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TRATTATO SECONDO
IL RIVELATORE
Abbiamo dimostrato la necessità e la convenienza della Rivelazione,
perché l’uomo possa raggiungere il suo fine.
In quale delle Religioni che si dicono rivelate si riscontra un
Ambasciatore inviato da Dio che ci presenti le credenziali, cioè i segni
che autenticano come egli abbia avuto da Dio questa legazione?
La parola legato significa: ambasciatore con una speciale
legazione o incarico. Nessuno di coloro che si presentano come profeti e
inviati da Dio nelle varie religioni, eccetto la cristiana, porta queste
credenziali, e questi segni autentici. Soltanto il Cristo è il
Rivelatore ed è munito di queste attestazioni.
Egli è il LEGATO
inviato da Dio a rivelarci la vera Religione.
In questo trattato studieremo:
1 - LE FONTI STORICHE della Rivelazione cristiana.
2 - L’AMBASCIATORE della Religione cristiana: Cristo legato
divino;
3 - LE SUE CREDENZIALI, cioè i segni che dimostrano la sua
legazione divina, vale a dire i miracoli e le profezie che si
riferiscono a Lui;
4 - L’ECCELLENZA DELLA RELIGIONE CRISTIANA in confronto delle
principali religioni oggi praticate e che si dicono rivelate;
5 - LA MERAVIGLIOSA PROPAGAZIONE DEL CRISTIANESIMO;
6
-
LA TESTIMONIANZA
DEL MARTIRIO.
CAPITOLO PRIMO
LE FONTI STORICHE DELLA RIVELAZIONE
Le fonti storiche principali della Religione cristiana sono i libri del
Vecchio e del Nuovo Testamento, e in particolare i quattro
Vangeli.
Per trarre da questi libri una dimostrazione razionale, qui nella
apologetica non li esaminiamo ancora come libri divini, come ci
insegnerà la fede, che sono, ma li prendiamo solamente come libri
storici (chi vuole esaminare ampiamente la loro autenticità,
genuinità e integrità, può consultare fra i vari libri: LAGRANGE:
l’Evangile, Gabalda, Parigi 1920; RICCIOTTI: Vita di Gesù Cristo,
Roma 1950; DE GRANDMAISON: Gesù Cristo, La Scuola, Brescia,
1944).
IL VANGELO
Il VANGELO (dal greco eu anghello = buono annunzio) ci parla
della vita e della dotrina di Gesù Cristo. Si divide in quattro libri,
secondo gli Scrittori sacri, che lo hanno steso:
Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Matteo e Giovanni, che erano nel numero degli Apostoli, lo hanno scritto
come testimoni oculari. Marco e Luca invece lo hanno scritto come
testimoni mediati, il primo raccogliendo da Pietro e il secondo
da Paolo, cui era stato rivelato dal Signore.
Il Vangelo prima che fosse stato scritto era stato insegnato a voce
dagli Apostoli, per il comando ricevuto da Gesù, che non aveva detto di
scrivere, ma aveva detto: «Andate, insegnate (Mt. 28,19)
predicate il Vangelo a ogni creatura» (Mc. 16,15). Il primo a
scriverlo fu Matteo, che lo scrisse in lingua aramaica (la lingua
ebraica parlata ai tempi di Gesù) negli anni 50-55, dopo Cristo.
Successivamente fu tradotto in greco. Marco e Luca lo
scrissero in lingua greca entro gli anni 60-63.
Questi tre Vangeli si chiamano sinottici, vale a dire che si
vedono come in un solo sguardo, perché il loro racconto prosegue quasi
parallelamente, quantunque non concordino in alcune circostanze.
Il quarto Vangelo, quello di Giovanni, completa i Sinottici con
stile diverso e più elevato. Critici non cattolici, fino a poco tempo
fa, negavano che fosse stato scritto da Giovanni, e dicevano che
risaliva al terzo secolo. Oggi, invece, dopo la recente scoperta di un
frammento di papiro, che riporta parole del Vangelo di Giovanni, è
chiaramente dimostrato che è stato scritto almeno prima dell’anno 100
(Cfr. E. FLORIT: Parlano anche i papiri, Roma, 3. ed., 1951).
Nel Nuovo Testamento oltre i Vangeli, espongono la dottrina e un po’, la
vita di Gesù: gli Atti degli Apostoli di S. Luca, le Lettere degli
Apostoli e l’Apocalisse, ma specialmente le quattordici Lettere di S.
Paolo.
La concordanza di questi scritti col Vangelo ne conferma il valore
storico.
Storicità dei Vangeli
Essendo i Vangeli, come abbiamo detto, la fonte principale della
Rivelazione Cristiana, dobbiamo innanzi tutto accertarci della loro
storicità.
Per maggior chiarezza, ripetiamo, che qui non si tratta di studiarli
alla luce della autorità divina o canonica (quella che ce ne dà la
Chiesa cattolica), ma della autorità umana che possiamo riscontrare in
essi, e cioè: i fatti che i Vangeli riferiscono sono realmente avvenuti?
Le dottrine che espongono sono state professate?
L’autorità umana o storica dei Vangeli, come del resto di ogni altro
libro, dipende da tre fatti:
1) - L’AUTENTICITÀ,
2) - LA INTEGRITÀ,
3) - LA VERIDICITÀ.
Studiamo dunque se nei Vangeli si riscontrano questi tre fatti.
1) - AUTENTICITA’. Sono autentici i testi che appartengono
agli autori cui si riferiscono. Prima condizione perciò, è che siano
stati scritti nel tempo in cui i loro autori sono vissuti. Abbiamo già
detto del tempo in cui furono scritti e oggi concordano su questo anche
molti autori protestanti. Che siano stati scritti da Matteo, Marco, Luca
e Giovanni è provato:
a) dall’unanime e
universale consenso dei Padri e degli scrittori
dei primi secoli
della Chiesa.
Così ne parlano Papia, discepolo di S. Giovanni (nell’anno
125-150, come riferisce Eusebio, Historia Ecclesiastica III, 39);
Ireneo, (a. 135-203, vissuto in Asia, Francia e a Roma:
Adversus Haeres, III, 3, 1 e 11-18), il Frammento muratoriano
(Roma 170-200); Tertulliano (d’Africa, 160-250, Adversus
Marcionem 4-5); Clemente Alessandrino (Egitto, scrisse circa
il 190- 203, v. Eusebio, Hist. Ecc!., VI-25); Origene
(Alessandria 203)
- Commentarium in Mattheum, presso Eusebio, id. VI-25);
Teofilo d’Antiochia; (scrisse circa il 180-185).
b) dalla concorde testimonianza di tutte le Chiese primitive,
dagli Atti degli Apostoli, dalle Lettere di S. Paolo che aveva già
fondato Chiese in ogni parte. Dalla prima Lettera di S. Pietro e
dall’Apocalisse di S. Giovanni, si rileva come a tutte queste
genti fosse stato predicato il Vangelo, e nonostante la diversità di
paese, di lingua, di pensiero, tutti sono unanimi nel riconoscere
apostolici, cioè autentici, i quattro Evangeli. Nella Chiesa,
tanto in Oriente che in Occidente, li custodiscono con venerazione, li
commentano ai fedeli.
c) dagli stessi eretici, come gli gnostici Basilide, Valentino
e Marcione (130-150), che pur cercando di interpretarli a
modo loro, non discutono l’autenticità dei Vangeli, anzi si basano sulla
certezza di questa autenticità, per spiegarli in loro favore. Così pure
gli ebrei come Trifone e pagani, come Celso,
pur combattendo i Vangeli non mettono minimamente in dubbio la loro
autenticità.
Quale altro libro profano, scritto più o meno in quell’epoca, come i
libri di Cesare, di Plutarco, di Svetonio, può
presentare la sua autenticità con tante prove e documentazioni
contemporanee? Eppure nessuno dubita della loro autenticità.
A queste prove esterne corrispondono i caratteri interni che confermano
ancora l’autenticità. La lingua — sia l’aramaico in cui ha scritto
Matteo, sia il greco, cosparso di molte parole e frasi aramaiche, in cui
sono scritti gli altri — corrisponde a quell’epoca e a quei
luoghi, a quelle usanze. Lo stesso contenuto storico caratterizza lo
scritto, come appartenente al primo secolo.
2) - INTEGRITÀ. Per dimostrare l’integrità dei Vangeli dobbiamo
rispondere a questa domanda: I vangeli come li possediamo
oggi, sono sostanzialmente identici all’originale, o hanno subito
delle variazioni?
La risposta è affermativa. Infatti è vero che i testi originali
scomparvero presto. Erano scritti su papiri che a contatto dell’aria
umida, e per il logoramento dell’uso, andarono distrutti. Restano però
manoscritti, papiri, traduzioni e citazioni, documenti
antichissimi, che concordano fra loro quantunque scritti da diversissimi
autori.
Le traduzioni sono già del II e III secolo, come quella
Persita e Sinaitica in lingua Siriaca; altre in lingua Egiziana,
come la Saidica, la Boerica, ecc.; e la traduzione romana
antica, detta l’Itala, risale al 150.
I manoscritti più antichi sono invece, il Codex Vaticanus,
che risale al 350. Della medesima epoca è il Codex Sinaiticus,
scoperto da Tischendorf nel Convento del Monte Sinai e che si trova nel
Museo Britannico.
Si trovano citazioni, che risalgono alle origini e se ne trovano
moltissime negli autori che già abbiamo citato parlando della
autenticità. In S. Agostino poi, furono elencati 29.000 testi del Nuovo
Testamento. A tutto questo vanno aggiunti i 208 codici (detti
onciali) di cui due contengono i Vangeli per intero; e 2401 (detti
minuscoli). Interessante è la scoperta fatta in questo ultimo
secolo di numerosi papiri egiziani (sono 52); risalgono al Il
secolo e confermano i nostri testi attuali.
Il confronto di tutti questi documenti ci permette di affermare l’esatta
integrità dei Vangeli.
3) - VERIDICITA’. Il valore storico dei Vangeli dipende
principalmente dalla risposta a questa domanda: “Quanto i Vangeli
riferiscono, è vero?
Ci danno garanzia di verità molti argomenti.
a) Gli autori hanno scritto cose che conoscevano con certezza, essendone
stati alcuni testimoni oculari, od avendole apprese da testimoni tali.
Inoltre, molti che ascoltavano la predicazione del Vangelo, avrebbero
potuto contestarne i fatti se non avessero corrisposto a verità, poiché
i testimoni erano anche fra gli ascoltatori, essendo stati scritti i
Vangeli entro poche decine di anni da quando erano accaduti i fatti; la
loro memoria era ancora così viva che sarebbe stato facile smentire ciò
che non avesse corrisposto a verità.
b) La narrazione stessa indica la semplicità degli scrittori e la loro
veridicità. Infatti raccontano ingenuamente i rimproveri fatti da Gesù a
loro e agli altri Apostoli, le loro cadute, i loro difetti. Se avessero
voluto falsare la verità non avrebbero scritto in quel modo.
c) Confermano questa veridicità le descrizioni dei luoghi, delle usanze
familiari e sociali di quel popolo, in quel tempo, dei riti religiosi e
lo stesso stile letterario in cui i Vangeli sono scritti.
d) Questo valore storico è poi confermato da altri libri del Nuovo
Testamento e in particolare dalle Lettere di S. Paolo e dagli
Atti degli Apostoli, scritti da S. Luca.
Concludendo, constatiamo che nessun altro libro dell’antichità ha tante
prove e testimonianze storiche quante il Vangelo.
