclude la
invocazione della SS. Trinità.
Per la validità non è necessario dire il nome del battezzando. Così in
italiano o in latino, dove il soggetto è compreso nel verbo, non è
necessaria la parola io, mentre è necessaria in altre lingue
(come in inglese o in tedesco) dove il verbo non contiene il pronome.
Nella Chiesa Greca, la formula riconosciuta e approvata da Roma, é: «Si
battezza il servo di Dio N. nel nome del Padre e del Figliuolo e dello
Spirito Santo».
L’INTENZIONE. Gli adulti, per la validità del Battesimo, oltre la
materia e la forma è necessario che abbiamo l’intenzione almeno
abituale, cioè avuta e non ritrattata, di riceverlo. Per riceverlo
fruttuosamente devono avere pure la fede e l’attrizione soprannaturale.
IL MINISTRO ORDINARIO del Battesimo solenne è il Sacerdote munito
della debita giurisdizione (a maggior ragione, quindi, lo è il Vescovo).
Il Conc. di Firenze dichiara: «Ministro di questo Sacramento è il
Sacerdote, al quale compete per ufficio di battezzare».
In pratica l’amministrare il Battesimo è riservato al Parroco o al
Sacerdote che ne ha avuto dal Parroco o dall’Ordinano la licenza. (Ordinario
della Diocesi è di solito il Vescovo e il suo Vicario generale).
STRAORDINARIO è il diacono d’ordine del Parroco. (can. 741)...
In caso di URGENTE NECESSITÀ è qualunque persona, benchè infedele purchè
intenda di fare ciò che fa la Chiesa.
PUO SUPPLIRSI IL
BATTESIMO Dl ACQUA
Dopo la promulgazione
del Vangelo, IL BATTESIMO È NECESSARIO DI NECESSITÀ DI MEZZO TANTO PER
GLI ADULTI, COME PER I PICCOLI.
Riguardo agli adulti.
E’ DI FEDE
riguardo ai piccoli.
E’ CERTO
Il Conc. di Trento (D. B. 861) dice: «Se alcuno dirà che il
Battesimo è libero, e cioè che non è necessario per la salvezza, sia
scomunicato»; e ha definito pure (D. B. 791) che i piccoli debbono
essere battezzati. Da ciò si deduce che è necessario anche ad essi.
Però non tutti gli uomini ricevono il Battesimo di acqua. Si può
supplire in altro modo? Ecco allora la seguente:
TESI
- Il Battesimo di
acqua può essere supplito col Battesimo di sangue o di desiderio.
E’ CERTO
Il Conc. di Trento parlando della giustificazione dice che dopo
la promulgazione del Vangelo non si può avere «senza il lavacro di
rigenerazione o il voto di quello» (D. B. 796).
SPIEGAZIONE: BATTESIMO DI SANGUE è il martirio sofferto per Gesù
Cristo, sia dagli adulti che dai piccoli. Esso cancella ogni macchia e
pena, ma non imprime il carattere, e se uno restasse in vita, dovrebbe
ricevere il Battesimo di acqua.
BATTESIMO DI
DESIDERIO
o voto del Battesimo è il desiderio di riceverlo, unito a un atto di
contrizione o di carità perfetta, col proposito di ricevere, potendo, il
Battesimo di acqua. Cancella la colpa e la pena eterna, ma la pena
temporale la rimette solo in relazione alla intensità dell’atto di
amore. Non imprime il carattere.
Secondo una comune sentenza, è sufficiente il desiderio
implicito (E’ implicito, cioè contenuto, nella volontà, anche
se non è conosciuto esplicitamente. L’idea di un Essere Supremo
si trova presso tutti i popoli, come abbiamo visto nel trattato della
Rivelazione. L’uomo, se non è stolto, dalle creature conosce che c’è il
loro Autore. Se riconoscendolo vuole fare tutto quello che Egli comanda,
siccome in realtà comanda il Battesimo per la salvezza, anche senza
saperlo, implicitamente vuole il Battesimo e, con la grazia di Dio, che
non manca a chi fa ciò che può per parte sua, lo riceve di desiderio)
del Battesimo, per cui lo riceve anche chi non conoscendo, senza sua
colpa, la vera Religione, ha la seria volontà di fare tutto ciò che Dio
comanda.
Per ricevere validamente gli altri Sacramenti è necessario il Battesimo
di acqua per il fatto che quello di sangue e di desiderio non imprimono
il carattere di Cristiano.
PROVA: A) - LA SCRITTURA insegna chiaramente che l’atto di amore
porta con sè l’amicizia divina: «Chi mi ama è amato dal Padre mio e
io lo amerò... Se alcuno mi ama.., veniamo da lui e faremo in lui
dimora» (Gv. 14, 21-23. Cfr. pure ivi 3, 9). Questo per il
Battesimo di desiderio. Per il Battesimo di sangue che negli
adulti è già un atto di amore perfetto, si aggiunge un’altra promessa: «Chi
avrà perso la sua vita per me, la troverà» (Mt. 10, 39) e «Chi
avrà confessato me dinanzi agli uomini, io lo confesserò dinanzi al
Padre mio che è nei cieli» (ivi 10, 32).
Nei fanciulli, che ancora non hanno l’esercizio della volontà, c’è pure
questa attestazione, non confessando, ma morendo.
B) - DALLA TRADIZIONE. L’autore del «De rebaptimaste» (5) dice «Non
c’è dubbio che gli uomini possono venir battezzati senz’acqua nello
Spirito Santo come noti battezzati questi (Cornelio e la sua casa.
Atti 10,44) prima che fossero battezzati con l’acqua».
