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TEOLOGIA GENERALE O FONDAMENTALE |
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SEZIONE SECONDA Dividiamo questa sezione in tre capitoli: 1 - IL POTERE DELLA CHIESA. 2 - LE SUE RELAZIONI COLLA SOCIETA’ CIVILE. 3 - LE RELAZIONI FRA CRISTO E LA CHIESA, SUO CORPO MISTICO.
CAPITOLO PRIMO Per poter condurre gli uomini alla salvezza, la Chiesa ha ricevuto da Gesù Cristo una triplice potestà: 1 - di INSEGNARE (o potestà di magistero); 2 - di SANTIFICARE (o potestà di ordine); 3 - di REGGERE (o potestà di comando e governo). Riservandoci di parlare del potere di santificare quando tratteremo del Sacramento dell’Ordine trattiamo qui del potere di insegnare, e del potere di reggere. IL POTERE Dl INSEGNARE Questo potere di magistero contiene tutti i diritti che sono necessari perché la Chiesa possa conservare intatto il deposito della Divina Rivelazione, affidatale da Gesù Cristo e possa insegnano autenticamente ai fedeli. TESI - La Chiesa di Cristo, per divina istituzione, ha il potere di insegnare interpretando autenticamente la parola rivelata da Dio e proponendola infallibilmente a credere. É DI FEDE TEOLOGICAMENTE
Il Concilio di Trento contro i Luterani (Sess. IV, D. B. 783)
afferma che oltre che nella Sacra Scrittura, la Rivelazione ci è
conservata anche attraverso la Tradizione.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Basta ricordare la missione di
insegnare data agli Apostoli, di cui abbiamo già parlato: B) - DALLA TRADIZIONE. S. Ireneo, più volte citato dice espressamente: «Non occorre cercare presso altri la verità, che è facile prendere dalla Chiesa; avendole gli Apostoli affidato primissimamente, quasi come un ricco deposito, tutte le verità». (Ad. haer. 3, 4). C) - Si conferma con la RAGIONE. Avendo Dio dato la Rivelazione perché gli uomini raggiungano la salvezza è sommamente conveniente che la sua parola possa essere conosciuta con sicurezza per mezzo di un’autorità viva, che sia infallibile nel suo insegnamento. La confusione e la incertezza in cui vivono le Chiese Protestanti e le suddivisioni che hanno in se stesse a causa della interpretazione privata e perciò differente dalla parola di Dio, ne è una riprova. L’INFALLIBILITA’ DEL MAGISTERO DELLA CHIESA
Abbiamo dimostrato che la Chiesa è infallibile nell’insegnare. Ma chi è
che nella Chiesa possiede questa infallibilità? Forse tutti i fedeli,
oppure solo i Pastori? E fra questi, ogni Vescovo preso singolarmente o
tutti insieme? Il Papa da solo o insieme ai Vescovi? L’INFALLIBILITA’ DEL PAPA TESI - Il Pontefice Romano, quando parla «ex Cathedra» e cioè quando esercitando la funzione di supremo Pastore di tutti i cristiani per sua suprema autorità definisce qualche dottrina intorno alla fede e ai costumi da tenersi da tutta la Chiesa, per l’assistenza divina a Lui promessa nel B. Pietro è dotato di quella infallibilità di cui il Divin Redentore volle insignita la sua Chiesa: perciò tali definizioni del Romano Pontefice, per se stesse e non per il consenso della Chiesa, sono irreformabili. É DI FEDE TEOLOGICAMENTE Definita dal Conc. Vaticano I colle stesse parole che abbiamo riportato (D. B. 1839) nella tesi.
SPIEGAZIONE - Prima di tutto, attenzione a non confondere
infallibilità con impeccabilità. È da questa confusione che
molti trovano difficoltà a credere alla infallibilità della Chiesa,
perché non l’hanno capita. Infallibilità vuol dire che non può
errare nell’insegnare; impeccabilità vuoi dire che non può
peccare, come ad esempio i santi in paradiso. Ora nessuno ha mai detto
che il Papa, come uomo non può peccare. Quantunque il Papa solitamente
venga scelto fra gli uomini più buoni e virtuosi, non per questo ha il
privilegio di non commettere nessuna colpa. La storia, sia pure come
eccezione, ci mostra qualche Papa che non è stato di una vita santa
corrispondente alla sua alta missione. Al contrario, se andiamo a vedere
l’insegnamento dato anche dai Papi, che la storia giudica meno degni, lo
troviamo del tutto corrispondente alla verità e alla santità della
Chiesa. 1) - Come PASTORE E DOTTORE di tutti i cristiani. Il Papa come teologo privato, potrebbe discutere con altri competenti su qualche punto della Fede o dei costumi. In questo caso non avrebbe l’infallibilità. Bisogna che intenda parlare come supremo Pastore della Chiesa (c’è discussione fra i teologi se il Papa possa errare anche come Dottore privato. Alcuni, come il Suarez (de Fide, X, VI, li) dicono che non erra nemmeno Come Dottore privato ed è pio motivo l’aderire a questa sentenza. Senza dubbio anche in privato ha un aiuto particolare del Signore, come grazia del suo stato. Quello che però è di fede è che è infallibile quando parla come Supremo Pastore e Dottore). 2) - A TUTTA LA CHIESA. La dottrina che propone bisogna che intenda imporla a tutta la Chiesa, come dottrina da credersi. Anche se per esempio scrivesse un documento a un Vescovo o ai Vescovi di una determinata Nazione, per godere della dote della infallibilità bisognerebbe che intendesse dare quella dottrina per tutta la Chiesa.
