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PARTE TERZA
MARIOLOGIA
Alla CRIST0LOGIA e alla SOTERIOLOGIA segue, come logico
complemento e coronamento, la MARIOLOGIA.
Nei disegni divini infatti, Dio si è voluto servire di MARIA, per darci
GEStI, IL REDENTORE. Perciò essa è associata a Lui in un ordine tutto
particohre. Secondo quanto Dio ha stabilito, non è possibile parlare di
Gesù senza incontrare Maria, non è possibile incontrare Maria senza
essere indirizzati a Gesù. «In un unico e medesimo decreto furono
prestabiliti i primordi della Vergine colla Incarnazione della Divina
Sapienza”. Così Pio IX nella Enc. «Ineffabilis”. E
S. Pio X nella Enciclica “Ad dieni illum”: “Nelle
Scritture Sante ogni volta che si profeta della grazia futura in noi,
quasi altrettante è congiunto il Salvatore degli uomini con la sua
Santissima Madre”.
Questa intima unione di Maria con Gesù, misconosciuta dai Protestanti,
quasichè l’onore della Madre non ridondi nel Figlio, è messa in risalto
particolarissimo dai Teologi di oggi. L’incremento e lo studio della
Mariologia oggi, supera forse quello, pur così vivo, dei sec. XII, XIII.
Indubbiamente esso è più profondo dal lato scientifico, portando ad una
sintesi più unitaria la visione delle verità mariane.
In questi tempi, in cui il mondo, per il suo profondo decadimento, ha
maggior bisogno di Gesù, provvidenzialmente si sviluppa in modo più
intenso l’amore per Colei che la Divina Provvidenza scelse per dare Gesù
al mondo.
S. Bernardo
(Alcuni
attribuiscono questo inno a Venanzio Fortunato, ma senza
fondamento) riassume in una strofa di un suo celebre inno (le strofe
successive ne sono un commento) ciò che studieremo in Maria:
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“Ave, Maris
stella
Dei Mater alma
Atque semper Virgo
Felix coeli porta”. |
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“Ave, o
Stella del mare.
Alma Madre cli Dio
E sempre Vergine
Felice porta del Cielo”. |
Dopo il saluto alla Stella splendente della nostra vita, che si inizia
con le parole dell’Angelo, quando le annunziò che sarebbe diventata la
Madre di Dio, il Santo la chiama “Alma Madre di Dio”. È il punto
fondamentale della Mariologia, da cui derivano gli altri privilegi di
Maria. Sarà il nostro primo capitolo:
1 - MARIA MADRE DI DIO
Questo privilegio singolare è unito alla santità e agli altri
privilegi concessi alla Vergine-Maria.
Di qui il capitolo:
2
- I PRIVILEGI DI
MARIA
Conclude la strofa: “felice porta del cielo”. Dio si è voluto
servire di Maria per darci Gesù, autore della grazia. Noi entriamo
perciò nel cielo, dopo che per Gesù, mediante
3
- GLI UFFICI DI
MARIA
Questo studio, avvicinandoci più a Maria, ci porterà maggiormente a
Gesù.
“È pertanto ingiusta la critica e il rimprovero - per dirla con le
parole della Enc. “Fulgens Corona» di Pio XII, 8 Settembre 1953 -
che... non pochi cattolici e protestanti fanno alla nostra devozione per
la santa Vergine, come se sottraessimo qualche cosa al culto dovuto solo
a Dio e a Gesù Cristo. È vero invece che l’amore e la venerazione che
noi dedichiamo alla nostra Madre celeste ridonda senza dubbio in gloria
al suo divin Figlio, non soltanto perché tutte le grazie e i doni, anche
eccelsi, da Lui derivano come da prima fonte, ma anche perchè “i
genitori sono la gloria dei figli” (Prov. 17,6).
CAPITOLO PRIMO
MARIA MADRE DI DIO
Come nella Cristologia e Soteriologia il punto centrale è la Unione
Ipostatica del Verbo, così nella Mariologia la fonte e la
radice che è fondamento di tutti i privilegi di Maria è la sua divina
Maternità.
Su questa tesi perciò si incentra tutta la Mariologia (Alcuni
Teologi, come il BITTREMIEUX - De notione Divinae Maternitatis,
Lovanio 1924 e G. ROSCHINI, Mariologja, Milano 1942 pongono come
fondamento “Maria Madre di Dio e Socia di Dio Redentore”. A noi
sembra che enunciato il principio: «Maria Madre di Dio” sia già
detto tutto, perché Maria fu scelta a divenire Madre di Dio, perché
desse la carne umana al Verbo, fatto Uomo per redimerci, e già per
questo titolo aveva una parte tutta speciale alla sua Redenzione).
Quegli eretici che negarono la divinità di Gesù o la sua vera natura
umana, indirettamente negarono pure la divina maternità di Maria. Più
direttamente però la negò Nestorio, il quale ammise che Maria fu
Madre di quell’uomo nel quale inabitò il Verbo di Dio, avendo questo
eretico professato due persone in Gesù.
TESI
-
Maria è vera
Madre di Dio.
E’ DI FEDE
dal Conc. di Efeso dice che: (D. B. 113) “Se alcuno non confessa
che Dio è veramente Dio con noi e perciò la S. Vergine Madre di Dio, (in
greco Teotokos) sia scomunicato”.
Nello stesso senso si pronunciano i Concili di Costantinopoli Il e
III (D. B. 218 e 290) i quali specificano che non è nato da Lei “un
puro uomo, ma Dio Verbo Incarnato” “per opera dello Spirito Santo da
Maria Vergine propriamente e veramente Madre di Dio, secondo l’umanità”.
A queste parole fanno riscontro le espressioni dei Simboli. Basti
ricordare in quello Apostolico: “nacque da Maria Vergine”.
La Liturgia poi ricorda questa verità in innumerevoli passi.
Accenniamo solo all’Ave Maria e alle Litanie: “Madre di Dio» “Santa
Genitrice di Dio”.
La festa liturgica della Divina Maternità di Maria viene pure a
confermare questa verità. Essa fu istituita da Pio XI nel 1931
quindicesimo centenario del Conc. di Efeso.
PROVA A) - LA SCRITTURA. Maria Madre del Signore, Madre del
Cristo, che come abbiamo dimostrato è Dio fatto Uomo:
«Ecco concepirai nel seno, e darai alla luce un figlio cui darai nome
Gesù” (Lc. 1,31). I Magi “trovaronc il fanciullo con Maria sua
Madre” (Mt. 1,18). Elisabetta aveva detto a Maria:
«Che cosa è mai questo che venga da me la Madre del mio Signore?”
(Lc. 1,43).
Fra i presenti al Calvario stava “presso la Croce di Gesù Maria sua
Madre” (Gv. 19,25).
B) – LA TRADIZIONE oltre ai passi citati in principio dai
Concili e dai Simboli, porta il consenso unanime dei
Padri.
S. Ignazio dice che “Dio era dato alla luce da Maria” (Ad.
Eph. 7, 18).
S. Ireneo aggiunge: «Il Verbo esiste secondo la natura umana
da Maria” (Ad. Haer. 3, 16, 6)
Tertulliano: «La Vergine concepì e diede alla luce l’Emmanuele, Dio
con noi... Dio è nato” (De carne Christi 17).
Origene ha una simile espressione.
I Padri dei secoli successivi, parlando di Maria hanno familiare in
Oriente la frase: “Teotocos” (Madre di Dio) e fra i Latini “Madre
del Signore”.
C) - LA RAGIONE TEOLOGICA conferma la tesi. . madre colei da cui
per generazione nasce il figlio. E Maria, rimanendo sempre Vergine,
concepisce Gesù per opera dello Spirito Santo. Da Lei Gesù nasce. Dunque
è la vera Madre di Gesù.
