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TEOLOGIA GENERALE O FONDAMENTALE |
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TRATTATO TERZO
Gesù ci ha dato la Rivelazione divina completando quella già
presentataci dai Profeti. Abbiamo dimostrato che Gesù fondò una Chiesa,
cui affidò il suo insegnamento, promettendo la sua assistenza divina,
perché essa continuasse nei secoli la sua opera per la salvezza delle
anime. Fra tutte quelle che si dicono Cristiane, qual’è la vera Chiesa? Il problema della vera Chiesa diventa perciò il problema della verità sulla terra. Sarebbe inutile sapere che Gesù Cristo è Legato divino, Figlio di Dio e che la sua Religione è divina, se non sapessimo con certezza a chi è stata affidata e la custodisce autenticamente. In questo trattato perciò dovremo studiare: 1) - UNA PARTE STORICA, che ci farà vedere come la vera Chiesa di Gesù Cristo è la Chiesa Cattolica Romana, e non le altre Chiese che pur si dicono Cristiane. 2) - UNA PARTE DOGMATICA che espone la costituzione gerarchica della Chiesa e la vitalità soprannaturale che nella Chiesa si trova. La prima parte si svolgerà in due capitoli: 1 - LE CHIESE E LA CHIESA facendoci vedere come le Chiese che pur si chiamano Cristiane, al di fuori della Chiesa Cattolica, hanno una origine che non è da Gesù Cristo:
2 - LA CHIESA CATTOLICA cioè la vera Chiesa, che la storia ci
mostra fondata da Gesù Cristo.
LE CHIESE E LA CHIESA
Prima di parlare della vera Chiesa, sarà utile mostrare come la storia e
la dottrina delle altre Chiese che si dicono cristiane, ma sono separate
da Roma, non hanno origine da Cristo.
CAPITOLO PRIMO LE CHIESE ORTODOSSE GRECO - RUSSE
Cominciamo dall’esaminare la storia e le verità che credono questi
nostri fratelli separati.
LA DOTTRINA. Le Chiese ortodosse riconoscono con la Chiesa Cattolica,
che Gesù Cristo ha fondato una Chiesa visibile con determinati poteri e
proprietà. Non ne riconoscono però il Capo visibile, il Papa,
dicendo che è governata dal corpo dei Vescovi. Non riconoscono
perciò l’infallibilità del Papa e dicono che il primato che gli era
riconosciuto anche da loro prima dello scisma, era un primato di
onore e non di giurisdizione. LE CHIESE PROTESTANTI Al distacco da Roma delle Chiese Orientali, successe quasi cinque secoli dopo, un altro distacco nel centro Europa. Qui la separazione avvenne coll’eresia e nacquero così le Chiese Protestanti. STORIA E DOTTRINA. I principali autori del Protestantesimo furono: LUTERO, CALVINO, ENRICO VIII, ELISABETTA 1° D’INGHILTERRA. Diamo un breve accenno alla loro storia e dottrina.
1 - LUTERO. Nato a Eisleben, in Germania nel 1483, laureato nelle
Arti e nel 1505 in Filosofia, studia poi Giurisprudenza. Il suo
carattere melanconico lo porta ad una forte depressione religiosa. Un
giorno un fulmine scoppia ai suoi piedi e atterrito fa voto di
consacrarsi a Dio. Entra nell’Ordine Agostiniano a Erfùrt e nel 1507 con
terrore, si lascia consacrare sacerdote. Qualche anno dopo, è nominato
Professore di Sacra Scrittura. Il suo carattere e le sue tendenze lo
portano a non apprezzare rettamente le opere buone. La sua superbia lo
rende ribelle alla Chiesa, alla autorità stabilita da Dio. D’altra parte
il rinascimento aveva preparato un ambiente adatto alla rivolta di
Lutero. Con lo studio della antichità pagana, si era venuti anche allo
studio della antichità Cristiana interpretando liberamente le origini.
LA DOTTRINA di Lutero la possiamo riassumere in tre dogmi: I - Dogma intorno all’uomo. Lo considera totalmente corrotto per il peccato originale e quindi privo del libero arbitrio. II - Dogma della salvezza. L’uomo viene giustificato mediante Cristo, colla sola Fede senza le opere buone e senza la efficacia dei Sacramenti, per cui non riceve la Grazia, ma viene solo come ricoperto dalla Giustificazione restando interiormente corrotto.
III - Dogma riguardo alla Chiesa. Nega l’autorità papale a favore
della autorità esclusiva della S. Scrittura, interpretata
individualmente sotto l’influsso diretto dello Spirito Santo.
2 - CALVINO. Altro fondatore del Protestantesimo è Calvino, nato
a Noyon nel 1509. A quattordici anni va a Parigi, dove studia filosofia
e teologia; poi passa a Orleans per lo studio del diritto, qui incontra
un Luterano Melchior Wolmar che lo orienta verso lo studio della
Bibbia con spirito critico verso la Chiesa Cattolica. Verso il 1552
avviene la sua apostasia. Predica a Parigi, a Strasburgo, a Basilea, e
più a lungo a Ginevra. Muore nel 1564.
3 - ENRICO VIII ED ELISABETTA I D’INGHILTERRA. a) - Ritualisti, che ricostruendo la loro religione su quanto si faceva nella Chiesa nei primi secoli son giunti ad ammettere perfino gli stessi riti che ha la Chiesa Cattolica a cominciare dall’uso del latino. Ammettono tutti i dogmi eccetto l’infallibilità Pontificia, l’Immacolata Concezione, e l’Assunzione di Maria SS. b) - Chiesa alta moderata che con formule imprecise accetta il simbolo apostolico e quello di Nicea. c) - Chiesa bassa che esplica la sua attività specialmente nel campo pratico della diffusione della Bibbia e la Evangelizzazione degli infedeli.
d) - Chiesa larga, che in mille diverse forme accetta dubbi e
negazioni sulle verità fondamentali del cristianesimo, fino a negare la
divinità di Cristo. I Protestanti oggi Diamo uno sguardo alla dottrina delle principali sètte protestanti di oggi. 1) - CONSERVATORI EPISC0PALIANI (Chiesa Alta, Episcopaliani di America e Luterani di Svezia). Riconoscono una Chiesa visibile, fondata da Cristo, governata da Vescovi, preti, diaconi, gerarchia di diritto divino. Ammettono la maggior parte dei dogmi, negando il primato del Papa.