3) - DI UNA DOTTRINA RIGUARDANTE LA FEDE O I COSTUMI.
4) - Intende di DEFINIRE: È necessario cioè che chiaramente faccia
sapere che veramente intende determinare quale sia l’insegnamento di un
dato punto della Rivelazione o di altra verità ecclesiastica in modo che
i fedeli siano obbligati a crederci. PROVA: A) - DALLA SACRA SCRITTURA. Le prove già portate per il primato di Pietro includono anche la dimostrazione dell’infallibilità. a) - Tu sei Pietro... Pietro e i suoi successori sono la pietra, ìl fondamento della Chiesa. Se il Papa, quando parla ex Cathedra potesse proporre alla Chiesa una dottrina falsa, la Chiesa non sarebbe sulla pietra saldissima, ma vacillerebbe nell’errore. b) - Ti darò le chiavi del Regno dei Cieli. In questa potestà è compresa quella del Magistero. Avrà aperto il cielo, ossia si salverà chi avrà creduto e sarà battezzato, altrimenti sarà condannato. Sarebbe una contraddizione, se non ci fosse la infallibilità perché in questo caso Gesù Cristo avrebbe imposto di credere anche il falso. Ciò è assurdo.
c) - Conferma i tuoi fratelli. Come potrebbe Pietro confermare i
suoi fratelli, se ci fosse incertezza nella sua dottrina? d) - Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Con queste parole, come abbiamo dimostrato, il Papa è costituito Supremo Pastore della Chiesa, sia dei Vescovi sia dei Fedeli, per guidarli e dare loro il pascolo della verità. Se il Supremo Pastore quando parla «ex cathedra» non fosse infallibile personalmente e le sue proposizioni dovessero sottostare alle definizioni di coloro che gli sono affidati, non pascerebbe lui il gregge, ma riceverebbe il pascolo dal gregge. Se poi potesse insegnare l’errore, non darebbe alle pecorelle il pascolo, ma il veleno. Perciò Pietro e i suoi Successori sono infallibili nell’insegnare.
B)
- DALLA TRADIZIONE. Nel II secolo S. Ireneo
(già citato) insegna come sicura norma di fede il consenso colla
Chiesa Romana. Nel III sec. S. Vittore scomunica Teodato, che
negava la divinità di Cristo e la sua sentenza viene accettata come
definitiva. C) - LA RAGIONE CONFERMA. La verità rivelata non può essere che una e per conoscerla con certezza e prontamente è necessaria una autorità che ce la possa esprimere in modo infallibile. L’esercizio del potere di magistero Il Sommo Pontefice esercita il suo potere di Magistero, specialmente in tre modi: 1 - Con definizioni solenni. 2 - Con ordinario magistero. 3 - Attraverso le Congregazioni Romane. 1 - DEFINIZIONI SOLENNI. Ne abbiamo parlato nella tesi precedente. A questa bisogna aggiungere le definizioni date in un Concilio Ecumenico (cioè di tutti i Vescovi), dove necessariamente non deve mancare l’approvazione del Capo, il Papa, come vedremo. 2 - MAGISTERO ORDINARIO. È l’insegnamento che di solito dà il Sommo Pontefice attraverso i suoi discorsi o lettere encicliche (cioè indirizzate a tutta o a un parte importante della Chiesa; ciclos dal greco: circolo - giro), radiomessaggi e altri documenti, senza voler parlare «ex cathedra». In questo Magistero, pur non volendo esercitare la sua infallibilità è sempre il Papa che parla. A queste dichiarazioni non si deve un assenso di fede, ma un assenso interno e religioso, dovuto alla autorità religiosa. D’altra parte anche nell’insegnamento ordinario il Papa ha le grazie convenienti per il suo stato e la sua missione per poter guidare bene i fedeli. Quando però questo Magistero ordinario è anche universale è dotato esso pure della infallibilità, come vedremo.
3 - LE CONGREGAZIONI ROMANE. Talvolta il Papa esercita il suo
magistero attraverso le Congregazioni romane, come fa specialmente
attraverso la S. Congregazione del S. Uffizio per la censura dei
libri e per altre discipline ecclesiastiche; e, attraverso la
Pontificia Commissione Biblica per quanto riguarda la Divina
Scrittura. L’infallibilità dei Vescovi uniti collegialmente col Papa Non solo il Sommo Pontefice ha l’infallibilità del Magistero, ma anche tutti i Vescovi uniti collegialmente con Lui. Essi sono «i successori degli Apostoli» (Conc. di Trento D. B. 960) e «come Cristo ha inviato gli Apostoli da Lui scelti nel mondo, come Egli stesso è stato inviato dal Padre, così volle che nella Chiesa vi fossero i Pastori e dottori; ma affinché l’episcopato fosse uno ed indiviso» diede a Pietro il Primato (Conc. Vat. I D. B. 1510). TESI - I Vescovi, sparsi nel mondo e che formano un corpo morale col Romano Pontefice sono infallibili nel proporre la dottrina di Cristo. É DI FEDE dal Conc. di Trento e Vaticano I sopra citati.
SPIEGAZIONE: Si dice che i Vescovi formano un corpo morale poiché
le promesse di Cristo furono fatte agli Apostoli colle gialmente,
e anche agli Apostoli fu dato il carisma della infallibilità pure
personalmente per necessità all’inizio della Chiesa. Ciascun Apostolo
aveva la missione per tutto il mondo, mentre a ciascun Vescovo
viene affidata una Chiesa particolare; col Romano Pontefice
perché esso è il Capo di questo Corpo e non può esistere il Corpo
senza il Capo.