Gli stessi avversari non osano, ormai, quasi più negare il suo valore
storico. I Razionalisti, non potendo negare la storicità si sforzavano
di negare il valore soprannaturale.
L’ANTICO TESTAMENTO
Se le fonti principali che ci parlano del Cristo sono i Vangeli, non
possiamo tralasciare di dire una breve parola anche su un’altra fonte: i
libri dell’ANTICO TESTAMENTO.
Questa fonte è importantissima perché ci da un argomento fondamentale
per dimostrare la legazione divina del Cristo.
Non è nostro compito studiare il valore storico di ognuno dei 46 libri
che lo compongono, dal Pentateuco a Esdra e ai Maccabei, ma portiamo una
sola prova complessiva che ci presenta subito la più sicura garanzia: vi
invitiamo a chiedere questi libri, non alla Chiesa Cattolica, ma agli
Ebrei, chiamati, per questo, da S. Girolamo «i nostri bibliotecari». Non
potranno, certo, essere accusati di tenerezza per la Chiesa Cattolica, e
tanto meno di aver falsificato per essa i loro testi sacri. Sappiamo
infatti che gran parte degli Ebrei riconobbe in Gesù e nella sua
dottrina l’avveramento di quanto era stato predetto nei loro libri. Gli
altri invece, che non vollero credere, ci conservano intatti questi
libri, dai quali prenderemo le nostre dimostrazioni.
CAPITOLO SECONDO
L’AMBASCIATORE DELLA RELIGIONE CRISTIANA: CRISTO LEGATO
DIVINO
Che cosa ci dice il Vangelo intorno a Gesù? Ci parla della sua VITA e
della sua DOTTRINA. Da questa fonte storica, che ci dà una garanzia così
sicura di verità, quale nessun libro può documentarci per qualsiasi
altro personaggio della storia, vediamo in breve che cosa ha fatto e
detto Gesù.
LA SUA VITA
In sintesi, dai Vangeli, intorno alla vita di Gesù troviamo, che nasce
dalla Vergine Maria, Sposa di Giuseppe, per opera dello Spirito Santo.
Nasce in una grotta a Betlemme, viene posto in una mangiatoia. Intanto
gli Angeli annunziano la sua nascita: i Pastori vanno ad adorarlo,
riconoscendolo come il Messia, cioè il Redentore aspettato. Così, poco
tempo dopo i Magi, guidati da una Stella dall’oriente. Erode lo cerca a
morte, ma Giuseppe, avvisato dall’Angelo, fugge con lui e sua Madre in
Egitto, dove si trattiene fino alla morte di Erode. Torna in Palestina e
precisamente a Nazareth nella Galilea. A dodici anni Gesù va al Tempio
di Gerusalemme: Maria e Giuseppe lo smarriscono, e lo ritrovano nel
Tempio dopo tre giorni di affannose ricerche. Resta a Nazareth fino a
circa 30 anni, aiutando il padre putativo nell’umile lavoro di operaio e
obbedendo a Maria e a Giuseppe.
A trent’anni circa, comincia la sua vita pubblica. Lascia la casa e,
ricevuto da Giovanni il Battesimo di penitenza, resta nel deserto per 40
giorni in continua orazione e digiuno. Comincia la sua predicazione
passando da una città all’altra, percorrendo tutta la Palestina, e
confermando la sua parola con numerosi miracoli. Nel primo anno della
sua vita pubblica, predica prevalentemente nella Galilea, passa a
Gerusalemme nella Giudea, e nella Samaria dove viene riconosciuto come
Messia anche dal popolo di Sichem che si era staccato dagli Ebrei.
Ritorna in Galilea, dove svolge il suo ministero per la maggior parte
nella città di Cafarnao e lungo le rive del mare di Tiberiade, dove, fra
i pescatori, sceglie i suoi apostoli, che lo seguono e vengono da Lui
ammaestrati.
Nel secondo anno, dapprima ancora in Galilea, promette a Pietro che lo
farà capo della sua Chiesa, dopo che questi ha riconosciuto che Egli è
il Messia e Figlio di Dio. Poi va nella Giudea e si trattiene
specialmente a Gerusalemme, dove con la sua dottrina confonde i Farisei,
gli Scribi e i Sacerdoti dell’Antico Testamento i quali hanno ridotto la
religione a una osservanza esteriore senz’anima. Questi perciò sempre
più si indispongono contro di Lui, che insegna la verità, e cominciano a
odiarlo, desiderosi di sbarazzarsene.
Nel terzo anno, prima passa dalla Transgiordania, poi torna nella
Galilea. Da ultimo, nella Giudea, risuscita Lazzaro a Betania. Il livore
dei nemici si accende sempre più, perché vedono che il popolo segue
Gesù. Congiurano studiando di catturano ed ucciderlo, senza suscitare
contro di sé stessi il furore popolare. Gesù, il giovedì, festa degli
Azimi, celebra la Pasqua coi suoi discepoli e durante la cena istituisce
la Eucaristia e il Sacerdozio. A notte prega e agonizza nel Getsemani,
dove Giuda, l’apostolo traditore, conduce i soldati per catturarlo.
Viene condotto prima dal Sommo Sacerdote, nel tribunale degli Ebrei. I
falsi testimoni contro di Lui si contraddicono e finalmente, interrogato
se Egli era il Figlio di Dio, alla sua affermazione si grida che ha
bestemmiato, e con questa accusa di indole religiosa, viene condannato a
morte.
Ma gli Ebrei erano sotto la dominazione dei Romani, e non era
sufficiente la loro sentenza. Allora lo conducono dal Procuratore Romano
Ponzio Pilato. A lui non possono portare per la condanna la motivazione
religiosa, quindi lo accusano di aver sobillato il popolo contro
l’Imperatore. Pilato vede la sua innocenza e cerca di sottrarlo all’odio
degli Ebrei. Lo fa flagellare, lo propone alla scelta per la liberazione
con Barabba, ma non ha una parola decisa per liberare il Giusto, e lo
condanna.
Coronato di spine e carico della Croce, Gesù viene condotto al Calvario.
Crocifisso, dopo tre ore di agonia muore, il venerdì. Al terzo giorno,
come aveva predetto, risuscita, appare agli Apostoli e a molti altri. Si
trattiene sulla terra 40 giorni durante i quali conferma gli Apostoli
nella dottrina e nella fede: e finalmente, dopo aver conferito a Pietro
la suprema potestà sulla sua Chiesa, e aver ordinato agli Apostoli di
predicare il Vangelo in tutto il mondo, alla loro presenza, sale al
Cielo.
Anche da questa rapida sintesi della vita di Gesù, appare:
a) la perfezione fisica di Gesù; ce l’attestano il suo digiuno,
le grandi fatiche nei suoi viaggi apostolici e nella predicazione, cui
spesso aggiungeva notti intere di preghiera, la fortezza con cui
sostiene le pene della sua passione;
b) la sua perfezione psicologica. Ce lo mostra la sua
predicazione nei ragionamenti serrati con cui confondeva i Farisei,
nella semplicità dell’insegnamento con cui, attraverso le parabole,
faceva comprendere anche ai più umili, le verità più sublimi; la
fortezza d’animo con cui sostiene ogni supplizio e ingiuria.
LA SUA DOTTRINA
L’insegnamento dato da Gesù ci mostra i caratteri essenziali della
Religione che Egli presenta come necessaria e obbligatoria
per gli uomini. Quando stava per salire al Cielo Egli diceva agli
Apostoli: «Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in terra: Andate
dunque, istruite tutte le genti battezzandole nel nome del Padre e del
Figliuolo e dello Spirito Santo insegnando loro quanto vi ho comandato
(Mt. 28). Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, chi invece
non crederà, sarà condannato» Mc. 16).
Già in queste parole troviamo gli elementi della Religione. Si parla
infatti di:
1) - VERITA’ CHE DOBBIAMO CREDERE. Gesù Cristo ha insegnato che
c’è un solo Dio, Creatore di tutte le cose, in tre Persone uguali e
distinte: il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo. Egli, Figlio di Dio,
è venuto a farsi uomo ed è morto in Croce per salvarci. La nostra anima
è immortale, in Lui sarà fatta figlia di Dio e avrà parte alla sua
eredità nel regno eterno. Ci parla della fine del mondo, del Paradiso,
dell’inferno eterno e di molte altre verità che affida alla sua Chiesa
perché ci sia Madre e Maestra.
2) - LEGGI DA OSSERVARE. Gesù non è venuto a distruggere la Legge
antica, ma a completarla e perfezionarla. Riafferma perciò i
Comandamenti dati da Dio a Mosè, li perfeziona col comandamento nuovo
dell’amore di Dio e del prossimo, ristabilisce la famiglia sulla unità
come era in principio, comanda l’obbedienza alla autorità religiosa e
civile per il bene della società.
3) - CULTO DA PRATICARE. Con le sue parole e più ancora col suo
esempio Gesù insegna l’orazione, l’osservanza dei riti per onorare Dio;
istituisce i Sacramenti: dal Battesimo, che è la porta per entrare nel
Regno di Dio, al Sacrificio del Nuovo Testamento: l’Eucaristia.
4) - AUTORITÀ DELLA CHIESA. Gesù non lascia la verità, le leggi,
il culto all’arbitrio privato di chiunque, ma li affida alla sua Chiesa
di cui costituisce Pietro come capo e gli altri Apostoli come reggitori.
Promette che la sua Chiesa continuerà fino alla fine del mondo, per
condurre gli uomini alla salvezza.
L’INVIATO DIVINO
Dopo aver esposto, in rapidissima sintesi, la vita e la dottrina di
Gesù, dobbiamo ora dimostrare la seguente:
TESI - Cristo ha dichiarato chiaramente di essere il Messia annunziato dai
Profeti e il Figlio e legato di Dio, che è venuto a rivelarci la vera
Religione.
É CERTO
STORICAMENTE
É DI FEDE
TEOLOGICAMENTE
A) - HA DICHIARATO DI ESSERE IL MESSIA. «Messia
significa:’Il Cristo, l’Unto del Signore’. Il popolo Ebreo, se
prima aveva chiamato con questa parola anche i sacerdoti e i re che
venivano consacrati con l’unzione, aveva poi ristretto questo vocabolo
per indicare Colui che era aspettato come il Salvatore, il Liberatore
del popolo, secondo l’annunzio dei Profeti. Gesù afferma in molte
occasioni di essere il Messia annunciato ed atteso. Nella Sinagoga di
Nazareth Gesù legge il testo di Isaia che parla di Colui che sarà
consacrato per annunziare ai poveri la lieta novella e la liberazione.
Conclude: «Oggi questa scrittura è adempiuta e voi la udite» (Lc.
4,21). Così ai discepoli di Giovanni Battista, mandati a Lui per
conoscere se è il Messia risponde coi fatti prodigiosi delle guarigioni
e risurrezioni (Mt. 11, 3-6), fatti che corrispondono a quanto avevano
detto i Profeti riguardo al Messia. Spesso Gesù chiama sé stesso il
Figlio dell’Uomo. Questo era il titolo che aveva dato al Messia il
Profeta Daniele (Dan. 7,13). Frequentemente gli Evangelisti notano come
le profezie messianiche si siano avverate in Gesù (Mt. 11,2 24,30; Mc.
8,38, 13,26, 14,62; Lc. 4,16, 24,26, 4,25, ecc.). Gesù dice dunque
chiaramente di essere il Messia atteso.
