“Se non vivremo a lungo per vedere la vittoria, neppure vedremo la disfatta”.

Omelia di Mons. McKenna in occasione dell’Ordinazione di Don Ugolino Giugni, 12 gennaio 1991.

Miei cari fedeli e figli nel Signore. Mi rammarico di non poter parlare direttamente con ciascuno di voi nella vostra lingua e di dover essere breve, per la stessa ragione, nella mia omelia.
Superata tuttavia ogni difficoltà, devo esprimere, da un lato, la mia gioia e, dall’altro, la mia tristezza. In realtà, la nostra comune gioia e la nostra comune tristezza. Innanzitutto, la nostra comune gioia per un nuovo sacerdote, un vero sacerdote, che tra poco nascerà sacramentalmente al mondo, un mondo che necessita disperatamente di nuovi veri sacerdoti. Perciò voglio porgere le mie congratulazioni a Don Giugni per questo sacerdozio che corona degnamente un lungo periodo di studi e di sacrifici compiuti in vista di questa meta; le stesse congratulazioni faccio alla sua famiglia.
“Haec est dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea” “Questo è il giorno che fece il Signore, esultiamo e rallegriamoci” per usare le parole del salmo. Benché in nessun modo io abbia desiderato la responsabilità dell’episcopato, specialmente di questi tempi, mi sento privilegiato per aver avuto dal buon Dio la grazia di portare nel mondo questo sacerdote tramite il Sacramento dell’Ordine. Egli è solo il sesto sacerdote che ho potuto ordinare nei miei quattro anni di episcopato.
D’altro canto c’è il comune dolore, e anche di questo devo parlare, seppure brevemente. Intendo il comune dolore nel contemplare la nostra Santa Madre Chiesa in condizioni così disperate sebbene, umanamente parlando, non sia scomparsa. Diciamo che la barca di Pietro è caduta in mano ai pirati o, per essere più chiari, che la ciurma, capitano compreso, si è ammutinata; Vescovi, preti, gli stessi Papi conciliari. Ora essi sono tutti intenti a volgere la rotta della barca dal cielo verso la terra. Secondo le parole di Geremia: “Il nemico è diventato il capo” cioè ha assunto il comando.
Ed ancora, quanto è peggiorata la situazione dopo gli ultimi avvenimenti! Non è facile immaginare un colpo pii duro di quello che ha colpito la piccola schiera di fedeli che stanno resistendo all’ammutinamento e lottano per tenere la Chiesa nella sua giusta rotta sotto il patrocinio della Sua Madre Celeste e sotto la direzione infallibile del Signor Nostro Gesù il quale disse: “La mia anima è triste fino alla morte”. Allo stato attuale delle cose, pare che il nemico sia in vista del definitivo compimento del suo piano infernale e, d’altro canto, Satana sembra esserne conscio. Tuttavia, con le
parole di San Paolo, “il nostro dolore non deve essere come quello di coloro che sono senza speranza”.
La Chiesa Cattolica, come insegna la Fede, è “indefettibile”, indistruttibile, anche se, umanamente parlando, non è in vista alcun aiuto, nessuna prospettiva terrena di liberazione della Chiesa, neppure dopo 25 anni dal concilio, nessuna speranza di restaurazione di un vero Papa. Eppure questo è il nocciolo della questione. Nostro Signore ci ha assicurato “sarò con voi ogni giorno” e che “le porte dell’inferno non prevarranno” contro la Sua Chiesa. Finirà il mondo prima che ciò accada. Ed allora, cari fratelli, non ci resta che continuare e non perderci d’animo. Come ha detto San Paolo: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?” e dunque siate voi fedeli di sostegno a noi, pochi vescovi, preti, seminaristi, religiosi. Se non vivremo abbastanza a lungo per vedere la vittoria, neppure vedremo la disfatta, non comunque se saremo uniti nella Fede. Secondo le parole di Nostro Signore, “non temere, piccolo gregge”.
Purtuttavia, quale fardello sulle spalle di noi vescovi e sacerdoti. Anche lei, caro fratello Gilles, incomincia a portarlo con la sua coraggiosa risposta alla chiamata del Signore, rivestendo oggi il glorioso abito talare. Ci congratuliamo anche con lei e con la sua famiglia.
“Una città posta su una montagna” dice Nostro Signore “non può essere nascosta”. Comprendetene il significato, confratelli di Verrua, che Egli ha posto su questa magnifica sommità. Possa la Nostra Santa Patrona e Celeste Madre accoglierci sotto il suo manto, così fragili come siamo e confessiamo di essere; Lei dopo Dio d la nostra singolare speranza.
Noi invochiamo anche l’intercessione del suo devoto servo e nostro defunto consacratore, Monsignor Guérard des Lauriers. Amen.

Omelia delle Cresime

Cari Fedeli, ancora una volta mi sento felice e privilegiato di essere qui oggi, come ieri, per ordinare don Ugolino ed amministrare la cresima a coloro che oggi l’hanno ricevuta.

Voglio anche congratularmi con voi per la vostra fede che mi è stata d’ispirazione. Voglio incoraggiare tutti voi a perseverare nella fede, a dispetto di tutte le difficoltà. Ricordate infatti che la Chiesa sulla terra è la Chiesa militante.
Oggi noi siamo come un’armata decimata, decimata ma non annientata. E necessario per noi riunirci e restare insieme, finché il Signore non ci darà la vittoria.
Se è per noi triste essere così pochi, quanto siamo invece privilegiati ad essere tra quei pochi.
Io nei miei quattro anni da Vescovo, ho avuto il privilegio di confermare la fede dei superstiti in Africa, in Nuova Zelanda ed ora qui in Italia, così come negli Stati Uniti; e così possiamo vedere che la Chiesa resta universale, resta cattolica. Possa lo Spirito Santo, che è disceso oggi sui cresimati, rinnovare nel resto di noi presenti la grazia della Cresima. E finalmente vi ringrazio dal profondo del cuore per la carità che avete dimostrato a me durante questa visita. Così Sia.

 

[Dalla rivista Sodalitium, Anno VIII, Semestre I n. 1 – Marzo 1991]

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *