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SACRAMENTI |
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TRATTATO SESTO
I frutti della Redenzione, vengono applicati all’anima nostra per mezzo
della grazia. 1 - LA GRAZIA ATTUALE. 2 - LA GRAZIA ABITUALE O SANTIFICANTE. 3 - LE VIRTU’ E I DONI DELLO SPIRITO SANTO. 4 - IL MERITO. LA GRAZIA GRAZIA in senso generale significa; benevolenza, favore, gratitudine o una cosa concessa gratuitamente. In senso stretto si definisce: Dono soprannaturale concesso da Dio alla creatura intelligente in ordine alla vita eterna. DONO SOPRANNATURALE: Cioè non dovuto perchè supera l’essenza, le facoltà, le esigenze della natura umana; CONCESSO DA DIO: Dio è la causa efficiente della grazia ed Egli solo può comunicare ad altri la sua vita divina; ALLA CREATURA INTELLETTUALE: per ricevere la grazia è necessaria la “potenza obbedienziale” (come vedremo prossimamente). Non può essere, perciò, data a una creatura irragionevole, ma solo a creature dotate di intelletto come gli Angeli e gli uomini. IN ORDINE ALLA VITA ETERNA. La grazia, dono soprannaturale, è data in ordine al nostro fine soprannaturale e cioè la visione intuitiva di Dio nel cielo. Si dice perciò la grazia salutare perchè ordinata alla salvezza eterna. Divisioni La grazia si divide: 1) - Per ragione del DONO in: grazia increata, e cioè Dio stesso che si comunica alla creatura e grazia creata: il dono gratuito di Dio. 2) - per ragione della CAUSA in: grazia di Dio, indipendentemente dai meriti del Salvatore, come secondo i Tomisti, la grazia data agli Angeli e ad Adamo innocente; e grazia di Cristo cioè data per i meriti di Cristo Redentore. 3) - Per ragione del LUOGO: grazia della patria: la visione beatifica nel cielo; e grazia della via; quella data agli uomini durante il pellegrinaggio terreno. 4) - Per ragione del MODO: grazia esterna quella che tocca l’uomo esteriormente come un buon esempio, una predica ecc; grazia interna, quella che entra nell’anima ed aiuta le sue facoltà. 5) - Per ragione del FINE: grazia “gratis data”: (prendiamo i termini latini usati dai Teologi) è quella data principalmente in utilità degli altri, come il dono dei miracoli, delle profezie, ecc. (Le grazie “gratis datae a che vengono enumerate da S. Paolo (1. Cor. 12, 8 s.) si riferiscono a tre modi: 1) la cognizione piena per la quale si richiede: a) la fede, ossia la certezza del predicatore ferma nei principi di fede che manifesta con convinzione ed autorità; b) il sermone della sapienza, cioè la cognizione delle conclusioni dedotte dai principi di fede; e c) il sermone della scienza per spiegare le cose divine per mezzo della cognizione di cose umane); e grazia «gratum faciens» è quella data principalmente per il bene del soggetto, come la giustificazione, la santificazione che rendono l’anima «gradita”) a Dio. 2) - La potestà di operare miracoli come la grazia delle guarigioni, l’operare cose meravigliose, la profezia e il discernimento degli spiriti, cioè il poter conoscere le cose occulte dei cuori. 3) - L’esposizione conveniente, come la grazia delle lingue, cioè la facoltà di parlare altre lingue o essere inteso in lingua differente e l’interpretazione dei discorsi per spiegare il loro senso profondo. 6) - Per ragione degli EFFETTI: grazia abituale, qualità soprannaturale che permane nell’anima e grazia attuale, mozione soprannaturale che passa nell’anima. Ma su questa ultima divisione ci soffermeremo nei capitoli prossimi. Errori
Anche qui gli errori avvengono per difetto o per eccesso: A) NATURALISMO Troviamo in questo errore: I - I GIUDAIZZANTI, per i quali le opere della legge mosaica, quantunque naturali in sè, potevano meritare la grazia e la giustificazione. Pretendevano che i pagani, passando al Cristianesimo osservassero pure le leggi giudaiche. Furono condannati nel Concilio di Gerusalemme e da S. Paolo (Lettera Rom. Gal.).
2 - I PELAGIANI. Negata la trasmissione del peccato originale
innalzavano tanto le opere naturali dell’uomo da considerarlo da solo
artefice e arbitrio della sua sorte eterna. Colle sue opere, se voleva,
poteva diventare impeccabile. Quindi niente necessità della grazia
intrinseca. Ammettevano una grazia estrinseca (la dottrina, la
legge, gli esempi di Gesù) però non necessaria. Se ammettevano una
grazia intrinseca, la consideravano soltanto utile, per fare il
bene più facilmente e anche questa non data gratuitamente,
ma per i meriti dello stesso uomo. Essa toccava solo l’intelletto, ma
non la volontà, chè, altrimenti, secondo loro, sarebbe stato distrutto
il libero arbitrio.
3 - I SEMIPELAGIANI fra cui principalmente Vitale di Cartagine,
Cassiano e Gennadio di Marsilia e Fausto di Riez,
mitigavano un po’ la teoria pelagiana. Pur riconoscendo l’esistenza del
peccato originale e la debolezza della natura umana, negavano la
necessità della grazia per l’inizio della fede e della salvezza.