B) - HA DICHIARATO DI ESSERE IL FIGLIO DI DIO (Credere in
Gesù Cristo, Figlio di Dio, è un atto di Fede. Qui intanto, come studio
razionale, vediamo che dai documenti storici risulta chiaramente che
Gesù ha affermato di essere il Figlio di Dio), e nel senso più stretto
della parola, distinguendo chiaramente quando parla agli uomini
innalzati a figli di Dio per adozione, e quando parla di Sé come vero
Figlio di Dio per natura. Infatti dice:
«il Padre mio», oppure «il Padre vostro». Non dice mai
accomunandosi agli altri: Padre nostro. Quando insegna questa
parola, la fa usare ai discepoli: «Quando pregherete, direte
così: «Padre nostro...» (Cfr. Mt. 9,10: 32; 7,11, 11,27; 25,34;
28,19; Mc. 13,32; Lc. 14,49).
Questa affermazione la riscontriamo:
a) Nei Sinottici. A Cesarea di Filippo agli Apostoli, che gli
hanno detto che la gente lo crede o Giovanni redivivo, o Elia, o
Geremia, o qualcuno dei profeti, Gesù domanda: «E voi, chi dite che
io sia?»; risponde Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio
del Dio vivente». Gesù conferma la parola di Pietro dicendogli che
questo non glielo ha rivelato la carne e il sangue, cioè l’umanità, la
ragione, ma lo ha saputo soprannaturalmente perché glielo ha rivelato: «...il
Padre mio che è nei Cieli» (Mt. 16, 13-18; Mc. 8, 27-29; Lc.
9,18-20). Così a Cafarnao quando domanda agli apostoli se anche essi
vogliono andarsene, Pietro esclama: «Ma da chi andremo, o Signore? Tu
solo hai parole di vita eterna. Abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che
Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio» (Gv. 6,69).
Gesù è annunziato dall’Angelo «il Figlio dell’Altissimo»
(Luca 1,32); nel Battesimo e nella Trasfigurazione Dio proclama:
«Questi è il mio Figlio diletto» (Mt. 3,17; 17,5; Mc. 1,11;
9,6; Lc. 3,32).
Gesù fino da giovinetto, ritrovato al Tempio, afferma «Non sapete che io
debbo essere intento nelle cose del Padre mio? (Lc. 2,49)».
Caifa dinanzi alle contraddizioni dei falsi testimoni, si appiglia come
a motivo per la condanna a morte al fatto che Gesù si è proclamato
Figlio di Dio, e considera ciò una bestemmia. Gli aveva domandato: «Sei
tu il Cristo, Figlio di Dio Benedetto? E Gesù rispose: Sì lo sono, e
vedrete il Figlio dell’Uomo venire sulle nubi del cielo» (Mc.
14,61-62).
b) nella attribuzione dei poteri e delle prerogative divine. Gesù
si dichiara al di sopra dei Profeti, di Salomone, di David (Mt. 12,41;
Mc. 12,35); al di sopra degli Angeli, che lo servono (Mt. 4,11; 13,41).
Si mostra padrone del Tempio, del Sabato, della legge, che è venuto a
perfezionare (Mt. 12,6; 5,18 e segg.) rimette i peccati, ciò che Dio
solo può fare (Lc. 7,36 e segg.; Mt. 9,2 e segg.) sarà Giudice supremo
alla fine del mondo dando la vita o la pena eterna (Mt. 25,31 e segg.;
Mc. 10,28); esige un amore sopra ogni cosa, superiore a quello verso gli
stessi genitori (Mt. 10,37).
c) In S. Giovanni. Più esplicite ancora si trovano le sue
affermazioni nel IV Vangelo. Fino dal prologo S. Giovanni mostra che il
Verbo è Dio, tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e il Verbo
di Dio si è fatto carne (Gv. 1,1-2-14).
A Nicodemo Gesù dice: Dio ha amato tanto il mondo, da dare il suo
FIGLIO UNIGENITO (Gv. 2,16). Rivendica la sua eterna esistenza: «Prima
che Abramo fosse fatto, Io sono» (ib. 8,58). E ancora: «Venni dal
Padre e sono sceso nel mondo, di nuovo lascio il mondo e vado al Padre»
(ib. 16,28). «Io e il Padre siamo una cosa sola» (ib. 10,30) «Io
sono nel Padre e il Padre è in me» (ib. 14,13).
Gesù è padrone della vita e della morte (ib. 10,17). Come infatti il «Padre
risuscita i morti e rende loro la vita così pure il Figlio dà la
vita a quelli che vuole» (ib. 5,21).
Gesù legge nel cuore degli uomini (ib. 16,30) e vive la santità più
perfetta, da poter dire «Chi mi potrà convincere di peccato?»
(ib. 8,46) lo stesso amore che è dato a Lui, è dato al Padre «Chi
odia me, odia il Padre mio» (Gv. 15,23).
Alla morte di Lazzaro lascia dire a Marta: «Sì, o Signore, io credo
che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente» (ib. 11,27).
Troppo lungo sarebbe stato prendere ogni singolo brano dei Vangeli, ma
anche solo da quelli che abbiamo esposto risulta chiaramente che Gesù si
è proclamato Figlio di Dio.
C) - GESÙ CRISTO DICHIARA DI ESSERE IL LEGATO DI DIO.
Egli infatti asserisce ripetutamente e con fermezza la sua divina
legazione, che cioè è mandato dal Padre non solo per salvare gli
uomini con la sua Passione e morte, ma anche per rivelare loro nuove
verità, nuova legge e nuovo culto: «Chi crede in Me — dice Gesù —
crede non in Me, ma in Colui che mi ha mandato; e chi vede Me, vede
Colui che mi mandato... Io non ho parlato da Me stesso, ma il Padre che
mi ha mandato mi ha Egli stesso prescritto quello che io devo dire e
proferire. E io so che il suo comando è vita eterna. Dunque, ciò che Io
dico, lo dico come il mio Padre me lo ha suggerito». (Gv. 22,44 s.).
Queste parole, che Gesù disse poco prima dell’ultima Pasqua, mostrano
già chiaramente la sua legazione. Ma in molte altre circostanze Egli
fece simili affermazioni: «La mia dottrina non è mia, ma di Colui che
mi ha mandato» (Gv. 7,16); Chi accoglie voi, accoglie Me, e chi
accoglie Me, accoglie Colui che mi ha mandato». (Mt. 10,14); «Le
stesse opere che Io faccio attestano di me che il Padre mi ha mandato»
(Gv. 5,36).
È tanto vero che Gesù parla con questa autorità di inviato da Dio, che
sanziona il castigo eterno a coloro che non avranno creduto.
Da tutta questa tesi si vede come Gesù ha avuto chiara la sua coscienza
messianica, ne ha parlato con autorità, nell’equilibrio di una
intelligenza perfetta, nella sincerità che ci assicura che ciò che ha
detto è oggettivamente vero.
CAPITOLO TERZO
LE CREDENZIALI DELLA RIVELAZIONE CRISTIANA
Un ambasciatore per essere riconosciuto e accreditato come tale, non
basta che dica che lo ha mandato il suo sovrano, ma deve mostrare le
prove coi documenti, che sono le lettere credenziali. Gesù, divino
Ambasciatore, non si è contentato di affermare che lo aveva mandato il
Padre, ma ha presentato le sue credenziali con documenti che sono segni
certissimi.
Essi sono:
1 - I SUOI MIRACOLI
2 - LE SUE PROFEZIE
3 - LE PROFEZIE MESSIANICHE, cioè le profezie riguardanti il
Messia che si sono attuate in Gesù.
Divideremo perciò il presente capitolo in tre articoli che si
riferiscono a questi punti.
I MIRACOLI DI GESU’
Il Vangelo
perderebbe una parte essenziale se vi si togliessero i miracoli. Dinanzi
alle affermazioni di Gesù che era il Messia, che era il Figlio di Dio,
la gente si sarebbe messa a ridere, se non avesse veduta confermata la
parola da questi segni. Le stesse origini del Cristianesimo non si
potrebbero spiegare senza i miracoli, perché la gente non avrebbe
abbracciato con tanto entusiasmo questa fede che spesso significa
martirio, se non avesse avuto simili prove inoppugnabili.
I miracoli sono i segni certi della Rivelazione divina, e Gesù presentò
questi segni.
I miracoli nel
Vangelo
Non tutti
i miracoli sono riportati nel Vangelo, come dice San Giovanni
nell’ultimo versetto del suo Vangelo (Gv. 21,25). Non è possibile
enumerarli tutti distintamente, perché gli Evangelisti spesso usano
parole generiche: «curava tutti», «sanava ogni infermità».
Ad ogni modo di miracoli narrati particolarmente ne troviamo nei Vangeli
una quarantina; (41, secondo A. Wraight, 38, secondo Fillion) operati
direttamente da Gesù, più altri avvenuti a sua testimonianza, (come il
terremoto alla sua morte) narrati da uno o da più Evangelisti.
1 - ELEMENTI INANIMATI: L’acqua cambiata in vino a Cana (Gv.
2,2-11); Le due pesche miracolose prima (Lc. 5,1-11) e dopo la
RESURREZIONE (Gv. 23,1-11); La tempesta sedata (Mt. 8,23 - 27); Le due
moltiplicazioni dei pani (Mc. 6,34 - 44; 8,1 - 9); Gesù che cammina
sulle acque (Mt. 14,22 - 23) e ci fa camminare Pietro (id. 29) Il fico
maledetto (Mt. 21,18-19); La moneta in bocca al pesce (Mt. 17,26).
2 - GUARIGIONI: Il figlio dell’ufficiale regio (Gv. 4,46-54); La
suocera di Simone (Mt. 1,29); Il lebbroso (Lc. 5,12); Il paralitico di
Cafarnao (Lc. 5,17); L’uomo dalla mano arida (Lc. 6,6); Il servo del
Centurione (Mt. 8,2); L’emoroissa (Mc. 5,25); La figlia della Cananea
(Mt. 15, 21 - 28); Il sordomuto (Mc. 7, 32); Il cieco di Betsaida (Mc.
8,12); Il cieco nato (Gv. 9,13); I due ciechi (Mt. 9, 27); L’idropico
(Lc. 14,1); I dieci lebbrosi (Lc. 17,11); Il cieco di Gerico (Mt.
20,29); Malco nel Getsemani (Lc. 22,51); Zoppi, ciechi, sordi (Mt.
15,30; Me. 8,22 s.).
3 - CACCIATA DEI DEMONI: L’ossesso di Cafarnao (Mc. 1,23); Il
cieco muto (Mt. 12,22); Gli indemoniati di Gerasa (Mt. 8,28); Infermi,
indemoniati, paralitici di Siria (Mt. 4,24); Il
muto indemoniato (Lc. 11,14); Il fanciullo indemoniato (Me. 9,16); La
donna rattrappita (Lc. 13,10).
4 - RESURREZIONE DEI MORTI: Il figlio della vedova di Naim (Lc.
7,12); La figlia di Giairo (Mt. 9,18); Lazzaro (Gv. 11,1 - 44) ed infine
la stessa RESURREZIONE di Gesù (Mt. 28,1; Mc. 16,6; Lc. 14,6; Gv. 20,1).
5 - APPARIZIONI E MANIFESTAZIONI: La trasfigurazione (Mt. 17,2 s;
Me. 9,3 s.; Le. 9,29 s.); Alla Maddalena e alle pie donne al Sepolcro
(Mt. 28,8; Me. 16,8; Gv. 20,14); Agli Apostoli nel giorno della
RESURREZIONE e otto giorni dopo (Mt. 28,16 s.; Mc. 16,14 s.; Le. 24,36
s.; Gv. 20,19 s.); Ai discepoli di Emmaus (Me. 16,12 s.; Le. 24,13 s.);
A Simon Pietro (Lc. 24,34); Al lago di Tiberiade (Gv. 21,1); Ascensione
(Mc. 16,19 s.; Lc. 24,51 s.).
