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Il “semitradizionalismo” della FSSPX

Ho avuto modo di leggere ed apprezzare (nella pars destruens) il “Catechismo della crisi nella Chiesa” scritto da Don Matthias Gaudron, un sacerdote della FSSPX, che così viene presentato nella prefazione di don P. M. Petrucci: “…per mettere in guardia i fedeli dagli errori penetrati nel Corpo mistico di Cristo e diffusi persino dalla più alta gerarchìa ecclesiastica.”. Già a Pag. 15/16 però vi è qualcosa che stona rispetto alla prefazione, in quanto per l’autore:

 “…tutti i papi hanno riconosciuto, in un modo o nell’altro, l’esistenza di una grave crisi nella Chiesa”.

Una gerarchìa che diffonde errori (in contrasto con quanto definisce la Pastor Aeternus) ma che ammette pure di diffonderli o favorirli?!? Pertanto le trattative tra la FSSPX e Roma sono dirette a convertire la “Chiesa errante” o a trovare un compromesso? E’ un punto ancora tutto da chiarire. Il motto ambiguo: “Riconosci e resisti” provoca il contraccolpo paradossale della “comunione imperfetta” tra Roma e FSSPX (dottrina condannata dalla Chiesa e a parole dalla stessa FSSPX!), ponendo le trattative in corso come uno dei capitoli di quell’ecumenismo ecclesiale postconciliare, da sempre condannato dalla Chiesa (ed a parole condannato dalla stessa FSSPX). Mons. Guido Pozzo (6/3/2016 Isola di Patmos) infatti sostiene come: “I membri della FSSPX sono cattolici in cammino verso la piena comunione con la Santa Sede”,  e in un’altra occasione: ( https://www.cath.ch/newsf/certains-textes-conciliaires-discutes-fsspx/ ) :   “ Le difficoltà sollevate dalla Fraternità San Pio X …   non sono un ostacolo al riconoscimento canonico e giuridico della Fraternità San Pio X”.

A Pag 25: “Quando la Chiesa definisce un nuovo dogma non scopre delle nuove verità, ma spiega meglio e mette l’accento in modo nuovo su ciò che, in fondo, ha sempre creduto; l’oggetto della fede, il suo significato e il suo insegnamento restano sempre identici.”

Benissimo, la verità è sempre vera che sia solennemente definita o già abitualmente insegnata. Peccato che chi sostiene ciò viene spesso definito dai seguaci della FSSPX come “infallibilista”.

Nelle Pagg. 35-36: “Un’affermazione infallibile fatta dal Papa o da un concilio è detta giudizio solenne ed è un atto del magistero straordinario (o solenne) della Chiesa; la trasmissione infallibile della fede da parte dei vescovi dispersi nel mondo si chiama invece, magistero ordinario universale.”

Dunque solo il magistero solenne del Papa sarebbe infallibile, mentre sarebbe fallibile il suo magistero ordinario a differenza di quello ordinario ed universale dei vescovi. Collegialismo mimetico? Vediamo in relazione al CVII:

Pag. 74: “Non si può invocare il magistero ordinario universale a favore dell’ecumenismo e della libertà religiosa…ma infallibili sono le condanne ad essi fatte dal magistero costante dei papi…”

Il magistero ordinario del Papa torna ad essere infallibile ma solo fino al CVII, mentre i documenti conciliari su libertà religiosa ed ecumenismo e i coerenti insegnamenti successivi, non sarebbero più né magistero solenne e neanche magistero ordinario universale. Solo testi “autentici” che avrebbero consumato inutilmente tanta carta!?!

Pagg. 56-58: “Pio IX (Aeterni patris) riassume così i principali scopi di un concilio: ‘…adottare quelle disposizioni che possano giovare a definire dogmi, a condannare errori, a propugnare, illustare e svolgere la dottrina cattolica…’.

Pertanto un concilio ecumenico, solenne in quanto tale, dovrebbe essere infallibile anche nel ‘propugnare, illustrare e svolgere la dottrina cattolica’, non solo se pronuncia dogmi o anatemi. Invece…

“…I testi che (il CVII) ha promulgato, frutto di un ‘dialogo’ con il mondo, appaiono più come testi diplomatici o ‘pubblicitari’ (destinati a dare una buona immagine della Chiesa) che come atti magisteriali..”

Testi ‘pubblicitari’ (?!?) che rinnegano il magistero bimillenario, come se la Chiesa avesse sbagliato strategìa di marketing o attuato frodi commerciali …Si chiama a testimonio Paolo VI, lo stesso che poi sospese ‘a divinis’ Lefebvre, che invece viene riportato nel dire:

“…il noto discorso di Paolo VI del 16 Novembre 1964 in cui disse…che il Concilio “ha munito i suoi insegnamenti dell’autorità del supremo magistero ordinario …”

Però a Pag. 117: “Col Vat. II, gli uomini di Chiesa hanno adottato un nuovo atteggiamento che corrisponde ad una nuova dottrina.”