Bastavano per questo le forze della volontà umana. Dicevano che ognuno
può perseverare come vuole nel bene e che la predestinazione e
riprovazione dipendono dai meriti o demeriti dell’uomo. 4 - I RAZIONALISTI, negando ogni soprannaturale e riducendo tutto all’ordine naturale per logica conseguenza negano la grazia. Furono condannati da Gregorio XVI, Pio IX, Leone XIII e dal Concilio Vaticano I.
5 - I SEMIRAZIONALISTI, I PROTESTANTI LIBERALI E I SOCINIANI, B) PSEUDOSOPRANNATURALISMO. Vi appartengono:
1 - I PREDESTINATI. Secondo costoro avendo l’uomo perduta la
libertà a causa del peccato originale, la predestinazione alla gloria o
alla dannazione sarebbe indipendente dal merito e perciò Dio non
vorrebbe la salvezza di tutti, ma solo dei predestinati. Le
azioni di questi sarebbero sempre buone; le azioni degli altri cattive.
Furono condannati dal Concilio di Arles e di Lione (475).
vuti all’uomo, che tutte le opere degli infedeli sono peccato; che la
giustificazione non consiste in un dono infuso, ma nella osservanza dei
comandamenti.
2 - LUTERO. Considera l’uomo totalmente corrotto per il peccato
originale; dice che i peccati non vengono imputati ai giusti ai
quali per la fede o fiducia vengono imputati estrinsecamente i
meriti di Gesù, senza un intrinseco rinnovamento. L’uomo non ha più il
libero arbitrio, perchè la volontà è mossa necessariamente dalla grazia
o dalla concupiscenza. Il libero arbitrio perciò non sarebbe altro che “un
titolo senza realtà”. 3 - CALVINO. Segue, senza citarlo, Lutero, staccandosi da lui o aggiungendo su qualche punto, Uguale il suo insegnamento riguardo al peccato originale e alla imputazione esterna della fiducia. In più aggiunge tre punti: 1 - la grazia per la salute eterna è inammissibile. 2 - I figli dei battezzati si salvano senza il Battessimo. 3 - Dio in modo assoluto e positivo predestinerebbe alcuni alla gloria e altri alla pena eterna. 4 - BAI0 professore di Lovanio (+ 1589) formulò un sistema che si potrebbe chiamare semiluterano. Confondendo il naturale col soprannaturale dice che i doni soprannaturali son dovuti all'uomo, che tutte le opere degli infedeli son peccato; che la giustificazione non consiste in un dono infuso, ma nella osservanza dei comandamenti. Le proposizioni di Baio furono condannate da S. Pio V (79 Prop. Bolla "Ex omnibus afflictionibus" a 1567). Prima di morire Baio si sottomise.
5 - GIANSENIO e i suoi seguaci, come l’Abate di .S. Cirano, Quesnell
e Ricci di Pistoia, rielaborano gli errori di Baio, negando la
libertà della volontà; dicendo che i giusti non possono osservare tutti
i precetti perchè talvolta manca loro la grazia efficace; che per il
merito e demerito non occorre la libertà interna, ma basta la libertà
esterna da un costringimento forzato; e che Cristo non è morto per
tutti, ma solo per quelli cui viene dalla grazia efficace.
CAPITOLO PRIMO
Sulla via di Damasco una luce scuote Saulo, ed è atterrato dal cavallo.
Una voce lo chiama: è Gesù che da persecutore di Cristiani lo invita ad
essere Apostolo. Sempre dietro l’invito di Gesù, Saulo va dal Sacerdote
Anania e riceve il Battesimo. Che cosa è LA GRAZIA ATTUALE è un aiuto soprannaturale e transeunte con cui Dio illumina l’intelletto e aiuta la volontà ad emettere atti soprannaturali. Spieghiamo alcune parole meno facili a prima vista: AIUTO TRANSEUNTE: l’aiuto che Dio dà con la grazia attuale non è come un abito che resta, ma come un atto che passa. SOPRANNATURALE, cioè al di sopra delle forze ed esigenze della natura umana. Quindi non è dovuto, ma è dato gratis per la bontà di Dio. ILLUMINA L’INTELLETTO cioè ci fa vedere le cose che riguardano la salvezza eterna. Così con questa luce vediamo la bruttezza del peccato per evitarlo e toglierlo dall’anima, la bellezza della virtù per praticarla e salire nella vita della perfezione. AIUTA LA VOLONTÀ fortificandola per lasciare il male ed operare il bene. L’AIUTO che dà la grazia attuale, a volte è dato direttamente all’interno dell’anima; molte volte ci viene attraverso le facoltà interiori dell’anima, come la fantasia, la memoria, gli appetiti sensitivi ed anche esternamente come da una predica, da un buon esempio, ecc. Tutte queste cose indirettamente influiscono sull’intelletto e la volontà. I Teologi comunemente ammettono che la grazia attuale ci dà non solo forze morali, che ci traggono al bene, ma ancora forze fisiche con le quali siamo capaci a compiere atti soprannaturali.
