TEOLOGIA GENERALE O FONDAMENTALE

SEZIONE SECONDA
LA COSTITUZIONE DELLA CHIESA

Dividiamo questa sezione in tre capitoli:

1 - IL POTERE DELLA CHIESA.

2 - LE SUE RELAZIONI COLLA SOCIETA’ CIVILE.

3 - LE RELAZIONI FRA CRISTO E LA CHIESA, SUO CORPO MISTICO.

CAPITOLO PRIMO
IL POTERE DELLA CHIESA

Per poter condurre gli uomini alla salvezza, la Chiesa ha ricevuto da Gesù Cristo una triplice potestà:

1 - di INSEGNARE (o potestà di magistero);

2 - di SANTIFICARE (o potestà di ordine);

3 - di REGGERE (o potestà di comando e governo). Riservandoci di parlare del potere di santificare quando tratteremo del Sacramento dell’Ordine trattiamo qui del potere di insegnare, e del potere di reggere.

IL POTERE Dl INSEGNARE

Questo potere di magistero contiene tutti i diritti che sono necessari perché la Chiesa possa conservare intatto il deposito della Divina Rivelazione, affidatale da Gesù Cristo e possa insegnano autenticamente ai fedeli.

TESI - La Chiesa di Cristo, per divina istituzione, ha il potere di insegnare interpretando autenticamente la parola rivelata da Dio e proponendola infallibilmente a credere.

É DI FEDE TEOLOGICAMENTE

Il Concilio di Trento contro i Luterani (Sess. IV, D. B. 783) afferma che oltre che nella Sacra Scrittura, la Rivelazione ci è conservata anche attraverso la Tradizione.
Il Concilio Vaticano I rivendica alla Chiesa il diritto esclusivo di giudicare: «del vero senso e interpretazione delle Scritture» poiché «la dottrina della fede che Dio ha rivelato è stata consegnata come deposito di Cristo alla sua Sposa, perché la custodisca fedelmente e la dichiari infallibilmente» (D. B. 1787, 1800). Perciò definisce: «per fede divina e Cattolica si devono credere tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio, sia scritta che tramandata e che vengono proposte a credersi come rivelate divinamente, dalla Chiesa sia con solenne giudizio, sia con l’ordinario e universale magistero» CD. B. 2145).

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Basta ricordare la missione di insegnare data agli Apostoli, di cui abbiamo già parlato:
Andate, ammaestrate tutte le genti (Mt. 28, 18).
La necessità di questo insegnamento è così grande che chi non crederà sarà condannato. Gli Apostoli subito eseguiscono fedelmente il comando di Gesù.
E da notare che il comando dato da Gesù non dice di scrivere, ma di insegnare. Gesù stesso non ha lasciato niente di scritto e gli Apostoli hanno scritto dopo aver già predicato quasi come a confermare la predicazione orale. Così pure tutte le genti devono venire ammaestrate fino alla fine del mondo. Perciò Gesù ha affidato il suo insegnamento alla Chiesa, assistendola nel custodire e insegnare ciò che c’è nella sua Rivelazione, tanto nella parola scritta, come nella Tradizione.

B) - DALLA TRADIZIONE. S. Ireneo, più volte citato dice espressamente: «Non occorre cercare presso altri la verità, che è facile prendere dalla Chiesa; avendole gli Apostoli affidato primissimamente, quasi come un ricco deposito, tutte le verità». (Ad. haer. 3, 4).

C) - Si conferma con la RAGIONE. Avendo Dio dato la Rivelazione perché gli uomini raggiungano la salvezza è sommamente conveniente che la sua parola possa essere conosciuta con sicurezza per mezzo di un’autorità viva, che sia infallibile nel suo insegnamento. La confusione e la incertezza in cui vivono le Chiese Protestanti e le suddivisioni che hanno in se stesse a causa della interpretazione privata e perciò differente dalla parola di Dio, ne è una riprova.

L’INFALLIBILITA’ DEL MAGISTERO DELLA CHIESA

Abbiamo dimostrato che la Chiesa è infallibile nell’insegnare. Ma chi è che nella Chiesa possiede questa infallibilità? Forse tutti i fedeli, oppure solo i Pastori? E fra questi, ogni Vescovo preso singolarmente o tutti insieme? Il Papa da solo o insieme ai Vescovi?
Possiamo rispondere subito che Dio ha dato l’infallibilità alla CHIESA DOCENTE (cioè che insegna), che è formata dal Papa e dai Vescovi uniti con Lui, mentre i fedeli formano la CHIESA DISCENTE (cioè che impara) e non è dotata di tale prerogativa. Per rispondere però in modo preciso ed esauriente presentiamo le due tesi seguenti:

L’INFALLIBILITA’ DEL PAPA

TESI - Il Pontefice Romano, quando parla «ex Cathedra» e cioè quando esercitando la funzione di supremo Pastore di tutti i cristiani per sua suprema autorità definisce qualche dottrina intorno alla fede e ai costumi da tenersi da tutta la Chiesa, per l’assistenza divina a Lui promessa nel B. Pietro è dotato di quella infallibilità di cui il Divin Redentore volle insignita la sua Chiesa: perciò tali definizioni del Romano Pontefice, per se stesse e non per il consenso della Chiesa, sono irreformabili.

É DI FEDE TEOLOGICAMENTE

Definita dal Conc. Vaticano I colle stesse parole che abbiamo riportato (D. B. 1839) nella tesi.

SPIEGAZIONE - Prima di tutto, attenzione a non confondere infallibilità con impeccabilità. È da questa confusione che molti trovano difficoltà a credere alla infallibilità della Chiesa, perché non l’hanno capita. Infallibilità vuol dire che non può errare nell’insegnare; impeccabilità vuoi dire che non può peccare, come ad esempio i santi in paradiso. Ora nessuno ha mai detto che il Papa, come uomo non può peccare. Quantunque il Papa solitamente venga scelto fra gli uomini più buoni e virtuosi, non per questo ha il privilegio di non commettere nessuna colpa. La storia, sia pure come eccezione, ci mostra qualche Papa che non è stato di una vita santa corrispondente alla sua alta missione. Al contrario, se andiamo a vedere l’insegnamento dato anche dai Papi, che la storia giudica meno degni, lo troviamo del tutto corrispondente alla verità e alla santità della Chiesa.
Non ogni parola del Papa è detta in modo infallibile. Il Conc. Vaticano I ci dice quali siano le condizioni, che in una sola parola sono comprese nella classica frase: «Ex cathedra». Il Papa parla «ex cathedra» quando parla:

1) - Come PASTORE E DOTTORE di tutti i cristiani. Il Papa come teologo privato, potrebbe discutere con altri competenti su qualche punto della Fede o dei costumi. In questo caso non avrebbe l’infallibilità. Bisogna che intenda parlare come supremo Pastore della Chiesa (c’è discussione fra i teologi se il Papa possa errare anche come Dottore privato. Alcuni, come il Suarez (de Fide, X, VI, li) dicono che non erra nemmeno Come Dottore privato ed è pio motivo l’aderire a questa sentenza. Senza dubbio anche in privato ha un aiuto particolare del Signore, come grazia del suo stato. Quello che però è di fede è che è infallibile quando parla come Supremo Pastore e Dottore).

2) - A TUTTA LA CHIESA. La dottrina che propone bisogna che intenda imporla a tutta la Chiesa, come dottrina da credersi. Anche se per esempio scrivesse un documento a un Vescovo o ai Vescovi di una determinata Nazione, per godere della dote della infallibilità bisognerebbe che intendesse dare quella dottrina per tutta la Chiesa.

3) - DI UNA DOTTRINA RIGUARDANTE LA FEDE O I COSTUMI.
L’infallibilità si restringe a questi argomenti che riguardano la vita spirituale e la salvezza eterna. Non sarebbe infallibile se trattasse un argomento scientifico o altra cosa che non sia connessa alla fede o ai costumi o una cosa di semplice disciplina.

4) - Intende di DEFINIRE: È necessario cioè che chiaramente faccia sapere che veramente intende determinare quale sia l’insegnamento di un dato punto della Rivelazione o di altra verità ecclesiastica in modo che i fedeli siano obbligati a crederci.
IL PAPA ANCHE DA SOLO É INFALLIBILE avendo l’assistenza dello Spirito Santo e perciò nessuno, nemmeno tutti i Vescovi radunati in Concilio, può riformare quanto Egli ha definito. Dopo il Concilio Vaticano I in due casi il Papa, da solo ha dato delle solenni definizioni dogmatiche: quella dell’Immacolata Concezione di Maria SS. (Pio IX 8 Dic. 1854), e quella della sua Assunzione al Cielo (Pio XII, I Nov. 1950). A questa ultima erano presenti i Vescovi di tutto il mondo, ma il Papa emise la solenne definizione da solo.

PROVA: A) - DALLA SACRA SCRITTURA. Le prove già portate per il primato di Pietro includono anche la dimostrazione dell’infallibilità.

a) - Tu sei Pietro... Pietro e i suoi successori sono la pietra, ìl fondamento della Chiesa. Se il Papa, quando parla ex Cathedra potesse proporre alla Chiesa una dottrina falsa, la Chiesa non sarebbe sulla pietra saldissima, ma vacillerebbe nell’errore.

b) - Ti darò le chiavi del Regno dei Cieli. In questa potestà è compresa quella del Magistero. Avrà aperto il cielo, ossia si salverà chi avrà creduto e sarà battezzato, altrimenti sarà condannato. Sarebbe una contraddizione, se non ci fosse la infallibilità perché in questo caso Gesù Cristo avrebbe imposto di credere anche il falso. Ciò è assurdo.

c) - Conferma i tuoi fratelli. Come potrebbe Pietro confermare i suoi fratelli, se ci fosse incertezza nella sua dottrina?
D’altra parte l’orazione che Gesù aveva fatto per lui, viene immancabilmente esaudita; e come per Pietro, così per i suoi successori che avrebbero dovuto ammaestrare le anime fino alla fine del mondo.

d) - Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Con queste parole, come abbiamo dimostrato, il Papa è costituito Supremo Pastore della Chiesa, sia dei Vescovi sia dei Fedeli, per guidarli e dare loro il pascolo della verità. Se il Supremo Pastore quando parla «ex cathedra» non fosse infallibile personalmente e le sue proposizioni dovessero sottostare alle definizioni di coloro che gli sono affidati, non pascerebbe lui il gregge, ma riceverebbe il pascolo dal gregge. Se poi potesse insegnare l’errore, non darebbe alle pecorelle il pascolo, ma il veleno.