Con questo non si deve intendere che genera la natura divina (sarebbe
un’eresia). Genera la natura umana: genera il Cristo che è Figlio di
Dio: dunque ugualmente è Madre di Dio.
L’essere concepito e nascere non si ferma alla natura, ma risale alla
persona. Anche nella nascita degli altri uomini la madre dà al suo
figlio la carne e il sangue e non l’anima. Pure
il nato è suo figlio interamente, appunto perchè è nata una persona.
Sublimità di questo dono
Questo dono fatto a Maria di diventare la Madre del Verbo
Incarnato supera ogni altra dignità eccetto l’Unione Ipostatica. Dice S.
Tomaso (1, q. 25 a. 6) “La Beata Vergine, per il fatto che è
Madre di Dio ha una dignità in qualche modo infinita, dal bene infinito
che è Dio”.
Infatti la dignità della divina Maternità appartiene prossimamente
all’ordine della Unione Ipostatica. La Vergine SS. dando la materia per
il Corpo SS.mo di Gesù, concependolo, dandolo alla luce, nutrendolo fu
come la causa strumentale della Unione Ipostatica.
Così per i disegni divini, Maria non solo supera la dignità e la
grandezza degli uomini ma ancora quella degli Angeli. Colla divina
Maternità, Maria viene ad avere, non solo la consanguineità con
Cristo, essendo sua vera Madre, ma ancora una affinità con tutta
la SS. Trinità. (S. Th. 3, q. 103, a. 4). Questa Figlia, oltre ogni modo
prediletta del PADRE partecipa della sua fecondità: il Padre genera il
Figlio nella eternità, Maria lo genera nella natura umana nel tempo.
È vera Madre del FIGLIO di Dio fatto Uomo e su di Lui acquista i
diritti di amore e di riverenza. Questi volontariamente si fa a Lei
obbediente.
Sposa dello SPIRITO SANTO, non in un senso materiale, ma nel
senso che per virtù di Lui, e non per opera umana, concepisce Gesù.
Essa viene chiamata ancora COMPLEMENTO di tutta la Trinità per le
opere ad extra, non certo perchè Dio abbia bisogno di qualche
complemento, ma perchè di fatto Dio l’ha scelta come strumento
per la Incarnazione. E strumento non inerte e passivo ma volontario
perchè accetta liberamente la volontà di Dio su di Lei e diventa
causa nel suo ordine cioè concausa con Dio della concezione e
della generazione del Cristo per la sua Umanità.
LA
PREDESTINAZIONE DI MARIA
è
unita in modo intimo alla predestinazione del Cristo.
Lasciando da parte la questione fra Scotisti e Tornisti se Maria
come il Cristo sia stata ordinata da Dio indipendente. mente (Scotisti)
o in conseguenza (Tornisti) del peccato originale, sta il fatto che Dio,
in un unico decreto, preordinò l’Incarnazione del Verbo per la
Redenzione del mondo e Maria come sua Madre, e Socia della Redenzione.
Quindi Dio predestinò per sua libera volontà e gratuitamente Maria ad
esser la Madre del Verbo Incarnato e di conseguenza la predestinò alla
grazia e alla gloria che seguono questo singolare privilegio.
CAPITOLO SECONDO
I PRIVILEGI DI MARIA
Come conseguenza della divina Maternità deriva che Dio adornò la Vergine
SS.ma di singolari privilegi. Primo di tutti le diede una
santificazione negativa per cui non permise che in Lei fosse mai
nemmeno l’ombra del peccato; inoltre le diede una santificazione
positiva facendola piena di grazia e ornandola di ogni virtù.
L’IMMACOLATA
CONCEZIONE
TESI - La Beata Vergine, per singolare grazia e privilegio di Dio
onnipotente, fu preservata immune da qualsiasi macchia di peccato
originale, fin dal primo istante della sua concezione per intuito dei
meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano.
E’ DI FEDE
dalla Bolla “Ineffabilis” (Pio IX, 8 dicembre 1854) che
riporta le parole espresse nella tesi dicendole “dottrina rivelata da
Dio e perciò da credersi da tutti i fedeli permanentemente e
costantemente” (D. B. 1641).
SPIEGAZIONE: Questa verità, creduta costantemente dalla Chiesa nei sec.
XII - XIV era rimasta oscurata presso alcuni Teologi latini. Vari
scolastici pensarono che ammettendo l’immunità dal peccato fino dal
primo istante del concepimento, sarebbero andati contro al dogma della
universalità del peccato originale e della Redenzione.
La Chiesa nella sua definizione espressamente fa vedere che non vi è
contrasto fra le due verità. Anche la Madonna è stata Redenta, ma in
modo preservativo, vale a dire non dopo avere avuto il peccato
originale; bensì ne viene preservata per intuito dei meriti di
Gesù.
Fino dai primo istante della sua Concezione, e cioè fino dal
primo momento in cui Dio creava la sua anima e la infondeva nel suo
corpo, vale a dire fino dal primo istante della sua esistenza. Mai
perciò è stata macchiata dalla colpa.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. La Chiesa non definisce co me
contenute nella Rivelazione le verità rivelate virtualmente, ma
solo quelle che siano rivelate almeno implicitamente. La
Scrittura parla oscuramente di queste verità. Però come dicemmo, la
Rivelazione non è contenuta solo nella Scrittura, ma anche nella
Tradizione e perciò dobbiamo tenere presente anche questa.
Inoltre è la Chiesa che, colla sua infallibilità, può dirci se una
verità è contenuta o no nella Rivelazione.
La Scrittura, dunque, nel Protoevangelo dice: “Porrò
inimicizia fra te la donna, fra la tua discendenza e la discendenza di
Lei, essa ti schiaccerà la testa” (Gn. 3-15). Il testo ebraico dice:
“Egli” cioè Gesù ti schiaccerà. Ma sia che si prenda una
traduzione o l’altra il senso è che la Vergine avrebbe schiacciato la
testa al serpente diventando la Madre del Salvatore. Questa vittoria
però non sarebbe stata completa se Maria anche per un solo istante fosse
stata schiava del serpente per il peccato. La Bolla “Ineffabilis”
afferma che con questo oracolo è apertamente annunziato il Redentore del
genere umano “e designata la Beatissima Vergine Maria Madre di Lui”.
Sono pure una dimostrazione le parole dell’Angelo: “Ave, o piena di
grazia, il Signore è con te” Le. 1,28). Di questa
grazia non ci sarebbe stata la pienezza e la completezza, se Maria non
fosse stata immune dal peccato fino dal primo istante della sua
Concezione.
Che questo testo debba essere interpretato così, a differenza di altri
testi simili (per es. “Stefano pieno di grazia” (Atti 6,8) ce lo
dice la Chiesa nella stessa Bolla che “con questo singolare e
solenne saluto non mai udito altra volta è mostrato che la Madre di Dio
è stata la sede di tutte le grazie divine ed è stata adornata di tutti i
carismi dello Spirito Divino anzi degli stessi carismi quasi infinito
tesoro e abisso inenarrabile, cosicchè non fu mai soggetta alla
maledizione, partecipe insieme col Figlio dalla perpetua
benedizione, sì da meritare di udire da Elisabetta, mossa dal divino
Spirito: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del ventre
tuo» (Lc. 1, 42).
Dunque, anche questo ultimo testo dimostra l’Immacolata Concezione.
B) - DALLA TRADIZIONE. Nonostante l’oscuramento avuto per parte
di alcuni Teologi riguardo a questa verità, si può dire ugualmente che
la Tradizione sia colla voce dei PURI, sia colla
LITURGIA, come col COMUNE SENSO dei fedeli è stata sempre
unanime e universale.