6 - IN TESTIMONIANZA DI GESU’: Gli Angeli a Betlem (Lc. 2,13); La
stella ai Magi (Mt. 2,2 s.); La colomba e la voce del Padre al Giordano
(Mt. 28,19; Mc. 16,16; Gv. 3,5); La nube e la voce del Padre alla
trasfigurazione (Mt. 17,1; Mc. 9,2; Lc. 9,28); Il sole oscurato,
il terremoto, il velo del tempio si spezza alla morte di Gesù (Mt. 27,45
s.).
I Miracoli sono segni certissimi della sua testimonianza
Essi sono:
A) - VERI STORICAMENTE. Il valore storico del Vangelo che abbiamo
già dimostrato ci dà la certezza della verità degli avvenimenti
prodigiosi che in esso sono narrati. Anzi, questi avvengono in tali
circostanze, che ce ne confermano ancor più oggi, se ce ne fosse
bisogno, l’esattezza.
a) - Essi vengono operati pubblicamente e non in segreto; di
fronte ad amici e nemici, che avrebbero potuto negare il fatto se non
fosse realmente avvenuto, quando dopo poco tempo se ne fosse parlato.
Eppure non hanno questa possibilità di smentita. Già nel giorno di
Pentecoste, e cioè appena cinquanta giorni dopo la RESURREZIONE di Gesù,
Pietro rimprovera pubblicamente agli Ebrei il loro deicidio, dicendo
chiaramente che sapevano dei prodigi e delle opere portentose che Gesù
aveva fatto in mezzo a loro (Cfr. Atti degli Apostoli 2). Gli stessi
Farisei non osano negarli; se mai li attribuiscono al demonio (Mt. 12).
b) - Le circostanze che li accompagnano e la semplicità
con cui vengono narrati, ci fanno ancor meglio vedere la loro
veridicità.
Per esempio, nella moltiplicazione dei pani e dei pesci viene indicato
il numero delle ceste riempite nella raccolta degli avanzi; nella
RESURREZIONE di Lazzaro si citano i particolari della chiamata per la
sua malattia, l’incontro e le parole con le sorelle, il viaggio al
sepolcro, le lacrime di Gesù, il cadavere fasciato, la preghiera ed il
fremito, la voce forte, la pietra ribaltata.
B) - SONO VERI MIRACOLI. I miracoli di Gesù, narratici dal
Vangelo rispondono esattamente a queste definizioni. Infatti vi si
riscontra un:
a) - segno sensibile: ci sono i testimoni (a volte
numerosissimi), che hanno constatato questo segno. Hanno veduto, ad
esempio, che in Cana di Galilea, quella che prima era acqua è cambiata
in vino, che i pani si sono moltiplicati, che coloro che prima erano
infermi o infelici, sono guariti, che i morti vengono risuscitati.
Lazzaro era già in putrefazione, dopo quattro giorni dalla sua morte.
b) - straordinario. Ogni miracolo che ci narra il Vangelo porta
in sé questo segno di straordinarietà: supera le forze della natura: è
impossibile alle forze naturali cambiare l’acqua in vino, far rivivere
un morto, sedare una tempesta. Si noti inoltre il modo e i mezzi
che Gesù usa per operare tali fatti. Una parola, un comando, e
immediatamente avviene il prodigio. A volte il miracolo avviene a
distanza, come la guarigione del servo dell’ufficiale. Il giorno dopo,
quando l’ufficiale incontra il servo, viene a sapere che la febbre lo
aveva lasciato in quella medesima ora in cui il giorno innanzi lo aveva
comandato Gesù. Altre volte il prodigio avviene con mezzi non solo
inadatti, ma completamente contrari, come la guarigione del cieco
avvenuta dopo avergli posato del fango negli occhi.
Né si parli di frode o di suggestione, come hanno detto Reimar e Renan.
Non si suggestiona un cadavere putrefatto, né un uomo può fingersi
morto, chiuso da quattro giorni nel sepolcro ed involto nei lenzuoli da
capo a piedi, con in più gli unguenti della imbalsamazione, che lo
avrebbero soffocato, se fosse stato vivo. Non si suggestionano le onde e
i venti, o i pesci che vengono pescati prodigiosamente in un momento,
fino a mettere in pericolo la barca per il loro peso, mentre gli
apostoli non avevano preso niente col lavoro di un’intera nottata.
c) - divino. Trascendendo questi fatti le forze della natura, è
necessario ricorrere all’intervento di Dio. Solo Dio può risuscitare un
morto, dare la vista a un cieco, l’immediata guarigione a un lebbroso.
Gesù stesso mostra questi miracoli come prova della sua dottrina, che
viene da Dio. «Le opere che faccio in nome del Padre mio mi rendono
testimonianza... Se non faccio le opere del Padre mio non credetemi, ma
se le faccio e voi non credete in me, credete in queste opere affinché
sappiate e conosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre»
(Gv. 10,25,37,38). Dunque questi miracoli sono il segno certissimo che
Gesù è inviato da Dio. Sono i fatti che parlano.
IL PIU’ GRANDE
MIRACOLO: LA RESURREZIONE DI GESU’
Fra tutti i miracoli operati da Gesù il principale e più imponente di
tutti è senza dubbio quello della sua RESURREZIONE.
Per negare questo miracolo i nemici di Gesù hanno inventato, in ogni
tempo, ogni sorta di spiegazioni, che però non reggono affatto di fronte
alle irrefutabili documentazioni storiche. Già i Farisei vollero
inventare che, mentre i soldati dormivano, eran venuti gli Apostoli a
rapire il Corpo di Gesù. Lo Heder e lo Spitta dissero che
la morte di Gesù era stata soltanto apparente e non reale; Renan
disse che fu una allucinazione degli Apostoli, ed in fine i
Modernisti, (Harnack, Loisy, ecc.), dicono che fu una RESURREZIONE
simbolica, in quanto, poiché i primi cristiani pensarono che Cristo era
immortale, pensarono anche che doveva essere di nuovo vivo.
Contro questi errori noi dobbiamo dimostrare che: CRISTO E’ VERAMENTE
MORTO. — CRISTO E’ VERAMENTE RISORTO.
CRISTO É VERAMENTE MORTO. I Vangeli ci descrivono minutamente la storia
della Sua Passione e della Sua Morte. Anche senza fermarci a considerare
i fenomeni prodigiosi che avvennero alla sua morte (il sole che si
oscura, il velo del tempio che si spezza, il terremoto, di cui sul
Calvario si vedono ancor oggi le pietre spaccate - fatti che fecero
esclamare al Centurione Romano: «Veramente Costui era il Figlio di Dio»
- molti corpi di giusti che risuscitarono rimproverando il Deicidio),
basta pensare alle circostanze che accompagnarono la morte, per
dimostrare che era realissima e non apparente. Come poteva restar vivo
un uomo già dissanguato dal sudore di sangue, dalla flagellazione e
coronazione di spine, dopo esser stato — dopo immensi patimenti — per
tre ore inchiodato sulla Croce? Quasi questo non bastasse, il soldato,
mentre aveva spezzato le gambe agli altri due che erano stati crocifissi
con Lui, siccome vide che era già morto, gli conficcò la lancia nel lato
squarciandoglielo. L’Evangelista nota che subito uscì sangue ed acqua.
Ormai del sangue non ne restava più. Inoltre Gesù viene posto nel
sepolcro: ricoperto di unguenti per la imbalsamazione, in un lenzuolo.
Sarebbe bastato questo per soffocare un vivo: e il Corpo di Gesù rimase
nel sepolcro fino al terzo giorno.
Nessunissimo dubbio, perciò, può sussistere circa la realtà della morte
di Gesù. Ne erano convinti gli stessi Giudei che avevano fatto montare
la guardia al sepolcro.
CRISTO É VERAMENTE RISORTO. Ce lo dimostrano:
a) - il sepolcro vuoto. Al terzo giorno dopo la morte, prima le
donne, poi Pietro e Giovanni vanno al sepolcro. Lo trovano vuoto e il
lenzuolo e il sudano piegati ordinatamente in un angolo (Cfr. Gv. 20,7
s.). Se la salma di Gesù fosse stata rapita, nessuno si sarebbe
preoccupato di stare a piegare o a mettere in ordine il lenzuolo.
E poi, chi avrebbe potuto rapirlo?
Gesù aveva predetto la sua RESURREZIONE e gli Ebrei, temendo che il
Corpo venisse rapito e poi si dicesse che Gesù era risorto, avevano
fatto porre da Pilato dei soldati romani a guardia del sepolcro. Gli
Apostoli, che erano fuggiti alla cattura di Gesù, non avevano certo il
coraggio di affrontare le sentinelle. Gli Ebrei, quando seppero che il
sepolcro era vuoto, offrirono del denaro ai soldati perché dicessero che
mentre dormivano eran venuti i discepoli ad avevan rubato il Corpo (Mt.
28,12 e seg.). A costoro risponde argutamente S. Agostino: «Che infelice
astuzia! Che bravi soldati vigilanti, che si lasciano portar via il
Corpo da uomini inermi! Che bravi testimoni, che mentre dormono vedon
portarlo via! Ma voi, o Ebrei, avete dormito quando, tramando tali cose,
vi siete ingannati da voi stessi!».
b) - le numerose apparizioni di Gesù. Molte ne narrano i Vangeli:
dalle apparizioni agli Apostoli nel Cenacolo, eccetto Tomaso assente, il
giorno stesso della RESURREZIONE e, otto giorni dopo, alla presenza
anche di Tomaso, invitato da Gesù a mettere il dito nelle sue piaghe, a
quella delle donne, a quella dei Discepoli sulla via di Emmaus. Poi di
nuovo è visto dagli Apostoli al mare di Tiberiade, nella Galilea e il
giorno della Ascensione (Mt. 25,9 - 16; Mc. 16,9; Lc. 24,13 s.; Gv.
11,26; 21,1).
In queste apparizioni parla con gli Apostoli, cammina con loro, ci
mangia insieme, ci tratta di cose importantissime, e istituisce alcuni
Sacramenti, dà a Pietro il Primato sulla Chiesa, dà agli Apostoli la
missione di predicare e santificare tutte le genti. Gli Apostoli sono
così certi della RESURREZIONE, che ne danno testimonianza col martirio.
S. Paolo fonda tutta la certezza della nostra fede nella RESURREZIONE di
Gesù, ché altrimenti, se Gesù non fosse risorto, sarebbe vana la nostra
fede. Ne parla nella lettera ai Corinti; agli Efesini, ai
Tessalonicesi, ai Filippesi e ai Colossesi e nella
2a Timoteo. Anzi nella prima ai Corinti (15,1 s.), enumera
le apparizioni di Gesù. A Pietro e agli undici, poi a più di cinquecento
fratelli uniti insieme, dei quali molti erano viventi mentre scriveva;
di poi a Giacomo e a tutti gli Apostoli e in ultimo a Lui.
Anche gli Atti degli Apostoli parlano della RESURREZIONE di Gesù
e della sua permanenza con gli Apostoli dopo la RESURREZIONE. Il giorno
della Pentecoste, Pietro fa il suo primo discorso e dopo aver
rimproverato agli Ebrei di aver crocifisso il Figlio di Dio, dichiara
solennemente che Dio lo ha risuscitato (Atti 2,23).
Perciò non reggono le insinuazioni dei negatori. Cristo è veramente
risorto, e questo miracolo, più stupendo degli altri, ci attesta che
Gesù è il Figlio di Dio che ci ha rivelato la verità.