Perciò Pietro e i suoi Successori sono infallibili nell’insegnare.

B) - DALLA TRADIZIONE. Nel II secolo S. Ireneo (già citato) insegna come sicura norma di fede il consenso colla Chiesa Romana. Nel III sec. S. Vittore scomunica Teodato, che negava la divinità di Cristo e la sua sentenza viene accettata come definitiva.
S. Agostino dice che dopo che «Roma ha parlato la causa è finita».
In numerose testimonianze, altri Padri convergono specialmente nel fatto, che in tutte le controversie si appellava al Romano Pontefice.
Nel Conc. di Calcedonia i Vescovi radunati, letta una lettera di S. Leone Magno che insegnava che cosa si deve credere riguardo alla Incarnazione, esclamavano: «Pietro ha parlato per bocca di Leone». Ugualmente nel Conc. Costantinopolitano III i Padri avevano chiesto sul da fare al Papa Agatone come all’«Antistite della Chiesa Universale.., che sta sopra la pietra ferma» e ricevuta la risposta esclamavano: «Pietro ha parlato per mezzo di Agatone».

C) - LA RAGIONE CONFERMA. La verità rivelata non può essere che una e per conoscerla con certezza e prontamente è necessaria una autorità che ce la possa esprimere in modo infallibile.

L’esercizio del potere di magistero

Il Sommo Pontefice esercita il suo potere di Magistero, specialmente in tre modi:

1 - Con definizioni solenni.

2 - Con ordinario magistero.

3 - Attraverso le Congregazioni Romane.

1 - DEFINIZIONI SOLENNI. Ne abbiamo parlato nella tesi precedente. A questa bisogna aggiungere le definizioni date in un Concilio Ecumenico (cioè di tutti i Vescovi), dove necessariamente non deve mancare l’approvazione del Capo, il Papa, come vedremo.

2 - MAGISTERO ORDINARIO. È l’insegnamento che di solito dà il Sommo Pontefice attraverso i suoi discorsi o lettere encicliche (cioè indirizzate a tutta o a un parte importante della Chiesa; ciclos dal greco: circolo - giro), radiomessaggi e altri documenti, senza voler parlare «ex cathedra». In questo Magistero, pur non volendo esercitare la sua infallibilità è sempre il Papa che parla. A queste dichiarazioni non si deve un assenso di fede, ma un assenso interno e religioso, dovuto alla autorità religiosa. D’altra parte anche nell’insegnamento ordinario il Papa ha le grazie convenienti per il suo stato e la sua missione per poter guidare bene i fedeli. Quando però questo Magistero ordinario è anche universale è dotato esso pure della infallibilità, come vedremo.

3 - LE CONGREGAZIONI ROMANE. Talvolta il Papa esercita il suo magistero attraverso le Congregazioni romane, come fa specialmente attraverso la S. Congregazione del S. Uffizio per la censura dei libri e per altre discipline ecclesiastiche; e, attraverso la Pontificia Commissione Biblica per quanto riguarda la Divina Scrittura.
Il Papa ai decreti della Congregazione a volte dà una approvazione solenne per cui fa propri quei decreti e li presenta dotati della infallibilità, come furono i decreti di S. Pio V. «Ex omnibus afflictionibus» contro gli errori di Baio; e di Innocenzo X «Cum occasione» contro Giansenio (D. B. 1001, 1092). Altre volte dà una approvazione ordinaria e qui si entra nei doveri di assenso e di obbedienza, come nel magistero ordinario.

L’infallibilità dei Vescovi uniti collegialmente col Papa

Non solo il Sommo Pontefice ha l’infallibilità del Magistero, ma anche tutti i Vescovi uniti collegialmente con Lui. Essi sono «i successori degli Apostoli» (Conc. di Trento D. B. 960) e «come Cristo ha inviato gli Apostoli da Lui scelti nel mondo, come Egli stesso è stato inviato dal Padre, così volle che nella Chiesa vi fossero i Pastori e dottori; ma affinché l’episcopato fosse uno ed indiviso» diede a Pietro il Primato (Conc. Vat. I D. B. 1510).

TESI - I Vescovi, sparsi nel mondo e che formano un corpo morale col Romano Pontefice sono infallibili nel proporre la dottrina di Cristo.

É DI FEDE

dal Conc. di Trento e Vaticano I sopra citati.

SPIEGAZIONE: Si dice che i Vescovi formano un corpo morale poiché le promesse di Cristo furono fatte agli Apostoli colle gialmente, e anche agli Apostoli fu dato il carisma della infallibilità pure personalmente per necessità all’inizio della Chiesa. Ciascun Apostolo aveva la missione per tutto il mondo, mentre a ciascun Vescovo viene affidata una Chiesa particolare; col Romano Pontefice perché esso è il Capo di questo Corpo e non può esistere il Corpo senza il Capo.
Il modo con cui esercitano questo magistero infallibile può essere esplicito e questo viene esercitato in modo solenne nei Concili ecumenici. Viene esercitato anche quando da un Concilio particolare un decreto dato come norma di fede, viene accettato da tutti i Vescovi del mondo, quando tutti, unanimemente rispondono nello stesso modo a una questione posta dal Sommo Pontefice; quando tutti concordemente condannano un errore o un libro. Oppure può essere IMPLICITO quando tutti i Vescovi, che per il loro Ufficio debbono tutelare con somma vigilanza la purezza della fede e condannare ogni errore, lasciano che nelle loro diocesi si segua una determinata dottrina.

PROVA: A) DALLA SCRITTURA. Gesù ha affidato il magistero agli Apostoli promettendo lo Spirito Santo per esercitarlo convenientemente. Comanda che predichino il Vangelo e “chi non crederà sarà condannato”.
Siccome questo comando, come abbiamo dimostrato, dura fino alla fine dei secoli, così come il Collegio degli Apostoli anche il Collegio dei Vescovi deve avere questa garanzia della infallibilità.

B) DALLA TRADIZIONE. Rimandiamo per i testi a quanto abbiamo detto per la costituzione della Gerarchia. Da essi si vede come allontanarsi dall’insegnamento della Gerarchia è cadere nell’errore.
Nei Concili tutti ammettono doversi seguire l’insegnamento dato da tutti i Pastori. Perciò il Conc. Vaticano I stabilisce (D. B. 1792):
«Per fede divina e cattolica si devono credere tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio, scritta o tramandata, e dalla Chiesa sia con solenne giudizio sia con ORDINARIO ED UNIVERSALE MAGISTERO, sono proposte a credere come rivelate divinamente».
L’ordinario universale magistero, come abbiamo detto in principio, si ha nella unione di tutti i Vescovi del mondo col Papa nell’esercizio del loro insegnamento esplicito e implicito.

C) DALLA RAGIONE. Assolutamente parlando basterebbe l’infallibilità del Sommo Pontefice per guidare la Chiesa: però è molto conveniente per una via sicura agli uomini il magistero vivo e infallibile di tutta la Chiesa guidata dai Vescovi nelle singole Diocesi.

I Concili Ecumenici

Il CONCILIO è una legittima riunione di Vescovi per giudicare e stabilire qualche punto della dottrina o della disciplina ecclesiastica.
provinciale
quando vi convengono i Vescovi di una provincia ecclesiastica, che corrisponde presso a poco ad una regione; plenario - o nazionale - per tutti i Vescovi di una Nazione; Ecumenico (dal greco oicumene = terra abitata) o generale, per tutti i Vescovi del mondo.
Tutti i Concili, eccetto gli Ecumenici non sono infallibili. Lo diventano solo in quei decreti, che vengono accettati nel magistero ordinario da tutti i Vescovi del mondo, o, quando
il Sommo Pontefice li fa suoi con la sua infallibilità, come avvenne per il Concilio di Cartagine (418) e di Orange II (529).

Condizioni perché il Concilio sia Ecumenico

PER IL NUMERO è necessario che si radunino tutti i Vescovi del mondo. Tutti, in senso morale, e la totalità non viene meno se qualcuno è assente. Non è necessario che il loro consenso sia unanime. Potrebbe anche darsi che in qualche caso la proposizione infallibile fosse quella espressa da una minoranza, se a questa si unisce il consenso del Sommo Pontefice.
Secondo il CODICE DI DIRITTO CANONICO (Canone 223), sono chiamati al Concilio e in esso hanno voto deliberativo:

1 - I Cardinali, (oggi tutti sono Vescovi);

2 - I Vescovi residenziali, compresi quelli non ancora consacrati;

3 - Gli Abati e prelati nullius (I Vescovi residenziali sono i Vescovi cui è affidata una Diocesi; i Vescovi Titolari sono i Vescovi che con altro ufficio hanno il titolo di una antica Diocesi, nella quale oggi non risiede più il Vescovo, non essendo più in territorio cattolico. Gli abati e Prelati nullius reggono territori o gruppi di fedeli, con autorità ordinaria come il Vescovo, senza dipendere da nessun Vescovo, ma direttamente dalla S. Sede);

4 - Gli Abati Primati, gli Abati Superiori delle Congregazioni monastiche e i Padri Generali delle Religioni clericali esenti, non gli altri, a meno che il decreto di convocazione non stabilisca altrimenti. Anche i Vescovi titolari, chiamati al Concilio, hanno voto deliberativo, a meno che, nella convocazione, non sia stabilito altrimenti. Al contrario i Teologi e Canonisti, che fossero invitati, hanno voto solo consultivo.