AD EMETTERE ATTI
SOPRANNATURALI: come nell’ordine naturale Dio ci dà la
vita, col suo concorso, così la grazia attuale è il concorso
soprannaturale che Dio mette perchè possiamo compiere atti
soprannaturali. Divisioni La grazia attuale (oltre le divisioni date in generale) si può dividere: 1) - Per ragione del FINE in:
a) - medicinale, che è data per aiutare le forze sia morali che
fisiche della natura ferita per il peccato, ed aiuta a compiere atti
buoni naturali, ma difficili, nello stato attuale, alle sole
forze naturali. Questa grazia è soprannaturale per il modo con cui viene
data, ma non in sè stessa intrinsecamente. 2) - Per ragione del MODO in: a) - grazia operante (o eccitante o preveniente) che è un atto interno dell’intelletto o della volontà che Dio opera in noi senza di noi. In essa siamo spinti al bene, prima ancora del nostro consenso. b) - cooperante (o aiutante ed anche concomitante o conseguente) con la quale Dio aiuta la nostra volontà ad accosentire liberamente alla grazia e perciò agisce in noi e con noi. Essa segue il moto della volontà operato dalla grazia preveniente e comprende la nostra cooperazione. E’ proprio non soltanto una grazia sufficiente, ma efficace perchè richiede sempre che ci sia il concorso della nostra volontà. Tutti i Teologi ammettono che vi è una differenza fra la grazia operante e quella cooperante, ma alcuni dicono che entitativamente non vi è differenza. 3) - Per ragione dell’EFFETTO in a) sufficiente quando dà una vera facoltà di compiere il bene soprannaturale, ma anche indipendentemente dal nostro consenso. Resta perciò semplicemente sufficiente quando per la nostra cattiva volontà, non ottiene il suo scopo. A sua volta questa si divide in immediatamente sufficiente quando direttamente dà il potere di compiere l’atto buono; e remotamente sufficiente quando attraverso l’adesione a questa si ottengono altre grazie immediatamente sufficienti. Per esempio: Non ho la grazia per vincere questa tentazione, ma ho la grazia di pregare. Prego ed ho la grazia di vincere la tentazione. b) grazia efficace quando di fatto la volontà liberamente acconsente e perciò sempre ottiene il suo effetto. Libertà colla grazia efficace TESI - La Grazia efficace non toglie la libertà, ma l’uomo rimane libero anche sotto l’influsso della Grazia efficace. E’ DI FEDE contro i Protestanti e i Giansenisti dal Conc. di Trento (D. B. 814): “Se alcuno dirà che il libero arbitrio dell’uomo, mosso ed eccitato da Dio non coopera per niente.., e non può dissentire se lo voglia.., sia scomunicato”.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. S. Paolo dice che siamo
cooperatori di Dio: «Ognuno... riceve la sua ricompensa secondo il suo
lavoro: poichè siamo aiu tanti (cooperatori) di Dio” (I Cor. 3, 8).
B) - DALLA TRADIZIONE. S. Ireneo (Ad. Haer. 4,37): “Quelli
che lo fanno, riceveranno l’onore e la gloria, perchè hanno fatto il
bene avendo potuto non farlo”. C) - LA RAGIONE TEOLOGICA ci dice che se non ci fosse libertà non ci potrebbe essere merito. Quindi non neghiamo che tal‘olta Dio, se voglia non possa dare una grazia che costringa, ma qui si tratta della grazia per un atto meritorio e salutare. Nella stessa conversione di S. Paolo in cui Gesù disse: “Ti è inutile tirar calci contro lo stimolo” troviamo che la grazia di Dio è tanto efficace e potente che Saulo senz’altro la seguirà. Ma pure vi è il suo acconsentimento, chè, altrimenti non ne avrebbe potuto avere il merito. La grazia sufficiente TESI - Si deve ammettere la grazia sufficiente, che dà la facoltà e la forza di fare atti salutari, ma che di fatto non ottiene il suo effetto per nostra colpa. E’ DI FEDE contro i Predestinaziani Luterani, Calviniti e Giansenisti. Dal Concilio di Trento (D. B. 804) (oltre che dalla definizione riportata nella tesi precedente) che, con S. Agostino dice: “Dio non comanda cose impossibili, ma comandando ammonisce e di fare ciò che puoi, e di chiedere ciò che non puoi e aiuta anche perchè tu possa”.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA “Chiamai e fosti restio”
(Prov. 1, 24). Gesù rimprovera Gerusalemme: “Quante volte volli
radunare i tuoi figli.., e non hai voluto» (Mt. 23, 37). Qui si
tratta evidentemente di grazia sufficiente che non ha avuto il suo
effetto per la cattiva volontà degli uomini. B) - DALLA TRADIZIONE. Ricorda S. Ireneo (tesi precedente) che porta quelle parole a commento della frase di Gesù su Gerusalemme. S. Agostino (Enchiridion) “Apertissimamente il Signore dice: guai a te o Corozain, guai a te, Betsaida,.. perchè avrebbero potuto esser salvi, se lo avessero voluto”.
C) - LA RAGIONE lo conferma. NECESSITÀ DELLA GRAZIA ATTUALE Non ci ripetiamo qui sulla necessità della grazia per conoscere la verità. Ne abbiamo già parlato nei trattati della Rivelazione e della Fede (p. 43, 235, s.) (Tuttavia parleremo pure della grazia necessaria all’inizio della Fede) Ci fermiamo invece alla necessità della grazia attuale per operare il bene. Vediamola perciò di fronte alle varie opere. NELL’ORDINE NATURALE TESI - L’uomo decaduto può compiere qualche opera moralmente buona con le sue forze, senza la grazia soprannaturale e la Fede. E’ DI FEDE
contro i Luterani e i Calvinisti che dicono che: “tutte le
opere dei peccatori (cioè dei non rigenerati) sono necessariamente
peccato”. E’ CERTO
contro altri Protestanti e Baio e Giansenio che anche senza la
grazia della fede può essere fatta qualche opera moralmente buona;
dalla condanna della prop. di Baio: “Tutte le opere degli
infedeli sono peccato e le virtù dei filosofi (pagani) sono vizi”.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. “Rivolgetevi a me e io mi
rivolgerò a voi” (Zac. 1,3). “Venite e cercate me, dice il
Signore. Se i vostri peccati saranno come la cocciniglia saranno resi
bianchi come la neve” (Is. 1,16). Dunque i peccatori possono
compiere opere buone prima di essere mondati dal peccato. Così il
Pubblicano del Vangelo (Lc. 18,13) fa penitenza e torna a casa
giustificato.
