TEOLOGIA GENERALE O FONDAMENTALE

TRATTATO TERZO
LA CUSTODE DELLA RIVELAZIONE: LA CHIESA

Gesù ci ha dato la Rivelazione divina completando quella già presentataci dai Profeti. Abbiamo dimostrato che Gesù fondò una Chiesa, cui affidò il suo insegnamento, promettendo la sua assistenza divina, perché essa continuasse nei secoli la sua opera per la salvezza delle anime.
Fuori del Cristianesimo non abbiamo perciò la Religione rivelata da Dio.
Ma a questo punto ci si presentano varie chiese che si dicono la Chiesa di Gesù Cristo. C’è la Chiesa Greco-Russa, e si dice Cristiana; ci sono le centinaia di Chiese Protestanti che sempre più si frazionano nelle loro innumerevoli sètte, e si dicono cristiane; c’è la Chiesa Cattolica, che noi sappiamo che è la Chiesa fondata da Gesù Cristo. Per chi non abbia ancora studiato le prove può sorgere la domanda:

Fra tutte quelle che si dicono Cristiane, qual’è la vera Chiesa?

Il problema della vera Chiesa diventa perciò il problema della verità sulla terra. Sarebbe inutile sapere che Gesù Cristo è Legato divino, Figlio di Dio e che la sua Religione è divina, se non sapessimo con certezza a chi è stata affidata e la custodisce autenticamente.

In questo trattato perciò dovremo studiare:

1) - UNA PARTE STORICA, che ci farà vedere come la vera Chiesa di Gesù Cristo è la Chiesa Cattolica Romana, e non le altre Chiese che pur si dicono Cristiane.

2) - UNA PARTE DOGMATICA che espone la costituzione gerarchica della Chiesa e la vitalità soprannaturale che nella Chiesa si trova.

La prima parte si svolgerà in due capitoli: 

1 - LE CHIESE E LA CHIESA facendoci vedere come le Chiese che pur si chiamano Cristiane, al di fuori della Chiesa Cattolica, hanno una origine che non è da Gesù Cristo:

2 - LA CHIESA CATTOLICA cioè la vera Chiesa, che la storia ci mostra fondata da Gesù Cristo.
Con la prima parte si chiude così la APOLOGETICA, cioè la dimostrazione fatta alla luce della ragione. Nella seconda parte si tratta ormai delle verità religiose, partendo da principii rivelati.

LE CHIESE E LA CHIESA
PARTE STORICA

Prima di parlare della vera Chiesa, sarà utile mostrare come la storia e la dottrina delle altre Chiese che si dicono cristiane, ma sono separate da Roma, non hanno origine da Cristo.
Infatti i loro fondatori sono dei semplici uomini, i quali, per la deviazione del loro intelletto e per la suggestione della loro passione hanno deformato la verità insegnata da Cristo.

CAPITOLO PRIMO
LE CHIESE SEPARATE

LE CHIESE ORTODOSSE GRECO - RUSSE

Cominciamo dall’esaminare la storia e le verità che credono questi nostri fratelli separati.
LA STORIA. L’origine storica delle Chiese Ortodosse Greco- Russe (La parola «Ortodosso» vorrebbe dire «della vera fede» e in senso esatto si trova con questo significato nel Canone della Messa. Naturalmente queste Chiese si sono autochiamate così, mentre dovrebbero dirsi: «eterodosse», cioè «di altra fede») risale al IX e al XI secolo e già questo ci dice il distacco da Gesù.
Nell’857 Ignazio, Patriarca di Costantinopoli, parte per l’esilio ed al suo posto viene eletto Fozio per ordine dell’Imperatore Michele. Fa la domanda a Roma per la sua approvazione al Papa Nicola I, ma questi non la concede. Da questa stessa domanda al Papa si vede come fino a quel momento anche la Chiesa di Costantinopoli è soggetta al Successore di Pietro.
Al diniego Pontificio Fozio si ribella, accusando i Papi di eresia avendo accettato nel Simb. Niceno-Costantinopolitano l’aggiunta della parola Filioque. (Lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio). Per una rivolta di palazzo succede a Michele l’Imperatore Basilio che richiama Ignazio alla sua sede. Alla morte di questi viene di nuovo eletto Fozio, che questa volta riceve l’approvazione del Papa Giovanni VIII. Nell’ultimo anno della sua vita Fozio viene di nuovo mandato in esilio ma senza essere stato deposto dalla sua sede da Roma.
L’azione di Fozio ha senz’altro preparato lo scisma; ma recenti studi (Cfr. C. BOYER: «Unus Pastor»; Unione Missionaria del Clero, Roma 1951) dimostrano che la sua influenza su questo fu minore di quanto prima si giudicava. Fu separato da Roma solo per quattro anni, dall’863 all’867. Poi si riconciliò e morì nella comunione con Roma nell’891 al tempo di Stefano V.
MICHELE CERULARIO invece, che salì alla Cattedra di Costantinopoli nel 1043, fu il vero autore dello scisma. Egli è un grande ambizioso e nel Papa vede semplicemente un avversario da eliminare. Non si sofferma sulla discussione della parola «Filioque» ma cerca pretesti per infiammare contro Roma gli animi degli Orientali. Accusa i Latini di avere abbandonate le Tradizioni apostoliche, di usare il pane azimo e le carni soffocate, di digiunare il sabato e di omettere l’Alleluia nella Quaresima. Come si vede tutte questioni disciplinari, che facilmente si sarebbero potute conciliare.
Ma la molla più potente in tutta questa lotta era la superbia di primeggiare, per il potere civile a quel tempo superiore a quello di Roma. Fino al IV secolo Bisanzio era stata sede di poca importanza, ma da quando Costantino, (di cui prese il nome) vi aveva portato la capitale dell’Impero Romano, aveva acquistato sempre più importanza e cercava di primeggiare sui Patriarchi di Antiochia e di Alessandria. Già nel Concilio di Costantinopoli era stato scritto: «il Vescovo di Costantinopoli deve avere la preminenza di onore, dopo il Vescovo di Roma, perché Costantinopoli è la Nuova Roma».
Di qui si era fatto sempre più strada il concetto che il primato di una Sede, fosse collegato alla sua importanza civile. Il Vescovo di Roma — secondo loro — era stato il più importante fino allora, perché Roma era la Capitale del mondo. Oggi che Costantinopoli era diventata più di Roma, il suo Vescovo non doveva dipendere da Roma, dimenticando che il Vescovo di Roma aveva un Primato di vera giurisdizione, non perché si trovava in una città importante, ma perché era il Successore di Pietro.
Michele Cerulario impose a tutti i Monaci latini a Costantinopoli e in Palestina di seguire il rito Greco. Questi si rifiutarono, ed egli li scomunica. Intervengono i Legati del Papa Leone IX, ma non avendo potuto concludere un accordo col Patriarca e coll’Imperatore, partono lasciando sull’altare di S. Sofia un decreto di deposizione e di scomunica contro il Cerulario (1054). Questi a sua volta, riuniti alcuni Vescovi orientali, osa lanciare la scomunica contro il Papa. Così lo Scisma è compiuto, e vani riescono i tentativi di conciliazione nel secondo Concilio di Lione (1224) e nel Concilio di Firenze (1439).
Sotto Costantinopoli erano la Russia (evangelizzata verso il 1000) che nel 1589 si costituì in Chiesa Nazionale, e tutte le terre dal Danubio all’Eufrate. Colla raggiunta indipendenza nazionale, le Chiese dei vari paesi, si costituirono «autocefale» cioè con capi propri. Così la Grecia nel 1850, la Serbia nel 1879, la Romania nel 188S. Dopo la prima guerra mondiale, proclamarono la loro autonomia la Bulgaria e l’Albania, come i Greci-Copti (cioè gli Egiziani), estesi fino all’Abissinia.
Ormai il titolo di Capo della Chiesa Ortodossa è rimasto per il Patriarca scismatico di Costantinopoli semplicemente onorifico e nella situazione attuale, pare che in realtà venga a esercitarlo quello di Mosca.

LA DOTTRINA. Le Chiese ortodosse riconoscono con la Chiesa Cattolica, che Gesù Cristo ha fondato una Chiesa visibile con determinati poteri e proprietà. Non ne riconoscono però il Capo visibile, il Papa, dicendo che è governata dal corpo dei Vescovi. Non riconoscono perciò l’infallibilità del Papa e dicono che il primato che gli era riconosciuto anche da loro prima dello scisma, era un primato di onore e non di giurisdizione.
Negano le note della Chiesa; ammettono come unico contrassegno: la conservazione della dottrina dei primi sette Concili, cioè di quelli celebrati prima della loro separazione.
I loro Vescovi e Sacerdoti, se pure illecitamente, di fronte alla Chiesa Cattolica, sono consacrati validamente (Cfr. C. ALGERMISSEN: La Chiesa e te Chiese, Morcelliana, Brescia 1942; M. JUGIE: Le Schisme Bisantin, Lethielleux, Paris 1943).
Lo Scisma di Oriente oltre al danno che recò alle anime dei Paesi dove si estese, impedì l’estensione della evangelizzazione ai popoli dell’Asia. I Greci, vicini ai popoli dell’Asia erano loro più affini e ne intuivano meglio la mentalità. Fino dai primordi della Chiesa questa opera missionaria aveva raggiunto la Persia ed aveva cominciato a penetrare nella Cina e nell’India. Il ramo della Chiesa staccato da Roma rimase sterile e gli Occidentali nella loro opera, colla diversa civiltà e mentalità più difficilmente sono potuti penetrare e solo oggi in Cina e in Giappone il Cristianesimo attraverso il lavoro del Clero indigeno va lentamente spogliandosi dell’aspetto di una importazione straniera.

LE CHIESE PROTESTANTI

Al distacco da Roma delle Chiese Orientali, successe quasi cinque secoli dopo, un altro distacco nel centro Europa. Qui la separazione avvenne coll’eresia e nacquero così le Chiese Protestanti.

STORIA E DOTTRINA.

I principali autori del Protestantesimo furono:

LUTERO,

CALVINO,

ENRICO VIII,

ELISABETTA 1° D’INGHILTERRA.

Diamo un breve accenno alla loro storia e dottrina.

1 - LUTERO. Nato a Eisleben, in Germania nel 1483, laureato nelle Arti e nel 1505 in Filosofia, studia poi Giurisprudenza. Il suo carattere melanconico lo porta ad una forte depressione religiosa. Un giorno un fulmine scoppia ai suoi piedi e atterrito fa voto di consacrarsi a Dio. Entra nell’Ordine Agostiniano a Erfùrt e nel 1507 con terrore, si lascia consacrare sacerdote. Qualche anno dopo, è nominato Professore di Sacra Scrittura. Il suo carattere e le sue tendenze lo portano a non apprezzare rettamente le opere buone. La sua superbia lo rende ribelle alla Chiesa, alla autorità stabilita da Dio. D’altra parte il rinascimento aveva preparato un ambiente adatto alla rivolta di Lutero. Con lo studio della antichità pagana, si era venuti anche allo studio della antichità Cristiana interpretando liberamente le origini.
Molti abusi nel Clero davano pretesto di una riforma. D’altra parte gli stessi cattolici invocano già la riunione di un Concilio, che tardava trent’anni a venire a Trento.
Lutero prende spunto dagli abusi e passa a combattere la dottrina delle indulgenze e della loro efficacia. È spinto a ciò anche per la superbia e per l’invidia perché Roma aveva incaricato per la predicazione delle Indulgenze invece che l’Agostiniano, il quale si reputava un’arca di scienza, il Domenicano Giovanni Tetzel.
Già nel 1517 Lutero pubblicava le 95 Tesi contrarie alle Indulgenze. Scomunicato nel 1520 rifiuta di ritrattarsi. Continua a scrivere contro i voti, la Messa, e il Papa. Dal 1522 al 1526 Lutero percorre tutta la Germania predicando la sua dottrina. La sua teologia l’attinse solo da alcuni passi della Bibbia, deformandoli nel loro significato, e interpretandoli secondo le sue impressioni personali, ossia attraverso le sue tendenze pessimistiche, fatalistiche, pseudomistiche e antipapali. Morì a Eisleben nel 1546.

LA DOTTRINA di Lutero la possiamo riassumere in tre dogmi:

I - Dogma intorno all’uomo. Lo considera totalmente corrotto per il peccato originale e quindi privo del libero arbitrio.

II - Dogma della salvezza. L’uomo viene giustificato mediante Cristo, colla sola Fede senza le opere buone e senza la efficacia dei Sacramenti, per cui non riceve la Grazia, ma viene solo come ricoperto dalla Giustificazione restando interiormente corrotto.

III - Dogma riguardo alla Chiesa. Nega l’autorità papale a favore della autorità esclusiva della S. Scrittura, interpretata individualmente sotto l’influsso diretto dello Spirito Santo.
Quindi niente Chiesa Visibile, ma solo coscienza individuale che interpreta la Bibbia. Niente Sacerdozio; ognuno è sacerdote per conto suo.
Lutero, spinto dalla necessità pratica, ammise poi la Chiesa visibile, ma con autorità puramente umana.