Tertulliano in varie opere ricorda il valore del Battesimo di
sangue, per il sangue di Gesù: duplice specie del Battesimo, significato
dall’acqua e dal sangue usciti dal costato di Gesù.
S. Cipriano (Ep. 77) dice che i martiri «sono battezzati nel
loro gloriosissimo sangue».
S. Cirillo di Gerusalemme (Cat. 3, 10) dice che «senza acqua
ricevono il regno dei cieli».
S. Ambrogio parlando della morte di Valentiniano (52), che
non era stato battezzato, conferma: «Se (i martiri) vengono
lavati nel loro sangue anche costui lo ha lavato la sua pietà e volontà».
S. Agostino (De Baptismo 4, 21): “migliore Cornelio non
battezzato, che Simone battezzato».
CAPITOLO TERZO
GLI EFFETTI DEL
BATTESIMO
DA’ LA GRAZIA SANTIFICANTE. Il Conc. di Trento (Sess. 5 Can. 5)
dichiara che il Battesimo rimette il peccato originale e toglie tutto
ciò che ha ragione di peccato.
Il Decreto agli Armeni dice: «Effetto di questo Sacramento è la
remissione di ogni colpa originale e attuale e ancora di ogni pena».
Quando abbiamo parlato della grazia e della giustificazione abbiamo già
visto come l’anima giustificata diventa figlia di Dio ed erede del
Paradiso.
Perciò, nel Battesimo, se non vi si pone ostacolo, viene infusa la
grazia abituale la quale, come vedremo, viene accompagnata dalle virtù e
dai doni dello Spirito Santo.
DA’ LA GRAZIA SACRAMENTALE. Come grazia propria del Sacramento, il
Battesimo dà il diritto ad ottenere le grazie attuali per la vita
cristiana.
IMPRIME IL CARATTERE di cristiano.
Per il Battesimo l’uomo viene UNITO A CRISTO, come suo Capo, di
cui diventa membro. «I vostri corpi sono membra di Cristo» (1
Cor. 6,15). Con ciò diventa pure MEMBRO DELLA CHIESA che è il
Corpo mistico di Cristo.
Diventa CAPACE di ricevere gli altri Sacramenti e i beni della Chiesa.
Chi ricevesse gli altri Sacramenti senza avere ricevuto il Battesimo, li
riceverebbe invalidamente.
PARTE TERZA
LA CRESIMA
La Cresima o
Confermazione è il Sacramento che ci fa perfetti cristiani e ci imprime
il carattere di soldati di Gesù Cristo.
Si dice CRESIMA dalla parola greca crisma che significa unzione;
CONFERMAZIONE perchè ci fortifica nella vita cristiana dandoci
l’abbondanza della grazia e dei doni dello Spirito Santo.
ERRORI: Gli Albigesi la considerano come un rito inutile;
Lutero e molti Protestanti, eccetto i Ritualisti, una
semplice cerimonia; Calvino come una catechesi ai fanciulli e una
cerimonia sacrilega inventata dai Vescovi per accrescere la loro
autorità; i Modernisti come un rito messo dagli Apostoli.
Confuteremo questi errori, suddividendo come abbiamo fatto per il
Battesimo in tre capitoli:
1 - L’ESISTENZA
2 - GLI ELEMENTI COSTITUTIVI
3 - GLI EFFETTI DELLA CRESIMA
CAPITOLO PRIMO
ISTITUZIONE DELLA CRESIMA
TESI
-
La Cresima è un
vero e proprio Sacramento, istituito da Gesù Cristo.
E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 871): «Se alcuno dirà che la
Confermazione dei battezzati è una oziosa cerimonia e non piuttosto un
vero e proprio Sacramento, o che una volta non era stato altro che una
catechesi con la quale i più vicini esponevano all’adolescenza la
ragione della propria fede presso la Chiesa, sia scomunicato».
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Già nell’A. T. i Profeti avevano
preannunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe effuso «su ogni
uomo» (Gioele 2,28).
Gesù lo aveva promesso più volte durante la sua vita e dopo la
RESURREZIONE (Cfr. Gv. cap. 7, 14, 15 e 16).
Socialmente l’adempimento di queste promesse si ebbe il giorno della
Pentecoste quando lo Spirito Santo discese sotto forma di lingue di
fuoco sulla Madonna e sugli Apostoli (Atti 2, 39).
Ma la Scrittura ci parla pure di quando i battezzati ricevevano lo
Spirito Santo e ci viene descritto questo rito come vero e proprio
Sacramento cioè come segno sensibile (le imposizioni delle mani)
efficace della grazia (ricevevano lo Spirito Santo) istituito
permanentemente da Gesù Cristo (lo troviamo amministrato da Pietro e da
Giovanni in Samaria 33 anni dopo la RESURREZIONE e da Paolo a Efeso 30
anni dopo) distinto dal Battesimo.
Tutte queste note le troviamo nel brano che ci descrive
l’amministrazione della Cresima fatta in Samaria da Pietro e Giovanni ai
cristiani battezzati dal diacono Filippo. «Essendo giusti, pregarono
per loro, perchè ricevessero lo Spirito Santo: infatti non era ancora
venuto su nessuno di loro, ma erano solo battezzati nel nome del Signore
Gesù. Allora imponevano le mani sopra di loro e ricevevano lo Spirito
Santo» (Atti 8, 15- 17).
S. Paolo a Efeso trova alcuni discepoli del Battista. Prima li
battezza, poi «avendo imposto loro le mani Paolo, venne sopra di loro
lo Spirito Santo» (Atti 19, 1-8).