2) - CONSERVATORI DEMOCRATICI (Luterani, Calvinisti, Anglicani,
della Chiesa Bassa, Metodisti, Sètte Evangeliche). Dicono che la Chiesa
di Cristo è invisibile. Per i Luterani essa è l’assemblea dei
santi; per i Calvinisti l’assemblea dei predestinati. 3) - PROTESTANTI LIBERALI. Sono seguaci di Schleiermaker (+ 1834), Ritsht (+ 1889), Harnak (+ 1930) e di A. Sabatier (+ 1901). Essi respingono ogni elemento soprannaturale e ogni dogma rivelato, accettando solo l’autonomia della ragione. Per essi esser cristiani non consiste nell’accettare le verità rivelate, ma nel vivere i sentimenti del Cristo, nel rapporto di figliolanza verso Dio. Perciò per essi la Chiesa invisibile è costituita dagli amici di Dio, uniti tra loro dal comune sentimento della paternità divina. 4) - PROTESTANTI MODERNISTI. Hanno punti di contatto coi Prot. Liberali. Interpretano il Vangelo riducendolo alla speranza escatologica (cioè finale) dicendo che Gesù non fondava una nuova religione in un mondo destinato a crollare, ma semplicemente esortava alla penitenza in vista della catastrofe imminente della fine del mondo. Quindi la Chiesa di Gesù non poteva essere altro che la società di quelli che credevano all’imminente regno finale e definitivo di Dio nel Cielo e vi si preparavano colla penitenza e le virtù morali. L’attuale divisione principale
Recentemente i Protestanti Liberal-modernisti hanno portato un nuovo
frazionamento nelle varie Chiese. Anche da quelle episcopaliane si sono
staccati dei rami, per seguire il razionalismo, negando, quindi, ogni
rivelazione divina. E’ il ramo staccato che va seccando. Con questa
divisione in America, ad esempio, le quasi trecento sètte Protestanti si
sono raddoppiate. Perciò la più vasta classificazione per dare un
denominatore comune ai Protestanti d’oggi, è la differenza fra
PROTESTANTI FONDAMENTALISTI che credono ancora nella Scrittura come a
parola rivelata da Dio, e PROTESTANTI MODERNISTI. Le varie Chiese, pur
nelle infinite differenziazioni, si possono catalogare sotto questi due
titoli. I Protestanti in Italia IN ITALIA i Protestanti hanno questo numero:
a) - MODERNISTI
b) - FONDAMENTALISTI
c) - EBREO-PROTESTANTI: Ansia di ritorno
Questa babelica confusione in cui si sono trovati e sgretolati coloro
che vollero col Protestantesimo fidarsi della propria ragione, cacciando
Dio, fa sentire a molti protestanti in buona fede l’ansia del ritorno.
Lo stesso pensiero di alcuni teologi protestanti, come Carlo Barth,
nato a Basilea nel 1886, si distacca completamente dallo scetticismo
liberale e dal razionalismo modernista. Egli insiste per un
cristianesimo obiettivo e soprannaturale che si fondi sulla parola di
Dio. Il suo pensiero ha avuto influsso in mezzo ai protestanti. Teologi
luterani sono giunti ad ammettere che la Chiesa, come società gerarchica
è stata voluta da Dio.
CAPITOLO SECONDO Dopo aver visto da chi e come sono nate le Chiese scismatiche e protestanti, vediamo la genuina origine della Chiesa Cattolica da Gesù. Lo dimostreremo in diverse proposizioni opposte alla dottrina dei vari fratelli separati, attingendo direttamente dal Vangelo e dalla storia della Chiesa nei primi tempi. Chiesa e Regno nei Vangeli Nei Vangeli troviamo usata da Gesù la parola Chiesa per due volte (Mt. 16,18; e 18,17), moltissime altre invece la parola Regno di Dio o Regno dei Cieli. Matteo, che nello scrivere il suo Vangelo ha di mira specialmente gli Ebrei preferisce la seconda espressione come più adatta per loro; gli altri Evangelisti, che si dirigono in particolare ai pagani, usano come più adatta la prima. In che senso Gesù intendeva queste parole lo vedremo nelle seguenti tesi. TESI - Il Regno predicato da Gesù Cristo non solo è escatologico, cioè finale, e al di là della vita presente, ma è anche su questa terra fino alla fine del mondo, per continuare poi in Cielo. La tesi è contro i Protestanti e i Modernisti.
PROVA: Su questa terra Gesù presenta il suo Regno come già inaugurato
dalla predicazione del Vangelo. «Dal tempo di Giovanni Battista fino
ad oggi il regno dei cieli si acquista con la forza e i violenti se ne
impadroniscono» (Mt. 11,12). «Se... io scaccio i demoni in virtù
dello Spirito di Dio è segno che il Regno di Dici è giunto a voi»
(Mt. 12,28). (Cfr. pure Lc. 16,16; 17,20-21).
C’É ALLA FINE DEL
MONDO.
Questo regno continuerà fino alla fine del mondo con la
presenza di Gesù: «Ecco che io sono con voi fino alla fine del mondo»
(Mt. 28, 20). Allora tornerà il Figlio dell’Uomo con grande potenza e
maestà a giudicare i buoni e i cattivi. CONTINUERÀ NEL CIELO. Non solo Gesù parla del regno celeste per ogni anima che passa da questa all’altra vita, per cui promette copiosa ricompensa nel cielo (Mt. 16, 24; Mc. 8, 34; Lc. 9, 23), a chi avrà osservato sulla terra i suoi comandamenti, ma nell’ultimo giorno, mentre condannerà i cattivi, inviterà i buoni, i benedetti dal Padre, ad entrare nel possesso del Regno che fu loro preparato fino dal principio del mondo (Mt. 25, 34). NELL’ANTICO TESTAMENTO già si parla di questo Regno che si inizia cogli Ebrei, in aspettativa del Cristo futuro, ma che sarà instaurato in pieno alla venuta del Messia, estendendosi anche agli altri popoli; durerà per tutti i tempi e non avrà mai fine (Dan. 7, 13; Is. 9, 6-7; Ger. 25-5). I PRIMI CRISTIANI si riuniscono sotto l’autorità degli Apostoli, compiono i loro atti religiosi, formano le prime comunità cristiane. Basta leggere gli Atti degli Apostoli e le Lettere inviate da essi, specialmente da S. Paolo alle varie Comunità. Questi usa ben 65 volte la parola «Chiesa», ora col significato di «riunione» dei fedeli, ora di «comunità locale» (Chiesa di Efeso, di Corinto, ecc.), ora di “famiglia universale” dei cristiani. NEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, scritti da Luca, discepolo di Paolo, si descrive la vita religiosa dei fedeli, dopo l’Ascensione di Gesù, dall’inizio ufficiale della Chiesa guidata da Pietro e dagli Apostoli coi tremila nuovi battezzati nel giorno di Pentecoste, cui poco dopo si aggiungono subito altri cinquemila. La Chiesa regno visibile TESI - La Chiesa di Gesù Cristo non è soltanto un regno interiore e invisibile, ma anche esterno e visibile. La tesi è contro i Luterani e i Calvinisti che negano una Chiesa visibile; ed anche contro i Donatisti eretici del IV secolo, i quali dicevano che la vera Chiesa è composta soltanto da coloro che sono santi; contro i Valdesi (sec. XII) e i Fraticelli (Wicleff e Huss, sec. XIV, XV) precursori del Luteranesimo i quali dicevano che la Chiesa è formata dai soli predestinati. E pure contro i Modernisti Protestanti, di cui abbiamo parlato e i Modernisti in genere, i quali fanno consistere la Chiesa in una viva esperienza religiosa individuale, per i quali è necessaria anche la prima parte della tesi.