2 - CALVINO. Altro fondatore del Protestantesimo è Calvino, nato a Noyon nel 1509. A quattordici anni va a Parigi, dove studia filosofia e teologia; poi passa a Orleans per lo studio del diritto, qui incontra un Luterano Melchior Wolmar che lo orienta verso lo studio della Bibbia con spirito critico verso la Chiesa Cattolica. Verso il 1552 avviene la sua apostasia. Predica a Parigi, a Strasburgo, a Basilea, e più a lungo a Ginevra. Muore nel 1564.
Calvino nella dottrina segue quasi in tutto Lutero, salvo qualche piccola modificazione. Ammette Chiese Visibili, ma di origine umana. Fu indotto a questo vedendo la anarchia che regnava nei seguaci di Lutero.
Anche egli sostenne che la corruzione della natura umana è insanabile. Perciò tuttociò che da essa deriva è peccato, comprese le opere ritenute buone, come la preghiera e l’elemosina. La Grazia non entra nell’anima per guarirla: si limita semplicemente a frapporre fra Dio e noi i meriti di Gesù Cristo.
Insegna anche che la Giustificazione non si può perdere:
né le opere buone la producono, né i peccati la tolgono per cui si è predestinati o no. Inutile ogni nostra opera buona.
Calvino espone la sua dottrina in un libro dal titolo: «Istituzione della Religione Cristiana». In seguito i Calvinisti si sono suddivisi in
Riformati, Puritani e Presbiteriani.

3 - ENRICO VIII ED ELISABETTA I D’INGHILTERRA.
Enrico, che prima per la difesa della dottrina Cattolica, contro il Luteranesimo era stato chiamato: «Defensor Fidei», e cioè «Difensore della Fede», si staccò da Roma perché il Papa Clemente VII si era rifiutato di annullare il suo Matrimonio con Caterina di Aragona, come egli pretendeva. Nel 1534 Enrico fece sottoscrivere dall’assemblea del Clero e delle Università una formula che dichiarava che «il Vescovo di Roma non aveva maggiore autorità e giurisdizione di qualsiasi altro Vescovo straniero».
Purtroppo la maggioranza sottoscrisse e i Santi Tomaso Moro, Cancelliere e il Card. Fisher, pagarono col martirio il loro rifiuto.
Enrico si proclamò Capo della Chiesa Inglese e così lo Scisma fu completo. Si oppose però a coloro che collo scisma volevano aggiungere l’eresia luterana; egli voleva conservare l’antica Fede. L’eresia però penetrò sotto suo figlio Edoardo VI, che fece redigere una Confessione di fede in quarantadue articoli ispirati al calvinismo. Per non urtare il popolo che era ancora attaccato al Cattolicesimo, lasciò l’organizzazione nella forma cattolica, coi Vescovi e Parroci. Fu solo negato il Primato del Papa e la Chiesa fu sottoposta agli Arcivescovi di York e di Cantorbery, quest’ultimo col titolo di primate del regno.
Nel 1553 salì al trono Maria Tudor che ristabilì l’unione con Roma, ma solo per poco, perché nel 1558 sale al trono Elisabetta I (1558-1603) che riporta definitivamente lo scisma e l’eresia, questa volta con l’opposizione di tutti i Vescovi, eccetto uno. Allora essa stabilì nuovi Vescovi e la Gerarchia veniva perciò spezzata. Le ordinazioni anglicane, come dichiarò Leone XIII nella Enciclica Apostolicae curae (3 Settembre 1896) sono invalide per il vizio di forma e mancanza di intenzione di fare ciò che fa la Chiesa (Forse oggi alcuni Vescovi anglicani sono stati consacrati validamente, avendo ricevuto l’Ordinazione da altri Scismatici, i «Vecchi Cattolici» che si trovano in Germania e in Olanda).
Mentre gli Ortodossi hanno conservato la Gerarchia e perciò celebrano validamente la Messa e validamente amministrano i Sacramenti, compresa in alcuni casi la Confessione specialmente in punto di morte, per una tacita concessione della Chiesa Cattolica, per il bene delle anime appartenenti in buona fede a quella Chiesa, gli Anglicani non hanno questa validità.
Gli Anglicani in seguito si sono suddivisi in:

a) - Ritualisti, che ricostruendo la loro religione su quanto si faceva nella Chiesa nei primi secoli son giunti ad ammettere perfino gli stessi riti che ha la Chiesa Cattolica a cominciare dall’uso del latino. Ammettono tutti i dogmi eccetto l’infallibilità Pontificia, l’Immacolata Concezione, e l’Assunzione di Maria SS.

b) - Chiesa alta moderata che con formule imprecise accetta il simbolo apostolico e quello di Nicea.

c) - Chiesa bassa che esplica la sua attività specialmente nel campo pratico della diffusione della Bibbia e la Evangelizzazione degli infedeli.

d) - Chiesa larga, che in mille diverse forme accetta dubbi e negazioni sulle verità fondamentali del cristianesimo, fino a negare la divinità di Cristo.
L’Anglicanesimo ha dato origine specialmente in America a varie sètte evangeliche, quali i Congregazionalisti, Wesleiani, ecc.
Non ci fermiamo a parlare delle innumerevoli sètte in cui tutto il Protestantesimo si è frazionato fino ad oggi, dai seguaci di Zuinglio, ai Quacqueri, Mormoni, Metodisti, Pentecostali, ecc. (Per chi volesse fare uno studio approfondito sulle Sètte Protestanti, indi- chiamo, fra gli altri: ALGERMISSEN op. cit.; M. BENDISCIOLI Il Luteranesimo, Ed. Galileo, Milano 1948; P. CHIMINELLI: Il Calvinismo, ivi, 1948; G. GILL La Chiesa Anglicana, ivi, 1948; C. CRIVELLI I Protestanti in Italia, Isola de’ Liri 1936).

I Protestanti oggi

Diamo uno sguardo alla dottrina delle principali sètte protestanti di oggi.

1) - CONSERVATORI EPISC0PALIANI (Chiesa Alta, Episcopaliani di America e Luterani di Svezia). Riconoscono una Chiesa visibile, fondata da Cristo, governata da Vescovi, preti, diaconi, gerarchia di diritto divino. Ammettono la maggior parte dei dogmi, negando il primato del Papa.

2) - CONSERVATORI DEMOCRATICI (Luterani, Calvinisti, Anglicani, della Chiesa Bassa, Metodisti, Sètte Evangeliche). Dicono che la Chiesa di Cristo è invisibile. Per i Luterani essa è l’assemblea dei santi; per i Calvinisti l’assemblea dei predestinati.
In pratica, come dicemmo, ammettono una Chiesa visibile, istituita dagli uomini. Costituiscono così Chiese democratiche e nel protestantesimo vengono a portare un’altra grande divisione: essi appartengono alle Chiese a regime Congregazionalista, dove, cioè, l’autorità risiede nell’assemblea dei fedeli riuniti a differenza di quelle a carattere Episcopaliano (come quelle riportate prima) dove sono di guida i Vescovi e la Gerarchia, e Presbiteriano dove hanno l’autorità i ministri riuniti insieme. Simili Chiese non possono essere la regola della Fede. Per loro soltanto la Scrittura ispirata, interpretata dalla ragione individuale è regola della Fede. Cadono così nel libero esame.
I Luterani in teoria ripudiano questo principio: dicono che solo la Spirito Santo ha il diritto di interpretare la Bibbia, ma in pratica anche essi lo seguono.

3) - PROTESTANTI LIBERALI. Sono seguaci di Schleiermaker (+ 1834), Ritsht (+ 1889), Harnak (+ 1930) e di A. Sabatier (+ 1901). Essi respingono ogni elemento soprannaturale e ogni dogma rivelato, accettando solo l’autonomia della ragione. Per essi esser cristiani non consiste nell’accettare le verità rivelate, ma nel vivere i sentimenti del Cristo, nel rapporto di figliolanza verso Dio. Perciò per essi la Chiesa invisibile è costituita dagli amici di Dio, uniti tra loro dal comune sentimento della paternità divina.

4) - PROTESTANTI MODERNISTI. Hanno punti di contatto coi Prot. Liberali. Interpretano il Vangelo riducendolo alla speranza escatologica (cioè finale) dicendo che Gesù non fondava una nuova religione in un mondo destinato a crollare, ma semplicemente esortava alla penitenza in vista della catastrofe imminente della fine del mondo. Quindi la Chiesa di Gesù non poteva essere altro che la società di quelli che credevano all’imminente regno finale e definitivo di Dio nel Cielo e vi si preparavano colla penitenza e le virtù morali.

L’attuale divisione principale

Recentemente i Protestanti Liberal-modernisti hanno portato un nuovo frazionamento nelle varie Chiese. Anche da quelle episcopaliane si sono staccati dei rami, per seguire il razionalismo, negando, quindi, ogni rivelazione divina. E’ il ramo staccato che va seccando. Con questa divisione in America, ad esempio, le quasi trecento sètte Protestanti si sono raddoppiate. Perciò la più vasta classificazione per dare un denominatore comune ai Protestanti d’oggi, è la differenza fra PROTESTANTI FONDAMENTALISTI che credono ancora nella Scrittura come a parola rivelata da Dio, e PROTESTANTI MODERNISTI. Le varie Chiese, pur nelle infinite differenziazioni, si possono catalogare sotto questi due titoli.
E necessario tener presente questa differenza nella confutazione contro di loro per non portare argomenti, ormai non validi, perché questi ultimi non credono più né in Lutero, nè in Zuinglio, né negli altri corifei.

I Protestanti in Italia

IN ITALIA i Protestanti hanno questo numero:

a) - MODERNISTI
Valdesi (seguaci di Pietro Valdo (I Valdesi sono sorti nel sec. XII nelle valli Franco-Piemontesi. Sono per ciò anteriori al Luteranesimo ed hanno poi incluso nella loro dottrina teorie Calviniste); sorti in alcune valli Franco-Piemontesi) 19.700.
Metodisti: 3.500.

b) - FONDAMENTALISTI
Battisti (che rinnovano il Battesimo agli adulti), 25.000 (simpatizzanti col Comunismo); Pentecostali (detti anche Tremolanti perché nelle loro preghiere e canti collettivi concitati, arrivano a forme epilettiche pronunziando strani suoni in cui parlerebbe lo Spirito Santo, tali loro riunioni erano proibite dalla legge italiana per ragioni di sanità pubblica) 81.000 (anch’essi filocomunisti). Fratelli 1.500; Chiesa di Cristo 500; Esercito della Salvezza 500.

c) - EBREO-PROTESTANTI:
Avventisti 4.000 Testimoni di Jeohva, alcune migliaia.
Sono in discordia fra loro, ma tutti uniti nel combattere la Chiesa Cattolica.
Col nome di CHIESA EVANGELICA essi intendono qualsiasi delle sètte protestanti suddette.

Ansia di ritorno

Questa babelica confusione in cui si sono trovati e sgretolati coloro che vollero col Protestantesimo fidarsi della propria ragione, cacciando Dio, fa sentire a molti protestanti in buona fede l’ansia del ritorno.
Negli Stati Uniti d’America sono circa 300.000 fratelli separati che ogni anno tornano alla Chiesa Cattolica; circa 100.000 in Inghilterra. Anche in Germania è notevole il numero annuale delle conversioni.

Lo stesso pensiero di alcuni teologi protestanti, come Carlo Barth, nato a Basilea nel 1886, si distacca completamente dallo scetticismo liberale e dal razionalismo modernista. Egli insiste per un cristianesimo obiettivo e soprannaturale che si fondi sulla parola di Dio. Il suo pensiero ha avuto influsso in mezzo ai protestanti. Teologi luterani sono giunti ad ammettere che la Chiesa, come società gerarchica è stata voluta da Dio.
Il movimento calvinista Chiesa e Liturgia riconosce nella Chiesa il Corpo sociale istituito da Cristo e non sarebbe alieno dal riconoscere la infallibilità e la successione apostolica (Cfr. F. M. BRAUN: Nuovi aspetti del problema della Chiesa, Morcelliana, Brescia, 1944, e PAQUIER: La succesion Apostolique, nella Rivista Eglise et Liturgie N. 1,6 e 8).
Nell’agosto-settembre 1948 l’Assemblea Generale delle Chiese riunite ad Amsterdam dichiara che la Chiesa è dono di Dio, originata dall’opera redentrice di Gesù Cristo, continua nei secoli, grazie alla presenza ed alla potenza dello Spirito Santo. Vocazione della Chiesa è di glorificare Dio nella sua santità e annunciare il Vangelo; ed ha i Doni dello Spirito Santo per edificare il Corpo di Cristo. I fedeli appartengono al regno di Dio quaggiù, in attesa del ritorno finale di Gesù.
Tutti questi sintomi di avvicinamento ci fanno sperare che sempre più i fratelli separati ritornino alla casa del Padre, che li aspetta; come del resto ci mostrano le statistiche.

CAPITOLO SECONDO
LA CHIESA CATTOLICA

Dopo aver visto da chi e come sono nate le Chiese scismatiche e protestanti, vediamo la genuina origine della Chiesa Cattolica da Gesù. Lo dimostreremo in diverse proposizioni opposte alla dottrina dei vari fratelli separati, attingendo direttamente dal Vangelo e dalla storia della Chiesa nei primi tempi.