Anche Simon Mago «avendo veduto che per l’imposizione delle mani
degli Apostoli veniva dato lo Spirito Santo, offrì loro del denaro»
(Atti 8, 18).
B) - DALLA TRADIZIONE. Tertulliano (de Bapt. 7,8) dice che
usciti dal lavacro di rigenerazione... di poi viene imposta la mano
per benedizione chiamando e invocando lo Spirito Santo».
S. Cipriano (Ep. 73,9) pure, parla della imposizione delle mani
per ricevere lo Spirito Santo.
S. Cirillo di Gerusalemme scrive una intera catechesi su questo
Sacramento dove parla anche della unzione col crisma.
S. Agostino (Cont. Litteras Petiliani 2, 239) dice: «Il
Sacramento del crisma è sacrosanto nel genere dei segni visibili, come
il Battesimo».
IL TEMPO DELLA ISTITUZIONE non è espressamente indicato dalla Scrittura.
La sentenza più probabile ritiene che Gesù lo significasse imponendo le
mani sopra i bambini (Mt. 19, 13) e lo indicasse più pienamente
nell’ultima Cena comandando che fosse amministrato dopo la Pentecoste
(Gv. 7, 39).
CAPITOLO SECONDO
GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELLA CRESIMA
LA MATERIA REMOTA. Dal fatto che la Scrittura parla della sola
imposizione delle mani nella amministrazione della Cresima e che nella
Chiesa greca, con l’approvazione di Roma, si amministra soltanto con la
unzione col sacro crisma in forma di croce col pollice sulla fronte,
alcuni Teologi ne dedussero che l’una o l’altra sono materia valida, nel
senso che la Chiesa al rito istituito da Gesù Cristo ha dato secondo i
tempi la determinazione in individuo.
La sentenza più probabile è che oggi è materia essenziale tanto
l’imposizione delle mani come l’unzione col crisma.
In pratica nella Chiesa latina oggi sono prescritti i due segni, mentre
per la Chiesa greca è prescritta solo l’unzione.
Il sacro crisma è olio d’oliva con balsamo benedetto dal Vescovo il
giovedì santo.
MATERIA PROSSIMA è l’unzione che viene fatta col crisma. Si fa sulla
fronte per ricordare che il cresimato non deve vergognarsi di
Cristo; si fa in forma di croce e viene dato un leggero schiaffo
per ricordare di sopportare per amore di Gesù qualunque tormento.
LA FORMA sono le parole che il ministro pronuncia mentre fa l’unzione.
Nella Chiesa Romana sono: «Io ti segno col segno della croce, e ti
confermo col crisma della salute, nel nome del Padre e del Figliuolo e
dello Spirito Santo».
Nella Chiesa greca: «Segnacolo del dono dello Spirito Santo, Amen».
E nella Chiesa Siro Maronita: «Crisma del dono dello Spirito Santo».
IL MINISTRO della Cresima ordinario è il Vescovo. Come è il
generale che riceve nei suoi ranghi i nuovi soldati, così è il Vescovo
che annovera i cristiani fra i soldati di Gesù Cristo.
Ministro straordinario è il sacerdote che ne abbia ricevuto
facoltà dalla S. Sede, come avveniva frequentemente pei luoghi di
missione e come il 14 settembre 1946 la S. Sede ha fatto per i Sacerdoti
in cura d’anime per i bambini in punto di morte.
CAPITOLO TERZO
EFFETTI DELLA CRESIMA
LA GRAZIA SANTIFICANTE viene accresciuta e viene data una più
abbondante infusione dei doni dello Spirito Santo. Diciamo più
abbondante, perché, come abbiamo visto nel trattato della grazia,
questi doni accompagnano già la grazia della giustificazione nel
Battesimo.
L’infusione più abbondante dei doni è espressa nella preghiera che il
Vescovo dice: «Manda dal cielo sopra di loro il settiforme tuo
Spirito Santo Paraclito».
Essendo un Sacramento dei vivi, la Cresima va ricevuta in grazia di Dio,
e chi ha l’uso di ragione deve conoscere almeno i principali misteri
della fede e i doveri del cristiano.
LA GRAZIA SACRAMENTALE dà la forza di superare gli ostacoli, che si
oppongono alla vita cristiana e di difendere e propagare il regno di N.
S. Gesù Cristo.
IL CARATTERE di soldato di Gesù Cristo ricevuto nella Cresima, si
aggiunge e completa il carattere nel Battesimo.
Esso perfeziona la somiglianza del cristiano a Cristo Sacerdote;
inserisce più intimamente e in un posto più nobile nella vita della
Chiesa.
PARTE QUARTA
LA SS. EUCARISTIA
EUCARISTIA
etimologicamente
significa rendimento di grazie.
L’Eucarista è la continuazione e l’estensione della Incarnazione del
Verbo.
1) Come il Verbo incarnandosi appare agli uomini rivestito della carne
mortale, così Egli sta tra gli uomini sotto i veli eucaristici.
2) Come sulla Croce si offrì per la redenzione del mondo, così ogni
giorno si immola vittima sui nostri altari.
3) Come nella Palestina passò facendo del bene a tutti, così per la
Comunione viene nelle anime nostre dando sè stesso in cibo.