PROVA: A) DALLA SCRITTURA. Gesù ha affidato il magistero agli
Apostoli promettendo lo Spirito Santo per esercitarlo convenientemente.
Comanda che predichino il Vangelo e “chi non crederà sarà condannato”.
B) DALLA TRADIZIONE. Rimandiamo per i testi a quanto abbiamo
detto per la costituzione della Gerarchia. Da essi si vede come
allontanarsi dall’insegnamento della Gerarchia è cadere nell’errore. C) DALLA RAGIONE. Assolutamente parlando basterebbe l’infallibilità del Sommo Pontefice per guidare la Chiesa: però è molto conveniente per una via sicura agli uomini il magistero vivo e infallibile di tutta la Chiesa guidata dai Vescovi nelle singole Diocesi. I Concili Ecumenici
Il CONCILIO è una legittima riunione di Vescovi per giudicare
e stabilire qualche punto della dottrina o della disciplina
ecclesiastica. Condizioni perché il Concilio sia Ecumenico
PER IL NUMERO è necessario che si radunino tutti i Vescovi del mondo.
Tutti, in senso morale, e la totalità non viene meno se qualcuno è
assente. Non è necessario che il loro consenso sia unanime. Potrebbe
anche darsi che in qualche caso la proposizione infallibile fosse quella
espressa da una minoranza, se a questa si unisce il consenso del Sommo
Pontefice. 1 - I Cardinali, (oggi tutti sono Vescovi); 2 - I Vescovi residenziali, compresi quelli non ancora consacrati; 3 - Gli Abati e prelati nullius (I Vescovi residenziali sono i Vescovi cui è affidata una Diocesi; i Vescovi Titolari sono i Vescovi che con altro ufficio hanno il titolo di una antica Diocesi, nella quale oggi non risiede più il Vescovo, non essendo più in territorio cattolico. Gli abati e Prelati nullius reggono territori o gruppi di fedeli, con autorità ordinaria come il Vescovo, senza dipendere da nessun Vescovo, ma direttamente dalla S. Sede); 4 - Gli Abati Primati, gli Abati Superiori delle Congregazioni monastiche e i Padri Generali delle Religioni clericali esenti, non gli altri, a meno che il decreto di convocazione non stabilisca altrimenti. Anche i Vescovi titolari, chiamati al Concilio, hanno voto deliberativo, a meno che, nella convocazione, non sia stabilito altrimenti. Al contrario i Teologi e Canonisti, che fossero invitati, hanno voto solo consultivo. PER LA CELEBRAZIONE. Solo il Romano Pontefice ha il potere: 1 - di CONVOCARE il Concilio ecumenico (Quando anticamente gli Imperatori convocavano i Concili questa convocazione era solo materiale, per superare pericoli e difficoltà, sicurezza di viaggi, ecc., ma l’Imperatore non entrava nelle decisioni ecclesiastiche. La convocazione formale era fatta solo dal Papa, almeno colla approvazione successiva, altrimenti non avrebbero avuto valore di Concilio ecumenico); 2 - di PRESIEDERLO personalmente per mezzo dei suoi legati dando le disposizioni per l’ordine da osservarsi, per le cose da trattare, per continuare, sospendere, concludere. Se durante il Concilio il Papa muore, il Concilio resta sospeso immediatamente; 3 - di CONFERMARLO, poiché il Concilio rappresenta tutta la Chiesa, e non la rappresenterebbe senza il Papa che ne è il Capo. 4 - di PROMULGARLO, cioè di pubblicarlo ed intimano ai fedeli. Il Concilio non è superiore al Papa
I Febroniani e
Gallicani
sostenevano che il Concilio è superiore al Papa e che a quello si può
appellare contro le decisioni del Sommo Pontefice. Questa dottrina fu
condannata nel Concilio Vaticano I come abbiamo detto; le definizioni
pontificie sono inappellabili e quindi, irreformabili. IL POTERE Dl GOVERNARE Dopo aver parlato del potere di magistero della Chiesa, dobbiamo parlare del suo potere di governo. Molto ne abbiamo già detto, quando abbiamo dimostrato storicamente che la Chiesa è società monarchica e gerarchica, ma qui dobbiamo meglio precisare questo potere, sotto l’aspetto giuridico. TESI - Il potere di governo dato da Gesù alla Chiesa comprende il potere legislativo, giudiziario e coattivo. É DI FEDE
Come risulta dalla definizione del Concilio di Trento «Se
alcuno avrà detto che i battezzati sono liberi da tutti i precetti della
Santa Chiesa, scritti o tramandati in modo che non sono tenuti ad
osservarli a meno che non ci si vogliano sottomettere di propria
spontanea volontà, sia scomunicato» (D. B. 864). Così pure
Giovanni XII condannò l’errore di Marsilio Patavino: «Che
tutta la Chiesa, unita insieme non può punire nessun uomo con punizione
coattiva, se non lo conceda l’imperatore» (D. B. 499). SPIEGAZIONE: - IL POTERE LEGISLATIVO è il potere che la Chiesa ha, non solo di interpretare la legge naturale e divina, ma ancora di emanare sue leggi per il bene comune e che obbligano in coscienza. - IL POTERE GIUDIZIARIO è il potere di giudicare circa il loro significato e osservanza e di emanare sentenze. - Il POTERE COATTIVO è il potere di infliggere le pene agli eventuali trasgressori. Questo potere la Chiesa lo esercita specialmente con le pene spirituali come la scomunica. Può però infliggere anche pene temporali, moderatamente, e lo fa non come pena vendicativa, ma come pena salutare per il bene del reo.