Chiesa e Regno nei Vangeli

Nei Vangeli troviamo usata da Gesù la parola Chiesa per due volte (Mt. 16,18; e 18,17), moltissime altre invece la parola Regno di Dio o Regno dei Cieli. Matteo, che nello scrivere il suo Vangelo ha di mira specialmente gli Ebrei preferisce la seconda espressione come più adatta per loro; gli altri Evangelisti, che si dirigono in particolare ai pagani, usano come più adatta la prima. In che senso Gesù intendeva queste parole lo vedremo nelle seguenti tesi.

TESI - Il Regno predicato da Gesù Cristo non solo è escatologico, cioè finale, e al di là della vita presente, ma è anche su questa terra fino alla fine del mondo, per continuare poi in Cielo.

La tesi è contro i Protestanti e i Modernisti.

PROVA: Su questa terra Gesù presenta il suo Regno come già inaugurato dalla predicazione del Vangelo. «Dal tempo di Giovanni Battista fino ad oggi il regno dei cieli si acquista con la forza e i violenti se ne impadroniscono» (Mt. 11,12). «Se... io scaccio i demoni in virtù dello Spirito di Dio è segno che il Regno di Dici è giunto a voi» (Mt. 12,28). (Cfr. pure Lc. 16,16; 17,20-21).
Dice che sarà dato ai Gentili: così nella parabola dei vignaioli (Mt. 21, 33 s.; Mc. 12, 1-12), e dei convitati (Lc. 14, 16 s.), quando si dice di affittare la vigna ad altri coloni e di chiamare altri convitati al posto di quelli che avevano rifiutato (il popolo Ebreo). Ne parla come un regno nel quale si trovano buoni e cattivi, come nella parabola della zizzania e del buon grano (Mt. 13, 37), e in quella della rete gettata in mare che raccoglie più sorta di pesci (Matteo, 13); ne annunzia le circostanze, le persecuzioni (Mt. 10; Mc. 13; Lc. 10). Quando i Farisei gli domandano quando verrà il regno di Dio, Gesù risponde: «Il regno di Dio è dentro di voi» (Lc. 17, 21).

C’É ALLA FINE DEL MONDO. Questo regno continuerà fino alla fine del mondo con la presenza di Gesù: «Ecco che io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt. 28, 20). Allora tornerà il Figlio dell’Uomo con grande potenza e maestà a giudicare i buoni e i cattivi.
I Modernisti pretesero di disconoscere questa verità dicendo che Gesù l’aveva annunziata come prossima, mentre poi non si sarebbe avverata. Dimenticano che quella profezia era stata annunziata insieme a quella della distruzione di Gerusalemme, dove, come già abbiamo esposto, le parole: «Non passerà questa generazione, finché tutte queste cose si siano avverate» (Mt. 24, 34), si riferivano alla catastrofe della città.

CONTINUERÀ NEL CIELO. Non solo Gesù parla del regno celeste per ogni anima che passa da questa all’altra vita, per cui promette copiosa ricompensa nel cielo (Mt. 16, 24; Mc. 8, 34; Lc. 9, 23), a chi avrà osservato sulla terra i suoi comandamenti, ma nell’ultimo giorno, mentre condannerà i cattivi, inviterà i buoni, i benedetti dal Padre, ad entrare nel possesso del Regno che fu loro preparato fino dal principio del mondo (Mt. 25, 34).

NELL’ANTICO TESTAMENTO già si parla di questo Regno che si inizia cogli Ebrei, in aspettativa del Cristo futuro, ma che sarà instaurato in pieno alla venuta del Messia, estendendosi anche agli altri popoli; durerà per tutti i tempi e non avrà mai fine (Dan. 7, 13; Is. 9, 6-7; Ger. 25-5).

I PRIMI CRISTIANI si riuniscono sotto l’autorità degli Apostoli, compiono i loro atti religiosi, formano le prime comunità cristiane. Basta leggere gli Atti degli Apostoli e le Lettere inviate da essi, specialmente da S. Paolo alle varie Comunità. Questi usa ben 65 volte la parola «Chiesa», ora col significato di «riunione» dei fedeli, ora di «comunità locale» (Chiesa di Efeso, di Corinto, ecc.), ora di “famiglia universale” dei cristiani.

NEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, scritti da Luca, discepolo di Paolo, si descrive la vita religiosa dei fedeli, dopo l’Ascensione di Gesù, dall’inizio ufficiale della Chiesa guidata da Pietro e dagli Apostoli coi tremila nuovi battezzati nel giorno di Pentecoste, cui poco dopo si aggiungono subito altri cinquemila.

La Chiesa regno visibile

TESI - La Chiesa di Gesù Cristo non è soltanto un regno interiore e invisibile, ma anche esterno e visibile.

La tesi è contro i Luterani e i Calvinisti che negano una Chiesa visibile; ed anche contro i Donatisti eretici del IV secolo, i quali dicevano che la vera Chiesa è composta soltanto da coloro che sono santi; contro i Valdesi (sec. XII) e i Fraticelli (Wicleff e Huss, sec. XIV, XV) precursori del Luteranesimo i quali dicevano che la Chiesa è formata dai soli predestinati. E pure contro i Modernisti Protestanti, di cui abbiamo parlato e i Modernisti in genere, i quali fanno consistere la Chiesa in una viva esperienza religiosa individuale, per i quali è necessaria anche la prima parte della tesi.

PROVA 1) - REGNO INTERIORE E INVISIBILE. Fino dalla predicazione del Battista il regno di Dio è presentato come una rinnovazione interiore dell’uomo colla penitenza (Mt. 3, 2; Lc. 3, 8) colla remissione dei peccati (Mt. 9, 1; Lc. 5, 17). Parlando a Nicodemo, Gesù spiega che per entrare nel regno di Dio bisogna rinascere nell’acqua e nello Spirito Santo (Gv. 3, 5). Contro lo spirito di esteriorità dei Farisei, i quali davano la prevalenza alle osservanze esterne, dice: «Se la vostra giustizia non sarà più abbondante di quella degli Scribi e dei Farisei non entrerete nel regno dei cieli» (Mt. 5, 20). Alla Samaritana, che gli chiede se Dio dovrà essere adorato al Tempio di Gerusalemme o sul Monte Gàrizin, nella sua regione, Gesù risponde: «Verrà il tempo, ed è ora, quando i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv. 4, 23).
Pure la predicazione delle virtù e delle beatitudini indica come i suoi seguaci hanno un legame interiore che non si ferma a una semplice esperienza religiosa individuale, ma richiede in tutti una osservanza che parta dal profondo dell’anima e della volontà.

2) - E’ ANCHE ESTERIORE E VISIBILE. Per Regno o Chiesa visibile intendiamo una società di cui l’intelligenza può conoscere l’esistenza mediante i sensi. Essa non resta nascosta internamente, ma si vede esteriormente.
La Chiesa di Cristo è visibile, in quanto che coi nostri sensi possiamo conoscerla come una società religiosa ben distinta dalle altre. Non è quindi soltanto l’assemblea dei predestinati, né quella dei giusti, né quella delle anime unite fra loro col senso della paternità divina, ma la società dei fedeli che guidati da Pietro e dagli Apostoli e dai loro successori professano la stessa fede, osservano gli stessi comandamenti, ricevono gli stessi sacramenti. Quindi sono visibili i membri che compongono la Chiesa e i vincoli che li uniscono.
Così Gesù volle la sua Chiesa.
Già i Profeti dell’Antico Testamento avevano annunziato il regno messianico come un regno interno e esterno, e gli Ebrei avevano tanto pensato questa esteriorità fino a intenderla erroneamente aspettando un predominio politico.
Nelle parabole Gesù lo raffigura alle pecorelle, al gregge, ai pesci raccolti nella rete, a una nave, alla vigna, al campo, alla casa da edificare, tutti esempi che richiamano il carattere esterno di questo regno.
Per i suoi seguaci non basterà che credano, ma che siano battezzati e saranno riconosciuti dall’esercizio della carità degli uni verso gli altri (Cfr. Gv. 13, 35).
Dovranno dare tesimonianza della fede fino a subire le più grandi persecuzioni e a dar la vita.
Tutte queste cose indicano chiaramente la visibilità della Chiesa.
A completare la dimostrazione c’è il fatto che Gesù istituisce la Chiesa con una Gerarchia, coi Sacramenti, col potere di giudicare come vedremo in altre tesi.

La Chiesa primitiva presenta queste caratteristiche volute dal Suo Divin Fondatore.
Quanto abbiamo detto nella tesi ci mostra le prime comunità cristiane ben visibili in una vita cristiana interiore e con osservanze esteriori. Essa è il Corpo Mistico di cui Cristo è il Capo e la vita soprannaturale passa in tutte le membra che si riconoscono nella unità della fede (Efes. 4,6) del Battesimo (1 Cor. 1, 12) dell’Altare e del Pane Eucaristico (I Cor. 10, 16). Negli Atti degli Apostoli troviamo che Pietro invita alla penitenza chiamando al Battesimo (2, 38) e poco dopo (6, 7) è detto che la famiglia dei fedeli cresceva sempre più, ed era «un cuor solo ed un’anima sola». (4, 34).

La Chiesa regno universale

TESI - La Chiesa di Gesti Cristo è un Regno universale per tutti i tempi e tutti i popoli, ciò che indica la parola: «Cattolica».

La Chiesa che Gesù ha fondato è necessaria perché gli uomoni possano conoscere la divina Rivelazione per raggiungere la loro felicità suprema. . logico dunque che Gesù la fondasse per tutti i tempi e per tutti i popoli.
Questa tesi è ancora contro i Modernisti (fra le proposizioni dei Modernisti condannate nel Decreto «Lamentabili» (8 luglio 1907) da Pio X, ci sono queste: «Fu alieno dalla mente di Cristo il costituire una Chiesa che durasse per la lunga serie dei secoli; anzi nella mente di Cristo c’era che il regno dei cieli doveva venire insieme alla fine del mondo» (prop. 52), «Cristo non insegnò un determinato corpo di dottrina applicabile a tutti i tempi e a tutti gli uomini, ma piuttosto diede inizio a un certo movimento religioso adattato o da adattarsi ai diversi tempi e luoghi» (prop. 59). «La dottrina cristiana nei suoi inizi fu giudaica, ma per diverse successioni diventò prima paolina, poi giovannea, e infine greca ed universale» (prop. 60), (D. B. 2053, 2059, 2060).) quando dicono che Cristo abbia predicato solo per preparare alla fine del mondo da Lui creduta imminente; contro Harnach il quale dice che Cristo non aveva la coscienza di fondare un regno universale.

PROVA. Gesù personalmente aveva ristretto il suo apostolato alle «pecorelle che erano perite della casa di Israele» (Mt. 15,24), ma nella sua predicazione aveva insegnato chiaramente che la sua dottrina e la sua salvezza era venuto a portarla a tutti gli uomini e in tutti i tempi.

NELLE PARABOLE del Regno di Dio non si ferma mai ad applicazioni nazionalistiche, che escludono gli altri; anzi nella parabola dei vignaioli commenta chiaramente: «Il regno di Dio sarà tolto a voi e verrà dato a un popolo che ne produca i frutti» (Mt. 21, 43) e in quella delle nozze regali (Mt. 22, 1 e s.; e Lc. 16, 16 e s.) a chi non accoglie l’invito (figura del popolo Ebreo), fa seguire la chiamata di altri.

IN FRASI PRECISE: «Questo Vangelo del Regno sarà predicato in tutto il mondo, in testimonianza a tutte le genti». (Mt. 24, 14). In questa frase si vede chiarissimamente come Gesù intendeva estendere il suo Regno universalmente a tutti i popoli, in tutti i tempi.
Al banchetto, nelle parole pronunziate in difesa della peccatrice pentita, annunzia che quanto essa ha fatto per Lui «sarà detto in tutto il mondo, dovunque sarà annunziato il Vangelo» (Mc. 14, 9).
In Matteo (8, 11) e Luca (13, 28) dice che molti verranno dall’oriente, dall’occidente, dall’aquilone e dall’austro e si assideranno nel Regno dei cieli con Abramo, Isacco e Giacobbe, mentre saranno scacciati nelle tenebre i figli del Regno.

NEL COMANDO AGLI APOSTOLI. Gesù ha così preciso il pensiero che la Chiesa deve estendersi a tutti i tempi e a tutti i popoli, che prima di salire al cielo, agli Apostoli dice: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra: andate dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre, del Figliolo e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare quanto io vi ho comandato. Ed ecco: io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt. 28, 18-20).
Come possono sognarsi gli Escatologisti ed i Modernisti che Gesù pensasse solo ad un Regno finale, o che non avesse affatto la coscienza di questa universalità di tempo e di persone? Paolo, Giovanni quando hanno parlato del Regno di Dio non hanno portato nessuna estensione nel Concetto della diffusione. Soltanto l’hanno attuata, come l’hanno attuata gli altri Apostoli, che hanno evangelizzato il mondo greco-romano.