Nel codice di Diritto Canonico (can. 801) sono riassunti questi tre
aspetti coi quali divideremo il trattato in tre capitoli:
«Nella SS.ma Eucaristia, sotto le specie del pane e del vino lo
stesso Cristo Signore:
E’ CONTENUTO
(Presenza reale)
E’ OFFERTO (Sacrificio)
E’ RICEVUTO (Sacramento)
SEZIONE
PRIMA
LA PRESENZA REALE
Dopo aver presentato gli errori diremo:
1 - GESU’ PRESENTE NELLA
EUCARISTIA
2 - LA VIA ALLA REALE PRESENZA
Errori
Gli eretici dei primi tempi non negarono direttamente
la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, ma solo indirettamente
come conseguenza di altre loro negazioni.
I DOCETI, affermarono che Gesù aveva solo l’apparenza di un
corpo; molto meno poteva essere presente un corpo reale nell’Eucaristia.
I PIETROBUSIANI (discepoli di Pietro de Buis, sec. XII)
dicevano che il sacerdote non ha il potere di consacrare.
Gli ALBIGESI, propagando l’errore dei MANICHEI, negarono
la presenza di Gesù nella Eucaristia.
BERENGARIO DI T0URS (sec. XI) negò la transustanziazione.
LUTERO non sentendosi di negare ciò che è detto tanto
evidentemente nella Scrittura, disse tuttavia che Cristo non era
presente con la sola Consacrazione, se non c’era pure la Comunione dei
fedeli.
I LUTERANI però negano la reale presenza.
I Simbolisti e precisamente ZUINGLIO, ECOLAMPADIO E CARLOSTADIO
dissero l’Eucaristia essere solo un simbolo di Gesù,
interpretando le parole «Questo È il mio corpo» in questo modo: Questo
SIGNIFICA (cioè è un segno) il mio corpo» (Zuinglio);
«Questa è la FIGURA del mio corpo» (Ecolampadio); «Questo è il mio
corpo», indicando sè stesso, e non il pane (Carlostadio).
CALVINO volle concedere qualche cosa di più dei Simbolisti e
disse che Gesù è presente nell’Eucaristia virtualmente, come il
sole è presente sulla terra con la sua virtù, cioè col calore.
Gli ANGLICANI in gran parte seguono Calvino, mentre altri credono
alla presenza reale.
Fra i PROTESTANTI MODERNI, molti seguono i loro eresiarchi, ma
diversi credono alla presenza reale; però la sanno solo nella Chiesa
Cattolica e qui vengono ad adorare Gesù vivente nella Eucaristia e
qualche volta persino si accostano alla Comunione.
CAPITOLO PRIMO
GESU’ PRESENTE NELLA EUCARISTIA
Contro gli errori esposti, dimostriamo la seguente:
TESI
-
Gesù presente nella Eucaristia veramente, realmente e
sostanzialmente.
E’ DI FEDE
Già il Conc. Laterano IV e quello di Costanza
avevano condannato i primi errori (D. B. 430, 544, 583).
Il Conc. di Trento diede la sua condanna riferendosi
specificatamente contro alcuni errori: «Se alcuno avrà negato che nel
SS. Sacramento dell’Eucaristia si contiene veramente, realmente e
sostanzialmente il corpo e il sangue, insieme con l’anima e la divinità
di N. S. Gesù Cristo, e cioè tutto il Cristo, ma avrà detto che in esso
vi è soltanto come in segno, o in figura, o in virtù, sia scomunicato»
(D. B. 883).
SPIEGAZIONE: Le parole del Conc. di Trento colpiscono in
particolare tre eresie: veramente e non solo in segno
(contro Zuinglio): realmente e non solo in figura (contro
Ecolampadio); sostanzialmente e non solo virtualmente
(contro Calvino).
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Data l’importanza
della tesi, esamineremo la Scrittura per parti.
1) LA PROMESSA IN S. GIOVANNI. È riportata nel
capitolo 6, che ha tre parti distinte: la prima (1-25) narra il
miracolo della moltiplicazione dei pani. Con la onnipotenza del miracolo
Gesù fa vedere agli uditori come Egli può moltiplicare il Pane
eucaristico e dispone gli animi alla fede. La seconda (26-59)
riporta il discorso di Gesù che dopo aver esortato a cercare il cibo
spirituale (26-34) dice: «Io sono il Pane di vita» (35-47)
spiegando che coloro che vogliono essere salvi debbono credere in Lui.
Poi riprendendo le stesse parole (48-59) presenta il secondo significato
di esse in modo diverso, promettendo l’Eucaristia. Le riportiamo subito
dopo, per fermarci a considerarne il valore. La terza parte
(60-71) narra gli effetti prodotti dal discorso fra cui l’incredulità di
molti a una cosa tanto fuori dall’ordinario.
Tutto il capitolo nel suo insieme dà risalto alla precisa promessa fatta
da Gesù di dare il suo corpo in cibo e il suo sangue in bevanda. La
parte centrale più esplicitamente ce la descrive: (48-59) «Io sono il
pane di vita. I vostri padri nel deserto mangiarono la manna e morirono:
questo è il pane vivo disceso dal cielo, affinchè colui che ne mangia
non muoia. Io sono il pane vivente disceso dal cielo, se uno mangia di
questo pane vivrà in eterno, e il pane che io darò è la mia carne per la
vita del mondo. Altercavano pertanto i Giudei tra loro dicendo: Come mai
costui può darci a mangiare la sua carne? Gesù rispose: In
verità, in verità io ve lo dico; se non mangerete la carne del Figliuolo
dell’uomo e non berrete il suo sangue non avrete la vita in voi. Chi
mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo
risusciterò nell’ultimo giorno. Perchè la mia carne è veramente cibo e
il mio sangue è veramente bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio
sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, il Vivente, ha mandato
me, ed io vivo per il Padre, così chi mangia me, vivrà anch’egli per me.