Praticamente il CVII sarebbe stato un meeting al bar senza nessuna intenzione seria, né magisteriale, né vincolante ma solo pubblicitaria. Lo avrebbe detto Paolo VI (che invece sanzionò la resistenza di Lefebvre) anche se, poi, Paolo VI dice che insegnamenti vi sono stati e che rientrano nel magistero supremo, prima considerato infallibile dal ‘Cath. Fsspx’ e poi non più … ma comunque il CVII si sarebbe trasformato, non si sa come, in dottrinale!?!

Continua in tal senso il cath fsspx con M. Lefebvre: “Durante il Concilio si è insistito sul suo carattere pastorale…ma successivamente gli si è voluto dare un’autorità uguale o superiore a quella dei concilii precedenti.”.

E poi a Pagg. 177 – 179 : “…da più parti si è voluto far credere che la messa tradizionale fosse proibita o abolita e BXVI ha riconosciuto che essa non lo era quindi avevano ragione coloro che sono stati accusati di essere disobbedienti perché fedeli a questa messa…Ratzinger membro della commissione cattolico-luterana che con la Dichiarazione del 1983 per cui rottura con tradizione…(Paolo VI) …mai avrebbe abolito il privilegio in perpetuum di Pio V”.

Ricapitolando: Ratzinger rompe con la Tradizione ma diventa credibile quando dà ragione (dove ?) alla FSSPX. Sorge il dubbio che solo la FSSPX abbia inteso bene Paolo VI (meglio dello stesso Paolo VI) nel disapplicare ed eludere il CVII e successive riforme, mentre tutto il resto della Chiesa ufficiale avrebbe ingenuamente creduto di doverlo seguire, applicare nella liturgìa e sviluppare anche nella prassi, ‘papi’ compresi.

Successivamente il CVII diventa nuovamente dottrinale a Pag. 158:  “…non si può dire che il CVII abbia ripreso i lavori del CVI ma ha formulato un dottrina che appare difficilmente conciliabile con ciò che esso ha insegnato sull’unicità del primato”

Insomma ancora confusione. Solo indicazioni pastorali non vincolanti o anche nuove dottrine da credersi in contrasto col magistero? Smentisce entrambe le ipotesi Paolo VI, riconosciuto dalla FSSPX almeno a parole come legittimo Pontefice:

<<         ULTIMA SESSIONE PUBBLICA DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE PAOLO VI

Martedì, 7 dicembre 1965

E non solo l’immagine della Chiesa manda ai posteri questo Concilio, ma il patrimonio altresì della sua dottrina e dei suoi comandamenti, il «deposito» ricevuto da Cristo e nei secoli meditato, vissuto ed espresso, ed ora in tante sue parti chiarito, stabilito e ordinato nella sua integrità; deposito vivo per la divina virtù di verità e di grazia, che lo costituisce, e perciò idoneo a vivificare chiunque piamente lo accolga e ne alimenti la propria umana esistenza.

la Chiesa si è raccolta nella sua intima coscienza spirituale … per ritrovare in se stessa vivente ed operante, nello Spirito Santo, la parola di Cristo, e per scrutare più a fondo il mistero, cioè il disegno e la presenza di Dio sopra e dentro di sé, e per ravvivare in sé quella fede, ch’è il segreto della sua sicurezza e della sapienza, e quell’amore che la obbliga a cantare senza posa le lodi di Dio: cantare amantis est, dice S. Agostino (Serm. 336; P.L. 38, 1472). I documenti conciliari principalmente quelli sulla divina Rivelazione, sulla Liturgia, sulla Chiesa, sui Sacerdoti, sui Religiosi, sui Laici, lasciano chiaramente trasparire questa diretta e primaria intenzione religiosa, e dimostrano quanto sia limpida e fresca e ricca la vena spirituale, che il vivo contatto col Dio vivo fa erompere nel seno della Chiesa, e da lei effondere sulle aride zolle della nostra terra.

Ma chi bene osserva questo prevalente interesse del Concilio per i valori umani e temporali non può negare che tale interesse è dovuto al carattere pastorale, che il Concilio ha scelto quasi programma, e dovrà riconoscere che quello stesso interesse non è mai disgiunto dall’interesse religioso più autentico, sia per la carità, che unicamente lo ispira (e dove è la carità, ivi è Dio!), e sia per il collegamento, dal Concilio sempre affermato e promosso, dei valori umani e temporali, con quelli propriamente spirituali, religiosi ed eterni : sull’uomo e sulla terra si piega, ma al regno di Dio si solleva.

