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CRISTOLOGIA |
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TRATTATO QUINTO
Gesù Cristo è il centro di tutta la Teologia. In Lui si ricapitola ogni
cosa. Tutte le cose sono state fatte per Lui, in Lui e con Lui.
Egli è il Verbo del Padre, che facendosi uomo ci ha rivelato la sua
parola. Il Verbo si è fatto carne ed ha abitato in mezzo a noi: abbiamo
visto la sua gloria e le sue umiliazioni di croce. Egli è la via, la
verità, la vita, e nessuno potrà raggiungere il Padre, se Egli non
lo trarrà. Ecco perciò l’importanza somma di questo trattato centrale
che ci parla del secondo principale mistero della Religione. Il trattato si dividerà in tre grandi parti: 1 - GESU’ VERO DIO E VERO UOMO O CRISTOLOGIA, 2 - GESU’ REDENTORE O SOTERIOLOGIA, (Sotèr in greco significa «Salvatore”) 3 - MARIA MADRE DEL CRISTO O MARIOLOGIA. Questa parte ci dice in particolare chi è Gesù Cristo. La divideremo nei seguenti capitoli: 1 - GESU’ VERO DIO E VERO UOMO studiando le due Nature nell’unica Persona del Verbo (UNIONE IP0STATICA). 2 - LA PERSONA ASSUMENTE. 3 - LA NATURA ASSUNTA. 4 - NECESSITA’ E FINE DELL’INCARNAZIONE.
I DOCETI, forse anteriori agli Gnostici, non solo come questi
negavano la Divinità di Gesù, ma affermavano che il suo corpo era solo
un’apparenza (dokeo, in greco sembro).
CAPITOLO PRIMO Gli errori
Alcuni negano la Divinità di Gesù Cristo; altri la sua
Umanità; altri ancora l’unione fra la Divinità e l’Umanità. I - CONTRO LA DIVINITA’
GERINO e gli GN0sTICI fin dal tempo dell’Apostolo S. Giovanni
negavano la Divinità distinguendo fra Gesù, puro uomo, e il
Cristo, qualche cosa di celeste, un Eone: cioè un Essere
intermedio, ma non Dio. II - CONTRO L’UMANITA’
Gli APOLLINARISTI, da Apollinare di Laodicea (a. 350), dicevano
che il Verbo avesse assunto il corpo e un’anima sensibile, ma non
l’anima intellettuale, al cui posto stava la Divinità. Così non sarebbe
stato un vero Uomo, perchè privo dell’anima spirituale.
III - CONTRO L’UNIONE DELLE DUE NATURE GESU’ VERO DIO
Già nel Trattato “Il Rivelatore”, parlando di “Cristo Inviato
Divino”, mandato da Dio a rivelarci la verità, abbiamo dimostrato
storicamente che Gesù aveva affermato di essere il Figlio di Dio. La
prendevano i Vangeli semplicemente come libri storici, che ci narrano
fatti veri. Qui vediamo il Vangelo e tutti i libri sacri, come ispirati
da Dio e li seguiamo secondo l’interpretazione autentica che ce ne dà la
Chiesa, per mandato divino. TESI - Gesù Cristo è vero Dio, cioè il Figlio di Dio Unigenito. E’ DI FEDE
dai vari Simboli e dal Conc. di Calcedonia che definisce:
PROVA: A) - DALL’ANTICO TESTAMENTO preso separatamente non
potremmo dimostrare con chiarezza che Gesù non è solo il Messia, ma il
Figlio di Dio. Se invece lo confrontiamo col Nuovo, quei testi
acquistano una nuova luce e vediamo che, almeno alcune delle profezie
messianiche, non si applicano a un semplice profeta, ma a Colui che è il
Figlio di Dio. Gesù stesso (Mt. 22,41) si richiama al Salmo 109 di DAVID
e dice che se è il “Signore di David” quando come uomo non era
ancora nato, vuoi dire che esisteva già, perchè Dio. Nei LIBRI SAPIENZIALI in vari punti si parla della Sapienza di Dio generata da Dio eternamente. “Il Signore mi ha posseduto fin dall’inizio delle sue vie, prima che fosse alcuna cosa...” (Prov. 8,22). “Primogenito di ogni creatura” (Sap. 7). E potremmo portare ancora molte altre citazioni.
B) - DAL NUOVO TESTAMENTO la dimostrazione è chiara ed esplicita.
a) riportano distintamente quando Gesù dice “Padre mio” o invece “Padre nostro”; b) la confessione di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente”; c) la voce “mio Figlio diletto”; d) la risposta al Tempio e a Caifa; e) la attribuzione dei poteri e delle prerogative divine;
f) il Battesimo si imparte nel nome del Padre del Figlio e
dello Spirito Santo. IN S. GIOVANNI. Fra i vari testi portati: a) il Prologo del Vangelo; b) Gesù a Nicodemo; c) Gesù padrone della vita e della morte; d) legge nel cuore; e) le parole di Marta, ci soffermiamo ad approfondire il primo: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio... Per mezzo di Lui furono fatte le cose tutte; e senza di Lui nulla fu fatto di ciò che è stato fatto... e il mondo è stato fatto per mezzo di Lui... venne nella sua proprietà.., ma a quanti lo accolsero diede potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome... E il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi e abbiamo veduto la sua gloria, come dell’Unigenito del Padre” (Gv. 1, 1-14).
Esaminiamo le singole frasi: Negli ATTI DEGLI APOSTOLI ripetutamente gli Apostoli predicano di “Gesù Figlio di Dio” non solo “uomo santo e giusto... preannunziato da Mosè, ucciso dagli Ebrei, risuscitato ed esaltato da Dio” (3,14), ma ancora “autore della vita” (3,15) “giu dice dei vivi e dei morti” (10, 12) “Signore di tutti” (10, 36) “datore dello Spirito Santo e della grazia” (2, 33; 13,43) tutti compiti che si possono attribuire soltanto a Dio.
IN S. PAOLO.