PROVA 1) - REGNO INTERIORE E INVISIBILE. Fino dalla predicazione
del Battista il regno di Dio è presentato come una rinnovazione
interiore dell’uomo colla penitenza (Mt. 3, 2; Lc. 3, 8) colla
remissione dei peccati (Mt. 9, 1; Lc. 5, 17). Parlando a Nicodemo, Gesù
spiega che per entrare nel regno di Dio bisogna rinascere nell’acqua e
nello Spirito Santo (Gv. 3, 5). Contro lo spirito di esteriorità dei
Farisei, i quali davano la prevalenza alle osservanze esterne, dice: «Se
la vostra giustizia non sarà più abbondante di quella degli Scribi e dei
Farisei non entrerete nel regno dei cieli» (Mt. 5, 20). Alla
Samaritana, che gli chiede se Dio dovrà essere adorato al Tempio di
Gerusalemme o sul Monte Gàrizin, nella sua regione, Gesù risponde: «Verrà
il tempo, ed è ora, quando i veri adoratori adoreranno il Padre in
spirito e verità» (Gv. 4, 23).
2) - E’ ANCHE ESTERIORE E VISIBILE. Per Regno o Chiesa visibile
intendiamo una società di cui l’intelligenza può conoscere l’esistenza
mediante i sensi. Essa non resta nascosta internamente, ma si vede
esteriormente.
La Chiesa primitiva
presenta queste caratteristiche volute dal Suo Divin Fondatore. La Chiesa regno universale TESI - La Chiesa di Gesti Cristo è un Regno universale per tutti i tempi e tutti i popoli, ciò che indica la parola: «Cattolica».
La Chiesa che Gesù ha fondato è necessaria perché gli uomoni possano
conoscere la divina Rivelazione per raggiungere la loro felicità
suprema. . logico dunque che Gesù la fondasse per tutti i tempi e per
tutti i popoli. PROVA. Gesù personalmente aveva ristretto il suo apostolato alle «pecorelle che erano perite della casa di Israele» (Mt. 15,24), ma nella sua predicazione aveva insegnato chiaramente che la sua dottrina e la sua salvezza era venuto a portarla a tutti gli uomini e in tutti i tempi. NELLE PARABOLE del Regno di Dio non si ferma mai ad applicazioni nazionalistiche, che escludono gli altri; anzi nella parabola dei vignaioli commenta chiaramente: «Il regno di Dio sarà tolto a voi e verrà dato a un popolo che ne produca i frutti» (Mt. 21, 43) e in quella delle nozze regali (Mt. 22, 1 e s.; e Lc. 16, 16 e s.) a chi non accoglie l’invito (figura del popolo Ebreo), fa seguire la chiamata di altri.
IN FRASI PRECISE: «Questo Vangelo del Regno sarà predicato in tutto
il mondo, in testimonianza a tutte le genti». (Mt. 24, 14). In
questa frase si vede chiarissimamente come Gesù intendeva estendere il
suo Regno universalmente a tutti i popoli, in tutti i tempi.
NEL COMANDO AGLI
APOSTOLI. Gesù
ha così preciso il pensiero che la Chiesa deve estendersi a tutti i
tempi e a tutti i popoli, che prima di salire al cielo, agli Apostoli
dice: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra: andate
dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre, del
Figliolo e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare quanto io
vi ho comandato. Ed ecco: io sono con voi fino alla fine del mondo»
(Mt. 28, 18-20). La Chiesa di Gesù Cristo è una società gerarchica
GERARCHIA (dal greco ieròs sacro, arché = comando)
significa potere che viene direttamente da Dio. Qualunque potere
viene da Dio, ma l’investitura di tale autorità, a volte viene data dal
popolo, come nella democrazia (demos popolo). TESI - «Gesù Cristo ha posto a capo dei suoi fedeli una gerarchia, cioè una autorità vivente, con la missione di custodire e di trasmettere la Sua Dottrina. Questa gerarchia sarà perpetua come la Chiesa». Ce lo mostra il Vangelo e la pratica dei primi cristiani. PROVA: I - Ce lo mostra il Vangelo.
A)
- Già dal principio
della sua vita pubblica Gesù sceglie dei discepoli, distinti
dalla massa del popolo, ai quali fa conoscere più apertamente che alle
turbe i misteri del Regno di Dio (Mt. 13, 11). Fra questi ne sceglie
dodici, cui dà il nome di Apostoli (Lc. 6, 13). “per mandarli a
predicare” ci dice S. Marco (3, 14). I Sinottici ci riportano con
esattezza i loro nomi (Essi furono: Simone, da Gesù
soprannominato Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea, Filippo,
Bartolomeo, Matteo, Tomaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone
il Cananeo e Giuda Jscariote, il traditore), (Mt. 10, 2 s.; Mc.
3,16 s.; Lc. 6,13 e s.), Gesù ordina loro di lasciare tutto e seguirlo.
Li tiene per tre anni circa, cioè tutto il tempo della sua vita pubblica
al suo seguito, in modo che potessero ascoltare tutti gli insegnamenti e
potessero essere testimoni della sua vita e dei prodigi che mostrano la
sua Divinità. Ha di loro una cura tutta particolare; ad essi apre il suo
Cuore svelando, come ad amici, i segreti più intimi. Preannunzia la sua
Passione, la sua Morte, la RESURREZIONE. Dinanzi ad alcuni di loro si
trasfigura: con loro celebra la Cena, istituendo l’Eucaristia, e dando
loro il Sacerdozio: lo accompagnano nell’Orto di Getsemani durante la
sua Orazione nell’agonia e sudore di Sangue: ad essi appare e con essi
si trattiene dopo la RESURREZIONE.
B)
- GESÙ PROMETTE AGLI
APOSTOLI UN POTERE SPIRITUALE per governare i fedeli. In Matteo
(18, 15 - 18) dopo aver spiegato il procedimento della correzione
fraterna conclude: «Se non dà loro ascolto, dillo alla Chiesa».
C)
- GESÙ DOPO LA SUA
RESURREZIONE CONFERISCE AGLI APOSTOLI QUESTO POTERE. II - Questa Gerarchia sarai perpetua.
Se la Chiesa dovrà continuare fino alla fine dei secoli, come abbiamo
dimostrato è logico che questa Gerarchia che la guida dovrà esserci
sempre, altrimenti non ci sarebbe più la Chiesa come l’ha fondata Gesù.
III - Ce lo mostra la pratica dei primi Cristiani.