B) - DAI PADRI: S. Agostino (De spiritu et littera 27,48)
afferma che gli empi compiono “alcune opere buone” che però non
servono alla salute eterna (appunto perchè non soprannaturali). II TESI - L’uomo decaduto non può moralmente, senza l’aiuto della grazia, osservare tutta la legge naturale, né compiere tutto il bene naturale, né superare tulle le gravi tentazioni.
SPIEGAZIONE,
Abbiamo detto
“moralmente” e cioè non è che fisicamente l’uomo non
possa per le singole azioni compiere cose buone nell’ordine naturale, ma
per la ferita lasciata dal peccato originale è così difficile che sempre
agisca bene che solo l’aiuto della divina grazia, può dargli questa
possibilità.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. L’uomo non può avere la sapienza,
cioè il complesso delle virtù “se non lo conceda Dio” (Sap. 8,21).
B) - DAI PADRI. S. Cipriano (Ad Donatum 4) dice che prima
del Battesimo non riusciva a liberarsi dai vizi. NELL’ORDINE SOPRANNATURALE Prima della giustificazione TESI - All’uomo decaduto è assolutamente necessaria la grazia attuale per poter emettere qualsiasi atto preparatorio alla giustificazione: così pure gli è necessaria per l’inizio della Fede e per un desiderio efficace a qualsiasi atto salutare. È DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 813): “Se alcuno dirà che senza
la preveniente ispirazione dello Spirito Santo e il suo aiuto,
l’uomo può credere, sperare, amare o pentirsi come è necessario perchè
gli sia conferita la grazia della giustificazione, sia scomunicato”.
SPIEGAZIONE: La grazia interna è necessaria all’uomo fisicamente
per un atto salutare, come per una azione naturale gli sono necessarie
la vita, le forze che Dio gli dà fisicamente col suo ordinario concorso.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA: “Senza di me non potete
far niente” (Gv.15,5). “Nessuno può venire a me se
il Padre non lo avrà attratto» (Gv. 6,44).
B) - DALLA TRADIZIONE. Prima della eresia Pelagiana i Padri
insegnano che la fede, la conversione, sono dono di Dio, senza
portare una speciale insistenza su questo punto che era ammesso
pacificamente. Sorta l’eresia, S. Agostino confuta l’errore in
due libri: “La Predestinazione dei Santi” e “il dono della
Perseveranza” dove dimostra che l’inizio della salute, il buon
desiderio e la richiesta del divino aiuto non si può attuare senza la
grazia. Lo stesso concetto lo espone in altre opere, ed è tanto
più notevole questa sua esposizione in quanto prima dell’anno 397, nel
fervore della lotta contro i Manichei, i quali deprimevano
esageratamente le forze della natura umana, aveva ammesso che la grazia
non fosse necessaria all’inizio di un’opera salutare. Rivolto
contro i Pelagiani invece insiste che è Dio che opera in noi
il volere, il correre... e la grazia di Dio previene le volontà degli
uomini” (Eph. 127,12,25). C) - LA RAGIONE TEOLOGICA. Gli atti che conducono a un fine, debbono essere proporzionati al fine. Ma la giustificazione essendo l’infusione della grazia, è un fine soprannaturale. Dunque ogni atto indirizzato ad essa, compreso il primo, deve essere soprannaturale. Dopo la giustificazione La grazia per i singoli atti TESI - L’uomo giustificato, cioè nello stato di grazia santificante ha bisogno della grazia attuale per compiere atti salutari. E’ CERTO almeno che ci debba essere talvolta specialmente di fronte a gravi tentazioni. Comunemente però i Teologi la dicono necessaria per ogni singolo atto, contro altri come Molina, Bellarmino, Billot, Merkelbach ecc. i quali dicono che ordinariamente basta la mozione generale che Dio dà all’anima con l’abito infuso delle virtù.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. La similitudine portata da Gesù
della vite e dei tralci, esprime la necessità che la linfa vitale,
simbolo della grazia, alimenti il tralcio perchè possa produrre frutto.
“Senza di me non potete far niente” (Gv. 15,5), conclude Gesù.
B) - DALLA TRADIZIONE. I Teologi si fermano specialmente su di
una frase di S. Agostino (De Nat. et gratia 26, 29). “Come
l’occhio dei corpo anche pienissimamente sano, non può vedere se non è
aiutato dal candore della luce, così pure l’uomo, anche pienissimamente
giustificato, non può vivere rettamente se non sia aiutato divinamente
dalla eterna luce della giustizia”. C) - LA RAGIONE TEOLOGICA. Come nell’ordine naturale è richiesto il concorso di Dio per compiere le azioni naturali, così nell’ordine soprannaturale è necessaria la sua grazia perchè possiamo compiere opere soprannaturali. Il dono della perseveranza TESI - Il giusto non può perseverare lungamente nello stato di grazia, senza l’aiuto della grazia e non può perseverare sino alla fine, senza uno speciale aiuto divino. E’ DI FEDE dal Conc. di Orange II (D. B. 184): «Si deve sempre implorare l’aiuto di Dio anche per i rigenerati e sanati, perchè possano raggiungere il buon fine e possano perdurare nell’opera buona”, e dal Conc. di Trento (D. B. 832,826): “Se alcuno dirà che il giustificato senza uno speciale aiuto di Dio può perseverare nella giustizia ricevuta, o con esso non possa, sia scomunicato”. “Se alcuno dirà con assoluta ed infallibile certezza che certamente avrà quel grande dono della perseveranza fino alla fine, a meno che non abbia saputo questo per speciale rivelazione, sia scomunicato”.