In moltissimi
testi S. Paolo (parlando ai pagani), più che la Messianicità del Cristo,
mostra che Egli è il Figlio di Dio. Ai Romani (1, 1-4) scrive di
Gesù Cristo promesso dai Profeti “Figlio suo che si è fatto carne
della discendenza di David, che è dichiarato Figlio di Dio... Gesù
Cristo, nostro Signore”, e continua (9,5): che “è sopra tutte le
cose, Dio, benedetto nei secoli”. Gesù vero uomo Contro i Docti e gli Apollinaristi dimostriamo dalla Scrittura (riservandoci di esaminare la Tradizione successivamente) la seguente: TESI - Gesù Cristo è vero e integro uomo, cioè con anima razionate e corpo come lo abbiamo noi. E’ DI FEDE dal Concilio di Calcedonia e dal Simbolo Atanasiano: «Perfetto Dio e perfetto uomo, sussistente di anima razionale e di corpo”. PROVA - Gesù è simile in tutto a noi, eccetto il peccato. A) - NEL CORPO. S. Matteo (1, 1-16) e S. Luca (3,23 ss.), ci descrivono la genealogia umana di Gesù discendente da Adamo e da David; per opera dello Spirito Santo è concepito da Maria Vergine; il Verbo si è fatto carne; viene involto in panni, posto nel presepio, circonciso, abita in mezzo a noi (Mt. 1, 18 ss.; Le. 1, 26 s.; Gv. 1, 14); come gli altri uomini cresce, ha fame, sete, mangia, beve, dorme, è affaticato, versa il Sangue, è pieno di dolori, geme, piange, è flagellato, coronato di spine, crocifisso, muore, viene seppellito. Dopo la sua RESURREZIONE dà a toccare il suo Corpo. Non indichiamo le singole citazioni, perchè si può leggere tutto il Vangelo e da ogni pagina appare la realtà delle azioni umane di Gesù.
B) - NELL’ANIMA. Non solo si rivela in Lui un’anima sensibile
come quando è turbato o freme nello spirito e supplica, come alla morte
di Lazzaro (Gv. 11,33 s), o è oppresso dalla tristezza, dal timore, come
nel Getsemani (Mt. 26, 37; Mc. 14, 33), ma un’anima razionale
come nell’esercizio delle virtù della preghiera in cui passa le
notti (Mt. 1, 35; Le. 6, 12), dell’umiltà (Mt. 11, 29),
dell’obbedienza (Fu. 2, 8; Mt. 26, 27-36; Lc. 22, 19), e quando
sulla Croce raccomanda al Padre il suo Spirito (Lc. 23, 46).
C) - NELL’UMANITÀ COMPLETA. S. Paolo ci dice: “Uno solo è
il mediatore tra Dio e gli uomini: l’uomo Cristo Gesù” (1 Tim.
2,5) e: “Come per un uomo (Adamo) la morte, per un uomo
(Gesù) la RESURREZIONE dei morti” (1 Cor. 15,21). IN GESU’ DUE NATURE IN UNA SOLA PERSONA
Il Figlio di Dio si è fatto Uomo. Questo grande mistero si chiama:
INCARNAZIONE DEL VERBO o anche: UNIONE IPOSTATICA. L’UNIONE IPOSTATICA L’UNIONE in genere può essere accidentale o sostanziale. I - ACCIDENTALE è quando dalla unione non risulta una natura o una persona, ma un composto di cose che si uniscono restando quella natura (una o più) e quelle persone che c’erano prima. Per es.: una società è una unione di persone che non formano una nuova natura o persona fisica. Il corpo morale che formano non è una persona o una natura fisica in più. Così oltre l’unione di più sostanze, ci può essere l’unione di note accidentali alla sostanza, come la bellezza a un corpo, e note accidentali fra loro, l’amore e la volontà nell’anima.
II - SOSTANZIALE quando due o più sostanze formano un tutto sostanziale;
per es.: l’anima e il corpo formano l’uomo; l’idrogeno e l’ossigeno,
l’acqua. a) essenziale quando formano una essenza o natura specifica, come nell’esempio dell’uomo e dell’acqua.
b) personale quando coll’unione danno un unico principio di
operazione incomunicabile, cioè la persona, come avviene nell’uomo e
non nell’acqua. 1 - PERSONALE SEMPLICEMENTE quando due sostanze incomplete, unendosi, formano una persona, come nel solito esempio dell’anima e del corpo che formano l’uomo. 2 - PERSONALE IPOSTATICA, quando due nature già complete, rimanendo integre sono unite in unica persona, la quale non è costituita da questa unione nella quale rimane senza nessun cambiamento. Questo avviene unicamente nel mistero della Incarnazione. L’UNIONE IPOSTATICA si può perciò definire: l’ammirabile unione della natura divina e della natura umana, nell’unica Persona del Verbo. Contro gli errori già esposti, poniamo la seguente: TESI - In Gesù Cristo la natura divina e la natura umana sono unite nell’unica Persona del Verbo già preesistente; e perciò non una unione morale-accidentale, ma fisico-sostanziale, fatta nella persona. E’ DI FEDE
dal Simbolo Atanasiano e dal Conc. di Ca!cedonia (451) il
quale riprende contro Eutiche la lettera dogmatica che nel 449
aveva scritto S. Leone Magno a S. Flaviano. Il Concilio di
Calcedonia, nel decreto contro Eutiche (D. B. 148) dopo aver
detto Gesù perfetto nella divinità e nella umanità, veramente Iddio e
veramente uomo, con anima razionale e corpo, consostanziale al Padre
secondo la divinità, e della Sostanza nostra secondo l’umanità simile in
tutto a noi, ma senza il peccato; Eterno col Padre come Dio e nato da
Maria Vergine come uomo, dice che si deve riconoscere “in due nature
inconfusamente, immutabilmente, indivisamente, e inseparabilmente,
senza toglier mai la differenza delle nature per la unione e sempre
salva la proprietà di ciascuna natura, concorrente in una sola persona e
sussistenza, non diviso e separato in due Persone, ma l’unico e medesimo
Figlio di Dio, Gesù Cristo Nostro Signore”. L’Unione Ipostatica è un mistero in senso stretto e perciò non si può dimostrare o conoscere intrinsecamente al lume della ragione umana, ma si conosce la sua esistenza da quanto Dio stesso ci ha rivelato.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Abbiamo riportato i testi che ci
dimostrano come Gesù è vero Dio e vero Uomo. Dagli stessi si
rivela come al medesimo Gesù sono attribuite le azioni proprie della
natura divina come quelle proprie della natura umana. Ad es.: come
Uomo è concepito, nasce, è posto in un presepio; come Dio è
concepito da Maria Vergine per opera dello Spirito Santo ed è chiamato “Figlio
di Dio” (Mt. 120-23; Le. 1,35). Come Uomo cresce, fatica,
dorme, ha fame, si rattrista, sanguina, muore. Come Dio sana gli
infermi, risuscita i morti, lo servono gli Angeli, lo proclama il Padre
come suo Figlio nel Battesimo e nella Trasfigurazione, risuscita
glorioso, sale al cielo. Dunque le due nature: divina e umana sono unite nell’unica Persona del Verbo.