S. Giustino
(Dial. cum Tryph.
100 e 141), S. Ireneo (Adv. Haer. 1,3,22), Tertulliano (De
carne Christi 17), S. Efrem (Serm. 4) fanno un confronto fra
Eva e Maria dicendo che come l’una
era senza peccato prima dell’incontro col serpente, così Maria è stata
sempre senza peccato.
S. Ambrogio (In Ps. 118,36,42): “Maria è vergine incorrotta,
vergine per la grazia, integra da ogni macchia di peccato”.
S. Agostino (De Nat. et gratia 36,42), afferma che appunto perchè
Madre di Dio è “eccettuata dai peccati” e “consta che non ha
mai avuto alcun peccato”.
Molti Padri parlano di Maria, la chiamano “purissima sotto tutti gli
aspetti”; “Immacolata, illibata fondamentalmente; tutta Santa;
pura da ogni macchia, sola santa, sola immacolata, più pura degli
Angeli, sola innocente”.
Queste frasi, e moltissime altre, fanno vedere la fede unanime sulla
verità della Immacolata Concezione. Persino gli SCISMATICI Greci e Russi
continuarono a professare la fede in questa verità e ne celebrarono la
festa, come si celebrava già nella Chiesa Cattolica, fin da prima della
loro separazione. Questo ci mostra il pensiero e la voce della più
antica Liturgia.
Alcuni PAPI, come Sisto IV e Alessandro VII (D. B. 734,
1000), proibirono di parlare contro questa dottrina.
Il Conc. di Trento (D. B. 792), dichiarò solennemente che il
decreto del peccato originale non comprendeva la Vergine SS.ma.
Quando Pio IX definì il dogma, i Vescovi di tutto il mondo, gli
Ordini Religiosi, i Sovrani gliene avevano rivolto supplica, segno
evidente del pensiero comune di tutta la Chiesa.
C) - LA RAGIONE TEOLOGICA spiega la convenienza di questa verità.
celebre la frase di Guglielmo de Ware presunto maestro di Duns
Scoto, il quale dimostra la possibilità e la convenienza dal punto
di vista speculativo: “(Dio) lo potè, era conveniente, dunque lo
fece”.
Era conveniente per l’affinità di Maria verso la SS. Trinità che aveva
scelto Maria per Madre del Verbo e perciò l’aveva scelta tutta santa.
“Era conveniente - dice la “Ineffabilis” - che
l’Unigenito... sulla terra avesse una Madre cui non fosse mancato mai lo
splendore della santità”. Inoltre Colei che sarebbe la
Cooperatrice nella Redenzione non doveva mai essere stata soggetta
al demonio.
Maria immune dal
peccato attuale e dalla concupiscenza
Dal Dogma della Immacolata Concezione deriva come conseguenza che Maria
fu immune dalla concupiscenza. Infatti tolta la causa viene tolto pure
l’effetto, e la concupiscenza ha per fornite il peccato originale.
Maria, essendone immune, era immune da questa.
Così le stesse ragioni per cui Maria fu pura e Immacolata fino dalla sua
Concezione, sono valide, perchè in Lei non fosse mai nemmeno nessuna
macchia di peccato attuale, né mortale, nè veniale.
Lo definisce il Conc. di Trento (D. B. 833) quando dice che nessuno
può per tutta la vita evitare ogni peccato veniale “se non per uno
speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa per la B. Vergine.
LA SANTITA’ POSITIVA
DI MARIA
La Madonna non fu santa solo per la immunità da ogni peccato, ma ancora
per l’esercizio sublime di ogni virtù.
Presenteremo le doti della sua santità in alcune proposizioni.
I -
Maria nel primo istante della sua Concezione ricevé più grazia che i
singoli uomini o Angeli nella loro prima santificazione.
È CERTO
Questa proposizione si ferma a considerare la santità iniziale di fronte
ad ogni singola creatura. facile vederne la verità, poichè Dio dà la
grazia proporzionata alla dignità e alla missione di ciascuno. Ora a
nessuno Dio ha dato la dignità di essere Madre del Verbo, se non a
Maria: dunque la grazia data a Maria, supera quella di qualsiasi
creatura.
Del resto i passi scritturali precedentemente portati indicano solo
Maria come “piena di grazia”, “benedetta fra le donne”.
La bolla “Ineffabilis”, conferma questo dicendo: “Essa
di lungo al dì sopra di tutti gli spiriti Angelici e di tutti i Santi
accumulò così meravigliosamente l’abbondanza dei carismi celesti presi
dal tesoro della divinità”.
II
- Maria in
principio ebbe maggiore grazia di tutte le creature insieme.
Infatti la sua dignità di Madre di Dio e di Corredentrice è così
alta che supera la dignità di ogni creatura. Tutte le creature messe
insieme non arrivano certo a questa dignità. Solo in Maria Dio ha scelto
la creatura che doveva divenire Madre del Verbo. Dunque l’amore di Dio
verso di Lei è così grande da averla arricchita di grazie maggiori che a
tutte le altre creature messe insieme.
III
-
Maria, anche
compiuta la sua santificazione, ha maggiore grazia di tutti gli uomini e
Angeli insieme.
E’ SENTENZA ALMENO
PROBABILE
La enunzia, fra gli altri il Suarez (De mysteriis vitae Christi)
e il Parente (op. cit.) dicendo che “considerata sempre
l’infinita dignità della Madre di Dio, si può ritenere, almeno piamente”.
A noi sembra che questa proposizione sia una logica conseguenza della
precedente. Infatti se Maria aveva questa santità in principio, non si
può dubitare che essa non abbia corrisposto a ogni grazia attuale in
modo perfetto, come stiamo per dire. Con questa piena corrispondenza la
SS. Vergine ha avuto continuamente nella sua vita un aumento di grazia
proporzionalmente maggiore agli uomini, sia per la intensità maggiore
agli altri nel corrispondere, sia per il maggiore merito
possedendo già una grazia più grande.
IV
- La grazia
conferita a Maria ricevé aumento durante la sua vita.
La grazia che riceve Maria nella creazione fu piena e perfetta
relativamente al suo stato e alla sua altissima missione. Tuttavia non
era infinita e perciò durante il pellegrinaggio terreno poteva
aumentare. Di fatto fu aumentata sotto due aspetti: 1) ex opere
operato 2) ex opere operantis (Per il significato di queste
due espressioni tecniche vedi il trattato dei Sacramenti).
1) - ex opere operato:
a) divenendo la Madre del Verbo.
b) ricevendo alcuni Sacramenti. Probabilmente ricevè il Battesimo,
non per cancellare il peccato originale che non aveva, ma come
segno dei Membri della Chiesa. Ricevette pure la SS. Eucarestia;
i doni dello Spirito Santo nella Pentecoste.
2) - ex opere operantis:
a) coi suoi atti meritori che certo furono moltissimi e
ferventissimi, in cui da notarsi come sommamente meritoria b) la sua
partecipazione alla Passione di Gesù.
La pienezza di ogni grazia e di santità comporta con sè l’infusione
delle virtù teologiche e morali e i doni dello Spirito Santo (Cfr. S.
Th. 3. q. 7).
La maggior parte dei Teologi ritengono che Maria avesse il privilegio
della impeccabilità, non però intrinsecamente come Gesù per
la sua natura, ma estrinsecamente e moralmente, e cioè per la grazia
datale da Dio per la sua divina Maternità, non poteva peccare, senza che
però fosse priva della libertà e quindi del merito.
Alcuni Teologi, ma solo come probabilità, attribuiscono a Maria la
visione beatifica in questa vita permanentemente o almeno in alcuni
periodi.