SPIEGAZIONE - Nella tesi precedente, si è parlato della grazia riguardo
ai singoli atti: qui si tratta della grazia riguardo alla perseveranza
per lungo tempo (perseveranza temporale) e della perseveranza
finale da cui dipende la vita eterna. Comprende perciò oltre la
grazia santificante, un cumulo di grazie fra cui le virtù infuse e i
doni dello Spirito Santo, tutti gli aiuti per superare le tentazioni e
soprattutto che il momento della morte coincida con lo stato di grazia
dell’anima. Per questo viene chiamato grande dono che non può
essere meritato da noi, ma viene dalla bontà infinita di Dio. Anche
quando alcuni Padri come S. Agostino dicono che in qualche modo
si può meritare supplichevolmente, cioè con la preghiera, non si
deve dimenticare che l’efficacia delle preghiere stesse sono già un
frutto della grazia divina.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA: “Vegliate e pregate per non
entrare in tentazione» (Mt. 26,4). Gesù ci fa vedere la necessità
della vigilanza e della preghiera per ottenere grazie anche per la
perseveranza temporale.
B) - I PADRI - Origene (in Ps. 4) parla della
necessità della grazia perchè chi è buono “perseveri nella
virtù”. La grazia per evitare i peccati TESI - L’uomo giustificato, con la grazià santificante, le virtù, i doni e la grazia attuale, può evitare tutti i peccati mortali; ma non tutti i veniali, senza uno speciale privilegio. E’ DI FEDE
dalle definizioni dei Concili che citeremo nella prova. La forza dell’uomo giustificato oltre che dalla grazia attuale viene dalla grazia abituale, dalle virtù e dai doni che già possiede. Sia per la possibilità di evitare i peccati mortali, come per la impossibilità di evitare tutti i veniali, si tratta di una possibilità o impossibilità morale e non fisica. PROVA: I - Possibilità di evitare tutti i peccati mortali.
A) - DALLA SCRITTURA. I Salmi spesso ricordano l’aiuto che Dio dà
ai giusti: “Gli occhi del Signore sopra i giusti, e le sue orecchie
alle loro preghiere” (Sal. 33,16).
B) - DAI CONCILI. Il Concilio Orange II (D. B. 200): “Secondo
la Fede cattolica crediamo pure questo, che dopo ricevuta la grazia per
il Battesimo, tutti i Battezzati. coll’aiuto e la cooperazione di Cristo
possano e debbano adempiere quelle cose che riguardano la salvezza
dell’anima, se vogliono fedelmente collaborare”.
C) - FRA I PADRI. S. Agostino (De Nat. et Gratia 26,43),
usa espressioni che furono poi prese letteralmente dai Concili: II - Impossibilità di evitare tutti i peccati veniali, senza uno speciale privilegio.
A) - DALLA SCRITTURA. “Tutti offendiamo in molte cose”
(Gv. 1,8). Dal contesto si capisce bene che si riferisce ai peccati
veniali. B) - IL CONCILIO DI TRENTO (D. B. 833): «Se alcuno dirà che l’uomo una volta giustificato non possa più peccare... o al contrario che possa in tutta la sua vita evitare i peccati anche veniali, se non per uno speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa in riguardo della B. Vergine, sia scomunicato”.
C) - I PADRI. S. Gregorio di Nazianzo (Orat. 16,15): “essere
immune da ogni vizio trascende il modo dell’uomo: è proprio soltanto di
Dio”. LA DISTRIBUZIONE DELLA GRAZIA TESI - La distribuzione della grazia dipende assolutamente dalla libera volontà di Dio che dà ai singoli come vuole, ma a tutti gli uomini, sia fedeli che peccatori o infedeli dà almeno la grazia sufficiente, con cui, se vogliono, possono giungere alla giustificazione o alla fede e conseguentemente, alla salvezza. Spiegheremo e proveremo la tesi per parti: La distribuzione della grazia dipende dalla libera volontà di Dio. E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento già citato.
A TUTTI GLI UOMINI DÀ LA GRAZIA ALMENO SUFFICIENTE (Non ripetiamo quanto
detto a proposito: dicendo che “solo nella Chiesa vi è salvezza”,
dei membri del “Corpo Mistico”, della “volontà salvifica di
Dio” e della «universalità della Redenzione”): Per i FEDELI GIUSTI è di fede dalla condanna della I prop. di Giansenio fatta da Innocenzo X (D. B. 1092) che afferma che ai giusti manca la grazia per poter osservare i comandamenti di Dio. Per i PECCATORI anche induriti è certo. “Non voglio la morte dell’empio, ma che si converta e viva” (Ez. 33,11). “Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori a penitenza» (Lc. 5,32). Per GLI INFEDELI pure è certo dai testi citati che Dio vuol salvi tutti gli uomini. «Egli è propiziazione per i nostri peccati ma non per i nostri soltanto, ma anche per quelli di tutto il mondo a (1, Gv. 2,2).