L’unione non viene fatta nella natura, come se una natura unita
all’altra fosse sostenuta da una terza natura; ma viene fatto nella
Persona cosicchè nessuna delle due nature viene diminuita o
distrutta, ma l’una e l’altra rimangono integre e inconfuse, l’una e
l’altra possedute dalla Persona del Verbo di Dio. Quindi non è il Verbo
che si è cambiato in un Uomo, o una natura Umana che è diventata natura
divina, ma la natura umana che viene assunta dalla Persona del Verbo, il
quale possiede già la Natura Divina. Se la natura umana fosse stata
unita non alla Persona, ma alla natura del Verbo, allora dovremmo dire
che anche il Padre e lo Spirito Santo si sono fatti uomo. S. Paolo dicendoci della unione delle due nature nell’unica Persona del Verbo,. fra i vari testi ne ha uno riassuntivo di tutti : “Essendo nella forma di Dio... si annientò prendendo la forma di servo” (Fil. 2,6). Dunque in Gesù Cristo vi sono due nature e una sola persona.
da notare che l’unione del Verbo colla natura umana, non è una semplice
unione morale e accidentale, come sarebbe una unione di amicizia
o della stessa grazia. Due amici sono uniti fra loro moralmente,
non fisicamente. Pietro e Paolo, amici, rimangono due nature e
due persone distinte. Paolo per l’amicizia non è diventato Pietro. Così
pure questa amicizia li unisce solo accidentalmente. Oggi c’è,
domani può non esserci più.
B) - DALLA TRADIZIONE. Il dogma della Unione Ipostatica già
rivelato in modo formale esplicito nella S. Scrittura, come
progresso nella conoscenza ha avuto soltanto una maggiore precisazione
scientifica dei termini.
Tertulliano
espone
accuratamente il significato di Persona:
CONSEGUENZE
DELL’UNIONE IPOSTATICA 1 - Nel Cristo vi sono due volontà e due operazioni; 2 - Una unica filiazione; 3 - L’adorazione dovuta al Cristo; 4 - La comunicazione degli idiomi. Due volontà e due operazioni TESI - In Cristo ci sono due volontà distinte, ma concordi, e due operazioni E’ DI FEDE
dal Conc. di Costantinopoli III che definisce: “in Lui due
naturali volontà e due naturali operazioni... due volontà non contrarie”
(D.B. 290); come pure dalla Lettera di S. Leone a Flaviano e
dal Conc. Laterano (649).
PROVA: A) - DAL FATTO CHE NEL VERBO CI SONO DUE NATURE.
B) - DALLA SCRITTURA. Nella orazione del Getsemani, Gesù dice:
“Non la MIA ma la
TUA volontà si faccia”
(Lc. 22,42). “Non come voglio Io, ma come vuoi TU”
(Mt. 26,39). In un altro testo Gesù dice: “Sono disceso dal Cielo
non per fare la MIA volontà, ma
la volontà DI COLUI, che mi ha mandato” (Gv. 6,38).
C) - NEI PADRI. Prendiamo qualche breve testimonianza: L’unica filiazione TESI - Gesù, Cristo, anche come questo uomo, è Figlio di Dio per natura e non si può dire in nessun modo adottivo: e giustamente si dice predestinato. E’ DI FEDE dal Conc. di Efeso che definì: “Cristo è veramente Dio, come Figlio per natura” (D. B. 311) contro Nestorio; e dal Conc. di Lione II: “Crediamo che lo stesso Figlio di Dio, eternamente nato dal Padre... nato nel tempo dallo Spirito Santo da Maria sempre Vergine.., non adottivo.., ma uno e unico Figlio di Dio in due e da due nature” (D. B. 426) e contro gli Adoziani, i quali ammettevano che il Verbo era Figlio di Dio, ma come Figlio di Maria, era Figlio di Dio solo per adozione e per grazia.
SPIEGAZIONE: Figlio per natura è colui che è generato da un
vivente e che da questi riceve la sua natura; figlio per adozione
è un estraneo che viene accolto e preso come figlio, coi relativi
diritti, ma non ha ricevuto la natura dal padre adottivo. Nota che nella
tesi è posto il pronome “questo” uomo per designare la persona, e
cioè il Cristo come Persona del Verbo sussistente nella natura umana.
Non è detto: “Cristo come uomo”. La frase così resterebbe
equivoca e potrebbe significare che la natura umana fosse generata dal
Padre: e ciò è eretico.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Cristo, visto come «questo uomo»
è lo stesso Verbo di Dio fatto carne. B) - DAI PADRI. S. Atanasio, S. Agostino, S. Cirillo di Alessandria, ecc. parlando degli uomini fatti figli adottivi di Dio per mezzo di Gesù, distinguono la differenza del modo con cui Gesù è Figlio “Egli è Figlio di Dio per natura noi invece per la grazia” (S. Atanas. De Incarn. 8): “Da questa generazione della Grazia si distingue il Figlio che è Figlio di Dio” (S. Agost. Ep. Honorato, 3,9): “Non saremo figli di Dio come Lui, senza distinzione, ma per la grazia con cui lo imitiamo; poichè Egli è il figlio esistente genuino del Padre, noi invece adottivi per benignità” (S. Cirili., In Joan. 1,9).
GIUSTAMENTE IL CRISTO DETTO PREDESTINATO. Ciò significa che la Persona
del Cristo in quanto sussistente nella natura umana fu predestinata alla
filiazione divina e conseguentemente alla salvezza, mentre negli uomini
la predestinazione viene data per la salvezza eterna. L’adorazione dovuta al Cristo TESI - Cristo anche - come questo uomo - si deve adorare. E’ DI FEDE
dal Conc. di Costantinop. II (553) che definisce: “Se
alcuno... non adora con unica adorazione il Verbo di Dio incarnato colla
propria carne, come fino da principio è Tradizione della S. Chiesa di
Dio, sia scomunicato” (D. B. 221);
SPIEGAZIONE: CULTO è una specie di onore, cioè un segno di
stima dato alla grandezza ed eccellenza di un altro. a) - Il culto può essere INTERNO quando viene esercitato con le sole facoltà dell’anima; ESTERNO quando vi si aggiungono le azioni del corpo, come la parola, l’inginocchiarsi, ecc. b) - È ASSOLUTO quando è fatto direttamente alla persona; è RELATIVO quando è rivolto alla persona attraverso cose che ce la ricordano, come le Immagini e le Reliquie.
c) - L’oggetto del Culto è MATERIALE quando si riferisce a
ciò che si adora o si venera; è FORMALE quando si riferisce al motivo
(cioè alla dignità ed eccellenza) di ciò che si adora o si venera.