PROVA: A) DALLE PAROLE DI GESÙ, che ha dato agli Apostoli, e
specialmente a Pietro, il potere di pascere cioè di governare il
gregge. Ha comandato loro di andare e... insegnare a osservare tutto
quello che Egli aveva comandato. Prima di queste parole, Egli dice
che ha ricevuto ogni potere in cielo e in terra e agli Apostoli
trasmette questo potere (V. Matt. B) DALLA PRASSI DEGLI APOSTOLI. Negli Atti degli Apostoli troviamo che Pietro con gli altri del Concilio di Gerusalemme stabilirono delle leggi (Atti 15). Paolo dice di custodire i precetti degli Apostoli (ivi 14) e nelle sue lettere loda i Corinti, perché hanno osservato i suoi comandi (1 Cor. 11,2), fa leggi per i ministri della Chiesa (Tim. 3, 2) (Tit. 1, 6), per coloro che non si debbono accettare per ordinazioni sacerdotali, per l’uso dei carismi (Cor. 14, 27) e varie altre leggi. Energicamente in questa stessa lettera afferma che ha avuto il potere da Cristo e pronuncia sentenze verso coloro che hanno commesso gravi delitti. C) DALLA PRASSI DELLA CHIESA. In tutti i tempi la Chiesa ha fatto le sue leggi fino dai tempi Apostolici. Le ha fatte nei Concili, come per mezzo del Papa e dei Vescovi singolarmente. Ha pure pronunciato le sue sentenze, ad esempio contro gli eretici, ed ha inflitto pene. La Chiesa Società perfetta
Anche quanto esponiamo in questo punto ci dà una riprova della tesi.
La Chiesa è società perfetta. Essa ha come fine di condurre gli uomini
alla felicità soprannaturale, ed ha in se i mezzi per condurveli:
l’insegnamento, le leggi, la grazia, i sacramenti, ecc. Il potere di governare del Sommo Pontefice I Gallicani, il Sinodo di Pistoia, alcuni Anglicani che si dicono cattolici ed altri hanno affermato, che il potere di governo del Sommo Pontefice è un potere di ispezione e di direzione senza una vera e propria giurisdizione. Secondo costoro egli avrebbe giurisdizione soltanto nella sua diocesi di Roma, e per gli altri sarebbe come un Patriarca o Metropolita, che può intervenire nei casi straordinari di negligenza dei Vescovi, ma altrimenti li può solo esortare e può intervenire soltanto per mezzo di loro e non direttamente e immediatamente nei conpiti dì giurisdizione, come ordinare sacerdoti, approvare il loro lavoro ecc. Contro questi errori enunziamo la seguente: TESI - Il Pontefice Romano ha pieno e supremo potere di giurisdizione ordinario e immediato in tutta la Chiesa e in tutti i singoli pastori e fedeli anche nelle cose disciplinari. É DI FEDE Dal Concilio Vaticano I: «Se alcuno avrà detto che il Pontefice Romano ha soltanto l’ufficio di ispezione e di direzione in tutta la Chiesa non solo in quelle cose che appartengono alla fede o ai costumi, ma anche in quelle che riguardano la disciplina e il regime della Chiesa sparsa in tutto il mondo; o che egli ha solo la parte principale e non tutta la pienezza di questo supremo potere; o che questo potere non è ordinario e immediato sia in tutte le singole Chiese, sia in tutti i singoli pastori e fedeli, sia scomunicato»(D. B. 1826, 1831). SPIEGAZIONE E PROVA. Che la giurisdizione del Sommo Pontefice si estenda a tutta la Chiesa lo abbiamo già dimostrato parlando del suo Primato. Che questa è piena e suprema lo provano gli stessi argomenti del conferimento delle chiavi, del potere di pascere gli agnelli e le pecorelle cioè tutto quanto il gregge. Perciò tutti, pastori e fedeli, sono direttamente soggetti alla autorità del Romano Pontefice. Questa giurisdizione è ordinaria e immediata: ordinaria vale a dire, che compete al Papa non come cosa delegata, cioè di cui abbia avuto incarico o potere da altri, o che possa esercitare solo in casi straordinari, ma che gli compete in forza del suo ufficio; immediata, che cioè la può esercitare direttamente, intervenendo nelle diocesi, nelle parrocchie, sui singoli Vescovi, sui singoli Sacerdoti, sui singoli fedeli con autorità propria, indipendentemente dal Vescovo o da chiunque altro. Altrimenti egli non sarebbe più il Capo della Chiesa, se dipendesse da altri. Come esercita il suo potere
Il Papa fa leggi per tutta la Chiesa. Egli può cambiarle, abrogarle,
interpretarle autenticamente, dispensare l’osservanza. Lo stesso può
fare su ogni altra legge emanata dai Vescovi. Dai tribunali
ecclesiastici locali si può perciò appellare al Papa, come supremo e
definitivo giudizio. Egli istituisce i Vescovi e li depone, ove occorra.