È questo il pane disceso dal cielo: non come la manna mangiata dai
vostri padri che poi morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
In tutte queste frasi si vede chiaramente che Gesù dice di darsi in
cibo, che la «sua carne è veramente cibo, e il suo sangue veramente
bevanda». È tanto vera questa realtà che con solenne giuramento «in
verità» afferma che chi non lo mangerà morirà in eterno, mentre chi
lo mangerà rimarrà unito a Lui e avrà la vita eterna.
Gesù non ha parlato in senso metaforico come poteva intendersi nella
fantasiosa lingua orientale, che del resto ha riscontro anche nella
nostra lingua. A uno che ci assale verbalmente si dice: «Ma che tu mi
vuoi mangiare?». E anche in senso affettivo, la mamma dice al bambino:
«Ti voglio tanto bene che ti mangerei».
Le frasi di Gesù sono troppo esatte. Le hanno intese in senso reale gli
stessi ascoltatori, e pensano che realmente darà a mangiare la sua
carne. Nella loro mentalità materiale però, non hanno capito in qual
modo: «Come può darci a mangiare la sua carne?». Pensano di
mangiarla forse a pezzi. Molti degli stessi discepoli avevano capito
così decisamente che parlava in senso reale, che gli dissero: «Questo
linguaggio è duro, e chi può ascoltarlo?» (61) e se andarono.
Gesù non attenua quello che ha detto. Non ci sono parole figurate che
debba correggere e semplicemente domanda ai Dodici: «volete andarvene
anche voi?» (68). Questa domanda è come una affermazione che non c’è
da cambiare nulla a quanto ha detto.
II) L’ISTITUZIONE NEI SINOTTICI E ÌN S. PAOLO. S.
Giovanni non ricorda la istituzione della SS. Eucaristia al momento
della Cena. Ne ha già parlato chiaramente nella promessa e la parola di
Gesù non può venir meno. Ne parlano invece i Sinottici e Paolo che lo
«ha appreso dal Signore» (1 Cor. 11,23). I quattro testi, salvo
la variante di qualche parola che ognuno può vedere nel libro divino
(Mt. 24,26-28; Mc. 14,22-24; Lc. 19-20; 1 Cor. 11,23-25) usano le
medesime espressioni: «Prese il pane... disse: prendete e mangiate,
questo è il mio corpo... preso il calice, disse: prendete e bevete,
questo è il mio sangue... fate questo in memoria di me».
Come fanno gli eretici a interpretare queste parole come segno, o come
figura, o come virtù? Solo chi vuoi cambiare il significato alle parole
può intenderle così. Il senso ovvio è quello letterale. È il pane e il
vino che ha preso nelle sue mani che diventano il Suo corpo e il Suo
sangue. S. Luca e S. Paolo aggiungono che è «il corpo
che sarà dato per voi» e i Sinottici parlano di sangue «che
sarà sparso per voi e per molti... in remissione dei peccati». Che
cosa doveva aggiungere di più Gesù per spiegare che si trattava del suo
vero corpo e del suo vero sangue?
S. Paolo poi nei versetti seguenti, indicando le disposizioni
necessarie per la Comunione, dice che chi la riceve «indegnamente è
reo del corpo e del sangue del Signore» e «mangia e beve il suo
giudizio di condanna, non pregiudicando il corpo del Signore»
(27,39).
Non potrebbe essere reo del corpo e del sangue se non
fossero realmente corpo e sangue.
B) - LA TRADIZIONE. Gli stessi eretici, fra cui
Zuinglio,
ammettono che dal tempo di S. Agostino i Padri hanno parlato
della presenza reale di Gesù nella Eucaristia. Portano a sostegno della
loro tesi che gli scrittori cristiani antecedenti hanno avuto poche
parole sull’argomento. Eppure quelle poche Frasi sono per noi un
argomento potentissimo, più che se fossero stati scritti interi libri
sulla presenza di Gesù nell’Eucaristia. Infatti sono la dimostrazione
che la verità era così manifesta alla mente dei fedeli, che non c’era
bisogno di insisterci. Come abbiamo detto, le eresie anti-eucaristiche
vennero assai più tardi. I Padri perciò erano impegnati a combattere gli
errori correnti e un semplice accenno fatto da loro sul mistero
Eucaristico, aveva valore di pacifico consenso da parte di tutti
riguardo a questo punto.
Inoltre vigeva la cosiddetta «disciplina dell’arcano» cioè il
mistero eucaristico veniva spiegato solo agli iniziati, tacendolo ai
catecumeni, perchè non fosse oggetto di scherno per parte dei pagani, i
quali, non potendolo comprendere, ne deducevano conclusioni a modo loro,
come quando dicevano che i cristiani nei loro riti uccidevano i bambini
e mangiavano carne umana.
Certamente i termini dei primi Padri non erano i termini tecnici usati
più tardi, man mano che il dogma veniva illustrato e meglio determinato.
Ci fermeremo perciò su queste loro asserzioni, toccando appena le
successive, concesse dagli stessi avversari.
NEL I SEC. La Didaché (9,10) descrive la
consacrazione del pane e del calice, la distribuzione del cibo e della
bevanda spirituale che poteva essere ricevuto dai soli battezzati
essendo proibito dare
il Santo ai cani (cfr. Mt. 7, 6). Queste frasi suppongono la
presenza di Gesù, il Santo per essenza, nella Eucaristia.