La Chiesa di Gesù Cristo è una società gerarchica

GERARCHIA (dal greco ieròs sacro, arché = comando) significa potere che viene direttamente da Dio. Qualunque potere viene da Dio, ma l’investitura di tale autorità, a volte viene data dal popolo, come nella democrazia (demos popolo).
Abbiamo già veduto che i Protestanti-liberali, i Modernis ti e i Razionalisti negano questa Gerarchia della Chiesa. Contro di essi enunciamo la seguente:

TESI - «Gesù Cristo ha posto a capo dei suoi fedeli una gerarchia, cioè una autorità vivente, con la missione di custodire e di trasmettere la Sua Dottrina. Questa gerarchia sarà perpetua come la Chiesa».

Ce lo mostra il Vangelo e la pratica dei primi cristiani.

PROVA: I - Ce lo mostra il Vangelo.

A) - Già dal principio della sua vita pubblica Gesù sceglie dei discepoli, distinti dalla massa del popolo, ai quali fa conoscere più apertamente che alle turbe i misteri del Regno di Dio (Mt. 13, 11). Fra questi ne sceglie dodici, cui dà il nome di Apostoli (Lc. 6, 13). “per mandarli a predicare” ci dice S. Marco (3, 14). I Sinottici ci riportano con esattezza i loro nomi (Essi furono: Simone, da Gesù soprannominato Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tomaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Jscariote, il traditore), (Mt. 10, 2 s.; Mc. 3,16 s.; Lc. 6,13 e s.), Gesù ordina loro di lasciare tutto e seguirlo. Li tiene per tre anni circa, cioè tutto il tempo della sua vita pubblica al suo seguito, in modo che potessero ascoltare tutti gli insegnamenti e potessero essere testimoni della sua vita e dei prodigi che mostrano la sua Divinità. Ha di loro una cura tutta particolare; ad essi apre il suo Cuore svelando, come ad amici, i segreti più intimi. Preannunzia la sua Passione, la sua Morte, la RESURREZIONE. Dinanzi ad alcuni di loro si trasfigura: con loro celebra la Cena, istituendo l’Eucaristia, e dando loro il Sacerdozio: lo accompagnano nell’Orto di Getsemani durante la sua Orazione nell’agonia e sudore di Sangue: ad essi appare e con essi si trattiene dopo la RESURREZIONE.
Tutta questa cura e predilezione particolare ci dice la volontà di Gesù di dare loro una missione speciale.

B) - GESÙ PROMETTE AGLI APOSTOLI UN POTERE SPIRITUALE per governare i fedeli. In Matteo (18, 15 - 18) dopo aver spiegato il procedimento della correzione fraterna conclude: «Se non dà loro ascolto, dillo alla Chiesa».
Chi sia questa Chiesa con la sua autorità ci vien meglio spiegato dal versetto che segue: «In verità vi dico che tutto ciò che voi legherete sulla terra, sarà legato nel cielo, e tutto ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto nel cielo». Son dunque gli Apostoli coloro ai quali Gesù fa la promessa di poter sciogliere e legare.
Questa formula, che a noi si presenta oggi sotto forma di metafora, era ben comprensibile agli Apostoli, dalla teologia ebraica dove le parole legare e sciogliere avevano significato di
proibire e permettere.

C) - GESÙ DOPO LA SUA RESURREZIONE CONFERISCE AGLI APOSTOLI QUESTO POTERE.
Le parole di Gesù non si fermano soltanto ad una promessa, ma vengono attuate con un preciso comando che Egli fa loro dopo la sua RESURREZIONE. E qui torniamo ad un testo che abbiamo già portato: la dimostrazione della universalità della Chiesa: Dice Gesù: «A me fu dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figliolo e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt. 28, 16,20).
L’autenticità di questo testo è indiscutibile, essendo riportato in tutti i codici manoscritti. Da esso si vede che il potere che Gesù aveva, lo trasmette agli Apostoli, perché continuino la sua missione sulla terra. Con queste parole conferisce loro il potere di INSEGNARE: «Ammaestrate tutte le genti», e ancora nella orazione del Giovedì Santo prega: «Né prego soltanto per loro, ma anche per quelli che crederanno in Me, mediante la loro parola, affinché tutti siano una cosa sola» (Gv. 17,20- 21). Dove si vede l’autorità che lascia agli Apostoli nella parola. Conferisce pure il potere di SANTIFICARE: «Battezzandole». E Giovanni, per questo potere ci ricorda ancora un’altra parola di Gesù: «Ricevete lo Spirito Santo, a coloro a cui rimetterete i peccati, saranno rimessi, a coloro a cui li riterrete, saranno ritenuti» (20, 22-23).
GOVERNARE: Gli Apostoli saranno ancora i maestri e i pastori per la vita pratica dei fedeli nella osservanza della legge:
«Insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho comandato».

II - Questa Gerarchia sarai perpetua.

Se la Chiesa dovrà continuare fino alla fine dei secoli, come abbiamo dimostrato è logico che questa Gerarchia che la guida dovrà esserci sempre, altrimenti non ci sarebbe più la Chiesa come l’ha fondata Gesù.
Notate le parole che concludono l’espressione con cui Gesù ha conferito tutti i poteri alla Gerarchia: «Ecco che io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei secoli». Ci sarà sempre la Gerarchia, con l’assistenza continua di Gesù.
Perciò il comando di Gesù e le sue promesse si perpetuano fino alla fine del mondo. Gli Apostoli moriranno, ma la Gerarchia resta. Sono i loro Successori, cioè i Vescovi, coloro cui viene trasmessa la potestà apostolica e che costituiscono, perciò, in tutti i tempi, insieme col Papa, la Gerarchia della Chiesa.

III - Ce lo mostra la pratica dei primi Cristiani.

Le norme preciste date da Gesù agli Apostoli per io stabilimento della Sua Chiesa, noi le vediamo esattamente applicate dalle prime Comunità Cristiane. Anche questa è una solida conferma del modo in cui Gesù aveva fondato la sua Chiesa.
Questa esecuzione dei comando di Gesù noi la vediamo attuata:

A) - DAGLI APOSTOLI IN PALESTINA E FRA I GENTILI. In Palestina subito dai giorno della Pentecoste gli Apostoli cominciano ad esercitare il loro potere di predicare e battezzare (vedi Atti, 2, 3, 4, 5). I fedeli riconoscono questa Gerarchia e «perseverano nella dottrina degli Apostoli» (Ivi, 2, 42). Gli Apostoli ricevono e amministrano i beni donati dai fedeli (Ivi 4, 34), forti della Autorità divina resistono alle autorità giudaiche (4, 19; 5, 29), istituiscono i Diaconi (6, 1), vigilano come superiori sopra gli altri ministri del Vangelo (8, 14; 9, 26) impongono le mani per conferire lo Spirito Santo (8, 14, 17; 19, 6).

FRA I GENTILI - Non soio ogni Apostolo tiene la giurisdizione sulle Chiese da lui fondate, come S. Paolo a Corinto (1 Cor. 4, 14 - 21), ma anche collegialmente tutti insieme promulgano delle leggi, che debbono osservarsi ovunque. Così Paolo è condotto dallo Spirito Santo a Gerusalemme, per sottoporre il suo Vangelo alle «colonne», cioè agli altri Apostoli che colà risiedono (Gal 2,1 - 10). Questa riunione degli Apostoli, fu chiamata concilio di Gerusalemme. In esso fu stabilito quanto si doveva seguire dalla nuova Chiesa in confronto alle antiche leggi della Sinagoga, e cioè che i Gentili i quali venivano al Cristianesimo non erano obbligati a sottomettersi prima ai riti giudaici, quali la circoncisione ed altre osservanze. Gli Atti degli Apostoli (15, 23-29) fanno una solenne affermazione della autorità della Chiesa, poiché gli Apostoli insieme ai Presbiteri, nel prender le decisioni dicono: «E sembrato allo Spirito Santo e a noi, di non imporre altro che...» e qui davano la prescrizione degli obblighi dei Gentili che passavano al Cristianesimo.
Le lettere dei vari Apostoli, indicano il loro potere sulle diverse Chiese nel dare insegnamenti ed ordini, sia quando parlano in nome anche degli altri, per il potere di tutta la Gerarchia unita, come quando si dirigono in nome proprio alla Chiesa, che hanno fondato nelle varie località. Così Paolo ai Galati, ai Corinti, e ai Romani; così Pietro, quando imparte i suoi insegnamenti alle Chiese del Ponto, della Galazia, della Cappadocia e dell’Asia, fondate da Paolo; così Giacomo ai fedeli dispersi delle dodici tribù; così Giovanni alle sette Chiese dell’Apocalisse.

B) - DOPO GLI APOSTOLI. Abbiamo ricordato sopra per la elezione di Mattia i Vescovi (Episcopi - Ispettori) e i Presbiteri (gli anziani). Gli uni e gli altri sono ricordati anche in vari altri testi dove si dice che venivano posti dagli Apostoli a capo delle varie Chiese. Nel primo secolo non si faceva distinzione fra questi due nomi. Avevano lo stesso significato, come ci attesta S. Clemente Romano (Cor. 1,42; 44,54). Solo nel secondo secolo il termine Episcopo prendeva il significato odierno di Vescovo.
Gli Episcopi-Presbiteri, molto probabilmente, almeno nelle Chiese fondate da Paolo, erano semplici preti, perché mentre erano viventi gli Apostoli essi stessi tenevano l’alta direzione delle varie Chiese, che andavano spesso a visitare. Erano gli Apostoli che imponevano le mani per consacrare e tramandare la Gerarchia.
Prima di morire però, impongono le mani per consacrare non solo semplici sacerdoti, ma Vescovi, nel senso odierno della parola, e così continuare la Gerarchia voluta da Cristo.
Gli Apostoli avevano avuto personalmente, per la necessità della Chiesa nascente poteri straordinari (infallibilità personale, rivelazione immediata e giurisdizione universale) insieme a poteri ordinari (potere di insegnare e governare la Chiesa, di santificare e di ordinare, ossia di perpetuare la Gerarchia). I Vescovi continueranno con questi poteri ordinari soltanto. L’infallibilità personale resterà solo al Successore di Pietro, mentre essi (come vedremo) l’avranno solo riuniti tutti insieme col Capo. Così S. Paolo rivolgerà loro l’esortazione: «Badate a voi stessi e a tutto il gregge di cui lo Spirito Santo vi ha costituiti Vescovi per pascere la Chiesa di Dio» (Atti 28,28), e S. Pietro (I, 5,2) «Pascete il gregge di Dio che vi è affidato».
Fra i vari documenti in cui si trova che gli Apostoli prima di morire consacrarono i loro successori troviamo:

a) - LE LETTERE DI PAOLO A TIT0 E TIMOTEO. In esse appaiono come veri Vescovi destinati a sostituire l’Apostolo dopo la sua morte. Sono dotati di giurisdizione spirituale e del potere di perpetuare la Gerarchia. L’Apostolo insiste con loro perché conservino genuino il deposito della fede, lo difendano dagli eretici, organizzino il culto religioso, impongano le mani ai nuovi presbiteri-vescovi, si circondino di uomini sicuri e capaci di istruire gli altri nella fede.

b) - IL PAPA S. CLEMENTE ROMANO. Nella sua prima lettera ai Corinti, circa l’anno 96, egli dice: «Gli Apostoli furono mandati dal Signore a portare la buona novella, Gesù Cristo fu mandato da Dio, Cristo dunque viene da Dio e gli Apostoli da Cristo.., predicando per le campagne e città essi provano nello Spirito Santo le loro primizie e li COSTITUISCONO VESCOVI E DIACONI DEI FUTURI CREDENTI... gli Apostoli hanno saputo da Nostro Signore Gesù Cristo che sarebbero scoppiate contese per la dignità episcopale. Per questo motivo, prevedendo perfettamente l’avvenire, ESSI STABILIRONO I VESCOVI PREDETTI E POI FISSARONO LE NORME DI SUCCESSIONE, cosicché altre persone onorate ne raccogliessero il ministero» (1, 44).
In questa lettera vediamo con quale chiarezza è ben conosciuta la Gerarchia della Chiesa e la successione nei secoli.

c) - S. IGNAZIO DI ANTIOCHIA, successore immediato di S. Pietro in quella Cattedra nel 107, recandosi a Roma, dove subì il martirio, visitò le Chiese dell’Asia e scrisse a quelli di Efeso, Magnesia, Tralle, Filadelfia, Smirne, Antiochia. In queste lettere molti brani fanno vedere il suo pensiero riguardo alla successione apostolica dei Vescovi. Da queste si rileva che ogni Chiesa è retta da un solo Vescovo, coadiuvato dai presbiteri e diaconi. Egli è il rappresentante di Cristo e tutti dobbiamo obbedirgli. Senza i Vescovi non vi è la Chiesa.
Ma riferiamo alcuni passi: «NIENTE SENZA IL VESCOVO» (Trail. 1, 2, 2). «Tutti coloro che appartengono a Dio e a Gesù Cristo restano uniti al Vescovo» (Fild. 3). «Non fate nulla senza il Vescovo». «Questo è un ammaestramento dello Spirito Santo» (ivi, 6, 4). «Compite le vostre azioni in quello spirito di concordia che piace a Dio, sotto la guida del Vescovo che tiene il posto di Dio» (Magn. 6, 1). «Ascoltate il vostro Vescovo se volete essere ascoltati da Dio» (A. Policar. 6, 1). «Sono discepoli di Gesù Cristo coloro che stanno col Vescovo» (Ef. Magn. 3, Trali, 2, 6, 7). E infine questo brano che anche più evidentemente descrive la Gerarchia: «Tutti veneriamo i diaconi come Gesù Cristo, e anche il Vescovo perché è la figura del Padre e i presbiteri come il senato di Dio e il Collegio degli Apostoli, FUORI DI ESSI NON ESISTE LA CHIESA» (Trall. 3, 1).