Le norme preciste date da Gesù agli Apostoli per io stabilimento della
Sua Chiesa, noi le vediamo esattamente applicate dalle prime Comunità
Cristiane. Anche questa è una solida conferma del modo in cui Gesù aveva
fondato la sua Chiesa. A) - DAGLI APOSTOLI IN PALESTINA E FRA I GENTILI. In Palestina subito dai giorno della Pentecoste gli Apostoli cominciano ad esercitare il loro potere di predicare e battezzare (vedi Atti, 2, 3, 4, 5). I fedeli riconoscono questa Gerarchia e «perseverano nella dottrina degli Apostoli» (Ivi, 2, 42). Gli Apostoli ricevono e amministrano i beni donati dai fedeli (Ivi 4, 34), forti della Autorità divina resistono alle autorità giudaiche (4, 19; 5, 29), istituiscono i Diaconi (6, 1), vigilano come superiori sopra gli altri ministri del Vangelo (8, 14; 9, 26) impongono le mani per conferire lo Spirito Santo (8, 14, 17; 19, 6).
FRA I GENTILI - Non soio ogni Apostolo tiene la giurisdizione sulle
Chiese da lui fondate, come S. Paolo a Corinto (1 Cor. 4, 14 - 21), ma
anche collegialmente tutti insieme promulgano delle leggi, che
debbono osservarsi ovunque. Così Paolo è condotto dallo Spirito Santo a
Gerusalemme, per sottoporre il suo Vangelo alle «colonne», cioè
agli altri Apostoli che colà risiedono (Gal 2,1 - 10). Questa riunione
degli Apostoli, fu chiamata concilio di Gerusalemme. In esso fu
stabilito quanto si doveva seguire dalla nuova Chiesa in confronto alle
antiche leggi della Sinagoga, e cioè che i Gentili i quali venivano al
Cristianesimo non erano obbligati a sottomettersi prima ai riti
giudaici, quali la circoncisione ed altre osservanze. Gli Atti degli
Apostoli (15, 23-29) fanno una solenne affermazione della autorità della
Chiesa, poiché gli Apostoli insieme ai Presbiteri, nel prender le
decisioni dicono: «E sembrato allo Spirito Santo e a noi, di non
imporre altro che...» e qui davano la prescrizione degli obblighi
dei Gentili che passavano al Cristianesimo.
B) - DOPO GLI APOSTOLI. Abbiamo ricordato sopra per la elezione di
Mattia i Vescovi (Episcopi - Ispettori) e i Presbiteri
(gli anziani). Gli uni e gli altri sono ricordati anche in vari
altri testi dove si dice che venivano posti dagli Apostoli a capo delle
varie Chiese. Nel primo secolo non si faceva distinzione fra questi due
nomi. Avevano lo stesso significato, come ci attesta S. Clemente Romano
(Cor. 1,42; 44,54). Solo nel secondo secolo il termine Episcopo
prendeva il significato odierno di Vescovo. a) - LE LETTERE DI PAOLO A TIT0 E TIMOTEO. In esse appaiono come veri Vescovi destinati a sostituire l’Apostolo dopo la sua morte. Sono dotati di giurisdizione spirituale e del potere di perpetuare la Gerarchia. L’Apostolo insiste con loro perché conservino genuino il deposito della fede, lo difendano dagli eretici, organizzino il culto religioso, impongano le mani ai nuovi presbiteri-vescovi, si circondino di uomini sicuri e capaci di istruire gli altri nella fede.
b) - IL PAPA S. CLEMENTE ROMANO. Nella sua prima lettera ai Corinti,
circa l’anno 96, egli dice: «Gli Apostoli furono mandati dal Signore
a portare la buona novella, Gesù Cristo fu mandato da Dio, Cristo dunque
viene da Dio e gli Apostoli da Cristo.., predicando per le campagne e
città essi provano nello Spirito Santo le loro primizie e li
COSTITUISCONO VESCOVI E DIACONI DEI FUTURI CREDENTI... gli Apostoli
hanno saputo da Nostro Signore Gesù Cristo che sarebbero scoppiate
contese per la dignità episcopale. Per questo motivo, prevedendo
perfettamente l’avvenire, ESSI STABILIRONO I VESCOVI PREDETTI E POI
FISSARONO LE NORME DI SUCCESSIONE, cosicché altre persone onorate ne
raccogliessero il ministero» (1, 44).
c) - S. IGNAZIO DI ANTIOCHIA, successore immediato di S. Pietro in
quella Cattedra nel 107, recandosi a Roma, dove subì il martirio, visitò
le Chiese dell’Asia e scrisse a quelli di Efeso, Magnesia, Tralle,
Filadelfia, Smirne, Antiochia. In queste lettere molti brani fanno
vedere il suo pensiero riguardo alla successione apostolica dei Vescovi.
Da queste si rileva che ogni Chiesa è retta da un solo Vescovo,
coadiuvato dai presbiteri e diaconi. Egli è il rappresentante di Cristo
e tutti dobbiamo obbedirgli. Senza i Vescovi non vi è la Chiesa.
d) - S. IRENEO, VESCOVO DI LIONE alla fine del II secolo ci dà una
documentazione importante che esprime il pensiero della Chiesa primitiva
sul nostro argomento. e) - EGESIPPO PALESTINESE verso lo stesso periodo di tempo, tiene press’a poco il medesimo ragionamento. Anch’egli per accertarsi dell’autentico insegnamento cristiano, esamina che derivi dall’insegnamento Apostolico. Così, per questo motivo, giunto a Corinto ricostruisce tutta la successione dei Vescovi, rifacendosi da Primo, il Vescovo allora in Cattedra, fino a S. Paolo. Simile studio lo fa per la Chiesa di Roma, risalendo dal Papa Aniceto fino a S. Pietro. Ugualmente fa per la Chiesa di Gerusalemme. (Eusebio, Storia Eccl. 4, 22,2). In questo modo egli si accerta che l’insegnamento dato al suo tempo in quelle Chiese è il medesimo tramandato dagli Apostoli.
CONCLUDENDO. La parola di Gesù, l’attuazione degli Apostoli, la pratica
della primitiva Chiesa cristiana, ci mostrano chiaramente che: Fino dal principio la Chiesa ha questa Gerarchia: i Vescovi che guidano, coadiuvati dai presbiteri e dai ministri inferiori, i diaconi. La Chiesa società monarchica
Monarchia
(dal greco monos
uno, archè autorità, comando), significa comando di uno solo.
TESI - Gesù Cristo ha costituito Pietro fondamento e capo visibile della sua Chiesa, dandogli non sole un primato di onore, ma di vera giurisdizione, cioè il potere di insegnare, di reggere e di santificare la Chiesa (se alcuno avrà detto che il Beato Pietro Apostolo non è stato costituito da Cristo Signore Principe di tutti gli Apostoli e Capo Visibile di tutta la Chiesa militante; ovvero che il medesimo ha ricevuto soltanto un primato di onore e non un primato di vera e propria giurisdizione direttamente e immediatam ente dallo stesso Nostro Signore Gesù Cristo, sia scomunicato (Conc. Vaticano I, Sess. IV, Can. 1, D. B. 1823).
É CERTO STORICAMENTE
PROVA: I - Dal Vangelo. In esso si vede chiaramente che Pietro è sempre considerato il primo fra gli Apostoli, Gesù gli promette il primato e dopo la sua RESURREZIONE, glielo conferisce. A) - Pietro è sempre considerato come primo tra gli Apostoli.