PER LA CELEBRAZIONE. Solo il Romano Pontefice ha il potere:

1 - di CONVOCARE il Concilio ecumenico (Quando anticamente gli Imperatori convocavano i Concili questa convocazione era solo materiale, per superare pericoli e difficoltà, sicurezza di viaggi, ecc., ma l’Imperatore non entrava nelle decisioni ecclesiastiche. La convocazione formale era fatta solo dal Papa, almeno colla approvazione successiva, altrimenti non avrebbero avuto valore di Concilio ecumenico);

2 - di PRESIEDERLO personalmente per mezzo dei suoi legati dando le disposizioni per l’ordine da osservarsi, per le cose da trattare, per continuare, sospendere, concludere. Se durante il Concilio il Papa muore, il Concilio resta sospeso immediatamente;

3 - di CONFERMARLO, poiché il Concilio rappresenta tutta la Chiesa, e non la rappresenterebbe senza il Papa che ne è il Capo.

4 - di PROMULGARLO, cioè di pubblicarlo ed intimano ai fedeli.

Il Concilio non è superiore al Papa

I Febroniani e Gallicani sostenevano che il Concilio è superiore al Papa e che a quello si può appellare contro le decisioni del Sommo Pontefice. Questa dottrina fu condannata nel Concilio Vaticano I come abbiamo detto; le definizioni pontificie sono inappellabili e quindi, irreformabili.
Intanto si deve ricordare che, perché il Concilio sia ecumenico, è necessario il Capo. il Papa che «conferma i fratelli» non i fratelli il Papa.
Però l’autorità del Concilio non è soltanto una estensione della autorità pontificia, almeno nelle cose dogmatiche. Anche i Vescovi uniti col Papa, hanno l’assistenza dello Spirito Santo e con Lui definiscono la dottrina cattolica.
Qualcuno potrebbe domandare se, dato che il Papa da solo è infallibile, non sia inutile il Concilio.
Intanto anche il Papa da solo, quando dà una definizione non è che la pronunci all’improvviso, senza una adeguata preparazione. Chi conosce la prassi della Chiesa, sa che il Papa prima di fare una definizione non solo studia personalmente quella dottrina, ma consulta i Vescovi, stimola gli studi teologici riguardanti la questione, si appella alle preghiere dei fedeli, osserva i frutti di santità che quella verità ha portato nei secoli, ecc.
Anche se definisse senza aver fatto nessuna preparazione il Papa sarebbe infallibile, ma per grave obbligo di coscienza non agisce in tal modo, perché la definizione viene fatta coll’assistenza dello Spirito Santo, vale a dire con un aiuto a non cadere assolutamente in nessun errore; ma non con la ispirazione la quale, oltre a impedire l’errore fa sì che sia detto tutto quanto Dio vuole e non sia tralasciato nulla, come accadeva ad esempio agli scrittori del Vangelo e di tutta la Bibbia.
Ora pur bastando l’infallibilità del Papa da solo, è chiaro, che di fronte agli uomini ha somma importanza la riunione dei Vescovi, uomini così illustri per santità e dottrina. Inoltre, così riuniti, potranno ancor meglio usare quei mezzi umani necessari per approfondire la dottrina, come preparazione alla definizione, e venendo da ogni parte del mondo potranno portare la loro esperienza per presentare i punti più urgenti per la regola del costume e per le stesse disposizioni disciplinari.

IL POTERE Dl GOVERNARE

Dopo aver parlato del potere di magistero della Chiesa, dobbiamo parlare del suo potere di governo. Molto ne abbiamo già detto, quando abbiamo dimostrato storicamente che la Chiesa è società monarchica e gerarchica, ma qui dobbiamo meglio precisare questo potere, sotto l’aspetto giuridico.

TESI - Il potere di governo dato da Gesù alla Chiesa comprende il potere legislativo, giudiziario e coattivo.

É DI FEDE

Come risulta dalla definizione del Concilio di Trento «Se alcuno avrà detto che i battezzati sono liberi da tutti i precetti della Santa Chiesa, scritti o tramandati in modo che non sono tenuti ad osservarli a meno che non ci si vogliano sottomettere di propria spontanea volontà, sia scomunicato» (D. B. 864). Così pure Giovanni XII condannò l’errore di Marsilio Patavino: «Che tutta la Chiesa, unita insieme non può punire nessun uomo con punizione coattiva, se non lo conceda l’imperatore» (D. B. 499).
Benedetto XIV e Pio IV hanno condannato come eretica la dottrina che negasse alla Chiesa «il potere non solo di dirigere col consiglio e la persuasione, ma anche di condannare con le leggi e di richiamare e costringere con giudizio esterno e con pene salutari chi devia e si rende contumace» (D. B. 982). E Pio IX nel Sillabo (prop. 24) riprova chi dice che:
«La Chiesa non ha il potere di usare la forza, né nessun potere temporale diretto o indiretto». Lo stesso pensiero che la Chiesa ha il potere di far leggi, di giudicare e di infliggere pene, viene ripetuto da Leone XIII nella Enc. Immortale Dei (1 novembre 1885) e nel Codice di Diritto Canonico (Canone 2214).

SPIEGAZIONE:

- IL POTERE LEGISLATIVO è il potere che la Chiesa ha, non solo di interpretare la legge naturale e divina, ma ancora di emanare sue leggi per il bene comune e che obbligano in coscienza.

- IL POTERE GIUDIZIARIO è il potere di giudicare circa il loro significato e osservanza e di emanare sentenze.

- Il POTERE COATTIVO è il potere di infliggere le pene agli eventuali trasgressori. Questo potere la Chiesa lo esercita specialmente con le pene spirituali come la scomunica. Può però infliggere anche pene temporali, moderatamente, e lo fa non come pena vendicativa, ma come pena salutare per il bene del reo.

PROVA: A) DALLE PAROLE DI GESÙ, che ha dato agli Apostoli, e specialmente a Pietro, il potere di pascere cioè di governare il gregge. Ha comandato loro di andare e... insegnare a osservare tutto quello che Egli aveva comandato. Prima di queste parole, Egli dice che ha ricevuto ogni potere in cielo e in terra e agli Apostoli trasmette questo potere (V. Matt.
28, 16-20).
Quando parla della correzione fraterna, rimasta inascoltata conclude: «Dillo alla Chiesa e se non avrà ascoltato la Chiesa ti sia come un pagano e un pubblicano» (Mt. 18, 15-17). La denunzia alla Chiesa suppone la sua autorità di giudicarlo e di punirlo mettendolo anche fuori della Chiesa stessa.

B) DALLA PRASSI DEGLI APOSTOLI. Negli Atti degli Apostoli troviamo che Pietro con gli altri del Concilio di Gerusalemme stabilirono delle leggi (Atti 15). Paolo dice di custodire i precetti degli Apostoli (ivi 14) e nelle sue lettere loda i Corinti, perché hanno osservato i suoi comandi (1 Cor. 11,2), fa leggi per i ministri della Chiesa (Tim. 3, 2) (Tit. 1, 6), per coloro che non si debbono accettare per ordinazioni sacerdotali, per l’uso dei carismi (Cor. 14, 27) e varie altre leggi. Energicamente in questa stessa lettera afferma che ha avuto il potere da Cristo e pronuncia sentenze verso coloro che hanno commesso gravi delitti.

C) DALLA PRASSI DELLA CHIESA. In tutti i tempi la Chiesa ha fatto le sue leggi fino dai tempi Apostolici. Le ha fatte nei Concili, come per mezzo del Papa e dei Vescovi singolarmente. Ha pure pronunciato le sue sentenze, ad esempio contro gli eretici, ed ha inflitto pene.

La Chiesa Società perfetta

Anche quanto esponiamo in questo punto ci dà una riprova della tesi.
Società perfetta è quella società che
ha in sé tutti i mezzi per raggiungere il proprio fine.

La Chiesa è società perfetta. Essa ha come fine di condurre gli uomini alla felicità soprannaturale, ed ha in se i mezzi per condurveli: l’insegnamento, le leggi, la grazia, i sacramenti, ecc.
Fra questi mezzi deve avere anche l’autorità
legislativa, giudiziale, coattiva.

Il potere di governare del Sommo Pontefice

I Gallicani, il Sinodo di Pistoia, alcuni Anglicani che si dicono cattolici ed altri hanno affermato, che il potere di governo del Sommo Pontefice è un potere di ispezione e di direzione senza una vera e propria giurisdizione. Secondo costoro egli avrebbe giurisdizione soltanto nella sua diocesi di Roma, e per gli altri sarebbe come un Patriarca o Metropolita, che può intervenire nei casi straordinari di negligenza dei Vescovi, ma altrimenti li può solo esortare e può intervenire soltanto per mezzo di loro e non direttamente e immediatamente nei conpiti dì giurisdizione, come ordinare sacerdoti, approvare il loro lavoro ecc. Contro questi errori enunziamo la seguente:

TESI - Il Pontefice Romano ha pieno e supremo potere di giurisdizione ordinario e immediato in tutta la Chiesa e in tutti i singoli pastori e fedeli anche nelle cose disciplinari.

É DI FEDE

Dal Concilio Vaticano I: «Se alcuno avrà detto che il Pontefice Romano ha soltanto l’ufficio di ispezione e di direzione in tutta la Chiesa non solo in quelle cose che appartengono alla fede o ai costumi, ma anche in quelle che riguardano la disciplina e il regime della Chiesa sparsa in tutto il mondo; o che egli ha solo la parte principale e non tutta la pienezza di questo supremo potere; o che questo potere non è ordinario e immediato sia in tutte le singole Chiese, sia in tutti i singoli pastori e fedeli, sia scomunicato»(D. B. 1826, 1831).

SPIEGAZIONE E PROVA. Che la giurisdizione del Sommo Pontefice si estenda a tutta la Chiesa lo abbiamo già dimostrato parlando del suo Primato. Che questa è piena e suprema lo provano gli stessi argomenti del conferimento delle chiavi, del potere di pascere gli agnelli e le pecorelle cioè tutto quanto il gregge. Perciò tutti, pastori e fedeli, sono direttamente soggetti alla autorità del Romano Pontefice. Questa giurisdizione è ordinaria e immediata: ordinaria vale a dire, che compete al Papa non come cosa delegata, cioè di cui abbia avuto incarico o potere da altri, o che possa esercitare solo in casi straordinari, ma che gli compete in forza del suo ufficio; immediata, che cioè la può esercitare direttamente, intervenendo nelle diocesi, nelle parrocchie, sui singoli Vescovi, sui singoli Sacerdoti, sui singoli fedeli con autorità propria, indipendentemente dal Vescovo o da chiunque altro. Altrimenti egli non sarebbe più il Capo della Chiesa, se dipendesse da altri.

Come esercita il suo potere

Il Papa fa leggi per tutta la Chiesa. Egli può cambiarle, abrogarle, interpretarle autenticamente, dispensare l’osservanza. Lo stesso può fare su ogni altra legge emanata dai Vescovi. Dai tribunali ecclesiastici locali si può perciò appellare al Papa, come supremo e definitivo giudizio. Egli istituisce i Vescovi e li depone, ove occorra. Manda i suoi Legati rappresentanti in ogni parte del mondo.
Per esercitare il suo governo in tutta la Chiesa il Papa ha i suoi DICASTERI che sono le CONGREGAZIONI ROMANE per la parte amministrativa e disciplinare, i TRIBUNALI per la parte contenziosa e gli UFFICI.
Essi sono:

Congregazioni

SANTO UFFICIO per la difesa della fede e i costumi; CONCISTORIALE per i Vescovi e le amministrazioni della diocesi; DISCIPLINA DEI SACRAMENTI per la legislazione circa i Sacramenti (non per la dottrina e i riti); CONCILIO, che cura il Clero e il popolo cristiano; RELIGIOSI per tutta la vita religiosa, cioè di coloro che esercitano i consigli evaligelici; PROPAGANDA FIDE per l’ordinamento delle missioni fra gli infedeli; PRO CHIESA ORIENTALE, che cura i problemi particolari delle Chiese dell’Oriente; SACRI RITI per la liturgia e canonizzazione dei Santi; CERIMONIALE per le cerimonie pontificie e cardinalizie; NEGOZI ECCLESIASTICI STRAORDINARI per le relazioni con le Nazioni; SEMINARI e UNIVERSITA’ per la disciplina degli studi.

Tribunali

SACRA PENITENZIERIA per le decisioni di casi che riguardano l’interno della coscienza come assoluzioni, dispense ecc. Si occupa pure delle indulgenze: SACRA ROMANA ROTA per le cause contenziose; LA SEGNATURA APOSTOLICA per cause maggiori e appello.

Uffici

CANCELLERIA APOSTOLICA per rimettere il sigillo e inviare le Bolle; DATARIA APOSTOLICA che si occupa dei benefici non concistoriali, riservati alla S. Sede; CAMERA APOSTOLICA per l’amministrazione dei beni; SEGRETERIA DI STATO che si occupa degli affari pubblici; SEGRETERIA DEI BREVI AI PRINCIPI E DELLE LETTERE LATINE che scrive in latino gli atti del S. Padre.

CAPITOLO SECONDO
CHIESA E STATO

Le relazioni fra Chiesa e Stato riguardano particolarmente gli studi di diritto. Ne daremo perciò solo un breve accenno per quanto riguarda i principi teologici.

ERRORI - Sono venuti in due estremi opposti: Egidio Romano e Giacomo da Viterbo propugnarono una Teocrazia per la quale lo Stato doveva dipendere in tutto dall’autorità della Chiesa.
Nell’epoca moderna, il Liberalismo derivato dal Kantismo e dall’Enciclopedismo francese pretese, che tutto dipendesse dallo Stato, Chiesa compresa. L’errore si è accentuato ancor più ai nostri giorni, in cui, dietro le dottrine di Hegel, si giunse alla Statolatria e al totalitarismo. Il Liberalismo mitigato, come quello del Cavour, trovò un’altra formula, pure errata:
«Libera Chiesa in libero Stato».
Contro questi errori enunziamo la seguente:

TESI - La Chiesa di Cristo per ragione del suo fine soprannaturale e della sua costituzione per diritto divino è al di sopra dello Stato e perciò mentre essa è assolutamente indipendente dal potere civile nel suo essere e nel suo operare, al contrario lo Stato è soggetto alla Chiesa, però non direttamente, ma soltanto indirettamente in quanto nel perseguire il suo scopo temporale nonché ostacolare, deve anzi giovare perché la Chiesa eserciti senza ostacoli il suo potere per conseguire il suo fine soprannaturale.

É DI FEDE

come dimostrano vari documenti ecclesiastici e specialmente la Enc. «Immortale Dei» di Leone XIII. Li citeremo nella SPIEGAZIONE. «La cura del genere umano, Dio l’ha divisa tra due poteri: quello ecclesiastico e quello civile, il primo preposto alle cose divine, il secondo alle umane. Ciascun potere nel suo genere è massimo» (Enc. cit.).
L’Enciclica presenta qui il compito delle due società: una che procura il bene spirituale, l’altra quello temporale. Contro la Teocrazia dice che ciascun potere è massimo nel suo genere e ciascuno ha dei confini determinati per raggiungere il suo scopo soprannaturale o temporale. Contro il Liberalismo continua: «E’ una grande ingiuria e una grande temerarietà volere che la Chiesa anche nella esplicazione dei suoi uffici sia soggetta al potere civile».
Già Pio IX nel Sillabo (8 dicembre 1864) aveva condannato varie proposizioni in cui si propugnava la supremazia dello Stato verso la Chiesa. Fra queste in particolare citiamo la 24a «La Chiesa non ha il potere coattivo (vis inferendae) né nessun potere temporale diretto o indiretto».
Dalla condanna di questa proposizione si comprende come la Chiesa, anche se non ha un potere diretto sullo Stato, lo ha indiretto per quanto è necessario al bene delle anime. Vi sono delle cose, che per natura loro, appartengono direttamente alla Chiesa, come la predicazione, la celebrazione del culto, il giudizio sulla moralità degli atti umani. Altre divengono sacre perché pur essendo materiali, sono ordinate a uno scopo sacro, e perciò anche queste diventano soggette alla Chiesa. Ad esempio gli edifici per il culto, il sostentamento dei sacri ministri ecc. Altre ancora sono miste e queste in quanto sacre dipendono dalla Chiesa, in quanto terrene dallo Stato. Per esempio il matrimonio è un Sacramento e solo la Chiesa ha il diritto di regolarne la celebrazione. Esso però comporta delle conseguenze civili, quale il bene temporale dei figli, la pacifica convivenza dei coniugi ecc. Per questo lo Stato riconosce il Matrimonio celebrato in Chiesa, lo trascrive nei suoi registri per regolarne i doveri civili. Così per la scuola: se lo Stato ha il dovere di provvedere alla istruzione che i genitori non possono dare, la Chiesa ha il diritto di tutelare la cristiana educazione di tutta la gioventù.

L’ESTENSIONE DEL POTERE DELLA CHIESA abbraccia tutti gli atti umani, anche di ordine politico e sociale, in quanto è la Chiesa maestra nella regola dei costumi. Perciò è la Chiesa che stabilisce i principi per giudicare se una guerra sia giusta o ingiusta, che insegna quali sono i doveri civici nelle elezioni: che dà i principi di giustizia sociale sui doveri e diritti nel lavoro. Questi principi sono chiariti dalla figura che porta S. Tomaso paragonando le due autorità all’anima e al corpo: «Il potere secolare è soggetto allo spirituale come l’anima al corpo» (S. Th. 2,2 q. 60, a. ad 3).
Del resto, perché i due poteri possano meglio agire di comune accordo aiutandosi scambievolmente per il bene degli uomini, la Chiesa stabilisce le sue relazioni cogli Stati per mezzo dei Concordati.

PROVA - La Chiesa, come abbiamo visto, ha lo scopo di condurre gli uomini alla beatitudine eterna: ogni altro scopo temporale deve essere perciò subordinato in modo che non impedisca il fine eterno. Perciò lo Stato pure supremo nella sua autorità per quanto riguarda il benessere temporale non può prescindere dalla legge di Dio di cui custode e maestra è la Chiesa, perché lo scopo temporale deve essere indirizzato al fine eterno. Quindi i mezzi temporali non solo non devono impedire, ma debbono aiutare il raggiungimento del fine eterno. Inoltre, per questo scopo supremo la Chiesa ha avuto il potere da Gesù. Partecipando di questo potere, lascia allo Stato il compito di occuparsi delle cose civili, solo intervenendo quando queste impedissero il bene supremo dei diritti di Dio e della salvezza delle anime.