d) - S. IRENEO, VESCOVO DI LIONE alla fine del II secolo ci dà una documentazione importante che esprime il pensiero della Chiesa primitiva sul nostro argomento.
S. Ireneo nel suo libro Adversus Haereses, scritto verso il 180 pone tutta la sua argomentazione contro gli eretici sulla autorità di ciò che i fedeli credono nelle Chiese riguardo ai loro Vescovi. Posta la base che la fede ci viene dagli Apostoli, che egli francamente chiama «fondamento dodecastilo» cioè fondamento delle dodici colonne, ci dice che essi fondarono Chiese nel mondo intero, lasciandoci poi i Vescovi come loro successori “quelli che dagli Apostoli sono stati istituiti Vescovi e loro successori fino a noi» (Ad Haer. 3, 3, 1). Sono
i Vescovi che trasmettono la verità, assistiti dallo Spirito Santo col carisma della infallibilità: “Coloro che sono presbiteri nella Chiesa debbono ascoltare coloro che hanno la successione dagli Apostoli.., i quali, colla successione nell’Episcopato ricevettero il carisma sicuro della verità” (ivi 4, 26, 2).
Perciò nel confutare l’eresia e trovare la genuina fede degli Apostoli, è necessario rivolgersi ai loro successori: i Vescovi, che costituiscono il Magistero vivente della Chiesa (ivi 3, 31).

e) - EGESIPPO PALESTINESE verso lo stesso periodo di tempo, tiene press’a poco il medesimo ragionamento. Anch’egli per accertarsi dell’autentico insegnamento cristiano, esamina che derivi dall’insegnamento Apostolico. Così, per questo motivo, giunto a Corinto ricostruisce tutta la successione dei Vescovi, rifacendosi da Primo, il Vescovo allora in Cattedra, fino a S. Paolo. Simile studio lo fa per la Chiesa di Roma, risalendo dal Papa Aniceto fino a S. Pietro. Ugualmente fa per la Chiesa di Gerusalemme. (Eusebio, Storia Eccl. 4, 22,2). In questo modo egli si accerta che l’insegnamento dato al suo tempo in quelle Chiese è il medesimo tramandato dagli Apostoli.

CONCLUDENDO. La parola di Gesù, l’attuazione degli Apostoli, la pratica della primitiva Chiesa cristiana, ci mostrano chiaramente che:
la vera Chiesa di Gesù Cristo è solamente quella fondata sugli Apostoli e guidata dai loro successori: i Vescovi.

Fino dal principio la Chiesa ha questa Gerarchia: i Vescovi che guidano, coadiuvati dai presbiteri e dai ministri inferiori, i diaconi.

La Chiesa società monarchica

Monarchia (dal greco monos uno, archè autorità, comando), significa comando di uno solo.
La Chiesa Cattolica oltre essere una società gerarchica come abbiamo dimostrato, è pure società monarchica, cioè con un Capo supremo da cui tutto dipende. Questo Capo supremo invisibilmente è Gesù Cristo stesso; Egli ha lasciato però un Capo visibile nella persona di Pietro e dei Suoi successori.
Abbiamo veduto che alcuni, come gli ortodossi greco-russi, non vogliono riconoscere questo Capo con vero potere di giurisdizione su tutta la Chiesa; tutt’al più gli riconoscono un primato di onore. Così gli Anglicani si sono sottratti dalla sua autorità. Altrettanto dicasi dei Protestanti che ammettono solo un Capo invisibile alla Chiesa.
Contro costoro è necessario dimostrare la seguente:

TESI - Gesù Cristo ha costituito Pietro fondamento e capo visibile della sua Chiesa, dandogli non sole un primato di onore, ma di vera giurisdizione, cioè il potere di insegnare, di reggere e di santificare la Chiesa (se alcuno avrà detto che il Beato Pietro Apostolo non è stato costituito da Cristo Signore Principe di tutti gli Apostoli e Capo Visibile di tutta la Chiesa militante; ovvero che il medesimo ha ricevuto soltanto un primato di onore e non un primato di vera e propria giurisdizione direttamente e immediatam ente dallo stesso Nostro Signore Gesù Cristo, sia scomunicato (Conc. Vaticano I, Sess. IV, Can. 1, D. B. 1823).

É CERTO STORICAMENTE
É DI FEDE TEOLOGICAMENTE

PROVA: I - Dal Vangelo.

In esso si vede chiaramente che Pietro è sempre considerato il primo fra gli Apostoli, Gesù gli promette il primato e dopo la sua RESURREZIONE, glielo conferisce.

A) - Pietro è sempre considerato come primo tra gli Apostoli.

DA PARTE DI GESÙ. In ogni occasione Gesù lo mette in evidenza e lo distingue dagli altri. Subito al primo incontro, gli cambia il nome: «Tu sarai chiamato Ce fa, che significa: Pietra» (Gv. 1, 42). Secondo l’uso biblico il cambiamento del nome significa qualche cosa di grandioso, relativo a importante missione. Per predicare alle turbe Gesù sale sulla barca di Pietro e poi gli dice: «Non temere, d’ora innanzi sarai pescatore di uomini» (Lc. 5,2 - 10). Solo Pietro è invitato da Gesù a camminare sulle acque (Mt. 14,27 - 30). La moneta trovata miracolosamente nel pesce, servirà per pagare il tributo di Gesù e di Pietro (Mt. 17,24 - 26). Quando Gesù si fa accompagnare da tre Apostoli, nella Trasfigurazione, nell’orazione nell’Orto, nella RESURREZIONE della figlia di Giairo, il primo è sempr e Pietro. A lui, per primo lava i piedi alla Cena (Gv. 13,6) a lui, risuscitato appare prima che agli altri Apostoli (Lc. 24, 35) a lui predice il martirio (Gv. 21, 18). Ma un passo del Vangelo che fa risaltare ancor più la figura di Pietro è nella predizione della sua caduta e conversione «Simone, Simone, ecco che Satana ha richiesto che gli siate dati per vagliarvi come grano. Ma io ho pregato PER TE, E TU quando sarai ravveduto, CONFERMA I TUOI FRATELLI» (Lc. 22,31 - 32).
Notate la differenza delle due frasi: gli siate dati... io ho pregato per te e tu... Prima parla di tutti gli Apostoli, poi la preghiera di Gesù si ferma al solo Pietro e lui dovrà confermare i fratelli. La preghiera di Gesù non può restare senza essere esaudita. All’avverarsi di questa, perciò, Pietro sarà posto sopra tutti i fratelli con un primato di vera e propria giurisdizione, per confermarli nella fede.

DA PARTE DEGLI APOSTOLI che già riconoscono la sua supremazia. Negli elenchi degli Apostoli nei Vangeli il primo è sempre Pietro. «Il primo era Simone, detto Pietro» scrive S. Matteo (10, 2). Sempre lo presentano come Capo e gli altri come gregari. «Simone e gli altri erano con Lui» (Mc. 1,36).
Eppure prima di lui era stato chiamato all’apostolato Andrea suo fratello, e contemporaneamente Giacomo e Giovanni.
Nei Vangeli e negli Atti, Pietro è ricordato 171 volte, mentre Giovanni, il discepolo prediletto solo 46 volte.

DA PARTE DI PIETRO STESSO. Di solito è lui che prende la parola. È lui che dice a Gesù: «Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito» (Mc. 10, 28). E lui che sulla nave, parla a quello che credevano un fantasma: «Signore, se sei tu, comanda che io venga a te sulle acque» (Mt. 14, 28); che chiede la spiegazione di una parabola (Mt. 15, 15); che domanda quante volte si deve perdonare (Mt. 18, 21); che domanda perché dice di star preparati (Lc. 12, 41).

B) - A Pietro promette il primato di giurisdizione.

A Cesarea di Filippo si svolge una conversazione intima fra Gesù e gli Apostoli. Gesù domanda che cosa dicono gli uomini chi Egli sia. Essi rispondono: «Alcuni dicono che tu sia Giovanni Battista redivivo, altri Elia o Geremia o qualcuno dei profeti». Ma voi, domandò loro, chi dite che io sia? - Gli rispose Simon Pietro: Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente. E Gesù a Lui: Beato sei Simone, figlio di Giona, ché né la carne né il sangue mi hanno rivelato a te, ma il Padre mio che è nei cieli.
E io dico a te che tu sei Pietro (Tu es Petrus: il testo greco dice esattamente «tu sei pietra») e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. E a te darò le chiavi del Regno dei cieli; tutto ciò che legherai sulla terra, sarà legato anche nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto anche nei cieli» (Mt. 16, 14-19).
Da questo testo appare evidente la promessa fatta a Pietro di un vero primato di giurisdizione in tutta la Chiesa e non soltanto di un primato di onore. Tutta la Chiesa sarà fondata su di lui: la pietra fondamentale. La potestà delle chiavi che simboleggiano ogni potere di aprire e di chiudere, di sciogliere e di legare, di permettere o di proibire è stata data a lui sopra tutti.
La promessa non potrà venir meno, essa è già la prima garanzia, che si avvererà quanto è stato detto.

C) - Il conferimento del primato.
Infatti, quanto Gesù ha promesso, lo eseguirà dopo la sua RESURREZIONE conferendo a Pietro il primato di giurisdizione su tutta la Chiesa. «Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». Ma quest’avveramento si riferisce solo a un lato del primato di giurisdizione: il primato per la custodia della fede. Gesù invece aveva ancora promesso un primato di piena autorità nel reggere e santfficare la Chiesa di Dio e questo adempie fedelmente.
Si trovano sulle rive del lago di Tiberiade dopo la RESURREZIONE. «Quando ebbero mangiato. Gesù chiede a Simon Pietro: Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro? Gli risponde: Sì, o Signore, tu sai che io ti amo. Gesù gli dice:
PASCI I MIEI AGNELLI. Gli chiede una seconda volta: Simone di Giovanni, mi ami tu? E Pietro a Lui: Sz, o Signore, tu sai che io ti amo. Gli dice: PASCI LE MIE PECORE. Per la terza volta gli domandò: Simone di Giovanni, mi ami tu? E Pietro si rattristò perché per la terza volta gli aveva domandato: Mi ami tu? E gli rispose: Signore, tu conosci tutto, tu sai che io ti amo. E Gesù gli soggiunse: PASCI LE MIE PECORELLE» (Gv. 21, 15-18).
Alla triplice negazione che Pietro aveva fatto nel tempo della Passione, risponde il triplice attestato di amore fatto con umiltà e fede. Gesù risponde affidando a Pietro non solo gli agnelli, ma anche le pecorelle, vale a dire tutto il gregge:
Vescovi e fedeli. Egli è il Pastore universale di tutta la Chiesa. Tutti quanti appartengono ad essa sono sotto la sua giurisdizione, egli deve pascere tutti quanti, come Gesù buon Pastore, per condurli alla vita eterna.
RIEPILOGANDO per ricordare: la prova della tesi dal Vangelo la troviamo specialmente in tre brani riportati uno per punto:

CONFERMA I TUOI FRATELLI - TU SEI PIETRO - PASCI LE MIE PECORELLE.

II - Dagli Atti e Lettere degli Apostoli.

A) - I primi quindici capitoli degli ATTI DEGLI APOSTOLI, si occupano quasi esclusivamente di Pietro e del suo apostolato. Per gli Apostoli è tanto chiaro il primato di giurisdizione che gli ha conferito Gesù, che fra loro, che pure durante la vita terrena di Gesù avevano discusso chi dovesse essere il primo, lo riconoscono senza nessun contrasto. E il contrasto avrebbe avuto un facile appiglio: loro avevano soltanto abbandonato Gesù, mentre Pietro lo aveva rinnegato tre volte. Quale pretesa avrebbe potuto avere di essere il capo, se Gesù stesso non lo avesse costituito tale?
Negli Atti dunque vediamo subito come egli esercita questa sua supremazia, col pieno riconoscimento degli altri: l’elezione di Mattia al posto di Giuda è promossa e presieduta da lui (1, 15-26); disceso lo Spirito Santo, è Pietro che fa il discorso agli Ebrei riuniti a Gerusalemme da ogni parte del mondo (2, 14 s.). È sempre nominato a parte: Pietro e gli altri Apostoli (5,29). È lui che prende la parola davanti al Sinedrio (4, 8); che condanna Anania e Saffira (5, 1-11); è lui che accoglie i primi gentili nella Chiesa (10,1). Nel Concilio di Gerusalemme è Pietro che propone la decisione definitiva che ai gentili convertiti non si deve imporre la circoncisione.