PROVA A) - LA SCRITTURA ci mostra che al Cristo si debbono
rendere onori divini di adorazione, perchè adorando quella natura umana
si adora la Persona del Figlio, cui è unita ipostaticamente.
B) - I PADRI: S. Policarpo: “assolutamente nostra
grazia e gloria, che adoriamo il Figlio di Dio fatto uomo”. C) - LA RAGIONE TEOLOGICA. Siccome l’adorazione si riferisce alla Persona, essendovi nel Verbo una sola Persona, è questa che adoriamo, con la sua Natura divina e umana. La comunicazione degli idiomi TESI - In Cristo Dio-Uomo si deve ammettere la comunicazione degli idiomi. E’ DI FEDE dal Conc. di Efeso (D. B. 116), che condanna chi divide quelle voci che si riferiscono a Gesù come uomo, quasi non si attribuissero a Gesù anche come Dio. La tesi è contro i Nestoriani, che ammettevano in Gesù due persone: contro gli Entichiani che, ammettendo una sola natura attribuivano a questa e non alla Persona, ciò che è proprietà dell’altra natura.
SPIEGAZIONE: Idioma (dal Greco idìon=proprio) indica gli
attributi o proprietà che si possono predicare di una natura
o persona. Comunicazione degli idiomi perciò significa che gli
attributi della natura divina o umana del Cristo si possono
predicare (cioè dire, attribuire) di Lui. La ragione è che
essendo una sola Persona quello che opera o con una natura o con
l’altra, sono operati dal Cristo. Così è lecito dire: questo Uomo è
Dio; Dio è Uomo; Cristo è il Creatore ed è morto.
PROVA: A) - Dalle tesi precedenti si prova che in quello che Gesù ha
compiuto come Uomo, il merito risale alla Persona, cioè a Dio. Possiamo
aggiungere qualche altro testo dalla
B) - DAI PADRI. S. Cirillo di Alessandria (Ad Nestorium
3,3):
NOTA. È logico che questa comunicazione degli idiomi l’abbiamo
quando le proprietà della natura, sono riportate, come abbiamo detto,
alla Persona del Verbo. 1) - I nomi concreti sostantivi si possono predicare mutuamente perchè suppongono l’ipostasi: “Dio è Uomo; l’Immortale è mortale”. 2) - I nomi concreti aggettivi non si possono predicare; quindi non è corretto dire: Cristo è divino, Cristo è umano, perchè esprimono solo una partecipazione dicendo Cristo è divino diremmo solo che partecipa della divinità, mentre invece è vero Dio. Così pure è perfetto Uomo.
3) - I nomi astratti umani non si possono predicare, perchè si
riferiscono solo alla natura umana. Così non posso dire: 4) - I nomi astratti divini invece si possono predicare, perchè si riferiscono alla Persona, per es.: Cristo è la Divinità. DOTI DELLA UNIONE IPOSTATICA
Consideriamo qui alcune doti della Unione Ipostatica enunciandole con
varie proposizioni.
CAPITOLO SECONDO
Quale delle tre divine Persone si è incarnata? TESI - L’incarnazione è opera delle tre Persone Divine, ma la Persona che si è incarnata, ossia che ha assunto la Natura umana, è solo la Persona dei Verbo. E’ DI FEDE
dai vari Simboli che affermano che non il Padre o lo Spirito
Santo, ma Gesù Cristo, Figlio di Dio, si è incarnato e fatto Uomo.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA: Nella Annunciazione l’Angelo dice a
Maria: “Lo SPIRITO SANTO verrà sopra di te e la virtù
dell’Altissimo ti adombrerà. Perciò quello che nascerà da te Santo, si
chiamerà il FIGLIo DI Dio” (Lc. 1,35). Anche fermandoci solo
a questo testo vediamo che l’Incarnazione attivamente ed
efficacemente si deve attribuire alle tre Divine Persone, ossia è
opera della SS.ma Trinità, è la volontà di Dio che la vuole e la
effettua: “Lo Spirito Santo verrà sopra dite, la virtù dell’Altissimo
ti adombrerà", ma terminativamente è soltanto il Figlio
che nascerà, cioè si farà uomo.
B)
- DAI PADRI.
En nessun loro scritto si trova che mai abbiano dato attributi umani al
Padre o allo Spirito Santo, mentre invece parlano della Incarnazione del
Verbo. Per citare una espressione riassuntiva di questo pensiero
prendiamo una frase di S. Leone Magno (Serm. 64): “In questa
ineffabile unità della Trinità, di cui in tutte le cose sono comuni le
opere c i giudizi, la riparazione del genere umano l’ha presa
propriamente la Persona del Figlio”. C) - DAL MAGISTERO DELLA CHIESA. A quanto abbiamo accennato in principio dei Simboli, dobbiamo aggiungere la parola esplicita dei vari Concilii. Il Concilio di Toledo IX (D. B. 284) dice: “Si deve credere che tutta la Trinità ha operato anche la Incarnazione di questo Figlio di Dio, perchè le opere della Trinità sono inseparabili. Tuttavia il solo Figlio ha preso la forma di servo nella singolarità della Persona, non della unità della Natura”. Il Conc. di Costantinopoli II (D. B. 216) definì che Gesù Cristo: “Uno della Trinità”, si era incarnato. E il Conc. Laterano IV (D. B. 429) dichiarò: “L’Unigenito Figlio di Dio, Gesù Cristo, da tutta la Trinità comunemente si è Incarnato”.
D)
- RAGIONE
TEOLOGICA. Dato il fatto della Incarnazione del Verbo, la nostra
mente può indagare la convenienza, perchè si sia incarnato il Figlio e
non il Padre o lo Spirito Santo. Come la parola in qualche modo la
possiamo dire incarnazione del nostro pensiero, perché lo rende
sensibile all’esterno di noi, così Dio che si manifesta al mondo, si
presentò con il suo Verbo, che invisibile nella vita divina, si è fatto
visibile nella nostra vita. Conoscendo il Figlio, conosciamo pure il
Padre. Egli ce lo ha manifestato. L’ANNIENTAMENTO DEL VERBO
Alcuni Protestanti del sec. XIX, dalle parole di S. Paolo
“annientò sè stesso” (Fu. 2,6) (in greco ekenosén di qui
il nome di teoria kenotica), dedussero, che il Verbo, per
l’Incarnazione si spogliò degli attributi divini specialmente della
Onnipotenza e della Onniscienza, fino a perdere la coscienza della sua
Divinità. TESI - Il Divin Verbo assumendo la Natura umana non lasciò né limitò affatto la Divinità e i suoi attributi. E’ DI FEDE
PROVA: A) - IL CONC. DI CALCEDONIA già citato definisce che Gesù
deve riconoscersi “nelle due nature... senza mai togliere la
differenza delle nature a causa della unione”. Dunque in Lui resta
perfetta la natura divina senza alcuna limitazione.