Manda i suoi Legati rappresentanti in ogni parte del mondo. Congregazioni SANTO UFFICIO per la difesa della fede e i costumi; CONCISTORIALE per i Vescovi e le amministrazioni della diocesi; DISCIPLINA DEI SACRAMENTI per la legislazione circa i Sacramenti (non per la dottrina e i riti); CONCILIO, che cura il Clero e il popolo cristiano; RELIGIOSI per tutta la vita religiosa, cioè di coloro che esercitano i consigli evaligelici; PROPAGANDA FIDE per l’ordinamento delle missioni fra gli infedeli; PRO CHIESA ORIENTALE, che cura i problemi particolari delle Chiese dell’Oriente; SACRI RITI per la liturgia e canonizzazione dei Santi; CERIMONIALE per le cerimonie pontificie e cardinalizie; NEGOZI ECCLESIASTICI STRAORDINARI per le relazioni con le Nazioni; SEMINARI e UNIVERSITA’ per la disciplina degli studi. Tribunali SACRA PENITENZIERIA per le decisioni di casi che riguardano l’interno della coscienza come assoluzioni, dispense ecc. Si occupa pure delle indulgenze: SACRA ROMANA ROTA per le cause contenziose; LA SEGNATURA APOSTOLICA per cause maggiori e appello. Uffici CANCELLERIA APOSTOLICA per rimettere il sigillo e inviare le Bolle; DATARIA APOSTOLICA che si occupa dei benefici non concistoriali, riservati alla S. Sede; CAMERA APOSTOLICA per l’amministrazione dei beni; SEGRETERIA DI STATO che si occupa degli affari pubblici; SEGRETERIA DEI BREVI AI PRINCIPI E DELLE LETTERE LATINE che scrive in latino gli atti del S. Padre.
CAPITOLO SECONDO Le relazioni fra Chiesa e Stato riguardano particolarmente gli studi di diritto. Ne daremo perciò solo un breve accenno per quanto riguarda i principi teologici.
ERRORI - Sono venuti in due estremi opposti: Egidio Romano e
Giacomo da Viterbo propugnarono una Teocrazia per la quale lo
Stato doveva dipendere in tutto dall’autorità della Chiesa. TESI - La Chiesa di Cristo per ragione del suo fine soprannaturale e della sua costituzione per diritto divino è al di sopra dello Stato e perciò mentre essa è assolutamente indipendente dal potere civile nel suo essere e nel suo operare, al contrario lo Stato è soggetto alla Chiesa, però non direttamente, ma soltanto indirettamente in quanto nel perseguire il suo scopo temporale nonché ostacolare, deve anzi giovare perché la Chiesa eserciti senza ostacoli il suo potere per conseguire il suo fine soprannaturale. É DI FEDE
come dimostrano vari documenti ecclesiastici e specialmente la Enc. «Immortale
Dei» di Leone XIII. Li citeremo nella SPIEGAZIONE. «La cura del
genere umano, Dio l’ha divisa tra due poteri: quello ecclesiastico e
quello civile, il primo preposto alle cose divine, il secondo alle
umane. Ciascun potere nel suo genere è massimo» (Enc. cit.).
L’ESTENSIONE DEL POTERE DELLA CHIESA abbraccia tutti gli atti umani,
anche di ordine politico e sociale, in quanto è la Chiesa maestra
nella regola dei costumi. Perciò è la Chiesa che stabilisce i
principi per giudicare se una guerra sia giusta o ingiusta, che insegna
quali sono i doveri civici nelle elezioni: che dà i principi di
giustizia sociale sui doveri e diritti nel lavoro. Questi principi sono
chiariti dalla figura che porta S. Tomaso paragonando le due autorità
all’anima e al corpo: «Il potere secolare è soggetto allo spirituale
come l’anima al corpo» (S. Th. 2,2 q. 60, a. ad 3). PROVA - La Chiesa, come abbiamo visto, ha lo scopo di condurre gli uomini alla beatitudine eterna: ogni altro scopo temporale deve essere perciò subordinato in modo che non impedisca il fine eterno. Perciò lo Stato pure supremo nella sua autorità per quanto riguarda il benessere temporale non può prescindere dalla legge di Dio di cui custode e maestra è la Chiesa, perché lo scopo temporale deve essere indirizzato al fine eterno. Quindi i mezzi temporali non solo non devono impedire, ma debbono aiutare il raggiungimento del fine eterno. Inoltre, per questo scopo supremo la Chiesa ha avuto il potere da Gesù. Partecipando di questo potere, lascia allo Stato il compito di occuparsi delle cose civili, solo intervenendo quando queste impedissero il bene supremo dei diritti di Dio e della salvezza delle anime.
In una allocuzione tenuta ai Vescovi il 2 novembre 1954 S. S. Pio XII,
fra l’altro diceva: «Anzitutto oggi si fanno notare correnti di pensiero
e tendenze che tentano di impedire e limitare la potestà dei Vescovi —
(non escluso lo stesso Romano Pontefice) — precisamente in quanto sono
pastori del gregge loro affidato. Ne coartano l’autorità, la cura e
vigilanza entro determinati limiti che riguardano le Cose strettamente
religiose, la predicazione delle verità della fede, la direzione delle
pratiche di pietà, la amministrazione dei sacramenti e l’esercizio delle
funzioni liturgiche. Vogliono allontanare la Chiesa da tutte le
iniziative ed affari che toccano come essi dicono la «realtà della
vita», con il pretesto che queste cose sono di loro competenza.
CAPITOLO TERZO TESI - La Chiesa è il Corpo Mistico di Cristo, vivificato dallo Spirito Santo (Per uno studio approfondito di questo capitolo, v. G. CASALI: La Dottrina del Corpo mistico. Ed. Regnum Christi, Lucca). É DI FEDE
Dalla divina Rivelazione, e specialmente dalle lettere di S. Paolo
risulta che la Chiesa è il Corpo Mistico di Gesù Cristo, anzi il
Cristo totale.