LE PROFEZIE DI GESU’
Nel Vangelo, oltre i miracoli fisici, troviamo i miracoli intellettuali
e cioè le PROFEZIE. Anche queste sono segni certissimi della divina
Rivelazione.
In particolare troviamo che Gesù, durante la sua vita ha fatto
profezie:
1) - riguardanti la sua passione e la sua morte (Mt. 16), la sua
RESURREZIONE;
2) - altre ne ha fatte riguardo alla Chiesa;
3) - riguardo alla rovina di Gerusalemme;
4) - altre infine, riguardo alla riprovazione della Sinagoga e alla
dispersione degli Ebrei. Di queste ultime, data la loro importanza,
tratteremo a parte, insieme alle profezie sugli Ebrei, fatte nell’Antico
Testamento.
Profezie di Gesù riguardo alla sua vita
Gesù aveva predetto che sarebbe stato tradito da Giuda (Mt. 26,21
-25; Mc. 14,20; Lc. 22,21; Gv. 6,71); abbandonato dai suoi discepoli
(Mt. 26,21; Mc. 14,27; Gv.. 16,32); rinnegato da Pietro (Mt.
26,30; Mc. 14,34; Lc. 22,34; Gv. 13,38); consegnato ai principi
dei sacerdoti, agli scribi e ai farisei, che lo condanneranno a morte
e lo daranno in mano ai gentili, e lo insulteranno e gli sputeranno
in faccia, lo faranno morire in croce; ma il terzo giorno
risorgerà (Mt. 20, 17-19; Mc. 10,32-34; Lc. 10,31-33; Gv. 12,32).
In vari passi del Vangelo è facile riscontrare l’avveramento di tutte
queste profezie (Vedi Mt. 26; Mc. 14; Lc. 22 e Gv. 18).
Qualcuno potrebbe obiettare: «Perché quando queste profezie furono
avverate gli Apostoli furono così tardi a capire e a credere?». Il fatto
è che fece loro velo il concetto diffuso in mezzo agli Ebrei, che
credevano il Messia un liberatore materiale dalla dominazione dei
Romani. Del resto, per la nostra fede, serve maggiormente la incredulità
degli Apostoli, che se fossero stati nella aspettativa della
RESURREZIONE e avessero considerata la Passione e la Morte di Gesù, come
una cosa che doveva avvenire. S. Luca (1,31-34) viene a darci la
risposta: «Gesù, presi in disparte i Dodici, disse loro: Ecco,
noi andiamo a Gerusalemme e si adempiranno tutte le cose dette dai
Profeti, riguardo al Figlio dell’uomo; Egli sarà dato nelle mani dei
Gentili, sarà schernito e flagellato e coperto di sputi. E dopo averlo
flagellato, lo uccideranno; ma egli risorgerà il terzo giorno. E quelli
nulla compresero di tutte quelle cose, ed il senso di esse era loro
nascosto e non afferravano quanto veniva loro detto».
Profezie di Gesù
riguardo alla Chiesa
Gesù predisse che la sua Chiesa, fondata su Pietro, avrebbe superato le
insidie dell’inferno: «E io ti dico, che tu ei Pietro e su questa
pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno
contro di Lei (Mt. 16,18). Sono crollati gli imperi e coloro che
avevano predetto imminente la fine della Chiesa. Questa senza armi
materiali, senza cannoni, senza bombe atomiche, nonostante tutte le
persecuzioni, continua nei secoli e si è estesa in tutto il mondo. Anche
questo aveva predetto Gesù: «Andate, ammaestrate tutte le genti».
«Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt. 28,20). E
ancora: «Sarà predicato questo Vangelo del Regno in tutto il mondo,
per testimonianza a tutte le nazioni» (Mt. 24,14; Mc. 13,10).
Predice che sarà annunziato quanto aveva fatto la peccatrice pentita,
che gli aveva profumato i piedi, lavati colle sue lacrime durante il
banchetto: «Vi dico in verità che in tutto il mondo, ovunque sarà
predicato questo Vangelo, si racconterà in sua testimonianza quanto essa
ha fatto» (Mc. 14,9).
Gesù inoltre ha predetto che sarebbe stato segno di amore e di odio
fino alla fine del mondo, e come Lui, avrebbero perseguitato i suoi
seguaci.
Sarà amato per la dolcezza del suo giogo (Mt. 2,29 - 30) e per
l’amore che ci ha portato, morendo in croce. «Quando sarò esaltato da
terra trarrò tutto a me» (Gv. 12,32). I martiri lo ameranno tanto da
dar la vita per Lui, quando con una sola negazione avrebbero potuto
scampare dalla morte: le vergini, i confessori, gli apostoli, avrebbero
consacrata a Lui tutta la loro vita. I suoi seguaci Lo avrebbero amato
coll’osservanza dei suoi comandamenti.
Predisse le persecuzioni ai suoi fedeli: «Sarete odiati da tutti a
causa del mio nome» (Mt. 10,22). Basta dare uno sguardo alla storia
e alla cronaca dei nostri tempi per riscontrare l’avveramento di queste
profezie.
La rovina di
Gerusalemme
Un’altra profezia enunziata da Gesù è quella della rovina di Gerusalemme
(Mt. 24; Mc. 13; Lc. 21 e 19,34 - 44). Era l’ultima settimana prima
della Passione. Gli Apostoli contemplavano la bellezza della facciata
esterna del Tempio, considerato come una delle meraviglie del mondo.
«Maestro, guarda che pietre, che fabbrica!», gli dice uno degli
Apostoli. Ma Gesù risponde: «Vedi tu questi grandi edifici? Non
rimarrà pietra sopra pietra che non sia diroccata». «Quando
avverranno queste cose?», domandano gli Apostoli. Gesù allora
predice anche i segni precursori e cioé: «Sorgeranno falsi
cristi e falsi profeti e sedurranno molti. Vi saranno terremoti,
carestie, pestilenze fenomeni spaventevoli e grandi segni nel cielo».
I seguaci di Gesù subiranno persecuzioni dalla Sinagoga. Infatti
alla fine della «tribolazione» di questi giorni, Gerusalemme sarà
circondata da eserciti, gli Ebrei in gran parte saranno passati a fil di
spada e gli altri, fatti prigionieri andranno a rifornire i mercati di
schiavi; Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili e la somma abominazione
della desolazione predetta dal Profeta Daniele sarà il culto idolatrico
impiantato nel luogo santo. Gesù risponde agli Apostoli anche riguardo
al tempo in cui accadrebbero questi fatti: «In verità vi dico: non
passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga».
Con questa profezia Gesù aveva unita quella della fine del mondo.
Lasciando da parte la esecuzione di questa che deve ancora avvenire, noi
vediamo in quello che era stato annunziato per Gerusalemme, l’esatto
avveramento di tutto. Ce ne dà le notizie più diffuse lo storico ebreo
Giuseppe Flavio nel suo libro «La Guerra Giudaica» e con
lui altri storici pagani. Questi non solo ci parla della distruzione di
Gerusalemme, avvenuta nel 70, ma anche dei segni precursori
avvenuti nei quaranta anni intercorsi fra la profezia di Gesù e questa
data. La carestia si abbatté su Gerusalemme nel 44 (Atti degli Apostoli
11,27-30) e in Roma nel 63 (Tacito, Annali 12,43) e in varie parti
d’Italia in seguito alle guerre civili: vi furono terremoti, in Italia
nel 51, in Laodicea nel 60; in Pompei nel 63. Nel 65 la peste devastò la
Campania. A Roma in pochi mesi morirono 30.000 persone. Con i decreti di
Nerone la violenza si estese in tutto l’impero, compresa la Palestina e
con essa scoppiarono guerre e rivoluzioni (Flavio ib. lI, 17 - 10; 18, 1
- 8).
Fra gli impostori del popolo (che si presentavano come Messia), Flavio
cita un certo Teuda, nel 45 sotto Claudio, e un certo
Egiziano che radunò 30.000 seguaci sul monte Oliveto. Lo stesso
ricorda fatti prodigiosi, come una cometa a forma di spada che comparve
a Gerusalemme per un anno intero. Intorno al Tempio e all’altare apparve
una notte un gran chiarore, che fu visibile per una mezz’ora. La porta
del Santuario nel Tempio, tanto pesante che erano necessari venti uomini
per smuoverla, si aprì da sé, mentre fuori si vedevano nell’aria,
attraverso le nubi, carri pieni di soldati, che circondavano la città.
In una notte di Pentecoste i sacrificatori al Tempio udirono più volte
una voce: «Uscite di qui», preceduta da uno strano rumore. Per
sette anni un campagnolo per nome Gesù, girava per le strade gridando: «Voci
da Oriente, voci da Occidente, voci su Gerusalemme e sul Tempio».
Finché il giorno in cui la città fu assediata, alle maledizioni abituali
aggiunse: «Guai anche a me» e colpito da una pietra moriva.
Nel 66 scoppiava una rivolta provocata dal procuratore Floro. Il
Proconsole di Siria Sestio Gallo marcia sulla città ribelle, ma dopo
esservi entrato deve battere in ritirata. Roma non poteva sopportare un
affronto simile. Ecco perciò nell’aprile del 70 le armate di Roma
comandate da Tito, pongono l’assedio a Gerusalemme. Ne segue la fame. Si
racconta di madri che sgozzano e mangiano i loro bambini. Finalmente
avviene l’ultimo assalto. Giuseppe Flavio parla di un milione e
centomila morti. Altri novantasettemila sono sottoposti ai più spietati
supplizi. In tre giorni la città è rasa al suolo. Nonostante il divieto
di Tito, un soldato romano «spinto da una forza divina» incendia il
Tempio, gettando un tizzone da una finestra. Si sviluppa un grande
incendio, che non si riesce a domare. Dopo poco rimane solo cenere e
macerie. Proprio in quel luogo i legionari romani piantano le loro tende
e offrono agli dei i loro sacrifici (ib. VI, 3, 4; 9,3); Tacito (Ann.
2,17). Si erano salvati i Cristiani, che memori delle profezie, nel 67
erano fuggiti nella città di Pella, al di là del Giordano (Eusebio, ivi
1,3, c. 5).
Più tardi (nel 362), Giuliano l’Apostata che voleva smentire la
profezia di Gesù, che aveva detto che non sarebbe rimasta pietra su
pietra, finisce invece di compierla. Aveva mandato operai a togliere
le macerie fino alle fondamenta per costruirvi di nuovo; ma terminata
l’opera di demolizione, quando si sta per mettere la prima pietra — ci
racconta lo storico pagano e ufficiale imperiale Ammiano Marcellino
(Rerum gestarum 1,23 c. 1): «spaventevoli globi di fuoco
improvvisamente lampeggiarono a più riprese in mezzo agli operai e ne
uccisero un gran numero e resero il luogo inaccessibile. Poiché tutti
gli elementi parevano sfavorevoli, si dovette abbandonare l’impresa».
Così la profezia veniva compiuta con tutta esattezza.
I miracoli e le
profezie di Gesù mostrano la divinità della sua dottrina.
Come abbiamo dimostrato, le profezie fatte da Gesù, e che troviamo con
sicurezza storica nel Vangelo, sono divine. Infatti non sono semplici
congetture o previsioni, ma sono annunzi certi e precisi,
determinati nelle minime circostanze di luogo, di tempo, di persone.
Essendo futuri contingenti, cioè dipendenti dalla libera volontà
degli uomini, soltanto Dio poteva conoscerli in precedenza.
Infine, Gesù ha fatto queste profezie mettendole in relazione con
la sua Missione divina, in modo che avessero valore di un segno
certo che Egli era l’Inviato di Dio.
