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Condizioni per seguire Gesù |
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Condizioni per seguire Gesù § 464. Luca continua nella sua raccolta di aneddoti. All'avvertimento da parte di Antipa, egli soggiunge il convito presso il Fariseo e le successive discussioni di cui già trattammo (§ 456 segg.); appresso ancora egli colloca una serie di condizioni per seguire Gesù, il quale le elenca un giorno ch'è seguito da numerose folle, mentre alcune di queste condizioni sono collocate altrove da Matteo. Esse si raggruppano in tre capi principali: l'amore per Gesù deve prevalere nel suo seguace sull'amore per il proprio sangue e per tutte le persone che ne partecipano; deve prevalere sull'amore per la sua propria persona morale e fisica; deve prevalere sull'amore per i beni materiali. Se alcuno viene a me, e non odia il padre suo e la madre e la moglie e i figli e i fratelli e le sorelle e anche la sua propria vita non può essere mio discepolo. Chiunque non porta la sua croce e viene dietro a me (§ 400) - non può essere mio discepolo. Ognuno di voi che non rinunzia a tutte le sue sostanze - non può essere mio discepolo. Il Semita, per dire che egli amava meno Tizio che Caio, diceva che odiava Tizio in confronto di Caio (cfr. Genesi, 29, 30-33: Deuteronomio, 21, 15-17); in tal senso qui Gesù, nella prima condizione, dice che il suo seguace deve odiare le persone del suo proprio sangue. Probabilmente per effetto del lavoro redazionale la terza condizione (Luca, 14, 33) è staccata dalle altre due (14, 26-27), ed è preceduta da una doppia parabola che le illumina tutte e tre. Queste condizioni sono essenzialissime per entrare nella sequela di Gesù: ognuno dunque, avanti d'incamminarsi per seguirlo, faccia bene i suoi calcoli e ponderi se è disposto ad osservarle, altrimenti non s'incammini. E infatti, chi è che voglia costruire una torre, e non faccia prima il computo delle spese per vedere se potrà sostenerle? Se invece comincerà senz'altro a costruire, gli potrà succedere che, gettate le fondamenta, non abbia più denari per sovredificare; e allora la fabbrica rimasta a mezzo diventerà la favola del paese, e tutti si befferanno del presuntuoso costruttore. Oppure qual è quel re che voglia muover guerra con 10.000 armati a un altro re che ne ha 20.000, e non faccia prima i calcoli strategici per vedere se l'inferiorità numerica delle proprie forze può essere compensata dalla loro valentia o da altre circostanze propizie? Se poi vede che non può essere compensata, non attacca battaglia, ma piuttosto entra in negoziati di pace. Nella stessa guisa, chi vuol seguire Gesù, deve amar lui prima di tutto e sopra ogni altra cosa. Può darsi benissimo il caso che l'amor per lui si accordi con altri amori; ma quando questi altri amori contrastino con quello supremo, dovranno cedere il campo ad esso e lasciarlo dominare da padrone assoluto. Altrimenti non si può essere in alcun modo vero seguace di Gesù. Queste condizioni, franche fino alla rudezza, furono presentate da Gesù alle molte folle che accorrevano a lui (Luca, 14, 25). Il loro significato storico è chiaro. Fra gli accorrenti molti, anzi moltissimi, si sentivano attirati dalla superiorita spirituale di Gesù, dalla potenza dei suoi miracoli, da vaghe speranze di trionfi e di gloria, da aspettative di condominio con lui nel suo regno messianico, ma costoro alle prime difficoltà si sarebbero ritirati precipitosamente addietro; Gesù previene queste difficoltà, e presenta le rudi condizioni per seguirlo come altrettante disillusioni di cotesti loro sogni beati. Non si prendano le cose alla leggiera. Al seguace di Gesù si può chiedere ad ogni momento di essere un gigante di eroismo: l'edificio che questo seguace comincia a costruire è una torre basata sulla terra, ma la cui cima dovrà toccare il cielo; il volo che egli spicca, affidato unicamente a “l'ale sue”, congiunge due « liti sì lontani » quali la terra e il cielo. Chi non si sente la forza di far ciò rinunziando a tutti « gli argomenti umani », potrà mettersi alla sequela di qualche insigne maestro fariseo, non già di Gesù: Vedi che sdegna gli argomenti umani, Si che remo non vuol né altro velo Che l'ale sue tra liti si lontani. Purgatorio, ir, 31-33. |