Sarebbe allora questo Concilio, che all’uomo principalmente ha dedicato la sua studiosa attenzione, destinato a riproporre al mondo moderno la scala delle liberatrici e consolatrici ascensioni? non sarebbe, in definitiva, un semplice, nuovo e solenne insegnamento ad amare l’uomo per amare Iddio? amare l’uomo, diciamo, non come strumento, ma come primo termine verso il supremo termine trascendente, principio e ragione d’ogni amore. E allora questo Concilio tutto si risolve nel suo conclusivo significato religioso, altro non essendo che un potente e amichevole invito all’umanità d’oggi a ritrovare, per via di fraterno amore, quel Dio «dal Quale allontanarsi è cadere, al Quale rivolgersi è risorgere, nel Quale rimanere è stare saldi, al Quale ritornare è rinascere, nel Quale abitare è vivere» (S. August., Solil. 1, 1, 3; P. L. 32, 870).

PAOLO VI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 12 gennaio 1966

Conoscere, studiare, applicare questi documenti è il dovere ed è la fortuna del periodo post-conciliare.

gli insegnamenti del Concilio non costituiscono un sistema organico e completo della dottrina cattolica; questa è assai più ampia, come tutti sanno, e non è messa in dubbio dal Concilio o sostanzialmente modificata; ché anzi il Concilio la conferma, la illustra, la difende e la sviluppa con autorevolissima apologia, piena di sapienza, di vigore e di fiducia. Ed è questo aspetto dottrinale del Concilio…

Allora anche le «novità» dottrinali, o normative del Concilio appariscono nelle loro giuste proporzioni, non creano obbiezioni verso la fedeltà della Chiesa alla sua funzione didascalica, e acquistano quel vero significato, che la fa risplendere di luce superiore.

Perciò il Concilio aiuti i fedeli, maestri o discepoli che siano, a superare quegli stati d’animo – di negazione, d’indifferenza, di dubbio, di soggettivismo, ecc. – che sono contrari alla purezza e alla fortezza della fede. Esso è un grande atto del magistero ecclesiastico; e chi aderisce al Concilio riconosce ed onora con ciò il magistero della Chiesa;

dato il carattere pastorale del Concilio, esso ha evitato di pronunciare in modo straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità; ma esso ha tuttavia munito i suoi insegnamenti dell’autorità del supremo magistero ordinario il quale magistero ordinario e così palesemente autentico deve essere accolto docilmente e sinceramente da tutti i fedeli, secondo la mente del Concilio circa la natura e gli scopi dei singoli documenti.” >>

Non appare dunque azzardato definire la posizione della FSSPX come semitradizionalista o semifallibilista: obbedire solo quando si valuta la conformità alla Tradizione significa in questo considerarsi regola prossima della Fede e sostituirsi alla Chiesa Docente. Proprio perché riconosciuta come legittima tale gerarchìa, un tale atteggiamento risulta prossimo allo scisma almeno nelle intenzioni. Pertanto è paradossale come il più conosciuto nucleo “tradizionalista” sia in realtà, con codesto atteggiamento, distante sia dalla Tradizione che dallo stesso San Pio X.

Continua il “Cath FSSPX” nel considerare (in modo acattolico) come la Chiesa possa darci dei riti forse invalidi (per difetto di intenzione e talvolta per difetto di materia) e certamente da evitarsi in quanto “pericolosi per la fede” come (se non peggiori in quanto dubbi) quelli degli scismatici orientali:

206 “Messa valida ma non buona anche quando certi della sua validità in quanto il rito solo in circostanze eccezionali può essere frequentato, senza communicatio in sacris, né unione di preghiere né comunione”.

271 “…è bene fare tutto il possibile per ricevere i sacramenti con i riti tradizionali e di evitare di prendere parte attiva alla celebrazione dei nuovi sacramenti”

Pertanto la FSSPX è o no in comunione con la Chiesa cui riconosce autorità? Qui sembra di no in modo esplicito, anche se le Messe celebrate dai suoi sacerdoti sono Una Cum Papa Nostro. Mons. de Galarreta (FSSPX) il 17 Gennaio 2016 invece minimizza i problemi liturgici. La nuova messa adesso va bene o ‘va meglio’:

Sulla Messa ci chiedevano di riconoscerne la validità e la legittimità. Oggi ci chiedono di riconoscere la validità dei nuovi sacramenti, della nuova Messa, secondo l’edizione tipica, l’edizione latina originale. Cosa che la Fraternità ha sempre riconosciuto.”.

Pertanto i riti del novus ordo sarebbero adesso certamente (!?!) validi, ma ci si chiede il perché non vengano ancora mai celebrati dalla FSSPX. Evidentemente possono essere validi, discrezionali e cattivi! Tutte le ambiguità già evidenziate furono palesate anche in occasione della rimozione della scomunica durante il ‘pontificato’ di Ratzinger.

Nel Decreto di rimozione (anno 2009) della scomunica ai quattro vescovi consacrati da Lefebvre, si riporta chiaramente come:

“Mons. Bernard Fellay, anche a nome degli altri tre Vescovi consacrati il giorno 30 giugno 1988, sollecitava nuovamente la rimozione della scomunica latae sententiae formalmente dichiarata con Decreto del Prefetto di questa Congregazione per i Vescovi in data 1° luglio 1988. Nella menzionata lettera, Mons. Fellay afferma, tra l’altro: “Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione“.

Quindi la scomunica considerata invalida e sbagliata, comunque faceva “soffrire” Fellay in quanto fermamente ed esplicitamente “papista” sia sul Primato che sulle prerogative papali, ma disobbediente al CVII ed ai ‘papi postconciliari’ !! Una scomunica che non vale e che non induce a pentimento ma che, anche se non vale si chiede che venga tolta…(perché ?!?) come se chi la avesse data invalidamente poi, potesse validamente revocarla ?!?! Che senso ha tutto ciò, anche da parte di ‘Roma’? Appare eloquente che siano tutte fasi di un accordo, a meno che non si debba ritenere il tutto, frutto di schizofrenia di entrambe le parti!

Il Comunicato IMBC del 28/01/2009 fa chiarezza proprio su questo punto importante:

“La Chiesa cattolica richiede, per l’assoluzione dalle censure ecclesiastiche (tra le quali vi è la scomunica) che il colpevole receda dalla propria contumacia (can. 2248 §2)*, il che implica che il reo “si sia pentito del delitto commesso e nello stesso tempo abbia dato, o perlomeno seriamente promesso di dare, una congrua soddisfazione per i danni e lo scandalo dato” (can. 2242§3); benché spetti all’autorità che assolve giudicare della presenza di queste condizioni (ibidem), pare evidente che i quattro Vescovi non vi abbiano ottemperato, pretendendo anzi di non essere mai stati scomunicati (cf Dichiarazione di Mons. Fellay del 24 gennaio 2009). Ma, d’altra parte, si sono mai pentiti gli Orientali del loro scisma? Riconobbe forse Atenagora il primato di giurisdizione del Papa e l’infallibilità del suo magistero? Evidentemente no. Analogicamente, l’assoluzione fatta impartire da Benedetto XVI ai quattro Vescovi rientra nell’ecclesiologia ecumenista della “comunione imperfetta” (Unitatis redintregratio, Lumen gentium) e “al nuovo stile di Chiesa voluto dal concilio che preferisce la medicina della misericordia alla condanna” (Osservatore Romano, 26-27 gennaio 2009).”

Come si pone la FSSPX nei confronti di J.M. Bergoglio? Queste le parole del vescovo lefevriano Tissier de Mallerais, in un’intervista rilasciata il 9 Marzo 2016 a Médias-Presse-Info :Abbiamo un Papa che propaga l’eresia; non giudico del suo peccato, constato che propaga l’eresia. Non dico “eretico” ma promotore dell’eresia.”. Lettera aperta della FSSPX: “Santo Padre, Lei è più alta autorità della religione cattolica e sa bene dalle Sacre Scritture: senza Gesù, il Figlio di Dio, non esiste salvezza. L’evangelista Giovanni dice: “Egli è il mentitore e l’Anticristo, che nega il Padre e il Figlio.” “Chiunque rinneghi il Figlio, rinnega anche il Padre; chi confessa il Figlio, confessa anche il Padre. Santo Padre, la supplichiamo: Ritiri il video! Esso conduce molte persone alla dannazione eterna. Come Pontefice è il suo più alto obbligo!”

A. Tornielli, da VaticanInsider del 15.10.2013: “È un attacco frontale e durissimo, quello che arriva dalla Fraternità San Pio X contro Papa Francesco. Un attacco che sembra chiudere definitivamente ogni possibilità di dialogo tra il gruppo tradizionalista fondato da monsignor Marcel Lefebvre e la Santa Sede. Il superiore della Fraternità, il vescovo Bernard Fellay, nel corso di una conferenza tenuta a Kansas City lo scorso fine settimana, ha detto che Francesco «è un vero modernista».