DA PARTE DI GESÙ. In ogni occasione Gesù lo mette in evidenza e
lo distingue dagli altri. Subito al primo incontro, gli cambia il nome:
«Tu sarai chiamato Ce fa, che significa: Pietra» (Gv. 1, 42).
Secondo l’uso biblico il cambiamento del nome significa qualche cosa di
grandioso, relativo a importante missione. Per predicare alle turbe Gesù
sale sulla barca di Pietro e poi gli dice: «Non temere, d’ora innanzi
sarai pescatore di uomini» (Lc. 5,2 - 10). Solo Pietro è invitato da
Gesù a camminare sulle acque (Mt. 14,27 - 30). La moneta trovata
miracolosamente nel pesce, servirà per pagare il tributo di Gesù e di
Pietro (Mt. 17,24 - 26). Quando Gesù si fa accompagnare da tre Apostoli,
nella Trasfigurazione, nell’orazione nell’Orto, nella RESURREZIONE della
figlia di Giairo, il primo è sempr e Pietro. A lui, per primo lava i
piedi alla Cena (Gv. 13,6) a lui, risuscitato appare prima che agli
altri Apostoli (Lc. 24, 35) a lui predice il martirio (Gv. 21, 18). Ma
un passo del Vangelo che fa risaltare ancor più la figura di Pietro è
nella predizione della sua caduta e conversione «Simone, Simone, ecco
che Satana ha richiesto che gli siate dati per vagliarvi come grano. Ma
io ho pregato PER TE, E TU quando sarai ravveduto, CONFERMA I
TUOI FRATELLI» (Lc. 22,31 - 32).
DA PARTE DEGLI APOSTOLI che già riconoscono la sua supremazia. Negli
elenchi degli Apostoli nei Vangeli il primo è sempre Pietro. «Il
primo era Simone, detto Pietro» scrive S. Matteo (10, 2). Sempre lo
presentano come Capo e gli altri come gregari. «Simone e gli altri
erano con Lui» (Mc. 1,36). DA PARTE DI PIETRO STESSO. Di solito è lui che prende la parola. È lui che dice a Gesù: «Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito» (Mc. 10, 28). E lui che sulla nave, parla a quello che credevano un fantasma: «Signore, se sei tu, comanda che io venga a te sulle acque» (Mt. 14, 28); che chiede la spiegazione di una parabola (Mt. 15, 15); che domanda quante volte si deve perdonare (Mt. 18, 21); che domanda perché dice di star preparati (Lc. 12, 41). B) - A Pietro promette il primato di giurisdizione.
A Cesarea di Filippo si svolge una conversazione intima fra Gesù
e gli Apostoli. Gesù domanda che cosa dicono gli uomini chi Egli sia.
Essi rispondono: «Alcuni dicono che tu sia Giovanni Battista
redivivo, altri Elia o Geremia o qualcuno dei profeti». Ma voi,
domandò loro, chi dite che io sia? - Gli rispose Simon Pietro: Tu
sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente. E Gesù a Lui: Beato sei Simone,
figlio di Giona, ché né la carne né il sangue mi hanno rivelato a te, ma
il Padre mio che è nei cieli.
C) - Il conferimento del primato. CONFERMA I TUOI FRATELLI - TU SEI PIETRO - PASCI LE MIE PECORELLE. II - Dagli Atti e Lettere degli Apostoli.
A) - I primi quindici capitoli degli ATTI DEGLI APOSTOLI, si occupano
quasi esclusivamente di Pietro e del suo apostolato. Per gli Apostoli è
tanto chiaro il primato di giurisdizione che gli ha conferito Gesù, che
fra loro, che pure durante la vita terrena di Gesù avevano discusso chi
dovesse essere il primo, lo riconoscono senza nessun contrasto. E il
contrasto avrebbe avuto un facile appiglio: loro avevano soltanto
abbandonato Gesù, mentre Pietro lo aveva rinnegato tre volte. Quale
pretesa avrebbe potuto avere di essere il capo, se Gesù stesso non lo
avesse costituito tale?
B) S. PAOLO nelle sue lettere accenna più volte al primato di Pietro.
Nella lettera ai Galati (1,18 - 19) racconta che tre anni dopo la sua
conversione andò a Gerusalemme col preciso intento di vedere Pietro: «Dopo
tre anni salii a Gerusalemme per FAR LA CONOSCENZA DI PIETRO e
stetti con lui quindici giorni. Degli altri Apostoli non vidi che
Giacomo, fratello del Signore». In queste parole è chiaro che
l’unico interesse di Paolo è quello di vedere Pietro e non gli altri
Apostoli. È lui il capo. Il Vescovo di Roma successore di Pietro I greco-scismatici e i protestanti negano che il Papa sia il Capo della Chiesa. Alcuni di essi oggi sono arrivati ad ammettere la tesi precedente sul primato di Pietro, ma non lo riconoscono nei suoi successori. Essi, con a capo Harnach, dicono che la Chiesa universale era costituita dall’unione dei Vescovi e la supremazia di Roma sarebbe venuta in seguito per la sua preminenza, come capitale dell’impero. Contro costoro dimostriamo la seguente: TESI - Il potere supremo della Chiesa, dato da Gesù a Pietro passa nei suoi successori: i Romani Pontefici per diritto divino.
É CERTO STORICAMENTE
Da una definizione del C. Vaticano I (Sess. IV e. 2 D. B. 1825): «Se alcuno avrà detto che non per istituzione dello stesso Cristo, ossia per diritto divino, che il Beato Pietro nel primato su tutta la Chiesa abbia perpetui successori, o che il Romano Pontefice non è successore del Beato Pietro nello stesso primato, sia scomunicato).
PROVA: I - Dal Vangelo.
II - Dalla storia della Chiesa primitiva.
A) - S. Pietro è venuto ed è morto Vescovo di Roma.
1) - Lo stesso Pietro intesta la sua lettera da Roma (5, 13):
2) - Tra i Padri Apostolici basti ricordare S. Ignazio di
Antiochia che verso il 107 scrisse ai Romani: «Io non vi dò ordini
come Pietro e Paolo». (Rom. 4, 3). La frase suppone che Pietro
era stato in Roma e i fedeli di questa città seguivano i suoi ordini.
S. Clemente, in una lettera ai Corinti verso il 96 (I, 5, 6) dopo
aver elogiato l’eroismo degli Apostoli Pietro e Paolo scrive che essi: «restano
tra noi come i più begli esempi». Clemente era romano e mandava la
sua lettera come Vescovo di Roma.
«Io posso mostrarvi
TROFEI DEGLI
APOSTOLI
(Pietro e Paolo); venite in Vaticano sulla via di Ostia e ivi
troverete i LORO TROFEI FONDAMENTO DI QUESTA CHIESA». I trofei sono
i corpi degli Apostoli nel luogo del loro martirio e della loro
sepoltura. 3) - I Cataloghi dei Vescovi di Roma, riferiti da S. Ireneo, Eusebio, e S. Epifanio, tutti risalgono fino a Pietro.