LA PERFETTA
VERGINITA’ DI MARIA
Fra i
privilegi prodigiosi di Maria, vi è senza dubbio, la sua Verginità. Gli
avversari, di questa dottrina sono specialmente i Giudei i quali
scrissero nel Talmud che Gesù era nato da una adultera, Cerinto, gli
Ebioniti e i Protestanti.
TESI
-
Maria fu sempre
Vergine prima, durante e dopo il parto.
E’ DI FEDE
dai Simboli: “... nacque da Maria Vergine”, e
dall’ordinario ed universale Magistero della Chiesa in cui notiamo una
lettera del Papa S. Siricio (392) ove si legge che Gesù “è
nato per mezzo della Vergine”.
Il Conc. Laterano (649) (D. B. 256) condanna coloro che non
confessano che “Maria è sempre Vergine e Immacolata... concependo dallo
Spirito Santo, dando alla luce incorruttibilmente, permanendo
indissolubilmente la sua Verginità dopo il parto”.
Paolo IV nella Cost. “Cum quorundam” (1555) (D. B. 993)
condanna chi nega che Maria “sia rimasta sempre nell’integrità della
Verginità cioè prima del parto, nel parto e perpetuamente dopo il
parto”.
PROVA A) - DALLA SCRITTURA. PRIMA DEL PARTO: S. Luca (1, 26-27)
ci dice: «Fu mandato l’Angelo Gabriele da Dio, in una cittadina di
Galilea di nome Nazareth, a una Vergine promessa sposa ad un uomo di
nome Giuseppe della casa di David, e il nome della VERGINE
era Maria”. Alla domanda di Lei, l’Angelo la rassicura: “Lo
Spirito Santo sopravverrà in te e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà”
(Lc. 1,35) (Benché Gesù sia stato concepito per opera dello Spirito
Santo, non si può dire che Questi sia Padre di Gesù, perché non
partecipò al Corpo di Gesù qualche cosa della sua sostanza, ma fu solo
la sua causa operativa. - Giuseppe fu solo Padre «Putativo a,
cioè creduto Padre. Egli fu vero Sposo Purissimo di Maria vivendo sempre
castissimamente e di questo sposalizio Dio si servì per nascondere agli
occhi del mondo che non poteva capire il prodigio operato in Maria, per
il bene ed il sostegno di Maria e del Bambino. In caso contrario questi
sarebbe stato considerato illegittimo).
NEL PARTO:
Isaia (7-14) aveva annunziato: «Ecco che una Vergine concepirà e darà
alla luce un figlio e chiamerà il suo nome Dio con noi”. Il Profeta
indica questo ad Acaz non come un avvenimento naturale, ma come
un segno prodigioso. Le stesse parole le richiama il Vangelo come un
adempimento quando l’Angelo conforta Giuseppe che, “prima di vivere
insieme” si accorge della sua maternità. Gli dice infatti: “ciò
che in Essa E’ NATO è dallo Spirito Santo» (Mt. 1, 18-20).
Il riscontro alla profezia di Isaia che, cioè non solo concepirà
ma che darà alla luce verginalmente il figlio si nota ancora nella
descrizione della Natività, dove pur non essendo detto espressamente
della Verginità, il racconto fa vedere che tutto avviene in un modo ben
differente da quello che succede nelle nascite ordinarie: “Diede alla
luce il suo Figlio primogenito e lo avvolse nei panni e lo depose nel
presepio a (Lc. 2, 7).
Dopo IL PARTO: il profeta Ezechiele (44,2), aveva
annunciato: «Questa porta sarà chiusa» e continua dicendo che
nessuno uscirà di dove era uscito il Signore.
I Padri deducono pure dalle parole di Maria all’Angelo:
«Come avverrà questo che non conosco uomo? a (Mt. 1, 19) che essa
avesse fatto voto della sua verginità e certamente lo osservò
fedelmente. E poi sulla Croce Gesù non la avrebbe affidata a Giovanni se
ci fossero stati altri fratelli. Cade così anche l’obiezione di coloro
che negano la verginità dopo il parto basandosi sulle parole: “diede
alla luce il suo Figlio primogenito” (Lc. 2, 7) e le altre:
«prima che vivessero insieme” (Mt. 1, 18).
Primogenito indica il primo figlio venuto alla luce. Anche oggi,
appena nato il primo bambino in una famiglia si dice: è nato il
«primogenito» pur essendo ancora l’unico figlio, e questa espressione
era anche più usata dagli Ebrei per gli speciali diritti e doveri che
aveva il primo figlio. Essa indicava semplicemente che nessun altro
figlio era nato prima.
L’aver detto poi: “...prima che vivessero insieme >, non
significava che successivamente convivessero in questa maniera, ma
l’Evangelista vuol dimostrare che ciò non era avvenuto neppure quando si
notarono in Maria i segni della Maternità.
Per l’altra frase del Vangelo: “fratelli di Gesù a, tutti gli
esegeti dicono che nel costume ebraico si chiamano fratelli pure i
cugini e altri congiunti.
B) - DALLA TRADIZIONE. Le testimonianze dei Padri sono
innumerevoli e tutte si concentrano sulla parola: “aeipartenos” (=
sempre vergine). Così S. Ignazio (Ad Sm. 1,1), Aristide
(Apol. 15), S. Ireneo (Adv. Haer. 1,10), S. Efrem (Hymn.
B. M. 18,20).
S. Ambrogio (De Incar. 6,54) afferma che “al dì sopra delle
condizioni umane, Vergine concepì, Vergine generò”.
S. Epifanio (Adv. Haer. 78,6) dice che non si può pronunciare il
nome di Maria senza aggiungerci “Vergine”, nè mai si potrà
cambiare.
S. Agostino (Serm. 168) la chiama: «Vergine concependo,
Vergine dando alla luce... Vergine sempre”.
C) - RAGIONE TEOLOGICA. S. Tomaso (S. Th. 3 q. 28
a. 1) ne indica la convenienza per la dignità del Padre, che è
solo Padre del Verbo; per la impeccabilità e dignità del
Cristo, generato nel tempo senza nessuna imperfezione.
ASSUNZIONE Dl MARIA
AL CIELO
TESI
-
L’immacolata
sempre Vergine Maria Madre di Dio, compiuto il corso della vita terrena
è stata assunta alla gloria celeste in corpo e anima.
E’ DI FEDE
dalla definizione di Pio XII il 1 Novembre 1950, riportata dalla
Costituzione “Munificentissimus Deus” con le parole con cui
abbiamo espresso la tesi.
SPIEGAZIONE - La «Munificentissimus Deus» dopo aver detto del
consenso unanime della Chiesa docente nella definizione di questo dogma,
ne traccia la storia e dice che il suo fondamento ultimo è nella
Scrittura.
Questa precisazione è importantissima, perchè ci ricorda, che certi
punti oscuri della S. Scrittura possono contenere delle verità che
sfuggono alla indagine dei singoli, mentre la Chiesa soltanto, col suo
Magistero infallibile può dircene il vero significato. Essa sola è
l’interprete autentica della Rivelazione. Del resto S. Agostino diceva:
«Non crederei al Vangelo, se non me lo insegnasse l’autorità della
Chiesa”.
ASSUNTA IN ANIMA E
CORPO.
Come Gesù, Maria è entrata in Cielo in anima e corpo, ma mentre Gesù vi
ascese per sua propria virtù, Maria vi è stata assunta, cioè
presa e innalzata.
COMPIUTO IL CORSO
DELLA VITA TERRENA.