B) S. PAOLO nelle sue lettere accenna più volte al primato di Pietro. Nella lettera ai Galati (1,18 - 19) racconta che tre anni dopo la sua conversione andò a Gerusalemme col preciso intento di vedere Pietro: «Dopo tre anni salii a Gerusalemme per FAR LA CONOSCENZA DI PIETRO e stetti con lui quindici giorni. Degli altri Apostoli non vidi che Giacomo, fratello del Signore». In queste parole è chiaro che l’unico interesse di Paolo è quello di vedere Pietro e non gli altri Apostoli. È lui il capo.
Anche nella prima lettera ai Corinti, rimproverandoli per le divisioni, fa una gradazione cosciente nei nomi: «Sarebbe a dire che ciascuno di voi dice: io sono di Paolo, io sono di Apollo e io di CEFA, io invece di Cristo» (1, 13). È da notare che quando fu scritta la lettera, Pietro non era ancora stato a Corinto, eppure veniva considerato come autorità anche in quel luogo, perché appunto Capo di tutta la Chiesa. Nella stessa lettera Paolo difende il suo modo di agire, appellan dosi agli altri Apostoli, ma specialmente a Pietro «come gli altri Apostoli, come fratelli del Signore, come CEFA» (1, 18-19).
Il consenso della Chiesa nascente riguardo al primato di Pietro, non avrebbe potuto essere così unanime se gli Apostoli non avessero conosciuto esattamente che questo era stato stabilito da Gesù medesimo.

Il Vescovo di Roma successore di Pietro

I greco-scismatici e i protestanti negano che il Papa sia il Capo della Chiesa. Alcuni di essi oggi sono arrivati ad ammettere la tesi precedente sul primato di Pietro, ma non lo riconoscono nei suoi successori. Essi, con a capo Harnach, dicono che la Chiesa universale era costituita dall’unione dei Vescovi e la supremazia di Roma sarebbe venuta in seguito per la sua preminenza, come capitale dell’impero. Contro costoro dimostriamo la seguente:

TESI - Il potere supremo della Chiesa, dato da Gesù a Pietro passa nei suoi successori: i Romani Pontefici per diritto divino.

É CERTO STORICAMENTE
É DI FEDE TEOLOGICAMENTE

Da una definizione del C. Vaticano I (Sess. IV e. 2 D. B. 1825): «Se alcuno avrà detto che non per istituzione dello stesso Cristo, ossia per diritto divino, che il Beato Pietro nel primato su tutta la Chiesa abbia perpetui successori, o che il Romano Pontefice non è successore del Beato Pietro nello stesso primato, sia scomunicato).

PROVA: I - Dal Vangelo.
Dai testi del Vangelo portati antecedentemente, si vede come Pietro è stato costituito da Gesù Cristo, Capo della Chiesa «Tu sei Pietro; conferma i tuoi fratelli; pasci le mie pecorelle».
I dodici, con a capo Pietro devono continuare in terra l’opera di Gesù. Ma Gesù vuole che la sua Chiesa continui fino alla fine del mondo, come abbiamo dimostrato in altra tesi, e perciò la pietra fondamentale deve sostenerla sempre e i fedeli devono trovare le chiavi che aprono loro il cielo, cioè l’autorità di chi li guidi alla vita eterna, come rappresentante di Cristo. Dunque Gesù ha dato questo supremo potere non solo a Pietro, ma anche ai suoi successori fino alla fine del mondo. Perciò è per diritto divino ossia per la stessa istituzione, fatta da Gesù Cristo, che il successore di Pietro è il Capo della Chiesa.

II - Dalla storia della Chiesa primitiva.
Per esaminare questo fatto nella storia è necessario studiare due punti.
A) S. Pietro è venuto ed è morto Vescovo di Roma.
B)
Le Chiese primitive riconoscono che Pietro ha trasmesso in nome di Cristo il suo primato ai Vescovi di Roma.

A) - S. Pietro è venuto ed è morto Vescovo di Roma.
Tra i fatti più documentati nelle origini cristiane c’è senza dubbio quello della venuta di S. Pietro a Roma e della sua morte in quella città, dove aveva costituito la sua sede.

1) - Lo stesso Pietro intesta la sua lettera da Roma (5, 13):
«Vi saluta la Chiesa come voi eletta in Babilonia e anche Marco mio figlio». Secondo gli interpreti la parola Babilonia significa chiaramente Roma, che per i vizi viene raffigurata all’antica città. Così usavano chiamarla le prime comunità cristiane. Del resto Papia (Cfr. Eusebio, Storia Eccl. 2, 15) attesta che Marco scrisse il Vangelo riferendo la predicazione di Pietro che predicava in Roma.

2) - Tra i Padri Apostolici basti ricordare S. Ignazio di Antiochia che verso il 107 scrisse ai Romani: «Io non vi dò ordini come Pietro e Paolo». (Rom. 4, 3). La frase suppone che Pietro era stato in Roma e i fedeli di questa città seguivano i suoi ordini. S. Clemente, in una lettera ai Corinti verso il 96 (I, 5, 6) dopo aver elogiato l’eroismo degli Apostoli Pietro e Paolo scrive che essi: «restano tra noi come i più begli esempi». Clemente era romano e mandava la sua lettera come Vescovo di Roma.
Nel II sec. Ireneo scriveva: (Adv. Haer. 3, 1) «Matteo scrisse per gli Ebrei e nella loro lingua NEL TEMPO IN CUI PIETRO E PAOLO EVANGELIZZAVANO ROMA E VI FONDAVANO LA CHIESA».
Nel III sec. le testimonianze più importanti sono quelle del prete romano Caio, che scrive: (Eus. Storia Eccl. 2, 25)

«Io posso mostrarvi TROFEI DEGLI APOSTOLI (Pietro e Paolo); venite in Vaticano sulla via di Ostia e ivi troverete i LORO TROFEI FONDAMENTO DI QUESTA CHIESA». I trofei sono i corpi degli Apostoli nel luogo del loro martirio e della loro sepoltura.
E Tertulliano dopo aver chiamato Roma felice Chiesa ove gli Apostoli profusero la dottrina e il sangue, dice che: «Pietro vi subì un supplizio simile a quello del Signore». (De Praescriptione haereticorum c. 36), e Origene dice che vi fu crocifisso a capo all’ingiù. (Eus. St. Eccl. III, 1).
Inoltre di tutte le Chiese Orientali dei primi secoli nessuna si gloria di avere il sepolcro di Pietro, ma tutte celebrano nella loro liturgia la festa di Pietro Vescovo di Roma e il suo martirio in Roma.

3) - I Cataloghi dei Vescovi di Roma, riferiti da S. Ireneo, Eusebio, e S. Epifanio, tutti risalgono fino a Pietro.

4) - Infine i documenti archeologici attestano la presenza di Pietro in Roma. Fra i più importanti, si sono scoperti nel 1915 sotto la Basilica di S. Sebastiano sulla Via Appia nella sala chiamata Triclia numerosi graffiti scritti dai pellegrini invocanti i SS. Apostoli Pietro e Paolo. Vi è pure l’iscrizione del Papa Damaso (fine IV secolo) che dice che vi «dimorava prima». Ciò fa pensare alla traslazione dei resti di S. Pietro, che fu portato alle grotte Vaticane, dove Costantino aveva innalzato la Basilica intitolata al Principe degli Apostoli.
Gli scavi fatti per ordine di Pio XII sotto la Basilica di S. Pietro, hanno portato nuove conferme di questo (Cfr. A. FERRUA: La Storia del Sepolcro di S. Pietro, Civiltà Cattolica, Q. 2437, 1952, e P. SCHINDLER: Petrus, S. A. T., Nicenza 1951).
La venuta e la morte di S. Pietro a Roma è tanto documentata che ormai è ammessa anche da molti protestanti come lo Harnack il quale dice che «apparisce chiaro come la luce del giorno a ogni studioso» e il Lietzerman (il più illustre oggi fra gli storici protestanti di quelle origini cristiane) che dice che «ogni altra ipotesi... non si può convalidare con un solo documento».

B) - Le Chiese primitive riconoscono che S .Pietro ha trasmesso in nome di Cristo il suo primato ai Vescovi di Roma.

Se Pietro ha costituito Roma sua sede definititva e lì è rimasto fino alla morte, è logico che il successore di Pietro è il Vescovo di Roma. Ai suoi successori in nome e per ordine di Gesù Cristo stesso, egli ha trasmesso la sua autorità, il suo primato.
Le Chiese primitive hanno avuto di questo fatto una coscienza così chiara che i numerosi documenti ci attestano il loro riconoscimento ai Pontefici Romani, come detentori del primato della Chiesa di Cristo, non in quanto si trovano nella città dominatrice del mondo, ma in quanto erano i successori di Pietro cui Gesù aveva conferito la suprema potestà.

1) - Nel I sec. il Papa S. Clemente romano dà disposizioni alla Chiesa di Corinto dove erano sorte delle controversie. La lettera fra l’altro dice: «Se alcuni non obbediscono a ciò che Dio comanda PER MEZZO NOSTRO, sappiano costoro che si espongono a una colpa e a un pericolo gravissimo» (Clem. 1, 49).
Questa testimonianza è di un valore singolarissimo, in quanto avvenne mentre era ancora in vita l’Apostolo S. Giovanni e quantunque i mezzi di comunicazione di allora fossero assai disagevoli, la controversia non viene sottoposta a lui più vicino, ma al Successore di S. Pietro che dà disposizioni.

2) - Nel II sec. S. Ignazio di Antiochia chiama la Chiesa di Roma «la presidente della carità» cioè la Chiesa che presiede a tutta la Cristianità, unita nella carità di Cristo.
S. Policarpo, Vescovo di Smirne e discepolo di S. Giovanni, viene a Roma per consultare il Papa, così pure i futuri martiri di Lione vi mandarono Ireneo con una supplica al Papa Eleuterio perché dia un indirizzo alle Chiese dell’Asia sconvolte dall’eresia di Montano. Famosa è la iscrizione di Abercio Vescovo di Gerapoli in Frigia. Nel suo epitaffio si legge «Egli (Cristo) mi ha invitato a Roma a contemplare la sovrana maestà e a vedervi una regina dalle vesti e dai calzari d’oro». In questo egli raffigura la Chiesa regina di tutte le Chiese.

3) - Ma la più importante documentazione di questo secolo è quella di S. Ireneo. Egli dice: «Poiché sarebbe troppo lungo trascrivere qui le liste dei Vescovi che si succedettero in tutte le Chiese, esamineremo la più grande e la più antica, da tutti conosciuta, fondata e stabilita a Roma dai due gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo: dimostreremo che la tradizione che essa ha ricevuto dagli Apostoli e la fede che ha predicato agli uomini sono giunte fino a noi per successione dei Vescovi; confonderemo così tutti coloro che in qualsiasi modo, per compiacenza in se stessi, per vanagloria, per accecamento o per errore, raccolgono diversamente da come si dovrebbe. quindi con questa Chiesa, a causa appunto dell’alta sua preminenza che deve stare d’accordo ogni altra Chiesa, vale a dire tutti i fedeli di ogni paese, che hanno conservato la tradizione Apostolica» (Adv. Haer. 3, 3, 2). Il testo continua poi dicendo che «gli Apostoli la consegnarono a Lino perché la governasse nell’esercizio dell’Episcopato» e continua nell’elenco dei successori: Anacleto, Clemente, Evaristo, Alessandro, Sisto, Telesforo, Igino, Pio, Aniceto, Sotero, Eleuterio.
Il documento importantissimo sostiene perciò non solo la Apostolicità della Chiesa di Roma, ma la sua preminenza su tutte le Chiese e che essa è la regola della fede per tutte.

4) - In questo stesso secolo il Papa S. Vittore esercita la autorità con la condanna dei Montanisti e collo stabilire la data della celebrazione della Pasqua cui tutte le Chiese dovevano sottostare, prendendo le loro decisioni in concilii, che il Papa aveva loro ordinato. Ai fedeli di Efeso col Vescovo Policrale che resistettero, egli lanciò la scomunica, perché non si sottomisero per mezzo dei buoni uffici di S. Ireneo.
Un’altra prova del riconoscimento del primato di Roma, si ha nel ricorso fatto a quella Sede dagli eretici Marcione e dai Montanisti.

5) - Nel III secolo Tertulliano, prima di diventare Montanista afferma: «Osserviamo e consideriamo ciò che la Chiesa di Roma ha appreso e insegna ciò che attesta» (De praesc. Haer. 36). S. Cipriano Vescovo di Cartagine la dice «Cattedra di Pietro e Chiesa principale da cui è sgorgata l’unità del sacerdozio» (Eph. 55, 14).
Nello stesso secolo appellano a Roma Origene, per rendere conto della sua fede e Dionigi di Alessandria per difendersi dalle accuse di eresia.