CORPO
- Il corpo fisico
di un uomo è costituito dal capo e dalle membra tutte riunite a
formare un solo essere sussì stente.
IL CORPO MISTICO
come ha
delle somiglianze e delle differenze col corpo fisico, così le ha col
corpo morale. Nel Corpo Mistico all’unità di operazione per il fine e
l’autorità come nei corpo morale: «...si aggiunge un altro principio
interno che esiste ed agisce vigorosamente e nell’intera compagine e
nelle singole sue parti, ed è di tale eccellenza da superare per sé
stesso immensamente tutti i vincoli di unità che compaginano sia il
corpo fisico sia un corpo morale» (ivi).
MISTICO.
Questa parola se
esclude il senso fisico, come abbiamo detto, non significa
qualche cosa di metaforico, ma significa una cosa reale,
poiché vi «sono realtà al di fuori di ciò che si tocca e che si pesa»
(PRAT. Teologie de S. Paul. Paris, 1930. Trad. Italiana S. E. I.
Torino).
La Chiesa è il CRISTO TOTALE, e cioè il Cristo fisico,
Verbo Incarnato, nei quale la natura umana integra e perfetta è stata
assunta all’unione personale col Verbo: il Capo; insieme alle sue
membra: i fedeli. «Il Cristo totale è il Capo e il Corpo» (S. Ag.
in Ps. 61, 4). 1) - LA CHIESA prima di tutto è un CORPO, uno, indiviso, visibile, con una Gerarchia, con un Capo visibile e coi mezzi di vita soprannaturale come la grazia e i sacramenti. 2) - E’ il CORPO DI CRISTO, perché Egli il Fondatore colla predicazione, colla passione, coll’effusione dello Spirito Santo, ne è il Capo per la sua eccellenza, per il suo governo, per la pienezza dell’effusione della sua vita che le comunica; e ne è il Salvatore che la salva e la sostiene. 3) - E’ il CORPO MISTICO DI CRISTO in quella realtà soprannaturale e misteriosa che ne fa una cosa sola, umana e divina, visibile e invisibile, colla sua struttura giuridico-gerarchica, vivificato internamente dall’azione carismatica dello Spirito Santo, che ne è l’anima e da Questi assistita. 4) - I fedeli per mezzo della Chiesa sono UNA SOLA COSA IN CRISTO uniti dai vincoli giuridici e sociali, e dai vincoli delle virtù teologali, specialmente della carità, sia per la inabitazione dello Spirito Santo, che per la Comunione Eucaristica, per cui si accresce in loro la vita del Cristo.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Gesù più volte aveva fatto conoscere
l’unione che i fedeli debbono avere con Lui: «Come il tralcio non può
portar frutto da sé stesso se non rimane unito alla vite, così neanche
voi, se non rimarrete uniti in Me. Io sono la vite, voi i tralci»
(Gv. 15, 4-5).
Gesù Cristo è il «Capo del Corpo della Chiesa» (Col. 1,
18). VIVIFICATO DALLO SPIRITO SANTO
L’anima del Corpo Mistico è lo Spirito Santo. Nel Simbolo Niceno
Costantinopolitano si legge: «Credo... nello SPIRITO SANTO,
Signore e VIVIFICATORE».
B) DALLA TRADIZIONE. S. Ignazio Martire oltre parlare
della unità della Gerarchia dice che dove: «compare il Vescovo e c’è
la moltitudine dei fedeli, c’è Gesù Cristo, c’è la Chiesa» La Chiesa Sposa e Madre TESI - La Chiesa è sposa di Cristo e madre nostra, in senso analogico É CERTO
PROVA: A) DALLA SCRITTURA. Più volte nel Vangelo il Regno di Dio
è paragonato a un convivio nuziale. S. Paolo (Ef. 5), fa
vari confronti fra il matrimonio umano e l’unione di Cristo colla sua
Chiesa. Come la Chiesa è soggetta a Cristo, così la sposa deve esser
soggetta allo sposo. Come Cristo ama la sua Chiesa e
ha dato sé stesso per lei per santificarla, così lo sposo deve
amare la sposa; come Cristo nutrisce e custodisce la sua Chiesa, così lo
sposo, la sposa.
B) DALLA TRADIZIONE. S. Agostino applica questi concetti
alla Incarnazione del Verbo, che essendo Dio, assume carne umana.
S. Girolamo,
dopo aver detto
che: «Cristo è lo sposo e la Chiesa la sposa» (In Mt. 9, 15) dice
che come Eva fu tratta dal lato di Adamo dormiente, così la Chiesa,
sposa nascente fu tratta dal lato di Cristo morente sulla Croce. I Membri della Chiesa
I Donatisti, i
Novaziani e i Giansenisti
sostennero che la Chiesa è composta di soli santi e
perfetti. I Fraticelli, Lutero e Calvino dissero che vi
appartengono i soli predestinati (ivi). TESI - Membri del Corpo della Chiesa non sono tutti e soli i Santi e i predestinati ma sono tutti e soli i battezzati purché non siano venuti meno alla professione di fede e all’unità colla Gerarchia. É DI FEDE in quanto afferma che vi appartengono tutti i battezzati. É CERTO TEOLOGICAMENTE il resto. Infatti è condannata la proposizione di Quesnel «La Chiesa, ossia il Cristo intero ha come Capo il Verbo Incarnato e come membra i santi» (D. B. 1424). Così pure è condannata come eretica l’opinione giansenistica del Sinodo di Pistoia, che afferma che al «campo della Chiesa non appartengono se non, i fedeli che sono perfetti adoratori in spirito e verità» (D. B 1515). E contro Huss sono condannate le proposizioni «l’unica e santa Chiesa universale.., è l’insieme di tutti i predestinati... Paolo non fu mai membro del diavolo... I preconosciuti (per la dannazione) non sono parti della Chiesa» (D. B. 627).