B) - NELLA SCRITTURA. Nei molti passi che abbiamo portato quando
Gesù dichiara di essere Figlio di Dio non dice che è stato o che
sarà ma lo è attualmente, quindi con tutti gli attributi che comporta la
natura divina.
C) - NEI PADRI. Abbiamo detto di S. Agostino. Possiamo
aggiungere S. Epifanio (Ancoratus 75): “Non è mutato nella
natura quando con la divinità ha assunto l’umanità D) - DALLA RAGIONE. Se nella Natura Divina il Verbo avesse cambiato qualche cosa vuol dire che non sarebbe Dio, il Quale essendo perfettissimo è immutabile.
CAPITOLO TERZO
S. Tommaso (S. Th. 3, q. 4) asserisce che qualunque creatura, materiale
o immateriale poteva venir assunta da Dio, tuttavia con maggiore
convenienza poteva assumere la natura umana. Era meno conveniente unire
una creatura irrazionale essendo fatta l’unione secondo l’essere
personale. Guardando alla natura Angelica sarebbe sembrata più
conveniente per la maggiore dignità, ma la necessità della
riparazione, cui era ordinata l’Incarnazione fa vedere la maggior
convenienza della assunzione della natura umana. Inoltre nell’uomo c’è
la parte spirituale somigliante agli Angeli, c’è la parte sensitiva e
vegetativa, come negli animali e nelle piante c’è la parte minerale,
come negli esseri inanimati: l’uomo è un piccolo cosmo e il Verbo
assumendo la natura umana prendeva e innalzava come in una sintesi e
“rìcapitolazione” tutte le cose create. In Lui, tutte le cose
create, danno una lode infinita a Dio. 1 - LA GRAZIA, le virtù e i doni del Cristo. 2 - LA SCIENZA, ossia le doti intellettuali. 3 - LA LIBERTA’ E LA POTENZA, ossia le doti della volontà. 4 - LE DEBOLEZZE DELLA UMANITA’. LA GRAZIA Dl CRISTO In Cristo si trova una duplice specie di grazia: 1.a) - LA GRAZIA DI UNIONE che risulta dalla stessa unione ipostatica, per cui, senza alcuna altra grazia creata, di per sè, formalmente, come radice e causa consacra e santifica sostanzialmente, rendendola cara a Dio la stessa natura umana del Cristo. 2.a) - LA GRAZIA SANTIFICANTE qualità creata e soprannaturale per la quale veniamo fatti partecipi della natura divina e diventiamo figli adottivi di Dio (Ricordare, che quantunque il Cristo possegga pienamente la grazia santificante, non può dirsi Figlio adottivo di Dio). Con essa, tratteremo delle VIRTÙ E DEI DONI DELLO SPIRITO SANTO IN CRISTO e della sua IMPECCABILITA. La grazia di unione TESI - In Cristo uomo vi è la grazia di unione che consiste nello stesso essere personale del Verbo in quanto comunicato gratis alla natura assunta; in altre parole: l’anima di Cristo è stata resa santa e gradita a Dio per Io stesso fatto della Unione ipostatica (A differenza della grazia santificante, che è Grazia creata la grazia di unione è grazia increata e sostanziale). E’ SENTENZA PIU’ COMUNE dei Teologi, contro gli Scòtisti che ammettono sì, che come radice e causa l’Unione Ipostatica produca questa grazia, ma non formalmente di per sè, ma solo in quanto esige e produce la grazia santificante creata.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. La parola “Cristo” usata nel
Vecchio e Nuovo Testamento significa “l’Unto del Signore” cioè il
“Consacrato dei Signore”. Il Salmo 44,8 dice: “Per
questo ti ha unto Dio, Dio tuo coll’olio della letizia al di sopra dei
tuoi compagni”. Così Isaia 6,1; S. Paolo, Eb. 1,8; 2
Cor. 1,21; gli Atti 1,27, ecc.
B) - DAI PADRI: S. Agostino (In Joan. 108,5) afferma che
il Verbo “santifica sè in sè stesso, perchè il solo Verbo ed uomo
santifica l’uomo nel Verbo
C) - RAGIONE TEOLOGICA. Ciò che comunicandoci produce effetti
formali di santità, a buon diritto si deve dire: santificante
formalmente. Ma la grazia di unione produce effetti formali di
santità di per sè stessa nella umanità del Cristo, come l’impeccabilità,
la partecipazione alla Natura divina e non accidentalmente, ma
sostanzialmente, fisicamente e permanentemente, tanto che Gesù fatto
Uomo è il vero Figlio di Dio. Dunque questa unione santifica di per sè e
in modo eminentissimo il Cristo. La grazia abituale in Cristo TESI - Nel Cristo c’è pienissima la grazia creata abituale o santificante. É CERTO
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. S. Giovanni, 1,14) dice:
B) - DAI PADRI. S. Giov. Crisostomo (In Ps. 44): “Ogni
grazia fu effusa in quel tempo” e cioè nella sua SS. Umanità. CONSEGUENZE: I - Cristo ha avuto la pienezza assoluta della grazia intensivamente ed estensivamente.
Diciamo pienezza assoluta per distinguerla dalla pienezza
relativa posseduta dai Santi, i quali hanno avuto tutte le grazie
relative al loro stato, condizioni e necessità. In Cristo è piena in
modo formale e assoluto, e cioè ne ha quanta ne possa avere dalla
potenza ordinata di Dio: perciò in tutta la sua intensità. II - La grazia santificante conferita a Cristo non è semplicemente infinita sotto ogni aspetto, ma si può dire infinita moralmente per la connessione con la grazia di unione e secondo la ragione di grazia (Cfr. S. Th. 3 q. 7 a 9-11). a) Non si può dire infinita semplicemente sotto ogni aspetto. Se si considera sotto la ragione di ente, siccome la Natura umana del Cristo è un ente creato, quindi finito, cioè limitato, anche la grazia è finita. b) Si può dire infinita moralmente per la connessione della grazia di unione, e cioè essendo unita alla Persona del Verbo, viene ad avere una certa infinità, non fisica, ma morale. c) Secondo la ragione di grazia, cioè secondo l’aspetto di grazia in sè stessa si dice infinita, però non in senso assoluto, ma relativo in quanto “ha tutto ciò che può appartenere alla ragione di grazia”. III - Cristo ha avuto fin dal principio della sua Unione Ipostatica questa pienezza di grazia la quale perciò non è potuta aumentare realmente.