La Chiesa ha definito
che Maria è stata assunta in cielo anima e corpo subito dopo il terreno
pellegrinaggio, mentre i buoni se salgono al cielo coll’anima dopo la
morte, vi saliranno col corpo alla RESURREZIONE finale. La Chiesa però
non si è voluta pronunciare se Maria sia morta o no, quindi questo fatto
è lasciato ancora allo studio dei Teologi. Molti, come Lèpicier,
Janssen, Roschini sostengono con motivi di convenienza la sua
impassibilità e immortalità. A noi piace schierarci cogli altri, sia
perchè e Liturgia e Tradizione sembrano appoggiare di più
il fatto della dormizione di Maria, sia perchè “congiunta
al Cristo dalla eternità con un unico e medesimo decreto, generosa socia
del divin Redentore” (Cost. cit.), come Gesù, ha offerto a Dio
l’immolazione della sua vita. La sua morte non è avvenuta per una
malattia, ma per un atto di intenso amore per unirsi totalmente al
Figlio nel Cielo.
PROVA: A) - LA TRADIZIONE. A differenza delle altre Tesi,
cominciamo da questa considerando la Chiesa le prove scritturali come
“fondamento ultimo”. - La riscontriamo nei:
1) - MONUMENTI E TITOLI dedicati all’Assunta. Fino dai primi tempi si
dedicano a Maria Assunta, Chiese, immagini, monumenti; a Lei si
intitolano Congregazioni approvate dalla Chiesa, si raccomanda il
Rosario dove il penultimo mistero ricorda questa verità.
2) - LITURGIA. La festa della Dormizione e della Assunzione
viene celebrata fino dai primi tempi, non solo in Occidente, ma
anche in Oriente.
3) - PADRI E DOTTORI. I santi Padri e grandi Dottori, dice la Cost.,
parlano al popolo nei discorsi e Omelie in questa festa, non come di una
cosa detta da loro.., ma come dottrina già nota a tutti i fedeli.
S. Giovanni Damasceno (+ 749) (Encom. in dormit. hom. 2,14) dice
“occorreva che Colei che nel parto aveva conservato la verginità
conservasse il suo corpo incorrotto dopo la morte”. E continua con
insistenza con altri confronti nella vita terrena di Maria a dire che “occorreva
che dimorasse nei divini tabernacoli... che contemplasse il Figlio”
nel cielo.
S. Germano (+ 733) (In S. Dei Genitricis Dormitione Sermo 1):
«...il corpo verginale tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio
fosse libero dal dissolvimento in polvere: immutato, in quanto umano,
alla vita eccelsa della incorruttibilità; e vivo e gloriosissimo,
incolume e partecipe della vita perfetta”.
La costituzione passa poi a citare le frasi dei Dottori successivi ancora
più espliciti e precisi nel dichiarare questa verità.
4) - Da tutto il mondo cattolico, i Vescovi, gli Ordini religiosi, le
Università, in coro unanime hanno chiesto al S. Padre ha
definizione.
B) - DALLA SCRITTURA. I Padri e i Teologi hanno attinto le loro
considerazioni dalla Scrittura. Il Protoevangelo e quei passi che
mostrano l’Immacolata Concezione, indicano pure la Assunzione,
come completa vittoria e trionfo della Vergine su Satana.
Come Cristo risuscitò e ascese al cielo, così Maria dovette essere
glorificata nel suo corpo secondo le parole di S. Paolo Cor. 15,54): “Quando
ciò che è mortale avrà vestito l’immortalità, allora sarà compiuto il
detto che è stato scritto: è stata presa la morte nella vittoria”,
Maria “è la donna vestita di sole con la luna sotto ai suoi piedi e
sul capo una corona di dodici stelle” che è madre di Colui che “reggerà
i popoli con ferreo scettro” e «sconfiggerà il dragone” e a
Lei “sono state date due ali dì aquila» (Ap. 12,1 s.). Gli
Esegeti moderni riferiscono questo passo a Maria e simbolicamente alla
Chiesa. La “Munificentissimus» lo cita, pur non portandolo come
prova della Assunzione, come avevano fatto alcuni Scolastici.
C) - LA COSTITUZIONE stessa riassume che Maria “come ha
riportato un pieno trionfo dai peccato e dalle sue conseguenze, così
sarà conservata immune dalla corruzione del sepolcro, e così, come già
il suo Figlio, vinta la morte, sarà trasportàta in corpo ed anima alla
suprema gloria del cielo, dove splenderà Regina alla destra del Figlio
Re immortale dei secoli”.
L’Assunzione, dunque, è logica conseguenza dei privilegi dati a Maria
per la sua divina Maternità e associazione al Cristo. Maria dovette
essere «la generosa socia del Divin Redentore” per combattere
insieme con Lui, e, come Lui entrare anima e corpo nella gloria celeste.
CAPITOLO TERZO
UFFICI DI MARIA
Se la Incarnazione e Redenzione è avvenuta “per noi uomini e per la
nostra salvezza”, Colei che in modo particolarissimo è congiunta al
Verbo:, ha particolari uffici e missioni verso di noi.
LA MATERNITA’
SPIRITUALE DI MARIA
MARIA è madre
spirituale di tutti gli uomini, sia per motivo della sua divina
Maternità, sia per positiva ordinazione di Dio.
Figlio è colui che riceve la vita da altri. Gli uomini hanno ricevuto la
vita della grazia per la Redenzione operata da Gesù. Egli solo ne è la
causa principale. Però Maria è Colei che è stata scelta da Dio per darci
il Cristo. Dunque è causa della nostra rigenerazione, sia pure
dipendentemente da Cristo, quindi causa secondaria ed esemplare.
Cristo si ha meritato de condigno e cioè per diritto, Maria
ci ha meritato de congruo e cioè per convenienza fatta di Lei da
Dio.
Ciò si desume:
A) - PER LA DOTTRINA DEL CORPO MISTICO. Maria divenendo vera
Madre di Dio, Madre del CAPO del Corpo Mistico, è Madre pure di tutte le
MEMBRA.
S. Pio X, nella Enc. “Ad diem illum” (2 Febbr. 1904):
dopo aver ricordato che tutti siamo una sola cosa nel Cristo e che la
Vergine concepì il Figlio non solo perchè fosse fatto Uomo prendendo da
Lei la natura umana, ma ancora per essere, per mezzo di quella natura
assunta, Salvatore degli uomini, conclude: “Nell’unico e medesimo
seno della castissima Madre di Cristo e assunse per sè la carne e
aggiunse insieme il corpo spirituale, cioè accresciuto da quelli che
avrebbero creduto in Lui... È perciò, per ragione spirituale e mistica
che noi ci diciamo figli di Maria ed Essa è Madre di noi tutti”.
B) - PER LA DONAZIONE FATTA SULLA CROCE. Gesù morendo
aveva detto a Giovanni: “Ecco tua Madre”. La Tradizione,
a cominciare da Origene intende queste parole con estensione
a tutti gli uomini. Quindi una precisa disposizione di Gesù ce
la dà per Madre.
C) - PER PARALLELO FATTO FRA EVA E MARIA. Questo argomento si
collega strettamente a quello del “Corpo Mistico”; ma lo
indichiamo a parte perchè è il ritornello che risuona in tutta la
patrologia. Come la disobbedienza di Eva procura la morte in tutti i
discendenti, così l’obbedienza di Maria col suo “fiat» il giorno della
Incarnazione ci ridona la vita. Eva è la madre dei morti, Maria è la
madre dei viventi. “Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti
rivivono di nuovo” (1 Cor. 15,52).
Ma Adamo ha avuto in Eva la cooperatrice al suo peccato; Gesù ha in
Maria Colei che gli dà umana carne per essere il nostro Salvatore.
MARIA CORREDENTRICE
Su questo titolo molto hanno discusso i Teologi. Oggi però è stato usato
ripetutamente in documenti Pontifici. Resta tuttavia da determinare
l’esatto significato.
Maria è
Corredentrice, e cioè, Cooperatrice nella Redenzione di Cristo.