Il MODO come potranno venire alla fede e alla salvezza, resta nelle vie
misteriose della Provvidenza, ma è certo che A COLUI CHE FA QUANTO STA
IN LUI DIO NON NEGA LA SUA GRAZIA.
CAPITOLO SECONDO
Che cosa è 1) - una speciale unione con Dio. Fin qui abbiamo parlato della grazia creata. Per capire meglio questo gioverà ricordare la grazia increata, cioè e lo Spirito Santo si è dato a noi”. Esso è la causa efficiente della grazia creata, producendola, conservandola aumentandola colla sua presenza e intima unione con l’anima. Questa inabitazione (Cfr. “Il Corpo Mistico” e il trattato di Dio Trino), è propria dello Spirito Santo, ma è comune alle Tre Divine Persone. Così con la grazia diventiamo “il tempio” dello Spirito Santo, ma anche «figli adottivi di Dio” e e fratelli”, anzi e membra” di Gesù.
2) - Questa unione con Dio ci dà una speciale assimilazione con
Lui, ci rende deiformi, Questa divinizzazione però va bene intesa. La grazia abituale nei giusti.
Per mezzo della grazia abituale l’uomo diventa giusto. Questa sua
GIUSTIFICAZIONE non consiste solo nell’elemento negativo della
REMISSIONE DEI PECCATI, ma ha anche vari aspetti
Secondo il
Concilio di Trento (D. B. 799) la giustificazione non è la sola
remissione dei peccati, ma ancora la santificazione e rinnovazione
interiore dell’uomo per la volontaria accettazione della grazia e dei
doni, per cui l’uomo da ingiusto diventa giusto, e da nemico amico per
essere erede secondo la speranza della vita eterna. TESI I - La giustificazione non consiste nella sola imputazione estrinseci dei meriti di Gesù Cristo o nella osservanza dei divini comandamenti ma nella infusione fatta intrinsecamente della grazia santificante che inerisce permanentemente nell’anima e cancellando veramente i peccati, dispone prossimamente l’anima alla vita eterna. II - Con la grazia inoltre diventiamo partecipi della natura divina, figli adottivi di Dio ed eredi del Paradiso. E’ DI FEDE riguardo alla prima parte. Per la seconda parte pure E’ DI FEDE riguardo al consorzio con la divina natura, e alla filiazione adottiva. Riguardo invece agli effetti che ne derivano è dottrina. ALMENO TEOLOGICAMENTE CERTA Dice il Conc. di Trento: “Se alcuno dirà che gli uomini sono giustificati o dalla sola imputazione della giustizia di Cristo o dalla sola remissione dei peccati, esclusa la grazia e la carità, che si diffonda nei loro cuori per mezzo dello Spirito Santo e in essi inerisca, oppure ancora che la grazia, con la quale siamo giustificati sia soltanto un favore di Dio, sia scomunicato» (D. B. 821). E ancora: “Se alcuno avrà asserito che per la grazia di Gesù Cristo.., non viene tolto tutto ciò che ha ragione vera e propria di peccato, ma dica che quello viene soltanto radiato o non imputato sia scomunicato” (D. B. 792). Contro Baia è condannata la prop. 42 (D. B. 1042), che dice che la “giustizia consiste formalmente nella obbedienza dei Comandamenti”. SPIEGAZIONE: dalle definizioni risulta chiaro che nella giustificazione la grazia inerisce intrinsecamente e permanentemente nell’anima e quindi non è una sola imputazione dei meriti di Cristo lasciando realmente l’anima nel male, come vogliono i Luterani. Tutto ciò che ha ragione di peccato viene distrutto.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. L’A.T. oltre presentare Dio come
causa della giustizia e della salvezza dichiara espressa. mente che Egli
cancella i peccati: “Lavami dalla mia iniquità e
mondami dal mio peccato... mi laverai e sarò più bianco della neve..,
cancella tutte le mie iniquità” (Sal. 50).
B) - DALLA TRADIZIONE. S. Giustino aveva già incontrato
dei precursori del pensiero luterano, i quali trattavano del perdono dei
peccati come di una “non imputazione”: “Se si pente dei
peccati riceve da Dio la remissione dei peccati, ma non come voi vi
ingannate e altri simili a voi in questo, che dicono che anche se sono
peccatori purchè conoscano Dio, il Signore non imputa loro il peccato»
(Dial. cum Tryph. 141). La giustificazione degli adulti TESI - L’uomo adulto con la grazia eccitante e adiuvante di Dio, può e deve col suo libero arbitrio disporsi alla giustificazione non solo con la fede teologale, (la quale non è una semplice fiducia) ma ancora con la speranza, la carità e il pentimento dei peccati. E’ DI FEDE
contro i Luterani per i quali basta la sola fede o
fiducia per la giustificazione e non richiedono la cooperazione
dell’uomo.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA: “Senza la fede è i in possibile
piacere a Dio: poichè è necessario credere che Dio è, e che è
rimuneratore di quelli che si accostano a Lui” (Ebr. 9,6). Con
queste parole S. Paolo mostra espressamente che la fede
necessaria alla giustificazione, non è una semplice fiducia che siano
rimessi i peccati, ma la fede, virtù teologale, con la quale crediamo a
ciò che Dio ha rivelato (e S. Paolo con questa frase indica il minimo
indispensabile di verità da credersi da qualsiasi uomo per piacere a Dio
anche se non ha avuto una conoscenza più vasta della religione). Ma alla
fede vanno aggiunte altre virtù da praticarsi per libera corrispondenza
dell’uomo. Lo troviamo in molti passi dell’Antico Testamento, di
cui ne riportiamo uno: “Convertitevi a me... ed io mi convertirò a
voi» (Zac. 1,3).