6) - Nei secoli successivi il riconoscimento del primato si diffonde sempre più.
S. Ottato di Milevi scrivendo contro i Donatisti mostra che la vera Chiesa di Cristo deve avere quella unità che le proviene dalla Cattedra di Pietro in Roma; S. Ambrogio dice che la Chiesa romana è Capo di tutto l’orbe cattolico e segno della vera fede è essere in comunicazione colla Chiesa Romana; S. Agostino riconosce che si possa avere appello a Roma di fronte alle sue sentenzee; S. Girolamo scrive al Papa Damaso dicendo di stare unito alla Cattedra di Pietro perché la sa fondata in quella pietra di cui parla Gesù; S. Atanasio di Alessandria ricorre a Roma e riconosce al Papa il potere di giudicare gli altri Vescovi.

7) - Alla fine del III secolo Roma non è più la Sede abituale degli Imperatori e contrariamente a quanto pretendono coloro che ne deducono il primato dalla potenza terrena, fu proprio da allora che l’autorità del Vescovo di Roma si accentuò sempre di più su tutta la terra. Quanto più la Chiesa si dilatava tanto più i Romani Pontefici avevano occasione di esercitare la loro giurisdizione. Essi parlano, agiscono pienamente consapevoli del loro primato.
S. Silvestro presiede per mezzo dei Suoi Legati il Concilio di Nicea (325). Giulio I (337-352) agli Ariani Eusebiani che avevano deposto arbitrariamente S. Atanasio, scrive rivendicando che i Vescovi devono essere giudicati da Roma. «Quanto vi scrivo c’è stato trasmesso dal B. Apostolo Pietro». Liberio (352-356) rifiuta all’Imperatore Costanzo che glielo aveva chiesto di deporre lo stesso Atanasio, mentre per difenderlo a lui erano ricorsi molti Vescovi dell’Egitto. Damaso I (366- 384) depone i Vescovi Ariani e fa sottoscrivere ai Vescovi orientali una formula di fede, come condizione per essere ricevuti dalla Chiesa. S. Siriaco (384-399) afferma che, «è erede nell’ufficio al B. Pietro». Zosimo (417-418) in una lettera ai Vescovi d’Africa tratta lungamente l’argomento ricollegandosi alla promessa di Gesù a Pietro di cui tiene il posto e il potere. Leone Magno (440-462) espone lo stesso concetto e dice che la sua autorità vive ancora nella sua sede.

8) - Altra prova storica sono tutti i Concilii convocati in nome del Papa e presieduti dai suoi Legati. In alcuni di questi il primato viene riconosciuto non solo in via di fatto, ma espressamente. Così il Concilio Costantinopolitano I fu riconosciuto ecumenico solo dopo l’approvazione del Papa; in quello di Efeso (431) il Legato S. Cirillo asseriva, colla tacita approvazione di tutti i Vescovi il primato di Pietro e dei suoi successori nella Chiesa di Roma; nel Concilio di Calcedonza (451) letta la lettera di Leone contro gli errori di Eutiche,
i Padri all’unanimità esclamarono: «Pietro ha parlato per mezzo di Leone» e rispondendo al Papa fanno aperta professio ne di fede sul suo Primato; altrettanto fanno i Padri del Concilio Costantinopolitano III (680).
Infine i Concili di Lione II (1274) e di Firenze (1438-1443) definiscono il primato espressamente (Cfr. D. B. 149, 466, 694).
Da tutta questa esposizione si vede come universalmente e in ogni tempo nella Chiesa è stato riconosciuto il primato di Pietro e dei suoi successori, i Romani Pontefici (Per una più vasta documentazione del riconoscimento del primato di giurisdizione del Sommo Pontefice, nei primi secoli, sia in Oriente che in Occidente cfr. P. BATTIFOL: Le siege apostolique, Parigi 1924 e Le Catholicisme de S. Agustin, Parigi 1920. Cfr. pure l’Enc. «Lux veritatis» di Pio XI 25 dicembre 1931 e «Sempiternus Rex» di Pio XII, 8 dicembre 1951).
Si potrebbe obiettare che alcuni Papi sono stati fuori di Roma come per es. nel periodo di Avignone. Si risponde che il Papa anche in questa città, come se andasse in qualunque altra città, è Papa, in quanto che anche dimorando fuori, è sempre il Vescovo di Roma, successore di Pietro.

QUI TERMINA L’APOLOGETICA

LA CHIESA
PARTE DOGMATICA

Dopo aver mostrato nell’apologetica che la divina Rivelazione si ha solo nella Religione Cristiana, rivelata da Cristo, Legato Divino, il quale ha fondato la sua Chiesa, abbiamo veduto che gli elementi che la costituiscono secondo il suo Divin Fondatore, si riscontrano solo nella Chiesa Cattolica Romana.
Lo abbiamo provato con la storia.
Dimostrato questo è logica conseguenza che quanto ci insegna la Chiesa Cattolica è stato rivelato da Cristo. In questa seconda parte, perciò entrerà accanto alla ragione, l’elemento dogmatico, vale a dire possiamo ascoltare quello che ci dice la Chiesa come una cosa certa, che è stata rivelata da Dio.

Vedremo perciò in due sezioni:

I) - LE NOTE DELLA CHIESA cioè quei CONTRASSEGNI che le ha dato il Divin Redentore per poterla distinguere dalle altre Chiese, che non sono la sua vera Chiesa.

II) - La COSTITUZIONE DELLA CHIESA e cioè il potere che essa ha; le sue relazioni con la società civile e le relazioni fra Cristo e la Chiesa.

La prima sezione sarà divisa in due capitoli:

1) - LE NOTE DELLA CHIESA

2) - LE PROPRIETA’.

SEZIONE PRIMA
CONTRASSEGNI DELLA CHIESA 

CAPITOLO PRIMO
LE NOTE DELLA CHIESA
 

I Protestanti hanno preteso che le note che distinguono la vera Chiesa siano soltanto la predicazione della genuina parola di Dio e la retta amministrazione dei Sacramenti.
La Chiesa Cattolica, invece, ci presenta quattro note tradizionali che, storicamente abbiamo esaminate, ma che qui prendiamo come miracoli morali che ci confermano quanto abbiamo dimostrato e ci fanno vedere la trascendenza della Chiesa Romano-Cattolica.
Già il Concilio Vaticano I insegna che la Chiesa Cattolica- Romana stessa è motivo di credibilità per le note esterne del divino intervento, che in sé stessa porta, e ci indica quali sono queste note. Esso dice (Sess. III, cap. 3, D.B. 1794).

La Chiesa per sé stessa, ossia per la sua meravigliosa propagazione, per la sua esimia santità e per la inesausta fecondità in tutti i buoni, per l’unità cattolica e l’invitta stabilità è un grande e perpetuo motivo di credibilità e una testimonianza irrefutabile della sua divina legazione.

In queste parole sono comprese le quattro note tradizionali che troviamo elencate nel simbolo Niceno-Costantinopolitano, e riportate nel Concilio e nel Catechismo di Trento e cioè:
«UNA, SANTA, CATTOLICA E APOSTOLICA CHIESA».
Infatti si parla di:

I UNITÀ,

II CATTOLICITÀ, (e la stessa propagazione ci dice la stessa cosa),

III SANTITÀ: Fecondità in tutti i buoni,

IV APOSTOLICITÀ: Stabilità sulla pietra fondamentale, Pietro, e le colonne, gli Apostoli.

Che la Chiesa sia: Una, Santa, Cattolica ed Apostolica è di Fede. Che le note siano esattamente quattro e che costituiscono un mezzo efficace per discernere la vera Chiesa è sentenza più comune fra i Teologi.

La Chiesa è una

Così l’ha voluta e istituita Gesù Cristo, e in una unità stretta e saldissima, per cui si parla di un solo ovile e un solo pastore (Gv. 10, 16) e nella orazione della Cena Gesù prega il Divin Padre per gli Apostoli e per tutti quelli che avrebbero creduto in Lui per mezzo di loro: «Che siano una cosa sola come noi» (Gv. 17, 11).

È UNA per il CAPO invisibile Gesù Cristo, visibile il Papa.

È UNA per la FEDE E DOTTRINA. Ogni cattolico crede le identiche verità dell’altro, pena il mettersi fuori della Chiesa, anche se ne negasse un sola. La differenza consiste solo nel credere esplicitamente conoscendo una determinata verità oppure implicitamente non conoscendola. Così quello che credevano i primi cristiani è quello che crediamo oggi anche se alcune verità oggi ci vengono presentate in un modo più chiaro (Cfr. nel Trattato «La fede»).

È UNA per il GOVERNO che è monarchico e col cui Capo è collegata tutta la Gerarchia. I Vescovi, se non fossero più uniti col Papa, sarebbero staccati dalla Chiesa e così i fedeli coi Vescovi e col Papa cui debbono ubbidire.

È UNA per la LEGGE che tutti debbono osservare. Se uno la trasgredisce in modo grave, pur restando sempre legato alla Chiesa, diventa un ramo secco che se non riceverà di nuovo la vita, sarà staccato per tutta l’eternità.

È UNA per il VINCOLO DEI SACRAMENTI, specialmente del Battesimo e dell’Eucaristia. Il Battesimo dà l’ingresso alla Chiesa e il carattere di Cristiano rendendo membra vive del Cristo. L’Eucaristia nutre questa vita divina in una unione ancor più intima col Cristo e nella carità di tutti i fratelli.

Gli Apostoli hanno ben compreso questa unità di vita divina e tra essi Paolo ci descrive la Chiesa Corpo Mistico, nella unità di tutte le membra al Capo divino: nella vita divina che

dal Capo passa in tutte le membra e nel reciproco aiuto vitale che passa in tutte le membra fra loro (Ai nostri tempi questo concetto è stato illustrato specialmente da LEONE XIII nella Encicl. «Satis cognitum», e da Pio XI nella Encicl. «Mortalium animos» che insistono di più sul concetto giuridico - gerarchico. Pio XII nella Enc. «Mystici Corporis» tratta il concetto della Chiesa, organismo mistico).

Il Concilio Vaticano I parla di INVITTA STABILITA. Attraverso l'unità vediamo come resta ferma sull'unica roccia attraverso i secoli, mentre le altre religioni e le sètte vanno cambiando e sgretolandosi, in una miriade di dottrine, che ciascuno interpreta a modo suo, sia nella fede come negli obblighi della legge e nella varietà dei Sacramenti. Le stesse Chiese scismatiche

vanno dividendosi nei loro capi colla proclamazione di varie Chiese autocefale.

La sola Chiesa Cattolica Romana ha potuto conservare, attraverso tanti secoli, questa salda unità e stabilità nonostante sia sparsa in tutto il mondo, coi caratteri e mentalità di popoli tanto diversi, colla oscurità dei suoi dogmi pieni di misteri, colle difficoltà di una legge morale in contrasto colle passioni umane. Questo fatto è perciò un motivo di credibilità grande e perpetuo e un testimonio irrefragabile della divina legazione che ha la Chiesa Cattolica.

Soltanto l'assistenza di Dio ha potuto conservare per tanti secoli questa unità e stabilità.

La Chiesa è Santa

Altro segno visibile dell'assistenza manifesta di Dio alla sua Chiesa è la nota della Santità.

La Chiesa Romana-Cattolica:

è SANTA perchè santo è il suo CAPO Gesù Cristo, Figlio di Dio che l'ha fondata e trasmette in essa la sua santità. Ci dice S. Paolo (Ef. 5,25) che Gesù «amò la Chiesa dando se stesso per lei, per santificarla, purificandola col lavacro di acqua mediante la parola di vita, affinchè la Chiesa gli potesse comparire dinanzi gloriosa, senza macchia, senza rughe, senz' altre cose del genere, ma santa ed immacolata».

È SANTA per il BATTESIMO «lavacro di acqua» e i sacramenti. Per il Battesimo l'uomo viene purificato dalla colpa e colla Penitenza vengono rimessi i peccati dopo il Battesimo.

Così pure tutti gli altri Sacramenti aumentano nell'anima la santità.

È SANTA per la DOTTRINA «mediante la parola di vita» che insegna i misteri più sublimi e rivolge ad essi la nostra intelligenza fino alla verità centrale: Dio, che è la Santità per essenza.

È SANTA per la sua LEGGE che comanda cose sublimi, le quali indirizzano verso il fine ultimo dell'uomo. Completa questa elevazione dell'uomo fino ai gradi più alti per mezzo dei consigli evangelici.

È SANTA per i suoi MEMBRI perchè coloro che appartengono ad essa e la seguono con una fede viva e colla osservanza di quanto comanda, hanno almeno il minimo grado della santità, cioè non sono in peccato e posseggono, colla grazia, la vita divina. Molti altri membri hanno la santità in modo eminente, fino all'eroismo delle virtù. È vero che non tutti i membri sono sempre in modo assoluto e permanente nella santità attraverso la grazia: ce ne sono di quelli in peccato. Sono rami secchi che restano ancora uniti alla Chiesa, ma sono senza vita. Però sono così, soltanto perchè non seguono gli insegnamenti e i comandi della Chiesa.. Finche sono in vita, anch'essi possono e sono chiamati a riacquistare la santità. Se muoiono in questo stato, saranno per sempre distaccati dalla Chiesa.