Quando S. Luca dice che “Gesù progrediva in sapienza, età e grazia”
(2,52), non intende un aumento reale della grazia, ma solo una
manifestazione apparente adatta al progresso dell’età. Così
interpretano i Padri e i Teologi. Infatti Gesù ne aveva tutta la
pienezza sia nella grazia di unione, come nella grazia abituale infinita
relativamente (come abbiamo spiegato), per la visione beatifica che
Cristo ha avuto fino dal principio della sua Incarnazione. Le virtù e i doni TESI - Cristo ebbe tutte le virtù naturali e soprannaturali che non ripugnano alla visione beatifica e alla unione ipostatica e tutti i doni dello Spirito Santo. SPIEGAZIONE. È dottrina unanime della Tradizione che in Cristo ci furono le virtù, le quali vengono perfezionate coi doni dello Spirito Santo. In Lui non ci furono invece le virtù ripugnanti all’Unione Ipostatica e cioè la fede, la speranza, la penitenza e la continenza propriamente dette.
LA FEDE, propriamente detta è delle cose non viste e non può stare
colla visione beatifica. Gesù però ebbe il merito della fede,
perchè era pronto a credere, anche se non avesse veduto.
LA CONTINENZA propriamente detta è ordinata a frenare i moti disordinati
della concupiscenza, che in Gesù non c’erano. Ebbe invece una
perfettissima temperanza e verginità.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA: “Imparate da me che sono mite ed
umile di cuore” (Mt. 11,29). A queste virtù ne sono collegate tante
altre, come la prudenza, la temperanza, la fortezza, ecc.
RAGIONE TEOLOGICA. Le virtù derivano dalla grazia, che essendo in Cristo
perfettissima, dovette produrre perfettissime virtù. Immunità del peccato e impeccabilità TESI - Il Cristo fu assolutamente immune da qualunque peccato sia originale che attuale; anzi fu assolutamente impeccabile. E’ DI FEDE almeno per la prima parte. E’ ALMENO CERTO
per la seconda.
Colui che non conobbe il peccato”. E il Conc. di Firenze CD. B.
771) dopo aver definito che nessun uomo è liberato dal peccato se non
per il merito di Gesù continua: “il quale è stato concepito, è nato, è
morto senza peccato”. PROVA: A) - DALLA SCRITTURA: ci consta che Gesù fu
1) immune dal peccato originale: “Quello che nascerà da te
Santo, si chiamerà il Figlio di Dio” (Lc. 1,35).
B) - DAI PADRI. S. Ippolito (Contra Noet. 17): “È stato
fatto ciò che l’uomo è, eccetto il peccato”.
C) - RAGIONE TEOLOGICA. Qualunque peccato o anche la semplice
possibilità di peccare, costituisce l’uomo peccatore. Ma la Persona di
Cristo, essendo divina non può essere di un peccatore. Dunque in Cristo
non fu né poteva essere il peccato. Per questo Cristo fu immune anche da ogni imperfezione morale e da ogni moto disordinato della concupiscenza, anzi non ebbe nemmeno il fornite della concupiscenza. La concupiscenza e il suo fomite sono una conseguenza del peccato originale. LA SCIENZA DEL CRISTO
di fede contro gli Apollinaristi che Gesù ha un’anima veramente
razionale e perciò fornita di intelletto. ERRORI
Gli ARIANI, negata la consostanzialità del Verbo col Padre, gli
negano conseguentemente la scienza divina. TESI - Oltre la scienza divina che gli compete come Dio Cristo ebbe una perfettissima scienza umana immune da ogni errore e da ogni ignoranza. E’ DI FEDE DEFINITA ALMENO IMPLICITA, riguardo la prima parte E’ CERTO per la seconda. Dal Decreto «Lamentabili” (D. B. 2032 s.) e da quello del S. Officio (5 giugno 1918) vengono condannate tre proposizioni che negano la perfetta scienza del Cristo. La dottrina degli Agnoeti fu condannata dal Conc. Laterano (a. 649 - D. B. 271), confermato dal Conc. di Costantinopoli III.
PROVA: A) - DALLA SCRITTURA. Cristo è pieno di “grazia e di
verità” (Gv. 1,14); in Lui sono “i tesori della sapienza e della
scienza” (Col. 2,3; Ef. 3,19) “scruta i cuori” (Mt.
9,4; 12,25); le turbe, i dottori e gli stessi avversari restano
meravigliati della sua dottrina (Mt. 7,28; (Lc. 11,27; Gv. 7,46): è
chiamato “la verità, la luce del mondo» (Gv. 1,4-5-9; 8,12;
12,46). Questi ed altri passi ancora ci dicono la sua perfettissima
scienza e chi lo segue “non cammina nelle tenebre” (Gv. 8,12).
B) - DAI PADRI. Prima del V secolo ne parlano incidentalmente.
Origene dice che Cristo interrogava gli altri non perchè non sapeva,
ma perchè si voleva adattare ai modi degli uomini. (Comm. in Matt.).
C) - RAGIONE TEOLOGICA. S. Tomaso (3 q. 9) dice che
essendo perfetta l’umana Natura del Verbo, dovevano essere perfette le
facoltà fra cui l’intelletto; che non sarebbe ragione sufficiente la
creazione dell’anima intellettiva se poi le mancasse l’atto proprio di
intendere e che la scienza creata appartiene alla integrità nella natura
umana. Negando perciò la scienza creata in Cristo, si negherebbe
l’integrità della sua Natura Umana.
NOTA - La frase riguardo al giorno e all’ora del giudizio, che “non
sa nessuno, nè gli Angeli in cielo, nè il Figlio, ma il Padre” (Mc.
13,32) portò incertezza nella spiegazione di alcuni Padri nei primi
secoli e fu interpretata negativamente dagli eretici. Il senso da darsi
è che Gesù, nella sua missione di Redentore aveva una scienza
comunicabile e un’altra incomunicabile agli uomini, per il
loro bene, secondo i disegni divini. Quindi il Figlio sapeva il giorno e
l’ora, ma non era opportuno che la comunicasse. TESI II - In Cristo c’è una triplice scienza: beata, infusa, acquisita. E’ DOTTRINA COMUNE E CERTA anzi riguardo alla visione beatifica molti Teologi la ritengono di fede. SPIEGAZIONE E PROVA (per parti).
I - SCIENZA BEATA o visione beatifica è la visione
intuitiva di Dio, colla quale si vede faccia a faccia come egli è, e in
Lui si vedono tutte le cose.