B) - DAI PADRI. S. Gregorio Nisseno (In Eccl. hom. 8): “E
la fede senza le opere della giustizia non è sufficiente a salvare”.
Nel commento al Cantico dei Cantici enumera espressamente fra le
opere necessarie alla giustificazione il timore, la speranza,
la carità. UNA DIFFICOLTA’ presentata dai Luterani è più un pretesto che un vero ostacolo. Citano il testo di S. Paolo “Giudichiamo che l’uomo è giustificato per la fede senza le opere» (Rom. 3,38). Lutero nella sua tradizione aggiunge “per la sola fede”. Ora S. Paolo non ha mai messo questa esclusività, ma insiste qui ed in altri luoghi sulla necessità della fede. Alla frase opere va aggiunta la parola che segue e cioè della legge. L’Apostolo dichiara ciò contro coloro che volevano conservate le osservanze ebraiche ormai abolite nel perfezionamento portato da Gesù alla legge. Quindi per la giustificazione non si richiedono le opere della legge mosaica, ma la fede e le opere buone, come espressamente S. Paolo afferma in vari altri brani: “Darà a ciascuno secondo le sue opere.. - non gli ascoltatori della legge sono giusti presso Dio, ma coloro che compiranno la legge, saranno giustificati» (Rom. 2,6 ss.). Gradi di consapevolezza della grazia
I Luterani e i Calvinisti dicono che il grado di grazia è
in tutti uguale e che l’uomo con la fiducia può essere certo della sua
giustificazione. In particolare i Calvinisti affermano che la
fede e la grazia, una volta ricevute, non si perdono più, mentre i
Luterani dicono che si può perdere perdendo la fiducia. La grazia della giustificazione è in differente grado nelle diverse anime giuste e può aumentare. E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 799): “Ricevendo in noi la giustizia,
ciascuno secondo la misura che lo Spirito Santo divide ai singoli come
vuole e secondo la disposizione e la cooperazione propria di ciascuno...
Se alcuno dirà che la giustizia ricevuta non si possa conservare e anche
aumentare... per le buone opere, sia scomunicato”.
II
- La grazia della
giustificazione si può perdere con qualunque peccato mortale. III - Solo con una certezza morale intesa in senso largo si può sapere di essere giustificato, ma nessuno può esserne certo di certezza di fede o di scienza, senza una speciale rivelazione.
Il Conc. di Trento (Sess. VI) dice che ciascuno può temere della
sua grazia “non potendo nessuno sapere con certezza di fede cui non
possa sottostare il falso, di aver conseguito la grazia di Dio”.
CAPITOLO TERZO
Nella giustificazione vengono infuse nell’anima, insieme con la grazia,
le virtù e i doni dello Spirito Santo. Ne diamo perciò un breve cenno
per quello che riguarda la Teologia dogmatica, lasciando ciò che su
questo viene trattato più diffusamente nella Teologia morale e
ascetico-mistica. VIRTU’ SOPRANNATURALE è un abito operativo soprannaturale infuso da Dio che ordina e inclina l’anima verso Dio, come fine soprannaturale.
Si dice ABITO in quanto è una qualità, una disposizione
permanente. Anche nelle virtù naturali la ripetizione degli atti inclina
la volontà al bene naturale. È logico che per indirizzarsi a Dio, come
fine soprannaturale, non bastano le virtù naturali. Per questo le virtù
soprannaturali elevano le potenze dell’anima in modo che diventano
proporzionate per il raggiungimento del fine.
TEOLOGALI.
Esse sono: la FEDE, la SPERANZA, la CARITÀ.
LA SPERANZA
è la virtù
teologale per la quale con certissima fiducia confidiamo di poter
giungere al possesso di Dio nostro ultimo fine nella beatitudine eterna
e di ricevere le grazie necessarie per conseguirla.
L’oggetto formale
della
speranza è la bontà di Dio relativamente a noi che per le sue
promesse e i meriti del Redentore ci offre la beatitudine eterna.
LA CARITÀ
è la virtù teologica
per la quale amiamo Dio in sè stesso e Dio in noi e nel prossimo.
La carità si può perdere del tutto col peccato mortale, ma non si può
diminuire col peccato veniale, in quanto non impedisce il fine, ma i
mezzi che conducono al fine. Per questo il peccato veniale è un
ostacolo, specialmente in quanto può disporre al peccato mortale.
LE VIRTU’ CARDINALI.
Oltre le virtù teologali nella giustificazione vengono infuse nella
nostra anima le virtù morali di cui quattro si dicono cardinali,
perchè sono come il cardine, il fondamento da cui derivano le altre.
LA PRUDENZA
è la
virtù cardinale che ci inclina ad agire ragionevoln’zente e reflamente.
LE ALTRE VIRTU’ MORALI trovano come abbiamo detto, il loro fondamento
nelle cardinali. Ne enumeriamo alcune. I DONI DELLO SPIRITO SANTO I DONI DELLO SPIRITO SANTO sono certe perfezioni dell’uomo con le quali egli è messo nella disposizione di seguire bene l’istinto dello Spirito Santo. (S. Th. 1.0 2 ae. q. 68 a. 3).