In una allocuzione tenuta ai Vescovi il 2 novembre 1954 S. S. Pio XII, fra l’altro diceva: «Anzitutto oggi si fanno notare correnti di pensiero e tendenze che tentano di impedire e limitare la potestà dei Vescovi — (non escluso lo stesso Romano Pontefice) — precisamente in quanto sono pastori del gregge loro affidato. Ne coartano l’autorità, la cura e vigilanza entro determinati limiti che riguardano le Cose strettamente religiose, la predicazione delle verità della fede, la direzione delle pratiche di pietà, la amministrazione dei sacramenti e l’esercizio delle funzioni liturgiche. Vogliono allontanare la Chiesa da tutte le iniziative ed affari che toccano come essi dicono la «realtà della vita», con il pretesto che queste cose sono di loro competenza.
Questo modo di pensare viene espresso concisamente talora nei pubblici discorsi di alcuni laici cattolici, anche levati a posti di importanza, quando dicono: «Volentieri noi i Vescovi e Sacerdoti, li vediamo, e ascoltiamo, li avviciniamo nelle Chiese, nell’ambito della loro giurisdizione; ma sulle piazze e negli edifici pubblici, in cui si trattano o decidono le questioni di questa vita terrena, non li vogliamo vedere né possiamo credere che vogliamo ascoltare la loro voce. In questi posti, siamo noi laici, non il clero, di qualsiasi dignità o grado, i legittimi giudici».
In opposizione a questi errori, si deve tenere apertamente e fermamente, che il potere della Chiesa in nessuna maniera è limitato, come si suol dire, «alle cose religiose»; ma che tutta la materia della legge naturale, la sua esposizione, interpretazione e applicazione, qualora si consideri il loro aspetto morale, è di competenza della Chiesa...
Vi sono in sociologia non una ma molte e gravissime questioni, sia puramente sociali, sia sociali-politiche, che toccano l’ordine etico, le coscienze, la salvezza delle anime. Non si può assolutamente dire che tali questioni si trovino sottratte all’autorità e alla cura della Chiesa. Anzi anche fuori dell’ordine sociale occorrono questioni, non strettamente «religiose», di politica, sia nazionale che internazionale, le quali toccano l’ordine etico, premono le coscienze, possono esporre e difatti spessissimo espongono, a non leggero pericolo il conseguimento dell’ultimo fine. Così il problema del fine e dei limiti del potere civile; le relazioni tra i singoli uomini e la società; i cosiddetti «Stati totalitari», qualunque sia la loro origine e derivazione; la «totale laicizzazione dello stato» e della vita pubblica; la completa «laicizzazione» della scuola; la natura etica della guerra, la liceità o illeceità della guerra moderna; la cooperazione od il rifiuto ad essa da parte di un uomo di timorata coscienza, i vincoli e le relazioni etiche tra le Nazioni.
Contraddice alla verità, anzi alla stessa retta ragione chi asserisce che queste cose e molte altre dello stesso genere non toccano l’ordine morale e che perciò sono o possono essere estranee al potere della Autorità stabilita da Dio»...

CAPITOLO TERZO
LA CHIESA E’ IL CORPO MISTICO DI CRISTO VIVIFICATO DALLO SPIRITO SANTO

TESI - La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo, vivificato dallo Spirito Santo (Per uno studio approfondito di questo capitolo, v. G. CASALI: La Dottrina del Corpo mistico. Ed. Regnum Christi, Lucca).

É DI FEDE

Dalla divina Rivelazione, e specialmente dalle lettere di S. Paolo risulta che la Chiesa è il Corpo Mistico di Gesù Cristo, anzi il Cristo totale.
Quale il significato di questa proposizione? - E’ necessario spiegarne i termini per averne una esatta comprensione. Prima di tutto bisogna dire che l’espressione ha un significato analogico, per cui non si deve intendere in una identità di ciò che è un corpo fisico o morale, ma solo in una
somiglianza.

CORPO - Il corpo fisico di un uomo è costituito dal capo e dalle membra tutte riunite a formare un solo essere sussì stente.
Essa ha una UNITÀ DI ESSERE E DI OPERARE NELL’ORDINE NATURALE.
Ora: «...mentre nel corpo naturale il principio di unità congiunge le parti in modo che le singole manchino completamente della propria sussistenza, invece nel Corpo Mistico la forza di mutua congiunzione, sebbene intima, unisce le membra tra loro in modo che le singole godano del tutto di una propria personalità» (Pio XII «Mystici Corporis»).
UN CORPO MORALE è formato da tante membra che non costituiscono un solo essere, una sola persona fisica. La loro unione è solo estrinseca e sono unite soltanto nel fine comune da raggiungere, sotto la guida dì una autorità. C’è, quindi, la sola UNITÀ DI OPERAZIONE ESTRINSECA NELL’ORDINE NATURALE

IL CORPO MISTICO come ha delle somiglianze e delle differenze col corpo fisico, così le ha col corpo morale. Nel Corpo Mistico all’unità di operazione per il fine e l’autorità come nei corpo morale: «...si aggiunge un altro principio interno che esiste ed agisce vigorosamente e nell’intera compagine e nelle singole sue parti, ed è di tale eccellenza da superare per sé stesso immensamente tutti i vincoli di unità che compaginano sia il corpo fisico sia un corpo morale» (ivi).
Il Corpo Mistico dunque ha una UNITÀ DI OPERAZIONE INTERNA SOPRANNATURALE.

MISTICO. Questa parola se esclude il senso fisico, come abbiamo detto, non significa qualche cosa di metaforico, ma significa una cosa reale, poiché vi «sono realtà al di fuori di ciò che si tocca e che si pesa» (PRAT. Teologie de S. Paul. Paris, 1930. Trad. Italiana S. E. I. Torino).
Per questo S. Paolo dice: «Siete uno in Cristo» (Gal. 3, 28).
Quanto abbiamo detto ci fa capire il giusto significato di questa espressione. Mentre fra Capo e membra c’è una unione «di tale eccellenza che supera immensamente tutti i vincoli di unità di un corpo fisico e morale», è chiaro che quest’unione non va intesa nei senso panteistico né si deve cadere in uno pseudomisticismo, condannato nella citata enciclica. In questa stretta unione ogni membro conserva la sua personalità e responsabilità.

La Chiesa è il CRISTO TOTALE, e cioè il Cristo fisico, Verbo Incarnato, nei quale la natura umana integra e perfetta è stata assunta all’unione personale col Verbo: il Capo; insieme alle sue membra: i fedeli. «Il Cristo totale è il Capo e il Corpo» (S. Ag. in Ps. 61, 4).
Come il capo in un corpo presiede tutte le membra, le dirige, e da questo passa la vita a tutto il corpo, così dal Capo del Corpo Mistico passa la vita a tutte le membra e tutte da Lui dipendono. Però le membra, formano col Capo una sola Persona mistica e di qui la solidarietà e la comunione nel patire, nel soddisfare, nel meritare (S. Th. q. 48, a. 2, ad. 1).
Il Cristo fisico, nel cielo, non soffre più, come sulla Croce. Continua a soffrire nei secoli nelle sue membra.
L’Enciclica «Mystici Corporis» oltre a chiarire profondamente quanto abbiamo detto, ci dà come un panorama completo che è la Chiesa anche sotto l’aspetto gerarchico e giuridico. Essa è composta di quattro grandi parti.

1) - LA CHIESA prima di tutto è un CORPO, uno, indiviso, visibile, con una Gerarchia, con un Capo visibile e coi mezzi di vita soprannaturale come la grazia e i sacramenti.

2) - E’ il CORPO DI CRISTO, perché Egli il Fondatore colla predicazione, colla passione, coll’effusione dello Spirito Santo, ne è il Capo per la sua eccellenza, per il suo governo, per la pienezza dell’effusione della sua vita che le comunica; e ne è il Salvatore che la salva e la sostiene.

3) - E’ il CORPO MISTICO DI CRISTO in quella realtà soprannaturale e misteriosa che ne fa una cosa sola, umana e divina, visibile e invisibile, colla sua struttura giuridico-gerarchica, vivificato internamente dall’azione carismatica dello Spirito Santo, che ne è l’anima e da Questi assistita.

4) - I fedeli per mezzo della Chiesa sono UNA SOLA COSA IN CRISTO uniti dai vincoli giuridici e sociali, e dai vincoli delle virtù teologali, specialmente della carità, sia per la inabitazione dello Spirito Santo, che per la Comunione Eucaristica, per cui si accresce in loro la vita del Cristo.

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Gesù più volte aveva fatto conoscere l’unione che i fedeli debbono avere con Lui: «Come il tralcio non può portar frutto da sé stesso se non rimane unito alla vite, così neanche voi, se non rimarrete uniti in Me. Io sono la vite, voi i tralci» (Gv. 15, 4-5).
Nell’Ultima Cena Gesù prega perché tutti i suoi seguaci siano «una cosa sola» in Lui come Egli è una cosa sola col Padre (Gv. 17) e in quella stessa Cena aveva dato il «pane di vita» (Gv. 6) promesso.
Il pensiero di questa unione insegnato da Gesù, S. Paolo lo sviluppa con varie figure. A volte lo paragona a un edificio (Ef. 3, 11), altre a un innesto (Rom. 11, 23).
Ma la figura più espressiva è quella di un Corpo di cui Cristo è il Capo e i fedeli le Membra: «Come il Corpo è uno ed ha molte membra, e tutte le membra del corpo sebbene molte, formano un sol corpo, così è di Cristo» (1, Cor. 12, 12). E ai Romani: «Voi siete il corpo di Cristo e membri uniti a membr” (12, 5). «Così noi sebbene molti, formiamo un unico corpo in Cristo e individualmente siamo uno membro dell’altro». (Cor. 12, 27).
Con maggiore evidenza l’Apostolo ripete questo concetto ai Galati (3, 28) dove, dopo aver detto “tutti siete figli di Dio... quanti siete battezzati in Cristo» senza differenza né di razza né di classe, né di persona, dice: «Voi tutti non siete che UNO in Cristo Gesù». Notate che qui non dice: Una cosa sola, ma uno, come a dire:
una sola persona mistica.