4)
- Infine i documenti archeologici attestano la
presenza di Pietro in Roma. Fra i più importanti, si sono scoperti nel
1915 sotto la Basilica di S. Sebastiano sulla Via Appia nella sala
chiamata Triclia numerosi graffiti scritti dai pellegrini
invocanti i SS. Apostoli Pietro e Paolo. Vi è pure l’iscrizione del
Papa Damaso (fine IV secolo) che dice che vi «dimorava prima».
Ciò fa pensare alla traslazione dei resti di S. Pietro, che fu portato
alle grotte Vaticane, dove Costantino aveva innalzato la Basilica
intitolata al Principe degli Apostoli. B) - Le Chiese primitive riconoscono che S .Pietro ha trasmesso in nome di Cristo il suo primato ai Vescovi di Roma.
Se Pietro ha costituito Roma sua sede definititva e lì è rimasto fino
alla morte, è logico che il successore di Pietro è il Vescovo di Roma.
Ai suoi successori in nome e per ordine di Gesù Cristo stesso, egli ha
trasmesso la sua autorità, il suo primato.
1) - Nel I sec. il Papa S. Clemente romano dà disposizioni alla
Chiesa di Corinto dove erano sorte delle controversie. La lettera fra
l’altro dice: «Se alcuni non obbediscono a ciò che Dio comanda
PER MEZZO NOSTRO, sappiano costoro che si espongono a una colpa e a
un pericolo gravissimo» (Clem. 1, 49).
2) - Nel II sec. S. Ignazio di Antiochia chiama la Chiesa di Roma
«la presidente della carità» cioè la Chiesa che presiede a
tutta la Cristianità, unita nella carità di Cristo.
3) - Ma la più importante documentazione di questo secolo è quella di
S. Ireneo. Egli dice: «Poiché sarebbe troppo lungo trascrivere
qui le liste dei Vescovi che si succedettero in tutte le Chiese,
esamineremo la più grande e la più antica, da tutti conosciuta, fondata
e stabilita a Roma dai due gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo:
dimostreremo che la tradizione che essa ha ricevuto dagli Apostoli e la
fede che ha predicato agli uomini sono giunte fino a noi per successione
dei Vescovi; confonderemo così tutti coloro che in qualsiasi modo, per
compiacenza in se stessi, per vanagloria, per accecamento o per errore,
raccolgono diversamente da come si dovrebbe. quindi con questa Chiesa, a
causa appunto dell’alta sua preminenza che deve stare d’accordo ogni
altra Chiesa, vale a dire tutti i fedeli di ogni paese, che hanno
conservato la tradizione Apostolica» (Adv. Haer. 3, 3, 2). Il
testo continua poi dicendo che «gli Apostoli la consegnarono a Lino
perché la governasse nell’esercizio dell’Episcopato» e continua
nell’elenco dei successori: Anacleto, Clemente, Evaristo, Alessandro,
Sisto, Telesforo, Igino, Pio, Aniceto, Sotero, Eleuterio.
4) - In questo stesso secolo il Papa S. Vittore esercita la
autorità con la condanna dei Montanisti e collo stabilire la data
della celebrazione della Pasqua cui tutte le Chiese dovevano
sottostare, prendendo le loro decisioni in concilii, che il Papa
aveva loro ordinato. Ai fedeli di Efeso col Vescovo Policrale che
resistettero, egli lanciò la scomunica, perché non si sottomisero per
mezzo dei buoni uffici di S. Ireneo.
5) - Nel III secolo Tertulliano, prima di diventare Montanista
afferma: «Osserviamo e consideriamo ciò che la Chiesa di Roma ha
appreso e insegna ciò che attesta» (De praesc. Haer. 36). S.
Cipriano Vescovo di Cartagine la dice «Cattedra di Pietro e
Chiesa principale da cui è sgorgata l’unità del sacerdozio» (Eph.
55, 14).
6) - Nei secoli successivi il riconoscimento del primato si diffonde
sempre più.
7) - Alla fine del III secolo Roma non è più la Sede abituale degli
Imperatori e contrariamente a quanto pretendono coloro che ne deducono
il primato dalla potenza terrena, fu proprio da allora che l’autorità
del Vescovo di Roma si accentuò sempre di più su tutta la terra. Quanto
più la Chiesa si dilatava tanto più i Romani Pontefici avevano occasione
di esercitare la loro giurisdizione. Essi parlano, agiscono pienamente
consapevoli del loro primato.
8) - Altra prova storica sono tutti i Concilii convocati in nome
del Papa e presieduti dai suoi Legati. In alcuni di questi il primato
viene riconosciuto non solo in via di fatto, ma espressamente. Così il
Concilio Costantinopolitano I fu riconosciuto ecumenico solo dopo
l’approvazione del Papa; in quello di Efeso (431) il Legato S.
Cirillo asseriva, colla tacita approvazione di tutti i Vescovi il
primato di Pietro e dei suoi successori nella Chiesa di Roma; nel
Concilio di Calcedonza (451) letta la lettera di Leone contro gli
errori di Eutiche,
QUI TERMINA
L’APOLOGETICA
Dopo aver mostrato nell’apologetica che la divina Rivelazione si ha solo
nella Religione Cristiana, rivelata da Cristo, Legato Divino, il quale
ha fondato la sua Chiesa, abbiamo veduto che gli elementi che la
costituiscono secondo il suo Divin Fondatore, si riscontrano solo nella
Chiesa Cattolica Romana. Vedremo perciò in due sezioni: I) - LE NOTE DELLA CHIESA cioè quei CONTRASSEGNI che le ha dato il Divin Redentore per poterla distinguere dalle altre Chiese, che non sono la sua vera Chiesa. II) - La COSTITUZIONE DELLA CHIESA e cioè il potere che essa ha; le sue relazioni con la società civile e le relazioni fra Cristo e la Chiesa. La prima sezione sarà divisa in due capitoli: 1) - LE NOTE DELLA CHIESA 2) - LE PROPRIETA’.
SEZIONE PRIMA
CAPITOLO PRIMO
I Protestanti hanno preteso che le note che distinguono la vera Chiesa
siano soltanto la predicazione della genuina parola di Dio e la retta
amministrazione dei Sacramenti. La Chiesa per sé stessa, ossia per la sua meravigliosa propagazione, per la sua esimia santità e per la inesausta fecondità in tutti i buoni, per l’unità cattolica e l’invitta stabilità è un grande e perpetuo motivo di credibilità e una testimonianza irrefutabile della sua divina legazione.