PROVA: A) DALLA SCRITTURA. Nel Vangelo troviamo, che Gesù
raffigura la sua Chiesa a una rete che viene gettata in mare e raccoglie
ogni genere di pesci, di cui viene fatta dopo la scelta fra buoni e
cattivi (Mt. 13, 47 s.). Così nella parabola del buon grano e della
zizzania, che viene lasciata nel campo fino alla raccolta, quando si
divide per essere bruciata (Mt. 13, 24); nella parabola del Convito dove
è presente l’uomo senza veste nuziale (Mt. 22, 2s.); e in quella delle
dieci vergini (Mt. 15, 1 s.).
1° IL BATTESIMO: 2° - LA PROFESSIONE DI FEDE: «Chi crederà... sarà salvo» (Mc. 16, 15). Oltre il Battesimo si richiede dunque la professione di fede, che deve professarsi anche esternamente, per manifestarsi come vincolo sociale e visibile. Se uno rinnega questa fede, cessa di appartenere alla società dei fedeli. 3° - L’UNITÀ COLLA GERARCHIA. La Chiesa è fondata su Pietro e sugli Apostoli, ed è governata dai loro successori. Chi non è in comunione con loro, è distaccato dalla Chiesa.
B) – DALLA
TRADIZIONE. S. AGOSTINO parlando del Cristo totale dice che il
«Capo è
quel Salvatore del Corpo che salì al cielo, e il Corpo la Chiesa
che travaglia sulla terra. Questo Corpo aderisce al suo Capo per la
connessione della carità per fare del Capo e del Corpo una sola persona»
(In Salm. 3, Il Sermo 1, 3). E contro i Donatisti (III, 10, 20)
dice che ora la Chiesa ai buoni ha misti i cattivi, ciò che non sarà
nell’altra vita. «Ora ci sono molte pecorelle fuori e molti lupi
dentro» (In Joannem 45, 12). I membri staccati Da quanto è stato detto si deduce la dottrina comune fra i teologi e cioè che: 1) - GLI ERETICI che esteriormente rifiutano con pertinacia qualche verità della fede, sono fuori del Corpo Mistico (Cfr. G. CASALI La Dottrina del Corpo Mistico).
2) - GLI APOSTATI che rinnegano tutta la fede sono pure fuori a maggior
ragione.
3) - GLI SCISMATICI che ostinatamente e notoriamente vanno contro
l’autorità della Chiesa e da essa si staccano cessano di essere membri.
Restano membri morti, se occulti. 4) - GLI SCOMUNICATI VITANDI dichiarati tali dalla Chiesa secondo la sentenza più probabile restano fuori del Corpo Mistico. Gli altri scomunicati in qualche modo vi appartengono ancora in modo imperfetto. 5) - GLI INFEDELI e tutti gli altri fuori del Cristianesimo non sono in atto membri del Corpo Mistico, ma solo in potenza, in quanto possono convertirsi e la Chiesa ha il diritto e il dovere di predicare loro il Vangelo.
6) - I PECCATORI restano membri della Chiesa, cui sono uniti colla Fede,
il Battesimo e l’unione alla Gerarchia. Membri uniti in voto
Una volta alcuni Teologi, seguendo una sentenza di S. Roberto
Bellarmino dicevano che coloro i quali non hanno questa comunione
con la Chiesa, ma pure sono in buona fede, appartengono all’anima della
Chiesa. Dopo l’Enciclica citata, questa opinione non si segue
più. L’Anima e il Corpo della Chiesa sono di eguale estensione. Se
arrivano ad unirsi all’Anima della Chiesa, ne sono uniti anche al Corpo.
Parlando di chi è membro della Chiesa l’Enc. dice che vi è unito
reapse cioè in realtà; parola che si oppone a chi vi è
unito in voto cioè per desiderio. Dice 1’Enc.: «sebbene
da un certo inconsapevole desiderio e anelito siano ordinati al Mistico
Corpo del Redentore, tuttavia son privi di quei tanti doni ed aiuti
celesti, che solo nella Chiesa Cattolica è dato godere» (Cfr. E.
HOLSTEIN, Etudes, 1950 t. 267 e J. VODOPIVEC, Euntes
Docete, Roma, Ed. Urbanianae i e 2, 1951). Doveri e prerogative dei membri Doveri Si possono ridurre a quattro e cioè riverenza, obbedienza, amore e cooperazione. 1) - RIVERENZA. La Chiesa è la Sposa di Cristo e Madre nostra, perciò dobbiamo prestarle l’omaggio della nostra venerazione, riconoscendo la sua santità e la «materna pietà verso di noi». «Dobbiamo anche professarle riverenza per l’autorità con feritale da Cristo in modo tale da sottometterle pienamente il nostro giudizio in ossequio a Cristo stesso» (Mystici Corporis). 2) - OBBEDIENZA. Come la Chiesa è soggetta a Cristo, così la nostra obbedienza a lei, è obbedienza a Cristo medesimo. «Chi ascolta voi, ascolta me» (Lc. 10, 16) ha detto Gesù alla sua Gerarchia. L’autorità che essa ha ricevuto, l’ha ricevuta da Gesù, e in nome di Lui ci comanda.