Gesù Cristo è il «Capo del Corpo della Chiesa» (Col. 1, 18).
Ad esprimere la partecipazione delle membra nel patire, nel soddisfare, nel meritare, nella lettera ai Colossei (1, 24), dice: «Completo nella mia carne quello che manca delle sofferenze di Cristo a pro del CORPO DI LUI CHE É LA CHIESA».
Tutte le lettere dell’Apostolo sono permeate di questo pensiero: centinaia di volte ripete la frase «in Cristo». Questa dottrina che non si stanca di predicare l’aveva appresa fin dal giorno della sua conversione. Infatti gli Atti degli Apostoli (9, 4) ci dicono che Gesù disse: «Saulo, Saulo, perché MI perseguiti?». Saulo andava perseguitando i cristiani, non Gesù:
eppure questi insiste ancora nella risposta: «Sono Gesù che TU perseguiti». La persecuzione alle membra è la persecuzione al Capo, a tutto il Corpo.

VIVIFICATO DALLO SPIRITO SANTO

L’anima del Corpo Mistico è lo Spirito Santo. Nel Simbolo Niceno Costantinopolitano si legge: «Credo... nello SPIRITO SANTO, Signore e VIVIFICATORE».
Nel trattato di Dio Trino vedremo che per appropriazione si attribuisce allo Spirito Santo la rinnovazione dei cuori mediante la grazia, attribuzione che è opera di tutta la Trinità. Questa rinnovazione viene infusa nei cuori per mezzo della grazia e dei Sacramenti. «La grazia di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato» (Rom. 5, 5).
Per la prima volta il Cristiano riceve questa grazia nella sua anima al Battesimo e per mezzo di questa diventa membro del Corpo Mistico di Cristo.

B) DALLA TRADIZIONE. S. Ignazio Martire oltre parlare della unità della Gerarchia dice che dove: «compare il Vescovo e c’è la moltitudine dei fedeli, c’è Gesù Cristo, c’è la Chiesa»
(Lettera ai fedeli di Smirne, 8, 1).
S. Ireneo commentando la Dottrina di S. Paolo dice: «Il Verbo si è fatto uomo ricapitolando tutto in sé» (Adv. Haer. III, 16, 6).
E questa ricapitolazione è ordinata alla restaurazione universale che il Cristo opera «nella Chiesa di cui si è fatto Capo» (ivi). Perciò la Chiesa è quasi come il «Cristo continuato» (ivi I, 10).
S. Giovanni Crisostomo: «Ci ha fatto un solo corpo. Chi è a Roma stima gli Indi un solo membro. Che cosa uguaglia questa unione? Di tutti il Capo è Cristo» (In Joannis homiha, 65, 52).
Così S. Agostino: dice «Un solo uomo capo e corpo, un solo uomo Cristo e la Chiesa: uomo perfetto: Egli lo sposo, essa la sposa» (In Salm. 18, 2, 10). Gli Eretici «dilacerarono il Corpo di Cristo”. In molti altri brani, sotto diversi aspetti tratta lo stesso argomento.
Più tardi S. Tomaso (De Ventate q. 29 e S. Th.. III 48) con profondi concetti riprende tutta la dottrina della Tradizione esponendo le relazioni tra Cristo e il suo Corpo Mistico. Oggi la Tradizione continua nei solenni documenti Pontifici, di cui abbiamo già parlato. Riguardo allo Spirito Santo, S. Agostino dice che «ciò che è l’anima per il corpo umano, questo è lo Spirito Santo per il Corpo di Cristo che è la Chiesa».

La Chiesa Sposa e Madre

TESI - La Chiesa è sposa di Cristo e madre nostra, in senso analogico

É CERTO

PROVA: A) DALLA SCRITTURA. Più volte nel Vangelo il Regno di Dio è paragonato a un convivio nuziale. S. Paolo (Ef. 5), fa vari confronti fra il matrimonio umano e l’unione di Cristo colla sua Chiesa. Come la Chiesa è soggetta a Cristo, così la sposa deve esser soggetta allo sposo. Come Cristo ama la sua Chiesa e ha dato sé stesso per lei per santificarla, così lo sposo deve amare la sposa; come Cristo nutrisce e custodisce la sua Chiesa, così lo sposo, la sposa.
S. Giovanni, nell’Apocalisse (19 e 21) mostra la Chiesa come «Sposa dell’Agnello»; per mezzo di lei Cristo dà la vita spirituale ai suoi figli.

B) DALLA TRADIZIONE. S. Agostino applica questi concetti alla Incarnazione del Verbo, che essendo Dio, assume carne umana.
«Il Verbo è lo Sposo, la carne umana è la sposa».
La Liturgia ha questo pensiero nella Orazione che il Sacerdote recita infondendo goccie d’acqua nel calice e lo completa nella applicazione ai fedeli. «Concedici per questo mistero dell’acqua e del vino di diventare consorti della divinità di Colui che s’è degnato di farsi partecipe della nostra umanità».

S. Girolamo, dopo aver detto che: «Cristo è lo sposo e la Chiesa la sposa» (In Mt. 9, 15) dice che come Eva fu tratta dal lato di Adamo dormiente, così la Chiesa, sposa nascente fu tratta dal lato di Cristo morente sulla Croce.
L’Enciclica «Mystici Corporis» ha questa espressione:
 «Assolutamente una è la Sposa di Cristo e cioè la Chiesa... Essa è nata sulla Croce dal lato del Salvatore, quasi Eva novella».
Da queste frasi coi ricordo di Eva si può dedurre non solo il concetto di Sposa, ma anche quello di Madre.
S. Agostino, ripetendo la stessa idea, ce io dice ancor più esplicitamente: «Da quel lato fu formata Eva che peccando ci diede la morte, ma da questo lato fu fatta la Chiesa che dandoci alla luce, ci diè la vita» (Serm. 336, 5).
Adamo ed Eva sono i progenitori da cui nascono tutti i viventi, generati nel peccato. Gesù ci ha dato un’altra Madre:
la Chiesa, da cui nascono tutti i credenti nella grazia.
La Chiesa è santa e immacolata; però questo non esclude che anche i peccatori le possano appartenere. Essa tende a santificarli tutti. Chiaramente ce lo dice la Enc. «Mystici Corporis»: «Non si deve ritenere che il Corpo della Chiesa per il fatto che è insignito del nome di Cristo anche in questo tempo di pellegrinaggio terreno sia composto soltanto di membri insigniti di santità...» e «ciò si deve attribuire alla infinita misericordia del Salvatore che non nega loro un posto nel suo Corpo, come non lo negò nel banchetto».

I Membri della Chiesa

I Donatisti, i Novaziani e i Giansenisti sostennero che la Chiesa è composta di soli santi e perfetti. I Fraticelli, Lutero e Calvino dissero che vi appartengono i soli predestinati (ivi).
Contro costoro enunciamo la seguente:

TESI - Membri del Corpo della Chiesa non sono tutti e soli i Santi e i predestinati ma sono tutti e soli i battezzati purché non siano venuti meno alla professione di fede e all’unità colla Gerarchia.

É DI FEDE

in quanto afferma che vi appartengono tutti i battezzati.

É CERTO TEOLOGICAMENTE

il resto.

Infatti è condannata la proposizione di Quesnel «La Chiesa, ossia il Cristo intero ha come Capo il Verbo Incarnato e come membra i santi» (D. B. 1424). Così pure è condannata come eretica l’opinione giansenistica del Sinodo di Pistoia, che afferma che al «campo della Chiesa non appartengono se non, i fedeli che sono perfetti adoratori in spirito e verità» (D. B 1515). E contro Huss sono condannate le proposizioni «l’unica e santa Chiesa universale.., è l’insieme di tutti i predestinati... Paolo non fu mai membro del diavolo... I preconosciuti (per la dannazione) non sono parti della Chiesa» (D. B. 627).

PROVA: A) DALLA SCRITTURA. Nel Vangelo troviamo, che Gesù raffigura la sua Chiesa a una rete che viene gettata in mare e raccoglie ogni genere di pesci, di cui viene fatta dopo la scelta fra buoni e cattivi (Mt. 13, 47 s.). Così nella parabola del buon grano e della zizzania, che viene lasciata nel campo fino alla raccolta, quando si divide per essere bruciata (Mt. 13, 24); nella parabola del Convito dove è presente l’uomo senza veste nuziale (Mt. 22, 2s.); e in quella delle dieci vergini (Mt. 15, 1 s.).
Per appartenere alla Chiesa si richiede:

IL BATTESIMO:
«Chi non sarà rinato coll’acqua e collo Spirito Santo, non può entrare nel Regno di Dio» (Gv. 3, 5) e per questo Gesù comanda agli Apostoli di predicare e battezzare. S. Paolo nelle sue lettere (I Cor. 12, 13; Gal. 3, 27; e Ef. 4, 5) insegna che gli uomini vengono inseriti nel Corpo di Cristo per mezzo del Battesimo. Perché poi vi sia una partecipazione piena e perfetta al Corpo di Cristo, col carattere di cristiano è necessario il Battesimo di acqua.

2° - LA PROFESSIONE DI FEDE: «Chi crederà... sarà salvo» (Mc. 16, 15). Oltre il Battesimo si richiede dunque la professione di fede, che deve professarsi anche esternamente, per manifestarsi come vincolo sociale e visibile. Se uno rinnega questa fede, cessa di appartenere alla società dei fedeli.

3° - L’UNITÀ COLLA GERARCHIA. La Chiesa è fondata su Pietro e sugli Apostoli, ed è governata dai loro successori. Chi non è in comunione con loro, è distaccato dalla Chiesa.