Fellay ha affermato che stiamo vivendo «tempi molto spaventosi», che «la situazione della Chiesa è un vero e proprio disastro. E il Papa attuale sta rendendo 10.000 volte peggio». «All’inizio del pontificato di Papa Benedetto XVI , ho detto: la crisi della Chiesa continuerà, ma il Papa sta cercando di metterci un freno. È  come a dire: la Chiesa continuerà a scendere, ma con un paracadute. Con l’inizio di Papa Francesco, dico: lui taglia le corde, e ha messo un razzo per andare verso il basso».
Il superiore lefebvriano ha concluso che obbedire all’attuale Pontefice significherebbe «mettere in pericolo la nostra fede».
Fellay ha anche parlato del mancato accordo con Roma dello scorso anno. «Vedendo ciò che sta accadendo ora, rendiamo grazie a Dio che lo scorso anno ci ha preservato da ogni tipo di accordo. E possiamo dire che uno dei frutti della crociata del rosario che abbiamo fatto è che ci sono stati conservati da una tale sventura. Grazie a Dio. Non è che noi non vogliamo essere cattolici, naturalmente vogliamo essere cattolici e noi siamo cattolici, e abbiamo il diritto di essere riconosciuti come cattolici. Ma noi non stiamo andando a compromettere i nostri tesori per questo. Certo che no… E pensare che alcune persone continuano a far finta che siamo ancora decisi a ottenere un accordo con Roma».”

Mons. de Galarreta il 17 Gennaio 2016 probabilmente è uno di quelli che “continua a far finta” ed infatti minimizza anche i problemi dottrinali e canonici, dando rilievo al benevolo giudizio di Bergoglio sulla FSSPX:

«Voi capite che noi non rifiutiamo in maniera assoluta e teorica la possibilità di un accordo con Roma. È questo che ci distingue dalla “Resistenza”. Per loro è una questione di principio, è una questione dottrinale: “Non potete ammettere la possibilità di un accordo con Roma senza essere liberali“. Non è la nostra posizione. Occorre ripeterlo: non era questa la posizione di Mons. Lefebvre. Egli firmò un protocollo d’accordo con Roma. Ed allora, anche quando ruppe dopo il protocollo, disse: “è perché non vi sono le condizioni necessarie per la nostra sopravvivenza, per la nostra protezione”. Perché vogliono ingannarci. Perché non vogliono darci la Tradizione. Perché vogliono condurci al Vaticano II. … Io penso piuttosto che vi è un altro aspetto della questione, ed è che questo Papa ha detto a chi vuol capire che noi siamo cattolici, ha detto e ripete che la Fraternità è cattolica, che noi siamo cattolici, che non ci condannerà mai, che intende regolare la nostra “questione”. E io penso che – ed ha già intrapreso questa strada – quando si verificherà che non vi è intesa con la Congregazione per la Fede, io penso che egli sorvolerà ogni questione dottrinale, teorica, pratica o di altro genere… E farà dei passi per conto suo, nel senso di un riconoscimento della Fraternità. Egli ha già cominciato, dovrà semplicemente proseguire. Io vi parlo non di quello che desidero, ma di quello che prevedo. Io prevedo, io penso che il Papa andrà verso un riconoscimento unilaterale della Fraternità, e per via di fatto piuttosto che per via di diritto o legale, canonica.»

Il medesimo Bergoglio quasi sempre giudicato modernista, colui del quale Fellay ha detto che: “ha messo un razzo per andare verso il basso.”, dice che la FSSPX è cattolica e quindi al di là del fatto che lui cattolico non è e che si deve sorvolare sulle questioni di principio, la FSSPX avrà un riconoscimento unilaterale per via di fatto. In pratica De Galarreta ammette ciò che Don P. Petrucci diceva essere una fissazione paranoica (http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1648:intervista-a-don-pierpaolo-petrucci-2&catid=35&Itemid=123 ) e speriamo che Mons. De Galarreta non si senta offeso da queste parole: “Sono anni che la nostra Fraternità è accusata da certi ambienti di contropartite, patti segreti o compromessi con le autorità romane. È una fortuna per queste persone che la paranoia non sia una malattia mortale! Basta leggere gli articoli ed i libri che pubblichiamo per rendersi conto di come la nostra posizione sia rimasta invariata. Raccomando in particolare a questo proposito l’edizione italiana, appena uscita, del libro di don Gaudron: Catechismo della crisi nella Chiesa, una bella sintesi della dottrina cattolica in opposizione agli errori conciliari.”