Dopo aver predetto il tradimento di Giuda, Gesù aveva detto: «Ve
lo dico ora prima che avvenga, affinché, avvenuto che sia, crediate che
sono io» (Gv. 13,19).
Così pure, annunziando le persecuzioni agli Apostoli, aveva aggiunto: «Questo
ve l’ho detto, affinché quando avverrà vi ricordiate che ve ne ho
parlato» (Gv. 16,4).
In un certo senso possiamo dire che le profezie ci danno un argomento
più forte degli stessi miracoli, perché alcune di esse, come la
continuità della sua Chiesa, le persecuzioni, l’odio e l’amore a Cristo,
la dispersione degli Ebrei ed altre, durano tutt’ora.
LE PROFEZIE
MESSIANICHE
Alle profezie fatte da Gesù, dobbiamo aggiungere le profezie fatte
riguardo a Lui nell’Antico Testamento.
Per studiarle ci rivolgiamo ad una fonte ineccepibile: I libri
dell’Antico Testamento conservati anche dagli Ebrei.
E meraviglioso leggere le narrazioni che ci descrivono la vita di
Gesù e gli avvenimenti più importanti che la circondano sapendo che sono
state scritte da circa 1500 a 435 anni prima della venuta di Lui.
Noi accenneremo solo alle principali, e saranno più che sufficienti a
darci una prova viva e irrefragabile della divinità della missione
rivelatrice di Cristo.
Molte volte gli stessi Vangeli si riferiscono alle Profezie
Messianiche. Essi hanno frasi come queste: «Affinché si
adempissero le Scritture; come ha detto il Profeta; ecc.». Gesù
stesso, anzi, dice: «Voi investigate le Scritture... E son proprio
quelle che parlano in mio favore» (Gv. 5,39).
Quando gli Evangelisti, o Gesù, parlavano in questo modo, richiamavano
l’attenzione degli ascoltatori a controllare come si adempivano
perfettamente in Lui.
Appunto per queste profezie, fino dal paradiso terrestre, gli uomini
aspettavano il Messia, il Liberatore, Colui che doveva
liberare il suo popolo dai peccati. Il popolo Ebreo si sentiva il
«popolo eletto», perché sapeva che da esso sarebbe venuto il Cristo.
Questa speranza lo sosteneva nelle lotte e nella schiavitù, e la
preghiera si innalzava al Cielo, perché presto discendesse l’Emmanuele,
Dio con noi.
Subito dopo il peccato, Dio ne fece la promessa. Aveva detto nella
condanna al serpente: «Porrò inimicizia fra te e la Donna, fra la tua
progenie e la progenie di Lei: Essa ti schiaccierà la testa e tu
insidierai al suo calcagno». (Gn. 3,15).
Queste parole sono chiamate «Protoevangelo» cioè «primo lieto
annunzio».
Più tardi Dio promette ad ABRAMO una numerosa discendenza, dalla
quale verrà la benedizione per tutti gli altri popoli: «Farò di te
una grande nazione, ti benedirò e farò grande il tuo nome e tu sarai una
benedizione.., in te saranno benedette tutte le nazioni della terra»
(Gn. 18,18; 22,18).
Simili promesse saranno ripetute a ISACCO e a GIACOBBE, il
quale sul letto di morte vede che il Messia discenderà dalla stirpe di
suo figlio Giuda: «Giuda, te loderanno i fratelli.., e a te si
prostreranno i figli di tuo padre... Lo scettro non sarà tolto da Giuda,
e il principe della stirpe di lui, finché non venga Colui che deve esser
mandato, Colui che sarà l’aspettazione delle genti» (Gn. 49,10).
A MOSÉ il Signore dice che dal suo popolo farà sorgere un profeta
simile a Lui: «Mi disse il Signore: Io susciterò loro di mezzo ai
miei fratelli un profeta simile a te; e porrò le mie parole nella sua
bocca ed egli dirà tutto quello che io avrò comandato. E se qualcuno non
vorrà ascoltare le parole che Egli dirà in mio nome, io ne farò
vendetta» (Dt. 18,15-19).
Fin qui l’annunzio della sua venuta come Liberatore e Annunziatore della
Rivelazione di Dio. Ma i profeti seguenti delinearono sempre più
particolareggiata la sua figura. ISAIA (11,1) e GEREMIA
(23,5; 33,15 - 16) annuncieranno che sarà della stirpe di David;
MICHEA (5,2 - 5) che nascerà in Betlemme: «E tu Betlem Efrata,
tu sei piccola fra le mille (città) di Giuda:
ma da te ne uscirà Colui che deve esser dominatore in Israele... la cui
generazione è da principio dei giorni della eternità, sarà glorificato
fino agli ultimi confini del mondo. Egli sarà la pace». Questa
profezia ha riscontro quando i Magi a Gerusalemme interpellarono Erode,
che con le Scritture consultate dai sacerdoti può dir loro dove è nato
il Messia (Mt. 2,6).
DAVID, pone sulle labbra del Messia: (Sal. 21,7 -9, 7-1) «Ma
io sono un verme e non un uomo, l’obbrobrio degli uomini e il rifiuto
della plebe. Tutti quelli che mi vedono mi deridono:
borbottan colle labbra e scuoton la testa: Ha sperato nel Signore: il
Signore lo salvi, lo liberi giacché gli vuoi bene. Una frotta di maligni
mi ha assalito. Han trafitto le mie mani e i miei piedi, han contato
tutte le mie ossa. Si son divisi le mie vesti, sopra la tunica han
gettato la sorte». Gesù, sulla Croce applicò a sé stesso
questo salmo. (Mt. 27, 46; Mc. 15,34).
ISAIA (7, 14) annunzia ancora che nascerà da una Vergine,
che sarà chiamato l’Emmanuele, che significa «Dio con noi»
e ancora: «Meraviglioso ideatore, Dio possente, Padre perpetuo,
Principe della Pace» (Is. 8, 8, 18). Predicherà cominciando
dai confini della terra di Zabulon e di Neftali (Is. 9,12); darà la
lieta novella ai poveri (Is. 61,1 - 12) e confermerà la sua predicazione
coi miracoli (Is. 35, 4-3). In un cantico sublime ne descrive poi la
passione (Is. 53, 4 - 6; 9). «Egli ha preso sopra di sé i nostri
mali, ha portato i nostri dolori; e noi l’abbiamo guardato come un
lebbroso, come un percosso da Dio e umiliato. Egli invece è stato
piagato per le nostre iniquità, è stato trafitto per le nostre
scelleratezze: piombò su di Lui il castigo che ci ridona la pace, per le
sue lividure siamo stati risanati. Noi tutti siamo stati come pecore
erranti; ciascuna aveva deviato dalla sua strada e il Signore pose
addosso a Lui l’iniquità di noi tutti! Fu oppresso e si sottomise e non
aprì la sua bocca... Gli si diede sepoltura con gli empi e coi
malfattori la sua tomba. Davvero non ha commesso iniquità e non vi fu
menzogna nella sua bocca. Jahvè volle schiantarlo nella sofferenza».
Il profeta DANIELE (8, 24) annunzia perfino il tempo in
cui nascerà il Messia: «Settanta settimane di anni sono state fissate
per il tuo popolo fino al Cristo...». OSEA (11,1) e
GEREMIA (31,15) parleranno anche del suo esilio in Egitto.
ZACCARIA (9,9 - 10) annunzia il suo ingresso in Gerusalemme: «Esulta
grandemente, o Figlia di Sion, giubila, o figlia di Gerusalemme: ecco
viene a te il tuo re, il giusto, il Salvatore: Egli è povero e cavalca
un’asina e un asinello... Egli annunzierà la pace alle nazioni e il suo
dominio sarà da mare a mare».
Altre numerose profezie si soffermano sul nuovo regno, la nuova
Gerusalemme, che sarà fondata da Gesù: la Chiesa.
Dice GEREMIA (3, 16-17): «Allora l’arca dell’alleanza sarà
dimenticata, non sarà più visitata, non sarà più fatta. In quel tempo si
raduneranno nel nome del Signore». E SOFONIA (2, 11): «Il
Signore annienterà tutti gli dei della terra, e gli uomini adoreranno
Lui, ciascuno nel suo paese». E ancora DANIELE (7, 14): «Tutti
i popoli, tribù e lingue a Lui serviranno; la sua potestà è potestà
eterna che non gli sarà mai tolta e il suo regno non sarà mai distrutto».
Manderà i suoi Apostoli in tutto il mondo: ISAIA (66, 19 - 22):
«E porterò in loro un segno, e quei che saranno salvati li manderò
alle genti d’oltre mare, in Africa, in India, ai tiratori d’arco, in
Italia, in Grecia, alle isole lontane, a coloro che non hanno udito
parlare di me e non videro la mia gloria... E condurranno tutti i vostri
fratelli di tutte le nazioni in dono al Signore, su cavalli, su cocchi,
nelle lettighe, su muli e sopra carrozze, al monte mio santo di
Gerusalemme. Dice il Signore, a quel modo che i figli d’israele recano
l’offerta in mondo vaso alla casa del Signore».
Col Suo Regno il suo trionfo (Is. 11, 10): «Il suo sepolcro
sarà glorioso, e il Santo non sarà soggetto a corruzione (Sal. 15,
10)». «E lo adoreranno tutti i re della terra, lo serviranno tutte le
genti» (Sal. 71, 11).
Non continuiamo nelle citazioni. Tutto l’Antico Testamento è un cantico
di gloria al Messia futuro. Chi vuoi meditare, troverà, dopo gli annunzi
di MOSÉ, SAMUELE, NATAN, DAVID, ELlA, ELISE0, l’epoca di coloro che più
specificatamente furon chiamati i profeti: i quattro maggiori,
per la maggiore ampiezza delle loro profezie: ISAIA, GEREMIA,
(coll’aggiunta di BARUCH), EZECHIELE, DANIELE; e i dodici minori
AMOS, ABDIA, GIONA, OSEA, MICHEA, GIOELE, NAUM, ABACUC, S0F0NIA, AGGEO,
ZACCARIA e MALACHIA, che vanno dal principio del IX secolo avanti Cristo
con ABDIA, terminando con MALACHIA, verso il 43S.
La storia ha mostrato l’esatto avveramento di tutte le profezie. Solo
Dio poteva veder il futuro e porlo nella visione dei profeti con la
lucidità di una cosa vista, tanto che il poeta poteva cantare: «e
degli anni ancor non nati Daniel si ricordò» (Manzoni, la
RESURREZIONE).
Così le profezie ci dicono l’intervento di Dio a conferma della divina
Rivelazione presentata dal Cristo.
Oltre le profezie date con l’annunzio, Dio ha prefigurato la vita del
Suo Figlio fatto Uomo nella figura di vari personaggi dell’Antico
Testamento. Sono figura di Gesù: Abele, sacrificato dal fratello;
Isacco, pronto ad essere immolato dal padre; Giuseppe,
venduto e condotto in esilio; Melchisedech, il sacerdote che non
offre vittime di animali, ma il pane e il vino; Mosè, che salva il
suo popolo. — In antitesi Adamo è padre di tutti gli uomini e
li conduce alla morte; Gesù è il nuovo Adamo, che dà loro la
vita.
L’Arca di Noè, unico mezzo di salvezza nel diluvio, è
figura della Chiesa, arca di salvezza.
La Manna è figura dell’Eucaristia.
Il serpente di bronzo innalzato nel deserto per guarire i
morsicati dai serpenti figura la salvezza che troveranno i credenti,
guardando alla croce.