A) - LA SCRITTURA, sebbene non in modo del tutto esplicito, pure
fa vedere questa verità “La legge fu data per Mosè, la grazia e la
verità fu fatta per Gesù Cristo. Nessuno mai vide Dio: l’Unigenito
Figlio di Dio che è nel seno del Padre, Egli ce lo ha narrato” (Gv.
1,17). Dunque il Cristo, a somiglianza di Mosè per la legge, e cioè
anche come uomo, ha visto la verità. Egli che è “pieno... di verità”
(ivi 114) l’attesta come uomo. “Diciamo ciò che sappiamo e
attestiamo ciò che abbiamo visto” (ivi 3, 11).
B) - I PADRI indirettamente dicono della visione beatifica quando
asseriscono che in Lui non vi è aumento di scienza. I Teologi dal sec. XII ad oggi sono unanimi nel consenso, cosicchè il Suarez dice: “Stimo la sentenza contraria erronea e prossima all’eresia” (Disp. 15,1).
C) - RAGIONE TEOLOGICA. L’unione ipostatica è la più elevata
in senso assoluto, non è quindi capace di ulteriore
innalzamento o perfezionamento.
II - SCIENZA INFUSA è la conoscenza per mezzo di specie che Dio
infonde nell’anima. In altre parole è la conoscenza data da Dio per
conoscere le cose fuori di Dio, in sè stesse, nella loro essenza.
A) - LO ESIGE LA SUA DIGNITÀ. Qualcuno ha obiettato che siccome la
visione beatifica è superiore alla scienza infusa e completamente
perfetta, l’avere la scienza infusa sarebbe qualche cosa di inferiore e
di imperfetto. Si risponde che è vera questa superiorità, ma che
Gesù, essendo anche vero Uomo, doveva possedere una Natura umana cui non
mancasse niente di ciò che perfeziona questa nel suo ordine. La scienza
infusa la perfezione. Dunque Gesù aveva la scienza infusa. III - SCIENZA ACQUISITA o sperimentale è quella che si acquista mediante i sensi, attraverso i quali la intelligenza forma le idee.
A) - LA SCRITTURA, come abbiamo visto nella tesi precedente,
porta vari passi che ci parlano dell’obbedienza, della ammirazione di
Gesù. Ci dice pure che colla età progrediva nella sapienza. Questo
progresso non poteva avvenire nella scienza beatifica ed infusa, che
aveva fin dall’inizio. Dunque aveva ancora la scienza acquisita. B) - RAGIONE TEOLOGICA. Gesù essendo perfetto uomo, doveva avere pure quella scienza senza cui la natura umana sarebbe stata imperfetta. LA LIBERTA’ E LA SOTTOMISSIONE DEL CRISTO TESI I -La volontà del Cristo fu veramente libera non solo dalla coazione, ma ancora dalla necessità, almeno in moltissime cose. E’ DI FEDE dal Conc. di Trento che definisce che Cristo ha veramente meritato (D. B. 790, 795) e dalla dichiarazione di Innocenzo X contro i Giansenisti che dichiara che per meritare si richiede la libertà dalla necessità CD. B. 1094). SPIEGAZIONE E PROVA. La libertà dalla coazione è la immunità da una forza esterna che costringe a fare in un determinato modo. La libertà dalla necessità è la facoltà di scegliere una cosa piuttosto che un’altra.
A) - DALLA SCRITTURA: “Gesù camminava per la Galilea, poichè
non voleva camminare per la Giudea” (Gv. 6,1). “Avendone gustato,
non volle berne” (Mt. 27,34). Questi e molti altri passi, mostrano
che Gesù avrebbe potuto fare diversamente, quindi ha fatto così perchè
ha scelto liberamente.
C) - RAGIONE TEOLOGICA. In Cristo ci fu la volontà non solo come
natura ma anche come ragione che usava i mezzi verso il fine. TESI II - Cristo uomo fu soggetto al Padre. E’ CERTO
PROVA - Gesù usò la sua libertà nel modo più perfetto, e cioè facendo
sempre liberamente “quello che piace al Padre” (Gv. 8,29). LA POTENZA DEL CRISTO Oltre l’onnipotenza propria della Persona del Cristo, vedremo in alcune proposizioni quale potenza compete propriamente alla umanità del Cristo.
I
- L’umanità di
Cristo non ebbe l’onnipotenza semplicemente. II - L’umanità del Cristo, come organo unito ipostaticamente col Verbo, ebbe veramente la potenza stnmentale per tutti gli effetti, specialmente soprannaturali in ordine alla Incarnazione. E’ TEOLOGICAMENTE CERTO
Dalla Scrittura infatti si rileva che quando Gesù opera dei prodigi
aggiunge alla sua volontà azioni umane colla voce, col tatto, col gesto,
ecc.: “Stendendo le sue mani lo toccò dicendo: voglio sii mondato”
(Mt. 8,3): “Mise le sue dita nelle sue orecchie, e colla saliva toccò
la lingua e guardando in cielo gemè e gli disse: Effeta, cioè: apriti”
(Mc. 7,33). Quasi a compendio di questo troviamo una frase in Luca
(6,19). “Tutta la turba lo voleva toccare: perchè da Lui usciva una
virtù che sanava tutti”. III - L’Umanità del Cristo ebbe per propria virtù una potenza eminentissima. Gli Angeli e gli uomini hanno una potenza proporzionata alla loro natura. L’Umanità di Gesù, al di sopra degli Angeli e degli uomini per la Unione Ipostatica, ebbe una potenza eminentissima, superiore a quella degli stessi Angeli. LE DEBOLEZZE DELLA UMANITA’
Il Verbo, essendosi fatto vero Uomo, volle assumere le debolezze della
umana natura, eccetto il peccato e tutto ciò che non era conveniente alla
sua dignità di Verbo Incarnato. I - Il Corpo di Cristo fu passibile e mortale. E’ DI FEDE
dai vari Simboli: “Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocefisso, morì e fu
sepolto 1) per soddisfare per i peccati; 2) per dimostrare meglio la verità della natura umana dal Verbo; 3) per l’esempio di perfetta pazienza.
II
- Cristo assunse
le comuni infermità, ma non quelle accidentali.
III
— In Cristo ci
furono appetiti sensibili o passioni, ma ordinati
rettissimamente.
IV
- Il Corpo di Gesù
fu perfettissimo ed integro e dotato di perfetta bellezza.