Esatto, basta leggere articoli e libri ma per capire il contrario…Contrordine compagni, avrebbe detto Guareschi; Bergoglio aiuta la FSSPX (?!) parola di Fellay… Già, come quando addirittura venne considerato un amico della FSSPX! In questa dichiarazione del 30/01/2016 (  http://adelantelafe.com/todas-las-sanciones-que-pesaban-sobre-los-sacerdotes-de-la-fraternidad-san-pio-x-estan-levantadas/  ) viene ricordata da Fellay l’amicizia con Bergoglio già prima che fosse eletto, un’amicizia determinante per ottenere il riconoscimento giuridico dallo Stato argentino: “Ci conosce da quando stava in Argentina … Avremmo potuto richiedere direttamente il riconoscimento dello stato argentino, ma era impensabile: siamo cattolici e non volevamo essere  trattati come una setta. Poi, il quartiere superiore del Sud America ha incontrato il cardinale Bergoglio per esporre il problema. La sua risposta è stata molto chiara: ‘E’ ovvio che sono cattolici, che non sono scismatici; Ti aiuterò ‘e ci ha aiutato!’ Ha comunicato con Roma. Ha diretto al governo una lettera a noi favorevole, mentre un altro della nunziatura ricevuto diceva l’esatto contrario. Eravamo in quella posizione fino a quando fu eletto papa.”

Don P. Petrucci consiglia il libro che ha prefato (condivisibile al netto delle precedenti osservazioni) e ribadisce come: “…la rivoluzione operata dall’ultimo Concilio e che è stata portata avanti dalle più alte autorità nella Chiesa – fino alla svolta attuale di Papa Francesco – producendo una profonda crisi nella Chiesa e creando uno stato di grave necessità che fonda il nostro diritto a venire in soccorso alle anime tramite l’amministrazione dei sacramenti.”

Pertanto la FSSPX è in comunione (imperfetta ?!?) con una gerarchìa ritenuta legittima (?!?) ma errante che provoca uno stato di necessità (un’altra Chiesa ?!?) per cui è lecito disobbedirLe nel governo nell’amministrazione dei sacramenti (ma restando una-cum !?!), anche se poi i nuovi riti sono riconosciuti (validi ?!?) dalla FSSPX, ma evitati perché dannosi per la fede (quella della Chiesa o della FSSPX !?!); viene ringraziato il ‘papa’ perché con gesto paterno autorizza le confessioni dei preti lefevriani nell’anno giubilare, ma gli si risponde anche che comunque e a prescindere dalle sue concessioni, le confessioni erano sempre state (e lo saranno dopo il giubileo) valide, proprio per colpa dei ‘papi’ (come lui) che hanno causato uno ‘stato di grave necessità’ (per cui pur senza delegare alcuna giurisdizione in loro possesso, tale giurisdizione vi sarebbe ugualmente in capo ai prelati della FSSPX!!!) … I ‘papi’ postconciliari avrebbero dato addirittura ragione (!?!) alla FSSPX., ma la notizia migliore è che “la FSSPX è cattolica”, parola di Bergoglio, pronunciata forse mentre accende la miccia del “razzo per andare verso il basso”. Quel Bergoglio che a seconda del vento che tira, viene valutato in modo diverso. Talvolta è amico ma talaltra un accordo con lui – “sventato da una crociata del rosario”- sarebbe stato una “sventura”.

Per non compromettere le trattative è apparso comunque preferibile ‘fare i bravi’ e qui si può leggere la circolare inviata dal Distretto di Francia ai suoi sacerdoti, che comunica un documento da Menzingen che esorta i sacerdoti a partecipare a questo giubileo conciliare della misericordia:  http://cristiadatradicinalista.blogspot.it/2015/12/circulaire-de-menzingen-invitant-les.html?m=1

La FSSPX partecipa dunque al giubileo di Bergoglio, quello stesso Bergoglio che non ritira un video – promosso proprio nell’ottica ‘giubilare’ – che (parole della FSSPX) “conduce molte persone alla dannazione eterna”:

Pelerinage des jeunes SSPX pour le jubilé de la Miséricorde

T. de Aquino, il neo-consacrato da Mons. WiIliamson sul sedevacantismo: “Questione disputata anche se forse imprudente”, come se fosse invece prudente considerare Bergoglio Papa legittimo e farsi consacrare senza il suo mandato!. I sedevacantisti “potrebbero” dunque avere ragione a suo dire ma sarebbero “anche” in errore perché negherebbero il primato di Giurisdizione del Papa. Intanto nessun sedevacantista lo nega in capo al Papa, altresì e a ben vedere, coloro che insistono nel presentare questo argomento principe come se fosse un goal da centrocampo contro gli avversari, non si avvedono che stanno calciando nella rete della propria porta.