I DONI SONO SETTE
e sono rammentati nelle Scrittura: (Is. 11, 2 s) “Riposerà sopra di
lui lo Spirito del Signore: spirito di sapienza e di intelletto, spirito
di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà e lo riempirà
lo spirito del timore del Signore
LA SCIENZA
illumina la
mente a giudicare rettamente delle cose create e specialmente ad
emettere l’atto di fede. L’ORDINE DI ECCELLENZA FRA VIRTÙ E DONI. Prima di tutte vengono le virtù teologali che hanno per oggetto Dio stesso, e fra queste la più grande è la carità (Cfr. S. Paolo, 1, Cor. 13, dove fa l’elogio di questa virtù); poi i doni che mettono l’uomo immediatamente sotto l’azione di Dio, e infine le virtù cardinali, con a capo la prudenza, che inclinano l’uomo ad agire soprannaturalmente.
I FRUTTI DELLO SPIRITO SANTO. L’albero, cresciuto con i succhi ricevuti
dalle radici, se è esposto ai raggi del sole e in clima adatto arriva a
produrre frutti belli per la vista e deliziosi al gusto. Così l’anima
cristiana alla luce e al calore dei doni dello Spirito Santo, produce
atti di virtù, da principio imperfetti, acerbi, penosi; poi maturi e
perfetti che fanno gustare un gaudio santo. Sono questi i frutti
dello Spirito Santo che si possono definire: “Ogni opera
virtuosa, compiuta con una certa perfezione, nella quale l’uomo trova
diletto spirituale”.
Merito
in genere, è il
diritto a un premio per un’opera moralmente buona. Condizioni del merito A) PER PARTE DELL’OPERANTE sono necessarie due cose:
1) Lo STATO DI VIA cioè l’uomo può meritare durante il viaggio su
questa terra. Colla morte cessa il tempo di meritare.
B) PER PARTE DELL’OPERA è necessario che sia: C) PER PARTE DI DIO è necessaria la positiva ordinazione, come abbiamo spiegato. L’esistenza del merito TESI - L’uomo giustificato, per grazia di Dio e per merito di Gesù Cristo, con le buone opere merita veramente l’aumento della grazia, la vita eterna e, se muore in grazia di Dio, il conseguimento della stessa vita eterna e ancora l’aumento di gloria. E’ DI FEDE
dal Conc. di Trento (D. B. 842) che si esprime con le parole
riportate nella tesi, premettendovi ancora che è scomunicato chi
dicesse: “che le opere buone del giustificato sono così doni di
Dio, da non essere pure buoni meriti dello stesso giustificato”.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. S. Paolo presenta la vita
eterna come una ricompensa data secondo la giustizia del giusto Giudice,
alle opere buone compiute dal giusto: “Ciascuno riceverà la
propria ricompensa secondo il proprio lavoro” (1, Cor. 3,8): «Ho
combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede, nel resto mi è
riposta la corona di giustizia, che il Signore GIUSTO Giudice,
ridarà non solo a me, ma a tutti coloro che amano la sua venuta” (2,
Tim. 4,7 ss.).
B) - DALLA TRADIZIONE. S. Ireneo (Ad. Haer. 6,37) sostiene
che la corona ci viene data per il nostro combattimento. A) - PER LA GRAZIA ATTUALE. I - E’ certo che l’uomo non può meritare per sé la prima grazia attuale nemmeno «de congruo”. II - E’ certo che l’uomo, anche in peccato, sotto l’influsso della grazia attuale, può meritare “de congruo” grazie attuali sia sufficienti che efficaci. III - Comunemente è ammesso che l’uomo giustificato può meritare “de condigno” grazie attuali sufficienti.
È una conseguenza che viene dalla definizione del Conc. di Trento
citata nella tesi precedente.
IV
- E’ certo che
l’uomo, anche giustificato, non può meritare “de condigno” la grazia
efficace in quanto tale. B) - PER LA GRAZIA ABITUALE.
I
- E’ certo che il
peccatore non può meritare «de condigno” la giustificazione, e cioè la
prima grazia abituale; la può però meritare “de congruo”.
II
- L’uomo
giustificato non può meritare “de condigno” la riparazione dopo lo
caduta; secondo i Tornisti non la può meritare nemmeno “de congruo”.
III
- E’ di fede che
l’uomo giusto può meritare “de condigno”, l’aumento della grazia
santificante, la vita eterna e l’aumento di gloria.
IV
- L’uomo
giustificato non può meritare né “de condigno» n “de congruo”, il
grande dono della perseveranza finale; lo può però impetrare da Dio con
la preghiera. C) - PER GLI ALTRI.
I
- Solo Cristo ha
potuto meritare “de condigno» le grazie per gli altri; l’uomo giusto le
può meritare «de congruo”. S. Tomaso (S. Th. I a 2ae q. 144 a. 6) ci insegna che l’uomo costituito nella grazia adempie la volontà di Dio, ed è conveniente (congruo) che per questa amicizia Dio compia la volontà dell’uomo per salvarne un altro, quantunque ci possa essere impedimento per parte di questi. Oltre a questo valore impetratorio dell’uomo giustificato per gli altri, si deve aggiungere pure il valore propiziatorio e satisfattorio, come abbiamo detto parlando della Comunione dei Santi. Conclusione
Abbiamo studiato le vie meravigliose della grazia. È la bontà infinita
di Dio che si accosta alla sua creatura per ricolmarla dei suoi doni più
grandi, per comunicarle la sua stessa vita. |