Anche per questo titolo dobbiamo dire subito che Maria ha cooperato alla
Redenzione degli uomini in modo secondario e dipendentemente da
Cristo. Egli ha soddisfatto e meritato de condigno; Maria de
congruo.
Maria stessa è stata redenta in modo preservativo, per intuito
dei meriti di Gesù. L’argomento desunto dalla Scrittura
si può riassumere in due punti:
A) - L’accettazione di Maria a divenire Madre del Salvatore.
Quando Maria ebbe saputo dall’Angelo che doveva diventare Madre di
Gesù, cioè del Salvatore, diede il suo assenso associandosi così alla
sua opera redentiva: “Ecco l’Ancella del Signore, si faccia dì me
secondo la tua parola” (Lc. 1,38). chiaro che Dio per salvarci
avrebbe potuto fare in modo differente, senza servirsi dell’opera di
Maria, ma sta il fatto che nei disegni eterni, “in un unico e
medesimo decreto” ha voluto il Figlio e la Madre. Nella presente
economia abbiamo Gesù perchè è nato da Maria, che liberamente acconsentì
di diventare Madre. La sua consociazione col Figlio l’abbiamo già veduta
nel Protoevangelo, nella Profezia di Isaia, e nella
Annunciazione.
B) - LA SUA OFFERTA SUL CALVARIO. Qui viene associata all’opera
redentiva coi suoi dolori secondo la profezia di Simeone “la tua
stessa anima sarà trafitta dalla spada» (Lc. 2,35). Ancora
volontariamente stando ai piedi della Croce rinnova il suo consenso e la
sua offerta, perchè il Figlio si immoli per la Redenzione degli uomini,
e insieme offre sè stessa, come vittima unita e dipendente dal Cristo,
per la nostra salvezza.
C) - LA TRADIZIONE, si collega a questi due concetti. S.
Ireneo (Adv. Haer, 3,22,4) dice che come Eva “disobbedendo si è
fatta per sè e per tutto il genere umano causa di morte, così Maria..,
obbedendo si è fatta per sè e per tutto il genere umano causa di
salvezza”.
S. Agostino (De agone Christiano, 122,24) argomenta che come per
causa di una donna era venuta la morte, così per una donna la vita
«affinchè da tutte e due le nature, femminile e maschile il diavolo
fosse tormentato, vinto”.
S. Girolamo (De Cust. Virg. 208,4) dice: «la morte per Eva, la
vita per Maria”.
D) - I RECENTI DOCUMENTI PONTIFICI: S. Pio X nella Encicl.
citata afferma che “l’ufficio di Maria fu di custodire l’Ostia, di
nutrirla, di porla sull’altare”; e dopo aver notato di non
voler attribuire affatto a Maria la potenza di “produrre una
grazia soprannaturale, ciò che appartiene solo a Dio”
conclude: “tuttavia Essa, poichè è al di sopra di tutti nella
grazia e nella congiunzione a Cristo e da Cristo scelta nell’opera della
salvezza umana, ci merita “de congruo”... ciò che
il Cristo ci meritò “de condigno”.
Benedetto XV (22 marzo 1918) più chiaramente dice: “Così
col Figlio paziente e moriente, Ella patì e quasi morì; quanto era da
Lei immolò il Figlio così che può dirsi giustamente che redense col
Cristo il genere umano”.
CONCLUDENDO:
Alcuni Teologi, fra cui la Scuola di Lovanio, dicono che Maria è “concausa” della Redenzione e cioè prese parte
attiva e immediata all’atto redentivo, logicamente come causa
secondaria dipendente e de congruo.
Molti altri si oppongono a questa sentenza pensando che essendo
Cristo “l’unico Mediatore» ed avendo operato una Redenzione
sovrabbondante, ne resta l’unica e assoluta causa.
Ci sembra però che la sentenza della Scuola di Lovanio possa
conciliarsi in questo punto. La cooperazione di Maria non è un
complemento quasi chè la Redenzione mancasse di qualche cosa, ma una
«accettazione» della bontà infinita del Signore, il Quale elevando
una creatura alla infinita dignità di Madre di Dio, come per Lei ci ha
dato il Verbo così ha voluto aggiungere Lei come causa secondaria e
dipendente “de congruo” alla soddisfazione e al merito
“de condigno” già equivalenti e sovrabbondanti del Figlio.
Le due sentenze
Per capire meglio queste due sentenze, è bene vedere alcune distinzioni:
LA REDENZIONE, cioè la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del
peccato, per mezzo del Sacrificio dell’Uomo-Dio, unico Mediatore e
Redentore tra Dio e gli uomini, si suoi dividere in Redenzione
oggettiva e soggettiva.
Accanto a Cristo Mediatore e Redentore, si colloca Maria, Mediatrice e
Corredentrice, per quella cooperazione che Essa ha dato al Figlio nel
riscatto del genere umano.
Ma quale posto Essa precisamente occupa in questa Cooperazione alla
Redenzione?
E fuori di qualunque discussione che in senso principale ed
assoluto unico Mediatore e Redentore è Gesù. Maria è Mediatrice e
Corredentrice in senso secondario e subordinato al Cristo; però
di fronte a tutte le altre creature è stata scelta da Dio come “alma
Socia del Redentore» in un senso distinto e unico come
non si riscontra in nessun’altra creatura.
Già per questo MARIA SI TROVA IN UN ORDINE TUTTO SUO
PARTICOLARE distinto da quello di Cristo, ma distinto ancora da
quello di qualsiasi creatura.
Ma continuiamo nell’esame delle distinzioni:
La cooperazione che una creatura può dare alla Redenzione si divide in
IMPROPRIAMENTE DETTA, come quella data da S. Gai seppe, dagli
Apostoli, da tutti i membri di Cristo, che lavorano, pregano, offrono,
per la salvezza delle anime; e PROPRIAMENTE DETTA che è la
cooperazione data unicamente da Maria.
Fin qui tutti i Teologi si trovano d’accordo. Ma vi è un’ultima
distinzione in cui si dividono le due sentenze.
La cooperazione di Maria alla Redenzione oggettiva si distingue in
REMOTA o INDIRETTA e MATERIALE, oppure PROSSIMA,
DIRETTA E FORMALE.
LA PRIMA SENTENZA dice una partecipazione lontana alla Redenzione
oggettiva del Cristo non tanto però quanto vogliono i protestanti i
quali pongono Maria nella stessa linea degli antenati di Cristo, colla
sola differenza che essa coopera più da vicino di loro, in quanto Madre.
Secondo questa sentenza Maria non può essere detta in senso proprio
Correndentrice, ma unicamente in quanto diede il suo consenso alla
Incarnazione e volentieri unì la sua volontà a quella del Figlio, che si
immolò sulla croce per noi. Anche Maria fu redenta con Redenzione
preservativa, cosicchè pur con questo singolare privilegio, la sua
posizione assomiglierebbe a quella degli altri uomini. Col medesimo atto
Gesù ha redento noi e la Madre sua, sicchè quando Maria fu in grado di
meritare per noi, la Redenzione era già compiuta. Maria non potè dunque
concorrere insieme con Cristo a sborsare il prezzo dovuto a Dio per il
nostro riscatto. Pertanto, secondo questa sentenza, una cooperazione
prossima formale di Maria alla Redenzione oggettiva, non avrebbe senso.
La sua cooperazione sarebbe solo remota, indiretta e materiale, in
quanto il Divin Verbo si è servito di Lei per assumere, col suo
consenso, quella Natura umana con cui ha patito.
Difendono questa sentenza fra gli altri: Billot, Lennerz, De La
Taille, Bartmann, Gossens, Gorrino.