In buona sostanza per tutti i sacerdoti della FSSPX (resistenti-neogallicani o accordisti-democristiani) e per i williamsoniani, il papato non sarebbe una istituzione senza soluzione di continuità in potenza, ma senza soluzione di continuità in atto. Non tanto sarebbe sempre possibile che possa eleggersi un Papa, quanto sarebbe piuttosto impossibile che non vi sia effettivamente un Papa. Il papato (CVI) sarebbe quindi ininterrotto non tanto come istituzione che non muore con la sede vacante, ma ininterrotto come istituzione visibile, anche se poi la visibilità è dell’eresìa o dell’ errore. Quindi per Mons. Williamson e per la FSSPX è la visibilità sedeplenista, oltranzista ed aprioristica ad essere nota essenziale della Chiesa, cadendo nell’ errore opposto a quello della Chiesa invisibile dei protestanti. Pertanto il “papa visibile” potrebbe essere anche un ossimoro in quanto ‘papa anticristo’ ma possederebbe comunque e necessariamente la Giurisdizione suprema, come se Cristo fosse obbligato dagli uomini (da conclave ed eletto non cattolico o che non intende ricevere oggettivamente il papato), a consegnare le Claves Coelorum! Insomma la Giurisdizione dovrebbe sussistere perennemente in atto secondo la FSSPX, ma da tali “papi visibili” non sarebbe però necessario riceverla per poter amministrare le confessioni, non essendo la Giurisdizione un potere “burocratico” da delegarsi ma una sorta di free download a disposizione di tutti, un qualcosa di utilizzabile anche senza l’autorizzazione di chi ne sarebbe il titolare! In pratica si potrebbe ravvisare analogìa  con la figura giuridica del falsus procurator che fa credere a terze persone di poter attingere a poteri di rappresentanza mai ricevuti, e che una volta scoperta si giustifica dicendo di poterlo fare perché riconosce come sufficiente per sè che tali poteri esistano in capo al titolare…(!?!?)  o quella del furto d’uso, in cui qualcuno pretende di agire esercitando un potere su cose non sue o come se avesse in proprietà beni altrui, dai quali può liberamente attingere.

Del resto se Cristo stesso sarebbe obbligato obtorto collo a dare le Claves al qualunque sedente, non apparirà incoerente ritenere che, obtorto collo, il qualunque sedente di turno sarà poi obbligato a dare o a lasciarsi prendere il potere di Giurisdizione, magari anche a sua insaputa.

Come evidenzia: http://www.novusordowatch.org/wire/pr-disaster-sspx-fellay.htm un Fellay imbarazzato e preoccupato di tenere assieme le varie anime della FSSPX, prima ritratta in parte quanto dichiarato sui rapporti tra Chiesa e giudei in Canada nel 2012, poi viene schernito dal giornalista quando dice di rispettare e venerare il Papa “nel salutarlo”, chiamadolo però alle spalle “disastro”, continuando a deviare la questione del carattere vincolante del CVII con quello dell’infallibilità, come se nulla fosse autorevole se non fosse anche infallibile o se nulla fosse autorevole se non nella misura in cui è infallibile ( https://youtu.be/g0eTadAYK6o ). E poi, (http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1776:mons-fellay-amoris-laetitia-esortazione-terrificante&catid=67&Itemid=83) sempre Mons Fellay così mostra di rispettare la gerarchìa e Bergoglio: il Superiore Generale afferma che: «c’è un gran numero di prelati, e perfino di cardinali, e diremmo perfino il Papa, che dicono non soltanto delle sciocchezze ma delle eresie, che aprono la strada al peccato. […]».

Il motto ambiguo: “Riconosci e resisti” impone dunque l’assurdo per cui la Chiesa dal CVII sarebbe guidata da Papi incapaci o riluttanti ad insegnare infallibilmente, ma capaci ed intenzionati ad insegnare eresìe alla Chiesa universale, o magari l’assurdo per cui la Chiesa sarebbe guidata da veri e legittimi Papi che non intendono “fare” i Papi astenendosi dall’esercizio del munus petrino  (quando abitualmente invece esercitano ‘docenza’ e ‘governo’), ma continuando comunque ad essere Papi, coi quali intavolare trattative sindacali perché “riconoscono” (!?!) come cattolica la FSSPX.