NEL II SEC. S. Ignazio di Antiochia (+ 108)
la cui autorità è somma per la sua dimestichezza con gli Apostoli, di
cui perciò riportava il genuino pensiero, scrivendo contro i Doceti,
diceva: «Si astengono dall’Eucaristia e dall’orazione, perchè non
confessano che l’Eucaristia è la carne del Salvatore nostro Gesù Cristo,
che è stata immolata (in latino: passa est) e che è stata
risuscitata dalla benignità del Padre» (Smir. 7, 1). Dunque non
lascia dubbio: nell’Eucaristia c’è quella stessa carne che ha patito
sulla croce e che è risuscitata gloriosa.
Rivolgendosi ai cristiani li invita alla unità col clero e col Vescovo
attraverso la vita eucaristica: «Studiate dunque di usare una sola
Eucaristia; poichè una è la carne del Signore nostro Gesù Cristo, o uno
è il calice nell’unità del sangue di Lui stesso, come uno è il Vescovo
coi preti e coi diaconi» (Filad. 4).
S. Giustino (Apol. 1,65) oltre affermare che l’Eucaristia è stata
istituita da Gesù, dice: «non è pane e bevanda comune, ma carne e
sangue dell’incarnato Gesù».
S. Ireneo fra i vari brani su questo argomento, afferma
che il vino e il pane per «la parola di Dio diventa Eucaristia del
sangue del corpo di Cristo» (Ad. Haer. 5,2). Difendendo la
RESURREZIONE contro gli Gnostici dice che non può rimanere nella
corruzione, ma riceverà la vita quella carne che è stata «alimentata
col corpo e col sangue del Signore».
NEL III SEC. Alcuni Padri hanno parole che potrebbero far
pensare a una interpretazione simbolica se fossero prese da sole, ma
vanno vedute nell’insieme della frase dove esplicitamente è detto della
presenza reale.
Tertulliano. Fra tanti brani, vicino alla frase che il pane
«rappresenta il suo corpo» con cui vuol significare che il pane ci
presenta dove è il suo corpo, ha l’affermazione chiara: «La carne
si nutre del corpo e del sangue di Cristo, come pure l’anima si riempie
di Dio». (De carn. resurr. 8).
Origene: «Sapete... che quando ricevete il corpo del Signore,
lo conservate con ogni rispetto e venerazione» (Hom. 13).
NEL IV SEC. S. Cirillo di Gerusalemme insegna ai
suoi catecumeni che alle parole della consacrazione «il pane
diventerà corpo di Cristo, e il vino il sangue di Cristo», per cui
comuni candosi diventano «concorporei e consaguinei di Cristo»
(Cat. 19,7).
S. Ilario dice che «della verità della carne e del sangue non
c’è luogo a dubitare» (De Trin. 8,14).
S. Giovanni Crisostomo lo afferma così chiaramente che lo
riconoscono gli stessi avversari.
NEL V SEC. S. Agostino, come abbiamo detto prima, è così
esplicito in materia che lo stesso Zuinglio lo riconosceva e diceva
perciò che nella Chiesa si era creduto alla presenza reale solo da
quell’epoca: «Quel pane che vedete sull’altare, santificato per la
parola di Dio, è il Corpo di Cristo. Quel calice, o meglio, ciò che il
calice contiene santificato per la parola di Dio, è il sangue di Cristo»
(Sermo 217).
C) - LA LITURGIA E L’ARCHEOLOGIA sono una conferma
di questa fede nei cristiani dei primi secoli. Nelle Costituzioni
degli Apostoli,
come negli antichissimi Sacramentari si parla di «Comunione
del corpo e del sangue».
Nelle Catacombe è frequente la figura del pane col pesce, figura
di Gesù, per dire che sotto le apparenze di quel pane c’era Gesù.
CAPITOLO SECONDO
LA VIA ALLA REALE PRESENZA OSSIA LA TRANSUSTANZIAZIONE
In qual modo, o meglio, per quale via Gesù viene ad
essere presente nella Eucaristia?
GLI ERRORI: sono vari anche su questo punto: BERENGARIO negando
completamente la transustanziazione dice che rimane sempre pane e vino;
LUTERO e i suoi seguaci spiegano con la consustanziazione cioè
verrebbe il corpo di Cristo restando con la o nella o sotto la
sostanza del pane; OSIANDRO, discepolo di Lutero, parla di
impanazione, cioè una unione ipostatica di Cristo col pane e col
vino.
Contro questi errori poniamo la seguente:
TESi
- Gesù Cristo viene
ad essere realmente presente nell’Eucaristia per la Transustanziazione,
per la quale tutta la sostanza del pane si converte nella sostanza del
Corpo di Cristo, tutta la sostanza del vino si
converte nella sostanza del sangue di Cristo, rimanendo
tuttavia le specie del pane e del vino.
E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 884): «Se alcuno dirà
che nel sacrosanto Sacramento dell’Eucaristia rimane la sostanza del
pane e del vino, insieme col corpo e col sangue di N. S. Gesù Cristo; e
avrà negato quella mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza
del pane nel corpo e tutta la sostanza del vino nel sangue, rimanendo
tuttavia le specie del pane e del vino; conversione che la Chiesa
Cattolica attissimamente chiama transustanziazione, sia scomunicato».
SPIEGAZIONE: TRANSUSTANZIAZIONE significa conversione di
una sostanza in un’altra, e, nel significato datole dalla Chiesa in
questo caso, conversione totale e sostanziale, non
parziale e accidentale.
Totale, dunque, è la conversione della sostanza, mentre gli accidenti
restano immutati.