LA SECONDA SENTENZA invece sostiene che Maria ha cooperato alla
Redenzione oggettiva in modo diretto prossimo e formale, unendo le sue
sofferenze alle sofferenze di Cristo, e meritando per noi “de
congruo” quanto Cristo ci merita “de condigno”. La ragione
portata dagli altri colla “Redenzione preservativa» di Maria, non
ostacola affatto la sua partecipazione diretta e formale alla Redenzione
oggettiva. Maria fu redenta e preservata immune dal peccato “per
intuito dei meriti di Cristo”. Quando il Divin Verbo è venuto a
redimerci, dal momento della Incarnazione, fino alla morte di Croce,
Maria ha potuto unire la sua volontà, la sua offerta, le sue sofferenze
a quelle del Cristo. Quindi non è vero che quando Maria era in grado di
meritare, la Redenzione era già compiuta. A lei singolarmente erano
stati applicati i meriti della Redenzione ventura. Quando avveniva,
Maria era «l’alma Socia del Redentore”.
D’altra parte tutta la Tradizione ci sembra che esprima questa sentenza.
Anche se non usato la parola tecnica «Redenzione oggettiva” venuta più
tardi, i Padri concordemente affermano la stretta partecipazione della
Vergine alla Redenzione operata da Cristo, attribuendo a Lei, senza
alcuna esitazione o limitazione gli effetti di questa partecipazione.
Basti ricordare le innumerevoli volte in cui viene portato il parallelo
Eva-Maria. Come Eva partecipò direttamente e formalmente alla morte
dell’uomo, così Maria partecipò alla sua nuova vita. Dai loro scritti
perciò si rileva chiaramente che se Cristo è l’unico Mediatore per il
suo essere e le sue funzioni, al di sotto di Lui, in secondo piano è la
Vergine santa. Anch’Essa per la dignità della sua mediazione non ha
l’eguale nelle creature ed ogni altro mediatore ha bisogno di Lei. Per
conseguenza ciascuna delle due mediazioni: quella della Madre e quella
del Figlio, sono uniche nel proprio genere, e l’una non esclude l’altra,
ma si fondono in bella armonia. Quindi Maria, è, insieme con Cristo,
sebbene in modo subordinato e secondario, non strettamente necessario,
nè tanto meno adeguato, causa vera e propria, diretta e formale della
nostra Redenzione. (Cfr. ERASMO PERNIOLA, La Mariologia di S.
Germano, Roma 1954). Quindi concausa.
Questa sentenza, cui noi diamo tutta la nostra adesione, diviene
ogni giorno più comune fra i Teologi di cui citiamo
Terrien, Campana,
Lépicier, Bittremieux con la scuola di Lovanio, Bover, Hugon, Keuppen,
Roschini.
MARIA MEDIATRICE
All’argomento antecedente è strettamente legato quello di Maria
Mediatrice universale di ogni grazia.
Gesù è «l’unico Mediatore”; Maria è Mediatrice secondaria e a
Lui subordinata.
Maria, come vera
Madre di Cristo Mediatore, è Mediatrice tra Dio e gli uomini, ma
secondaria, cioè subordinata a Cristo e dispensatrice di tutte le grazie.
E’ DI FEDE
nel senso generale come l’abbiamo enunziata, restando allo studio dei
Teologi riguardo al senso stretto come abbiamo spiegato nell’articolo
«Maria Corredentrice”.
Pio IX nella Bolla «Ineffabilis» dice che Maria “è
potentissima Mediatrice e Conciliatrice di tutta la terra presso il suo
Figlio Unigenito”. E ancora che “colle sue materne suppliche
impetra efficacissimamente; ottiene quanto chiede, nè può rimanere
inesaudita”.
Leone XIII nella Enc. “Fidentem” (1896) dichiara come
causa della sua Mediazione la divina Maternità “Essa è Colei
dalla quale è nato Gesù, cioè sua vera Madre e per questa causa degna e
accettissima Mediatrice al Mediatore”. Nella Enc. “Adiutricem
populi” (1805) dice che a Maria è stato concesso “un potere
immenso” nella elargizione delle grazie.
S. Pio X nella “Ad diem illum» ripete la stessa frase di
Pio IX e aggiunge che compie questo ufficio “come per diritto
materno”. E ancora più chiaramente: “Da questa comunione di
dolori e di volontà fra Maria e il Cristo, Essa meritò di esser fatta
degnissirnamente riparatrice del mondo perduto, e perciò dispensatrice
di tutti quanti i doni che Gesù ci comprò col sangue e colla morte”.
Benedetto XV concesse la celebrazione della Messa di “Maria
Mediatrice di tutte le grazie”.
Pio XI nella Enc. «Miserentissimus Redemptor” dice di
confidare nella intercessione di Maria che il Mediatore «volle unirsi
come sua Madre, Avvocata dei peccatori e Ministra e Mediatrice di
grazia”.
Pio XII nella Enc. “Ad coeli Reginam” (11 ottobre 1954)
richiama molte di queste frasi dei suoi Predecessori.
A) - NELLA SCRITTURA oltre ai testi che abbiamo portato per la
Corredenzione, si vede in pratica la potenza della sua intercessione
nella visita a S. Elisabetta, alle nozze di Cana, nel Cenacolo alla
discesa dello Spirito Santo.
B) - LA LITURGIA. Fra le invocazioni delle Litanie
troviamo:
«Madre della grazia divina, Rifugio dei peccatorì, Aiuto dei
Cristiani, ecc.”. Nell’ultima orazione dopo la Comunione della Messa
della S. Medaglia leggiamo: “O Signore... che hai voluto che
noi avessimo tuitte le cose per mezzo dell’Immacolata Madre del Figlio
tuo”.
Nella Messa di “Maria Mediatrice di tutte le grazie”, nell’Oremus” si
legge: “O Signore... che ti sei degnato di costituire la Beatissima
Vergine Madre tua anche Madre nostra e Mediatrice presso di te, concedi
che ognuno.., si rallegri di avere impetrato per mezzo di Lei tutte le
cose”.
Nell’officiatura dello stesso giorno questo è il versetto
dell’Invitatorio: «Adoriamo... Cristo Redentore che ha voluto che noi
avessimo tutte le grazie per mezzo di Maria”, e nell’Inno:
“Tutti i doni che ci meritò il Redentore li distribuisce la Vergine
Maria”.
C) - I PADRI esplicitamente la chiamano Mediatrice. S.
Efrem (Or. ad SS. Matrem): “Dopo il Mediatore, Mediatrice di
tutto il mondo”.
S. Germano (or. 9) dichiara: «Nessuno se non per te, o
santissima, consegue la salvezza, nessuno.., se non per te è liberato
dai mali... nessuno se non per te... ha il dono della grazia”.
S. Bernardo (Sermo de aqued. 6): “Così è la volontà di Lui,
che ha voluto che tutto lo abbiamo per Maria”.
S. Alfonso De’ Liguori (Glorie di Maria) dice che Dio per Maria
ci ha dato Gesù Autore della grazia, così le grazie che sono meno del
suo Autore ci vengono date per Maria. Dunque Maria poichè è “Mater
Christi” è Madre della Grazia divina non in quanto la
produca, (ciò appartiene a Dio solo) ma in quanto la impetra da Dio
efficacemente. Essa è “la Mediatrice presso il Mediatore” e tutte
le grazie ci vengono per mezzo di Lei.
MARIA REGINA
Questo titolo è il coronamento delle verità mariane fin qui esposte.
Nella Enc. citata “Ad coeli Reginam” Pio XII non proclama un
nuovo dogma, ma istituendone la festa liturgica dichiara tre punti:
I -
Maria veramente Regina.
II
- I titoli e i
motivi della sua Regalità.
III
-
La natura di
questa Regalità.