IL MISTERO EBRAICO
Fra le profezie dell’Antico Testamento, che ci preannunziano il Messia,
dobbiamo dare uno speciale rilievo ad alcune che riguardano il popolo
Ebreo, anzi a queste dobbiamo aggiungerne altre che troviamo nel Nuovo
Testamento.
Ci sembra — dopo la RESURREZIONE di Gesù — l’argomento più probativo e
impressionante sulla origine divina di Gesù, (Gesù viene da Dio ed è
Dio stesso), perché ne vediamo nei secoli l’avveramento, già
avvenuto in parte quasi a continuazione, mentre attendiamo l’adempimento
della parte finale.
Già 3400 ((Come abbiamo già notato a pag. 33 le date che si riferiscono
a queste epoche non trovano concordi tutti gli autori, per la grande
difficoltà di determinane con esattezza) anni fa nel Deuteronomio
30,1-5) si parla della dispersione e ritorno del popolo Ebreo:
Dopo una seconda promulgazione della legge, Iddio promette benedizioni
al popolo per l’osservanza, maledizioni per l’infedeltà, e seguono le
promesse al popolo prevaricatore e pentito: «Quando dunque si saranno
in te adempiute queste cose che io ti ho detto, sia la benedizione e sia
la maledizione che io ti ho messo dinanzi, e che mosso dal pentimento
del tuo cuore, di mezzo a tutte le nazioni tra le quali il Signore Dio
tuo t’avrà disperso farai ritorno a Lui, per obbedire te e tutti i tuoi
figli, di tutto cuore e con tutta l’anima ai suoi comandamenti che oggi
ti bandisco; il Signore Dio tuo ti condurrà dalla schiavitù, avrà dite
misericordia e di nuovo ti riunirà d’in fra tutti i popoli tra i quali
prima ti aveva diviso».
«Se anche tu fossi stato disperso sino all’estremità della terra,
di li ti ritorrà il Signore Iddio tuo, e ti prenderà, e t’introdurrà
nella terra che i Padri possederono, e tu la possederai, e benedicendoti
ti farà crescere di numero più ancora dei tuoi padri».
«Il Signore Dio tuo circonderà il tuo cuore e quello della tua
discendenza, così che tu ami il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con
tutta l’anima, e tu abbia vita».
Nato nel 540 a. C. il profeta Daniele (8,24-27), aveva predetto che il
popolo non avrebbe avuto più il tempio: «Settanta settimane sono
state fissate per il tuo popolo... (l’Unto) salderà l’alleanza
con molti in una settimana, cesserà l’offerta e il sacrificio, e nel
tempio vi sarà l’abominazione della desolazione, e fino alla
consumazione e al termine perdurerà la desolazione».
Vi sarebbe invece stato un nuovo sacrificio. Malachia (a. 450 a.
C., 1,10-11) “Io non sono contento di voi, dice il Signore degli
eserciti; io non accoglierò l’offerta dalle vostre mani. Perché da dove
sorge il sole fin dove tramonta il mio nome è grande fra le genti; e in
ogni luogo si sacrifica e si offre al mio nome un’ostia pura».
Paolo Apostolo annunzia la conversione d’Israele (Rom. 11,25-
17); «Poiché io non voglio, o fratelli, che ignoriate questo mistero
(affinché non siate entro voi stessi orgogliosi), che è avvenuto un
induramento in una parte d’Israele e ciò finché non sia entrata la
totalità dei gentili; allora tutto Israele si salverà, conforme sta
scritto: Verrà da Sion il liberatore e allontanerà l’empietà da
Giacobbe. E questo sarà il mio patto con loro, quando io abbia
cancellato i loro peccati. Dico dunque, forse ché non inciamparano in
modo di essere caduti? No certo; ma col fallo loro n’è venuta la
salvezza delle genti per suscitare la loro gelosia. E se il fallo loro è
ricchezza del mondo, e la diminuzione loro è ricchezza delle genti,
quanto più sarà la loro pienezza» (11-12).
Gesù stesso aveva predetto degli Ebrei: «Gerusalemme sarà calpestata
dai Gentili, finché i tempi dei Gentili non siano compiuti». (Lc.
21,24).
Esaminando queste profezie, ne vediamo continuare nei secoli
l’avveramento. Il mistero Ebraico è davvero un assurdo (Cfr.
LOMBARDI: Orientamenti fondamentali (Ed. Civiltà Cattolica, Roma.
1952, pagg. 119 e seg.), che non si può spiegare se non coll’adempimento
di quanto era stato predetto.
Dopo che Tito ebbe dispersi gli Ebrei in tutte le provincie dell’impero,
non rimasero in pace quelli che erano o ritornarono nella Giudea.
Adriano condusse una guerra spietata contro di loro, che erano insorti,
guidati da un certo Simone Bar Kokhebhah, in una lotta durata tre anni
(132-135) nella quale ne uccise ben 580.000. Gli altri furono deportati
nelle provincie, moltissimi come schiavi.
Così la loro dispersione nel mondo era completa. Passano nelle varie
Nazionì. Continuano nei secoli le persecuzioni. Benché dispersi per
tanti secoli, continuano però a sussistere, in eccezione alle leggi che
regolano tutti gli altri popoli. In Italia, durante i secoli sono calate
genti da tutte le nazioni, eppure a Poco a Poco restano assorbite nel
Popolo della nuova terra e non si riconoscono quelli che erano i Fenici,
gli Etruschi i Romani i Greci, i Turchi i Galli o più tardi gli Spagnoli
i Francesi, gli Austriaci, ecc. Sono tutti Italiani Così i diversi
Popoli che emigrano nelle Americhe. Invece gli Ebrei non restano
assorbiti ma ben distinti in qualunqe nazione vadano.
Col Nuovo Sacrificio essi non hanno più Sacerdozio e conseguentemente
non possono avere né Tempio né altare.
Dopo Adriano ci fu la Confusione delle Tribù, per cui non è possibile
distinguere la genealogia di Aronne dalla quale sola per generazione
fisica si trasmetteva il Sacerdozio. I rabbini non sono sacerdoti ma
semplicemente maestri.
Dopo la Seconda guerra mondiale, alcuni milioni di Ebrei hanno
fondato lo Stato di Israele. La loro riunione completa avverrà alla fine
del mondo e si convertiranno in massa.
Intanto queste profezie così pienamente avverate ci dicono una volta di
più la missione messianica del Cristo.
CAPITOLO QUARTO
SUBLIME BELLEZZA DELLA RIVELAZIONE CRISTIANA
Dopo i segni positivi ed oggettivi che abbiamo portato a prova della
Rivelazione Cristiana, è logico dare uno sguardo alla sublimità di
questa dottrina.
La bellezza armoniosa della Rivelazione, vista a questo punto, ci dà una
nuova conferma della sua divina origine. Questo argomento, se da solo
non sarebbe sufficiente, collegato con gli altri segni acquista una
importanza particolare. Non potrebbe essere Rivelazione di Dio una
dottrina che contenesse errori o imperfezioni.
Nelle false Religioni, che pur si dicono rivelate, incontriamo, accanto
ad alti insegnamenti, dei punti oscuri e delle norme che a volte
raggiungono il segno evidente dell’errore e del male (Cfr. p. 30 s.).
Niente di tutto questo nella Rivelazione Cristiana, anzi, tutta la
dottrina ha in sé una sublime bellezza.
Purissima e sublime l’idea di Dio, spirituale, eterno, onnipotente,
santissimo, onniprovvidente, infinito. Salva l’unità assoluta della sua
natura, è trino nelle Persone: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.
Dio ha creato tutto dal nulla e l’uomo a sua immagine e somiglianza,
innalzandolo alla partecipazione della sua natura per mezzo della grazia
e arricchendolo di altri doni.
L’uomo, miseramente caduto per il peccato originale, trova la
misericordia di Dio, che manda il Redentore, che è lo stesso suo Figlio
incarnato e fatto Uomo per noi. Gli ridona la grazia e lo arricchisce di
essa per mezzo dei Sacramenti nella partecipazione della vita della
Chiesa, che è il Corpo Mistico di Cristo.
La vita morale dell’uomo si perfeziona per mezzo della grazia e l’uomo
può raggiungere così il suo fine che è il godimento di Dio nel Paradiso.
Per raggiungere una perfezione più elevata la dottrina di Cristo oltre i
precetti, gli offre dei consigli che lo guidano a vette più sublimi
nella unione con Dio.
L’individuo, la famiglia, la società, sono considerati in modo alto e
degno; i diritti e i doveri sono collegati armonicamente nel rispetto
più alto dell’individuo, elevato alla dignità di figlio di Dio, nella
santità della famiglia, nella difesa dei diritti sociali.
Viene esaltato tutto ciò che è onesto e santo in un equilibrio
meraviglioso fra ciò che è spirituale e materiale.
Tutto è vivificato con la legge suprema dell’amore tra i
fratelli, tutti figli dello stesso Padre che è nei cieli.
La dottrina cristiana risponde poi alle esigenze e alle aspirazioni
dell’uomo. Essa presenta all’intelletto le verità più sublimi,
alla volontà un Bene infinito, Iddio che appagherà in pieno le
aspirazioni sovrumane del cuore umano che ha bisogno di un bene infinito
e non è appagato dai beni della terra e l’uomo non è costretto,
ma vi si indirizza con libera volontà sostenuta dalla grazia.
Questa dottrina è così meravigliosa che nonostante le rinunce che
impone, si estende rapidamente in tutto il mondo, anche a costo della
vita e del sangue che debbono dare molti dei suoi seguaci.
CAPITOLO QUINTO
LA MERAVIGLIOSA PROPAGAZIONE
La diffusione del Cristianesimo è veramente meravigliosa. Subito fin da
principio si operano conversioni in massa, che hanno dello strabiliante.
Già il giorno della Pentecoste, dopo il discorso di Pietro, sono 3.000
poi ancora 5.000 uomini che si fanno battezzare e così entrano nella
Chiesa; in seguito a qualche settimana si trovano ad essere una
moltitudine crescente di uomini e di donne (Mt. 2,41; 4,4; 5,14).
Per gli Ebrei, passare al Cristianesimo non era la cosa più facile. Il
Sinedrio, che già aveva condannato a morte Gesù, si faceva sempre più
furibondo verso i suoi seguaci. Farsi cristiani, per la maggioranza
significava dover abbandonare la propria casa e fuggire in altre
regioni.
Così per la conquista dei gentili, le difficoltà erano immense.
Quantunque ci fossero delle circostanze storiche favorevoli — come la
facilità della lingua: il greco vernacolo usato universalmente, il mondo
greco-romano riunito e facilitato nelle sue comunicazioni, gli Ebrei che
nella dispersione erano sparsi un po’ in tutti i centri — pure la
preparazione e i mezzi usati per diffondere il cristianesimo, umanamente
erano quanto di più debole si potesse trovare. Gesù lo aveva predicato
appena tre anni finendo sul patibolo infame della croce. Si era scelto
pochi discepoli e per giunta rozzi e ignoranti, paurosi e senza mezzi.
Non aveva promesso nulla di terreno, ma solo povertà, persecuzione e
martirio. Se alcune false religioni hanno avuto facilità di diffusione
perché lasciavano andare il freno delle passioni umane e alle comodità
della vita, il Cristianesimo non presentava quaggiù altro che una
dottrina difficilissima a credersi con tutti i suoi misteri e onerosa a
praticarsi, richiedendo purezza fino nei pensieri, amore fino ai nemici,
dedizione fino al martirio. Saranno quei pochi rozzi pescatori a
iniziare la predicazione, senza spada, senza ricchezze, senza una
preparazione scientifica umana, senza l’appoggio dei potenti, andando
contro le prevenzioni e gli ostacoli di un mondo dotto, potente,
immorale, contro il fanatismo dei Giudei e dei pagani.