In queste parole sono comprese le quattro note tradizionali che troviamo
elencate nel simbolo Niceno-Costantinopolitano, e riportate nel
Concilio e nel Catechismo di Trento e cioè: I UNITÀ, II CATTOLICITÀ, (e la stessa propagazione ci dice la stessa cosa), III SANTITÀ: Fecondità in tutti i buoni, IV APOSTOLICITÀ: Stabilità sulla pietra fondamentale, Pietro, e le colonne, gli Apostoli. Che la Chiesa sia: Una, Santa, Cattolica ed Apostolica è di Fede. Che le note siano esattamente quattro e che costituiscono un mezzo efficace per discernere la vera Chiesa è sentenza più comune fra i Teologi. La Chiesa è una Così l’ha voluta e istituita Gesù Cristo, e in una unità stretta e saldissima, per cui si parla di un solo ovile e un solo pastore (Gv. 10, 16) e nella orazione della Cena Gesù prega il Divin Padre per gli Apostoli e per tutti quelli che avrebbero creduto in Lui per mezzo di loro: «Che siano una cosa sola come noi» (Gv. 17, 11). È UNA per il CAPO invisibile Gesù Cristo, visibile il Papa. È UNA per la FEDE E DOTTRINA. Ogni cattolico crede le identiche verità dell’altro, pena il mettersi fuori della Chiesa, anche se ne negasse un sola. La differenza consiste solo nel credere esplicitamente conoscendo una determinata verità oppure implicitamente non conoscendola. Così quello che credevano i primi cristiani è quello che crediamo oggi anche se alcune verità oggi ci vengono presentate in un modo più chiaro (Cfr. nel Trattato «La fede»). È UNA per il GOVERNO che è monarchico e col cui Capo è collegata tutta la Gerarchia. I Vescovi, se non fossero più uniti col Papa, sarebbero staccati dalla Chiesa e così i fedeli coi Vescovi e col Papa cui debbono ubbidire. È UNA per la LEGGE che tutti debbono osservare. Se uno la trasgredisce in modo grave, pur restando sempre legato alla Chiesa, diventa un ramo secco che se non riceverà di nuovo la vita, sarà staccato per tutta l’eternità. È UNA per il VINCOLO DEI SACRAMENTI, specialmente del Battesimo e dell’Eucaristia. Il Battesimo dà l’ingresso alla Chiesa e il carattere di Cristiano rendendo membra vive del Cristo. L’Eucaristia nutre questa vita divina in una unione ancor più intima col Cristo e nella carità di tutti i fratelli. Gli Apostoli hanno ben compreso questa unità di vita divina e tra essi Paolo ci descrive la Chiesa Corpo Mistico, nella unità di tutte le membra al Capo divino: nella vita divina che dal Capo passa in tutte le membra e nel reciproco aiuto vitale che passa in tutte le membra fra loro (Ai nostri tempi questo concetto è stato illustrato specialmente da LEONE XIII nella Encicl. «Satis cognitum», e da Pio XI nella Encicl. «Mortalium animos» che insistono di più sul concetto giuridico - gerarchico. Pio XII nella Enc. «Mystici Corporis» tratta il concetto della Chiesa, organismo mistico). Il Concilio Vaticano I parla di INVITTA STABILITA. Attraverso l'unità vediamo come resta ferma sull'unica roccia attraverso i secoli, mentre le altre religioni e le sètte vanno cambiando e sgretolandosi, in una miriade di dottrine, che ciascuno interpreta a modo suo, sia nella fede come negli obblighi della legge e nella varietà dei Sacramenti. Le stesse Chiese scismatiche vanno dividendosi nei loro capi colla proclamazione di varie Chiese autocefale. La sola Chiesa Cattolica Romana ha potuto conservare, attraverso tanti secoli, questa salda unità e stabilità nonostante sia sparsa in tutto il mondo, coi caratteri e mentalità di popoli tanto diversi, colla oscurità dei suoi dogmi pieni di misteri, colle difficoltà di una legge morale in contrasto colle passioni umane. Questo fatto è perciò un motivo di credibilità grande e perpetuo e un testimonio irrefragabile della divina legazione che ha la Chiesa Cattolica. Soltanto l'assistenza di Dio ha potuto conservare per tanti secoli questa unità e stabilità. La Chiesa è Santa Altro segno visibile dell'assistenza manifesta di Dio alla sua Chiesa è la nota della Santità. La Chiesa Romana-Cattolica: è SANTA perchè santo è il suo CAPO Gesù Cristo, Figlio di Dio che l'ha fondata e trasmette in essa la sua santità. Ci dice S. Paolo (Ef. 5,25) che Gesù «amò la Chiesa dando se stesso per lei, per santificarla, purificandola col lavacro di acqua mediante la parola di vita, affinchè la Chiesa gli potesse comparire dinanzi gloriosa, senza macchia, senza rughe, senz' altre cose del genere, ma santa ed immacolata». È SANTA per il BATTESIMO «lavacro di acqua» e i sacramenti. Per il Battesimo l'uomo viene purificato dalla colpa e colla Penitenza vengono rimessi i peccati dopo il Battesimo. Così pure tutti gli altri Sacramenti aumentano nell'anima la santità. È SANTA per la DOTTRINA «mediante la parola di vita» che insegna i misteri più sublimi e rivolge ad essi la nostra intelligenza fino alla verità centrale: Dio, che è la Santità per essenza. È SANTA per la sua LEGGE che comanda cose sublimi, le quali indirizzano verso il fine ultimo dell'uomo. Completa questa elevazione dell'uomo fino ai gradi più alti per mezzo dei consigli evangelici. È SANTA per i suoi MEMBRI perchè coloro che appartengono ad essa e la seguono con una fede viva e colla osservanza di quanto comanda, hanno almeno il minimo grado della santità, cioè non sono in peccato e posseggono, colla grazia, la vita divina. Molti altri membri hanno la santità in modo eminente, fino all'eroismo delle virtù. È vero che non tutti i membri sono sempre in modo assoluto e permanente nella santità attraverso la grazia: ce ne sono di quelli in peccato. Sono rami secchi che restano ancora uniti alla Chiesa, ma sono senza vita. Però sono così, soltanto perchè non seguono gli insegnamenti e i comandi della Chiesa.. Finche sono in vita, anch'essi possono e sono chiamati a riacquistare la santità. Se muoiono in questo stato, saranno per sempre distaccati dalla Chiesa. Perciò la Chiesa presa complessivamente possiede una esimia santità e una inesausta fecondità in tutti i buoni. Questa fecondità la vediamo attuata sia nei singoli, che spesso giungono al più grande eroismo anche fino al martirio, sia nelle Istituzioni, come nel Sacerdozio Cattolico e negli Ordini religiosi tanto attivi che contemplativi, dove colla pratica dei consigli evangelici si sale verso la perfezione, sia nella società dove la Chiesa diffonde la sua carità specialmente verso i poveri, gli umili, i fanciulli, i malati, i vecchi, i lavoratori e verso ogni genere di miseria. La Santità della Chiesa viene confermata ancora dai miracoli che riempiono tutta la storia.
E NELLE ALTRE CHIESE? - Non neghiamo casi particolari di Scismatici o
Protestanti in buona fede, ornati di virtù particolari: ma la santità
non è così comune come nella Chiesa Cattolica. La Chiesa è Cattolica
Abbiamo già dimostrato storicamente che la Chiesa fondata da Gesù Cristo
è Cattolica, cioè universale, vale a dire per tutti gli uomini e in
tutti i tempi. Non ci dilungheremo su questa nota perché oltre a questo,
abbiamo già esaminato il miracolo della sua «MERAVIGLIOSA
PROPAGAZIONE» in tutto il mondo. La Chiesa è Apostolica
Questa nota ci dice che la sua vera Chiesa, Gesù Cristo l’ha fondata su
Pietro e sugli Apostoli ed è guidata e governata dai loro successori.