CAPITOLO QUARTO
L’Incarnazione del Verbo è stata necessaria oppure solo conveniente? 1 - NECESSITA’ DELLA INCARNAZIONE 2 - IL FINE DELLA INCARNAZIONE NECESSITA’ DELLA INCARNAZIONE
I Teologi si pongono la domanda: se la Incarnazione e per essa la
Redenzione, di cui parleremo in seguito, sia stata necessaria di
necessità assoluta o di necessità ipotetica e relativa (Ipotetica,
cioè se nella ipotesi che l’uomo avesse peccato, Dio fosse stato
obbligato a operare la riparazione del genere umano mediante
l’Incarnazione. TESI - La necessità della Incarnazione non è assoluta, ma solo conveniente, anche supposta la volontà divina di riparare il genere umano. E’ TEOLOGICAMENTE CERTO PROVA - L’Incarnazione non fu necessaria in modo assoluto anche dopo il peccato originale: Dio avrebbe potuto distruggere il genere umano o ridurlo all’ordine naturale. Così pure non era assolutamente necessaria anche data l’ipotesi che Dio avesse voluto una riparazione, perchè avrebbe potuto riparare in altro modo, sia,
1) condonando gratuitamente, che A) - LA SCRITTURA fa vedere sempre la Incarnazione come un dono gratuito di Dio, non come una necessità. “Così Dio ha amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito” (Gv. 3,16). “Giustificati gratis per la grazia di Lui, per la Redenzione che è in Cristo Gesù” (Rom. 3,24). “Dio, che è ricco nella misericordia, per la sua immensa carità con cui ci ha amato, ci ha vivificato nel Cristo” (Ef. 2,4).
B) - I PADRI. S. Atanasio (Or. 2 c. Arian) dice: “Avrebbe
potuto, anche se non fosse venuto mai il Cristo, soltanto parlare Dio, e
sciogliere la maledizione”.
C) - RAGIONE TEOLOGICA. Dio è libero in tutte le sue operazioni
«ad extra» come abbiamo dimostrato nel trattato “Dio Uno”. TESI - Dopo il peccato, posto che Dio esigesse una soddisfazione equivalente era necessaria la Incarnazione di una Persona divina. E’ SENTENZA PIU’ PROBABILE E PIU’ COMUNE dei Tornisti e del Suarez contro gli Scotisti i quali affermano che non era necessario, perchè non riconoscono al peccato una malizia in qualche modo infinita e quindi sarebbe bastata la riparazione di una semplice creatura.
PROVA: A) - DAI PADRI. La Scrittura non ne parla esplicitamente e
la Chiesa non ha dato definizioni in proposito. Però i Padri
riferendosi alla Scrittura, danno testimonianza in questo
senso. B) - RAGIONE TEOLOGICA.
1) I Tomisti argomentano dalla infinità del peccato, che
dicono infinito non per la malizia del peccatore che ha
umanamente limitata, nè per il demerito, ossia per pena dovuta al
peccato, ma infinito per l’offesa fatta a Dio, Essere
infinito. L’ingiuria si desume dalla dignità della persona
ingiuriata, mentre l’onore si desume dalla grandezza e dignità
dell’onorante. Nè si pensi a due pesi e due misure, perchè ciò
proviene dalla realtà della cosa. Anche nelle cose umane se .mo reca
un’offesa o un danno, la gravità si desume da chi ha ricevuto il danno.
Anche con un solo cerino posso incendiare e distruggere il valore di
milioni: se non posseggo niente o poche migliaia di lire, posso io
riparare e ripagare il danno di milioni? Dall’offesa materiale passiamo
pure a considerare l’offesa di ordine morale e comprenderemo che uno
schiaffo dato a un bambino non è la stessa offesa di uno schiaffo dato
alla mamma. L’offesa fatta a Dio col peccato è in certo modo infinita, e
perciò la riparazione la può dare solo una Persona infinita. IL FINE DELLA INCARNAZIONE
Fra i Teologi, ed esattamente fra i Tomisti e Scotisti
questa questione è più disputata della precedente. Rispondono
GLI SC0TISTI: Dio vuole tutte le cose per amore di sè stesso, perciò
vuole la Incarnazione del Figlio prima di tutto per essere
glorificato infinitamente da Lui; secondariamente permise la caduta di
Adamo ordinandoci la Incarnazione, perchè Gesù riparasse con la sua
carne passibile. Perciò “prima di qualunque merito o demerito
previde” e volle l’Incarnazione del Cristo. Quindi anche se Adamo
non avesse peccato ci sarebbe stata la Incarnazione, ma in un corpo
impassibile. TOMISTI, i quali provano in contrario la seguente: TESI - Nella presente economia divina la Incarnazione è talmente ordinata alla redenzione degli uomini, che se Adamo non avesse peccato, l’incarnazione non ci sarebbe stata. PROVA - L’Incarnazione dipende dalla libera volontà di Dio e ciò che Dio ha voluto ci è manifestato dalla Rivelazione. Questa ogni volta che parla assegna come fine della Incarnazione, la Redenzione degli uomini. Dunque, se non ci fosse stato questo fine, nella presente economia, la Incarnazione non ci sarebbe stata. A) - LA SCRITTURA dice: “Venne il Figlio dell’Uomo a cercare e a salvare ciò che era perito” (Lc. 19,10). “Non mandò Dio il suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma per salvare il mondo per mezzo di Lui” (Gv. 3,17). “Gesù Cristo venne nel mondo per far salvi i peccatori” (I Tim. 1,5). Così in molti altri passi che presentano come motivo della venuta di Gesù nel mondo, la salvezza degli uomini. B) - LA TRADIZIONE.
1) I Padri. S. Ireneo (Ad. Haer. 5, 14, 1) dice: “Se la carne
non avesse dovuto essere salvata, neppure il Verbo di Dio si sarebbe
fatto carne”. S. Atanasio (Ad. Arian. 2,56): “Lo stesso
Verbo non si sarebbe neppure fatto uomo, se la causa non fosse stata la
necessità degli uomini”. S. Agostino (Sermo 174, 2): “Se
l’uomo non fosse perito, il Figlio dell’uomo non sarebbe venuto”.
2) Nel Simbolo Niceno-Costant. troviamo assegnato come unico motivo della Incarnazione: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dai cieli”. 3) Nella Liturgia del Sabato Santo si legge: “O certamente necessario peccato di Adamo che è stato cancellato colla morte di Cristo. O felice colpa che meritò di avere un tale e sì grande Redentore”.
C) - LA RAGIONE. Di fatto il decreto della divina Volontà stabilì
che il Verbo si incarnasse nella carne passibile e non ha decretato
niente riguardo alla ipotesi di Adamo innocente, che in realtà non ha
conservato l’innocenza. |