B) – DALLA TRADIZIONE. S. AGOSTINO parlando del Cristo totale dice che il «Capo è quel Salvatore del Corpo che salì al cielo, e il Corpo la Chiesa che travaglia sulla terra. Questo Corpo aderisce al suo Capo per la connessione della carità per fare del Capo e del Corpo una sola persona» (In Salm. 3, Il Sermo 1, 3). E contro i Donatisti (III, 10, 20) dice che ora la Chiesa ai buoni ha misti i cattivi, ciò che non sarà nell’altra vita. «Ora ci sono molte pecorelle fuori e molti lupi dentro» (In Joannem 45, 12).
Perciò non sono membra della Chiesa i soli santi e predestinati. Molti, che oggi sono fuori della Chiesa, un giorno vi apparterranno e si salveranno; altri che attualmente vi sono, vivono in peccato.
Il Conc. Fiorentino (D. B. 696) e quello di Trento (D. B. 896) dicono che il Battesimo è la porta della Chiesa e per esso diveniamo membra di Cristo.
L’Enciclica «Mystici Corporis» dice: «Neppure deve ritenersi che il Corpo della Chiesa perché è fregiato del nome di Cristo, anche nel tempo del terreno pellegrinaggio sia composto soltanto di membri che si distinguono nella santità, o di coloro che sono predestinati da Dio alla felicità eterna».

I membri staccati

Da quanto è stato detto si deduce la dottrina comune fra i teologi e cioè che:

1) - GLI ERETICI che esteriormente rifiutano con pertinacia qualche verità della fede, sono fuori del Corpo Mistico (Cfr. G. CASALI La Dottrina del Corpo Mistico).

2) - GLI APOSTATI che rinnegano tutta la fede sono pure fuori a maggior ragione.
Però tanto gli Eretici che gli Apostati che negano occultamente e al tempo stesso ammettono qualche verità, probabilmente appartengono ancora al Corpo Mistico.

3) - GLI SCISMATICI che ostinatamente e notoriamente vanno contro l’autorità della Chiesa e da essa si staccano cessano di essere membri. Restano membri morti, se occulti.
Per gli Eretici e gli Scismatici si deve anche distinguere se la loro colpa è formale o semplicemente materiale. Ad esempio uno che è nato in un paese protestante o scismatico ed ha conosciuto il Cristianesimo in modo errato, ma è in buona fede, è solo in errore materiale e perciò è ordinato al Corpo Mistico, in voto.

4) - GLI SCOMUNICATI VITANDI dichiarati tali dalla Chiesa secondo la sentenza più probabile restano fuori del Corpo Mistico. Gli altri scomunicati in qualche modo vi appartengono ancora in modo imperfetto.

5) - GLI INFEDELI e tutti gli altri fuori del Cristianesimo non sono in atto membri del Corpo Mistico, ma solo in potenza, in quanto possono convertirsi e la Chiesa ha il diritto e il dovere di predicare loro il Vangelo.

6) - I PECCATORI restano membri della Chiesa, cui sono uniti colla Fede, il Battesimo e l’unione alla Gerarchia.
Questi concetti sono chiaramente espressi nella Enciclica «Mystici Corporis». Dopo le parole suaccennate, essa continua: «Si deve attribuire alla infinita misericordia del nostro Salvatore, che non neghi ora un posto nel suo Mistico Corpo a quelli cui una volta non negò un posto nel suo Convito. Poiché non ogni delitto commesso, per quanto grave è tale che di sua natura (come lo Scisma, l’Eresia e l’Apostasia), separi l’uomo dal Corpo della Chiesa. Né si estingue ogni vita in quelli che, pur avendo perduta col peccato la carità e la grazia divina, sì da non essere più capaci del premio soprannaturale, conservano tuttavia la fede e la speranza cristiana, e, illuminati da luce celeste, da interni consigli e impulsi dello Spirito Santo sono spinti a concepire un salutare timore e vengono eccitati a pregare e a pentirsi dei propri peccati”... “Finché una parte aderisce al corpo, la sua guarigione non è disperata» (S. Agostino Sermo 137, 1).

Membri uniti in voto

Una volta alcuni Teologi, seguendo una sentenza di S. Roberto Bellarmino dicevano che coloro i quali non hanno questa comunione con la Chiesa, ma pure sono in buona fede, appartengono all’anima della Chiesa. Dopo l’Enciclica citata, questa opinione non si segue più. L’Anima e il Corpo della Chiesa sono di eguale estensione. Se arrivano ad unirsi all’Anima della Chiesa, ne sono uniti anche al Corpo. Parlando di chi è membro della Chiesa l’Enc. dice che vi è unito reapse cioè in realtà; parola che si oppone a chi vi è unito in voto cioè per desiderio. Dice 1’Enc.: «sebbene da un certo inconsapevole desiderio e anelito siano ordinati al Mistico Corpo del Redentore, tuttavia son privi di quei tanti doni ed aiuti celesti, che solo nella Chiesa Cattolica è dato godere» (Cfr. E. HOLSTEIN, Etudes, 1950 t. 267 e J. VODOPIVEC, Euntes Docete, Roma, Ed. Urbanianae i e 2, 1951).
Non ci fermiamo qui a esaminare l’assillante problema della salvezza di coloro che ancora non hanno la fede, e come si uniscano almeno in voto. Questo problema tocca vari aspetti della Teologia e perciò ne trattiamo nei singoli punti separatamente, senza che ci stiamo a ripetere. Per averne però una visione complessiva, indichiamo qui le varie tesi che si riferiscono all’argomento e le principali sono:
‘Fuori della Chiesa non vi è salvezza» (p. 152, s.); «L’unìversalità della Redenzione» (p. 430, s.); «a chi fa quanto sta in lui, Dio non nega la sua grazia” (p. 490 s.); il minimo indispensabile delle cose da credersi da ogni uomo» (497); il Battesimo di desiderio implicito che può avere anche un infedele» (Chi desiderasse fare uno studio approfondito su questo argomento, veda R. LOMBARDI, La Salvezza di chi non ha fede, Civiltà Cattolica, III ed. 1949).

Doveri e prerogative dei membri 

Doveri

Si possono ridurre a quattro e cioè riverenza, obbedienza, amore e cooperazione.

1) - RIVERENZA. La Chiesa è la Sposa di Cristo e Madre nostra, perciò dobbiamo prestarle l’omaggio della nostra venerazione, riconoscendo la sua santità e la «materna pietà verso di noi». «Dobbiamo anche professarle riverenza per l’autorità con feritale da Cristo in modo tale da sottometterle pienamente il nostro giudizio in ossequio a Cristo stesso» (Mystici Corporis).

2) - OBBEDIENZA. Come la Chiesa è soggetta a Cristo, così la nostra obbedienza a lei, è obbedienza a Cristo medesimo. «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc. 10, 16) ha detto Gesù alla sua Gerarchia. L’autorità che essa ha ricevuto, l’ha ricevuta da Gesù, e in nome di Lui ci comanda.

3) - AMORE. Amare la Chiesa è amare il Cristo totale. E’ perciò amare Dio che è amore e a cui si deve ogni amore: è amare il nostro prossimo, anzi è amare lo stesso Corpo cui apparteniamo. Nessuno ha odio contro la propria persona: ma la custodisce e l’ama. Dobbiamo amare la Chiesa come l’ama Gesù.
L’unione del Corpo Mistico è una unione di amore. «Saremo sempre più uniti con Dio e con Cristo, a misura che saremo membro uno dell’altro e vicendevolmente premurosi; come d’altra parte, quanto più saremo stretti a Dio e al nostro Capo Divino con un ardente amore, tanto maggiormente saremo compatti ed uniti mediante la carità» (Mystici Corporis).
«Come nell’Eucaristia il pane da consumarsi deriva da molti grani che formano una cosa unica» (Cfr. Didachè 9, 4) così tutti gli uomini consacrati dalla Grazia vivono in questa caritatevole unione.

4) - COOPERAZIONE. L’amore verso la Chiesa deve essere operoso in uno zelo ardente. Se siamo convinti che solo nella Chiesa vi è salvezza, dobbiamo lavorare perché tutti gli uomini diventino membri della Chiesa, dobbiamo far di tutto per portare alla vita i membri malati, più deboli, più bisognosi. Di qui, oltre a tutte le opere buone, le elemosine, le mortificazioni, la nostra cooperazione all’apostolato della Gerarchia partecipando, se possibile, alle organizzazioni cattoliche.

Prerogative
Si possono ridurre a due: essere membri ed essere cooperatori della Gerarchia.

1) - MEMBRI. Non siamo soltanto sudditi della Chiesa, ma membri che partecipano della grazia, e in qualche modo al Sacerdozio di Cristo. Già S. Pietro chiamava i primi cristiani:
«Genere eletto, regale sacerdozio, gente santa, popolo peregrinante» (1, Pt. 2, 9).

2) - COOPERATORI DELLA GERARCHIA nel suo triplice ufficio di magistero, di governo e di santificazione.
Per il magistero
i fedeli non sono la Chiesa docente, pure il loro consenso unanime, riconosciuto dai Vescovi è argomento certo nel determinare il deposito della tradizione. Per esempio: il fatto che in tutti i secoli i fedeli abbiano sempre onorato Maria SS. come Assunta in Cielo, senza che la Gerarchia disapprovasse questa loro consuetudine, è uno degli argomenti che mostra la Tradizione intorno a questa verità, oggi definita dogmaticamente.
Per il governo: in tutti i tempi i fedeli hanno dato la loro collaborazione al ministero dei Sacerdoti, a cominciare dai discepoli e le pie donne che aiutarono Gesù e gli Apostoli, fino alla Azione Cattolica dei nostri giorni che è stata definita da Pio XI: «la cooperazione dei laici all’Apostolato gerarchico della Chiesa».
In particolare alcuni santi hanno dato la fattiva collaborazione come S. Francesco d’Assisi che semplice Diacono tanto fa per la riforma dei costumi, e S. Caterina da Siena, che invita a Roma da Avignone il Sommo Pontefice.
Per la santificazione. Coi Sacramenti, colle opere buone tutti i fedeli concorrono alla crescita del Cristo nelle sue membra, aumentando la santità che s’irradia in tutta la Chiesa.