CAPITOLO SECONDO Oltre le note distintive della Chiesa, che abbiamo studiato, essa ha altre caratteristiche di prerogative, doni e proprietà, che Cristo le ha dato. Di alcune di esse abbiamo già parlato quando abbiamo detto della sua visibilità e perennità, o indefettibilità che cioè non può venire mai meno. Così pure dei suoi carismi, dei quali parleremo di nuovo quando trateremo della Chiesa Corpo Mistico del Cristo. Della Sua infallibilità tratteremo nello studio della costituzione giuridica della Chiesa. Altrettanto diciamo della Chiesa come Società Perfetta. Qui però dobbiamo, fra le varie prerogative, esaminare meglio la sua INDEFETTIBILITÀ e la sua NECESSITÀ. lndefettibilità della Chiesa
Ne abbiamo già parlato, dimostrando che Gesù ha fondato la sua Chiesa
per la salvezza di tutti gli uomini e quindi per tutti i luoghi e tutti
i tempi. Qui però dobbiamo ritornare sull’argomento per completano sotto
altri aspetti. TESI - La Chiesa Cattolica Romana è indefettibile cioè perenne e sostanzialmente immutabile. É DI FEDE TEOLOGICAMENTE
Il Concilio Laterano
IV ha
condannato come erronea la teoria dell’Abate Gioacchino De’ Flora (sec.
XIII) che diceva che il regno di Gesù Cristo sarebbe finito per dar
luogo al regno dello Spirito Santo. Così pure, fra i Protestanti, gli
Avventisti aspettano la venuta di un nuovo regno di Dio.
PROVA: A) DALLE PROMESSE DI CRISTO: «Io sono con voi fino alla
fine dei secoli» (Mt. 28, 20) «Io pregherò il Padre e vi manderà
un altro Consolatore che resti con voi per sempre» (Gv. 14, 16). Con
queste parole Gesù non solo fa vedere che la sua Chiesa resterà fino
alla fine del mondo, ma avrà l’assistenza dello Spirito Santo per
conservare intatta la sua dottrina. Egli promette ancora che sarà
fondata sulla pietra incrollabile e «le porte dell’inferno non
prevarranno contro di essa». B) DALLA TRADIZIONE. S. Agostino (Serm. 1 c. 6) dice che la «Vera Chiesa, la Chiesa Cattolica, pugna contro tutte le eresie, può pugnare ma non può essere espugnata. Tutte le eresie si staccano da lei come tralci inutili tagliati dalla vite, ed essa rimane nella radice, nella sua vita, nella sua carità». C) LA RAGIONE lo conferma. Gesù ha fondato la sua Chiesa per portare la salvezza a tutti gli uomini. Ma hanno necessità di questa salvezza tutti gli uomini in tutti i tempi fino alla fine del mondo. LA CHIESA RESTERÀ SOSTANZIALMENTE IMMUTABILE, poiché essa continuerà ad esistere nel modo in cui l’ha concepita Cristo. Essa come meglio vedremo, è un organismo vivente. Ogni progresso e accrescimento di un organismo vivente lascia l’organismo sempre lo stesso. Così la Chiesa nei suoi sviluppi storici resta sempre la stessa sostanzialmente, cogli stessi dogmi, la stessa morale, lo stesso culto, come stanno a dimostrarlo venti secoli di storia. PER I DOGMI: Ciò che crediamo oggi è ciò che credevano i primi cristiani, anche se alcune verità sono state più chiaramente presentate sono sempre le stesse.
LA LEGGE
è la medesima anche
se, secondo le necessità dei tempi, possono esserci differenti norme
disciplinari per venire incontro alle diverse necessità dei fedeli. Così
ad esempio, in tempi in cui la costituzione fisica degli uomini era
robusta ed il logorio della vita meno lacerante, si avevano norme
disciplinari per la astinenza e per il digiuno più rigorose. Oggi colle
mutate condizioni si sono mitigate, ma la legge della penitenza resta
sempre la medesima; e come della penitenza, possiamo dire di tutti i
comandamenti che pure si vanno applicando alle varie circostanze. Una
volta fra i pericoli di peccare contro il sesto ed il nono comandamento
non c’erano certi spettacoli cinematografici o televisivi, ma il dire
oggi che la Chiesa li proibisce, non vuoi dire che cambia la sua legge,
ma anzi che la applica ai problemi attuali.
Necessità di
appartenere alla Chiesa
Questa frase che ripete un antico detto: «Extra Ecclesiam, nulla
salus» è la espressione di un’altra prerogativa: la NECESSITÀ di
appartenere alla vera Chiesa. TESI - La Chiesa Cattolica-Romana per istituzione di Cristo è tale che è necessario appartenere a Lei come ad unica arca di salvezza. É DI FEDE TEOLOGICAMENTE Già Bonifacio VIII nella Bolla: «Unam Sanctam» e Innocenzo III nella professione di fede contro i Valdesi, avevano insegnato questo (D. B. 468, 423). Ma il Conc. Fiorentino (D. B. 714) più esplicitamente definisce che la Santa Chiesa Romana, fondata per comando di N. S. Gesù Cristo: “crede fermamente, professa e predica che nessuno di coloro che non sono entro la Chiesa Cattolica, non solo i pagani, ma neppure i Giudei né gli eretici o scismatici possono essere fatti partecipi della vita eterna; ma andranno nel fuoco eterno.., a meno che non ne siano aggregati prima della fine della vita».
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Cristo ha dato agli Apostoli e ai
loro successori i mezzi per conseguire la salvezza eterna:
B) - DALLA TRADIZIONE - S. Ignazio nella lettera agli
abitanti di Filadelfia (3, 2), dice: «Quanti sono con Dio e con Gesù,
sono col Vescovo» e S. Ireneo (Adv. Haer. III, 24) «Dove è
la Chiesa è lo Spirito di Dio, e dove è lo Spirito di Dio è la Chiesa e
ogni grazia». S. Cipriano (De Catholicae Ecclesiae unitate,
6) dopo aver detto che la Chiesa ci conserva Dio e che assegna al suo
regno i figli che ha generato e che chi «abbandona la Chiesa di
Cristo non raggiunge il premio di Cristo» termina con la celebre
frase: C) - RAGIONE TEOLOGICA. Per la salvezza è necessario conoscere ciò che Dio ha rivelato e che cosa ci comanda. Ora abbiamo veduto dalla Apostolicità che Dio ha rivelato per mezzo di Cristo, il quale ha consegnato la verità alla sua Chiesa, che è la Chiesa Cattolica-Romana. Dunque solo nella Chiesa Cattolica-Romana si può avere salvezza. |