LA SETTIMANA DI PASSIONE. IL MARTEDÌ E IL MERCOLEDÌ
L'autorità di Gesù. Parabola dei due figli

LA SETTIMANA DI PASSIONE. IL MARTEDÌ E IL MERCOLEDÌ

L'autorità di Gesù. Parabola dei due figli

§ 512. In quella mattina del martedì Gesù si recò al Tempio dove il popolo l'aspettava ansioso (§ 510) e si mise ad insegnare; ma ben presto si presentarono anche sommi sacerdoti, Scribi ed Anziani del popolo, cioè i rappresentanti dei vari gruppi del Sinedrio (§ 58), cosicché si ritrovarono riunite tutte insieme le forze in azione: Gesù da una parte, i maggiorenti giudei dall'altra, e in mezzo il popolo che proteggeva Gesù. Per allora c'era equilibrio tra le due forze contrastanti, ma quando l'ostacolo intermedio - ossia il favore popolare - fosse venuto a mancare, l'equilibrio sarebbe stato turbato e le due forze sarebbero venute in urto. E appunto a rimuovere l'ostacolo mirarono quella mattina i maggio­renti, i quali lì davanti alla folla domandarono a Gesù: Con quale autorità fai queste cose? O chi ti dette questa autorità perché (tu) faccia queste cose? (Marco, 11, 28). Il tono della domanda era da inquisizione tribunalesca, e quei maggiorenti trattavano Gesù come se già fosse stato deferito al loro tribunale; ma nello stesso tempo, con quella domanda, essi volevano screditarlo davanti al popolo e fargli perdere il favore di questo: probabilmente speravano che Gesù parlasse sprezzantemente di Mosè, della sua Legge o simili cose, ur­tando i sentimenti popolari. Gesù invece, accettando battaglia anche questa volta e precisamente sul terreno scelto dal nemico, seguì un metodo di discussione molto impiegato dai dottori della Legge, il quale consisteva nel rispondere facendo alla propria volta un'interro­gazione quasi per stabilire un punto ammesso da ambedue le parti. Gesu' però disse loro: “V'interrogherò in un solo punto; rispondetemi, e allora vi dirò con quale autorità (io) faccio queste cose: - Il battesimo di Giovanni era dal cielo o dagli uomini? - Rispondetemi!”. La domanda di Gesù era assai imbarazzante per i destinatari, specialmente lì davanti alla folla, a causa dell'atteggiamento che essi avevano tenuto di fronte a Giovanni il Battista (§ § 268, 292); il loro imbarazzo è descritto dall'evangelista con queste parole: E ragiona­vano in se stessi dicendo:”Se diciamo: - (Era) dal cielo - (egli ci) dirà: Perché dunque non credeste in lui? - E allora diremo - (Era) dagli uomini?”. (Ma non dissero ciò, perché) temevano la folla; tut­ti infatti ritenevano che Giovanni realmente era un profeta. E ri­spondendo a Geù dicono: “Non sappiamo”. E Gesù dice loro:”Neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose”. La bat­taglia era finita, certo non con la vittoria di chi aveva scelto il ter­reno. I Sinedristi avevano sperato far forza sul consenso popolare, per poi aver nelle loro mani Gesù abbandonato dalla folla; e invece la folla aveva protetto ancora una volta Gesù, il quale inoltre aveva nuovamente ricollegato la propria missione con quella di Giovanni il Battista. Nessuna meraviglia che i Sinedristi non accettassero la missione di Gesù, dal momento che avevano respinto quella del suo precursore. Per confermare la propria vittoria e schiarire sempre più il colle­gamento della propria missione con quella di Giovanni il Battista, Gesu' soggiunse una parabola. - Un uomo aveva due figli, che im­piegava nel coltivare la sua vigna. Un giorno egli disse al primo: Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna! - Quello rispose: Si, signore, vado. - E invece non andò affatto. Più tardi il padre dette lo stesso comando al secondo figlio, il quale rispose: Non voglio andare! - Tuttavia in seguito, pentendosi della sua risposta, andò. E Gesù concluse: Chi dei due fece la volontà del padre? Gli risposero: L'ul­timo. Gesù allora applicò la parabola al caso storico: in verità vi di­co che i pubblicani e le meretrici precedono voi nel regno d'iddio. Venne infatti a voi Giovanni in via di giustizia e non credeste in lui, mentre i pubblicani e le meretrici credettero in lui; voi al contrario, dopo aver veduto, neppure piti tardi vi pentiste si da credere in lui (Matteo, 21, 31-32). Dunque gl'inappuntabili Scribi e Farisei erano adombrati in quel figlio che a parole obbediva ma a fatti era ribelle; al contrario lo scarto della nazione eletta, cioè pubblicani e meretrici, avevano indubbiamente errato ma poi erano rinsaviti accettando la missione di Giovanni il Battista, e così avevano imitato il figlio dap­prima ribelle e poi obbediente. Tra i due figli, colui che dopo aver fatto il male “cambia di mente” e passa a fare il bene, è da preferirsi a colui che non si decide mai a fare il bene pur dichiarandosi sempre pronto a farlo.