La via di questo passaggio non è che resta la sostanza del pane
sotto, la quale, o con la quale o nella quale viene
Gesù (consustanziazione) né l’impanazione, né una nuova
creazione di qualche cosa che prima non esisteva ed ora viene
all’essere; e neppure ci sembra che sia l’annichilazione della
sostanza del pane, come spiegano alcuni Teologi con sentenza che può
essere seguita, ma che a noi sembra non risponda esattamente alle
dichiarazioni della Chiesa. (Per comprendere meglio sarà opportuno
chiarire alcuni termini: sostanza è ciò cui compete di essere in
sé e non in un altro come nel soggetto. Accidente o specie
è ciò cui compete di essere in altro (quantità, colore, forma, sapore,
odore, ecc.). Impropriamente gli accidenti vengono chiamati pure
apparenze in quanto appariscono cioè si manifestano ai nostri sensi.
Abbiamo detto «impropriamente» perché non si deve intendere che
gli accidenti sono qualche cosa che ci appare, ma che non corrisponde
alla realtà.
E’ facile capire il cambiamento di accidenti in altri accidenti. Per
esempio un pane lo divido e viene cambiata la quantità, mentre la
sostanza resta sempre quella di pane. E’ fresco, diventa secco, è
pesante, diventa leggero, ecc.
Nella natura delle cose anche le sostanze possono convertirsi in altre
sostanze; il legno può diventare carbone, il pane corrompendosi diventa
altra sostanza che non è più pane, oppure cibandocene diventa sangue,
carne, ecc. Questo cambiamento di sostanza però, non è totale in
quanto nella sostanza successiva resta qualche cosa della prima,
trasformata. Inoltre la prima per cambiare nell’altra, deve corrompersi
e vi è pure cambiamento degli accidenti, ciò che non accade nella
Eucaristia.
Per questo la «transustanziazione» è una conversione «mirabile e
singolare», perché in nessuna altra cosa né nell’ordine della natura, né
nell’ordine della grazia, avviene una conversione simile).
La VIA di questo passaggio è UNA VERA CONVERSIONE DELLA SOSTANZA DEL
PANE E DEL VINO vale a dire che la SOSTANZA DEL PANE non si annichila,
ma si CONVERTE NELLA SOSTANZA DEL CORPO, e quella DEL VINO NELLA
SOSTANZA DEL SANGUE di Gesù Cristo.
La sostanza del pane e del vino cessa di essere, ma non passando nel
niente, bensì con un NESSO INTRINSECO PER VIRTÙ DIVINA PASSA AD
ALTRA COSA, cioè si converte nella sostanza del corpo e sangue, SENZA
NESSUNA MUTAZIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. Così pure le specie,
come abbiamo detto, restano immutate. (Cfr. S. Th. 3, q. 75 a. 1-4. In
una strofa della Sequenza «Lauda Sion» S. Tomaso esprime
sinteticamente questa verità: «Dogma datur christianis - quod
in carnem transit panis - et vinum in Sanguinem» e cioè: «E’
dato un dogma ai cristiani - che nella carne passa il pane, e il vino
nel sangue»).
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Il senso ovvio delle
parole della consacrazione «Questo è il mio corpo... questo è il mio
sangue» è: «questa cosa che tengo nelle mie mani, e che fino a
questo momento era pane e vino, non è più pane e vino, ma è il mio
corpo, è il
mio sangue. Perciò anche se vedo le specie del pane e del vino,
che restano tali e quali di prima, quella che è la sostanza di essi non
c’è più. La sostanza che c’è, è quella del «mio corpo» e
del «mio sangue».
Così ragiona logicamente chi interpretando quelle parole non vuol dare
ad esse un senso a modo suo.
Se Gesù avesse voluto fare una consustanziazione o una impanazione,
avrebbe detto altre parole, come ad es.: «Qui dentro o qui unito ci sta
il mio corpo», oppure: «insieme al pane c’è il mio corpo».
Chi vuole interpretare secondo il senso che hanno le parole, le frasi di
Gesù, non può spiegarle in altro modo di come le spiega la Chiesa
Cattolica.
B) - LA TRADIZIONE. Già molte delle testimonianze riferite esprimono
questo pensiero. Rileggete le frasi di S. Giustino, S. Ireneo, S.
Cirillo, ecc. Ne aggiungiamo alcune:
Tertulliano: (Adv. Marc. 4,400) «Preso il pane... lo fece suo
corpo». S. Ambrogio (De Sacr. 4,14-15) «Come può quello
che è pane, essere il Corpo di Cristo? Con la consacrazione». E dopo
aver detto che è la parola di Cristo che fa il Sacramento, quella
parola che ha creato ogni cosa dal nulla, conclude:
«quanto è più operatorio (quel discorso) che fa sì che quelle
cose che erano si cambino in altro».
IL MODO DELLA REALE
PRESENZA
Vista la
via con cui Gesù viene nella Eucaristia, vediamo il modo
con cui esiste nella Eucaristia. Lo esporremo con varie proposizioni.
I - Gesù è tutto intero
sotto ciascuna specie, e dividendole, è intero sotto ciascuna parte di
specie.
È DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 885) «Se alcuno avrà
negato che nel venerabile Sacramento dell’Eucaristia si contiene tutto
Cristo sotto ciascuna specie, e fattane la separazione, sotto le singole
parti di ciascuna specie, sia scomunicato». Dice S. Paolo:
«Chiunque avrà mangiato questo pane, o bevuto il calice del
Signore indegnamente, sarà reo del corpo e del sangue del Signore»
(1 Cor. 11 ,27).
Quella «O» separativa dice che se uno si sarà comunicato indegnamente
anche con una sola delle due specie, ha la colpa della profanazione non
solo del corpo o del sangue, ma di tutti e due. Dunque Gesù è presente
per intero sotto ciascuna specie.