Il problema è molto più “concreto” che di principii, molto più “giuridico” che dottrinale, come apparirà chiaro da questa ultima intervista a Mons Fellay, in cui ribadisce tutta l’ambiguità che la FSSPX ha dimostrato negli ultimi decenni. (http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=1769:intervista-a-mons-bernard-fellay&catid=58&Itemid=64 )

Vi è questa volta l’ammissione di trovarsi ancora in una situazione considerata dal Vaticano come di “illegalità”:

“….Roma ha sempre detto e ritenuto che i nostri sacerdoti sono sotto la censura della sospensione, perché non sono incardinati. Noi affermiamo che i nostri sacerdoti sono incardinati nella Fraternità che è stata ingiustamente o invalidamente soppressa all’epoca dal non rispetto delle leggi della Chiesa, ma comunque Roma ha considerato e considera ancora oggi che ci sarebbe una sospensione per i nostri sacerdoti. La sospensione cosa vuol dire? È precisamente la proibizione per il sacerdote di esercitare il suo ministero, sia che si tratti della Messa, sia che si tratti degli altri sacramenti, tra cui la confessione…”

Da qui la ricerca speranzosa di addivenire ad una soluzione di accordo, con un interlocutore giudicato poco affidabile e che dice sciocchezze ed eresìe. Un accordo sofferto ma giudicato sempre più opportuno; un accordo tra due soggetti (FSSPX e ‘Roma’) CHIARAMENTE diversi:

“Qual è il nostro futuro in questa situazione? Per prima cosa, tenere duro. C’è una grande confusione. Chi vincerà? Non si sa. E questo rende le nostre relazioni con Roma estremamente difficili, perché parliamo con un interlocutore senza sapere mai se, l’indomani, il testo sul quale siamo arrivati – dopo molte discussioni – a metterci d’accordo, sarà effettivamente il testo definitivo…”

Qui si sfiora il masochismo perché si confida che il poter essere considerati da Bergoglio come “periferie esistenziali” possa, magari, favorire un accordo che lasci ampia libertà di restare così come si è, cosa più importante del superare le ambiguità dottrinali:

“È stato il primo approccio che ho voluto avere con Roma. Già dal primo testo dissi: ‘è ambiguo, non funzionerà, non lo vogliamo!’ Era il primo testo, nel 2011. Questa volta, mi sembra che sia molto meglio. C’è veramente un grande progresso da quel lato nei confronti dell’ambiguità precedente. Ciò non significa che tutta l’ambiguità sia stata tolta…A parte la questione della chiarezza del testo, c’è un’altra questione molto più profonda, molto più importante, ed è questa: quale ampiezza, quale libertà ci sarebbe data o ci sarà data in caso di una regolarizzazione? A questo proposito, sono partito da una frase e dall’esigenza pratica di Mons. Lefèbvre che la considerava come una conditio sine qua non per una regolarizzazione, cioè sapere precisamente che noi siamo accettati tali quali siamo….Una delle spiegazioni è lo sguardo di Papa Francesco su tutto ciò che è messo ai margini, ciò che chiama le “periferie esistenziali”. Non mi stupirebbe che ci considerasse come una di queste periferie alle quali dona palesemente la sua preferenza. E in quella prospettiva, usa l’espressione “compiere un percorso” con la gente in periferia, sperando che si arriverà a migliorare le cose”.

Il tatticismo estenuante e (volutamente?) inconcludente di Mons B. Fellay, è l’unico strumento a sua disposizione per poter bilanciare le contraddizioni della FSSPX con la speranza di un accordo “vincente” con Roma, così da essere ‘di-lotta-e-di-governo’ ed accontentare (o scontentare) a fasi alterne sia gli interlocutori vaticani che le frange interne più antiromane tentate da Mons. Williamson, tenendoli in reciproca tensione. Se poi arrivasse PUBBLICAMENTE un ‘riconoscimento unilaterale’ bhè…’a caval donato non si guarda in bocca’ e vi sarebbe un’accettazione sempre “unilaterale” di una probabile prelatura personale stile opus dei.

Eppure fu lo stesso Mons M. Lefebvre ad ipotizzare come pienamente legittima e probabile l’ipotesi della sede vacante, ( http://www.fathercekada.com/2016/02/27/marcel-lefebvre-sedevacantist/  ) ipotesi che oggi è ancora più evidente per le masse di quanto non lo fosse trenta anni fa, mentre Mons. B. Fellay preferisce scrivere una prefazione ad un libro antisedevacantissta scritto da un ex massone. Insomma se è vero che vi fu anche un’ambiguità di Mons. Lefebvre che firmò gli atti conciliari, celebrò la nuova “messa” ed espulse da Econe il professore domenicano Michel L. Guerard Des Lauriers, che con la Tesi di Cassiciacum aveva chiaramente indicato la strada da seguire, va anche detto che almeno pubblicamente Mons. Lefebvre non prese mai una posizione così nettamente antisedevacantista come sta facendo il tentennante Fellay.

 

Appare eloquente che pur di rifiutare oggi il sedevacantismo sia totalista che tesista, per tenere forzatamente assieme nel papato San Pio X e il signor Bergoglio, si preferiscano continue giravolte e goffi salti mortali in punto di dottrina e di prassi che visti all’interno del circo postconciliare, non sono davvero un bello spettacolo.

PF

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