Cooperatori non maestri

Bisogna insistere su questo concetto, perché recentemente sono serpeggiati alcuni errori, contro i quali il Sommo Pontefice Pio XII ha richiamato a stare in guardia, in una sua allocuzione ai Vescovi il 31 Maggio 1954.
Gli errori principali che si sono presentati sono stati questi: «Alcuni docenti poco si curano di stare congiunti col magistero della Chiesa e poco rivolgono pensiero ed animo al suo comune insegnamento, in vari modi chiaramente proposto; nello stesso tempo poi troppo si affidano al proprio ingegno, alla mentalità moderna, ai principi di alte discipline, che ritengono e affermano essere le uniche ad avere carattere di vero metodo scientifico». L’altro errore riguarda la cosiddetta «teologia laica», che serpeggia qua e là sempre più largamente, introducendo una categoria di teologi laici, che si professano indipendenti; di questa teologia si hanno prelezioni, pubblicazioni, circoli, cattedre, professori. Questi distinguono il loro magistero e in certo modo lo oppongono a quello pubblico della Chiesa, a volte, per giustificare il loro modo di agire, si appellano ai carismi per insegnare e interpretare, di cui ripetute volte si parla nel Nuovo Testamento, specie nelle epistole paoline: «si appellano alla storia, che dall’inizio della religione cristiana fino ad oggi presenta tanti nomi di laici, i quali, per il bene delle anime insegnarono con gli scritti e a viva voce la verità cristiana, però non chiamati a ciò dai Vescovi e senza avere chiesto o accettato la facoltà del magistero sacro, ma guidati dal loro impulso e dallo zelo apostolico».
Possono questi laici essere i maestri nella Chiesa di Dio? Anzi gli stessi semplici Sacerdoti, che non avessero ricevuto la missione dai Vescovi hanno per diritto divino, la missione di insegnare?
Qui la parola del Papa è molto chiara. Dopo aver detto che Gesù, la verità la portò dal cielo l’affidò agli Apostoli e per mezzo di essi ai loro successori, comandando loro di ammaestrare tutte le genti, continua: «Per diritto divino, quindi, gli Apostoli sono stati costituiti dottori, ovvero maestri nella Chiesa. All’infuori dei legittimi successori degli Apostoli, cioè
il Romano Pontefice per la Chiesa universale e i Vescovi, per i fedeli affidati alle loro cure, non si danno nella Chiesa altri maestri per diritto divino; essi però, e principalmente il Supremo Maestro della Chiesa e Vicario di Cristo in terra, possono chiamare altri come propri collaboratori e consiglieri nel magistero, allo scopo di delegare loro (sia in via straordinaria, sia in forza del conferito ufficio) la facoltà di insegnare. Quanti sono assunti in tal guisa all’insegnamento, esercitano l’ufficio di maestro non a nome proprio, né per titolo di scienza teologica, ma in forza della missione che hanno ricevuto dal legittimo magistero ed a questo sempre la loro potestà è soggetta, ne mai diventa sui juris, cioè indipendente da ogni potere. I Vescovi, invece, anche quando hanno concessa tale facoltà, mai si privano del diritto di insegnare, né si esimono dal gravissimo dovere di provvedere e di vigilare intorno all’integrità e alla sicurezza della dottrina che viene impartita dagli altri chiamati a collaborare».
E i laici possono collaborare? Continuava il S. Padre:
«Quanto ai laici, è chiaro che possono anch’essi esser chiamati o ammessi dai legittimi maestri come collaboratori e collaboratrici nella difesa della fede. Basta ricordare l’insegnamento della dottrina cristiana, al quale attendono tante migliaia di uomini e di donne, nonché le altre forme dell’apostolato dei laici. Tutto ciò è degno di singolare encomio e può e deve promuoversi con ogni sforzo. Ma occorre che tutti questi laici siano e rimangano sotto l’autorità, la guida e la vigilanza di coloro che per divina istituzione sono stati costituiti maestri nella Chiesa di Cristo. Non vi è infatti nella Chiesa, nelle materie attinenti alla salvezza delle anime, magistero alcuno che sia sottratto a questa autorità e vigilanza».
Ne deriva come logica conseguenza che la «teologia laica» nel senso sopra descritto, non può essere affatto ammessa. «All’incontro occorre ritenere questo: e cioè che non vi fu mai, non vi è, né vi sarà mai nella Chiesa un legittimo magistero di laici che sia stato sottratto da Dio alla autorità, alla guida e alla vigilanza del magistero sacro, anzi la stessa negazione della sottomissione offre argomento convincente e sicuro criterio che i laici, i quali parlano e agiscono così, non sono guidati dallo Spirito di Dio e di Cristo». Questa «teologia laica» - nota inoltre il Papa - è ancora pericolo di turbamento e di errore, «pericolo che comincino ad istruire le altre persone addirittura inette, anzi anche ingannatrici e subdole».
Riassumendo: secondo il mandato divino, Maestri nella Chiesa sono solo il Papa per tutta la Chiesa e i Vescovi, per i fedeli loro affidati, sotto la autorità del Romano Pontefice. I Sacerdoti sono collaboratori e in taluni casi consiglieri — quando richiesti — soltanto ricevendone la missione dal legittimo magistero. Essi esercitano l’ufficio di maestro, ma non in nome proprio, ma in forza di questa missione che hanno ricevuto da questa legittima autorità. I laici possono venire chiamati o ammessi, come collaboratori e collaboratrici, come in pratica lodevolmente si fa, solo se chiamati dai legittimi maestri. Papa e Vescovi hanno il diritto e il dovere di provvedere e vigilare sulla integrità e la sicurezza della dottrina impartita dai loro collaboratori.

LA COMUNIONE DEI SANTI

Fin’ora abbiamo considerato la Chiesa principalmente su questa terra. Sappiamo però che essa si perpetua al di là della morte.
Tutta la Rivelazione che Dio ci ha fatto è in funzione del raggiungimento del nostro ultimo fine: la glorificazione di Dio per sempre, cui è unita la nostra suprema felicità nella visione di Dio. Perciò il Corpo Mistico, che si forma sulla terra, si perpetua in Cielo. I membri morti saranno scacciati per sempre: quelli macchiati, ma vivi, avranno una purificazione, per entrare coi buoni nella gloria.
Di qui l’unica Chiesa, vista in tre aspetti:

1) - LA MILITANTE, che combatte nel periodo di prova sulla terra;

2) - LA PURGANTE, il Purgatorio, dove avviene la purificazione dell’anima;

3) - LA TRIONFANTE, e cioè il Paradiso, col suo trionfo di gloria.

Questa triplice Chiesa è l’unica Chiesa di Cristo, che include tre categorie di anime, differenziate solo dallo stato in cui si trovano: di pellegrinaggio, di purificazione, di gloria. Nel Simbolo questa verità è espressa colla parola: «LA COMUNIONE DEI SANTI».
COMUNIONE significa comunanza di beni spirituali e di persone.
DEI SANTI: indica quali persone vi appartengono. Non si restringe solo ad indicare i santi nel senso in cui di solito si usa questa parola, con la quale si intendono coloro che hanno esercitato le virtù in grado eroico, ma coloro che hanno almeno il primo grado di santità: la vita di grazia, e sulla terra, come abbiamo spiegato, tutti coloro che appartengono al Corpo Mistico, in quanto, anche se in peccato, sono chiamati alla santità.
La Comunione dei Santi, sotto l’aspetto delle PERSONE comprende perciò Gesù Cristo, il Capo (in cui tutta la SS. Trinità); in modo speciale lo Spirito Santo, che è l’anima del Corpo Mistico e distribuisce l’influsso di Cristo Redentore a tutti i membri; la B. Maria Vergine, che alcuni Padri chiamano il collo, o anche il cuore del Corpo Mistico per il suo compito di Mediatrice; gli Angeli, dei quali pure Cristo è il Capo; i Santi e beati nel cielo, che per mezzo di Cristo hanno conseguito la vita eterna; le Anime che sono purificate nel fuoco del Purgatorio; tutti i fedeli che qui in terra combattono con Cristo, per raggiungere la palma della vittoria (PARENTE op. cit.).
La Comunione dei Santi fa partecipi del tesoro immenso, che ci ha portato il Redentore coi suoi meriti sovrabbondanti e infiniti, completati da quelli della Madonna e dei Santi. Così il frutto che ci viene dai Sacramenti in particolare dalla SS. Eucaristia, col Sacrificio della Messa che rinnova e continua il Sacrificio del Calvario. Inoltre tutte le opere buone, compiute da ogni membro, fra cui principalmente: l’orazione alla quale Gesù ha promesso grazie per coloro stessi che la fanno e per coloro per cui pregano; il merito con cui uno, non solo può ricevere diritto per sé ad un aumento di grazia e alla vita eterna, ma può ricevere anche per gli altri, non a titolo di diritto, ma a titolo di convenienza, grazie e aiuti spirituali (Vedremo meglio questi concetti nel trattato «Dio Santificatore per mezzo della grazia»); la soddisfazione in espiazione della pena dovuta ai peccati.
Applicando alle persone la Comunione di questi beni spirituali, vediamo una intercomunicazione di questi, analoga al sangue e alla vita che passa fra le membra di un corpo: Gesù Cristo ha posto i suoi meriti infiniti a disposizione della Chiesa militante, che li applica alle anime. Ai suoi meriti si aggiungono quelli della Madonna e dei Santi. Anche le indulgenze che la Chiesa applica ai fedeli sulla terra in modo diretto e alle Anime Purganti in modo di suffragio, sono pure di questo tesoro.
I fedeli sulla terra pregano, meritano, soddisfano ed il frutto, oltre alla loro persona ridonda anche in giovamento per gli altri. Suffragano le Anime Purganti, ed esse pregano per loro; invocano i Santi nel cielo, e questi intercedono per i fedeli della terra. Questa è la meravigliosa unione di tutte e tre le Chiese: ora una cosa sola con Cristo nel combattimento, in attesa, dopo una purificazione, se occorre, di essere una cosa sola con Cristo nella gloria.