S. Marco, narrando la consacrazione del calice, aggiunge:
«e bevvero di quello tutti». Dunque le specie del vino non furono
prese tutte intere da uno, ma divise fra tutti. Eppure ugualmente tutti
ricevettero il Signore. Dunque anche nella più piccola goccia di vino
consacrato, come nel più piccolo frammento di ostia è intero Gesù. (I
Teologi discutono su questa presenza sia pure anche in un frammento
invisibile. Molti sostengono che la parte divisa, perché conservi la
divina presenza deve essere «sensibile» in quanto che altrimenti
verrebbe a mancare l’essenza di Sacramento che è un «segno sensibile».
II - Gesù è tutto
intero in ciascuna parte di ciascuna specie anche prima di dividerle.
E’ CERTO
Anche se nella definizione il Conc. di Trento si è
fermato a considerare le parti dopo la divisione, altrove dichiara (D.
B. 876), che Gesù è tutto intero in ogni singola parte.
Del resto è logico che se non fosse così la divisione di una specie
diventerebbe una nuova consacrazione. Ciò che non può essere.
III
- In forza delle
parole, sotto le specie del pane è il corpo e sotto le specie del vino è
il sangue di Gesù.
Infatti la forma del Sacramento produce ciò che le parole
significano. Dicendo perciò «questo è il mio corpo», per
l’efficacia delle parole è la sostanza del corpo quella in cui è
convertita la sostanza del pane. Così dicasi del vino.
IV
- In forza della
concomitanza naturale, sotto le specie del pane, al corpo è unito il
sangue, sotto le specie del vino al sangue è unito il corpo, e in tutti
e due i casi, è unita l’anima.
Questa proposizione dà la ragione teologica per le prime due
proposizioni.
Infatti Gesù: «risorgendo da morte, ormai non muore più» (Rom.
6,9). Se del triduo del Sepolcro fosse stata consacrata l’Eucaristia col
corpo e col sangue non sarebbe stata l’anima che da essi separata.
Ma ora, come nell’ultima Cena, è un corpo vivo e un sangue vivo, quindi
non sono separati l’uno dall’altro, e per esserci la vita, deve esserci
pure l’anima.
V
- In forza della
concomitanza soprannaturale, sotto le due specie vi è la Persona del
Verbo.
Infatti per l’unione ipostatica il Verbo ha unito a sè la natura
umana assumendola inseparabilmente.
VI
- In forza della
circuminsessione, nella Eucaristia col Verbo è unito il Padre e lo
Spirito Santo.
Infatti la natura divina che ha il Figlio, è la identica e unica di
tutte e tre le Persone dell’adorabile Trinità, le quali sono
inseparabili.
VII
- Gesù è presente
nell’Eucaristia per modo di sostanza.
Questa espressione degli Scolastici viene a ribattere la
interpretazione dei Cartesiani i quali dicevano che, per divina
virtù, il corpo del Signore veniva ridotto a una piccolissima statura in
modo da essere moltiplicato in ogni molecola del pane o del vino
consacrato. E’ facile capire come una simile spiegazione ripugna alla
dignità di Cristo quasi che fosse nel cielo con una statura normale e
nell’Eucaristia in forma microscopica moltiplicato localmente.
Con la frase scolastica «per modo di sostanza» - sia pure di non
facile intelligenza al nostro modo di intendere, perchè le nostre idee
si formano attraverso i sensi, - si vuol dire che Gesù è nella
Eucaristia non con la estensione locale e circoscritta come è in
cielo, o con la sua quantità esterna, ma con tutta la sua
quantità interna e cioè, pure non circoscritto nello spazio, vi ha
tutte le sue membra connesse tra loro, dal capo ai piedi, con la carne,
le ossa, il sangue. Perciò anche senza la estensione locale che ha nel
cielo, GESÙ È NELLA EUCARISTIA vivo E’ PRESENTE COME NEL CIELO.
«Cristo dunque nell’Eucaristia ha il perfetto organismo, compatto
nelle ossa e nei nervi, con tutte le potenze del corpo e tutte le
operazioni e le passioni dell’anima come è in cielo» (S. Th. 3,76,
a. 1).
VIII
- Le specie
rimangono identiche a quelle che erano prima nel pane e nel vino,
sostentate divinamente senza il proprio soggetto.
Perchè, prima della consacrazione, esisteva la quantità, il colore,
il sapore, la figura, il peso, ecc. del pane? Perchè vi era la sostanza
del pane. Dopo la consacrazione questa sostanza non vi è più e le
specie non sono le specie del corpo di Gesù, ma le specie del pane e
del vino, le quali permangono, senza il soggetto, cioè la cosa su
cui erano. Per essere più esatti dovremmo dire: prese collettivamente
rimangono senza nessun soggetto, perché la loro sostanza non è più.
Prese invece separatamente dobbiamo dire che la quantità dimensiva
resta senza nessun soggetto, mentre le altre specie prendono come
loro soggetto la stessa quantità.
IX - Gesù rimane nella
Eucaristia finché durano le specie sacramentali.
É DI FEDE
dal Concilio di Trento.
Come prima della consacrazione il pane sarebbe stato pane cioè
avrebbe conservato la sostanza di pane finchè non fosse avvenuta la
corruzione o il cambiamento di sostanza (per esempio per deterioramento,
per digestione, ecc.) nel qual caso le specie sarebbero cambiate, così
finchè le specie del pane (o del vino) rimangono, Gesù resta
nell’Eucaristia. Perciò nella Comunione Gesù resta in noi fino a che
durano le specie sacramentali. |