Perciò la Chiesa presa complessivamente possiede una esimia santità e una inesausta fecondità in tutti i buoni. Questa fecondità la vediamo attuata sia nei singoli, che spesso giungono al più grande eroismo anche fino al martirio, sia nelle Istituzioni, come nel Sacerdozio Cattolico e negli Ordini religiosi tanto attivi che contemplativi, dove colla pratica dei consigli evangelici si sale verso la perfezione, sia nella società dove la Chiesa diffonde la sua carità specialmente verso i poveri, gli umili, i fanciulli, i malati, i vecchi, i lavoratori e verso ogni genere di miseria.

La Santità della Chiesa viene confermata ancora dai miracoli che riempiono tutta la storia.

E NELLE ALTRE CHIESE? - Non neghiamo casi particolari di Scismatici o Protestanti in buona fede, ornati di virtù particolari: ma la santità non è così comune come nella Chiesa Cattolica.
Non sono Santi i loro fondatori. Vediamo un Lutero apostata, un Enrico VIII sposo infedele, un Michele Cenilario ribelle, il Patriarca di Mosca, che fa il servo ai Comunisti.
Non sono santi i loro membri. Quando si pensa per esempio, che nelle Chiese Protestanti s’incontrano giovani, ferventi praticanti del Protestantesimo, che non hanno mai sentito parlare di purezza, per fermarci ad una virtù sola! Fra loro è inaridito il fonte della verità e della liturgia sacramentale. Il principio stesso di Lutero che l’uomo può salvarsi senza compiere opere buone, esclude la pratica del bene. Perciò non è santa la loro Dottrina. Così giungono alla contraddizione di voler sciogliere sulla terra col divorzio quello che Dio ha congiunto, dissacrando la santità della famiglia.
Dobbiamo concluderne, che la vera Chiesa che porta i frutti di santità coi quali si manifesta l’opera dello Spirito Santo nelle anime, è soltanto la Chiesa Cattolica-Romana.

La Chiesa è Cattolica

Abbiamo già dimostrato storicamente che la Chiesa fondata da Gesù Cristo è Cattolica, cioè universale, vale a dire per tutti gli uomini e in tutti i tempi. Non ci dilungheremo su questa nota perché oltre a questo, abbiamo già esaminato il miracolo della sua «MERAVIGLIOSA PROPAGAZIONE» in tutto il mondo.
Solo notiamo che di diritto essa è fondata per tutti gli uomini, e in tutti i tempi e luoghi, secondo il comando del suo Divin Fondatore: «Andate, ammaestrate tutte le genti» perché tutti gli uomini hanno bisogno di lei per giungere alla salvezza.
Questa espansione va attuandosi progressivamente in una crescita vitale, che non va a sbalzi, ma gradatamente. Questo è il modo ordinario che Dio ha stabilito, volendosi servire dell’opera degli uomini nella dilatazione del suo Regno.
La Chiesa Cattolica non guarda a divisioni di paesi, popoli, classi o razze. Essa è per tutti gli uomini, tutti chiamati ad essere figli di Dio.
Nelle ALTRE CHIESE invece vediamo che si restringono ai limiti di una nazione, fino ad avere come capo un Re, come in Inghilterra; vediamo, che si disgregano in tante piccole sètte. La Chiesa Cattolica è invece per tutti gli uomini e per essere diffusa in tutto il mondo (Cfr. ADRIANO BOUFFARD: La Chiesa nel Mondo, Riv. «Clero e Missioni» Roma dic. 1953).

La Chiesa è Apostolica

Questa nota ci dice che la sua vera Chiesa, Gesù Cristo l’ha fondata su Pietro e sugli Apostoli ed è guidata e governata dai loro successori.
Anche qui non ci dilunghiamo a ripetere quanto già detto nella parte storica. Diciamo che solo nella Chiesa Cattolica troviamo questa legittima successione.
Questa non si trova nelle Chiese Scismatiche che si sono distaccate dalla «Pietra» su cui Gesù ha edificato la sua Chiesa; molto meno in quelle Protestanti, che come abbiamo visto non ammettono alcuna Gerarchia.
La discendenza genuina dagli Apostoli s’incontra solo nella Chiesa Cattolica-Romana.

CAPITOLO SECONDO
PROPRIETÀ DELLA CHIESA

Oltre le note distintive della Chiesa, che abbiamo studiato, essa ha altre caratteristiche di prerogative, doni e proprietà, che Cristo le ha dato. Di alcune di esse abbiamo già parlato quando abbiamo detto della sua visibilità e perennità, o indefettibilità che cioè non può venire mai meno. Così pure dei suoi carismi, dei quali parleremo di nuovo quando trateremo della Chiesa Corpo Mistico del Cristo. Della Sua infallibilità tratteremo nello studio della costituzione giuridica della Chiesa. Altrettanto diciamo della Chiesa come Società Perfetta.

Qui però dobbiamo, fra le varie prerogative, esaminare meglio la sua INDEFETTIBILITÀ e la sua NECESSITÀ.

lndefettibilità della Chiesa

Ne abbiamo già parlato, dimostrando che Gesù ha fondato la sua Chiesa per la salvezza di tutti gli uomini e quindi per tutti i luoghi e tutti i tempi. Qui però dobbiamo ritornare sull’argomento per completano sotto altri aspetti.
Enunziamo perciò la seguente:

TESI - La Chiesa Cattolica Romana è indefettibile cioè perenne e sostanzialmente immutabile.

É DI FEDE TEOLOGICAMENTE

Il Concilio Laterano IV ha condannato come erronea la teoria dell’Abate Gioacchino De’ Flora (sec. XIII) che diceva che il regno di Gesù Cristo sarebbe finito per dar luogo al regno dello Spirito Santo. Così pure, fra i Protestanti, gli Avventisti aspettano la venuta di un nuovo regno di Dio.
I Modernisti dicono che la costituzione organica della Chiesa non è immutabile, ma la società Cristiana è soggetta a una continua evoluzione come qualsiasi altra società umana.
Contro costoro dovremo invece dimostrare che la
Chiesa durerà quanto l’umanità senza mutamenti sostanziali nella sua dottrina, nel suo culto e nella sua costituzione.

PROVA: A) DALLE PROMESSE DI CRISTO: «Io sono con voi fino alla fine dei secoli» (Mt. 28, 20) «Io pregherò il Padre e vi manderà un altro Consolatore che resti con voi per sempre» (Gv. 14, 16). Con queste parole Gesù non solo fa vedere che la sua Chiesa resterà fino alla fine del mondo, ma avrà l’assistenza dello Spirito Santo per conservare intatta la sua dottrina. Egli promette ancora che sarà fondata sulla pietra incrollabile e «le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa».
Venti secoli stanno a provare l’esatto adempimento di questa promessa. Non le persecuzioni romane soffocarono la Chiesa nel suo nascere, non i tiranni di qualsiasi tempo che avevano preconizzato la fine della Chiesa. Essi, coi loro eserciti e il loro immenso potere terreno, scomparvero e la Chiesa, inerme, propagata da poveri pescatori continua il suo trionfo nei secoli.

B) DALLA TRADIZIONE. S. Agostino (Serm. 1 c. 6) dice che la «Vera Chiesa, la Chiesa Cattolica, pugna contro tutte le eresie, può pugnare ma non può essere espugnata. Tutte le eresie si staccano da lei come tralci inutili tagliati dalla vite, ed essa rimane nella radice, nella sua vita, nella sua carità».

C) LA RAGIONE lo conferma. Gesù ha fondato la sua Chiesa per portare la salvezza a tutti gli uomini. Ma hanno necessità di questa salvezza tutti gli uomini in tutti i tempi fino alla fine del mondo.

LA CHIESA RESTERÀ SOSTANZIALMENTE IMMUTABILE, poiché essa continuerà ad esistere nel modo in cui l’ha concepita Cristo. Essa come meglio vedremo, è un organismo vivente. Ogni progresso e accrescimento di un organismo vivente lascia l’organismo sempre lo stesso. Così la Chiesa nei suoi sviluppi storici resta sempre la stessa sostanzialmente, cogli stessi dogmi, la stessa morale, lo stesso culto, come stanno a dimostrarlo venti secoli di storia.

PER I DOGMI: Ciò che crediamo oggi è ciò che credevano i primi cristiani, anche se alcune verità sono state più chiaramente presentate sono sempre le stesse.

LA LEGGE è la medesima anche se, secondo le necessità dei tempi, possono esserci differenti norme disciplinari per venire incontro alle diverse necessità dei fedeli. Così ad esempio, in tempi in cui la costituzione fisica degli uomini era robusta ed il logorio della vita meno lacerante, si avevano norme disciplinari per la astinenza e per il digiuno più rigorose. Oggi colle mutate condizioni si sono mitigate, ma la legge della penitenza resta sempre la medesima; e come della penitenza, possiamo dire di tutti i comandamenti che pure si vanno applicando alle varie circostanze. Una volta fra i pericoli di peccare contro il sesto ed il nono comandamento non c’erano certi spettacoli cinematografici o televisivi, ma il dire oggi che la Chiesa li proibisce, non vuoi dire che cambia la sua legge, ma anzi che la applica ai problemi attuali.
Anche il CULTO rimane identico: lo stesso Sacrificio, gli stessi Sacramenti, anche se, per venire incontro alle necessità dei fedeli, permette in alcuni casi, la celebrazione della S. Messa nel pomeriggio, come, del resto, si usava in principio e poi si cambiò per degli abusi; o se, per una maggiore comprensione permette che alcune parti della liturgia sacramentale siano lette nella lingua del luogo invece che in latino.
La COSTITUZIONE della Chiesa col suo Capo visibile e la sua Gerarchia, rimane identica nei secoli.

Necessità di appartenere alla Chiesa
Fuori della Chiesa non vi è salvezza

Questa frase che ripete un antico detto: «Extra Ecclesiam, nulla salus» è la espressione di un’altra prerogativa: la NECESSITÀ di appartenere alla vera Chiesa.
Diciamo subito che il significato di questa proposizione non esclude la salvezza di coloro che senza propria colpa non conoscono la vera Chiesa cui appartengono almeno in modo imperfetto, come spiegheremo in altra parte (p. 186). Lo ha dichiarato esplicitamente Pio IX nell’Allocuzione: «Singulari quadam» del 1854: «Si deve tener per fede che nessuno può salvarsi fuori della Chiesa Apostolica Romana che questa è l’unica arca di salvezza e chi non sarà entrato in essa perirà nel diluvio; ma tuttavia si deve parimenti tener per certo che coloro che si trovano nella ignoranza della vera religione, se questa ignoranza è invincibile, costoro non hanno nessuna colpa dinanzi agli occhi del Signore».
Come al tempo del diluvio furono salvi coloro che entrarono nell’Arca, così pure saranno salvi solo coloro che saranno nella mistica nave di Pietro che l’Arca raffigurava.

TESI - La Chiesa Cattolica-Romana per istituzione di Cristo è tale che è necessario appartenere a Lei come ad unica arca di salvezza.

É DI FEDE TEOLOGICAMENTE

Già Bonifacio VIII nella Bolla: «Unam Sanctam» e Innocenzo III nella professione di fede contro i Valdesi, avevano insegnato questo (D. B. 468, 423). Ma il Conc. Fiorentino (D. B. 714) più esplicitamente definisce che la Santa Chiesa Romana, fondata per comando di N. S. Gesù Cristo: “crede fermamente, professa e predica che nessuno di coloro che non sono entro la Chiesa Cattolica, non solo i pagani, ma neppure i Giudei né gli eretici o scismatici possono essere fatti partecipi della vita eterna; ma andranno nel fuoco eterno.., a meno che non ne siano aggregati prima della fine della vita».

PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Cristo ha dato agli Apostoli e ai loro successori i mezzi per conseguire la salvezza eterna:
«Chi crederà e si battezzerà, sarà salvo, chi non crederà sarà condannato» (Mt. 28; Mc. 16).
Gesù è il Salvatore, è venuto a «cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc. 19, 10). La Chiesa è incaricata di continuare la sua Missione. Essa è la continuazione di Cristo, il complemento della sua Persona secondo l’espressione di S. Paolo. Non ci può essere perciò salvezza se non in questo Nome e non è con Gesù chi non è con la sua Chiesa.

B) - DALLA TRADIZIONE - S. Ignazio nella lettera agli abitanti di Filadelfia (3, 2), dice: «Quanti sono con Dio e con Gesù, sono col Vescovo» e S. Ireneo (Adv. Haer. III, 24) «Dove è la Chiesa è lo Spirito di Dio, e dove è lo Spirito di Dio è la Chiesa e ogni grazia». S. Cipriano (De Catholicae Ecclesiae unitate, 6) dopo aver detto che la Chiesa ci conserva Dio e che assegna al suo regno i figli che ha generato e che chi «abbandona la Chiesa di Cristo non raggiunge il premio di Cristo» termina con la celebre frase:
«Non può aver Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre».

C) - RAGIONE TEOLOGICA. Per la salvezza è necessario conoscere ciò che Dio ha rivelato e che cosa ci comanda. Ora abbiamo veduto dalla Apostolicità che Dio ha rivelato per mezzo di Cristo, il quale ha consegnato la verità alla sua Chiesa, che è la Chiesa Cattolica-Romana. Dunque solo nella Chiesa Cattolica-Romana si può avere salvezza.