3) - AMORE. Amare la Chiesa è amare il Cristo totale. E’
perciò amare Dio che è amore e a cui si deve ogni amore: è amare
il nostro prossimo, anzi è amare lo stesso Corpo cui
apparteniamo. Nessuno ha odio contro la propria persona: ma la
custodisce e l’ama. Dobbiamo amare la Chiesa come l’ama Gesù. 4) - COOPERAZIONE. L’amore verso la Chiesa deve essere operoso in uno zelo ardente. Se siamo convinti che solo nella Chiesa vi è salvezza, dobbiamo lavorare perché tutti gli uomini diventino membri della Chiesa, dobbiamo far di tutto per portare alla vita i membri malati, più deboli, più bisognosi. Di qui, oltre a tutte le opere buone, le elemosine, le mortificazioni, la nostra cooperazione all’apostolato della Gerarchia partecipando, se possibile, alle organizzazioni cattoliche.
Prerogative
1) - MEMBRI. Non siamo soltanto sudditi della Chiesa, ma membri
che partecipano della grazia, e in qualche modo al Sacerdozio di Cristo.
Già S. Pietro chiamava i primi cristiani:
2) - COOPERATORI DELLA GERARCHIA nel suo triplice ufficio di
magistero, di governo e di santificazione. Cooperatori non maestri
Bisogna insistere su questo concetto, perché recentemente sono
serpeggiati alcuni errori, contro i quali il Sommo Pontefice Pio XII
ha richiamato a stare in guardia, in una sua allocuzione ai Vescovi
il 31 Maggio 1954. LA COMUNIONE DEI SANTI
Fin’ora abbiamo considerato la Chiesa principalmente su questa terra.
Sappiamo però che essa si perpetua al di là della morte. 1) - LA MILITANTE, che combatte nel periodo di prova sulla terra; 2) - LA PURGANTE, il Purgatorio, dove avviene la purificazione dell’anima; 3) - LA TRIONFANTE, e cioè il Paradiso, col suo trionfo di gloria. Questa triplice Chiesa è l’unica Chiesa di Cristo, che include tre categorie di anime, differenziate solo dallo stato in cui si trovano: di pellegrinaggio, di purificazione, di gloria. Nel Simbolo questa verità è espressa colla parola: «LA COMUNIONE DEI SANTI».COMUNIONE significa comunanza di beni spirituali e di persone. DEI SANTI: indica quali persone vi appartengono. Non si restringe solo ad indicare i santi nel senso in cui di solito si usa questa parola, con la quale si intendono coloro che hanno esercitato le virtù in grado eroico, ma coloro che hanno almeno il primo grado di santità: la vita di grazia, e sulla terra, come abbiamo spiegato, tutti coloro che appartengono al Corpo Mistico, in quanto, anche se in peccato, sono chiamati alla santità. La Comunione dei Santi, sotto l’aspetto delle PERSONE comprende perciò Gesù Cristo, il Capo (in cui tutta la SS. Trinità); in modo speciale lo Spirito Santo, che è l’anima del Corpo Mistico e distribuisce l’influsso di Cristo Redentore a tutti i membri; la B. Maria Vergine, che alcuni Padri chiamano il collo, o anche il cuore del Corpo Mistico per il suo compito di Mediatrice; gli Angeli, dei quali pure Cristo è il Capo; i Santi e beati nel cielo, che per mezzo di Cristo hanno conseguito la vita eterna; le Anime che sono purificate nel fuoco del Purgatorio; tutti i fedeli che qui in terra combattono con Cristo, per raggiungere la palma della vittoria (PARENTE op. cit.). La Comunione dei Santi fa partecipi del tesoro immenso, che ci ha portato il Redentore coi suoi meriti sovrabbondanti e infiniti, completati da quelli della Madonna e dei Santi. Così il frutto che ci viene dai Sacramenti in particolare dalla SS. Eucaristia, col Sacrificio della Messa che rinnova e continua il Sacrificio del Calvario. Inoltre tutte le opere buone, compiute da ogni membro, fra cui principalmente: l’orazione alla quale Gesù ha promesso grazie per coloro stessi che la fanno e per coloro per cui pregano; il merito con cui uno, non solo può ricevere diritto per sé ad un aumento di grazia e alla vita eterna, ma può ricevere anche per gli altri, non a titolo di diritto, ma a titolo di convenienza, grazie e aiuti spirituali (Vedremo meglio questi concetti nel trattato «Dio Santificatore per mezzo della grazia»); la soddisfazione in espiazione della pena dovuta ai peccati. Applicando alle persone la Comunione di questi beni spirituali, vediamo una intercomunicazione di questi, analoga al sangue e alla vita che passa fra le membra di un corpo: Gesù Cristo ha posto i suoi meriti infiniti a disposizione della Chiesa militante, che li applica alle anime. Ai suoi meriti si aggiungono quelli della Madonna e dei Santi. Anche le indulgenze che la Chiesa applica ai fedeli sulla terra in modo diretto e alle Anime Purganti in modo di suffragio, sono pure di questo tesoro. I fedeli sulla terra pregano, meritano, soddisfano ed il frutto, oltre alla loro persona ridonda anche in giovamento per gli altri. Suffragano le Anime Purganti, ed esse pregano per loro; invocano i Santi nel cielo, e questi intercedono per i fedeli della terra. Questa è la meravigliosa unione di tutte e tre le Chiese: ora una cosa sola con Cristo nel combattimento, in attesa, dopo una purificazione, se occorre, di essere una cosa sola con Cristo nella gloria. |