I
- LA DOTTRINA DELLA REGALITÀ MARIANA ha un suo progressivo
sviluppo. Punto di partenza è l’annunzio a Maria che da Lei nascerà il
Figlio dell’Altissimo: “Colui che regnerà eternamente nella casa di
Giacobbe” (Lc. 1, 32). Egli “è Re dei Re e Signore dei Signori»
(Apoc. 19, 16). Elisabetta la chiama “Madre del mio
Signore» (Lc. 1, 43). I Padri la chiamano Signora e Dominatrice”e
dopo il Concilio di Efeso cominciano a esprimere il titolo di
“Regina» e qui l’Enciclica ne cita una lunga teoria da S. Andrea
di Creta a S. Germano, a S. Giovanni Damasceno, a S. Ildefonso.
Passa poi ai documenti papali.
Noi ricordiamo solo quelli di Pio XII stesso. Il 31 Ottobre 1942
consacrò la Chiesa e il mondo al Cuore Immacolato di Maria “Madre e
Regina del mondo”. Nella Bolla Dogmatica per l’Assunzione dice:
“Maria fu innalzata anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende
Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli”.
LA
LITURGIA
“specchio fedele dell’insegnamento tramandato dai Padri è affidata al
popolo cristiano”
è piena di questa
invocazione. Basti ricordare le “Litanie” la “Salve Regina”
1’ “Ave Regina dei Cieli”, “Regina dei Cieli rallegrati”.
II - TITOLO DELLA
REGALITÀ.
a) “L’origine della gloria di Maria, il momento solenne che illumina
tutta la sua persona e la sua missione, è quello in cui, piena di
grazia, rivolse all’Arcangelo Gabriele il suo assenso alla disposizione
divina: in tal guisa Ella diventava Madre di Dio e Regina, e riceveva
l’ufficio regale di vegliare sull’unità e la pace del genere umano”.
b) - Il secondo motivo è la sua cooperazione alla Redenzione,
come “Socia del Redentore”. Come Gesù è Re in quanto Redentore,
così “secondo una certa analogia si può affermare che la Beata
Vergine è Regina, non solo perchè Madre di Dio, ma anche perchè nuova
Eva, è stata associata al nuovo Adamo”.
Se la Regalità appartiene in modo assoluto a Gesù, Maria partecipa della
“dignità regale, sia pure in maniera limitata e analogica”.
III -
NATURA DELLA REGALITÀ MARIANA. La Regalità di Maria è “una
realtà ultraterrena, che però penetra nel più inti;no dei cuori e li
tocca nella loro essenza spirituale e immortale” (Alloc. di Pio
XII).
“Maria è Regina per la sublime dignità che ha raggiunto sopra
tutte le creature; Regina, perchè alla sua maniera partecipa a
quell’influsso per cui, il suo Figlio Redentore regna nella mente e
nella volontà degli uomini, a modo di strumento del Verbo eterno nel
distribuire a noi i benefici della Redenzione. Maria con animo veramente
materno è sollecita di tutto il genere umano; colle sue materne
suppliche ottiene quanto chiede, nè può rimanere inesaudita, godendo di
un potere quasi immenso nella largizione delle grazie... Non le
competono poteri diretti a ordine legislativo, giudiziario
giurisdizionale. La sua è Regalità di affetto e sollecitudine materna,
d’interessamento attivo universale ed efficacissimo all’esecuzione dei
disegni del Re divino” (G. FILOGRASSI in Civiltà Cattolica
(4 Dicembre 1954).
LA DEVOZIONE A MARIA
Abbiamo detto che a Maria si deve dare un culto di iperdulia.
Tutta la Mariologia è una prova dell’amore e della divozione che si
debbono alla Vergine SS.ma, dataci da Dio come Madre, Corredentrice,
Mediatrice e Regina.
La prassi della Chiesa ci fa vedere quanto questo culto sia gradito a
Dio e quanto sia utile per le anime nostre. L’efficacia della
intercessione di Maria, dispensatrice di tutte le grazie ci deve
spronare a ricorrere a Lei incessantemente perchè ci conduca a Gesù.
IL CULTO AI SANTI,
ALLE IMMAGINI E
ALLE RELIQUIE
I Protestanti, come hanno negato il culto a Maria SS.ma così lo hanno
negato ai Santi, alle Immagini Sacre, alle Reliquie. Essi hanno posto
tutti allo stesso livello, pensando che l’onore loro dato fosse uguale a
quello che dobbiamo solo a Dio. Quindi lo pensano un atto di idolatria.
La Chiesa Cattolica invece vi pone una infinita distinzione. Infatti il
culto di latria, come suprema adorazione, si deve solo a Dio.
Collo stesso culto di iperdulia e di dulia non pone tutti
sullo stesso piano, ma onora la Vergine come Madre, e i Santi come Servi
e Amici di Dio, e da essi implora la valida intercessione.
Altra confusione viene dal non distinguere il culto assoluto
(quello fatto direttamene alla persona) da quello relativo (cioè
rivolta a cose che ci rappresentano e ci ricordano la persona, come le
immagini o le Reliquie). Così gli Iconoclasti come Leone
Isaurico nel sec. VIII che distruggevano le immagini, e i
Protestanti che le tengono solo come ornamento. Alcuni di questi, oggi,
hanno ripreso il culto al divino Crocefisso.
IL CULTO DEI SANTI
- (Con essi vanno uniti gli Angeli di cui abbiamo già detto).
È di fede che debbono essere onorati con culto di dulia.
Lo definisce il Concilio di Trento (D. B. 984) dicendo che
“regnano in cielo con Cristo e offrono le loro orazioni per gli uomini,
ed è cosa buona ed utile invocarli colla preghiera per impetrare
benefici per Cristo N. S., ricorre alla loro orazione, opera ed aiuto; e
chi nega che si debbono invocare ha un sentimento empio”.
Nel culto dei Santi, senza dubbio un posto tutto particolare lo occupa
S. GIUSEPPE, Sposo castissimo di M. Vergine. A Lui furono
affidati in custodia Gesù e Maria, a Lui si fecero obbedienti. Come
custodì Gesù facendogli le veci di Padre, così ora è il Custode del suo
Corpo Mistico: la Chiesa. Grande perciò è la potenza del suo Patrocinio,
e la sua protezione in vita e nel momento della nostra morte.
IL CULTO DELLE
IMMAGINI.
È un culto relativo che ci avvicina col pensiero alla persona
rappresentata. Le Immagini, dice il Billot: “sono i
codici dei popoli e i libri degli illetterati”.
E di fede che si deve a queste un culto relativo. L’errore
opposto fu condannato dai Concilii Niceno II e Costantinopolitano IV.
Il Concilio di Trento (D. B. 986). dice che si “dà ad essi
onore che si riferisce ai prototipi”.
Del resto anche nel semplice campo umano chi trova da ridire ad un
figlio che conserva ed onora la foto della mamma?
IL CULTO DELLE
RELIQUIE.
- Sono Reliquie i Corpi dei Santi o le loro parti o le loro ceneri, come
pure ciò che hanno usato o toccato come le loro vesti, ecc. Si deve loro
un culto relativo e il Concilio di Trento (D. B. 985)
condanna chi ne nega la venerazione.
Alle Reliquie di Gesù, come qualche goccia di Sangue nella S. Sindone e
molto più al Sangue sgorgato miracolosamente dalla SS. Eucaristia, si
deve non un Culto assoluto, ma relativo poiché non fanno
più parte della Unione Ipostatica e non si possono dire più parte della
Umanità del Cristo.
IL CULTO DELLA S.
CROCE. -
Ad essa si deve il culto di latria, ma relativo per
ragione di rappresentazione e di congiunzione al Cristo. |