Parabola dei vignaioli omicidi

Parabola dei vignaioli omicidi

§ 513. La precedente parabola era stata una sentenza di riprovazione per coloro che allora si stimavano le guide e i più insigni rappresen­tanti della nazione eletta; ma Gesù ne soggiunse un'altra, egualmen­te di riprovazione, in cui volle riassumere l'intera storia d'Israele confrontata con l'economia prestabilita da Dio riguardo alla salvezza umana. L'insegnamento velato in questa nuova parabola era eguale a quello impartito da Gesù poche ore prima, con l'azione simbolica di maledire e far disseccare l'albero di fico; l'immagine che vien im­piegata nella parabola era già stata impiegata sette secoli prima e per lo stesso scopo dal profeta Isaia, cosicché Gesù ricollegava ancora una volta la sua propria missione con quella degli antichi profeti e nello stesso tempo rendeva facilissima l'interpretazione della sua para­boIa. Isaia (5, i segg.) nel suo celebre carme aveva descritto una vigna nel­la quale il padrone aveva riversato le più amorevoli cure, sceglien done il sito in un terreno ubertoso, ripulendolo da pietre, piantandovi maghuoli sceltissimi, costruendovi tutt'attorno un recinto di pre­tezione e al di dentro una torre di guardia col suo presso in basso; nonostante tutto ciò quella vigna si era ostinata a produrre acri lambrusche invece di dolci uve. La spiegazione soggiunta all'allego­ria aveva ricordato che l'ingrata vigna era la nazione d'Israele e il suo padrone era il Dio Jahvè Sebaoth; il quale però, esacerbato dalla sterilità della vigna, ne avrebbe abbattuto il recinto abbandonandola a devastazione e lasciandovi crescere rovi e spine. Questa immagine fondamentale, ripresa da Gesù, fu da lui ampliata e precisata con ciò ch'era avvenuto nei sette secoli trascorsi da Isaia fino a lui. C'era un uomo, padrone di casa, il quale piantò una vigna, e la cir­condò di siepe, e scavò in essa un pressoio e costruì una torre, e la cedette a vignaiuoli, e partì per l'estero. Quando poi s'avvicinò il tem­po dei frutti, inviò i suoi servi ai vignaiuoli a prendere i suoi frutti; e i vignaiuoli, presi i servi di lui, uno (ne) percossero, un altro (ne) uccisero e un altro (ne) lapidarono. Nuovamente inviò altri servi piu' numerosi dei primi, e (i vignaiuoli) fecero ad essi ugualmente. Alla fine inviò loro il figlio suo dicendo: “Avranno rispetto per il figlio mio!”. Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero fra loro:“Questo e' l'erede. Su dunque, uccidiamolo ed avremo la sua eredità! “. E presolo, (lo) scacciarono fuori della vigna ed uccisero. Quando dun­que venga il padrone della vigna, che cosa farà a quei vignaiuoli? - Gli dicono: (Essendo) cattivi, di cattiva fine li farà perire, e cederà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gli consegneranno i frutti alle loro stagioni”. Dice loro Gesu':”Non leggeste mai. nelle Scritture - Una pietra che scartarono i costruttori” questa divenne testata d'angolo:dal Signore avvenne questa cosa” ed e mirabile agli occhi nostri - ? Salmo 118, 22-23 ebr. Per questo vi dico che sarà tolto a voi il regno d'Iddio e sarà data a nazione che faccia i frutti di esso” (Matteo, 21, 3343). Non era necessaria la perizia dei Farisei nelle sacre Scritture e la loro conoscenza della storia religiosa della propria nazione per compren­dere subito che la vigna era Israele, il padrone era Dio, e i servi malmenati o uccisi erano i profeti, le cui morti violente formavano un necrologio ininterrotto lungo le pagine delle Scritture. Ma a que­sta parte riguardante il passato Gesù aveva aggiunta, a guisa di con­clusione, una parte riguardante il futuro ed era quella ove aveva detto che lo stesso figlio, inviato per ultimo dal padrone della vigna, era stato percosso ed ucciso; evidentemente in questo figlio l'oratore aveva adombrato se stesso, e così si era proclamato implicitamente figlio di Dio ed aveva accusato in anticipo i colpevoli del loro futuro delitto. Tutto era di una chiarezza e precisione che non lasciava luo­go ad equivoci. Ed il risultato di questa perfetta comprensione fu in armonia con lo stato d'animo degli uditori: avendo udito i sommi sacerdoti e i Farisei le parabole di lui conobbero che di loro (egli) parla; e cercando d'impadronirsene ebbero paura delle folle, poiché (queste) lo ritenevano per profeta.