Eppure, il Cristianesimo che inizia la sua marcia trionfale a
Gerusalemme, passerà subito in mezzo al mondo dei gentili,
penetrando in tutte le classi sociali: dagli schiavi e dai poveri, fino
ai sapienti, quali Sergio Paolo, Dionigi l’Areopagita, Giustino,
Atenagora, Aristide, Tertulliano: fino al Senato e al palazzo stesso
dell’Imperatore, con Aulo Plauzio, Tito Flavio Clemente con le due
Domitille, consanguinei dell’Imperatore; col senatore Apollonio,
Pud ente, Anneo, Pomponio e più tardi Valeriano, Metello, Cecilio
e i più bei nomi del patriziato romano.
Gli Apostoli si diffondono per tutto il mondo allora conosciuto.
Straordinari furono i successi del Vangelo ad Antiochia, dove i seguaci
di Gesù per la prima volta si ornarono del nome di «Cristiani».
Ma dalla Palestina e l’Asia Minore gli Apostoli passarono
all’Italia, all’Egitto, alla Grecia, alla Spagna,
alla Gallia e dovunque possono penetrare. Gesù ha comandato loro
di predicare il Vangelo a tutte le creature. Quando intorno al 1550
Francesco Saverio passerà per le Indie, vi troverà un gruppo di
Cristiani che avevano conservato la fede e le pratiche religiose
predicate loro dall’Apostolo Tommaso.
Già l’Apostolo S. Paolo nel 57 poteva scrivere ai Romani (1,8) «Rendo
grazie a Dio... perché la vostra fede è già annunziata in tutto il mondo».
Gli stessi storici pagani riconoscono la meravigliosa propagazione del
Cristianesimo. I Cristiani di Roma, incolpati calunniosamente da Nerone
dell’incendio, sono «una moltitudine ingente». Plinio il
Giovane in una lettera-rapporto dell’anno 112, chiede
istruzioni a Traiano per la impossibilità di applicare le leggi contro i
Cristiani, che sono ormai folle innumerevoli, non solo nella città, ma
ancora nelle campagne.
E fra gli scrittori ecclesiastici, Tertulliano (Apologetico 37)
circa il 200 poteva dire: «Siamo di ieri e abbiamo riempito le vostre
città, le isole, i castelli, i municipi, gli stessi accampamenti, le
tribù, le decurie, il Palatino, il senato, il foro: solo vi lasciamo i
templi».
Terminate le grandi persecuzioni la evangelizzazione si estende sempre
più.

S. Martino (+ 397) evangelizza la Gallia;
S. Gregorio (+ 331) l’Armenia;
S. Frumenzio (+329) l’Etiopia;
S. Cristiano (+ 326) gli Iberi;
S. Patrizio (+465) l’Irlanda;
S. Severino (+ 489) l’Austria Meridionale;
S. Miniano (+ 410) la Scozia;
S. Avito (+515) i Burgundi;
S. Clotilde (+545) e S. Remigio (+ 533) i Franchi;
S. Agostino di Cantorbery (+ 604) con trenta Monaci Benedettini
inviati da S. Gregorio Magno, gli Anglosassoni;
S.
Amando (+
676) e S. Lamberto (+ 708) il Belgio;
S.
Bonifacio
(+ 754) e S. Willehad (+789) la Germania;
S.
Luggerio
(+ 809) la Westfalia;
S.
Willibrord
(+ 739) la Frisia;
S.
Virgilio
(+784) la Carinzia e la Carniola;
S.
Anscario
(+ 865) la Danimarca e la Svezia;
S.
Cirillo
(+ 867) e Metodio (+ 872) la Boemia e la
Moravia;
S.
Adalberto
(+ 997) la Polonia e la Boemia;
S.
Olga (+
969) la Russia;
S. Olaf II (+ 1030) la Norvegia e la
Groenlandia;
S.
Enrico (+
1160) la Svezia.
Con la fondazione dei grandi Ordini Francescano e Domenicano, le
Missioni prendono un nuovo impulso:
S. Francesco predicava in Egitto e in
Siria
i Martiri Francescani (+ 1220) nel Marocco;
S. Giacinto (Domenicano) (+ 1257) evangelizza la Prussia,
la Curlandia, la Livonia,
la Finlandia;
Raimondo Lullo,
Francescano (+ 1315) il Nord Africa;
Giovanni da
Montecorvino,
Francescano (+ 1330) Pechino;
S. Edvige (+ 1343) la Lituania.
Con la scoperta del Nuovo Mondo dove Cristoforo Colombo, come
primo atto pianta la Croce, Bartolomeo Las Casas
domenicano, (+ 1556) evangelizza l’America Spagnola;
S.
F. Xaverio
(+ 1552) e i Gesuiti l’India, le Molucche,
il Giappone;
Rodolfo d’Acquaviva,
gesuita (+ 1583) il Gran Mogol;
Matteo Ricci,
gesuita (+ 1591) la Cina;
S. Luigi Bertrando, domenicano, (+ 1560) Nuova Granada;
P. Giuseppe detto Eminenza Grigia (+ 1638) e i Cappuccini
il Levante;
P. Marquette, gesuita (+ 1675) il Canadà;
S. Pietro Claver, gesuita, (+ 1654) i Negri di Cartagena
nella Colombia;
Roberto de’ Nobili
(+ 1656) le Indie e Madras;
Alessandro de’ Rhodes,
gesuita (+ 1660) il Tonchino e la Cocincina.
Intanto nel 1622 S. Giovanni Leonardi aveva fondato il
Collegio di Propaganda Fide per la formazione di
sacerdoti nativi, mentre che venivano organizzate le Missioni nella
forma moderna. Il Missionario non partiva più passando da un paese ad un
altro, ma aveva assegnata una determinata zona, più o meno vasta ed era
seguito dal Centro con ogni assistenza possibile.
Nascevano anche le
Grandi Congregazioni Missionane.
Così Mons. Pallu (1684) e le Missioni Estere di Parigi
evangelizzavano la Cina e il Tonchino;
i Sulpiziani il Canadà;
S. Vincenzo De’ Paoli (+ 1660) e i Lazzaristi l’Algeria
e il Madagascar.
Nel 1800 i Padri di Picpus e nel 1816 i Maristi di
Lione evangelizzavano l’Oceania e i Maristi di
Bordeaux il Giappone.
Non diamo qui l’elenco delle numerose Congregazioni sorte nel secolo
diciannovesimo che si sono spinte fino nel cuore dell’Africa e
della Cina e fino agli, estremi confini del mondo (per uno studio
completo vedi GIUSEPPE SCHIMIDLIN, Manuale di Storia Missioni
Cattoliche, Pontificio Istituto Missioni Estere, Milano 1928; e
ALGERMISSEN: La Chiesa e le Chiese, Morcelliana, Brescia
1944).
CAPITOLO SESTO
LA TESTIMONIANZA DEL
MARTIRIO
Gesù aveva predetto la persecuzione e la morte cui i suoi seguaci
sarebbero andati incontro. Infatti ancor prima della conversione di
Saulo, il Diacono Stefano, lapidato a Gerusalemme apre la schiera dei
confessori di Cristo che continua ininterrotta nei secoli: dagli
Apostoli (i quali tutti subirono il martirio compreso S. Giovanni che fu
messo in una caldaia di olio bollente da cui uscì miracolosamente
illeso) fino oggi, a Maria Goretti, a Pierluigi Chanel, ai Missionari e
ai semplici fedeli della Cina, della Russia, e di ogni parte del mondo.
Già gli imperatori romani volevano soffocare nel sangue la Religione di
Cristo e invece, come diceva Tertulliano il sangue dei martiri era
semenza di nuovi cristiani.
Hanno fatto martiri il giudaismo, il paganesimo, lo scisma,
l’eresia, la massoneria, il comunismo, ed ogni altro genere di vizi.
Non c’è stata epoca che non abbia visto la Chiesa imporporata dalla
testimonianza del sangue. Tutta la Tradizione ha considerato il MARTIRIO
COME UNA PROVA DEL CRISTIANESIMO.
Considerato in tutti i suoi elementi, non si può spiegare,
infatti, senza un INTERVENTO DI DIO e perciò è senz’altro un MIRACOLO
MORALE COL QUALE VIENE CONFERMATA LA DIVINITÀ DEL CRISTIANESIMO.
Abbiamo detto: «in tutti i suoi elementi» perché ci sono pure
uomini che hanno dato la vita per nobili ideali, quali l’amor di patria,
l’amore della verità, della libertà, ecc. Ma il numero di questi non è
nemmeno da mettersi in confronto con la schiera interminabile di eroi
cristiani, numerosissimi in ogni tempo. E tra questi elementi sono da
considerarsi:
1) - LA QUALITA’ DELLE PERSONE che subivano il martirio. Non solo erano
giovani coraggiosi e robusti, ma timide donne e perfino bambine e
bambini; eran vecchi, eran persone di qualunque età e condizione. Erano
mamme che lasciavano la creatura appena nata, come Vibia Perpetua; che
esortavano gli stessi figli a sostenere i tormenti, cui assistevano
impavide, per subire tante volte il martirio nel cuore prima che nel
corpo come S. Felicita, madre di sette Martiri, sotto Marco Aurelio, o
che ponevano il figlio ancora agonizzante, sul carro degli altri martiri
già volati al cielo come la mamma di S. Melitone.
2) - LA FACILITA’ DI LIBERARSI. Molte volte sarebbe bastata una parola
di rinnegazione per esser lasciati liberi, un granello d’incenso gettato
nel tripode dei falsi dèi. Avevano le promesse, le lusinghe più
allettanti, l’offerta di tutti i piaceri e gli onori del mondo. E veder
giovanette rinunziare alla mano di nobili personaggi, per conservare la
loro purezza e fede in Cristo, come Agnese, Dorotea, e mille e mille
altre.
3) - L’ASSENZA DI OGNI FORMA DI GLORIA. Non era la gloria di eroi che
cercavano; molte volte venivano condannati a turme oscuramente: nessuno
avrebbe conosciuto nemmeno il loro nome: e andavano cantando, gioiosi
solo di sapere che il loro nome era scritto in cielo.
4) - SENZA ALCUN FANATISMO. Conoscevano le pene che li aspettavano e
pregavano umilmente fiduciosi della forza che Dio loro avrebbe dato, ché
da soli non ce la facevano, come S. Felicita che piange nel carcere per
le doglie del figlio che deve nascere e, al custode che le domanda: «Come
farai dinanzi alle belve tu, che piangi ora?», risponde: «Ora
sono io che soffro, ma là ci sarà un altro in me, che soffrirà per me
perché io andrò a soffrire per Lui!». (Dagli atti autentici del martirio
di S. Perpetua e Felicita).
5) - L’IMMENSO AMORE verso Dio, per cui danno la vita, verso Gesù cui
testimoniano la dottrina, verso i fratelli, cui danno il sacrificio e
l’esempio, verso i persecutori che amano, e per i quali pregano, fino a
destarne il più grande stupore ed ammirazione.
6) - VIVA FEDE perché il corpo li chiamerebbe a risparmiarsi e a non
soffrire, ma la visione della verità e la speranza del cielo fa loro
superare i tormenti.
Tutti questi elementi ci fanno vedere il martire in una luce tutta
particolare; il “fenomeno di uomini coscienti e liberi che sono morti
per la fede Cristiana non è un fatto umano, ma suppone necessariamente
l’intervento di una forza superi ore” (FERRARI, «Il Martirio
Cristiano”, Roma 1913). |